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È ancora lui, Cristiano Ronaldo, l’uomo del momento, che in questi Mondiali di Russia 2018 sta facendo tanto parlare di sé per i suoi gol da record siglati in ogni partita e per quella competizione che da sempre lo vede battersi con Lionel Messi per decidere chi tra i due sia il migliore.

Un altro gol nella partita contro il Marocco e CR7 è di nuovo nella storia. Vi avevamo già anticipato che aveva conquistato un posto nella speciale classifica dei goleador in nazionale, affiancandosi a Ferenc Puskas, dell’Ungheria, con 84 reti ciascuno (leggi qui). Oggi, con 85 gol, Ronaldo si avvicina sempre di più a raggiungere il capolista iraniano Ali Daei, che ha segnato ben 109 gol con la sua squadra.

Ma non è solo il record iraniano a rischiare di essere raggiunto, ma anche quello di Eusebio, l’unico giocatore aver segnato più reti ai Mondiali. Lui è in vetta alla classifica con 9 gol e il calciatore portoghese è già arrivato a 7.

Alla luce dei risultati finora ottenuti sembra proprio che il suo eterno rivale Lionel Messi abbia davvero qualcosa da temere nella loro sfida. Chi tra i due è il migliore di tutti i tempi?

Poco prima dell’inizio dei Mondiali di calcio il calciatore argentino si è fatto fotografare con una capra per alludere al termine Goat, che oltre a indicare proprio l’animale, è anche l’acronimo di Greatest of all times (G.O.A.T.) che vuol dire… il migliore di tutti i tempi!

Queste foto hanno fatto il giro del mondo e di certo non sono sfuggite al goleador portoghese, che in occasione dell’ultimo gol contro la Spagna per esultare si è toccato il mento come se avesse proprio quel pizzetto che ricorda tanto la capra e il paragone con Messi.

Era una provocazione per il suo rivale? La cosa bizzarra è che nella partita successiva il pizzetto spunta davvero sul volto di Ronaldo, che sfoggia un cambio di look un po’ sospetto e insolito che porta subito a spettegolare su un possibile sfottò verso l’argentino.

Ma a smorzare le polemiche ci pensa proprio lo stesso protagonista, che svela un retroscena legato ad una scommessa con un suo compagno di squadra e che pare non abbia a che fare con la competizione con Messi.

La mia barba? E ‘stato uno scherzo con [Ricardo] Quaresma, eravamo nella sauna e mi stavo facendo la barba, ho lasciato un pizzetto e gli ho detto che se avessi segnato contro la Spagna non lo avrei raso fino alla fine della Coppa del Mondo. Ha portato fortuna e ho segnato contro la Spagna e oggi contro il Marocco, quindi lo terrò

Queste sono le sue parole dette al giornale The Sun che sfatano ogni possibile riferimento a Messi e sembrano voler allontanare le accuse di una sua rivendicazione del titolo di G.O.A.T.

Ma che Ronaldo lo voglia provocare o meno, per Messi i prossimi match saranno una grande prova. Dopo aver fallito nella partita d’esordio contro l’Islanda, sbagliando un rigore e non riuscendo a centrare nemmeno una rete, le aspettative nei suoi confronti sono molto alte già dal match in programma il 21 giugno contro la Croazia. Adesso deve dimostrare al mondo che è lui il più grande di tutti i tempi e dare senso a quel confronto con Ronaldo che tiene in vita una sana competizione e la voglia di fare sempre meglio.

Al suo esordio in un Mondiale di calcio, l’Islanda ha già conquistato tutti. Qui in Italia, senza una squadra del cuore a competere per la Coppa del Mondo, siamo in tanti a simpatizzare per la terra dei geyser.

Ma pare che gli islandesi non vincano solo il premio per la simpatia ma anche quello per la bellezza: è proprio un vichingo, infatti, a conquistare il cuore delle tifose che lo hanno eletto “il giocatore più sexy dei Mondiali di Russia 2018”.

Si tratta di Rurik Gislason, 30 anni, centrocampista della nazionale islandese.

Biondo, occhi di ghiaccio e un fisico statuario: ecco i segni particolari del numero 19 dell’Islanda che, dopo aver fatto la sua prima apparizione in campo al 63esimo minuto di gioco contro l’Argentina, è diventato il nuovo sex symbol della competizione mondiale del 2018.

I dati parlano chiaro ed è proprio guardando il suo profilo Instagram che si nota il crescente interesse nei suoi confronti, solo nel giro di pochissimo tempo. Si parla di 330mila follower in trenta minuti! Un record che non lascia dubbi e che gli sta facendo acquistare sempre più popolarità.

Per lui, infatti, Russia 2018 è la prima esperienza in una rassegna iridata. Oltre a dedicarsi a politica e moda, gioca in campo nella squadra tedesca del Sportverein 1916 Sandhausen e ha giocato in passato in altri club danesi.

Sicuramente noto dalle sue parti, nel resto del mondo è stato una vera rivelazione, che di certo contribuisce ad aumentare anche l’interesse per la sua squadra, già molto amata per le sue particolarità, come il coinvolgente geyser sound.

Rurik Gislason è, dunque, il più bello dei Mondiali 2018. Senza nulla togliere al fascino di giocatori come Cristiano Ronaldo o Neymar, per questa edizione il trofeo della bellezza è già stato assegnato al vichingo biondo, che nei social networks è già una star.

L’allenatore islandese, Heimir Hallgrimsson, aveva proprio ragione quando in conferenza stampa ha così commentato il suo team:

È impossibile non amarci. Siamo lontani, siamo pochi, siamo piccoli e non diamo fastidio a nessuno. Non abbiamo mai fatto guerre e poi… Siamo belli!

Adesso è ora di vederlo nuovamente in campo a sostenere la sua Islanda per conquistare anche un altro importante risultato, la qualificazione.

Le sue ammiratrici devono aspettare solo fino a al 22 giugno per vedere il loro idolo nel match tra Islanda contro Nigeria, sperando che il ct decida di farlo giocare anche stavolta.

La storia si ripete: sembra proprio che il calciatore croato Nikola Kalinić non sia in grado di gestire la sua inquietudine soprattutto in occasione di competizioni importanti.

È così che in tanti giustificano il comportamento del giocatore che ancora una volta si ritrova nell’occhio del ciclone. Ma stavolta le conseguenze del suo atteggiamento sono ben più gravi e la Croazia preferisce fare a meno di lui.

Il ct Zlatko Dalic, infatti, ha deciso di mandarlo a casa perché il suo comportamento rischia di nuocere all’intera squadra:

Nikola si è riscaldato contro la Nigeria: avrebbe dovuto entrare nel secondo tempo, ma ha detto che non era pronto. E’ accaduto lo stesso anche contro il Brasile in amichevole e ieri non era preparato per l’allenamento. L’ho accettato tranquillamente. Non era pronto per tre volte: ho bisogno di giocatori pronti e sani, così ho deciso di rispedirlo a casa

Per non entrare in campo a sostituire il compagno Mandžukić, Kalinić ha detto di avere un forte mal di schiena, ma le sue parole non sono risultate molto convincenti, soprattutto per il suo allenatore che aveva già accettato le sue scuse in altre occasioni.

Ma c’è anche chi vede oltre, accusando il croato di aver deciso di non prendere parte al match solo perché chiamato negli ultimi minuti di gara, preferendo per il resto della partita altri calciatori come Kramaric e Rebic.

Qualunque sia la ragione, dopo un confronto con il suo staff il ct Dalic ha preso la sua decisione, drastica ma necessaria, per continuare il suo Mondiale in tutta serenità e senza altre insubordinazioni.

Anche perché Kalinić è già noto per precedenti simili. Era già successo anche con il Milan di Gattuso, che accusandolo di non prendere l’allenamento sul serio, lo ha lasciato a casa per la partita contro il Chievo.

Saltare una partita ci può anche stare, ma essere esclusi da un mondiale è molto più grave e la bufera che si è abbattuta su Kalinić avrà di certo delle conseguenze anche nel campionato, perché essere cacciato da Russia 2018 è sicuramente una macchia sul curriculum.

La clamorosa decisione, che priva la Croazia di un uomo nel team, è stata sicuramente la più grande sorpresa di questa prima fase dei Mondiali di Russia 2018. Adesso la nazionale croata affronta la nuova sfida con un uomo in meno, ma probabilmente con un gruppo più compatto e sempre pronto.

Vedremo se la scelta di Dalic avrà ripercussioni in campo già dalla prossima partita contro l’Argentina, che si giocherà giorno 21 giugno alle ore 20.

E si torna a parlare di Radja Nainggolan, uno dei grandi esclusi di questo Mondiale di calcio 2018. Anche stavolta è la sua ironia a prevalere e fare notizia, destando un sorriso in tutti i tifosi del Belgio che sono pronti a sostenere la nazionale nella sua partita di esordio in Russia.

Eccolo, quindi, a cantare l’inno belga davanti allo specchio, mano sul petto, per poi postare sui social la sua performance accompagnata da una frase abbastanza eloquente:

Mi sto preparando alla partita

Dopo aver ironizzato in riferimento ai manifesti pubblicitari presenti all’interno dell’aereo della sua ex nazionale che lo ritraevano mentre esultava per un gol, adesso vuole nuovamente attirare l’attenzione su di sé per lanciare ancora frecciatine a quel ct che l’ha escluso dai Mondiali.

E anche in questo caso l’intento è riuscito perfettamente, perché il video del suo personale inno è diventato virale e alla vigilia della partita Belgio-Panama è uno degli argomenti più cliccati sul web.

Vedremo come sarà capace di stupire tutti dopo aver visto la partita: di certo non si farà attendere per un’altra delle sue frasi ad effetto da proclamare a gran voce su internet.

Delusione in Germania, per un esordio mondiale non proprio brillante. Al suo debutto nell’edizione 2018 di Coppa del Mondo la nazionale tedesca non riesce a realizzare le aspettative dei suoi tifosi e perde contro la squadra messicana.

Un risultato inaspettato per tutti, ma niente di cui stupirsi davvero, dato che in passato altre vincitrici, prima di lei, hanno esordito malamente in un Mondiale. La storia ci dice che ben quattro squadre con il titolo di campioni in carica hanno fallito nella loro prima partita del mondiale successivo.

È successo per primi proprio agli azzurri, che nel 1950 sono costretti ad accettare non solo l’amara sconfitta contro la Svezia ma anche l’eliminazione dal girone. L’Italia, che ha fatto sognare tutto il paese nel 1938 , deve quindi lasciare il posto ad altre squadre e mettersi da parte.

Nel 1982 arriva l’Argentina a siglare l’ennesimo flop di una vincitrice ai Mondiali. Reduce dal successo dell’edizione precedente, viene colta alla sprovvista quando la nazionale belga le rifila un secco 0-1 nella partita di esordio. Fu il Mondiale dove l’Italia riuscì a tornare in vetta, dopo ben 44 anni.

E sempre l’Argentina continua a detenere questo triste record anche nel 1990, quando subisce la sconfitta da parte del Camerun nello stadio di San Siro, deludendo le aspettative dei tifosi. Ma non si perse d’animo e continuò il suo percorso arrivando poi addirittura in finale. Motivo in più per la Germania di non restare ferma al risultato fallimentare contro il Messico e andare avanti senza temere nulla.

Nel 2002 è la volta della Francia, che deve piegarsi al Senegal che la batte per 1-0. Un flop per la squadra francese campione del mondo, nonostante i tentativi di rivalsa di Trezeguet e compagni, ma un vero trionfo per l’avversaria, che alla sua prima avventura mondiale si conquista gli applausi del mondo.

Infine, bisogna volgere uno sguardo all’edizione precedente di Coppa del Mondo per ricordare la steccata della Spagna, battuta dagli olandesi nella loro partita inaugurale. E qui la sconfitta si fa più amara perché si parla di una differenza di reti sostanziale. La squadra olandese vince per 5-1, siglando un successo tanto inaspettato quanto incredibile. Tra colpi di testa e rigori, alla fine del match sono Robben e il suo team a festeggiare la disfatta spagnola.

Ma come dimostrano gli annali del calcio non sempre i giochi si fanno nelle prime partite e tutto può ancora succedere in questi Mondiali di Russia 2018. È anche vero che non è detto che la vincitrice riesce poi a bissare il suo successo nell’edizione successiva, ma questa è un’altra storia!

Può un gol far tremare la terra? In Messico Lozano ci è riuscito! E non si tratta di un modo di dire solo per esaltare la rete del calciatore messicano e la gioia dei suoi tifosi, ma è ciò che è veramente successo in occasione della partita Germania contro Messico.

Un giorno che nessuna delle due squadre dimenticherà facilmente: i tedeschi per una disfatta inaspettata e i messicani per una vittoria che ha scosso un intero paese, e stavolta in tutti i sensi.

Un solo gol, ma decisivo ai fini del risultato finale, che ha visto il Messico battere i campioni in carica e aggiudicarsi la partita di esordio ai Mondiali di Russia 2018. Ma è proprio durante questo gol che succede l’imprevisto a Città del Messico: i sismologi registrano una scossa di terremoto di magnitudo IV della scala Mercalli.

Si è trattato di una scossa lieve e non si è registrato alcun danno o paura per la popolazione, presa dai festeggiamenti per la rete di Lozano. Anzi, il sisma è stato poi definito “artificiale”: pare che si sia formato proprio in seguito all’esultanza e ai salti di gioia dei tifosi messicani.

Per il Messico vincere contro la Germania era un sogno ed è era impossibile per i suoi tifosi riuscire a contenere una gioia che è esplosa a tal punto da far tremare la terra. Davvero un gran bell’inizio per il popolo messicano, capace di scuotere non solo gli animi dei suoi abitanti con un tifo incondizionato, ma anche di provocare un vero terremoto mondiale, sia sul campo che fuori.

Alla sua partita d’esordio in questo Mondiale di Russia 2018, Ronaldo è già da record. Nella partita Portogallo contro Spagna, ha messo la sua firma per ben tre volte, guadagnandosi il primato di quarto giocatore nella storia in grado di segnare in quattro mondiali consecutivi.

La sua tripletta, infatti, lo porta ad eguagliare il grande Pelè, ricordato come marcatore del suo Brasile nelle partite mondiali del 1958, 1962,1966 e 1970.

Ma questo grande risultato storico coinvolge anche altri 2 celebri goleador che hanno reso grandi i Mondiali a cui hanno preso parte.

Si tratta di Uwe Seeler, nazionale tedesca, che ha segnato nelle edizioni di Coppa del mondo del 1958, 1962,1966 e 1970, e Miroslav Klose, che ha lasciato il segno a partire dal 2002, per poi continuare nel 2006, 2010 e 2014. Insieme alla Germania è diventato anche campione del mondo nell’ultimo Mondiale.

Cristiano Ronaldo, dopo una grande stagione che lo ha visto di recente anche trionfare con il Real Madrid nella Champions League, ha finalmente sfatato quel triste mito che lo vedeva segnare poco nelle partite mondiali e ancora meno contro gli spagnoli.

Per lui i Mondiali da gol sono quelli di Germania 2006, Sudafrica 2010, Brasile 2014 e adesso si aggiunge Russia 2018.

Ma c’è anche un altro record che si aggiudica il noto Cr7: pare sia il giocatore più anziano a segnare una tripletta in un Mondiale. All’età di 33 anni e 130 giorni conquista anche questo primato.

E non è finita: con la sua 51esima tripletta di carriera e le 84 reti con la nazionale, raggiunge il bomber Ferenc Puskas, dell’Ungheria, e rimane a 25 gol di differenza dal primo di questa speciale classifica dei goleador nazionali, l’iraniano Ali Daei.

Insomma, un fuoriclasse che per molti è ormai entrato nella leggenda ed è destinato ancora a far parlare di sé, anche in questi Mondiali di calcio 2018.

Anche perché sembra sia riuscito a far fallire il tentativo dell’Adidas di disinnescare i calci di punizione ad effetto con il suo nuovo pallone Telstar 18, progettato direttamente per il mondiale di Russia. L’idea era di agevolare i portieri a parare quei tiri con una traiettoria difficile, proprio come quelle a cui ci ha abituato il calciatore portoghese. Ma la prova sul campo non è esattamente andata come si aspettava l’Adidas e Ronaldo, con le sue punizioni a effetto, fa ancora paura ai suoi avversari.

L’Islanda del calcio, famosa per il suo geyser sound, è una squadra fortemente patriottica, legata indissolubilmente al suo paese e al suo inno.

L’inno nazionale islandese si chiama Lofsöngur ed è un canto di preghiera, conosciuto anche con il nome di Ó Guð Vors Lands, O Dio della nostra terra.

Le sue origini risalgono al 1874, in occasione della commemorazione del millennio dell’insediamento islandese. Nato come simbolo dell’autonomia diventa presto un’ode patriottica.

Il testo, tratto dal Salmo 90, è stato scritto dal reverendo Matthías Jochumsson (1835-1920), poeta islandese molto amato dai suoi connazionali. La musica, invece, è stata composta da Sveinbjörn Sveinbjörnsson (1847-1926), il primo compositore islandese ad avere successo nel campo della musica.

E proprio in Scozia, nella città di Edimburgo dove soggiornava il compositore, prendono vita le note di questo canto di preghiera che viene ricordato con la targa commemorativa proprio presso la casa di Sveinbjörnsson.

Originariamente rappresentava solo un inno locale, data la parziale autonomia concessa dai danesi, ma quando l’Islanda raggiunse la piena indipendenza divenne a tutti gli effetti l’inno nazionale ufficiale.

La particolarità di questo canto è che nonostante sia composto di tre parti, soltanto la prima viene veramente cantata.

Ecco il testo completo in lingua originale, seguito dalla traduzione della parte realmente cantata:

Testo originale

Ó, guð vors lands! Ó, lands vors guð!
Vér lofum þitt heilaga, heilaga nafn!
Úr sólkerfum himnanna hnýta þér krans
þínir herskarar, tímanna safn.
Fyrir þér er einn dagur sem þúsund ár
og þúsund ár dagur, ei meir:
eitt eilífðar smáblóm með titrandi tár,
sem tilbiður guð sinn og deyr.
Íslands þúsund ár!
Íslands þúsund ár!
eitt eilífðar smáblóm með titrandi tár,
sem tilbiður guð sinn og deyr.

Ó, guð, ó, guð! Vér föllum fram
og fórnum þér brennandi, brennandi sál,
guð faðir, vor drottinn frá kyni til kyns,
og vér kvökum vort helgasta mál.
Vér kvökum og þökkum í þúsund ár,
því þú ert vort einasta skjól.
Vér kvökum og þökkum með titrandi tár,
því þú tilbjóst vort forlagahjól.
Íslands þúsund ár,
voru morgunsins húmköldu, hrynjandi tár,
sem hitna við skínandi sól.

Ó, guð vors lands! Ó, lands vors guð!
Vér lifum sem blaktandi, blaktandi strá.,
Vér deyjum, ef þú ert ei ljós það og líf,
sem að lyftir oss duftinu frá.
Ó, vert þú hvern morgun vort ljúfasta líf,
vor leiðtogi í daganna þraut
og á kvöldin vor himneska hvíld og vor hlíf
og vor hertogi á þjóðlífsins braut.
Íslands þúsund ár,
verði gróandi þjóðlíf með þverrandi tár,
sem þroskast á guðsríkis braut.

Traduzione

O Dio della nostra terra! O terra della nostra Dio!
Noi adoriamo il Tuo nome nella sua sublime bellezza.
I soli dei cieli sono posti sulla Sua corona
dalle legioni, che sono le età del tempo.
Con Te ogni giorno è come mille anni,
mille anni, non più d’un giorno:
fiore dell’eternità, che con il suo omaggio di lacrime
con delicatezza muore.
I mille anni dell’Islanda!
I mille anni dell’islanda!
Fiore dell’eternità, che con il suo omaggio di lacrime
con delicatezza muore.

E per quanti non l’hanno mai ascoltato ecco la melodia del Lofsöngur, che a giorni sentiremo cantare dai giocatori della nazionale islandese ai Mondiali di calcio in Russia:

Paradossale quanto ingiusto è quello che è successo alla nazionale iraniana poco prima di iniziare la sua quinta partecipazione al mondiale.

Invece di dedicarsi esclusivamente alla preparazione e agli allenamenti per il grande evento ormai prossimo, i giocatori di Carlos Queiroz sono stati costretti a recarsi in un negozio sportivo per comprare gli scarpini.

E inevitabilmente è la politica che influenza la dinamica degli eventi anche quando l’attenzione dovrebbe essere riservata soltanto al gioco e allo sport che i Mondiali vogliono offrire.

Trump contro il medio-oriente, Usa contro Teheran: la diatriba coinvolge anche la Nike, sponsor ufficiale della squadra, costretta a sospendere la fornitura delle calzature ai calciatori iraniani.

Le sanzioni decise dal governo Usa comportano che la Nike, in quanto azienda statunitense, non possa fornire in questo momento le scarpe ai giocatori della nazionale iraniana

Questo è quanto dice il comunicato dell’azienda sportiva per giustificare la sua decisione, che vale solo per le partite che la squadra gioca all’estero. Nulla vieta però ai diretti interessati di acquistare scarpe col noto marchio.

Ma resta comunque il disagio di doversi procurare l’attrezzatura poco prima di debuttare in campo e l’amarezza per un comportamento ingiusto che poteva essere evitato alla vigilia della competizione mondiale.

L’ira e la rabbia del ct iraniano è palese nelle sue parole di accusa:

Decisione ingiusta e dovrebbero scusarsi perché questa condotta arrogante contro 23 ragazzi è assolutamente ridicola e inutile. I giocatori si abituano al loro equipaggiamento sportivo e non è giusto cambiarlo una settimana prima di partite così importanti

Fortunatamente il problema non sussiste per le divise da gioco che, essendo fornite dall’azienda tedesca Adidas, non devono sottostare ad alcun tipo di restrizione.

Per la prima volta, anche nel calcio, gli iraniani devono fare i conti con la politica a causa di un embargo del presidente americano che mina la serenità della squadra e la mette in difficoltà, negandole quei privilegi che altri team possiedono, come la scarpa su misura, modelli diversi a seconda del campo e un cambio da usare dopo l’intervallo.

Accorato e giustificato, quindi, l’appello di Queiroz:

Siamo solo manager e calciatori, e non dovremmo essere coinvolti in queste questioni, stiamo chiedendo alla Fifa di aiutarci

Ma il debutto è ormai agli sgoccioli: l’Iran, con o senza l’aiuto della Fifa, scenderà in campo contro il Marocco venerdì 15 giugno alle ore 17.00.

Se con l’avvicinarsi dei Mondiali riaffiora una certa amarezza per tutta l’Italia che non sarà presente, c’è un giocatore che porterà con sé un pezzetto della nostra bandiera e lo farà con orgoglio.

Si tratta di Alfred Gomis, calciatore di origini senegalesi che vive nel nostro paese dall’età di tre anni. Provvisto di doppia cittadinanza, ha scelto di seguire il Senegal nell’avventura mondiale e difendere la porta di quel paese di cui ha pochi ma importanti ricordi e che conserva le sue radici.

Cruciale è stato il suo ritorno in patria, che lo ha aiutato a ricordare i luoghi della sua infanzia e rivedere i suoi familiari. Un’esperienza forte, soprattutto quando ha visitato la tomba del padre morto di recente, che ha fatto scattare quel qualcosa che ha condizionato la sua decisione.

Ho scelto il Senegal per ricordare papà: quello che ha fatto per me e per i miei fratelli, tutti portieri anche loro, è stato pazzesco. Non eravamo certo benestanti e lui ha fatto sacrifici e rinunce enormi per realizzare il nostro sogno. E dire che io in porta da bambino ci sono finito controvoglia

Ma nel suo cuore c’è anche l’Italia e, durante un intervista per il Corriere della Sera, ecco cosa ha detto in proposito:

Porterò in valigia anche il tricolore, con orgoglio: mi sento italiano, per educazione e formazione, non solo sportiva. E sarò sempre grato all’Italia: sono arrivato quando avevo 3 anni, sono cresciuto prima a Cuneo e poi a Torino, l’ho girata per giocare. E quest’anno, anche se un po’ in ritardo, ho giocato la mia prima stagione in serie A, centrando una storica salvezza: meglio di qualsiasi sogno

Gomis, che milita nella Spal come portiere, nei prossimi giorni volerà in Russia per aiutare la sua nazionale a conquistare la Coppa del Mondo, perché in Senegal il calcio è considerato quasi una religione:

Sono pazzi per il calcio. È una valvola di sfogo fondamentale per tutta la comunità. Quando ci siamo qualificati per la Russia, a 16 anni dall’ultima volta, era impossibile girare per le strade, tutte intasate. Per noi non è un peso, ma una responsabilità verso la gente, quello sì

Le aspettative per la competizione mondiale ci sono ma senza mai perdere di vista l’obiettivo principale: divertirsi e giocare con il cuore. E con un pizzico di competitività che non guasta sperano di ottenere dei buoni risultati sin dalle prime partite, anche per merito dei grandi giocatori che hanno in squadra, come Koulibaly, di cui ha un’enorme stima.

Gomis, che non può non ricordare con amarezza le inquietudini del suo paese senegalese, come la schiavitù, ha sempre lottato contro i pregiudizi anche qui in Italia. Ma, ora che è considerato uno di noi, le cose sono cambiate e il calciatore ci tiene a sottolineare che gli italiani agiscono non per razzismo ma spesso per ignoranza:

Quando entro in un luogo mi guardano in un certo modo, poi quando mi sentono parlare molto bene italiano è diverso. Sicuramente l’Italia non è un Paese razzista, ma la situazione politica attuale può portare una persona comune ad aumentare i propri pregiudizi razzisti

E inevitabile a tal proposito viene affrontata anche la questione Balotelli e la sua fascia di capitano:

Per me il capitano è quello la cui parola pesa. Detto questo sono favorevole a dare la fascia a Mario. Che così sarà consapevole di rappresentare non più soltanto se stesso o un club, ma l’Italia intera

Personalità decisa e idee chiare: ecco cosa risulta evidente di Gomis da questa intervista. Lui, unico italiano che andrà al mondiale, con la voglia di vincere non solo per se stesso ma per gli schiavi neri, per suo padre e anche un po’ per il nostro paese.