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Ad un mese dall’inizio dei Mondiali di calcio 2018 che avranno luogo in Russia è l’Islanda la prima squadra a far conoscere la lista dei suoi convocati.

La nazionale islandese, al suo esordio assoluto nella competizione mondiale, è quindi già pronta per affrontare a testa alta questa nuova sfida che segna una svolta importante nella storia del piccolo paese.

Il tecnico della squadra, Heimir Hallgrimsson, gioca d’anticipo e dirama ufficialmente la lista dei 23 giocatori attraverso un video dove salta subito all’occhio la presenza di due punte del team islandese: Gilfy Sigurdsson, la cui convocazione era in dubbio a causa di un recente infortunio, e Emil Hallfredsson, centrocampista dell’Udinese e unico giocatore che milita nel campionato italiano.

Ecco chi saranno i convocati dell’Islanda:

Portieri: Hannes Pór Halldórsson (Randers), Frederik Schram (Roskilde) e Rúnar Alex Rúnarsson (Nordsjaelland)

Difensori: Ari Freyr Skúlason (Lokeren), Hördur B. Magnússon (Bristol City), Hólmar Örn Eyjólfsson (Levski Sofia), Kári Árnason (Aberdeen – Scozia), Sverrir Ingi Ingason (Rostov), Ragnar Sigurdsson (Rostov), Samúel K. Fridjónsson (Valerenga) e Birkir Már Saevarsson (Valur – Islanda)

Centrocampisti: Jóhann Berg Gudmundsson (Burnley), Arnór Ingvi Traustason (Mälmo), Aron Einar Gunnarsson (Cardiff City), Ólafur Ingi Skúlason (Karabukspor), Gylfi Sigurdsson (Everton), Emil Hallfredsson (Udinese) e Birkir Bjarnason (Aston Villa)

Attaccanti: Rúrik Gíslason (Sandhausen), Björn B. Sigurdarson (Rostov), Albert Gudmundsson (PSV), Alfred Finnbogason (Augsburg) e Jón Dadi Bödvarsson (Reading).

Argentina, Croazia e Nigeria sono le avversarie del suo girone. Si parte il 16 giugno nel match contro la squadra di Messi, per poi affrontare la Nigeria il 22 giugno e la Croazia il 26 giugno.

La nazionale scandinava vuole regalare grandi emozioni in questa sua prima storica partecipazione al mondiale, decisa a sorprendere come altre squadre prima di lei hanno fatto al loro debutto.

A poco meno di un mese dall’inizio della competizione mondiale in Russia, il Perù deve fare i conti con un’amara delusione. La gioia di ritrovarsi qualificati dopo ben 35 anni viene infatti offuscata dalla vicenda di Paolo Guerrero, capitano della nazionale, che è costretto a rinunciare al suo sogno di guidare la squadra.

Coinvolto in una vicenda di doping già sei mesi fa, la sua partecipazione al Mondiale era in dubbio da tempo.

Tutto risale al match giocato contro l’Argentina per le qualificazioni al Mondiale. In quell’occasione, dai controlli antidoping il capitano peruviano era risultato positivo ad un metabolita della cocaina. Immediata la squalifica per 12 mesi, poi ridotta a sei in seguito al ricorso presentato dal giocatore al Tas.

Una condanna dura ma scaduta di recente, fugando ogni eventuale dubbio sulla presenza del calciatore nella competizione iridata in Russia.

Ma quando ormai sembrava tutto finito arriva invece il ricorso presentato dalla WADA (agenzia Mondiale Antidoping) che chiede di prolungare tale squalifica fino a 14 mesi, precludendo per Guerrero la possibilità di prendere parte al Mondiale.

Il Tas pare abbia accolto il ricorso e Guerrero è stato ufficialmente eliminato dalla lista dei convocati della nazionale peruviana di cui già era parte integrante.

Un sogno infranto e un paese in rivolta: ecco cosa ha scatenato la sentenza del Tas. Né il protagonista né i suoi tifosi ci stanno e si continua a proclamare l’innocenza del capitano. Secondo la sua versione, infatti, non avrebbe fatto uso di droghe ma semplicemente bevuto un tè alla coca, popolare nel suo paese e addirittura in vendita nei market.

 

Attraverso i social si consuma lo sfogo di un giocatore deluso che attendeva da tempo la realizzazione del suo sogno di giocare nel Mondiale (di cui il Perù non fa parte dal 1982!) e invece sarà costretto a vedere e tifare la sua squadra da casa:

La prima cosa che voglio dire è che non c’è una prova di tutto ciò, nulla è mai stato provato. Quello che non capisco è come si possa dare una sanzione di 14 mesi, spezzando il mio sogno di giocare il Mondiale senza giustificazione. Spero che i giudici e le persone che hanno contribuito a rubare il mio sogno e il mio Mondiale continuino a dormire in pace. Ringrazio tutte le persone che mi sono state vicine, che sanno il professionista che sono e la persona che sono: spero che continuino a credere in me

Parole dure che esprimono un forte rammarico, ma che non gli impediscono di stare vicino ai suoi compagni, sostenerli e, ironia della sorte, apparire ancora nelle foto di gruppo del team mondiale.

Lui, che con il cuore è ancora lì a sentirsi uno dei convocati, può almeno illudersi di aver preso parte anche se per breve tempo a questo tanto atteso Mondiale. Anche se serve a poco, gli rimane la consolazione di vedere ancora la sua figurina nell’album Panini digitale che è espressione del grande evento e dove la sua immagine non può essere cancellata!

Dopo aver scoperto chi sono gli allenatori più longevi nella storia del calcio, adesso vogliamo concentrarci solo su una classifica che riguarda esclusivamente i commissari tecnici alla guida delle nazionali nelle diverse competizioni mondiali.

Ed ecco che subito balza all’occhio il nome di un ct italiano, Vittorio Pozzo, che ha seguito la nazionale azzurra dal 1929 al 1948. Ben 19 anni di grandi successi, coronati nel 1934 e nel 1938 con la vittoria della Coppa del Mondo.

Solo un anno in meno per l’allenatore dell’Austria, Hugo Meisl, che ha guidato la sua squadra per 18 anni, dal 1919 al 1937. Un uomo dalle mille sfaccettature, che non si limitava a seguire la nazionale ma al contempo faceva anche da segretario generale della federcalcio austriaca e delegato FIFA.

Al terzo posto, a pari merito, troviamo ben due allenatori con 16 anni di servizio presso la nazionale.

Paul Philipp è stato ct del Lussemburgo dal 1985 al 2001. Attuale presidente della federcalcio del suo paese ed ex calciatore, come commissario tecnico è ricordato per le sue tre vittorie in vista delle qualificazioni agli Europei del 1996.

Walter Winterbottom è stato ct dell’Inghilterra dal 1946 al 1962. Per un totale di 4 mondiali consecutivi era lui alla guida della nazionale inglese.

In questa speciale classifica che ricorda figure di rilievo nel calcio mondiale degli anni passati, c’è anche un allenatore ancora a capo della nazionale, che, alla luce del nuovo contratto, si ritroverebbe in quinta posizione per longevità. Si tratta di Joachim Löw, ct della Germania, che guida la squadra del suo paese verso la conquista della coppa del mondo dal 2006.

Da ben 12 anni è lui il volto guida della nazionale tedesca e sarà sempre lui a guidarla anche negli imminenti Mondiali di calcio in Russia. Infatti, il suo contratto è stato rinnovato fino al 2022: questo lo farebbe entrare di diritto nella classifica dei ct più longevi nella storia dei mondiali, all’interno della top five.

Tra gli allenatori più longevi ancora alla guida di una nazionale al momento si trova allo stesso livello di Oscar Tabarez, che guida la nazionale dell’Uruguay.

Se Low, senza intoppi, continuerà a guidare la Germania fino alla data prevista, per lui sarebbe un gran salto di qualità che gli permetterebbe di superare non solo Tabarez, ma anche allenatori come Olsen (Danimarca), Giampaolo Mazza (San Marino) e Bob Glendinning (Olanda), i quali hanno guidato le loro squadre per ben 15 anni.

Un bel risultato per un allenatore che ha cominciato come calciatore, per poi proseguire la sua carriera calcistica diventando commissario tecnico e portando al successo la sua squadra nei Mondiali del 2014.

 

Un’escalation di successi che oggi lo trovano sempre lì, sulla panchina tedesca, a spronare i suoi ragazzi a dare il massimo e guidare i campioni in carica nella nuova competizione mondiale che prenderà il via il 14 giugno in Russia.

L’attesa per l’inizio dei Mondiali di calcio che si terranno in Russia a partire dal 14 giugno 2018 si fa sempre più trepidante e le squadre qualificate fanno i conti con la partecipazione a rischio di alcuni giocatori. Si, perché i campionati continuano e tra infortuni e problemi fisici di varia natura, per alcuni di loro la Coppa del Mondo potrebbe essere in bilico.

Il primo addio alla competizione mondiale l’ha già dato il giocatore inglese Oxlade-Chamberlain, che in seguito alla rottura del legamento crociato del ginocchio destro avvenuta durante il match tra Liverpool e Roma, è costretto a stare lontano dal campo per almeno 9 mesi.

Ma chi sono i giocatori a rischio che non sanno ancora se voleranno o meno in Russia?

Il primo nome che salta subito all’occhio è quello di Boateng. Durante il match tra Bayern Monaco e Real Madrid è stato costretto ad abbandonare il gioco per un problema muscolare che da tempo gli crea problemi in campo. Per lui sono previste 4-6 settimane di riposo e oltre alla delusione di non poter disputare la partita di ritorno contro il Real Madrid, il difensore tedesco teme per la sua partecipazione ai Mondiali.

 

La Germania teme anche per altri due giocatori, Emre Can e Manuel Neuer. Il primo non potrà infatti finire il campionato con il Liverpool per problemi alla schiena e non è certa la data del suo rientro. Invece, il capitano e portiere della nazionale tedesca, infortunato da settembre scorso, non è ancora tornato in campo ma ha ripreso ad allenarsi e ha grandi aspettative per questi Mondiali.

All’interno della nazionale argentina i riflettori sono puntati su Biglia e Aguero, infortunati e a rischio per il mondiale. Lucas Biglia, dopo la frattura riportata nel match tra Milan e Benevento, deve riposarsi per un mese. Si vedrà poi se avrà completato il suo recupero o se avrà ancora bisogno di riposo. Sergio Aguero vuole a tutti i costi credere che non mancherà in Russia, ma le sue condizioni non sono ancora buone e non si può ancora dire se potrà davvero giocare in vista dell’inizio della competizione.

In Brasile si teme per Filipe Luis e Neymar. Per il primo frattura del perone e per il secondo frattura al quinto metatarso del piede destro sono gli ostacoli che si frappongono fra loro e la Russia.

Paura anche per le nazionali del Belgio e dell’Islanda.

Michy Batshuayi, vittima di un grave infortunio alla caviglia, presenta delle condizioni piuttosto serie che pregiudicano la sua presenza ai Mondiali.

Gylfi Sigurdsson, costretto ad uno stop di otto settimane dal 14 marzo 2018, è in fase di recupero. Per l’Islanda, al suo debutto ai Mondiali di calcio, sarebbe una grossa perdita non poter contare sul centrocampista dell’Everton.

 

Dopo l’abbandono della nazionale svedese avvenuto nel 2016, Ibrahimovic sembra avere qualche ripensamento e pare stia pensando di tornare a giocare con la Svezia per i prossimi Mondiali di calcio 2018.

La notizia, che sta facendo il giro del web, viene direttamente dal protagonista, che ha postato sui social un messaggio che lascia intendere la possibilità di vederlo in campo a giugno in Russia. Ecco il suo tweet, che ha destato curiosità ma anche polemiche.

Sarà solo un suo desiderio o c’è del concreto dietro questo messaggio? A giudicare dalle parole dette poco tempo fa dallo stesso ct della Svezia, Andersson, sembra che la strada sia ancora lunga per il calciatore e decisamente in salita:

Zlatan ha lasciato la Nazionale nel 2016, se ora ci ha ripensato e lui a dover chiamare me. Io di sicuro non telefono a lui. Penso a concentrarmi sul lavoro e alle cose concrete. Voglio fare bene in Russia come contro l’Italia e su una cosa non si discute: qui comando io, non ci sono dubbi su chi sceglie i giocatori: io

Deciso e piuttosto infastidito dall’atteggiamento di Ibrahimovic, il tecnico svedese tende a salvaguardare la sua squadra, che ha conquistato la qualificazione al mondiale senza il suo aiuto in campo. In queste sue considerazioni trova il consenso di molti tifosi, che vedono nell’abbandono di Ibra un tradimento non ancora digerito.

Il giocatore, che da poco milita nella squadra dei Los Angeles Galaxy, si è ambientato piuttosto bene nel nuovo team e ha già regalato diverse soddisfazioni. Tre gol in tre partite è il suo bilancio attuale in poco più di un mese. Basteranno queste performances per convincere la nazionale svedese a riammetterlo in campo?

Sembra che Zlatan Ibrahimovic non abbia dubbi, come risulta chiaro dalle sue stesse parole:

Le possibilità che io giochi i Mondiali sono altissime

Con l’avvicinarsi dei Mondiali di Russia 2018 cresce anche il rammarico per il nostro paese di non essere fra le squadre che si contenderanno il titolo. Ma, un modo per guardare avanti ed essere orgogliosi della nostra Italia in realtà c’è ed è quello di volgere lo sguardo verso la nazionale azzurra al femminile. 

Grintose e determinate, le giocatrici guidate dal ct Bertolini stanno avanzando velocemente e dimostrando di essere fra le più forti.

In corsa per le qualificazioni ai Mondiali di calcio 2019, dopo ben 4 partite disputate nelle gare di qualificazione, si trovano prime nel loro girone con 4 partite vinte su 4, 12 punti, 10 gol e nessuna rete subita. Il gruppo 6, del quale fanno parte, comprende anche Portogallo, Romania, Moldavia e soprattutto il Belgio, la sua rivale più forte.

Al momento però l’Italia, che deve disputare a breve 2 partite di cui una proprio con la nazionale belga, è al primo posto, con tre punti più del Belgio ma una partita in meno. I prossimi match quindi diventano determinanti per la squadra azzurra, che vuole accedere direttamente alla fase finale senza passare per i play-off e l’unico modo per farlo è quello di rimanere ancorata a quel primo posto.

La Nazionale Italiana di calcio femminile di Milena Bertolini è formata da ragazze in gamba che hanno già dimostrato il loro talento in campo. La maggior parte di loro arriva da club come Juventus e Brescia e il fatto di aver già giocato insieme nei rispettivi team sta avendo degli ottimi influssi sul gioco di squadra.

Capitano della Juventus in rosa e giocatrice di punta della nazionale italiana, Sara Gama è sicuramente l’immagine della grinta. Non a caso di recente la Mattel ha deciso di dedicarle anche una bambola, che viene sponsorizzata con lo slogan d’effetto: “una grinta in grado di ispirare ogni bambina a perseguire sempre i propri sogni”.

Energica e scattante anche durante il gioco è sicuramente una risorsa per la nazionale italiana di calcio che deve vedersela con avversarie come Tessa Wullaert (Wolfsburg) e Janice Cayman (Montpellier) della nazionale belga guidata da Ives Serneels.

L’Italia scende in campo venerdì 6 aprile contro la Moldavia a Vadul lui Voda, mentre si scontra con il Belgio martedì 10 aprile allo stadio ‘Paolo Mazza’ di Ferrara.

In particolare c’è grande agitazione in vista dell’incontro che la nazionale giocherà in casa e i biglietti per assistere al match saranno distribuiti gratuitamente. Anche il ct Bertolini ci tiene a sottolineare come questo fattore possa essere un punto a vantaggio della nostra squadra:

Quella con il Belgio è senza dubbio una partita importante per la qualificazione al Mondiale, la Federazione sta facendo il massimo per coinvolgere la cittadinanza e lo stadio è un piccolo gioiello. Ci auguriamo che vengano in tanti a sostenerci e sono convinta che il pubblico ferrarese potrà essere la 12ª donna in campo

Dopo aver ottenuto il secondo posto nella Cyprus Cup 2018, aver guadagnato due posizione nel ranking FIFA passando dalla posizione 17 alla 15 e aver vinto tutte le partite finora giocate nel girone di qualificazione ai Mondiali 2019, la nazionale azzurra di calcio al femminile vuole assolutamente vincere e arrivare, magari con un pass diretto, alla rassegna mondiale.

L’Italia non partecipa ai Mondiali di calcio femminile dal 1999. La sua qualificazione non rappresenterebbe solo motivo di soddisfazione per la crescita della squadra, ma anche un grande orgoglio nazionale nel vedere il tricolore italiano competere per il titolo mondiale dopo molti anni e dopo la delusione della nazionale azzurra al maschile.

Elenco delle convocate

Direttamente dalla FIGC, ecco chi sono le giocatrici convocate per i prossimi due match in programma:

Portieri: Chiara Marchitelli (Brescia), Laura Giuliani (Juventus), Rosalia Pipitone (Res Roma);
Difensori: Elena Linari (Fiorentina), Alia Guagni (Fiorentina), Elisa Bartoli (Fiorentina), Cecilia Salvai (Juventus), Sara Gama (Juventus), Linda Cimini Tucceri (San Zaccaria), Lisa Boattin (Juventus), Francesca Vitale (Football Milan Ladies);
Centrocampiste: Aurora Galli (Juventus), Martina Rosucci (Juventus), Manuela Giugliano (Brescia), Barbara Bonansea (Juventus), Greta Adami (Fiorentina), Eleonora Goldoni (Tennessee State University), Lisa Alborghetti (Mozzanica), Benedetta Glionna (Juventus);
Attaccanti: Daniela Sabatino (Brescia), Ilaria Mauro (Fiorentina), Valentina Giacinti (Brescia), Cristiana Girelli (Brescia).

 

La doppietta di Zlatan Ibrahimovic regala uno slancio in più alla competizione calcistica americana che più di ogni altra al momento sta appassionando il popolo a stelle e strisce.

Dopo l’esclusione ai Mondiali di Russia 2018 che, come è successo anche alla nazionale azzurra, è una ferita aperta difficile da accettare, adesso si guarda avanti e si concentrano tutte le attenzioni sulla Major League Soccer, il più importante campionato nordamericano di calcio per club.

La competizione ha preso il via lo scorso 3 marzo e sono diverse le squadre che si contendono il titolo. E, dopo la partita dello scorso 31 marzo, tra queste viene promossa a pieni voti anche la squadra dei Los Angeles Galaxy, dove ha esordito in grande stile il calciatore svedese Ibrahimovic.

I risultati della scorsa stagione per il Galaxy non sono affatto soddisfacenti. Basti pensare che nell’ultima competizione sono arrivati ultimi. Ma con l’arrivo di Ibrahimovic si torna a sperare in un cambiamento e in una ripresa che può portare l’intera squadra al successo di un tempo. Anche perché le sue avversarie non sono proprio da sottovalutare, cominciando dalla prima classificata del campionato precedente, il Toronto.

Le punte di diamante della squadra americana la rendono quasi imbattibile. Primi fra tutti il nostro italians Sebastian Giovinco, che ha portato il Toronto alla vittoria, innalzando la coppa della Major League Soccer 2017.

Il capocannoniere, che ha all’attivo ben 16 gol, è affiancato da giocatori altrettanto forti come l’ex Chievo e Roma, Michael Bradley, e Víctor Vázquez, per formare un team che vuole ad ogni costo mantenere il titolo anche quest’anno.

Ma anche le altre squadra in gara non si lasceranno vincere senza combattere. A cominciare da una delle più giovani, l’Atlanta United, che promette di regalare parecchie sorprese in Mls. I giocatori, allenati dall’ex ct del Barcellona e della Nazionale argentina Gerardo  Martino, stanno già appassionando gli spettatori della competizione che vedono in questo nuovo team, che ha giocato la sua prima partita nella Major League Soccer proprio l’anno scorso, la rivelazione del campionato.

E la curiosità intorno a questa squadra cresce ad ogni partita, contribuendo ad aumentare anche l’affluenza dei tifosi allo stadio.

Secondo le statistiche, l’Atlanta United nel 2017 ha attirato ben 8000 persone in più rispetto alla squadra più famosa dei Seattle Sounders. Infatti, nonostante l’esperienza in Mls più radicata di altre squadre, il club guidato da Brian Schmetzer, di cui uno dei proprietari è addirittura Paul Allen, l’ideatore di Microsoft, sembra attirare meno attenzione rispetto a squadre emergenti. Se i suoi risultati nella competizione odierna non saranno di rilievo, il Seattle Sounders rischia di perdere popolarità.

Anche il Los Angeles FC potrebbe emergere e superare la fama che nel tempo hanno acquisito i giocatori del Seattle Sounders. Al suo debutto qui al torneo di Major League Soccer 2018, ha tutte le carte in regola per crescere di livello e affermarsi fra le più forti. Nonostante la recente sconfitta contro la squadra di Ibrahimovic, ha un allenatore già noto nel mondo del calcio per i suoi risultati, Bob Bradley, e alcuni giocatori di punta come il messicano Carlos Vela, acquistato direttamente dal Real Sociedad.

Tra club emergenti e vecchie potenze del calcio americano la Mls promette di essere teatro di colpi di scena anche quest’anno. E l’America, delusa e ferita dalla mancata partecipazione alla competizione mondiale come non succedeva dal 1986, ha davvero bisogno di concentrare le attenzioni su un tipo di calcio capace ancora di regalare emozioni, in attesa di vedere rinascere la nazionale americana e tornare ad essere la squadra di un tempo.

 

Tite, ct della nazionale brasiliana, da qualche tempo ha intrapreso un progetto che vede ruotare il ruolo di capitano all’interno della squadra. L’idea del capitano a rotazione per lui è un modo di responsabilizzare ogni figura e promuovere una leadership sempre diversa.

Lo scopo è evidente nelle sue stesse parole: 

Tutto ciò, serve per trasmettere a tutto il gruppo il senso di responsabilità e leadership. Tutti devono sentirsi coinvolti e responsabili dei successi della squadra

Un progetto sentito e voluto con tutte le sue forze, che cercherà di portare anche ai Mondiali di Russia 2018. La validità di avere sempre un capitano diverso, Tite cerca di trasmetterla anche ai suoi giocatori, che devono approfittare dell’occasione per farsi notare e per avere risultati concreti.

Per questo a ciascuno è stato regalato dal commissario tecnico un libro dal titolo “Leading with the heart“, scritto dal tecnico del Dream Team del basket Usa Mike Krzyzewsk, per imparare ad essere un leader in ogni momento. 

Dopo ben 14 capitani in 18 partite, per la prossima sfida brasiliana che si gioca le Amichevoli contro la Russia, il capitano scelto sarà Alisson. Il portiere originario del Brasile, che milita anche nella Roma, indosserà la fascia di capitano proprio nella prima partita che si giocherà il 23 marzo alle ore 17.

Per lui più che una sfida, questo nuovo ruolo diventa un modo per dimostrare le capacità da leader, che cerca di mettere in pratica ogni volta che scende in campo. Nella Roma come nel Brasile è il suo modo di essere a farlo sentire un capitano:

Parlo molto sul campo, aiuto i difensori, oriento la difesa perché a volte l’allenatore chiama il portiere per dare dei consi­gli. I miei compagni sanno che gesticolo e parlo, è un modo per concentrarmi sul­ la partita: il Brasile ha sem­pre avuto grandi capitani e quelli che sono ricordati so­ no quelli che alzano le cop­pe. Io cito in particolare Ca­fu, campione d’Italia in gial­lorosso: è stato un grande capitano per la Seleção e molti lo ricordano

Tite, consapevole del suo momento d’oro, lo ha scelto come leader probabilmente nel momento giusto. E se il suo “esperimento della rotazione” non darà i suoi frutti sperati, almeno Alisson avrà avuto la sua chance di far vedere al mondo quanto vale non solo come portiere ma anche come leader della sua squadra.  

Dopo l’esclusione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018 si riparte con nuove sfide. Andare avanti è inevitabile, ma bisogna farlo con una marcia in più e Luigi Di Biagio ha tutte le intenzioni di dare una svolta a questo periodo nero che sta affrontando la nazionale italiana.

È lui il ct scelto per accompagnare l’Italia nelle imminenti Amichevoli che per il nostro paese cominceranno il 23 marzo. La prima partita sarà disputata contro l’Argentina alle 20.45 all’Etihad Stadium di Manchester, mentre la seconda si giocherà martedì 27 marzo contro l’Inghilterra al Wembley Stadium di Londra alle ore 21.00.

In entrambe le occasioni a scendere in campo dovrà essere una nuova Italia, capace di fare la differenza e riscattarsi da quell’ultimo incontro con la Svezia che rappresenta ancora una ferita aperta.

Di Biagio ha formato una squadra che secondo lui ha i numeri per emergere, tra vecchi e nuovi talenti, che devono dimostrare già in queste due prime partite di avere un unico obiettivo: vincere ad ogni costo.

E per farlo ha deciso anche di affidarsi a dei volti nuovi, al loro esordio in nazionale, che spera possano portare una ventata di novità anche in campo. Uno di loro è Federico Chiesa, centrocampista della Fiorentina, figlio d’arte, che vuole essere ricordato per i suoi meriti in campo e non per il nome che porta.

Non sono un predestinato, ma sono qui per il duro lavoro 

Un altro nome nuovo all’interno della squadra azzurra è quello di Patrick Cutrone, attaccante del Milan, che fino all’anno scorso giocava in primavera. Considerato una promessa del calcio italiano, afferma di vivere un sogno e poter essere uno di quelli che faranno rinascere la nazionale azzurra.

Tra volti nuovi come quelli di Chiesa e Cutrone ci sono anche presenze che conosciamo bene, come il centrocampista del Napoli Jorginho, calciatore originario del Brasile ma naturalizzato italiano. Ha scelto di impegnarsi nella nazionale azzurra e gioca senza mai voltarsi indietro:

Nessun rimpianto per aver scelto l’Italia e non il Brasile: ho sempre voluto la Nazionale italiana, questo Paese mi ha dato la possibilità di realizzare il mio sogno

E sull’Italia di Di Biagio ecco cosa dice:

Quello che ci chiede il mister è di cercare di non aver paura e giocare palla veloce, dice che dobbiamo divertirci con la palla. Con lui il mio modo di giocare non cambia molto rispetto al Napoli. Dobbiamo credere nel nuovo progetto e nelle idee di gioco del mister, il gruppo deve essere unito per ripartire

Appuntamento, quindi, a venerdì 23 marzo alle ore 20.45 per la prima partita di questa nuova formazione azzurra che cerca la sua rivincita proprio a partire dalle Amichevoli.

Il sogno di ogni giocatore è vincere grandi trofei e riportare la propria squadra in vetta al mondo. Non è da meno Lionel Messi, che dall’alto dei suoi numeri da record legati alle performance in campo, conserva questo grande sogno nel cassetto con la speranza e l’intenzione di realizzarlo proprio ai Mondiali di Russia 2018.

Ecco come si racconta ai microfoni dell’emittente argentina America Tv:

Arrivare in finale e sollevare quella coppa è tutto quello che desidero. Immagino sempre di poter giocare questa finale, vincerla e alzare la coppa. E’ il sogno di una vita e ogni volta che arriva un Mondiale questo sogno è sempre più ricorrente. Per questo piansi nel 2014: sappiamo quanto è difficile vincere un Mondiale e arrivarci così vicino è stato doloroso

Per il calciatore argentino la Coppa del Mondo è un tassello mancante all’interno della sua carriera eccezionale e alla prossima competizione iridata vuole dare il massimo per offrire al suo paese quel trofeo che non vince ormai da tanto tempo.

Spero che questo sia un grande Mondiale per tutti noi, è quello che sogna tutto il Paese. Andrò in Russia con grande voglia di riportare la coppa in Argentina. Sembra che raggiungere tre finali sia inutile. Se non diventeremo campioni in Russia ci chiederanno di lasciare tutti la nazionale

Il suo pensiero fisso verso la prossima competizione mondiale si aggiunge ai suoi attuali impegni con il Barcellona, ma per affrontare tutto senza farsi sopraffare dalle pressioni inevitabili del suo lavoro Messi ha un segreto: la sua famiglia:

Quello che mi fa dimenticare di tutto è la mia famiglia, con l’arrivo del primo figlio sono cambiato, non mi concentro solo sul calcio anche se non mi piace né perdere né pareggiare. Ma la prendo in modo diverso, ci sono cose più importanti di una partita. Tutti vogliamo vincere ma a volte non si può, il calcio è pieno di sorprese e non vince mai il migliore. Ma ho imparato a conviverci

Tra il sogno della Coppa e il suo amore incondizionato per la famiglia, durante l’intervista si affrontano anche altri temi legati al suo paese d’origine e al suo possibile ritiro un giorno non ancora troppo vicino. Il fuoriclasse non ha ancora intenzione di appendere le scarpe al chiodo e non immagina nemmeno come potrebbe essere quel momento, ma sa bene che non sarà facile:

È difficile pensare di non fare più quello che sto facendo oggi. Non ho idea di quello che farò, di dove starò, di dove andremo a vivere… Mi piacerebbe fare tutto quello che non ho mai potuto, per via di questa professione. Ma non so se sarò a Barcellona o se tornerò a Rosario. 

Ma l’idea di tornare nei quartieri che frequentava durante l’infanzia non è molto allettante ed è motivo di grande confusione per il campione argentino:

Mi dispiace vedere come stia oggi l’Argentina. Il mio pensiero è quello di tornare un giorno a Rosario e godermi la mia città, come non ho potuto fare da quando sono andato via. Però il tema dell’insicurezza mi preoccupa. C’è il rischio di essere uccisi per un orologio, una bicicletta, una moto. I furti ci sono in tutte le parti del mondo, ma non poter camminare per paura di essere rapinato o ancora peggio, è una follia. Quando ero piccolo, ricordo che stavamo in strada dalla mattina fino alle 9-10 di sera e non succedeva nulla di nulla. So che non è possibile tornare a quei tempi, ma che almeno si possa vivere di nuovo in sicurezza. 

Nel frattempo, però, preferisce concentrarsi su obiettivi più immediati, sicuramente legati al suo Barcellona, ma già proiettati verso la Russia, per realizzare quel grande sogno insieme alla nazionale argentina e alzare la Coppa con la maglia da Capitano.