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Il cognome Maldini in casa Milan equivale a leggenda. I successi di Cesare, la gloria di Paolo e ora cresce un giovane Daniel.

Sì perché i figli del grande ex capitano rossonero crescono in maniera rapidissima. Il primogenito è Christian classe ’96 e gioca come difensore nell’Alma Juventus Fano, il più piccolo è proprio Daniel: classe 2001 e gioca nelle giovanili del Milan come attaccante.

La giovanissima punta sta ben figurando nella 71esima edizione della Viareggio Cup che si sta tenendo questi giorni. Nell’ultima uscita ha addirittura realizzato una doppietta che ha permesso ai rossoneri di battere lo Spezia per 3-2.

La ciliegina sulla torta per il figlio d’arte è arrivata anche dalla maglia azzurra. Infatti il ct della selezione dell’Under 18, Daniele Franceschini, ha convocato Daniel in vista dell’amichevole con i coetanei olandesi.
Oltre seimila giorni dopo l’ultima volta di Paolo in azzurro (il nefasto ottavo mondiale 2002 contro la Corea), dunque un altro Maldini raggiunge la Nazionale varcando le soglie delle giovanili.

L’attaccante rossonero sin qui ha messo a segno 9 reti tra Primavera e torneo di Viareggio, facendosi appunto notare. Il cognome che porta sulle spalle è pesante ma è anche motivo di orgoglio per quello che la famiglia Maldini è stata per il mondo milanista.

Dotato di una buonissima tecnica, Daniel è bravo anche da calcio piazzato. Proprio la seconda rete contro gli spezzini è arrivata da calcio di punizione.

Nel giro di qualche settimana è diventato imprescindibile per il gioco di Gattuso e per tutti i fantallenatori che hanno puntato su di lui nel mercato di riparazione, ma c’è chi di Paquetà se n’è dimenticato.

Il centrocampista del Milan e della nazionale brasiliana non è stato inserito nel videogame di calcio più famoso al mondo: Fifa 19 della EA Sports.

In particolare il numero 39 carioca è impossibile ritrovarlo all’interno della modalità FUT (Fifa Ultimate Team) che, negli ultimi anni, è diventata la piattaforma più utilizzata da tutti i game player del mondo.

Per i tanti appassionati, il brasiliano ex Flamengo è diventato uno dei calciatori chiave del Milan di Rino Gattuso, tant’è che ha disputato tutte le partite da quando è arrivato a Milanello, con diverse giocate di qualità. Purtroppo però, per i giocatori di Fifa FUT ciò risulta ancora irrealizzabile, perché la EA Sports l’ha inserito solamente nelle rose offline con il potenziale di 79, con potenziale massimo 89.

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Il valore di Paquetà all’interno di Fifa 19

Pare che Paquetà non sia il solo. Anche l’argentino Leandro Paredes è stato dimenticato dal gioco. L’ex Zenit San Pietroburgo, da gennaio al Paris Saint Germain che l’ha pagato oltre 40 milioni di euro, risulta ancora assente.

I tifosi invocano il suo inserimento che arriverà prima o poi.

Come nei passi della vita che ci chiama a scegliere che strada percorrere arrivati a un bivio, anche nel calcio fattori contingenti posso determinare il flusso del futuro. Noi non sapremo mai se senza gli infortuni di Biglia e di Bonaventura e le conseguenti scelte obbligate di Rino Gattuso, avessimo potuto davvero apprezzare l’attuale Tiémoué Bakayoko.

Il francese contro l’Empoli ha probabilmente giocato la migliore partita con la maglia del Milan, un 7 in pagella pieno che alza la sua media che, dall’inizio della stagione, ha visto troppe insufficienze. Prestazioni che avvaloravano l’oscura annata al Chelsea, dubbi sull’operazione di mercato – 5 milioni per il prestito e riscatto a 35 – e un’inadeguatezza di inizio stagione coincisa con le brutte rimonte subite da Napoli e Atalanta.

 

 

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Proud and fortunate to have met such legends of the club 💪🏾🔴⚫️ #forzamilan

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Partita dopo partita, Bakayoko è diventato il leader del centrocampo rossonero. E anche dei tifosi che, nel giro di 40 giorni durante la sessione di mercato invernale, si sono ritrovati con tre nuovi beniamini: Piatek, Paquetà e proprio il centrocampista francese al punto che la società lo ha scelto come testimonial su Instagram per presentare la maglia vintage disegnate per i 119 anni del Milan.

Parliamoci chiaro: l’ex centrocampista del Monaco con cui ha vinto la Ligue1 ha un fisico fuori parametri per gli standard della Serie A. Con i suoi 190 centimetri d’altezza, petto e spalle possenti, gambe robuste è atleticamente “diverso” dagli altri avversari e, una volta “scolarizzato”, diventa davvero complesso girargli attorno. Perché nonostante il mismatch Tiémoué non è un calciatore falloso, contro l’Empoli ha recuperato otto palloni in 80 minuti, un numero che sintetizza il suo momentaneo dominio nel campionato italiano.

Ovviamente ciò che dà in fase di non possesso, perde in fase di impostazione con un’espressione di gioco evidentemente diversa da Biglia, più playmaker e accentratore. Al momento, l’allenatore del Milan, sta ovviando con due soluzioni tattiche: molte volte Ricardo Rodriguez gioca in una posizione ibrida tra terzino e terzo centrale proprio per incaricarsi di giocare il pallone in avanti; oppure quando il turco Calhanoglu ha agito da mezzala è stato lui ad abbassarsi per impostare da dietro.

L’arrivo di Lucas Paquetà è la chiave di volta: il brasiliano è entrato talmente tanto in sintonia da non aver saltato una partita dal suo arrivo e Gattuso non ci ha pensato su due volte nel buttarlo nella mischia, già bello e pronto. Un impatto continuativo, qualità di palleggio, inserimento e geometria, che racchiudono tutte le caratteristiche della mezzala moderna, lasciando a Kessiè e Bakayoko i muscoli necessari.

 

 

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Happiness 😁😁 #2019

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Il simbolo della rinascita milanista ha, tra gli altri, la sua faccia. Hakan Chalanoglu, dopo una lunga attesa, si sta prendendo quella che la maglia numero 10 impone. Il nuovo Milan 2019, targato Piatek e Paquetà, sta mettendo punti nella propria classifica anche grazie al turco di origini tedesche. Una promessa tradita, Hakan da Mannheim, che in rossonero non era riuscito a ripetere quanto di buono dimostrato al Bayer Leverkusen. Eppure Gattuso ha creduto in lui, usando bastone e carota, ripetendo che uno così, con quei piedi, non poteva restare all’asciutto in zona rete. E Chalanoglu l’ha prontamente ripagato con il gol pesantissimo che ha spianato la strada per la vittoria contro l’Atalanta.

Il possibile ritorno in Germania

E dire che meno di un mese fa il classe 1994 era a un passo dal ritorno in Germania, al Lipsia. I fischi di San Siro, i risultati modesti della squadra, un clima funereo verso l’ennesima stagione incolore avevano rabbuiato il centrocampista. L’arrivo di Paquetà aveva fatto poi sorgere pesanti dubbi sulla permanenza di Chalanoglu a Milanello. E invece mister Gattuso è ripartito proprio da lui, rilanciando la sua presenza in campo nel tridente offensivo. La fiducia del tecnico è stata determinante per un calciatore dai buoni piedi, ma dalla tenuta mentale un po’ fragile. Non è un caso che dopo il gol di Bergamo il turco è andato subito a ringraziare il suo allenatore.


Corsa Champions

Hakan ha così interrotto una lunga astinenza da gol che durava dal 20 maggio 2018. Finora, con il Milan, ha collezionato 75 presenze con 10 gol, un po’ poco per uno che al Bayer aveva realizzato 28 gol in 115 gettoni. Cerniera tra centrocampo e attacco, Chalanoglu sembra aver beneficiato anche dell’arrivo di Robocop Piatek. Il pistolero, sempre a segno fin qui nelle gare disputate in rossonero, incrocia l’Empoli nell’anticipo del venerdì (qui le quote Replatz). Proprio contro i toscani Piatek ha segnato il primo gol in Italia nel match con il Genoa. Al suo fianco, oltre a Suso, ci sarà il centrocampista turco, rinato grazie alla cura Gattuso.

Quando un uomo di sport riesce a fare tutto quello che ha fatto Nereo Rocco nella sua gloriosa carriera difficilmente lo si dimentica, anche a distanza di 40 anni dalla sua morte.

Nato a Trieste il 20 maggio 1912, el Paròn (il Padrone – com’era soprannominato già nei primi anni a Treviso) ha segnato parte della storia del calcio italiano, soprattutto negli anni sulla panchina del Milan dov’è ancora l’allenatore più vincente della storia rossonera.

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Il Milan di Rocco dopo la vittoria della Coppa dei Campioni contro l’Ajax, nella stagione 1968/69

Sì perché Rocco in quindici anni sulla panchina milanista è riuscito a vincere bene dieci trofei: due scudetti, tre Coppe Italia, due Coppe delle Coppe, due Coppe dei Campioni e una Coppa Intercontinentale. Davvero un gran palmarès per colui a cui si associano anche tantissimi aspetti del calcio che si è evoluto a partire dalla metà degli anni ’50.

Buon calciatore, ha giocato nel ruolo di libero; secondo molti, da allenatore è stato l’introduttore del catenaccio che tanto ha rivoluzionato il calcio in Italia e che ci ha permesso di vincere tanto.
Insieme all’ex capitano rossonero, Cesare Maldini, è stato il simbolo vincente del Milan trionfante che è riuscito a imporsi in Italia e soprattutto in Europa, per quella che tuttora è il club italiano con più Coppe dei Campioni in bacheca.

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Nereo Rocco e capitan Cesare Maldini dopo aver vinto la prima Coppa dei Campioni contro il Benfica di Eusebio a Wembley

Per il Paròn la squadra perfetta era quella composta da: “un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un mona che segna e sette asini che corrono”. Questa citazione è soltanto una delle tante lasciate dal grande Nereo Rocco. Espressioni celebri (spesso in dialetto triestino) che, tuttora, sono ancora molto utilizzate nel mondo sportivo, e non solo.

Palla lunga e pedalare!

Mi te digo cossa far,                                    (Posso dirti cosa fare,
ma dopo in campo te ghe va ti!                ma in campo poi ci vai tu!)

Che vinca il migliore.
Sperem de no!

Insomma Rocco è stato un filosofo e insegnante di calcio ma anche un grande amante della fatica, sapeva benissimo che senza il lavoro e il sudore nessuna vittoria sarebbe arrivata. Un grande uomo che ha saputo mettere un’impronta indelebile negli anni in cui ha fatto sport. Un professionista che però, nonostante il successo, non ha mai abbandonato le sue origini e la sua Trieste, per colui che si definiva uno di provincia.

In effetti pure lui, ogni tanto, si dava del mona(stupido in triestino), ma sempre per semplicità.
“Mi a Milàn son el comendatòr Nereo Rocco. A Trieste son quel mona de bechér!”. Almeno lì, a Trieste, bechér (macellaio, mestiere di suo padre), lo è stato sino alla fine, sino al suo ultimo respiro, quello andato in scena quarant’anni fa.

Quando nella stessa dichiarazione, a caldo, uno sportivo, un calciatore mette assieme “notte magica” e “il mio sogno da bambino” il rischio è che sia o una frase fatta o un’esaltazione talmente indescrivibile e che parte dalla pancia che vengono in mente le prime, semplici e genuine, parole.

Nicolò Zaniolo a 19 anni, 7 mesi e 10 giorni si è preso lo stadio Olimpico, la Roma e la sua acerba carriera, li ha mescolati bene bene e in una serata di Champions League ha confermato di essere una delle cose più belle che l’Italia calcistica possiede. La sua doppietta di martedì ha permesso alla Roma di vincere 2-1 l’andata degli ottavi di Champions League contro il Porto e Zaniolo ha scelto il palcoscenico più vistoso e luccicante per segnare due gol.

A 19 anni, 7 mesi e 10 giorni, ed è giusto ribadirlo ulteriormente, è il più giovane calciatore italiano a segnare una doppietta in Champions Leauge. Ha segnato sotto la curva Sud, quella dei tifosi romanisti, ed è andato a correre verso di loro, qualcosa che non si può spiegare.

 

Il talento nascente della Roma, arrivato in estate sull’asse di mercato tra la capitale e l’Inter nell’operazione Nainggolan, non è però il più giovane italiano ad aver segnato in Europa. In questa classifica è sesto e al primo posto, più in alto di tutti, c’è Paolo Ferrario, ex-attaccante del Milan che ha marcato la sua prima e unica esperienza nella Coppa dei Campioni con una rete a suo modo “storica”.

Nel 5-1 tra Barcellona e Milan, ritorno degli ottavi di Coppa del 1959, Ferrario ha segnato la rete della bandiera, al Camp Nou, al minuto 38. A 17 anni, 8 mesi e 27 giorni, “Ciapina” (soprannome che deriva da Ugo Ciappina della famosa “Banda Dovunque” per l’abilità a realizzare gol di rapina) aveva appena realizzato la rete del momentaneo 3-1 e come compagni di squadra aveva, per citarne alcuni, Cesare Maldini, Altafini e  Liedholm.

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Cresciuto nelle giovanili del Milan, Paolo Ferrario fece il suo esordio in Serie A 10 giorni prima il match contro il Barcellona, il 15 novembre 1959 in Padova-Milan, 2-0. Rimarrà rossonero anche se non consecutivamente per otto anni, fino a che il ritorno di José Altafini convincerà la società a metterlo sul mercato. Ha giocato anche con Lazio, Monza, Varese, Cesena, Bologna, Perugia terminando la carriera nel 1973 nella Ternana. La sua migliore stagione è quella del 1962-1963 nella quale ha realizzato 18 reti in 27 incontri per il Monza; bene anche nella stagione 1964-1965 nella quale segna 12 gol in 20 partite col Milan. In carriera ha totalizzato complessivamente 56 presenze e 19 reti in Serie A e 128 presenze e 46 reti in Serie B.

Contro il Cagliari, nel posticipo di serale di Serie A di domenica 11 febbraio, Gigio Donnarumma ha toccato le 150 presenze con il Milan. Per raggiungere i 380 gettoni di Christian Abbiati, il portiere che ha giocato più partite nei rossoneri, Gigio ne deve fare ancora di strada, ma conviene sempre ricordare, sottolineare e scrivere in grassetto che il ragazzo alto 196 centimetri ha ancora 19 anni e che ne compie 20 il 25 febbraio.

La crescita del classe 1999 è evidente e sotto gli occhi di tutti, anche di quelli smemorati,  nonostante forti tensioni e momenti di collisione con la tifoseria durante la querelle sul rinnovo del contratto. Qualche giro a vuoto tra i pali, qualche uscita da rivedere senz’altro, ma al netto delle 150 partite, il numero 99 anche quest’anno sta facendo vedere grandi cose. Anzi, soprattutto nella stagione 2018-2019: da inizio dicembre, Donnarumma si è rivelato una vera saracinesca, subendo appena 4 gol dei 41 tiri nello specchio degli avversari in campionato trasformando la difesa del Milan in un vero e proprio fortino inviolabile come evidenziato anche ieri sera contro il Cagliari.

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Per intenderci, ha bloccato, deviato, respinto l’87,3 per cento delle conclusioni giunte verso la sua porta nel corso dell’annata, il dato più alto per i cinque più importanti campionati europei. E se non vi bastano i numeri, ecco il video celebrativo del Milan: 150 parate in 150 incontri. Alcune sono semplicemente mostruose.

 

I colori, il rosso e il nero, sono gli stessi, dal Flamengo alla nuova avventura al Milan. Il rosso del cuore che ha messo Lucas Paquetà per segnare il suo primo gol a San Siro, il nero della fascia a lutto che ha indossato sul braccio e che si è sfilato per stringerla in un pugno rivolto verso al cielo. La sua è una dedica speciale: il brasiliano, che ha segnato la rete del 2-0 contro il Cagliari, beffando Cragno di interno sinistro, grazie a un cross perfetto di Calabria sul secondo palo, ha voluto omaggiare gli ex compagni di squadra, le dieci giovanissime vittime dell’incendio nel centro tecnico del club rossonero di Rio de Janeiro, avvenuto nella notte tra il sette e l’otto febbraio.

Piange Paquetà, piange tutto il calcio brasiliano è in lutto: a Vargem Grande, quartiere della zona ovest di Rio, la nuova stella del Milan ha passato 12 anni della sua vita e fino a poche settimane fa si allenava proprio al  “Ninho do Urubu”, al nido degli avvoltoi.

Sono stati giorni speciali per me, il gol al Milan è un sogno che si realizza, come era un sogno giocare al Milan ma per anni io ho vissuto al Flamengo e quella era casa mia

Tra le vittime dell’incendio c’è Christian Esmerio, portiere di 15 anni che era considerato una grande promessa in Brasile, già nel giro della Nazionale della sua categoria. A dicembre aveva pubblicato su Instagram una foto in compagnia di Tite, allenatore della Seleçao. Oltre a Christian Esmerio, sono stati riconosciuti tra le vittime i calciatori Arthur Vinícius de Barros Silva Freitas, difensore di 14 anni (ne avrebbe compiuti 15 questo sabato) che aveva giocato con la nazionale brasiliana U-15. Tra gli scomparsi anche il nome di Pablo Henrique da Silva Matos, 14 anni, cugino di Werley, difensore della squadra professionistica del Vasco da Gama, uno dei rivali del Flamengo a Rio. Nonostante le difficoltà per i soccorritori e gli inquirenti nell’identificare i corpi carbonizzati, con il passare delle ore si è allungata la lista dei nomi dei convolti. Tra questi quello di Bernardo Pisetta, portiere, di 15 anni, dell’attaccante quattordicenne Victor Isaías, e di Athilas Soza Paixão. Alla lista si sono aggiunti poi Jorge Eduardo, terzino sinistro di 15 anni, che ne avrebbe compiuti 16 il 14 febbraio, Samuel Thomas, terzino destro di 15 anni, e Rosa Gédson Santos, detto Gedinho, centrocampista quattordicenne. Era appena arrivato al ritiro, stava vivendo i suoi primi giorni dell’esperienza al Flamengo. È invece Rykelmo de Souza Viana, 16 anni mediano di spinta, la decima ed ultima vittima individuata. Era soprannominato Bolivia ed avrebbe compiuto 17 anni tra pochi giorni, il 26 febbraio.

 

Leonardo, direttore generale dell’area tecnico-sportiva del Milan, è cresciuto proprio lì e ha detto: «Sono molto toccato da quello che è successo al centro Ninho do Urubu, quando ho cominciato a giocare nelle giovanili del Flamengo c’era solo il terreno e il sogno di costruire un centro sportivo di alto livello. Vorrei abbracciare tutte le famiglie delle vittime dell’incendio. Il mio pensiero e la mia preghiera sono per quei giovani che inseguivano il sogno di diventare calciatori».

 

 

 

 

 

 

 

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Otra tragedia…El mundo del fútbol está de luto… Que tristeza irmãos brasileiros… #flamengo #quetristeza #forçaflamengo #elfutbolestadeluto

 

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Prima della partita, lo speaker di San Siro aveva letto un messaggio per i giovani scomparsi: «Questi 10 ragazzi giocheranno con gli angeli», mentre sul maxi-schermo è stato proiettata un’immagine in cui lo stemma del Milan e quello del Flamengo, che condividono i colori rosso e nero, si sono intrecciati, con la scritta #ForçaFlamengo.

 

Non mi piace dare date per il mio ritorno in campo, ma credo per febbraio

Così parlò quello a novembre Mattia Caldara che, assieme a Gonzalo Higuain, rientrò nella clamorosa operazione di mercato che riportò Leonardo Bonucci alla Juve. Due stagioni temporali dopo quella pazza estate con CR7 in bianconero, il Pipita è volato a Londra dal maestro Sarri. E dell’ex atalantino si sono perse le tracce dal 20 settembre in Lussemburgo. Trasferta di Europa League contro il Dudelange (con uno dei pochi gol di Higuain): finora è l’unica presenza di Caldara in rossonero.


Era arrivato tra paragoni ingombranti (“il nuovo Nesta”) e presentazioni da Oscar (con vista Duomo accanto al bomber argentino). Quasi subito è scomparso dai radar, inghiottito prima dal mal digerito cambio di maglia. Poi dagli infortuni che ne hanno condizionato la stagione. In principio fu pubalgia, in seguito divenne problema al tendine d’achille con interessamento del polpaccio destro. Guai fisici che l’hanno costretto ai box fino a febbraio. Il mese in cui, stando alle parole di Caldara, sarebbe dovuto tornare. Ed effettivamente il difensore qualche giorno fa ha svolto una prima parte di allenamento con il gruppo di Gattuso a Milanello.


Evidentemente troppo poco per tornare a breve a disposizione. I problemi di Caldara però non sembrano essere solo di salute. Lo stesso allenatore del Milan invitava alla cautela quando, a settembre, si invocava a gran voce l’innesto tra i titolari del difensore ex Juve:

Sa quello che deve fare, non si può distruggere un giocatore come hanno fatto i media. Si parla di un grande professionista, viene da una cultura completamente diversa e non è giusto gettarlo nel frullatore. Deve continuare a lavorare, da parte mia e della società c’è grande fiducia. Non è un problema, ci può dare una grandissima mano.

Segno che Caldara non era ancora pronto mentalmente. Era arrivato in rossonero con l’etichetta di scaricato dalla Juve, che aveva preferito l’usato sicuro (Bonucci) alla giovane promessa da lanciare. Così Mattia, classe 1994, era passato dagli allenamenti in bianconero nella tournee americana sognando Ronaldo a una società in continua fase transitoria dopo l’epoca , Fassone e Mirabelli. Nesta e lo stesso CR7 sono lontani, il presente è una stagione che lentamente lo sta trasformando in oggetto misterioso.

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.