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Dall’arrivo dello sceicco Mansour nel 200, il Manchester City è diventato un top club europeo, soprattutto grazie alle innumerevoli risorse della famiglia emiratina.

In dieci anni di presidenza, oltre un miliardo di euro spesi per l’acquisto di tantissimi campioni e allenatori. Nelle ultime stagioni, però, qualcosa sembra sia cambiato. Le operazioni in entrata sono ancora molte, ma ci sono anche parecchi interventi in uscita, che hanno fruttato 150 milioni di euro.

Cessioni soprattutto di giovani, scovati dallo staff degli osservatori Citizens in giro per l’Europa e cresciuti tra i campi dell’Etihad Stadium. Sono addirittura 60 i milioni incassati da calciatori con zero presenze in prima squadra venduti ad altre società inglesi ed europee.

L’ultimo in ordine cronologico è stato lo spagnolo classe ‘99 Brahim Diaz, ceduto al Real Madrid per 17 milioni di euro.

 

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📸🙌 @Brahim #WelcomeBrahim

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Il calciatore andrà a rimpolpare l’attacco Blancos, privo di Cristiano Ronaldo, e che quest’anno sta avendo non pochi problemi in fase realizzativa. L’iberico di origine marocchina era arrivato in Inghilterra dal Malaga a soli quattordici anni, su richiesta dell’ex allenatore Pellegrini. Dotato di una tecnica sopraffina, gli inglesi non hanno potuto dire di no davanti all’offerta del Real. Per il futuro questa operazione, però, potrebbe diventare un grosso rimpianto.

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Jadon Sancho, classe 2000, arrivato al BVB nel 2016

Tra i 13 giocatori in uscita, infatti, c’è qualcuno che ha spiccato il volo e che sarebbe potuto diventare importante per il City. Su tutti il numero 7 del Borussia Dortmund, Jadon Sancho. L’inglese classe 2000 è stato venduto nel 2016 a 8 milioni di euro, ora è punto fermo della formazione giallonera tedesca e ne vale quasi dieci volte tanto.

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Kelechi Iheanacho con la maglia delle Foxes

Tra gli altri talenti dei Citizens c’è anche un altro attaccante: il nigeriano Kelechi Iheanacho. Acquistato nel 2015 dopo un grande Mondiale Under 20, il classe ’96 è stato venduto al Leicester City alla cifra di 27 milioni di euro.

Non solo attaccanti, ma anche qualche difensore. Uno di questi, ma senza grossi rammarichi, è il belga Jason Denayer che, dopo vari prestiti in giro per l’Europa, è stato venduto per 10 milioni al Lione.

Qualche rimpianto, invece, ci potrà essere per Pablo Maffeo e Angeliño. Entrambi classe 1997, il primo è passato allo Stoccarda per 9 milioni di euro e il secondo è finito agli olandesi del Psv per 5.

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Seko Fofana, centrocampista dell’Udinese, arrivato nel 2016

Due acquisti sono stati fatti anche da società italiane. Forse non tutti sanno che il centrocampista Seko Fofana dell’Udinese è stato prelevato dal City per 3,5 milioni di euro nell’estate del 2016. Sicuramente per una futura cessione i friulani riusciranno ad ottenere un profitto nettamente superiore.
L’altra meteora degli Sky blues è stato Olivier Ntcham. Il Genoa lo ha prelevato in prestito per le stagioni 2015/16 e 2016/17, prima di essere definitivamente venduto agli scozzesi per 4,5 milioni di euro.

Un giro di tanti milioni di euro che portano benefici nelle casse del club, ma spesso anche qualche rimpianto sportivo.

C’è chi in un primo momento ha pensato che i giardinieri dello stadio Benito Villamarín abbiano avuto un mancamento o abbiano alzato il gomito durante le festività.

Invece no, la lunga linea di centrocampo dell’impianto che ospita le partite del Real Betis è stata fatta appositamente in maniera ondulata perché fa parte di una campagna mediatica condotta dal club iberico insieme a Uber per sensibilizzare la popolazione sui pericoli della guida in stato di ebbrezza, soprattutto in questo periodo di festività.

 

Significato che va ben oltre l’apparenza, ma che vuole sottolineare quanto la squadra spagnola abbia particolarmente a cuore queste vicende.

L’iniziativa è andata in scena prima del fischio d’inizio del match tra Betis ed Eibar, terminata 1-1. I tifosi biancoverdi hanno apprezzato il gesto della loro squadra nei confronti di un tema importante qual è la guida in stato di ebbrezza che conta molte vittime all’anno, soprattutto tra i giovani.

Nella stessa giornata, c’è stata un’altra singolare atmosfera creata dai tifosi del Betis prima del fischio d’inizio del match. Dagli spalti sono volati una cascata di peluche, donati dal pubblico ai più poveri in vista del Natale. Tutti gli orsacchiotti sono stati regalati ai bambini con più difficoltà. Un gesto bellissimo da parte della gente che ha dato un sorriso a chi soffre.

Un attaccante giramondo che a 42 anni non ha intenzione di fermarsi e ha firmato l’ennesimo contratto da professionista.

Se lo chiamano El Loco un motivo ci sarà, o forse due: in primis perché spesso ha avuto atteggiamenti sopra le righe in campo ma anche per il suo continuo cambiar squadra.

È l’uruguaiano Sebastián Abreu, il quale ha detto sì alla 28esima squadra di calcio. Sì ben 28 club differenti in oltre 24 anni di carriera che gli hanno permesso di entrare addirittura nel libro dei Guinnes World Record già dal 2016, come calciatore ad aver indossato il maggior numero di maglie nella carriera professionistica.

La sua nuova avventura sarà nel Rio Branco, squadra che milita in quarta divisione brasiliana. Proprio in Brasile è già stato protagonista in passato con Gremio (nel 1998), Botafogo e Figueirense (tra il 2010 e il 2012) prima del passaggio al Bangu nel 2017.

La sua lunga carriera è stata ricca di gol e di apparizioni soprattutto in Sudamerica: in Argentina ha giocato con il River Plate, il Rosario Central e il San Lorenzo, oltre alle tante avventure in Uruguay, Paraguay, Messico, Cile, El Salvador ed Ecuador.
Nel gennaio del 1998 si trasferisce in Europa, agli spagnoli del Deportivo La Coruña. L’esperienza non è entusiasmante ed è per questo che poi è iniziato il suo girovagare, affascinato dall’idea di immedesimarsi in nuovi campionati e in diversi Paesi.

Nel 2008 ritorna in Europa, trasferendosi in Israele a Gerusalemme nel Beitar, prima di altre due esperienze nel vecchio continente: ancora in Liga nella Real Sociedad e ai greci dell’Aris Salonicco.

La sua bacheca è ricca di titoli: 5 campionati uruguaiani, 2 argentini, 1 campionato salvadoregno e 1 campionato carioca, oltre a tantissime classifiche di capocannoniere.

Con la Celeste ha giocato ben 70 partite, realizzando 26 reti, tra cui due nella vittoriosa Coppa America del 2011.

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El Loco Abreu durante la trinofante Coppa America 2011

Una sfilza lunghissima di club che forse lo stesso Abreu ha dimenticato. Una cosa è certa: non ha intenzione di fermarsi e il suo obiettivo è quello di dare il massimo per la sua nuova squadra e puntare alla promozione. Chissà poi cosa gli riserverà il futuro.

Immaginate che Leo Messi giochi in Italia, a voi la libera scelta del club. Fantacalcio? No, se pensate a quanto successo con Cristiano Ronaldo, sì se pensate di comprarlo all’asta. La scena è la seguente: Messi in Italia, in una giornata fantacalcistica. La sua squadra perde in casa, ma l’arbitro gli assegna erroneamente un gol nel referto ufficiale. Se avete la Pulce nella vostra squadra, gongolate per la gaffe arbitrale. Se ce l’avete contro, maledite il direttore di gara e la Lega che gli assegna il gol.

Fantacalcio? Nuovamente no, perché è quanto accaduto davvero in Spagna. Non sappiamo se la storia sia realmente successa nel fantasy game più conosciuto in Italia, ma nel calcio reale questo racconto corrisponde alla dura verità. Domenica scorsa il Barcellona ha perso (inaspettatamente) in casa contro il Betis Siviglia, fresco avversario del Milan in Europa League. 0-2 nel primo tempo con le reti di Junior e Joaquin, tentativo di rimonta blaugrana nel secondo tempo proprio con Messi fermata dai sigilli di Giovani e Canales. A nulla valgono i centri di Arturo Erasmo e del numero 10 argentino nel finale. Ebbene, la doppietta di Messi è ugualmente arrivata ma, secondo l’arbitro Lahoz, il fuoriclasse avrebbe segnato un gol già nel primo tempo, al 22’. Un momentaneo pareggio (1-1) che in realtà non c’è mai stato.

Il referto con il presunto gol di Messi al 22′

La svista è stata riportata sul referto ufficiale del match, poi pubblicato online sul sito della Federazione spagnola. L’errore è stato visibile per diverse ore prima che diventasse virale venendo corretto. L’abbaglio arbitrale, questa volta solo di trascrizione, è abbastanza clamoroso visto che Antonio Mateu Lahoz è un direttore di gara esperto, avendo arbitrato gare di Champions League, dei Mondiali oltre che quelle in patria. Eppure, ha visto un gol che non c’era, per la gioia di chi aveva Messi in squadra nella propria fantasquadra e gli improperi di chi l’aveva contro. Ma è solo fantacalcio giusto? No, questa volta no.

 

Tanta commozione ma anche tanta voglia di non fermarsi e continuare a stupire. È Cristiano Ronaldo, bomber portoghese in forza alla Juventus, il quale ha raggiunto e superato quota 400 reti nei cinque maggiori campionati europei.

Per l’esattezza i gol sono 402 grazie alla doppietta rifilata nell’ultima trasferta di Empoli. Una caterva di gol che CR7 ha segnato nei campionati in cui ha militato: Primeira Liga portoghese, Liga spagnola, Premier League inglese e appunto ora la Serie A.

Un grande curriculum per chi come lui non smette mai di stupire e con la costante voglia di mettersi in gioco e di lavorare duramente per essere sempre al top. In effetti anche oggi, all’età di 33 anni, il lusitano è tra i calciatori che detengono una leadership mondiale.
Uno dei più importanti siti come Transfermarkt addirittura conta ben 405 reti messe a segno da CR7, spesso si perde anche il conto. In totale sono 578 i gol realizzati da professionista.

Davanti al pubblico dell’Allianz Stadium di Torino prima del match contro il Cagliari, il presidente bianconero Andrea Agnelli gli ha concesso una passerella importante proprio per festeggiare lo storico traguardo raggiunto. I tifosi della Juve, ma anche quelli del Cagliari, hanno applaudito per diversi minuti il 5 volte pallone d’oro.

 

 

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Stima, affetto, vittoria! Grande Juve! #finoallafine

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Il Real Madrid tre volte campione d’Europa negli ultimi tre anni non esiste più. Il sospetto è diventato certezza dopo la nuova sconfitta patita dai blancos. Al Bernabeu passa il Levante, settimo in classifica, per 2-1. L’avvio dei padroni di casa è da incubo, con Varane in particolare nel pallone. Due suoi errori propiziano il break ospite dopo 13 minuti, vani sono i tentativi di rimonta del Real che per 3 volte si infrangono sui legni. Il gol di Marcelo al 72’ serve solo a interrompere un digiuno di gol che durava da quattro partite e da otto ore in totale. Il Real non vince da un mese, il 22 settembre contro l’Espanyol. Poi tre ko (Siviglia, Alaves e Levante) e uno scialbo 0-0 interno nel derby contro l’Atletico.

In Champions le cose non vanno meglio. Nel girone G la squadra di Lopetegui ha vinto la prima partita 3-0 contro la Roma per poi soccombere 0-1 a Mosca contro il Cska. Il primo obiettivo stagionale, la Supercoppa europea, è stato fallito ad agosto con la sconfitta 2-4 contro i cugini dei colchoneros. In attesa che si completi la giornata di campionato (con, tra le altre, Barcellona Siviglia), il Madrid è quinto in classifica con 14 punti, a 3 lunghezze di distanza dalla sorprendente capolista Alaves.

La stagione era iniziata con il ko in Supercoppa Europea contro l’Atletico Madrid

La panchina di Julen Lopetegui traballa sempre di più. L’ex ct della Spagna, dopo l’addio burrascoso alle furie rosse a pochi da Russia 2018, non è riuscito finora a rigenerare una squadra che appare sazia. L’addio di Cristiano Ronaldo, non adeguatamente rimpiazzato, ha inevitabilmente indebolito una squadra che tre anni dettava legge in Europa e nel mondo con Zidane. Il nuovo numero 7, Mariano Diaz, non sembra all’altezza di un’eredità pesante come quella di CR7. L’ombra di Antonio Conte aleggia sempre di più sul Santiago Bernabeu. La speranza di Lopetegui è che la gara di martedì prossimo contro il Viktoria Plzen in Champions League possa dare la sterzata alla stagione. Tra una settimana, al Camp Nou, è già tempo di Clasico contro il Barcellona. Julen Lopetegui non è più sicuro di esserci, il suo destino è nelle mani di Florentino Perez.

La panchina di Lopetegui è a rischio

Un saluto con onore quello tra Vincenzo Montella e il Siviglia.

Il tecnico napoletano è stato esonerato qualche giorno fa dopo l’ennesima sconfitta nel campionato spagnolo di Liga.

La società andalusa infatti, dopo aver scelto l’ex allenatore del Milan per la guida del club, ha deciso di sollevare dall’incarico l’areoplanino.

Non una bella annata per Montella che, nel giro di pochi mesi, è stato esonerato sia dalla squadra rossonera che dagli spagnoli.

Fatale l’ennesima sconfitta in Liga, in trasferta a Valencia contro il Levante, la quale ha portato per la prima volta il Siviglia fuori dalla zona Europa League, competizione che proprio la squadra rojiblancos ha vinto tre volte di fila tra il 2014 e il 2016.

La società sivigliana ha comunque concesso al tecnico italiano di congedarsi con rispetto anche nei confronti dei tifosi,  pubblicando sui propri account social e sul proprio sito il saluto ufficiale.

Sono qui per salutare tutti i tifosi che sono stati grandiosi e i giocatori che hanno fatto tanto per me in questa stagione. Abbiamo fatto uno sforzo enorme, voglio salutare tutte le persone che lavorano nel club e per il club, non ho la possibilità di farlo di persona. Mi dispiace molto per gli ultimi momenti, ma posso dire che ho lavorato con forza ed entusiasmo fino alla fine, spero veramente che il Siviglia possa arrivare in Europa. Per questo chiedo ai tifosi di stare vicino ai giocatori nelle ultime 4 partite, ne hanno bisogno in questo momento.

Nella breve parentesi di Montella in Spagna anche alcune soddisfazioni come quella di eliminare il Manchester United di Mourinho agli ottavi di Champions League e la finale di Coppa del Re (sconfitta contro il Barcellona).

Non poteva esordire nel migliore dei modi Zlatan Ibrahimovic in Major League Soccer.

Si sa che lo svedese non è mai banale e lo ha dimostrato ancora una volta anche al popolo americano. Pochi minuti per sottolineare che Ibra non è finito e che è volato in America per lasciare il segno così come è ha fatto in Europa.

Due reti all’esordio nel derby losangelino tra Los Angeles Galaxy e Los Angeles Fc, il primo un vero capolavoro che ha lasciato tutti di stucco e ha fatto subito parlare del gigante svedese.

Il suo arrivo a Los Angeles è stato spettacolare tanto che non è stata la città a dare il benvenuto a Ibrahimovic ma è lo svedese che ha dato il benvenuto alla metropoli americana, dopo la sua grande carriera tra le big squadre europee.

Dopo tante vittorie e tanti trofei vinti in Svezia, Olanda, Italia, Spagna, Francia e Inghilterra, Ibra ha deciso di continuare le sue conquiste oltreoceano.

La sua prima partita non poteva che essere coi fiocchi, un gol da cineteca ha dato il via alla ripresa dei Galaxy nel derby losangelino.

Un gol alla Ibra in cui sono compresi genio e spregiudicatezza per quello che è considerato uno dei migliori centravanti degli ultimi anni.

Ma gol di questa fattura ne sono stati fatti veramente tanti sin da giovane, nei club e in nazionale.

MALMO

Sin dai tempi quando militava nel campionato svedese, Ibra ha dimostrato di avere un piglio diverso dagli altri. Tanti i gol messi a segno sin da giovane. Uno dei tanti bei gol messi a segno con gli scandinavi è stato contro l’Aik nel 2001.

AJAX

Nel 2003 quando era il centravanti degli olandesi dell’Ajax mise in mostra il suoi piedi ed è lui che rimise in carreggiata i lancieri contro il Groningen. Un secco tiro dal limite dell’area di rigore e fu subito 1-1.

JUVENTUS
Dopo l’acquisto da parte dei bianconeri, erano tante le aspettative intorno al gigante svedese. Il gol all’esordio contro il Brescia scacciò qualsiasi dubbio nei suoi confronti e un gol in amichevole nell’estate del 2005 che gli spalancò le porte all’Europa che conta. Una traiettoria imprendibile per il portiere lusitano.

INTER

Passato all’Inter ha contribuito alla vittoria dei scudetti targati Roberto Mancini. Con l’Inter ha segnato molti gol in vari modi e ovviamente anche dalla distanza. Uno di questi è sicuramente la staffilata messa a segno nell’ultima di campionato contro il Parma al Tardini che ha regalato il successo ai nerazzurri in campionato dopo tanti anni. Ma il grande gol contro il Palermo che ricordiamo con rabbia e determinazione.

BARCELLONA

In Spagna sperava di poter vincere la Champions League, sogno infranto a causa della vittoria proprio della sua ex squadra, l’Inter. In Liga però non ha mai smesso di fare il suo dovere tanto da segnare tanto e vincere il titolo. Grande la punizione messa a segno al Camp Nou contro il Real Saragozza.

MILAN

Tornato a Milano, ma in sponda rossonera, Ibra torna a vincere lo Scudetto in Serie A e tra le varie perle, mise a segno una grande rete contro il Lecce al Via del Mare.

PARIS SAINT GERMAIN

Gli anni trascorsi sotto la Tour Eiffel sono stati ricchi di successi nazionali con vittorie di Ligue 1 e coppe francesi. Non è riuscito a vincere la Champions League ma ha realizzato reti come queste che entrano di diritto tra quelle più belle messe a segno in Europa. Vittima: i tedeschi del Bayer Leverkusen.

NAZIONALE SVEDESE

Zlatan Ibrahimovic ha fatto il suo anche con la maglia della nazionale svedese. In amichevole contro l’Inghilterra salì in cattedra con una prestazione di pregevole fattura. Indimenticabile la sua rete in rovesciata da molti metri lontano dalla porta. Battuto il portiere Joe Hart e vittoria svedese.

A Valencia è diventato una vera e propria bandiera durante i suoi 9 anni di permanenza al Mestalla. È stato uno dei primi italiani a vestire la maglia dei Taronges e la fascia da capitano.

Nato e cresciuto calcisticamente ad Arezzo, si è affermato a Roma dove ha giocato con i giallorossi per sette anni.

È l’ex difensore, Amedeo Carboni, classe 1965 è stato un vero e proprio Italians dato che ha esportato in Liga il carisma e l’italianità calcistica.

Al Mestalla ha avuto modo di giocare anche con altri italiani come Di Vaio, Corradi e Tavano, oltre che avere come allenatore Claudio Ranieri.

A differenza di questi nomi importanti del calcio italiano, quasi sicuramente Carboni è stato quello che ha avuto modo di mettersi in mostra oltre che a vincere molti titoli.

Con la squadra iberica vince la Coppa di Spagna nel 1999. È due volte vicecampione della Uefa Champions League e vince due titoli nazionali (2001/2002 e 2003/2004). Nel 2004 vince la Coppa Uefa e la Supercoppa europea.

L’ex difensore giallorosso è stato molto amato e rispettato dai supporter dei Taronges durante la lunga permanenza nella comunità valenciana.

Dopo la carriera da calciatore, l’ex terzino ha avuto modo di entrare anche nella società come direttore sportivo tra il 2006 e il 2007.

Da calciatore ha anche giocato anche in Nazionale. Con gli azzurri ha disputato l’Europeo 1996 in Inghilterra.

È stato escluso dalla Nazionale per le due prestigiose amichevoli contro Argentina e Inghilterra per fine marzo, ma lui ha voluto dimostrare che poteva esserci e poteva essere utile agli azzurri.

È l’Italians Simone Zaza che, dopo un periodo un po’ opaco, è tornato a fare la differenza in Liga con il suo Valencia.

Nell’ultimo match, l’attaccante lucano ha messo a segno una rete e un assist contro l’Alaves.

Una dimostrazione maiuscola che cancella un po’ la delusione riguardo la mancata convocazione con la Nazionale del ct, Gigi Di Biagio.

Il successo ha permesso, alla squadra guidata dall’allenatore Marcellino, di guadagnare punti utili per la lotta Champions League, sempre più avvincente in Liga dati i problemi anche del Real Madrid.

Con la rete messa a segno, l’ex attaccante di Juventus e Sassuolo ha raggiunto quota 12 reti in campionato. La squadra valenciana, tuttavia, ha anche altri calciatori ad aver segnato in doppia cifra. Solamente il Paris Saint Germain, tra i cinque maggiori campionati europei, ha mandato finora in doppia cifra tre giocatori.

Per il lucano ci sarà modo di farsi ancora vedere così che o Gigi Di Biagio o il nuovo commissario tecnico potranno convocare l’attaccante emigrato in Spagna.