Tag

milan

Browsing

Il primo trofeo stagionale vinto dalla Juventus non poteva che portare la firma di Cristiano Ronaldo.

Il fuoriclasse portoghese è stato il marcatore decisivo del match di Supercoppa tra Juventus – Milan giocatosi a Jeddah, in Arabia Saudita.

Alla vigilia, sia la vittoria dei bianconeri che il gol di CR7 sembravano abbastanza scontati, e così è stato. Dopo tutto, come ha più volte ribadito l’allenatore Allegri, Ronaldo è stato acquistato soprattutto per la sua incisività nelle finali.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Contente pelo meu 1 troféu pela Juventus!! Trabalho feito!!! 🎉🔝🏆

Un post condiviso da Cristiano Ronaldo (@cristiano) in data:

È lui l’uomo dei trofei portati a casa, è l’uomo delle finali. Con la Supercoppa Italiana il fuoriclasse portoghese conquista il suo ventottesimo trofeo in carriera (uno allo Sporting Lisbona, 10 al Manchester United e 16 con il Real Madrid, oltre all’Europeo vinto con la nazionale portoghese nel 2012). Ai trofei di squadra bisogna aggiungere i tantissimi premi individuali tra cui: cinque Palloni d’oro, quattro scarpe d’oro e due Fifa best player.

NUMERI DA CAPOGIRO

Ma in realtà i numeri sono ancora più impressionanti. Ronaldo ha vinto le ultime undici finali che ha giocato, segnando nelle ultime sette. Con la rete realizzata al Milan il suo record personale sale a quota 19 gol  in 28 finali disputate. In questa sua prima stagione in bianconero ha raggiunto già quota 16 in 26 apparizioni tra tutte le competizioni. La media è di un gol ogni 134 minuti. Mica male per un calciatore che va per i 34 anni e che in molti hanno criticato sia l’alto prezzo pagato dalla Juve per strapparlo al Real Madrid, sia il fatto di essere un calciatore quasi finito.

 

 

 

 

 

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C🏆MPIONI! Double-tap if you’re celebrating, Bianconeri! ⚪⚫ #SuperCup #SuperJuve   Un post condiviso da Juventus Football Club (@juventus) in data:

Ma CR7 preferisce parlare sul campo e quasi sempre riesce a zittire tutti. La pressione non lo ha mai preoccupato, contro il Milan era lui il calciatore più atteso e non ha deluso le aspettative.

Solamente cinque delle trenta finali di Supercoppa Italiana sono terminate ai calci di rigore, ma quando in campo (e fra l’altro sempre all’estero) sono stati avversari bianconeri e rossoneri… E’ solo una delle tante curiosità scovate da FootStats.it, realtà specializzata in statistiche del calcio italiano, per la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan (qui le quote Replatz) in programma questa sera, mercoledì 16 gennaio, alle 18.30.

UN PO’ DI NUMERI DAL 14 GIUGNO 1989 IN POI

Quella che andrà in scena mercoledì 16 gennaio 2019 sarà la 31esima edizione della Supercoppa Italiana. La decima disputata fuori dai confini nazionali: States (1993 e 2003), Libia (2002), Cina (2009, 2011, 2012 e 2015), Qatar (2014 e 2016). Piantando la bandierina, con l’edizione in programma a Gedda, in 12 impianti di 12 differenti centri abitati. Per 22 volte (73,4%) la gara è durata gli usuali novanta minuti. In 3 circostanze (10%) per decretare la squadra vincitrice è stata necessaria la disputa dei supplementari. Infine, gli spettatori hanno assistito ai calci di rigore in 5 occasioni (16,6%). Dei 96 gol marcati, abbiamo conteggiato le reti fra il fischio d’inizio e il 120’, 88 sono arrivati nei tempi regolamentari (39 prima dell’intervallo per il tè), 8 nella mezz’ora aggiuntiva.

 Ammontano a 11 i club che hanno provato a mettere le mani sul trofeo, ma ci sono riusciti solo in 9:
Inter (5)
Juventus (7)
Lazio (4)
Milan (7)
Napoli (2)
Parma (1)
Roma (2)
Sampdoria (1)
Torino (1)
Vicenza (1)
Fiorentina (1)

Immagine correlata

Gli allenatori che si sono sfidati hanno raggiunto, con Gennaro Gattuso, quota 33. Mentre i vincitori ammontano a 19:
Lippi Marcello (4 vittorie)
Capello Fabio (4)
Allegri Massimiliano (2)
Mancini Roberto (2)
Eriksson Sven Goran (2)
Benitez Rafa (2)
Conte Antonio (2)
Boskov Vujadin (1)
Spalletti Luciano (1)
Ancelotti Carlo (1)
Mourinho José (1)
Ranieri Claudio (1)
Ballardini Davide (1)
Bigon Alberto (1)
Inzaghi Simone (1)
Malesani Alberto (1)
Montella Vincenzo (1)
Sacchi Arrigo (1)
Trapattoni Giovanni (1)
Scala Nevio (1)
Bianchi Ottavio (1)
Caso Domenico (1)
Gasperini Gian Piero (1)
Gattuso Gennaro Ivan (1)
Guidolin Francesco (1)
Maifredi Luigi (1)
Mazzarri Walter (1)
Mondonico Emiliano (1)
Petkovic Vladimir (1)
Pioli Stefano (1)
Prandelli Cesare (1)
Tabarez Oscar (1)
Zaccheroni Alberto (1)

Immagine correlata

STATISTICHE E PRECEDENTI DEGLI INCROCI FRA JUVENTUS E MILAN

Al King Abdullah Sports City Stadium si sfideranno i due club con più successi nella competizione. La Juventus, con questa sono 14 le partecipazioni, ha in bacheca già 7 trofei. Stesso numero di vittorie per il Milan che però toccherà quota 11 presenze. I bianconeri hanno incrociato 6 differenti avversari:
Inter (0V – 1P)
Lazio (2V – 2P)
Milan (1V – 1P)
Napoli (1V – 2P)
Parma (2V – 0P)
Vicenza (1V – 0P)

Per 8 volte hanno giocato solo novanta minuti (5V – 3P), in 2 match sono arrivati ai supplementari (1V – 1P), mentre in 3 occasioni sono ricorsi ai calci di rigore (1V – 2P). I rossoneri hanno incrociato uomini e schemi con 7 diversi rivali:
Fiorentina (0V – 1P)
Inter (1V – 0P)
Lazio (1V – 0P)
Juventus (1V – 1P)
Parma (1V – 1P)
Sampdoria (2V – 0P)
Torino (1V – 0P)

Delle dieci finali affrontate 7 sono terminate ai tempi regolamentari (5V – 2P), mentre 3 partite hanno richiesto i penalty (2V – 1P). Curiosità storica: le finali di Supercoppa Italia Juventus-Milan sono terminate entrambe ai calci di rigore. Il 3 agosto 2003, dopo lo 0-0 al 90’ e l’1-1 al 120’ (Pirlo e Trezeguet), fu 6-4 per i bianconeri dagli undici metri. Il 23 dicembre 2016, con l’1-1 maturato nel primo tempo e arrivato fino al triplice fischio finale (Chiellini e Bonaventura), fu quindi 5-4 per i rossoneri.

CONFRONTI FRA JUVENTUS E MILAN IN SERIE A, COPPA ITALIA E SUPERCOPPA ITALIANA*

194 incontri disputati
75 vittorie Juventus
63 pareggi
56 vittorie Milan

* Per l’esito finale considerato il punteggio al 90’ oppure al 120’ in caso di supplementari.

Torna il calcio, anche se solo la Coppa Italia. La pausa post natalizia ha tenuto a riposo tifosi e calciatori, ma ora non c’è più tempo da perdere.

La netta vittoria della Lazio sul Novara ha aperto un ciclo di partite che si chiuderà lunedì con Roma – Virtus Entella. Per le squadre un impegno importante per proseguire all’interno del torneo;  tutte le grandi avranno modo di rimettersi in moto dopo 15 giorni.

Questi match saranno un modo per vedere in campo anche chi ha giocato meno in questa prima metà di stagione.

Al Marassi tutti gli occhi saranno puntati sul nuovo acquisto del Milan, Paquetà.

Di lui l’allenatore Gattuso ha parlato benissimo. Non solo tecnica brasiliana ma anche temperamento europeo. Il mister rossonero, che di fuoriclasse ne ha visti passare da Milanello, si è detto felice del suo arrivo anche perché in lui ha trovato professionalità, carisma e tanta voglia.
Sulla panchina rossonera si rivede il croato Strinic dopo i problemi cardiaci scoperti poco dopo il grande Mondiale di Russia 2018.

Tra i blucerchiati poche reali novità a parte il portiere Rafael al posto del titolare Audero. Mister Giampaolo farà affidamento ancora su Quagliarella, il neoarrivato Gabbiadini sarà in tribuna.

Per quanto riguarda la Juventus, l’allenatore, Massimiliano Allegri, ha deciso che non farà riposare Cristiano Ronaldo, tuttavia ci sarà il debutto di Moise Kean al posto dell’infortunato Mario Mandzukic. Per l’attaccante della Nazionale Under 21 saranno i primi minuti da titolare in questa stagione, per lui un modo per mettersi in mostra. La squadra emiliana è stata proprio quella del suo primo gol in Serie A.

Il procuratore Mino Raiola sta studiando la migliore strada per il suo assistito che ha molto mercato e che quindi potrebbe decidere di trasferirsi altrove.
Allo stadio Dall’Ara dovrebbe debuttare anche il terzino Leonardo Spinazzola, tornato alla Juve dopo le bellissime stagioni all’Atalanta ma che non ha avuto modo di vedere il campo a causa di un grave infortunio. Salvo imprevisti, stasera dovrebbe essere anche il suo turno, con Alex Sandro in panchina. Il destino di Spinazzola potrebbe incrociarsi proprio con il Bologna, dato che il club sta valutando un suo acquisto.

Tra i rossoblù, invece, probabile debutto per il neo acquisto Roberto Soriano. L’ex Torino sarà al centro, mentre l’altro nuovo acquisto, Nicola Sansone, partirà dalla panchina.

In casa Inter ci potrà essere il debutto di Andrea Ranocchia in difesa. L’ex capitano nerazzurro è l’unico a non essere sceso in campo in questa stagione. In porta il vice Handanovic, Daniele Padelli, mentre sulla fascia possibile utilizzo di Dalbert. In attacco scalpita El Toro Martinez. L’argentino, riserva di Icardi, vuole provare a mettere ancora più in difficoltà mister Spalletti, puntando a ottenere un utilizzo maggiore.

Il Napoli di Ancelotti non ha delle vere e proprie riserve dato che il tecnico di Reggiolo da modo a tutti di giocare. Tra le possibili novità, il croato Marko Rog e il portiere Karnezis partirà dal primo minuto.

A dare minutaggio ad altri calciatori sarà Eusebio Di Francesco. La Roma, infatti, farà scendere in campo molti giovanissimi tra cui Alessio Riccardi e Luca Pellegrini. Il primo è un classe 2001 che tanto bene sta facendo con la Primavera giallorossa, l’altro è in pianta stabile in prima squadra. Nuovamente titolare l’oramai “veterano” Zaniolo, debutto per Mirante tra i pali.

Il suo idolo è Kakà, il suo tutor è Leonardo, ma, per ora, il suo riferimento è un’isola che ha dato origine al suo nome. Lucas Paquetà è una delle prime attrattive del calcio italiano in questo 2019. Arrivato con ottime referenze dai rossoneri del Flamengo, promette di prendersi in poco tempo i rossoneri del Milan. Ci spera Gattuso, rinato dopo la vittoria con la Spal, ma ancora alle prese con un organico ridotto per l’emergenza infortuni. Lo sperano i tifosi del Diavolo, delusi da un’ennesima stagione dalla quale si aspettavano ben altri risultati.


Classe 1997, cresciuto nelle giovanili del Flamengo, all’anagrafe è Lucas Tolentino Coelho de Lima, nato a Paquetà, isola nella baia di Guanabara a Rio De Janeiro. Diventerà il suo nome d’arte con cui farà strada nel calcio che conta. I suoi inizi però non sono stati semplici. Quando giocava nell’Under 15 del Flamengo, era alto solo 1,53 e sottopeso. Poi la crescita fisica e tecnica che gli hanno permesso di esplodere nel 2018. Il talento carioca può ricoprire praticamente tutti i ruoli del centrocampo e sarà da capire come verrà impiegato da Gattuso. Al posto dell’infortunato Bonaventura come interno o trequartista in sostituzione del deludente Chalanoglu.


Terminati i primi giorni di ambientamento a Milanello, Paquetà potrà esordire già dal match in Coppa Italia a Genova contro la Sampdoria il 12 gennaio. L’obiettivo è quello di vedere il campo in Supercoppa contro la Juventus quattro giorni dopo. Finora ha impressionato nello scorso anno in cui ha collezionato 48 partite tra Brasileirao, Libertadores e Coppa del Brasile. Le statistiche dicono 11 gol e 6 assist. Le impressioni degli addetti ai lavori lo annotano come possibile crack del calcio che verrà. Convocato in Seleção per le amichevoli con Stati Uniti ed El Salvador a settembre 2018, ha debuttato entrando nella ripresa. Il Milan l’ha strappato alla concorrenza per 35 milioni più bonus. I tifosi sognano un altro brasiliano da stropicciarsi gli occhi dopo gli anni di Leonardo, Kakà, Ronaldinho e Rivaldo.

 

 

Una donna che vorrà andare allo stadio per la Supercoppa italiana non potrà farlo. O quantomeno, non potrà andarci da sola. La Lega calcio ha pubblicato il comunicato con le disposizioni per il trofeo in palio in Arabia Saudita il 16 gennaio. Si gioca al “King Abdullah Sports City Stadium” di Jeddah alle 18.30 italiane. Tra le righe della notizia, pubblicata in pompa magna con toni entusiasti per gli oltre “50mila tagliandi staccati in poche ore”, si legge:

I settori indicati come “singles” sono riservati agli uomini, i settori indicati come “families” sono misti per uomini e donne

In pochi minuti l’annuncio social della Lega diventa virale e scoppia la bufera. Già quando fu annunciata la sede della Supercoppa, in molti polemizzarono con la scelta di via Rosellini. L’Arabia Saudita non brilla certo per la salvaguardia dei diritti umani. Il caso del giornalista Khashoggi, ucciso a Istanbul nel consolato arabo lo scorso 2 ottobre, è ancora sulle pagine di giornali di tutto il mondo. Solo qualche giorno fa l’accusa del New York Times di aver comprato bambini soldato per combattere la guerra in Yemen. Le donne saudite, inoltre, possono guidare solo dal 2017 e fino all’anno scorso non potevano mai assistere a una gara sportiva.


La polemica viaggia sui social, dagli osservatori fino alle forze politiche. Il comunicato della Lega stride con le iniziative più volte sostenute dal calcio italiano per la lotta alla violenza sulle donne. Solo qualche settimana fa i calciatori sono scesi in campo dipingendosi le guance di vernice rossa. Ora appare paradossale che una donna non potrà recarsi da sola per la finale della Supercoppa italiana. Un evento ufficiale targato Lega calcio e che vale circa 7 milioni di premi. In nome del Dio denaro, evidentemente, anche i diritti sono meno diritti.

L’eterna promessa chiamata a una nuova possibilità di rilancio. Quando Luis Muriel anni fa esplose a Lecce qualcuno si lanciò in un paragone blasfemo. Per caratteristiche fisiche e tecniche (e per il rapporto con la bilancia) ad alcuni ricordava nientemeno che Ronaldo, il fenomeno. Accostamento azzardato che, tuttavia, ben sintetizzava le potenzialità del colombiano classe ’91. Dopo un anno e mezzo a Siviglia, Muriel torna in Italia, acquistato dalla Fiorentina in prestito con diritto di riscatto.


Il primo colpo di calciomercato invernale è quindi della Viola che ha bruciato l’interesse molto forte del Milan. L’attaccante ha scelto Firenze per rilanciarsi, ben consapevole della forte concorrenza alla corte di Pioli. Simeone, Chiesa e un Pjaca che, come il neoarrivato, confida in un rilancio dopo il grave infortunio di due anni fa. Portato in Italia dall’Udinese, Muriel ha vestito anche le maglie di Lecce e Sampdoria in serie A. Le sue presenze totali sono state, finora, 165 con 43 gol. Muriel si mette in mostra in Puglia tra il 2011 e il 2012 assieme a un altro colombiano talentuoso, Juan Cuadrado.

Tre anni in Friuli fino al 2015 lo consacrano tra i migliori talenti della A. Nell’Udinese forma una micidiale coppia d’attacco con Antonio Di Natale. Ed è proprio nel mercato di gennaio che si trasferisce, nel 2015, alla Sampdoria. In blucerchiato il colombiano trascorre due stagioni, mettendosi in mostra con alcuni gol non banali. Vedere per esempio il meraviglioso sigillo all’Olimpico contro la Roma nel match perso 2-3.

Muriel conclude l’esperienza con la Doria rendendosi protagonista di un’esultanza non proprio ortodossa contro la sua ex Udinese. Nell’estate 2017 si trasferisce in Spagna a Siviglia, dove vive un anno e mezzo tra luci e ombre. Sono tredici le marcature in 65 presenze, spesso non da titolare. Bottino troppo magro per chi era paragonato a Ronaldo e cerca riscossa nella città degli Uffizi.

Gennaro Gattuso ha il fantasma in casa. Il tecnico del Milan, all’ultima chiamata contro la Spal, vedo lo spettro di Leonardo sulla sua panchina. Gli ultimi rumors in casa rossonera includono anche il direttore generale rossonero. Gli ultimi risultati negativi hanno rimesso in discussione Gattuso, scivolato momentaneamente al settimo posto, a quattro punti dalla Lazio quarta, ma con una gara in meno. E proprio l’ultimo piazzamento Champions rappresenta l’obiettivo della stagione, considerando anche l’eliminazione dall’Europa League.


La soluzione interna con Leonardo è tornata in piedi dopo il pareggio deludente con il Frosinone nel boxing day. Gattuso è tornato sulla graticola. A penalizzarlo, nell’ultimo mese, sono i risultati. L’ultima vittoria risale al 2 dicembre in casa contro il Parma. Poi quattro partite in campionato: zero gol, con tre 0-0 e la sconfitta interna contro la Fiorentina (0-1). Preoccupa il digiuno offensivo, in particolare da Higuain. L’argentino è a secco da due mesi (28 ottobre, Milan Samp 3-2), è nervoso e sbaglia quei pochi palloni che gli arrivano. L’allenatore è così tornato finito sul banco degli imputati, soprattutto dopo la clamorosa eliminazione di Atene in Europa League.


I nomi dei sostituti non mancano, ma c’è da capire quanto siano disposti ad accettare un ruolo da traghettatore fino a giugno. Guidolin, Donadoni, persino Wenger. Con lo sfondo il sogno proibito di molte società per la prossima stagione: Antonio Conte. Tra i papabili sostituti c’è anche Leonardo, ora dietro la scrivania ma con un passato da allenatore. Fu l’ex dirigente Galliani a volerlo sulla panchina rossonera per la stagione 2009-2010. Il suo terzo posto finale gli vale la qualificazione in Champions, competizione in cui ottiene una storica vittoria al Bernabeu per 3-2. La prima del Milan in casa del Real Madrid.

Poi la contestata, sponda milanista, esperienza all’Inter dove vince una Coppa Italia nel 2011. Dopo sei anni torna in panchina all’Antalyaspor, in Turchia, nel settembre 2017. Una parentesi che dura tre mesi, poi le  dimissioni. Prima di tornare al Milan da dirigente, è stato direttore del Paris Saint Germain tra il 2011 e il 2013.

Sta diventando un elemento fondamentale di chi ha sempre creduto in lui. Mattia De Sciglio, contro l’Atalanta, disputerà la sua sesta partita consecutiva da titolare. A destra o sinistra, in sostituzione di Cancelo o Alex Sandro, cambia poco. Risolti i problemi fisici che l’hanno bersagliato la scorsa stagione, l’ex milanista fa della duttilità e della diligenza le sue doti migliori. E Max Allegri, suo mentore dai tempi rossoneri, lo sa bene.

Classe 1992, arrivato alla Juve nell’estate con 2017 con qualche scetticismo, De Sciglio sta dimostrando quelle qualità che gli hanno permesso di avere un inizio di carriera molto promettente. Esordisce nel Milan di Allegri in Champions League nel 2011, poi in serie A alcuni mesi più tardi, nell’aprile 2012. Nella stagione 2012/2013 diventa un titolare fisso: non è un giocatore che fa notizia o che si prende la scena, ma sa fare il suo compito in maniera ordinata. Caratteristiche imprescindibili per un terzino, ruolo delicato e negli ultimi anni anche fuori moda. E’ sempre più difficile, infatti, trovare un giocatore ad alti livelli che sappia fare bene le due fasi sulla fascia.


La fragilità fisica, unita a quella caratteriale, hanno negli anni rallentato la carriera di De Sciglio. L’esterno detiene il poco invidiabile primato di giocatore della serie A espulso più velocemente subito dopo l’inizio del match. Succede a Napoli il 3 maggio 2015: rosso dopo soli 43 secondi di gara.

Dopo 133 presenze in rossonero e due Supercoppe italiane, si trasferisce a Torino nel 2017. L’esordio è da dimenticare, proprio in Supercoppa contro la Lazio. Si perde Jordan Lukaku nell’azione del gol decisivo di Murgia. Poi il debutto in Champions in bianconero a Barcellona dove va anche vicino alla rete. Colpito nuovamente da guai fisici, segna il suo primo gol in serie A contro il Crotone, ammettendo candidamente a fine match:

Non sapevo come esultare

A fine stagione colleziona solo 20 presenze, non riuscendo pienamente a dimostrare il suo valore. Quest’anno, complici gli infortuni di Cancelo e Alex Sandro, è già a quota 9 gettoni. E’ suo l’assist decisivo per il colpo di testa di Mandzukic contro la Roma. Sorride Allegri e sorride Mancini. Il miglior De Sciglio, che può già vantare una partecipazione al Mondiale 2014 e a Euro 2016, può solo fare bene anche per la fascia azzurra.

La sua ultima partita risale a sette mesi fa, il 13 maggio. Riccardo Montolivo era entrato al posto di Lucas Biglia, facendosi poi espellere al 75’. Si giocava Atalanta Milan a Bergamo, lì dove il centrocampista ha iniziato la sua carriera nelle giovanili e in prima squadra. Ora il numero 18 rossonero potrebbe tornare a respirare l’odore del campo contro un’altra sua ex squadra, la Fiorentina. L’emergenza a centrocampo costringe Gattuso a rimescolare le carte. I soli disponibili sono Josè Mauri, Bertolacci, Halilovic e proprio Montolivo. Finito nel dimenticatoio per questioni fisiche (e di contratto), l’ex azzurro ora potrebbe giocarsi le sue nuove chance contro i viola.

Montolivo ai tempi della Fiorentina

Io non ho nulla contro Montolivo, io faccio solo le mie scelte. In questo momento vedo giocatori più avanti di lui e quindi faccio giocare loro.

Le parole di Gattuso smentiscono qualsiasi attrito tra i due. Nel mezzo, Biglia e Bonaventura sono gli infortunati di lungo corso. Kessie e Bakayoko gli squalificati dopo il pari incolore di Bologna. Il tecnico è alla ricerca di nuove strategie tattiche per difendere il prezioso quarto posto. L’alternativa al cervello di Biglia sarebbe in casa, anche se messo in naftalina. Montolivo, in scadenza di contratto l’anno prossimo, è al Milan dal 2012. Con i rossoneri ha disputato 158 partite con 10 gol. Arriva in rossonero l’estate in cui lasciano i senatori (Seedorf, Inzaghi, Nesta e proprio Gattuso). Diventa presto capitano, ma non entra mai nel cuore dei tifosi. Un po’ per i paragoni ingombranti con Pirlo, un po’ per i problemi fisici che lo attanagliano, un po’ per quell’indolenza che i suoi critici gli rimproverano.

Montolivo solleva con Abate la Supercoppa vinta a Doha

Con il Milan vince una Supercoppa a Doha contro la Juventus nel 2016. Finito ai margini della squadra, dopo aver rifiutato la cessione la scorsa estate, Montolivo non è mai finora sceso in campo. E’ solo andato in panchina nel match di Udine un mese fa. Ora potrebbe capitargli l’occasione della stagione. Il prossimo 18 gennaio compirà 34 anni. Non è mai stato l’erede di Pirlo, né il trascinatore delle folle in grado di cambiare da solo l’inerzia delle gare. Ma nella mediocrità attuale del centrocampo rossonero, complici le numerose assenze, meriterebbe quantomeno di giocarsi anche solo una possibilità. Ancora contro una sua ex, quella Fiorentina in cui ha giocato 7 anni, dal 2005 al 2012.

Il suo ultimo gol, Pippo Inzaghi deve realizzarlo al Milan. Al suo Milan, la squadra del cuore, in cui ha vinto tutto e segnato di più. 126 gol in trecento partite. La vetta raggiunta con la doppietta di Atene nella finale di Champions contro il Liverpool. L’anno da allenatore nel 2014-2015. Tutto dimenticato, almeno per una sera. Oggi Filippo Inzaghi è l’allenatore del Bologna e si gioca la panchina nel match di campionato contro i rossoneri. Non se la passa meglio il suo vecchio compagno e amico Rino Gattuso. Da poco più di un anno a Milanello, l’ex centrocampista si lecca ancora le ferite dopo l’eliminazione contro l’Olympiacos. Ancora una volta Atene, questa volta meno dolce del 2007.

Inzaghi si gioca tutto questa sera. Dopo la sconfitta maturata ad Empoli, il suo posto sembra a tempo determinato. Il presidente Saputo gli ha confermato la fiducia, sebbene a termine. Dopo gli anni di Venezia (promozione in B e playoff), Superpippo è arrivato a Bologna questa estate. Le ambizioni erano di una salvezza tranquilla, dopo gli anni di un altro ex milanista in Emilia. Quel Roberto Donadoni che non è mai entrato pienamente nel cuore della città di Lucio Dalla. La dirigenza ha così puntato su Inzaghi con risultati finora deludenti. Terzultimo posto in classifica a 11 punti. Due le sole vittorie, contro Roma e Udinese al “Dall’Ara”. Una squadra che non sembra all’altezza della categoria. L’unica buona notizia è che la salvezza dista due punti, con l’Udinese a 13.

I tre punti sono arrivati l’ultima volta il 30 settembre nel 2-1 contro i bianconeri friulani. Da allora 4 sconfitte e 4 pareggi in 8 partite. Troppo poco per poter vedere la luce in fondo alla stagione. Ma le colpe non sono solo di Inzaghi allenatore. La rosa è stata probabilmente sopravvalutata. Il Bologna segna poco, ha uno dei peggiori attacchi con soli 13 gol. A salvarsi è Federico Santander, l’attaccante paraguaiano con 4 centri all’attivo. Dal resto le briciole. Palacio fa i conti con l’età e gli acciacchi (2 reti). Orsolini gioca poco (552 minuti con 2 gol). Destro ha deluso ed è un separato in casa. Poli cerca di mettere una pezza, andando a segno due volte da centrocampista. Ci sarebbe bisogno di un attaccante vero, ma quello siede in panchina e fa l’allenatore. E questa sera deve segnare il gol più importante da tecnico, proprio contro il suo Milan.