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Se c’è un posto dove l’incredibile può accadere, questo è Anfield”. E’ un estasiato Massimo Marianella a racchiudere quanto era appena successo a Liverpool, sponda reds. L’impossibile è qui, ora, anzi non del tutto. Perché si era sul 3-0 di Wijnaldum all’appello mancava il punto finale. Il poker di Origi su angolo, geniale, battuto a sorpresa da Alexander Arnold. Il fracaso del Barcellona fa rumore in tv, sui giornali e, negli stessi istanti in cui la squadra di Klopp firmava il capolavoro, diventa trending topic sul web. Ecco i dieci migliori tweet dell’impresa sulle rive del fiume Mersey.

God save Anfield


Outfit profetico


Stadium effect


Leone, eri tu?


Chiacchiere e moviola


This must be the place


The Fab Four

Imagine


This is football

Preistoria

La strada verso la finale di Champions League al Wanda Metropolitano di Madrid ha fatto incrociare i destini di Suarez e del Liverpool in semifinale, a due passi da quella Coppa che l’uruguaiano ha già vinto nel 2015 e che invece Jurgen Klopp ha solo sfiorato nel 2013 ai tempi del Borussia Dortmund e lo scorso anno nella finale di Kiev persa contro il Real.

Il Liverpool è chiamato a una rimonta ai limiti dell’impossibile, recuperare il 3-0 dell’andata, ma storia nella storia, quella di stasera è la notte speciale di Luis Suarez: l’uruguaiano del Barcellona torna per la prima volta da ex ad Anfield, davanti a quei tifosi della Kop che l’hanno amato alla follia dal gennaio 2011 all’estate 2014. E che anni pazzeschi pieni di gol, prodezze, lacrime ed episodi controversi e un complessivo di 133 partite e 82 reti.

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Lasciato l’Ajax a gennaio 2011, Suarez si trasferisce al Liverpool e in meno di un anno i suoi nuovi tifosi iniziano a conoscere il suo proverbiale carattere fuori dal campo: il Pistolero rimedia una squalifica di 8 giornate per un insulto razzista nei confronti di Evra, poi però sul rettangolo di gioco dimostra di essere un bomber implacabile e affamato. A livello realizzativo dà il meglio di sé nel 2013-14 quando si laurea capocannoniere in Premier League con 31 reti. Indimenticabile, quell’anno, la sua crisi di pianto dopo il drammatico 3-3 contro il Crystal Palace che significò, a poche settimane dalla fine della Premier League, l’addio definitivo al titolo. L’uruguaiano, l’estate stessa, salutò Liverpool dopo i Mondiali 2014 con un solo trofeo in bacheca, la Coppa di Lega 2012, per accasarsi al Barcellona: e con i blaugrana, al fianco di Messi, inizia ad arricchire il proprio palmares.

L’attesa per conoscere l’accoglienza che gli riserveranno i suoi ex sostenitori è tanta anche se è stato proprio lui, all’andata, con una zampata di destro in spaccata ad anticipare Alisson su assist di Jordi Alba, a sbloccare il risultato al Camp Nou scegliendo proprio il Liverpool per segnare la sua prima rete stagionale in Champions League. Cortocircuiti di cui il calcio è pieno zeppo, l’altro tabù personale di Suarez: il suo ultimo gol in Champions lontano dal Camp Nou risale addirittura a quasi 4 anni fa. Era il 16 settembre 2015 e il Pistolero segnò il momentaneo 1-0 all’Olimpico contro la Roma prima del pareggio firmato da Florenzi.

 

Forse non sarà oggi, forse sarà nel prossimo domani, quando Suarez si ritirerà e non indosserà più nessun colore. Allora sì, forse sarà quello il momento in cui tutti i tifosi del Liverpool lo ricorderanno come un grande indiscusso attaccante.

Dai 600 gol di Messi all’eterno dibattito tra l’argentino e Cristiano Ronaldo. Dalla Pulce che gioca assieme a Ronaldinho ai ragazzini terribili dell’Ajax che sbancano anche Londra. C’è questo ed altro nella partweeta di Champions, i dieci migliori post nelle due serate europee.

Messeicento


Leo e Dinho


Lumaca Italia


Giudizi affrettati


Godiamoceli


Lumaca Italia parte II

Carezze arbitrali


Birra e tv


Ansia non ne abbiamo


Calcio pane e salame

E dire che la semifinale stava per sfumare per un suo sciagurato retropassaggio. Al 93’ di un pazzo Manchester City Tottenham Kristian Eriksen arresta la corsa e riparte da dietro, cercando aiuto nel compagno di squadra Jan Vertonghen. Palla intercettata da Bernaldo Silva, percussione in area e gol di Sterling. Per fortuna dei due calciatori del Tottenham la rete è annullata dal Var per una posizione di fuorigioco. Altrimenti, in particolare l’olandese, avrebbe avuto molta difficoltà nel tornare a Londra. E, soprattutto, non avrebbero incrociato l’Ajax in semifinale in uno scontro dal forte valore simbolico.

Non solo Eriksen

Si giocano la finale due squadre fuori dalle prime posizioni del fatturato nella classifica di Deloitte. Addirittura il Tottenham per due anni di seguito non ha fatto mercato. In più, a partire da Eriksen e Vertonghen, la colonna portante degli Spurs è cresciuta made in Amsterdam. Il centrocampista danese, classe 1992, è stato prelevato dall’Ajax dopo aver mosso i primi passi nell’Odense. Lo stesso difensore belga conta oltre duecento presenze con gli olandesi tra il 2006 e il 2012. Ma non solo. Nella squadra di Pochettino ci sono anche gli ex tulipani Toby Alderweireld (186 presenze con l’Ajax) e il colombiano Davinson Sanchez (una sola stagione nel 2016-2017).


Anche Barcellona Liverpool offre alcuni incroci da libro Cuore. Pensiamo a Philippe Coutinho, esploso in riva al Mersey Side dopo la deludente esperienza con l’Inter. Per il talento brasiliano cinque anni ad Anfield Road con 54 reti in 201 presenze. The Kid ha lasciato Liverpool un anno fa per Barcellona non senza qualche mugugno della sua vecchia tifoseria nella Kop. In maglia reds è passato anche Luis Suarez (e prim’ancora anch’egli nell’Ajax). Dal 2011 al 2014 ha collezionato 133 gettoni in campo con 82 reti, una media gol da urlo. I due sono stati compagni di squadra anche a Liverpool per qualche mese nella prima parte del 2014.

 

Domenica 14 aprile la Premier League potrebbe essere a un bivio con la delicata sfida tra Liverpool, in testa alla classifica, ma con una partita in più rispetto al Manchester City che insegue a due lunghezze, e il Chelsea di Maurizio Sarri che deve tener botta per difendere il terzo posto che vuol dire Champions League. Ma la vigilia è segnata da un pessimo video, diventato virale, in cui alcuni tifosi blues insultano Mohammed Salah, attaccante dei Reds e anche ex del match.

Ecco più che insulti, l’atteggiamento è davvero spregevole e razzista: all’interno di un pub, i supporter londinesi intonano un coro ripetuto, “Salah is a bomber”, con un gioco di parole che non fa riferimento alle sue capacità realizzative, ma a un chissà quale richiamo al terrorismo di matrice islamica, lui che è egiziano e musulmano.

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La società del Liverpool e ha pubblicato una nota ufficiale davvero dura:

Il video che circola in rete, che mostra vili cori discriminatori indirizzati a un nostro giocatore, è pericoloso e disturbante. In questa stagione abbiamo già assistito a ripugnanti episodi di discriminazione negli stadi in Inghilterra, in Europa e in tutto il mondo; atti registrati e pubblicati attraverso vari device. Siamo anche testimoni di numerosi e odiosi attacchi sui social. Questo tipo di comportamento va chiamato per quello che è: puro e semplice fanatismo. Il Liverpool Football Club ritiene che sia dovere delle autorità intervenire urgentemente con tutte le procedure necessarie a identificare e punire chiunque commetta un crimine d’odio. Nel calcio e nella società civile non c’è spazio per queste azioni. Le vittime di tutto questo non sono solo gli individui, ma tutta la collettività, quindi c’è bisogno di una decisa reazione. Per quanto concerne quest’ultimo incidente, il club sta lavorando con la polizia per accertare i fatti attorno a questo filmato, al fine di identificare i singoli soggetti. Inoltre, stiamo collaborando col Chelsea Football Club sulla faccenda. Ringraziamo il Chelsea per la loro condanna e il loro impegno ad agire immediatamente per individuare i responsabili.

Nella chiusura della nota, il club di Liverpool ringrazia il Chelsea per la collaborazione e condanna: infatti, la società di Stamford Bridge ha preso immediatamente provvedimenti, riconoscendo i tifosi protagonisti di questo gesto inqualificabile. Accesso allo stadio negato, abbonamenti ritirati e divieto ad assistere a una partita per almeno 10 anni. Giusto così.

 

Questa è la storia di un atleta promettente che, in una sola sera, ha visto la sua carriera dissolversi pressoché definitivamente. Se provate a parlare di Loris Karius la prima parola che verrà in mente ai vostri interlocutori sarà probabilmente “papera” o “portiere saponetta”. Perché nell’immaginario collettivo l’estremo difensore tedesco è rimasto schiacciato dalla notte da incubo vissuta a Kiev la sera del 26 maggio 2018. In quella finale di Champions che gli resterà fatalmente indimenticabile contro il Real Madrid. Due errori clamorosi che spianano la strada alla terza coppa consecutiva per la squadra di Zidane. Ma la strada lunga e tormentata di Karius era appena iniziata.

Da Kiev a Istanbul

A giugno circolano le prime voci che lo scagionerebbero parzialmente sulla serata horror in Ucraina. I suoi errori in porta sarebbero stati determinati anche da un trauma cranico subito in uno scontro con Sergio Ramos. Lo stesso che aveva messo ko in quella finale Momo Salah. Ma a Liverpool tutto ciò non basta e il portiere viene scaricato a fine mercato, nonostante un’accoglienza da brividi ricevuta ad Anfield a inizio stagione. Karius va in Turchia, al Besiktas, cercando riscatto. Ma le cose non sembrano andare meglio, Loris sembra essersi fermato alla gara col Real. Le sue papere sono continuate in Europa League e anche in campionato.

“Qualcosa non va in lui”

Defaillance che non sono passate inosservate anche all’ombra della Mezzaluna. L’allenatore del Besiktas, l’esperto portoghese Senol Gunes, ha commentato così:

C’è qualcosa che non va in lui, anche a livello motivazionale. È così sin dall’inizio, non si è mai sentito realmente parte della squadra. È qualcosa che non siamo riusciti a risolvere e mi sento in parte in colpa”

E come se non bastasse la società turca sembrerebbe non avergli pagato lo stipendio negli ultimi quattro mesi. La denuncia è partita dallo stesso Karius che si è rivolto alla Fifa. Da quel tunnel in cui è piombato un anno fa a Kiev non si vede ancora l’uscita.

Con il Bayern Monaco ha trascorso due stagioni e mezzo in cui ha avuto modo di alzare due Meisterschale, due Coppe di Germania, una Champions League e un Mondiale per club e, pertanto, Xherdan Shaqiri conserva un bellissimo ricordo del tempo trascorso in Baviera.

Questa sera nell’ottavo di finale di Champions League tra Liverpool – Bayern, lo svizzero di origine balcanica all’Anfield affronta per la prima volta i tedeschi da ex di lusso. Nonostante l’addio nel gennaio del 2015 per scarsità di utilizzo, a causa della presenza di Robben e Ribery, l’esterno offensivo è rimasto legato alla squadra, ai tifosi e alla città.

Durante la conferenza stampa della vigilia ha ribadito questo pensiero palesando anche un po’ di nostalgia e lasciando aperte soluzioni per un suo futuro ritorno.

Tornare al Bayern? Perché no! Porto sempre il Bayern nel mio cuore, sarebbe interessante ed emozionante.

Parole al miele per la squadra che gli ha permesso di fare il salto di qualità dopo le bellissime e vincenti annate al Basilea, in Svizzera. In bacheca ha avuto modo di aggiungere tanti trofei, soprattutto nella stagione 2012/13. In quell’annata i tedeschi sono stati gli assoluti protagonisti in Germania, in Europa e nel Mondo.

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Shaqiri che abbraccia l’allenatore tedesco Heynckes nella storica annata 2012/13

Dopo l’esperienza in Baviera, c’è stata la parentesi poco felice all’Inter e poi le buonissime stagioni in Premier League con lo Stoke City. Lo scorso luglio è arrivata la chiamata da Jurgen Klopp, ex allenatore avversario del Dortmund ai tempi del Bayern. Piano piano è riuscito a ritagliarsi il suo spazio nella formazione dei Reds e questa sera potrebbe essere un’arma in più da poter sfruttare nei novanta minuti in casa.
Perché per stasera e per la gara di ritorno, Shaqiri ne avrà solo per il Liverpool.

Mezz’ala, mediano, a volte centrale di difesa o terzino. Tutto, ma non regista di centrocampo. La gara di Emre Can contro la Lazio è stata disastrosa. Impreciso, svagato, travolto dall’intensità dei biancocelesti in mezzo al campo. A suggellare un match da dimenticare l’autorete su calcio d’angolo che ha illuso la squadra di Simone Inzaghi. Il ribaltone Cancelo – Cristiano Ronaldo ha messo in sordina uno dei possibili problemi nel reparto di metà campo della Juve. L’assenza di Pjanic, pur non nella sua migliore annata, si fa sentire. Il tedesco non può essere il suo ricambio.

Uno delle migliori qualità di Emre Can è la versatilità. La sua capacità di essere il jolly di centrocampo ha conquistato i tecnici che lo hanno allenato in questi anni. Alto 184 centimetri per 82 chili, 25 anni, il tedesco di origine turca gioca prevalentemente come cerniera tra i reparti, ma non sono stati rari i suoi impeghi nelle retrovie. Ai tempi del Bayern Monaco, nella stagione 2012-2013, Heynckes lo posiziona terzino sinistro nelle poche partite che gli concede. Quando va a Leverkusen, si colloca a centrocampo, con qualche parentesi in difesa da esterno e anche centrale.


Nel 2014 il passaggio al Liverpool. Il manager Brian Rodgers impiega Emre nella difesa a 3 come centrale destro. Una buona stagione in cui è titolare fisso dei reds. L’arrivo di Jürgen Klopp ad Anfield riporta il tedesco in mezzo al campo. Ma questo suo andare e tornare tra centrocampo e retroguardia è apprezzato anche in Nazionale. Non di rado anche Joachim Löw lo ha schierato spesso terzino.


Prelevato a parametro zero nella scorsa estate, nella Juventus di Allegri gioca prevalentemente in mezzo al campo. Non è un regista: è un mediano con buon tocco di palla e ottime doti atletiche che, tuttavia, nello stretto ha il limite di essere poco agile. Orfana di Pjanic, il centrocampo della Juve visto all’Olimpico aveva in Emre il regista centrale con Bentancur e Matuidi ai lati. I tre sono andati in bambola rispetto agli avversari che li hanno sovrastati per intensità e superiorità numerica. Lo stesso allenatore bianconero a fine partita ha fatto ammenda. Non è quello il ruolo per cui Can è arrivato a Torino e difficilmente lo rivedremo in quella posizione di campo.

La responsabilità è mia. Ho messo in difficoltà Emre Can perché non ha le geometrie e i tempi ora per giocare davanti alla difesa. Nel secondo tempo lì ho schierato Bentancur e Can, con più libertà, è andato meglio

Virgil Van Dijk, attualmente, è sicuramente il difensore più forte della Premier League e tra i top 5 del mondo. C’è chi, però, ha voluto scomodare  un grande del passato per fare un paragone. Ovviamente in molti non l’hanno presa proprio bene.

Il confronto è stato fatto con l’ex capitano del Milan e della Nazionale italiana, Paolo Maldini, attraverso il profilo Twitter di un sito di scommesse online britannico.

Una domanda che ha smosso un po’ le acque. Spesso quando si creano paragoni con calciatori del passato si crea un gran bel scompiglio. In effetti così è stato anche per Van Dijk – Maldini: un confronto forse un po’ troppo esagerato e troppo pesante per il centrale olandese.

Le risposte al tweet, infatti, non si sono fatte attendere. Tantissimi commenti in cui si legge che i due non sono nemmeno da mettere in parallelo, per carriera, per trofei e per leadership.

Alla stessa età del capitano dei Reds, Paolo Maldini, che ha debuttato a 16 anni il 20 gennaio 1985, aveva vinto già tanto come quattro scudetti e tre Champions League oltre ad avere più di 400 presenze. Poco altro da aggiungere se non che Van Dijk è un centrale fortissimo che sta facendo la differenza con la maglia del Liverpool sia in Premier che in Champions. Tuttavia la strada per raggiungere ciò che ha fatto Maldini è quasi impossibile.

Tutti i numeri di Maldini con la maglia del Milan e dell’Italia

Quest dati fanno letteralmente crollare il confronto. Ironicamente sarebbe arrivata anche una risposta da parte dell’ex numero 3 rossonero

Paolo Maldini ha frantumato tanti record, come quello legato alle presenze tutte con la stessa maglia.

Il terrore delle grandi si chiama Coppa nazionale.  Nello specifico, rivolgersi a Liverpool, Fulham e Leicester in FA Cup, o al Marsiglia nella Coppa di Francia. E’ una specie di monito che arriva anche da noi alla vigilia della ripresa calcistica dopo la sosta, con la Coppa Italia nel weekend. Ma la nostra è una formula priva del fascino che avvolge questa competizione negli altri Paesi. Dove una squadra di quarta divisione inglese ha eliminato il Fulham di Ranieri.


La FA Cup è entrata nel mito proprio per la capacità di sovvertire pronostici già scritti. In cui l’underdog ribalta la situazione e sconfigge i più quotati avversari. Una sorta di Davide contro Golia contemporaneo. Dal leggendario Newcastle Hereford del 1972 al Barnsley che nel 2008 fa fuori Liverpool e Chelsea nel 2008. Le storie di giocatori dilettanti, in alcuni casi meccanici e fattorini, che eliminano i colleghi super ricconi e affermati. Non è questo il caso del Wolverhampton, vittorioso 2-1 contro il Liverpool nel terzo turno di Coppa inglese, ma è pur sempre il ko dei vicecampioni d’Europa contro una modesta squadra di medio bassa Premier League.


E’ andata peggio al Fulham di Ranieri, che saluta la competizione dopo il 2-1 patito addirittura in casa contro l’Oldham, club di quarta divisione. Destino analogo anche all’ex squadra del tecnico italiano, il Leicester, eliminato per 2-1 sul campo del Newport. Il rovesciamento del fattore campo, con le big impegnate sui campi di periferia, è uno degli elementi chiave dell’imprevedibilità della Coppa. Pronostici, invece, rispettati altrove come nel 7-0 del Manchester City in casa contro il Rotherham che gioca in Championship.


Le cose non sono andate meglio all’Olympique Marsiglia. La squadra di Garcia sta vivendo un annus orribilis. Eliminato dall’Europa League nello stesso girone della Lazio, dopo la finale dello scorso, in campionato è sesto in classifica in modo abbastanza anonimo, a -20 dal Psg. Il colpo di grazia è arrivato in Coppa di Francia. I girondini sono stati eliminati nei 32mi di finale dall’Andrezieux, formazione che milita in quarta divisione nazionale. A Saint’Etienne i dilettanti hanno trionfato 2-0, spedendo all’inferno l’ex allenatore della Roma. Copione identico per il Montpellier, quarto in Ligue 1 ed eliminato in  Coppa dal Sannois St. Gratien, formazione di terza divisione. Il modello è quello del Calais che, nel 1999-2000, raggiunse la finale, perdendola contro il Nantes.