Tag

mondiali di russia 2018

Browsing

I Mondiali di Russia 2018 si fanno sempre più vicini e, ora che le liste dei convocati sono ufficiali e tutto è pronto per dare il via all’evento, è possibile fare un bilancio sui numeri del mondiale, per entrare nel vivo della competizione.

I convocati sono 736. Ben 200 di loro hanno già preso parte ad un mondiale: 186 erano in Brasile 2014, 61 in Sud Africa 2010, 21 in Germania 2006. Solo uno era presente anche in Corea/Giappone nel 2002 e si tratta di Rafa Marquez, ad un passo dalla storia, che registrerà in Russia la sua quinta partecipazione a cinque edizioni della Coppa del Mondo.

Il suo record lo porta a eguagliare due grandi del passato, il messicano Antonio Carbajal (Brasile ’50, Svizzera ’54, Svezia ’58, Chile ’62 e Inghilterra ’66) e Lothar Matthaus (Spagna ’82, Messico ’86, Italia ’90, USA ’94 e Francia ’98).

Lo stesso record è stato sfiorato da Gigi Buffon che ha ricevuto 5 convocazioni per i mondiali (Francia ’98, Giappone e Corea 2002, Germania 2006, Sudafrica 2010 e Brasile 2014), ma realmente ne ha disputati solo 4 perché nel 1998 non ha giocato nemmeno un minuto.

Convocati che giocano nel campionato nazionale

Chi, fra i convocati in Russia, gioca anche nel campionato nazionale del proprio paese? Sono i giocatori inglesi che si conquistano il primato: il 100% infatti gioca in Premiere League.

Delle altre squadre segue la Russia con 21 su 23 e l’Arabia Saudita con 20 su 23.

Solo un giocatore tra i convocati del Belgio, dell’Islanda e della Nigeria milita nel campionato nazionale, mentre nessuno per Svezia e Senegal.

Convocati che hanno già segnato almeno un gol

Nella lista dei convocati figurano alcuni nomi di giocatori che hanno già segnato un gol ai mondiali. Si tratta di 53 calciatori, tra cui spicca il nome di Thomas Muller con 10 reti, seguito da James Rodriguez che ne ha centrate 6 e poi Tim Cahill, Gonzalo Higuain, Lionel Messi e Luis Suarez con 5 gol.

Il giocatore più anziano

In questo excursus di numeri curiosi intorno a Russia 2018 non poteva mancare la categoria per il giocatore più anziano che ha mai preso parte ad un mondiale.

All’età di 45 anni e 5 mesi è il portiere dell’Egitto Essam El-Hadary ad aggiudicarsi la posizione. Un record che fa ancora più scalpore se si pensa che è addirittura più anziano di tre allenatori! Parliamo di Aliou Cisse (Senegal), Mladen Krstajic (Serbia) e Roberto Martinez (Belgio).

Con la sua convocazione è riuscito anche a superare il più anziano di sempre a giocare in Coppa del mondo che fino ad oggi era rimasto Faryd Mondragon, Colombia, con i suoi 43 anni e tre giorni.

Il giocatore più giovane

Classe 1999, Daniel Arzani è il più giovane fra i giocatori che dal 16 giugno si affronteranno ai Mondiali di Russia 2018. Per lui, 19 anni e 5 mesi, è un vero record visto che l’età media della competizione attuale è di 28 anni.

In passato il primato era stato di Femi Opabunmi (17 e due mesi) nel 2002, Theo Walcott (17 anni e tre mesi) nel 2006, Christian Eriksen (18 anni e 4 mesi) nel 2010 e Fabrice Olinga (18 anni e un mese) nel 2014.

L’allenatore più anziano

Per quanto riguarda gli allenatori, il più anziano del 2018 è il ct dell’Uruguay Oscar Tabarez che con i suoi 71 anni si aggiudica la seconda posizione tra i più anziani di sempre. Il primato rimane a Otto Rehhagel.

La squadra più rappresentata ai Mondiali

Con 16 giocatori è il Manchester City che viene eletta la squadra più rappresentata ai Mondiali 2018, seguita dal Real Madrid con 15 giocatori, Barcellona con 14, Chelsea, Paris Saint-Germain e Tottenham Hotspur con 12.

Giocatori con più presenze ai Mondiali

Il maggior numero di presenze in Coppa del Mondo, che equivale a 16, è attribuito a Rafa Marquez e Javier Mascherano.

Subito dopo con 15 presenze troviamo Lionel Messi, seguito da Mesut Ozil (14), Thomas Muller, Manuel Neuer, Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo (13).

Giocatori che tornano dopo una lunga assenza

Questo excursus intorno ai numeri di Fifa 2018 si conclude con una curiosità: tra i convocati ci sono due giocatori che tornano a disputare un mondiale dopo ben 12 anni.

Si tratta di Randall Azofeifa (Costarica) e Lukasz Fabianski (Polonia).

Mio figlio è un guerriero!

Queste le prime parole della madre di Paolo Guerrero quando ha appreso la notizia che il figlio potrà partecipare ai Mondiali di Russia 2018.

Doña Peta, la sua prima tifosa, pronta a sostenerlo in qualunque caso, è stata una delle prime a gioire delle notizia giunta inaspettata dal Tribunale Federale della Svizzera. Il capitano del Perù è stato, infatti, graziato e potrà prendere parte alla competizione iridata, per poi scontare i suoi 14 mesi di squalifica per doping subito dopo la conclusione dei mondiali.

È festa in Perù dopo la conferma dell’attendibilità della notizia, che ribalta la sentenza del Tas e permette al giocatore di realizzare il suo più grande sogno.

Il caso Guerrero ha scosso non solo la nazione peruviana, ma anche l’intero mondo calcistico che era concorde nel ritenere ingiusta e troppo severa la decisione di escludere il calciatore dalla sua squadra proprio dopo una qualificazione che arriva dopo 36 anni.

Persino i capitani avversari delle squadre del Girone C, Danimarca, Australia e Francia, avevano espresso la loro opinione in una lettera rivolta proprio alla Fifa per richiedere una sospensione della pena solo in vista dei Mondiali.

Sostenuto da tutti, paese e avversari, Guerrero ha avuto la forza di affrontare questo periodo buio senza mai perdere la speranza e oggi si unisce alla festa in suo onore che lo elegge nuovamente un convocato ufficiale della prossima competizione in Russia.

È anche merito del presidente federale Edwuin Oviedo se finalmente si è data una svolta al suo caso.

El Depredador riaccende le speranze di un paese che non partecipa al Mondiale dal 1982 e, grazie alla presenza del suo capitano in campo, può tornare a sorridere pienamente e cercare il suo momento di gloria.

E per la mamma del calciatore tutta questa vicenda fa parte di un disegno più grande. Dopo aver ringraziato tutti i sostenitori del figlio, da fervente credente non può non ringraziare soprattutto Dio:

Mi congratulo con tutti quelli che hanno aiutato mio figlio. Ho sempre saputo che tutto si sarebbe risolto perché siamo benedetti. Dio ci ha aiutato, ha fatto tutto ciò che credevamo

La sua commozione, palese nelle sue parole espresse in diretta in una rete locale, è l’emblema di una battaglia vinta, che coinvolge non un singolo giocatore e la sua famiglia, ma un intero paese, che si unisce alla felicità di casa Guerrero e attende con ansia di vederlo in campo per la prima sfida del Perù ai Mondiali, che si terrà il 16 giugno alle ore 18.00 contro la Danimarca.

Ha fatto scalpore l’assenza di Nainggolan dalla lista dei convocati in nazionale per i prossimi Mondiali di Russia. Il ct del Belgio, infatti, ha preferito lasciarlo a casa, destando non solo le polemiche dei suoi tifosi ma anche l’ira dello stesso giocatore che fatica ancora ad accettare la decisione di Roberto Martinez.

Il centrocampista della Roma non volerà in Russia con i suoi compagni, o almeno non lo farà fisicamente. Sull’aereo che condurrà la nazionale belga verso i Mondiali di calcio 2018 l’immagine di Nainggolan è comunque presente attraverso scene del passato che lo ritraggono esultante con la sua squadra per un gol appena realizzato.

E l’occasione è perfetta per ribadire ancora una volta il suo rammarico per la mancata convocazione e lanciare frecciatine a chi ha deciso di escluderlo. Così, dopo aver visto le immagini dell’aereo dei diavoli rossi, non ha potuto fare a meno di postare sui social delle frasi chiaramente ironiche che dicono:

Indovinate chi ha segnato? Qualcuno dovrà cambiare posto…

Quel “qualcuno”, in questo caso, non è puramente casuale ma mirato proprio al suo ex mister per ricordargli in modo singolare quanto la sua decisione sia stata sbagliata. Nainggolan, che ha deciso di dire addio alla nazionale dopo questo episodio, di sicuro non perderà l’occasione per far sentire ancora la sua voce anche quando la competizione mondiale avrà inizio, perché lui voleva esserci e a modo suo ci sarà. Siamo sicuri che non mancheranno di certo i suoi commenti sarcastici verso l’allenatore della sua ormai ex nazionale.

L’Islanda, nota come terra di ghiaccio, in realtà ha in sé una popolazione molto sentimentale, dove anche rincorrere il proprio idolo in campo rappresenta un gesto di umiltà e rispetto delle proprie passioni.

Un aneddoto che ha fatto il giro il mondo qualche anno fa e che è stato al centro di polemiche, sia nei social che nei rotocalchi, conferma quanto per gli islandesi, fuori o dentro al campo, valori come la lealtà, l’amicizia e la generosità siano alla base di tutto.

La vicenda, che risale al 2016 durante gli Europei di calcio, ha inizio subito dopo la partita tra il Portogallo e l’Islanda, che chiudono il match in pareggio. Ma non è il risultato della partita a destare l’attenzione quanto una scena che si verifica in campo alla fine e che vede protagonisti il calciatore nonché capitano dell’Islanda Aron Gunnarsson e la stella portoghese Cristiano Ronaldo.

Al fischio dell’arbitro che segna la fine del match, il capitano islandese rincorre il suo idolo della squadra avversaria e gli chiede di scambiarsi la maglietta. Ma quello scambio non avvenne affatto, anzi da quel momento cominciarono a girare voci su una presunta frase detta da CR7 che snobbava chiaramente la figura dell’avversario.

Forse per l’atteggiamento di Ronaldo, visibilmente infastidito dal risultato della partita (1-1) o forse perché da più parti si voleva macchiare l’immagine pubblica del calciatore come “presuntuoso e pieno di sé”, ma da allora sono cominciate polemiche su polemiche. A mettere la parola fine alla spiacevole vicenda è stato lo stesso Gunnarsson, che ha voluto dire la sua per smorzare i toni:

È vero che gli ho chiesto la maglia, ma non mi ha risposto chiedendomi chi fossi. Mi ha solo detto che non c’era nessun problema, ma che l’avrebbe scambiata negli spogliatoi

Ma polemiche a parte, ciò che veramente merita di essere valorizzato in questo episodio è quello che avvenne qualche giorno dopo, quando i compagni di squadra fecero al loro capitano un regalo del tutto inaspettato: la maglia di Ronaldo, non originale si intende, ma fatta col cuore da un team che si rispetta a vicenda ed è evidentemente molto unito.

Le foto postate sui social dall’islandese Gylfi Sigurdsson ne sono la testimonianza più evidente:

Questo aneddoto è la dimostrazione che la nazionale islandese è formata da giocatori molto uniti tra loro, che non si limitano a giocare insieme, ma che condividono anche passioni e speranze e si sostengono l’uno con l’altro.

Sentimenti sinceri che fanno la differenza e che li guideranno anche nel percorso verso i Mondiali di Russia 2018, dove presto avrà inizio la loro prima avventura storica nella competizione iridata. Un motivo in più per seguire il loro cammino con il team di Mondiali.it!

In tempi di Mondiali di calcio le attenzioni degli appassionati non sono rivolte esclusivamente in Russia, dove a giugno cominceranno le partite, ma anche a Londra, dove il 31 maggio avrà inizio un’altra competizione mondiale.

Si tratta dei Mondiali di ConIfa, torneo sponsorizzato dall’agenzia di scommesse Paddy Power, che rappresentano l’alter ego dei Mondiali Fifa e sono riservati proprio a tutte quelle squadre che non sono riconosciute ufficialmente dalla Federazione Internazionale di calcio.

Rappresentano delle realtà nazionali a sé che sono state accolte all’interno della Confederation of Independent Football Associations (ConIfa) e ogni due anni si sfidano per il titolo mondiale sin dal 2014.

Detto anche Confederazioni delle nazioni non riconosciute, l’organismo della ConIfa organizza questa Coppa del Mondo alternativa che permette ai club di minoranze, regioni e associazioni calcistiche di stati non affiliati alla Fifa di prendere parte ad un torneo importante.

ConIFA è in fondo un progetto di pace, nato per dare una voce a chi non ce l’ha, a popoli e minoranze che diversamente non hanno a possibilità di affermare il loro senso di identità e appartenenza. Uniamo le bandiere e le portiamo sotto un unico vessillo, quello del calcio. Lo sport è un’occasione di riscatto e ci dà la possibilità di mettere sotto i riflettori e portare all’attenzione del mondo un popolo o l’idea che esso rappresenta. E in più ci divertiamo, il che non guasta

Queste le parole del suo Presidente per spiegare le motivazioni alla base dei Mondiali di Conifa, all’interno dei quali anche l’Italia avrà il suo ruolo attraverso la partecipazione della squadra della Padania.

Padania calcio: un pezzo di Italia ai Mondiali

La Padania calcio, club allenato da Arturo Merlo, si è già fatta notare per le sue performances in campo che le hanno permesso di vincere l’anno scorso il campionato europeo, organizzato sempre dalla ConIfa. Anche quest’anno vuole fare la differenza e regalare il bis sollevando, stavolta, la Coppa del Mondo.

Ecco cosa dice in proposito il presidente Fabio Cerini:

Portare a casa la coppa, nonostante il livello sia notevolmente aumentato in questi anni. La Padania è data tra le favorite visto il titolo europeo conquistato nel 2017, ma non diamo nulla per scontato. L’obiettivo è far crescere la selezione, facendo avvicinare giocatori e brand per essere sempre più competitivi in campo e fuori

E all’interno del team si scorgono volti noti, come quello di Marius Stankevicius, che ha militato in Serie A con Brescia, Sampdoria e Lazio e ora gioca con in Serie D con il Crema. Lui e i suoi compagni appartengono al Girone C insieme alla Terra dei Siculi (Ungheria), Tuvalu (Oceania che sostituisce le isole Kiribati) e gli africani del Matabeleland (Zimbawe).

La Padania partecipa alla rassegna iridata consapevole di essere un avversaria temibile, non solo per il titolo europeo vinto di recente, ma anche perché al momento è seconda nel ranking mondiale ConIfa.

I Paesi partecipanti alla competizione mondiale

Siamo giunti alla terza edizione dell’evento ConIfa che ha eletto vincitore nel 2014 la Contea di Nizza e nel 2016 l’Abcasia, che ha vinto in casa la Coppa del Mondo. L’imminente competizione 2018 è organizzata dal Barawa, che mantiene forti ambizioni al titolo. Le semifinali si giocheranno a Carshalton, mentre le finali saranno a Enfield nello stadio dedicato alla regina Elisabetta II (Queen Elizabeth II Stadium di Enfield).

Oltre alla Padania, ecco chi sono gli altri aspiranti al titolo che dal 31 maggio al 9 giugno si batteranno per diventare campioni del mondo:

Group 1: Barawa, Ellan Vannin, Tamil Eelam, Cascadia
Group 2: Abkhazia, Northern Cyprus, Karpatalya, Tibet
Group 3: Padania, Székely Land, Tuvalu, Matabeleland
Group 4: Panjab, United Koreans in Japan, Western Armenia, Kabylia

Si comincia il 31 maggio e una delle prime squadre ad esordire è proprio la Padania, che alle 15 scenderà in campo contro il Matabeleland nel quartiere londinese di Haringey allo stadio Coles Park. Le sue prossime sfide saranno invece il 2 giugno contro Tuvalu alle 17 e infine contro la Terra dei Siculi (Ungheria) il 3 giugno alle 18.

In vista dell’inizio dei Mondiali di Russia 2018 si torna a parlare del Perù. Ancora in crisi per l’esclusione clamorosa del suo capitano Paolo Guerrero, di cui non accennano a diminuire petizioni e ricorsi per una sospensione temporanea della squalifica, la nazionale peruviana decide però di andare avanti e lo fa mettendo in risalto l’orgoglio di un paese che non partecipa ai Mondiali di calcio dal 1982.

Si tratta di 36 anni di attesa e di speranze, che non possono non fare sentire il proprio peso adesso che finalmente il Perù ha ottenuto la qualificazione per la fase finale che comincerà a breve in Russia.

C’è grande rispetto tra le avversarie del Girone C, come hanno già dimostrato i capitani avversari della Danimarca, Francia e Australia che hanno voluto dire la propria nel caso “Guerrero” chiedendo una sua riammissione in squadra. Ed è anche questa una delle ragioni che ha spinto la blanquirroja a realizzare un video, carico di emozioni, rivolto proprio a loro, come messaggio di presentazione.

Si tratta di un racconto di sé in cui il Perù si mette a nudo, tra problemi e gioie, tra avversità e lotta per il successo.

Un’idea pensata e voluta dalla nazionale peruviana per mostrarsi senza ombre a chi dovrà affrontarli nelle prossime gare, evidenziando i drammi del passato, le difficoltà di oggi e le speranze per il domani.

Si tratta di un unico messaggio trasmesso sui social e rivolto alle tre nazioni sfidanti, diverso solo per i sottotitoli presenti.

Per la Francia:

 

Per la Danimarca:

Per l’Australia:

Come non rimanere colpiti dall’orgoglio nazionale del Perù? I video, che stanno facendo il giro del mondo, sono la dimostrazione evidente di come il calcio è molto di più che un semplice sport e spesso e volentieri serve a rinnovare ideali e valori di un paese che cerca il suo momento di gloria, ma senza scavalcare nessuno e soprattutto nel pieno rispetto delle sue avversarie in campo.

Mondiali di Russia 2018, fuori l’Italia, dentro l’Islanda.

In questo nuovo scenario che vede molti di noi adottare la squadra di ghiaccio, non potendo issare il tricolore italiano, si riaffacciano alla mente ricordi datati 2004, quando la nazionale azzurra si preparava a partecipare alle qualificazioni per i Mondiali di Germania 2006, guidata da un nuovo commissario tecnico.

Allora era Marcello Lippi ad essere stato nominato nuovo allenatore, per riportare gli azzurri al successo e garantirsi un posto nella competizione mondiale. Un ruolo difficile il suo, che non viene aiutato dagli eventi e si ritrova nell’occhio del ciclone già alla prima partita di esordio.

E si giocava proprio l’amichevole Islanda-Italia, in uno scontro epico dove a Reykjavik si realizza la disfatta di una nazionale non ancora in forma. L’Italia perde per 2-0 bloccando sul nascere speranze e aspettative che si trasformano in amarezza e delusione.

Ecco cosa si leggeva allora nelle principali testate giornalistiche:

L’Islanda gela l’Italia di Lippi. Sconfitta inattesa (2-0) per gli azzurri lenti e privi di mordente

Gazzetta dello sport, 2004

E ancora:

Pessimo esordio per Lippi, Italia sconfitta in Islanda. I nordici più avanti nella preparazione e più motivati mettono sotto gli azzurri e si aggiudicano la partita per due a zero

La repubblica, 2004

Tanto pessimismo per questo esordio non proprio promettente che getta le basi per l’avanzata dell’Islanda e la mancata qualificazione dell’Italia. Del resto, se un piccola squadra come quella dell’islanda era stata capace di mettere in difficoltà la nazionale azzurra, che speranze ci potevano essere di andare avanti?

Ma la storia non si fa con un solo evento e la nazionale azzurra riesce a riscattarsi ampiamente con un percorso che non solo la conduce alla qualificazione, ma anche a sollevare la Coppa del Mondo in Germania ed essere eletta campione del mondo 2006.

Ironia della sorte, assistiamo ora ad una sorta di gioco di ruoli, dove Islanda e Italia si ritrovano l’una nei panni dell’altra. Mentre l’Islanda si qualifica e si appresta a giocarsi per la prima volta il titolo mondiale, l’Italia dovrà godersi lo spettacolo da casa, proprio come dodici anni fa hanno dovuto fare i tifosi islandesi.

Che sia di buon auspicio? Allora l’Italia, contro ogni pronostico e aspettativa, è arrivata in finale e ha vinto il titolo. Adesso tocca all’Islanda: un piccolo paese contro potenze europee abituate alla competizione per vincere la Coppa.

Noi di Mondiali.it vogliamo rimanere vicini al paese scandinavo perchè, comunque vada in Russia, è riuscita a raggiungere un obiettivo che inseguiva da sempre: prendere parte al suo primo storico mondiale e soprattutto aver reso orgoglioso il suo paese, proprio come l’Italia ha sempre fatto. Non solo nel 2006, ma anche quando non è stata lei la squadra a sollevare la Coppa del Mondo.

La vicenda della prolungata squalifica di Guerrero, che gli impedisce di partecipare ai Mondiali di Russia 2018, non poteva non avere conseguenze.

La decisione del Tas, su richiesta dell’Agenzia Mondiale antidoping, è stata considerata da più parti troppo severa. Nonostante le proteste dello stesso giocatore, per lui rimane solo il sogno infranto di non potere coronare la sua carriera entrando in campo con il suo Perù a giocarsi il titolo mondiale.

Ma dalla Fifpro (Federazione Internazionale Calciatori Professionisti) arriva un colpo di scena che potrebbe anche cambiare le sorti del capitano peruviano.

Sono proprio i suoi diretti avversari che stavolta decidono di prendere la parola per incitare la Fifa a dare una seconda chance a Guerrero, con tanto di lettera firmata.

Australia, Danimarca e Francia: le tre squadre che insieme al Perù si batteranno nel girone C, si ritrovano concordi nel protestare contro questa decisione ingiusta e rivogliono Guerrero in campo.

Quattordici anni trascorsi con quella maglia sulle spalle, rappresentando il proprio Paese e inseguendo un sogno: trascinare la nazionale peruviana ai Mondiali. In Russia, tra qualche settimana, il Perù disputerà il campionato del mondo, dopo un’astinenza durata ben 36 anni. In campo, però, non ci sarà il suo capitano, Paolo Guerrero

Queste solo alcune parole scritte da Mile Jedinak, Simon Kjaer e Hugo Lloris, che rivolgendosi direttamente al segretario generale della Fifa, vogliono far riflettere l’intero comitato sullo sbaglio commesso nell’escludere un capitano dalla sua squadra, dopo ben 36 anni dall’ultima qualificazione e dopo i molteplici gol segnati da Guerrero con la maglia del Perù.

Non accennano a placarsi, quindi le polemiche, né in Perù né altrove. Questa nuova protesta si aggiunge ai ricorsi già in atto presentati dalla Federazione peruviana contro il provvedimento disciplinare nei confronti del giocatore.

L’oggetto della lettera è sempre lo stesso: “urgente richiesta di clemenza, affinché la squalifica di Guerrero sia temporaneamente interrotta, per la durata dei prossimi Mondiali in Russia, fino al momento dell’eliminazione del Perù dalla suddetta competizione”.

Che la Fifa decida di sospendere o meno la pena di Guerrero, per il calciatore peruviano rimane la soddisfazione di avere non solo gli amici, ma anche gli avversari, dalla sua parte, come segno di grande rispetto per ciò che ha rappresentato nel panorama calcistico degli ultimi tempi.

Probabilmente saranno protagonisti del prossimo Mondiale con le rispettive nazionali. Certamente sarà per loro l’ultima occasione per scalfire il proprio nome nella storia della Coppa del Mondo.
L’addio al Barcellona di Andés Iniesta dopo 22 stagioni tra giovanili e prima squadra ha anticipato anche il ritiro dell’Illusionista dalla Spagna: fra qualche mese, infatti, terminata la spedizione in Russia, si concluderà anche la sua straordinaria avventura con le Furie Rosse.

Iniesta non sarà solo e non sarà l’unica leggenda a congedarsi per sempre dai palcoscenici internazionali: volgendo uno sguardo ai giocatori che prenderanno parte alla competizione, è in buona compagnia assieme a Rafael Marquez (Messico), Tim Cahill (Australia) e Javier Mascherano (Argentina). E leggendari, secondo noi, non è un aggettivo pompato. Ecco perché:

Andrés Iniesta, 34 anni

È il giocatore spagnolo più talentuoso di tutti i tempi

Xavi, ex compagno di squadra di Barcellona e Spagna

22:37 ora locale, stadio Soccer City, Johannesburg. Questo è stato il momento esatto in cui Iniesta è salito nell’Olimpo della Coppa del Mondo, un posto assicurato per l’eternità. Mentre le generazioni future potrebbero ricordarlo per il suo gol ai tempi supplementari contro l’Olanda, Don Andrés nella memoria dei contemporanei è oltre, è il giocatore in grado di trasformare un’azione in una performance artistica.

E pensare che il suo debutto nella Spagna se l’è guadagnato più o meno una quindicina di giorni prima del Mondiale del 2006 in Germania: l’allora ct Luis Aragonés lo fece entrare a inizio secondo tempo al posto di Fabregas nel match pareggiato 0-0 contro la Russia. E sarà proprio in terra sovietica che ci regalerà le sue ultime magie.

Esordio in Coppa del Mondo: Arabia Saudita – Spagna 0-1, 23 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 10

Momento indimenticabile: il gol ai supplementari nella finale del 2010 contro l’Olanda

Rafael Marquez, 39 anni

Non credo che ci siano abbastanza parole per descrivere ciò che rappresenta per tutti i giocatori messicani: se avessi dovuto cedergli il mio posto, lo avrei fatto

Carlos Vela, compagno di squadra nel Messico

Dopo essersi ritirato ad aprile con l’esperienza nei club, chiudendo all’Altas, squadra nella quale ha iniziato la sua carriera da professionista 22 anni fa, il Mondiale in Russia sarà davvero l’ultima occasione per veder giocare “El Kaiser”. Marquez, se effettivamente dovesse giocare, eguaglierà il record di cinque Coppe del Mondo disputate, raggiungendo il connazionale Antonio Carbajal e il tedesco Lothar Matthaus.

In realtà, avrebbe già potuto raggiungere e superare questo record, avendo fatto il suo debutto assoluto con i messicani nel 1997, salvo poi non essere convocato a Francia ’98 quando aveva 19 anni. Un esordio “mondiale” rinviato solo di quattro anni: nel 2002, in Corea e Giappone, guidava già la difesa con la fascia di capitano sul braccio. E l’ha mantenuta per tutti i quattro Mondiali, diventando il primo nella storia del Messico per longevità.

Esordio in Coppa del Mondo: Messico – Croazia 1-0, 3 giugno 2002

Edizioni: 2002, 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: il gol del pareggio nel match di apertura di Sudafrica 2010.

 

Tim Cahill, 38 anni

Timmy era Timmy, ecco perché è il più grande di sempre

Ange Postecoglou, ex ct dell’Australia dopo che Cahill ha portato i Socceroos agli spareggi per Russia 2018

Il vero pilastro dell’Australia nell’era moderna della Coppa del Mondo, Cahill non ha perso tempo per diventare un eroe in patria, trascinando l’Australia alla prima vittoria in un Mondiale grazia alla sua doppietta contro il Giappone, nel 2006. E come se non bastasse, i Socceroos non hanno mai vinto quando Tim non ha segnato.
Cinque le reti per lui e con quella realizzata contro il Cile nell’edizione del 2014 l’ha reso il primo australiano a segnare in tre Mondiali differenti.

Esordio in Coppa del Mondo: Australia – Giappone 3-1, 12 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 8

Momento indimenticabile: la sua sassata al volo contro l’Olanda, nel 2014.

 

Javier Mascherano, 33 anni

Javier è uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai visto nella mia carriera

Pep Guardiola, ex allenatore del Barcellona

Mentre alcune persone possono trascurare il valore di Mascherano, per ricordare il suo ruolo fondamentale nell’Albiceleste basta dire che ha giocato ogni minuto degli ultimi Mondiali con la maglia dell’Argentina. Diego Maradona, prima di diventare ct della nazionale, aveva descritto la squadra come “Mascherano più altri dieci”, consegnando poi al centrocampista – poi diventato difensore – la fascia da capitano.
Unica consolazione per Javier: a questo Mondiale mancherà Götze che ha castigato lui e i suoi compagni argentini nella finale del 2014.

Esordio in Coppa del Mondo: Argentina – Costa d’Avorio 2-1, 10 giugno 2006

Edizioni: 2006, 2010, 2014

Presenze: 16

Momento indimenticabile: la scivolata al 90° per negare ad Arjen Robben il gol vincente nella semifinale del Mondiale Brasile 2014.

 

Fonte: Fifa.com

I mondiali di calcio del 2018, ancor prima di iniziare, sono già entrati negli annali della storia di questo sport per almeno due paesi. Si tratta di Panama ed Islanda, che fanno il loro debutto in Russia dopo la qualificazione alla fase finale della competizione iridata.

L’Islanda, il più piccolo paese per numero di abitanti a partecipare a un mondiale, ma dalle grandi aspirazioni, vuole dimostrare al mondo la sua crescita, che gli permette oggi di potersi avvalere di giocatori preparati e con tutte le carte in regola per poter competere alla pari con i suoi avversari.

Panama, finora conosciuto solo per il suo regime fiscale e per il suo mare, adesso affronta la nuova sfida calcistica con la grinta di chi si è impegnato per anni e vuole sfruttare al massimo la sua occasione.

Entrambe le squadre, a giugno, cominciano un’avventura nuova che li condurrà direttamente in Russia per la prova sul campo, proprio come prima di loro hanno fatto altre squadre oggi considerate “forti”. Ecco le nazionali che al loro esordio assoluto hanno fatto meglio:

Portogallo

Per rivivere il debutto della squadra portoghese bisogna andare lontano nel tempo fino al 1966. Al posto di Ronaldo c’era Eusebio a far sognare il suo paese, con la voglia di arrivare in fondo e dimostrare di essere una squadra giovane ma forte. Con grande sorpresa di tutti, il Portogallo al suo debutto, scavalca squadre come il Brasile e giunge in semifinale, dove però la sua corsa al titolo viene interrotta da un’Inghilterra caparbia che per 2-1 giunge in finale contro la Germania e diventa poi Campione del Mondo.

Terzo posto per un paese al suo esordio in un mondiale, che deve essere di buon auspicio per le debuttanti del 2018.

Danimarca

Meno profittevole il risultato dei danesi in corsa per i mondiali nel 1986. Al loro debutto assoluto, si spingono con successo fino agli ottavi di finale, ma con un secco 5-1 il sogno viene infranto dalla Spagna, che passa il turno e lascia l’amaro in bocca ad un team che fino ad allora si era battuto molto bene.

Grinta, reti e una strategia di gioco diversa dalle altre non sono bastate alla Danimarca per accedere alla finale, ma il suo esordio sarà ricordato come uno dei più audaci grazie a giocatori come Jesper Olsen, Preben Elkjaer e Michael Laudrup.

Croazia

Siamo nel 1998 ed è il turno dell’esordio della squadra croata. Ed è un inizio che lascia tutti col fiato sospeso, data l’inaspettata potenza calcistica di un team che fino ad allora non aveva mai preso parte ad una competizione mondiale. Nessuno si aspettava che la Croazia fosse capace di scavalcare le sue avversarie, come la Germania, e giungere in semifinale. Ma contro la padrona di casa, la Francia, la Croazia si piega per 2-1 uscendo però a testa alta con un terzo posto memorabile.

Sulla scia del Portogallo, anche la Croazia riesce a immortalare nel tempo un debutto che ha segnato la nascita di una nuova potenza calcistica in grado di dare filo da torcere ai campioni.

Senegal

In Corea del Sud, nel 2002, si assiste poi al debutto del Senegal. Un esordio promettente che porta i leoni africani direttamente agli ottavi di finale contro la Svezia. Battuta per 2-1, sarà la Turchia nei quarti di finale a interrompere bruscamente la corsa senegalese.

Il Senegal non è riuscito nell’intento di diventare la prima squadra proveniente dall’Africa a giocarsi una semifinale, ma il suo debutto non è di certo passato inosservato.

Quattro squadre debuttanti del passato, quattro esordi da ricordare. A giugno tocca a Islanda e Panama, che tenteranno di emulare questi grandi risultati per lasciare il loro segno nella storia con la loro presenza ai Mondiali di Russia 2018.