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Se ti trovi sulla linea marrone puoi scendere alla fermata “Lionel Messi” e da qui prendere la gialla; oppure se ti trovi sulla nera dalla fermata “Roger Federer” si potrebbe arrivare a “Nadia Comaneci” e salire sulla metro che porta alla fermata “Pietro Mennea”. Un viaggio iperfuturistico nella storia vincente dello sport? No, è stato prendere la metropolitana di Londra durante le Olimpiadi del 2012.

Una boutade rimasta solo su carta realizzata da Alex Trickett, curatore Bbc della sezione sportiva e da David Brooks, studioso di sport, ma che ha omaggiato i tanti atleti che tra record, battaglie, sfide e medaglie si sono ritagliati un posto nell’olimpo eterno.
Dall’atletica, al basket passando per il calcio, il nuoto e il tennis, ben 361 nomi, uno per ogni fermata della storica linea metro della capitale inglese inaugurata il 10 gennaio 1863. E tra loro, come visto, c’era anche Pietro Mennea, la “Freccia del Sud” come veniva soprannominato, una coincidenza ironica e anche un po’ beffarda visto che il suo Sud è spesso bistrattato e poco collegato con il resto d’Italia e dell’Europa.

Ma questo riconoscimento è un ulteriore spilla al valore e alla grandezza dell’atleta nato a Barletta il 28 giugno 1952 e prematuramente scomparso a Roma il 21 marzo 2013, a causa di un tumore.
Per 17 anni è stato il detentore del record mondiale sui 200 metri piani, che aveva corso nel 1979, in Città del Messico, in 19 secondi e 72 centesimi. Quel tempo, battuto nel 1996 dallo statunitense Michael Johnson (anche lui presente nella metro londinese) è tuttora il miglior tempo di sempre fatto registrare da un europeo.
Mennea, inoltre, è anche l’unico atleta a essersi qualificato per quattro finali olimpiche consecutive, dal 1972 al 1984.

Avrà sorriso nel vedere una fermata della London Underground ribattezzata con il suo nome (è la High Street Kensington tube station, per l’esattezza) accanto ad altri italiani come Dorando Pietri, Paola Pezzo, Paolo Bettini, Edoardo Mangiarotti e i fratelli Abbagnale.
L’onore, invece, di rappresentare le due fermate più vicine al parco olimpico, Stratford e Stratford International, è andato a Michael Phelps, l’atleta più titolato nella storia delle Olimpiadi moderne con 23 medaglie d’oro, e a Cassius Clay, come si chiamava quando vinse l’oro nel pugilato, categoria pesi massimi, ai Giochi di Roma del 1960, prima di diventare Muhammad Ali.

Il pugile e il corridore pugliese si incontrarono una volta, in California: Mennea venne presentato a Muhammad Ali come l’uomo più veloce del mondo. «Ma tu sei bianco!», gli disse Cassius Clay; «Ma dentro sono più nero di te», rispose Pietro.
E’ vero: il barlettano correva più forte dei bianchi dell’Est e dei neri dell’Ovest. Da ragazzino per racimolare un po’ di soldi, sfidava le macchine in una gara di velocità: in 50 metri correva più veloce delle Porsche e delle Alfa, per guadagnarsi 500 lire che gli avrebbero permesso di andare al cinema assieme alla ragazzina che voleva conquistare.

Lo spirito di Mennea è racchiuso nella sua determinazione. Non era dotato di caratteristiche fisiche eccelse, non era scultoreo, si è dovuto costruire da solo, costantemente, ogni giorno – festività incluse – in allenamento. Raggiungere un obiettivo, metterselo in testa e riuscirci. Del resto lui diceva:

La fatica non è mai sprecata: soffri, ma sogni

 

È stato uno dei talenti calcistici italiani di assoluti rilievo, uno dei primi ad essere apprezzato appieno anche in un campionato importante e con una tifoseria particolare come è quella inglese.

Stiamo parlando di Gianfranco Zola, uno dei simboli più puri del concetto di Italians. Nei sui anni trascorsi a Londra nel Chelsea ha davvero dimostrato l’essenza di uno sportivo italiano in terra straniera.

Il fantasista sardo, tra il 1996 e il 2003, è riuscito a farsi apprezzare non solo dai tifosi Blues ma da tutti gli inglesi appassionati di calcio. Le prestazioni e la correttezza dimostrata in campo gli avvalgono anche del soprannome Magic Box.

Sette stagioni in Inghilterra e nomina come Membro dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla regina Elisabetta. Al suo arrivo l’allenatore era l’ex campione del Milan, Ruud Gullit.

Con la maglia del Chelsea 311 presenze e 80 reti, con la conquista di due coppe d’Inghilterra, una coppa di Lega, una Charity Shield, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea. A livello personale, innumerevoli premi come il Giocatore dell’anno della FWA nel 1997 oltre che l’ingresso nella British Hall of Fame.

Nel 2003, inoltre, è stato votato come il miglior giocatore della storia del club e nessun altro ha avuto il coraggio di indossare la sua maglia numero 25, forse un po’ troppo “pesante”.

Ogni punizione calciata da Zola era una sentenza, pochi difensori riuscivano a reggerlo in velocità e i suoi tocchi morbidi a superare gli estremi difensori avversari sono ancora impressi agli appassionati. Ma non furono solo le sue qualità tecniche a far innamorare i tifosi dello Stamford Bridge. Le straordinarie qualità atletiche quali la straripante agilità e velocità, grazie al baricentro basso, ma anche la sorprendente resistenza unite all’impeccabile etica del lavoro e allo spirito di sacrificio, fecero del calciatore sardo uno dei giocatori più forti.

Ai tempi di Londra non era l’unico italiano nel Chelsea. In quegli anni altri calciatori della Serie A, volarono a Londra per provare l’esperienza inglese. Nel 1998 erano addirittura quattro, e tutti titolari, gli azzurri presenti in rosa. Prima del fantasista sardo, Gianluca Vialli, poi l’arrivo dalla Lazio di Roberto Di Matteo e di Pierlugi Casiraghi. Una squadra unica che nel 1999 vide addirittura la figura di Vialli come allenatore e giocatore.

Tra tutti però spiccava la classe e il talento del piccolo sardo, giunto a Londra con molto scetticismo da parte dei tifosi che però in poco tempo si sono ricreduti. Uno dei tanti che rimase folgorato subito da Zola è stato il difensore Scott Minto al suo arrivo allo Stamford Bridge:

Quando arrivò e l’abbiamo visto allenarsi per la prima volta: fu qualcosa di speciale, che non avevo mai visto prima.

Ma Gianfranco Zola non era amato solamente per ciò che riusciva a fare con la palla, Minto sapeva che

Era davvero un ragazzo fantastico. Uno dei motivi per cui lo reputo uno dei più grandi giocatori coi quali ho giocato non ha a che fare col talento, ma col suo essere un uomo-squadra. Era sempre pronto ad aiutarti, a restare di più dopo l’allenamento per farti migliorare, per spiegarti i suoi segreti. Era un professionista esemplare, ma sapeva cos’era lo spirito di squadra. Avevamo altri giocatori forti in quel periodo, ma lui era il migliore di tutti. Il migliore con cui abbia mai giocato!

Un calciatore che è entrato nel cuore di tutti in Inghilterra. Tutti lo ricordano per le sue giocate o per i suoi gol fantastici

A dir la verità è capitato che qualcuno non lo abbia riconosciuto. Un piccolo episodio di quiproquò è successo lo scorso novembre quando, prima del match Chelsea – Tottenham, l’ex campione sardo è stato fermato da uno steward dello Stamford Bridge che non voleva farlo entrare. In quella specifica situazione è stato addirittura l’ex capitano inglese del Manchester Utd, Rio Ferdinand, a difenderlo dicendogli:

Ragazzo, ti conviene farlo entrare, questo campo è suo!

Dopo l’esperienza da calciatore è tornato nuovamente in Inghilterra come allenatore e come commentatore tecnico delle partite di Premier. Da mister tre sfortunate parentesi con West Ham, Watford e Birmingham City.

In tempi di Mondiali di calcio le attenzioni degli appassionati non sono rivolte esclusivamente in Russia, dove a giugno cominceranno le partite, ma anche a Londra, dove il 31 maggio avrà inizio un’altra competizione mondiale.

Si tratta dei Mondiali di ConIfa, torneo sponsorizzato dall’agenzia di scommesse Paddy Power, che rappresentano l’alter ego dei Mondiali Fifa e sono riservati proprio a tutte quelle squadre che non sono riconosciute ufficialmente dalla Federazione Internazionale di calcio.

Rappresentano delle realtà nazionali a sé che sono state accolte all’interno della Confederation of Independent Football Associations (ConIfa) e ogni due anni si sfidano per il titolo mondiale sin dal 2014.

Detto anche Confederazioni delle nazioni non riconosciute, l’organismo della ConIfa organizza questa Coppa del Mondo alternativa che permette ai club di minoranze, regioni e associazioni calcistiche di stati non affiliati alla Fifa di prendere parte ad un torneo importante.

ConIFA è in fondo un progetto di pace, nato per dare una voce a chi non ce l’ha, a popoli e minoranze che diversamente non hanno a possibilità di affermare il loro senso di identità e appartenenza. Uniamo le bandiere e le portiamo sotto un unico vessillo, quello del calcio. Lo sport è un’occasione di riscatto e ci dà la possibilità di mettere sotto i riflettori e portare all’attenzione del mondo un popolo o l’idea che esso rappresenta. E in più ci divertiamo, il che non guasta

Queste le parole del suo Presidente per spiegare le motivazioni alla base dei Mondiali di Conifa, all’interno dei quali anche l’Italia avrà il suo ruolo attraverso la partecipazione della squadra della Padania.

Padania calcio: un pezzo di Italia ai Mondiali

La Padania calcio, club allenato da Arturo Merlo, si è già fatta notare per le sue performances in campo che le hanno permesso di vincere l’anno scorso il campionato europeo, organizzato sempre dalla ConIfa. Anche quest’anno vuole fare la differenza e regalare il bis sollevando, stavolta, la Coppa del Mondo.

Ecco cosa dice in proposito il presidente Fabio Cerini:

Portare a casa la coppa, nonostante il livello sia notevolmente aumentato in questi anni. La Padania è data tra le favorite visto il titolo europeo conquistato nel 2017, ma non diamo nulla per scontato. L’obiettivo è far crescere la selezione, facendo avvicinare giocatori e brand per essere sempre più competitivi in campo e fuori

E all’interno del team si scorgono volti noti, come quello di Marius Stankevicius, che ha militato in Serie A con Brescia, Sampdoria e Lazio e ora gioca con in Serie D con il Crema. Lui e i suoi compagni appartengono al Girone C insieme alla Terra dei Siculi (Ungheria), Tuvalu (Oceania che sostituisce le isole Kiribati) e gli africani del Matabeleland (Zimbawe).

La Padania partecipa alla rassegna iridata consapevole di essere un avversaria temibile, non solo per il titolo europeo vinto di recente, ma anche perché al momento è seconda nel ranking mondiale ConIfa.

I Paesi partecipanti alla competizione mondiale

Siamo giunti alla terza edizione dell’evento ConIfa che ha eletto vincitore nel 2014 la Contea di Nizza e nel 2016 l’Abcasia, che ha vinto in casa la Coppa del Mondo. L’imminente competizione 2018 è organizzata dal Barawa, che mantiene forti ambizioni al titolo. Le semifinali si giocheranno a Carshalton, mentre le finali saranno a Enfield nello stadio dedicato alla regina Elisabetta II (Queen Elizabeth II Stadium di Enfield).

Oltre alla Padania, ecco chi sono gli altri aspiranti al titolo che dal 31 maggio al 9 giugno si batteranno per diventare campioni del mondo:

Group 1: Barawa, Ellan Vannin, Tamil Eelam, Cascadia
Group 2: Abkhazia, Northern Cyprus, Karpatalya, Tibet
Group 3: Padania, Székely Land, Tuvalu, Matabeleland
Group 4: Panjab, United Koreans in Japan, Western Armenia, Kabylia

Si comincia il 31 maggio e una delle prime squadre ad esordire è proprio la Padania, che alle 15 scenderà in campo contro il Matabeleland nel quartiere londinese di Haringey allo stadio Coles Park. Le sue prossime sfide saranno invece il 2 giugno contro Tuvalu alle 17 e infine contro la Terra dei Siculi (Ungheria) il 3 giugno alle 18.

La fama di Mohamed Salah non accenna a diminuire, anzi si accresce fino a diventare parte integrante degli illustri cimeli egiziani esposti al British Museum.

Ed è così che per qualche giorno sarà possibile ammirare le sue scarpe tra un sarcofago e l’altro, insieme a mummie e sfingi dell’Antico Egitto. Un grande onore per il giocatore del Liverpool che chiude una stagione davvero eccezionale, coronata da un successo dopo l’altro.

Capocannoniere della Premiere League con 44 reti su 51 partite e premio come giocatore dell’anno ricevuto dalla PFA, la Professional Footballers Association e dalla Football Writers Association (l’associazione dei giornalisti sportivi inglesi) sono riconoscimenti che lo rendono un leader nella stagione calcistica che sta per concludersi e che lo vedrà ancora protagonista nell’ultima grande sfida di Champions League contro il Real Madrid.

La finalissima, che avrà luogo sabato 26 maggio alle ore 20.45 nella capitale ucraina, lo vedrà scendere in campo contro un’avversaria non facile che farà di tutto per mantenere il titolo.

Ma nel frattempo, tra un allenamento e l’altro, Salah si gode il suo momento di popolarità, non solo con la maglia dei Reds, ma anche a Londra dentro uno dei musei più famosi della storia.

Neal Spencer, curatore degli oggetti egiziani nel museo londinese, spiega le ragioni di questa decisione:

Per celebrare il titolo di capocannoniere in Premier League conquistato da Salah, i suoi scarpini saranno esposti accanto a oggetti provenienti dall’antico Egitto fino alla finale di Champions League. Raccontano la storia di un’icona dell’Egitto moderno che si esibisce nel Regno Unito con un impatto veramente globale

Il calciatore di origini egiziane, quindi, entra nella storia, accanto a oggetti sacri che hanno caratterizzato il passato del suo paese. Un onore che Salah, insieme ai suoi ormai celebri scarpini, vuole di certo onorare nell’imminente partita contro la squadra di Ronaldo.

Appuntamento all’Olimpiyskiy Stadium di Kiev, in Ucraina, per l’evento più atteso dell’anno che deciderà la regina d’Europa tra le due squadre più forti, Liverpool e Real Madrid.

È stata una delle atlete migliori al Mondiale di Atletica a Londra. In un Mondiale poco positivo per l’Italia è stata una delle poche a brillare di luce propria e ha portato a casa una meritatissima medaglia di bronzo nella 20 chilometri di marcia.

Stiamo parlando della pugliese, Antonella Palmisano, marciatrice classe ’91 facente parte del gruppo sportivo delle Fiamme Gialle.

Dal carattere solare, Antonella ci ha raccontato in un’intervista esclusiva com’è andata la sua spedizione mondiale e cosa ha in mente per il futuro.

Nel settembre 2018 sposerà il suo compagno, l’atleta Lorenzo Dessì, in Puglia.

Qualche giorno fa, inoltre, ha anche vinto la quattro giorni di marcia “Around Taihu”, in Cina.

Partendo dalla medaglia di bronzo a Londra, come valuti la gara e come ti sei approcciata ad essa?

Posso certamente dire che in quasi tutte le gare, direi che il mio stato d’animo è lo stesso, soprattutto se sono grandi competizioni. Ho la stessa concentrazione ma anche le stesse ansie, gli stessi pensieri  che mi passano per la mente.
La gara in sé per sé è andata bene. Diciamo che in molti erano convinti che potessi prendere una medaglia, ma fino a quando non ce l’hai appesa al collo è tutto astratto, anche perché percorrere 20 km non sono una passeggiata.
Sapevo di stare bene, fisico e mente rispondevano bene. Restava comunque il fatto che alla gara avrebbero preso il via molte altre atlete forti. Nei vari mesi prima della gara si alternano varie attività: chilometri, pesi, piscina e carichi.
Una volta ottenuto il bronzo, mi sono goduta il momento qualche giorno, per poi riprendere il lavoro.

Dopo la medaglia di Londra, i prossimi pensieri sportivi dove sono diretti?

L’obiettivo mio primario è quello di migliorarmi sempre di più, anche perché raggiungere e restare ad alti livelli non è semplice e comporta sacrifici. Il prossimo anno c’è l’Europeo a Berlino e nel 2020 c’è l’Olimpiade a Tokyo.

Che valore dai al gruppo sportivo delle Fiamme Gialle?

Nel nostro sport, ahimè, dal punto di vista economico non c’è molto business. Non si può paragonare al calcio o anche ad altri sport praticati in Italia. Per questo il gruppo sportivo delle Fiamme Gialle offrono un contributo sia economico che sportivo a noi atleti, e io devo ritenermi fortunata dato che sono entrata a farne parte abbastanza presto.
Dal punto di vista prettamente sportivo, mi alleno nella caserma del gruppo sportivo quindi ho la comodità di essere sempre a contatto con tecnici, dirigenti e direttore generale. Viverli quotidianamente aiuta a creare un rapporto di fiducia e di rispetto. Le Fiamme Gialle per me sono una seconda famiglia.

Sei partita dalla Puglia. Come sei cresciuta e quando hai capito che l’atletica sarebbe stato il tuo presente e il tuo futuro?

Sono nata e cresciuta in Puglia. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza normale come tanti miei coetanei, con la mia cerchia di amici e con i miei genitori. In Puglia ora vado piacevolmente in vacanza o nei periodi di scarico.
Da piccola non ho mai pensato di entrare nel mondo dell’atletica. Vedevo le gare in tv, ma mi sono sempre detta “chi le farà mai!”. Diciamo che ho iniziato a prenderci gusto quando ho preso la mia prima medaglia in Coppa del Mondo di marcia, alla rassegna internazionale juniores a Chihuahua in Messico nel 2010 (bronzo nella classifica a squadre ndr) dietro ad atlete fortissime. Dopo quella medaglia ho iniziato a convincermi che Antonella poteva starci in questo “mondo”.

Com’è il livello generale dell’atletica italiana?

Aldilà delle critiche o delle parole esterne, c’è veramente da capire quello che è il problema dell’atletica in Italia. Io posso ribadire che quello che ho ottenuto l’ho fatto solamente con i miei sacrifici. Per buttarmi appieno nell’atletica ho dovuto prendere decisioni importanti, tra cui il trasferimento.
Ho deciso di dedicare il 100% di me stessa per quest’attività e devo dire che per fortuna e (per bravura ndr) i risultati sono arrivati.
Per alzare il livello in Italia bisogna voltarsi indietro, iniziare a rivedere la struttura atletica già all’interno delle scuole a maggior ragione al Sud. Bisogna capire se l’attività atletica viene fatta negli istituti e se ci sono i mezzi.
Io ho iniziato con i Giochi della Gioventù, ma ora non sono più pubblicizzati come una volta. Bisogna inculcare una cultura dell’atletica, che è uno sport bellissimo.

Dopo la dichiarazione in pubblico, decisa la data delle nozze?

Settembre 2018. Festeggiamo in Puglia, e immagino che farò un bel po’ di scarico dopo il ricevimento (ride, ndr).

Dario Sette

SIngolare evento ieri ai Mondiali di atletica in corso di svolgimento a Londra. L’atleta del Botswana Isaac Makwala si è qualificato per la semifinali dei 200 metri ai Mondiali di atletica di Londra, correndo contro se stesso, unico in pista, sulla corsia numero 7 nel tempo di 20”20.

Solo nel pomeriggio, infatti, la Iaaf lo aveva autorizzato a correre dopo che era scaduto il periodo di quarantena che gli era stato imposto a causa del virus intestinale che lo aveva colpito. La quarantena scadeva alle 14 e solo dopo gli esami medici a cui è stato sottoposto Makwala è stato ritenuto idoneo a competere. Per qualificarsi, doveva correre in almeno 20”53. Missione compiuta.

In serata, nella semifinale, nella stessa batteria dell’azzurro Filippo Tortu, si è piazzato secondo dietro all’americano Young conquistando l’accesso alla finale.

«Ho gareggiato con rabbia e Dio, che è giusto, mi ha aiutato. Ma io ho il cuore spezzato: la Iaaf mi ha tolto i 400, la mia gara. Chi me li ridarà?».

Nei 400 infatti Makwala aveva cercato di forzare il blocco, presentandosi regolarmente alle batterie, ma gli ufficiali della security gli avevano impedito di gareggiare scatenando una lunga serie di polemiche.

I Mondiali 2017 di atletica leggera entrano nel vivo con la sesta giornata di gare allo stadio Olimpico di Londra. Oggi, mercoledì 9 agosto, saranno cinque gli atleti azzurri a scendere in pista. Occhi puntati, ovviamente, sulla semifinale maschile dei 200m dove ci sarà Filippo Tortu (21.55 ora italiana) che proverà a strappare un pass per la finale.

Il giovane velocista milanese è, in realtà, l’ultimo tra gli italiani a gareggiare: la serata si apre con Laura Strati chiamata alle qualificazioni nel salto in lungo (20.10) e successivamente sarà il turno di Marco Lingua con il lancio del martello, sempre turno di qualificazione (20.20).

Francesca Bertoni, invece, inaugurerà le batterie dei 300m siepi alle 20.41, mentre sempre nella categoria lancio del martello Simone Falloni si piazzerà in pedana alle 21.50.

Copertura televisiva

Raisport: a partire dalle 19.30;
Rai Due: a partire dalle 21.05;
Eurosport: a partire dalle 19.30

Nella terza giornata dei Mondiali atletica Tori Bowie conquista per gli Stati Uniti anche il titolo dei 100 femminili dopo il successo di Justin Gatlin in quelli maschili.

Era da Helsinki 2005 che sotto la bandiera a stelle e strisce non finivano entrambi gli ori dello sprint. La velocista USA ha ragione con un tuffo sul traguardo dell’ivoriana Ta Lou imponendosi in 10.85 (vento 0.1), un solo centesimo sull’africana.

Bronzo a Dafne Schippers in 10.98. Solo quinta la campionessa olimpica Elaine Thompson. Nell’asta e nell’eptathlon vincono le olimpioniche in carica: la greca Ekaterini Stefanidi svetta su tutte con 4,91 a successo già assicurato contro la statunitense Sandi Morris (4,75). Bronzo per due: la cubana Silva e la venezuelana Peinado (4,65).

L’eptathlon va alla belga Nafissatou Thiam con 6784 punti davanti alla tedesca Carolin Schäfer (6696) e all’olandese Anouk Vetter (6636). Nel peso Tom Walsh porta la Nuova Zelanda all’oro maschile dopo i successi al femminile di Valerie Adams con 22,03, davanti allo statunitense Joe Kovacs (21,66) e al croato Stipe Zunic (21,46). Nel medagliere Stati Uniti in testa con due ori, tre argenti e due bronzi.

Si è tenuta oggi a Roma presso la sede del Comitato Italiano Paralimpico la conferenza stampa di presentazione dei Campionati Mondiali Paralimpici di Atletica leggera di Londra (14-23 luglio) e della rassegna iridata giovanile di Nottwil (3-6 agosto).

A Londra saranno 12 gli atleti (5 donne e 7 uomini) a rappresentare l’Italia, mentre a Nottwil saranno presenti 9 Azzurrini (3 donne e 6 uomini) Under 20.
Allo Stadio Olimpico della capitale inglese, già teatro delle Paralimpiadi del 2012, si presenteranno 1300 atleti di 100 paesi del mondo che andranno a caccia di 213 titoli. La delegazione azzurra sarà guidata dalle due campionesse paralimpiche di Londra e Rio 2016 Martina Caironi e Assunta Legnante.

Caironi (Fiamme Gialle) ha avvicinato per 11 centesimi di secondo il suo record del mondo di 14.61 dei 100 T42 al Golden Gala di Roma e limato a 4,78 il primato assoluto nel lungo agli Assoluti di Isernia. La Legnante (Anthropos Civitanova) scenderà invece nella pedana del peso F11 con un 17,15 stabilito ai Campionati Italiani, a soli 17 centimetri dalla migliore prestazione mondiale di tutti i tempi. Con loro ci saranno Monica Contrafatto (Paralimpico Difesa), bronzo dei 100 T42 ai Giochi brasiliani e agli Europei di Grosseto, Federica Maspero (Omero Runners Bergamo), quarta a Rio e ai Mondiali di Doha del 2015 nei 400 T43 e la lunghista non vedente T11 Arjola Dedaj (Fiamme Azzurre), autrice di una successione di primati tricolori che si sono assestati sulla misura di 4,71.

Tra gli uomini, ruolo d’onore in squadra per Alvise De Vidi (Fiamme Azzurre), l’atleta più decorato della storia paralimpica italiana con 36 medaglie, iscritto ai 100 e 400 T51 di corsa in carrozzina. L’altro veterano azzurro è Roberto La Barbera (Pegaso), argento di Atene 2004 e recordman assoluto nel lungo T44.

Nei 200 e 400 T44 figurano il bronzo continentale del giro di pista Emanuele Di Marino (Fiamme Azzurre) e il primatista italiano Simone Manigrasso (H2 Dynamic Handysports Lombardia. Al debutto internazionale in un Mondiale anche Andrea Lanfri (Atletica Virtus Cassa di Risparmio di Lucca) nello sprint T43 di cui detiene il record tricolore. I tre velocisti insieme a La Barbera e al giovane sprinter e speranza azzurra T47, presente anche a Nottwil, Riccardo Bagaini (Sempione 82) faranno parte della squadra della staffetta 4×100 T42-47 in cui l’Italia si è distinta con il bronzo europeo a Grosseto.

È una prima anche per Giuseppe Campoccio (Paralimpico Difesa) che in questo momento occupa i primi posti del ranking mondiale stagionale del peso e disco F33.
I Mondiali di Londra saranno seguiti in diretta televisiva da Rai Sport. Alla rassegna iridata di Doha di due anni fa l’Italia ha vinto 4 medaglie (2 ori, 1 argento, 1 bronzo).

Hector Bellerin ha un cuore d’oro. Il terzino spagnolo in forza all’Arsenal, sul suo profilo Twitter aveva annunciato, prima dell’inizio dell’Europeo Under-21, un’azione in favore delle vittime del tremendo rogo alla Grenfell Tower di Londra.
Un’azione diretta, ma anche un invito a tutti a dare una mano, lui che abita nella capitale inglese da luglio 2011: 50 sterline donate per ogni minuto giocato nella competizione.

 

Per lui il sogno di salire sul tetto d’Europa con la Roja si è spezzato proprio in finale con la rete di Weiser che ha consegnato lo scettro alla Germania.
Ma Bellerin, delusione sportiva a parte, può ritenersi un vincitore dal punto di vista umano: con i suoi 381 minuti disputati, il terzino ha raccolto 19.050 sterline, circa 23mila euro, che andranno direttamente nella casse della Croce Rossa inglese.
Unica nota stonata è stata la panchina nel match contro la Serbia, voluta dal ct della Spagna Under-21, come turnover per far rifiatare i giocatori in attesa della semifinale contro l’Italia.

 

L’incendio della Grenfell Tower, un grattacielo di 24 piani, è divampato nella notte del 14 giugno. Oltre 80 persone hanno perso la vita nelle fiamme, mentre sono 70 le persone sono rimaste ferite.
La polizia di Londra ha, inoltre, dichiarato che il bilancio definitivo delle vittime non sarà disponibile prima del 2018, a causa delle difficoltà nell’identificazione dei cadaveri e nel definire l’esatto numero di persone presenti nella torre al momento dell’incendio.

Ma nel lutto e nelle lacrime che hanno coinvolto Londra e l’Inghilterra, ci sono stati anche forti gesti come l’incessante e estenuante lavoro dei vigili del fuoco e atti di umanità come quello del calciatore spagnolo classe 1995. Complimenti Hector!