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medaglia d’oro

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E’ un’Italia luccicante e plurivincente quella che torna da San Miguel de Tucumàn, inArgentina, dove si sono disputati i Mondiali di bocce 2019. Un’edizione sudamericana che ha proposto due le novità di rilievo: per la prima volta ha vinto chi è arrivato per primo ai punti 12 o si è trovato in vantaggio entro i quarantacinque minuti nelle fasi eliminatorie (sessanta nelle finali) e, sempre per la prima volta, è stato assegnato anche il titolo di coppia mista (oltre a quelli degli individuali maschili e femminili).

E proprio dagli individuali sono arrivate le medaglie d’oro: gli azzurri, infatti, hanno vinto l’alloro sia con Elisa Luccarini sia con Gianluca Formicone, mentre nella coppia mista composta, da Chiara Morano e Luca Viscusi, è arrivato un ottimo bronzo, dopo l’eliminazione per mano del Brasile, vincitore con Silvia Bohnenberger e Valdecir Garcìa.

E’ un piacevole prima volta per Gianluca Formicone che centra il primo successo iridato nella sua carriera, mentre Elisa Luccarini conquista il tris personale, il secondo oro consecutivo dopo Roma 2015. Oltre a questo ottimo bottino, l’Italia festeggia anche la Coppa per Nazioni grazie alla classifica generale stilata sulla base dei risultati ottenuti dagli atleti nelle tre specialità.

RISULTATI MONDIALI BOCCE 2019:

Individuale maschile: 1) Gianluca Formicone (Italia); 2) Oswaldo Palomino (Perù); 3) José Botto (Usa); 4) Rodolfo Gàlvez (Cile)

Individuale femminile: 1) Elisa Luccarini (Italia); 2) Stella Paoletti (San Marino); 3) Franca Martini (Cile); 4) Yamila Fernàndez (Uruguay)

Coppia mista: 1) Brasile (Silvia Bohnenberger-Valdecir Garcìa); 2) Argentina (Natalia Limardo-Juan Pablo Urra); 3) Italia (Chiara Morano-Luca Viscusi); 4) Cile (Franca Martini-Rodolfo Gàlvez)

I risultati delle finali: specialità individuale maschile ITALIA-Perù 12-2; specialità individuale femminile ITALIA-San Marino 12-10; specialità coppia mista Argentina-BRASILE 10-11

Delegazione azzurra: Gianluca Formicone, Elisa Luccarini, Chiara Morano, Luca Viscusi. Commissari tecnici: Giuseppe Pallucca e Germana Cantarini. Capo delegazione: Moreno Rosati (vicepresidente federale).

 

Inarrestabili e inseparabili ci sono di nuovo loro sul podio a festeggiare il secondo oro nel giro di pochi giorni: la coppia formata da Giacomo Bertagnolli e Fabrizio Casal è l’indiscussa protagonista azzurra dei XII Giochi Olimpici a Pyeongchang.

Nello slalom speciale riescono ad imporsi ancora una volta e superare i temibili slovacchi Jakub Krako e Branislav Brozman, già vincitori del SuperG, e tagliare il traguardo in un tempo di 1:36.12.

Nella categoria visually impaired conquistano la loro quarta medaglia paralimpica, che si aggiunge all’oro dello slalom gigante, all’argento del Superg e al bronzo della discesa libera.

I due campioni, che qualche giorno prima della gara dicevano di non avere grandi aspettative per quest’ultima prova, ora si ritrovano a fare i conti con una gioia quasi inaspettata, soprattutto per gli imprevisti che hanno dovuto affrontare nel percorso:

Eravamo più agitati alla seconda manche. Anche perché è successo di tutto: io avevo gli scarponi molli perché col caldo che è venuto fuori, avevo gli scarponi molli. Fabrizio che si è dimenticato di caricare l’auricolare che si è spento appena prima di partire. Un casino. Quando abbiamo visto che Haraus ci stava dietro, poi quando è uscito. Ciao proprio…

Queste le parole di Bertagnolli a fine gara, a cui fanno seguito quelle del suo compagno d’avventura:

E’ più del gigante, chiudere questa Paralimpiade con Giacomo che vince due medaglie d’oro è una grandissima soddisfazione. Sono felice per me anche, per noi, per i sacrifici che ho fatto. Porto a casa questa Paralimpiade e me la tengo stretta

Come non essere orgogliosi di questi due giovani trentini che hanno fatto brillare l’Italia in Corea del Sud? Per merito del loro talento e della loro grinta il nostro paese ha collezionato ben 4 medaglie olimpiche, che raggiungono quota cinque se si aggiunge anche quella d’argento di Pozzerle nello snowboard.

L’Italia chiude questa competizione paralimpica con soddisfazione, certa di aver dimostrato il talento dei propri ragazzi e aver superato definitivamente la delusione dovuta alla mancanza di podi nell’edizione di Sochi 2014.

Il 23 febbraio, in Russia, è il Giorno dei difensori della Patria, una festa nazionale nella quale gli uomini, considerati tutti potenziali soldati, ricevono auguri e regali. Ma è stata una donna, anzi una ragazzina, che proprio nella giornata odierna ha reso gloria alla Russia: la quindicenne Alina Zagitova, vincitrice, nel pattinaggio artistico, della prima medaglia d’oro russa alle olimpiadi di PyeongChang 2018.

La giovanissima Alina, costretta come tutti i suoi connazionali a gareggiare sotto le insegne dell’Oar (Olympic Athletes from Russia), aveva già concluso il programma corto al comando della classifica, mentre grazie all’ultima prova del programma libero femminile, eseguita sulle note del Don Chisciotte di Ludwig Minkus, ha totalizzato 239,57 punti, suo nuovo primato personale.

Un successo ottenuto in un clima non certo favorevole per gli atleti russi in generale, ed in particolare per la stessa Zagitova, fermata tre giorni subito dopo l’inizio della sessione di allenamento per un controllo anti doping a sorpresa.

Mentre Alina Zagitova diventava la seconda più giovane campionessa olimpica di tutti i tempi, un’altra atleta russa, Evgenia Medvedeva, campionessa del mondo in carica, conquistava la medaglia d’argento, con il punteggio totale di 238,26.

Tuttavia la diciannovenne moscovita non ha potuto trattenere le lacrime per la mancata conquista del gradino più alto del podio, un traguardo che ad inizio stagione sembrava dover essere suo; probabilmente l’infortunio occorsole prima della finale del Gran Prix ha condizionato la sua preparazione e quindi il suo percorso in queste olimpiadi invernali.

La sfida tra le due atlete russe potrebbe presto rinnovarsi il mese prossimo in occasione dei mondiali di Milano, dove la Medvedeva sarà chiamata a difendere il titolo iridato conquistato nelle due precedenti edizioni.

Il terzo gradino del podio è stato conquistato dalla canadese Kaetlyn Osmond, mentre la nostra Carolina Kostner ha chiuso al quinto posto, suo secondo miglior risultato olimpico dopo la medaglia di bronzo di Sochi 2014.

Che ci fa Winnie the Pooh a Pyeongchang?

La protagonista delle olimpiadi in Corea del Sud, Soohorang, la tigre bianca donata ai vincitori delle medaglie, per un po’ è stata messa da parte per lasciare il palcoscenico a Winnie The Pooh, che ha colorato la Gangneung Ice Arena di Pyeongchang in onore di Yuzuru Hanyu.

Il pattinatore, battezzato da poco come il più grande della storia, ha vinto ai XXIII Giochi olimpici invernali la sua seconda medaglia d’oro. Un record che lo fa entrare nella storia insieme ai grandi come Gillis Grafstrom, Karl Schafer e Dick Button, per aver vinto ben due titoli due titoli consecutivi nel singolo negli ultimi 66 anni.

Un fenomeno che all’età di soli 23 anni è già entrato negli annali di questa disciplina sul ghiaccio e naturalmente in quelli delle Olimpiadi invernali.

E la sua storia personale rende ancora più avvincente questo grande traguardo, raggiunto con impegno, determinazione e il sostegno di tante persone che hanno seguito il suo percorso e reso ancora più memorabile questi momenti a Pyeongchang.

Proprio il pubblico è stato capace di emozionare il pattinatore giapponese più del trofeo stesso, con una pioggia di Winnie the Pooh che sono stati lanciati sulla pista da pattinaggio dopo la sua esibizione.

Ma perché hanno scelto di festeggiarlo in questo modo così bizzarro?

Pare che Yuzuru Hanyu sia molto legato a questo noto pupazzo e lo porti sempre con sé. Che sia per scaramanzia o per ragioni affettive non lo sappiamo, ma quel che è certo è che è il suo portafortuna in ogni gara.

Ma in Corea del Sud anche Winnie the Pooh ha avuto qualche problema a circolare liberamente nell’arena, complice anche l’antagonismo con la mascotte ufficiale dei Giochi olimpici.

Così il pattinatore si è dovuto esibire senza il suo fedele amico di stoffa accanto, lasciato a malincuore in albergo. Ma i suoi sostenitori, che conoscono bene il loro beniamino, non hanno voluto fargli sentire questa mancanza in uno dei momenti più importanti della sua vita e hanno invaso con decine di Winnie the Pooh l’intera pista, dimostrandogli affetto e ammirazione.

Un gesto che ha commosso Yuzuru Hanyu, che per poter partecipare a questa competizione olimpica ha dovuto affrontare un grave infortunio e che nel corso della sua carriera ha fatto i conti anche con i disagi del sisma che ha colpito il suo paese.

Chi non ricorda il forte terremoto del 2011 che, data la forte intensità (ben magnitudo 9!) ha generato anche uno tsunami e causato migliaia di vittime? Yuzuru Hanyu ha vissuto in prima persona la paura e le conseguenze di questa tragedia e quei momenti di panico sono ancora impressi nella sua mente:

Mi stavo allenando sulla pista di casa, a Sendai, e d’istinto sono scappato fuori dall’edificio coi pattini ai piedi. Ho passato tre giorni al centro di accoglienza, poi sono tornato a casa con la mia famiglia. Il sisma però aveva rotto le tubature della pista, sono stato due settimane senza pattinare

Ma la sua voglia di stare sui pattini non si è mai spenta e appena gli è stato possibile ha ripreso gli allenamenti e ha conquistato una serie di successi, senza mai voltarsi indietro.

Nel 2014 e nel 2017 si aggiudica il titolo di campione del mondo. È andato oltre i suoi limiti in più di un’occasione, registrando ben dodici record del mondo di punteggio e al momento sono suoi i record mondiali per programma corto, libero e punteggio finale.

Insomma, un fuoriclasse come pochi che, nonostante tutto, rimane un leader e oggi festeggia insieme al suo Winnie the Pooh l’ennesimo successo. E a chi si chiede cosa ne farà di tutti quei pupazzi che il pubblico ha lanciato sulla pista, ecco cosa risponde Yuzuru Hanyu:

Gli orsetti gialli che mi hanno lanciato i tifosi? Li regalerò ai bambini poveri

Perché oltre al talento c’è anche un cuore grande in questo giovanissimo campione olimpico che ha emozionato tutti con la sua storia.

Nessuno si è dimenticato di lei, la grande ginnasta Simone Biles, che dopo lo scandalo in seguito alle accuse di doping e le successive dichiarazioni circa una sua problematica infantile, è sparita per un po’ dalle platee che l’hanno acclamata campionessa olimpionica del 2016.

Una carriera brillante coronata dal sogno di vincere le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Ma prima di questo momento che segna l’apice del suo successo, Biles ottiene diversi riconoscimenti sul suo stile e sul suo incredibile talento artistico.

I suoi più grandi successi li ottiene quando partecipa al Mondiale di Anversa nel 2013 e la sua fama si diffonde a livello internazionale per la sua prova di esercizio libero che ha delle particolarità che lo rendono unico nel suo genere.

Un doppio salto mortale con mezzo avvitamento in aria, che da quel giorno prende il nome di “the biles” in tutto l’ambiente. E da allora è un crescendo di popolarità e successi, conquistando un totale di 19 medaglie, le ultime delle quali proprio alle Olimpiadi di Rio del 2016.

Qui è premiata con ben 4 medaglie d’oro: a squadre, concorso individuale, volteggio e corpo libero. E nella stessa competizione arriva anche terza alla trave.

Gli Stati Uniti festeggiano insieme a questo grandissimo talento un risultato che non si era mai raggiunto fino a quel momento. Simone Biles riesce, infatti, anche a superare il record della grande Shannon Miller.

Ma, forse per le accuse diffamatorie di doping che l’hanno costretta a svelare un particolare drammatico della sua vita della quale non si sapeva nulla o forse per un’eccessiva stanchezza, Simone Biles ha deciso di prendersi una pausa lunga un anno intero.

Ha preferito dedicarsi a se stessa e al suo volto pubblico.

Così il grande astro ha smesso di brillare nella ginnastica per tutto questo tempo. Ma non si è allontanata dai riflettori e abbiamo avuto modo di vederla partecipare a trasmissioni importanti come “Dancing With The Stars”, ha preso parte a varie interviste e ha addirittura scritto un libro biografico.

Ma, oggi, sembra che questa pausa artistica sia volta al termine e prestissimo la rivedremo allenarsi nuovamente e gareggiare a livello internazionale. L’obiettivo sembrano essere proprio le Olimpiadi di Tokyo del 2020.

La notizia del suo rientro in pista è confermata dalla stessa atleta dopo le voci che nei mesi hanno cominciato a girare sul suo presento ritorno. Ci sono ancora tanti misteri intorno a questo ritorno, come il nome del suo allenatore che non è ancora stato annunciato.

Tra le gioie dei suoi successi e un’infanzia difficile, la ginnasta più premiata di sempre non ha mai perso la grinta e la determinazione che le hanno permesso oggi di tornare ad allenarsi, più decisa che mai di guadagnarsi ancora una volta il titolo di campionessa.