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Durante il Gp di Monaco a Montecarlo c’è stato il tributo di tutta la Formula 1 per omaggiare Niki Lauda, grande pilota e grande uomo.

Il ricordo di tutti gli uomini del circus e i ringraziamenti del campione Lewis Hamilton a colui che, prima in pista e poi nei box, ha dato un grosso contributo a migliorare la F1.

A Vienna, in quella che è stata la messa per l’addio al pilota austriaco, un ultimo desiderio espresso da Lauda è stato realizzato.

Il pilota avrebbe voluto essere seppellito con una tuta da corsa per l’ultimo lungo viaggio. La tuta scelta è quella dei suoi gloriosi anni in Ferrari negli anni ’70. Con la Rossa, Lauda ha vinto due Mondiali nel 1975 e nel 1977, prima di trasferirsi in McLaren. 

A rendere omaggio tantissimi uomini del mondo dello sport e dello spettacolo. Commovente è stata la scena in cui la moglie Birgit e i figli Lukas e Mathias hanno posato il casco del campione sulla bara.

Il momento in cui è stato posato lo storico casco di Niki

Quello che ha lasciato Lauda alla Formula 1 è qualcosa di grandioso e le varie scuderie lo hanno voluto omaggiare al Gran Premio di Monaco a Montecarlo.

In realtà è tutto il circus che ricorderà il tre volte campione, morto qualche giorno fa.

La Mercedes, per l’occasione, ha colorato il proprio halo di rosso come il cappellino che Niki Lauda indossava sempre, soprattutto durante le corse.
Proprio il cappellino sarà l’oggetto della commemorazione: lo indosseranno i piloti che scenderanno in pista durante il toccante minuto di silenzio che sarà osservato alle 14.53, diciassette minuti prima del via.

Non solo l’halo, sulla W10 la casa automobilistica tedesca ha aggiunto una scritta “Danke Niki” sul muso delle loro monoposto.

Il muso della W10

Personalizzazione anche da parte della Scuderia Ferrari e Sebastian Vettel.

Sul laterale della SF90 è presente un adesivo che esalta il passato dell’ex pilota austriaco nella casa del Cavallino, in cui ha conquistato due titoli mondiali (1975 e 1977). Lo sticker è la riproduzione della grafica presente sulle Ferrari guidate da Lauda. Il nome, presente in corsivo, è accompagnato da una striscia nera in segno di lutto.

Vettel, invece, indosserà un casco ad hoc con una livrea rossa, il colore dominante dei caschi utilizzati da Lauda, su cui è presente la scritta “Niki Lauda” nella parte superiore e ai lati.

Sono un privilegiato, non sono per averlo conosciuto ma anche per averci parlato tante volte. Se ad oggi abbiamo monoposto sicure lo dobbiamo a piloti come lui.

Omaggi all’austriaco anche dalla McLaren, scuderia con cui Lauda ha vinto un Mondiale nel 1984. Una grande corona d’alloro con appunto l’anno del titolo e “Niki Lauda 1949-2019”.

Il ricordo della McLaren

La scritta “Danke Niki” con i colori dell’Austria è presente anche sulle monoposto della Red Bull e della Toro Rosso. Le scuderie hanno scelto di omaggiare il pilota con una foto.

L’omaggio di Red Bull e Toro Rosso

Sarà un 2019 tutto da vivere per gli appassionati di ciclismo e per i tifosi dello Squalo, Vincenzo Nibali.

Il corridore siciliano ha sciolto ogni dubbio ribadendo che prenderà parte ai due più importanti grandi giri del mondo delle due ruote: il Giro d’Italia e il Tour de France.

Il capitano della Bahrain Merida, a 34 anni, ha voglia di riprovarci, sente il bisogno di credere che possa essere ancora protagonista e di fare la voce grossa in due delle competizioni più importanti della stagione ciclistica.

L’anno scorso ha pesato tanto dire di no alla corsa rosa, per partecipare alla Grande Boucle e al Mondiale di Innsbruck. Per quest’anno, l’idea è quella di fare doppietta: solamente in due occasioni il messinese ha optato alla partecipazione in Italia e in Francia. La prima volta dieci anni fa, quando era molto giovane, e nel 2016, quando ha detto sì al Tour con la maglia Rosa addosso.

Nibali ha ponderato bene la sua scelta e sa di aver raggiunto una maturità tale da poter pianificare il tutto in maniera adeguata.
Prima dell’inizio del Giro, in programma il prossimo 11 maggio, lo Squalo parteciperà anche ad alcune classiche come la Milano – Sanremo, che ha vinto lo scorso anno, e la Liegi – Bastogne – Liegi.

Meno corse nella prima parte, più lavoro in allenamento e in altura per fare il “fondo”. Il debutto stagionale dovrebbe avvenire il 24 febbraio ad Abu Dhabi per l’Uae Tour. Un altro importante test sarà anche la Tirreno – Adriatica programmata dal 13 al 19 marzo, minitour che Nibali ha già vinto in due occasioni.

La vittoria di Nibali al Giro d’Italia 2016

Il siciliano, già entrato nella stretta cerchia dei grandi corridori italiani ad aver vinto in tutti i Grandi Giri, vuole diventare un vero mito. Vincendo la sua terza corsa rosa dopo i trionfi del 2013 e del 2016, affiancherebbe tra gli altri Bartali, Gimondi, Magni e Hinault. Se, invece, dovesse centrare il secondo Tour, appaierebbe Bottecchia, lo stesso Bartali e Coppi.

Tante certezze dunque per il messinese per il 2019. C’è solamente un dubbio ancora da cancellare e riguarda il suo futuro: il contratto con la Bahrain è in scadenza e si devono valutare tanti punti di vista.

Di sicuro a livello finanziario e strutturale in casa Merida stanno cambiando tanti aspetti. La casa automobilistica della McLaren ha acquistato il 50% delle azioni. Non è una semplice sponsorizzazione economica ma un vero e proprio progetto a lungo termine che prenderà il via con il World Tour.

La squadra che, invece, parteciperà per l’ultima volta alla stagione ciclistica è Sky, quella dei campioni Chris Froome e Geraint Thomas.
Sky ha debuttato nel ciclismo professionistico nel 2008, attraverso una collaborazione con la federazione ciclistica britannica e con la dichiarata ambizione di diventare la prima squadra a vincere il Tour de France con un ciclista britannico. Ci è riuscita nel 2012 con Bradley Wiggins. Nei suoi dieci anni di attività, inoltre, ha vinto più di 300 corse, compresi otto Grandi Giri e sei degli ultimi sette Tour de France, con Chris Froome protagonista.

Lewis Hamilton e Sebastian Vettel lo hanno scortato nel giro d’onore finale al Gp di Abu Dhabi perché Fernando Alonso è stato un grande campione.

Nell’ultima gara della stagione a festeggiare è stato nuovamente il pilota britannico della Mercedes ma, a Yas Marina, applausi e congratulazioni sono stati indirizzati anche allo spagnolo due volte campione del Mondo in Formula 1. Da oggi si dedicherà ad altro, in primis continuerà la stagione nel Wec (FIA World endurance championship) insieme alla Toyota.

Cresciuto come quasi tutti i piloti sui kart, trascorrerà poi ben 17 anni in F1. Dal debutto con la Minardi nel 2001 all’addio di ieri con la McLaren.

IL DEBUTTO IN F1 CON LA MINARDI
Il debutto in F1 di Alonso con la scuderia di Giancarlo Minardi

Proprio la casa di Faenza è quella che lo lancia in F1 sicura di avere un talento che prima o poi sarebbe sbocciato e diventato un campione. Era proprio in pischello quando il proprietario della scuderia, Giancarlo Minardi, lo accoglie nella famiglia e lo fa crescere fino al debutto a Melbourne nel Gp d’Australia del 2001.

Tra i suoi post d’addio però pare non ci sia stato spazio per la scuderia di Faenza, che non l’ha presa proprio bene.

PASSAGGIO IN RENAULT E I DUE TITOLI
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La vittoria mondiale di Alonso in Renault

Nel 2002 passa alla Renault, che aveva rilevato la Benetton. Il team manager della casa francese è Flavio Briatore il quale riconosce in Alonso un vero talento. Dopo la prima stagione da collaudatore, nel 2003 diventa pilota ufficiale accanto a Jarno Trulli.
In Malesia ottiene la prima pole della sua carriera, diventando il pilota più giovane della F1 a scattare davanti a tutti in griglia di partenza, a soli 22 anni. In quella stessa stagione in Ungheria vince il suo primo Gp, con il record di miglior giovane.

I due mondiali arrivano nel fantastico biennio 2005/2006. Nel primo anno vince ben sette gare e comunque in quasi tutti i Gp riesce a salire sul podio. Campionato stravinto con una netta superiorità sulle altre scuderie.
La storia si ripete nel 2006 nuovamente con sette vittorie e duello affascinante con il pluricampione Michael Schumacher.

L’ANNO “SABBATICO” IN MCLAREN

Nel 2007 diviene pilota numero 1 della McLaren, durando però una sola stagione in cui dichiara:

Non mi sono mai sentito a mio agio in questa scuderia!

IL RITORNO IN RENAULT E IL SALTO IN FERRARI

Per questo motivo riabbraccia Briatore in Renault prima del grande salto in Ferrari nel 2010. Il sogno di ogni pilota. Con la Rossa vince subito in Bahrein, ma vive quattro anni tra alti e bassi, complice anche e soprattutto la presenza di un giovane Sebastian Vettel che in Red Bull vince quattro campionati consecutivi. In effetti tra i rimpianti di carriera ci sono proprio i titoli sfiorati nel 2012 e nel 2013.

L’addio non è dei migliori e tuttora c’è sempre quel sapore amaro quando il pilota spagnolo parla della sua esperienza con la scuderia di Maranello. Tuttavia la sua vittoria più bella è stata proprio con la monoposto rossa a Valencia nel 2012, partito dall’undicesima posizione.

La vittoria di Alonso a Valencia nel Gp d’Europa 2012
L’AMARO ADDIO DALLA ROSSA E IL RIAPPRODO IN MCLAREN

Dopo la Rossa firma un contratto con la “neonata” McLaren che torna nel palcoscenico della Formula 1. Le stagioni però passano quasi nell’anonimato fino all’ultimo Gp di Abu Dhabi in cui, però, rispetto e onore sono stati trasmessi dai due campioni come Vettel e Hamilton.

Il gran premio di Formula 1 a San Paolo ci ha lasciato altre impressioni: un Lewis Hamilton già campione che continua a vincere, una Mercedes sempre forte e che grazie ai suoi piloti ha vinto anche il titolo costruttori e un Max Verstappen sempre più protagonista del circus.

Il pilota olandese infatti, dopo la grande gara in Messico si è ripetuto sul circuito brasiliano che per poco non ha vinto. Per poco perché a rovinargli la festa è stato il pilota della Racing Point Force India, Esteban Ocon, reo di aver speronato Verstappen da doppiato quando l’olandese era leader della gara; per la cronaca poi la gara l’ha vinta Hamilton superando proprio il pilota della Red Bull andato in testacoda.

Da questa azione è scaturita una lite post gara in cui Verstappen ha più volte spintonato il francese durante le fasi di pesatura. Ai microfoni, inoltre, ha rincarato la dose dicendo di “esser stato buttato fuori da un idiota”. Il transalpino ha poi ribattuto: “Rifarei la stessa manovra, anzi allungherei la staccata ancora di più!”.

A causa della reazione avuta, il giovanissimo Verstappen è stato punito dalla FIA a due giorni di lavori socialmente utili da scontare entro sei mesi.

Non è la prima volta che in Formula 1 avvengono questi tipi di litigi tra piloti.

SALAZAR – PIQUET 1982

Uno scontro che è rimasto nella storia della Formula 1. Il pilota Piquet guida indisturbato la gara ad Hockenheim in Germania. Un po’ com’è successo a Verstappen a rovinarglia la festa è stato un doppiato. Il cileno Eliseo Salazar, invece di far passare il leader del Gp chiude improvvisamente sulla Brabham guidata da Piquet, ponendo fine alla gara per entrambi. La reazione del francese è stata ripresa da tutte le tv mondiali: sceso dalla vettura Piquet cerca subito il faccia a faccia con Salazar, il quale si prende due pugni sul casco e schiva pure un calcio.

SCHUMACHER – SENNA 1992

Puramente nostalgica è stato lo scontro verbale tra il compianto Ayrton Senna e l’allora giovanissimo e inesperto Michael Schumacher. Al Gp di Magny-Cours, il tedesco manda fuori gioco il campione del mondo in carica al primo giro. Il brasiliano si presenta sulla griglia di partenza in borghese e si avvicina al giovane Schumacher, il quale viene “bacchettato” dallo stesso brasiliano, ma con toni pacati.

La ramanzina di Senna a un giovane Schumacher per del Gp di Francia

SCHUMACHER – COULTHARD 1998

Meno pacato è stato invece lo scontro tra Schumi e il pilota McLaren David Coulthard al Gran Premio del Belgio a Spa del ’98. Il ferrarista era al comando della gara e una vittoria avrebbe riaperto i discorsi in ottica campionato, complice il forfait di Mika Hakkinen. Il tedesco compie il sorpasso di doppiaggio sul britannico, il quale però frena di colpo, distruggendo la Rossa del tedesco e la sua monoposto. Per Schumacher addio vittoria. Al rientro nei rispettivi box, Schumi scende dalla sua F300 per si dirige in quello McLaren arrabbiato più che mai e intenzionato a risolvere la faccenda con lo scozzese. Memorabili sono i tentativi di Jean Todt e Stefano Domenicali per cercare di calmare il tedesco. I due si rappacificarono qualche giorno più tardi in pubblico.

FISICHELLA – VILLENEUVE 2006

Durante le qualifiche del Gp d’Europa a Nürburgring va in scena un siparietto acceso tra il pilota romano della Renault Giancarlo Fisichella e Jacques Villeneuve su Bmw Sauber. L’italiano accusa il canadese, reo di aver rallentato il giro lanciato, restando fuori dai primi 10 in griglia. “Fisico” si presenta nei box Sauber insultando in maniera palese Villeneuve.

MASSA – ALONSO 2007

Sempre a Nürburgring un anno più tardi, i protagonisti di un battibecco furono Alonso e Massa. Lo spagnolo della McLaren durante l’ultimo giro si tocca con il ferrarista e, prima della premiazione sul podio, accusa il brasiliano di aver cercato volontariamente la collisione. Massa non accetta l’accusa e tra i due volano insulti in lingua italiana, con il brasiliano che sembra più nervoso.

VETTEL – WEBBER 2013

Al Gran Premio di Sepang in Malesia i due piloti della Red Bull sono rivali per il titolo. L’australiano guida la gara e il muretto ordina a Vettel di non attaccare. Il tedesco, però, non rispetta l’ordine ed effettua il sorpasso pericoloso andando a vincere la gara. Il loro rapporto si rompe e la tensione nel box Red Bull sarà palpabile fino al termine del campionato (vinto da Vettel).

Vettel vince il Gp di Sepang davanti a un visibilmente arrabbiato Mark Webber

VETTEL – HAMILTON 2017

A Baku duello tra Vettel e Hamilton. Il britannico guida la gara in regime di safety car. Il tedesco lo segue alle spalle. Dopo una curva Hamilton frena, secondo il ferrarista in maniera troppo brusca, e Vettel lo tampona danneggiando la sua Ferrari. Il tedesco perde le staffe e si affianca alla Mercedes dell’inglese, insultandolo e speronandolo con le gomme anteriori.

Le monoposto di Formula 1, nonostante possano trascorrere anni, conservano quel fascino e quella innata bellezza che accomuna molte persone.

Molti sognano di poterla guidare almeno una volta, ma c’è chi addirittura potrebbe comprarsela!

Non si tratta di una macchina qualunque, ma la McLaren MP4/8A: la monoposto guidata da Ayrton Senna nella stagione 1993 con cui ha vinto l’ultimo di Gran Premio di Montecarlo.

Ebbene sì, un vero e proprio capolavoro di ingegneria per quegli anni messo in vendita in occasione del 25esimo anniversario di quel trionfo del brasiliano nel GP monegasco. L’asta si terrà alla casa d’aste Bonhams nel maggio prossimo.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, tutto ciò che ruota intorno al pilota Senna ha ancora tanto fascino e il suo ricordo è ancora impresso nelle menti di tutti coloro che hanno avuto il piacere di vederlo correre nell’arco della sua carriera.

La monoposto MP4/8A, prodotta a Woking con telaio numero sei e motorizzata Ford, corse altre 7 gare nell’arco di quella stagione. Per Ayrton Senna fu il suo ultimo mondiale completo della sua carriera e l’ultimo da pilota McLaren. In quella stagione fu il rivale Alain Prost a vincere il campionato con 16 punti di vantaggio sul brasiliano. La stagione successiva, la prima nella Williams, fu quella del disastroso incidente mortale a Imola.

Tornando a Montecarlo, il campione sudamericano vinse per ben 6 volte sul circuito del principato. Dopo la gara in Italia, nella quale Senna si ritirò in seguito ad un contatto con Damon Hill e Martin Brundle, il telaio numero sei fu usato sul muletto in Giappone e Australia, corse che videro il brasiliano vincitore.

Dopo quel 1993 quindi, tornerà a brillare quella bellissima monoposto guidata dalle mani di quello che è stato uno dei più grandi piloti della storia della Formula 1.

Sicuramente la MP4/8A sarà venduta a suon di milioni così com’è stata per la Ferrari F2001 di Schumacher. La Rossa, qualche mese fa, è stata venduta al prezzo record di 7,5 milioni di euro e anche quella monoposto vinse il GP di Monaco.

Fernando Alonso torna in F.1 dopo l’esperienza nella 500 Miglia di Indianapolis dove a tradirlo è stato anche in questa occasione il motore Honda.

“E’ stata un’esperienza grandiosa, molto nuova, con tante cose da imparare e quindi molto intensa. Sicuramente un bel modo per interrompere per qualche settimana la stagione di F.1 e mettere la testa su qualcos’altro. Ho cercato di essere competitivo con una macchina nuova, in una nuova categoria ed è stata una decisione positiva”.

Fernando conferma comunque che il suo primo amore è sempre la F.1

“Vincere un terzo titolo è sempre la mia priorità, perchè è anche la cosa che so fare meglio. Però è stata un’esperienza diversa in una macchina Indy, con regole diverse e questo non mi crea timore per il futuro perchè se dovessi lasciare la F.1 so di poter vincere anche in altre categorie”.

Ancora una volta lo spagnolo conferma che in autunno prenderà una decisione sul suo futuro.

“Se dovessimo vincere prima di settembre, la decisione sarà quella di restare”.

Anche per Fernando Alonso Sebastian Vettel è il grande favorito per la vittoria del titolo mondiale.

“E’ molto forte sotto tutti gli aspetti e ha pochi punti deboli” dice il due volte campione del mondo a SkyF1. “Ha una metodologia di lavoro molto disciplinata. Ha lavorato piu’ di tutti l’anno scorso con i test Pirelli e anche quest’anno ha lavorato molto ed è concentratissimo. E’ il favorito numero uno per il titolo”.

Sara’ Jenson Button a sostituire Fernando Alonso alla McLaren nel Gran Premio di Monaco.

Lo spagnolo saltera’ la gara nel Principato per competere nelle 500 Miglia di Indianapolis e nella ‘sua’ monoposto salira’ l’ex campione del mondo britannico, ritiratosi della scene alla fine della passata stagione.

“Sono entusiasta di essere fare il mio ritorno a Monaco, la mia patria adottiva”, ha commentato Button, iridato nel 2009, che ha trascorso l’inverno in California per allenarsi come Ironman del triathlon, la sua passione di lunga data.

Button ha firmato un contratto con la McLaren lo scorso autunno che lo impegna a sostituire qualsiasi pilota che non e’ in grado di prendere parte a un Gran Premio di quest’anno. Nell’ambito di tale contratto, il team ha anche un’opzione sulle sue prestazioni per il 2018.

“A Monaco ho vinto la mia prima gara, nel 2009, ed e’ una delle mie piste preferiti – ha aggiunto Button – E’ un circuito cittadino difficile su cui un buon pilota puo’ davvero fare la differenza”.