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Da un lato Dino Zoff e Franco Causio, dall’altro il ct Enzo Bearzot (e la sua pipa) e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. In mezzo un tavolo. Al centro la luccicante Coppa del Mondo e un mazzo di carte. E’ probabilmente la foto più iconica della vincente spedizione Mundial dell’Italia del 1982.

La sera dell’11 luglio, una sera calda e afosa dell’estate madrilena, l’Italia sconfigge la Germania Ovest per 3-1, dopo una cavalcata progressiva, un climax ascendente semi-miracoloso. «Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo», scandisce religiosamente Nando Martellini, mentre Pertini si alza dalla tribuna in un’esultanza di giubilo.
Il Mondiale spagnolo, quello di Pablito Rossi e della parata del secolo di Dino Zoff contro il Brasile, dell’urlo di Marco Tardelli al raddoppio, in finale, preceduta da una santa discesa di Scirea che, recuperata palla dalla sua difesa, si fa tutto il campo correndo senza sfera e, poi, in area di rigore ragiona, ragiona come un difensore non dovrebbe fare e con lucidità consegna la palla al mitico “urlo”.
Quell’Italia fu l’unica nella storia del torneo a battere una dopo l’altra le detentrici dei tre precedenti titoli, ovvero Argentina (campione nel 1978), Germania (1974) e Brasile (1970).

E poi la foto iconica. Sull’aereo di ritorno che riporta gli azzurri a casa, prima del bagno di folla. Traspare un clima disteso, serio e meticoloso che solo le partite di carte sanno trasmettere. Con lo scopone non si scherza.
Gli accoppiamenti sono Zoff-Pertini contro Causio-Bearzot e pensare che il ct, non un incallito giocatore di carte, nemmeno doveva trovarsi in questo scatto immortale: al tavolo, infatti, doveva sedere Cesare Maldini, allora allenatore in seconda, che si alzò un secondo, nel secondo sbagliato, e la contesa iniziò senza di lui.

Ma non è l’incipit a entrare nella storia, bensì l’epilogo. Sono passati 35 anni e ogni occasione è buona per fermare Zoff o Causio e chiedere come andò realmente la faccenda. E “il Barone” ricorda ancora con orgoglio da guascone un passaggio chiave dell’incontro:

Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il Settebello. Abbiamo vinto così quella partita

Pertini non la prese bene, rimproverò il suo compagno Zoff e criticò anche Bearzot per il furto del Settebello. Ma a sbagliare fu proprio il presidente. In pubblico, uomo d’orgoglio, non lo ammise mai, ma in cuor suo, genuinamente, confidò l’errore. Il 3 giugno 1983, un anno dopo, quando SuperDino appese i guanti al chiodo, smettendo con il calcio giocato, Pertini inviò un telegramma sincero:

Vieni a trovarmi. Giocheremo a scopone e cercherò di non fare più gli errori che mi hai giustamente rimproverato

Il portierone conserva ancora quel pezzo di carta ingiallito dal tempo, ma sacro. Noi tutti conserviamo un frammento piacevole della nostra vita legato a quel Mondiale. Un’avventura spensierata, partita male, malissimo con il polverone e le ombre nefaste del Totonero e il silenzio stampa imposto da Bearzot alla Nazionale, dopo un avvio a singhiozzo.
Come la stessa finale giocata nel Santiago Bernabeu, partita con una falsa speranza, con il rigore sbagliato di Cabrini al 25‘, con il possibile contraccolpo psicologico. Ma non andò così: Rossi, Tardelli e Altobelli unirono un paese in tre boati di gioia. E poi la festa quando l’arbitro Coelho alzò il pallone al cielo scandendo tre fischi. Tre volte Campioni del Mondo.

Quando in una partita di calcio della nazionale un gol diventa fondamentale, anche i telecronisti spesso si fanno prendere dalla gioia nel commentarla. È successo a grandi cronisti italiani come Nando Martellini al gol di Tardelli in finale al Mondiale 1982, è successo a Sandro Ciotti alla rete del pareggio di Roberto Baggio contro la Nigeria agli ottavi di finale a Usa ’94.

C’è chi però ha esultato con grande entusiasmo al 93esimo minuto per il gol della Siria che ha regalato al Paese mediorientale la possibilità di volare a Russia 2018 affrontando i tanto insperati playoff. È successo al telecronista siriano che stava commentando la partita della sua nazionale. Proprio a pochi secondi dal fischio finale il gol di Omar Al Soma ha fatto letteralmente saltare dalla sedia il giornalista come un vero e proprio tifoso da stadio. Un urlo di quasi un minuto che sottolinea l’importanza del gol. Rete che ha permesso appunto la Siria di disputare i prossimi playoff. Evento storico per una nazione che non ha mai disputato un campionato Mondiale di calcio e che da anni vive nella guerra. La nazionale, inoltre, sono sei anni che non disputa una gara ufficiale nei propri confini, ma sono costretti a disputare le gare casalinghe in Malesia.

All’Europeo 2016 una delle protagoniste principali è stata l’Islanda. La nazionale baltica e i suoi tifosi hanno appassionato tutti con la gran voglia di calcio. A fine gara la celebre “Geyser Sound” che gli ha resi famosi in tutto il mondo e un telecronista che va in visibilio al gol partita di Traustason al minuto ’94 contro l’Austria.

In Italia invece le emozioni che ci hanno regalato i campionati del Mondo sono state uniche. Come dimenticare l’esplosione del telecronista alla rete del 3-1 di Marco Tardelli alla finale di Madrid del Mondiale 1982, contro la Germania Ovest. La gioia del giornalista Nando Martellini ha accompagnato le storiche immagini dell’esultanza del centrocampista, che ha percorso decine e decine di metri gridando “Goal! Goal”, rendendo felici milioni di italiani.

Un altro nostalgico cronista della nazionale azzurra è stato sicuramente Sandro Ciotti. Con la sua voce rauca è entrato nelle case degli italiani durante l’estate del 1994 per il campionato del Mondo in Usa. Il suo “Santo Dio, era ora!” è entrato di diritto tra le frasi più celebri delle telecronache sportive. Quasi una vera e propria liberazione, per un’Italia che sino a quel momento non era riuscita a brilla. Proprio quel gol di Baggio sbloccò la situazione tanto da portare gli azzurri in finale, poi persa ai rigori ai danni del Brasile.