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Dal titolo di migliore giocatore del Mondiale Under-17 del 1999, di strada Landon Donovan ne ha fatta parecchia. Esploratore controcorrente ma con un filo invisibile che non l’hai portato lontano da casa sua. A trionfare, in Nuova Zelanda, fu come al solito il Brasile, ma gli occhi di attenti osservatori erano tutti puntati sul ragazzo piccolo e brevilineo nato ad Ontario il 4 marzo 1982. E’ il Bayer Leverkusen a strappare per primo il “sì” del giocatore che si affaccia nel calcio che conta, nel calcio europeo, invertendo la rotta di chi ha attraversato l’oceano Atlantico cinque secoli prima.

Parliamo del miglior marcatore nella storia della Nazionale statunitense, con 57 gol a pari merito con Clint Dempsey, e della Major League Soccer con 145 reti. Sì della Mls, il campionato a stelle e strisce che ci fa subito ben capire come l’esperienza nel Vecchio Continente non sia stata così trionfale e indimenticabile.
Sotto contratto con il club tedesco, Donovan viene girato più volte in prestito: prima ai San Jose Earthquakes e poi ai Los Angeles Galaxy, club che si cucirà sulla sua pelle condividendo gli anni migliori e vincenti. Acquistato definitivamente dal club, per Landon le porte e i porti dell’Europa non si sono mai chiusi: durante le sessioni di pausa del campionato americano, Donovan prova a lasciare il segno nel Bayer Monaco, ma soprattutto nel dicembre 2009 quando viene  ufficializzato il suo passaggio in prestito all’Everton.

Dopo il flop in Bundesliga, c’è la Premier League pronta a esaltarsi per un suo gesto, una sua giocata. L’americano è concentrato e motivato, ci sono i Mondiali del 2010 ad attenderlo e uno spirito di rivalsa, una voglia di invertire una narrativa scostumata contro gli americani che non sanno giocare a football.
Con il club blu di Liverpool, Donovan gioca 10 partite collezionando 2 gole quattro assist, venendo inserito nella formazione del mese e ribaltando la stagione fin lì negativa dell’Everton. Che si fa, si rimane? Il club inglese prova a rinnovare il prestito, ma l’esperienza inglese termina momentaneamente lì, prima di ripetersi nel dicembre 2011,  sempre con l’Everton, per giocare ancora una volta in prestito durante la pausa della Mls.

 

Icona in patria e apprezzato anche in Europa per i suoi lampi a sprazzi, Donovan nel 2014 annuncia il ritiro, per poi ripensarci nel 2016. Terminata la stagione, a inizio 2017, dice: «Non riesco nemmeno più ad inseguire mio figlio in giro per casa».
Il che vuol dire: è stato bello, io appendo le scarpe al chiodo. E così è sembrato per tutto l’anno, salvo poi di colpo lasciare nuovamente tutti sorpresi: il 13 gennaio 2018 viene tesserato dal Club Léon, squadra della massima serie messicana.  Landon Donovan ha ancora voglia di giocare a calcio e già che c’è lascia partire una bordata al Presidente americano, Donald Trump:

Mi sono innamorato della città, qui ci sono i tifosi migliori. Il Club Leon è una squadra storica e vincente. Io non credo nei muri, voglio andare in Messico, indossare il verde e vincere trofei. Ci vediamo presto!

Nella carriera sportiva del talento americano ritorna il Messico: sì perché Donovan (che ha partecipato a sei edizioni della Concacaf, vincendone quattro, a due Confederations Cup, e a tre Mondiali) nella Coppa del Mondo del 2002, quella in cui gli Stati Uniti vengono eliminati ai quarti di finale dalla Germania per 1-0 e a lui gli viene assegnato il riconoscimento come miglior giovane dei mondiali, proprio contro i messicani mette a segno la rete del 2-0, quella della sicura qualificazione – tra l’altro di testa, non il suo marchio di fabbrica.

 

Non male come colpo di coda per il 35enne dal volto di eterno Peter Pan. Ma non è tutto perché ai prossimi Mondiali in Russia lui ci sarà, seppur sotto differente veste: Donovan sarà infatti sarà nel team di FoxSport per commentare e analizzare i vari match.