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Nuovamente avversarie dopo 10 anni, 7 mesi e 15 giorni. Perché l’ultimo incrocio in Coppa Italia fra Atalanta e Lazio porta la data del primo ottobre 2008. Anche allora era un mercoledì e il campo da gioco quello dell’Olimpico di Roma. Terminò col punteggio di 2-0 per i biancocelesti e le reti al minuto 17 di Ledesma e all’84 di Pandev. Lazio di Delio Rossi agli ottavi di finale, Atalanta di Luigi Delneri eliminata dalla competizione. E’ quanto ricorda FootStats.it, realtà specializzata in statistiche del calcio  italiano.

I PRECEDENTI IN COPPA

Ammontano a 9 i precedenti fra i due club in Coppa Italia. Tutto ebbe inizio il 26 dicembre 1938, quando Lazio-Atalanta si concluse col punteggio di 1-0 e la rete al 31’ di Giuseppe Baldo. Per rintracciare un successo degli orobici sarebbero dovuti trascorrere all’incirca trentotto anni: 29 agosto 1976, Atalanta-Lazio 2-1. Fecero tutti i lombardi nella prima frazione di gioco, gol (con Roberto Tavola al 21’ ed Ezio Bertuzzo al 27’) e autorete (con Gabriele Andena al 45’). Il bilancio totale che emerge dai 9 scontri diretti vede in vantaggio i biancocelesti di una lunghezza sia per numero di vittorie, 3-2, che per marcature, 9-8. Da rilevare come mai una sfida fra le due compagini sia andata oltre i tempi regolamentari. Mentre prima di questa stagione la gara più ‘prestigiosa’ era rappresentata dal doppio confronto, andata/ritorno, del 1988/1989 e valido per quarti di finale.

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Di seguito il riepilogo dei match e il bilancio totale

1938/1939, 26 dicembre 1938, Lazio-Atalanta 1-0 (Baldo)
1971/1972, 5 settembre 1971, Atalanta-Lazio 0-0
1974/1975, 28 agosto 1974, Atalanta-Lazio 0-0
1976/1977, 29 agosto 1976, Atalanta-Lazio 2-1 (Tavola, Bertuzzo, Andena aut.)
1982/1983, 29 agosto 1982, Lazio-Atalanta 0-0
1985/1986, 25 agosto 1985, Atalanta-Lazio 2-2 (Magrin rig., Stromberg, D’Amico rig., Fiorini)
1988/1989, 4 gennaio 1989, Atalanta-Lazio 2-0 (Serioli, Evair rig.)
1988/1989, 25 gennaio 1989, Lazio-Atalanta 3-2 (Marino, Madonna, Gregucci, Madonna, Pin)
2008/2009, 1 ottobre 2008, Lazio-Atalanta 2-0 (Ledesma, Pandev)

Il bilancio dei confronti diretti

9 incontri disputati
2 vittorie Atalanta
4 pareggi
3 vittorie Lazio
8 gol fatti Atalanta
9 gol fatti Lazio

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LA DEA IN FINALE
Quella di stasera sarà la quarta finale di Coppa Italia per l’Atalanta. Il bilancio all’ultimo atto del trofeo nazionale racconta di 1 vittoria (1962/1963) e 2 sconfitte (1986/1987 e 1995/1996). L’unico successo arrivò allo stadio Meazza di Milano contro il Torino. Tripletta di Angelo Domenghini (rete granata di Giorgio Ferrini) per un 3-1 finale. Era il 2 giugno 1963. I due KO sono arrivati in finali disputate con la formula del doppio confronto: col Napoli nel 1986/1987 e con la Fiorentina nel 1995/1996.

L’AQUILA IN FINALE
Capitolo numero dieci per la storia della Lazio nelle finali di Coppa Italia. I calcoli parlano di 6 trionfi (1958; 1997/1998; 1999/2000; 2003/2004; 2008/2009; 2012/2013) e 3 battute d’arresto (l’ultima due stagioni fa contro la Juventus e con Simone Inzaghi già sulla panchina biancoceleste).Da sottolineare come nelle finali a gara unica 1 successo sia arrivato ai calci di  rigore (6-5 sulla Sampdoria il 13 maggio 2009) e 2 nei tradizionali novanta minuti di gioco (1-0 sulla Fiorentina il 24 settembre 1958; 1-0 sulla Roma il 26 maggio 2013).

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IL PERCORSO FINO ALL’OLIMPICO E LE DUE SFIDE STAGIONALI
Con 3 vittorie (0-2 a Cagliari; 3-0 sulla Juventus; 2-1 con la Fiorentina) e 1 segno X (3-3 a Firenze), 10 gol fatti (Zapata con 3 top scorer) e 4 reti subite, l’Atalanta di Gasperini ha staccato il biglietto per la finale dell’Olimpico. La Lazio di Inzaghi ha raggiunto l’ultimo atto della competizione con 2 successi (4-1 sul Novara; 0-1 in casa del Milan) e 2 pareggi (1-1 al 120’, poi diventato 4-5 ai rigori ospite dell’Inter; 0-0 a Roma contro i rossoneri), 6 reti marcate (Immobile con 3 miglior bomber) e 2 gol incassati. Chiudiamo ricordando che Atalanta-Lazio rappresenterà anche il terzo incrocio stagionale fra i due club.
In campionato Atalanta-Lazio terminò col punteggio di 1-0 (Zapata al 1’), mentre LazioAtalanta è andata in archivio col risultato di 1-3 (Parolo al 3’, Zapata al 22’, Castagne al 58’, Wallace autogol al 76’). E considerando i due match chiusi in parità del torneo 2017/2018… la Lazio non batte l’Atalanta dalla 20esima giornata 2016/2017, quando all’Olimpico fu 2-1: Petagna al 21’, Milinkovic-Savic nel recupero del primo tempo, Immobile al 68’ su calcio di rigore.

Confronti diretti a Roma e in campionato (Serie A e Serie B)
54 incontri disputati
24 vittorie Lazio
17 pareggi
13 vittorie Atalanta
81 gol fatti Lazio
52 gol fatti Atalanta

Confronti totali in campionato (Serie A e Serie B)
108 incontri disputati
34 vittorie Atalanta
42 pareggi
32 vittorie Lazio
125 gol fatti Atalanta
125 gol fatti Lazio
2,3 media gol/match

 

La Fiorentina toglie, la Fiorentina dà. L’ultima finale di Coppa Italia dell’Atalanta era datata 1996 contro i viola di Batistuta. Non andò bene, visto che i gigliati si imposero sia all’andata che al ritorno e portarono la Coppa a Firenze. Ventitré anni dopo gli orobici ci riprovano. Sarebbe il sigillo al ciclo incredibile di Gasperini, che ha riportato la Dea ai fasti di un tempo. Quelli degli anni ’80, ad esempio, quando i nerazzurri arrivarono in semifinale di Coppa delle Coppe contro il Malines (1987/1988) dopo aver perso proprio una finale di Coppa Italia contro il Napoli.

L’Atalanta di Mondonico e Vieri

Seguirono anni altalenanti tra serie A e B, con un settimo posto nel 1992-1993 con Marcello Lippi in panchina. Nel 1995 il ritorno nella massima serie con una leggenda atalantina alla guida tecnica, Emiliano Mondonico. Orfana di Maurizio Ganz in attacco, la squadra è un manipolo di giovani promettenti che verranno alla ribalta (grazie allo zampino di Mino Favini, scomparso qualche giorno fa). In difesa il pilastro era Paolo Montero, alla stagione d’addio a Bergamo prima del grande salto nella Juventus. Sulla trequarti il talento emergente di Domenico Morfeo, neanche 20 anni. In attacco l’eredità di Ganz era divisa tra Christian Vieri, che aveva iniziato poco più che ventenne il suo giro d’Italia dei club. E Federico Pisani, atteso da un tragico destino nel 1997 (morirà in un incidente stradale).

Curiosamente, anche nella Coppa Italia del 1996 l’Atalanta aveva eliminato la Juventus con un gol di Fabio Gallo nei tempi supplementari. Poi nei quarti e nelle semifinali la squadra di Mondonico si era sbarazzata di Cagliari e Bologna. In finale trovava, nella doppia sfida di andata e ritorno, la Fiorentina di Claudio Ranieri. In quella viola, oltre a Batigol, c’erano Rui Costa, Toldo, Flachi, Lorenzo Amoruso. All’andata al Franchi decide un gol di Batistuta, al ritorno il copione non cambia: 0-2 con le reti ancora dell’argentino e di Amoruso. La Coppa va a Firenze, per la Dea l’unico trionfo resta quello del 1963 con la tripletta di Domenghini che spense le speranze di vittoria del Torino. In attesa del 15 maggio e della sfida tra Correa e Gomez, Immobile e Zapata, Milinkovic Savic e Ilicic.

Se nasci oriundo e diventi calciatore, arriva prima o poi quel momento in cui decidere da che parte stare. Quali colori indossare, quale inno nazionale cantare. Chiedere informazioni a Luiz Felipe Ramos Marchi, giovane difensore della Lazio che qualche giorno fa ha risposto alla convocazione dell’Under 21 di Di Biagio. Di origini italiane, Luiz Felipe aveva fatto la sua scelta. Al verdeoro della torcida aveva preferito l’azzurro vivo. Ma probabilmente è stato solo un momento di debolezza, visto che il sangue brasiliano ha avuto alla fine la meglio.

I motivi del No

Dopo aver raggiunto il ritiro dell’under, il difensore laziale ha fatto marcia indietro. Ha riflettuto, ha capito che quella non sarebbe stata la Nazionale sognata da bambino. E per rispetto suo e dei colori italiani ha abbandonato il ritiro di Roma. In un post su instagram Luiz Felipe ha fatto poi chiarezza. Ha ringraziato Di Biagio e la Federazione, si è detto lusingato di poter indossare «la prestigiosa maglia della Nazionale italiana». Ma tutto questo non bastava.

Il calcio è soprattutto una questione di cuore e sentimento e sono sicuro che la mia scelta verrà compresa

E dire che un eventuale debutto azzurro non avrebbe precluso le chance di Luiz Felipe di giocare con la maglia della Seleçao. Ma il cuore ha avuto la meglio e mister Luigi Di Biagio ha capito la scelta.

Ne ho preso atto, ci ha sorpreso, ma siamo rispettosi di quello che ci ha detto il giocatore. Mi dispiace, lo avrei valutato per queste due gare e avrei magari capito se poteva far parte o meno del nostro gruppo, così non è stato.

Gli azzurrini sono in ritiro a Roma per preparare le amichevoli contro l’Austria a Trieste giovedì e la Croazia, a Frosinone lunedì prossimo. Sullo sfondo ci sono gli Europei Under 21 che l’Italia giocherà in casa dal 16 al 30 giugno (in coabitazione con San Marino). Gli azzurrini non vincono la competizione dal 2004, in finale 3-0 contro la Serbia Montenegro.


 

Manca poco dal fischio d’inizio del 152esimo derby della capitale tra Lazio – Roma che inizierà alle 20.30 di questa sera. In questa giornata, però, c’è anche la sfida tra Napoli – Juventus e ciò non è la prima volta che accade.

Un 26esimo turno ricco di importanti appuntamenti. Dopo il colpaccio del Cagliari alla Sardegna Arena contro l’Inter, questo weekend ci riservato Napoli-Juventus, vale a dire seconda contro prima in classifica, e Lazio-Roma, derby capitolino numero 152 fra sesta e quinta forza del campionato.

Tuttavia non è una novità che questi due big match cadano nello stesso turno. Grazie a Footstats.it abbiamo avuto modo di sfogliare gli annali del calcio e ritrovare ben quattro precedenti.
La prima volta è avvenuta nella stagione 1947/48, quando i club si sfidarono in occasione della nona giornata: Lazio-Roma 0-1 (rete di Amadei), Napoli-Juventus 0-0.
Per il bis gli appassionati di calcio avrebbero dovuto attendere praticamente trent’anni. Nel torneo 1978/79, al settimo turno, ecco il doppio incrocio: entrambi terminati 0-0. Quindi, nel campionato seguente, 1979/80, alla 22esima giornata si ripresentò la singolare combinazione: Lazio-Roma 1-2 (Pruzzo per i giallorossi, pareggio di D’Amico per i biancocelesti, gol vittoria di Giovannelli per i lupacchiotti), Napoli-Juventus 0-0.

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La gioia di Giovannelli per il gol vittoria del 2-1

L’ultimo episodio è piuttosto recente, 1995/96, di nuovo alla ventiduesima giornata: Lazio-Roma 1-0 (Signori su rigore), Napoli-Juventus 0-1 (Ravanelli).


In sintesi tracciamo quello che è il bilancio complessivo dei vari scontri che ci sono stati in combinata:

1 vittoria Lazio – 0 vittorie Napoli
1 pareggio – 3 pareggi
2 vittorie Roma 1 –  vittoria Juventus
2 gol fatti Lazio – 0 gol fatti Napoli
3 gol fatti Roma – 1 gol fatto Juventus

La curiosità legata a questi match è che nessuna squadra ha poi vinto lo Scudetto: nel 1947/48 vinse il Torino, nel 1978/79 e nel 1995/96 toccò al Milan, mentre nel 1979/80 a festeggiare fu l’Inter.

E alla 26esima giornata?

In questo specifico turno possiamo conteggiare 3 derby Lazio-Roma: nel 1993/94 fu 1-0 con Signori man of the match, nel 2001/02 fu la stracittadina di Montella, autore di un poker di reti nell’1-5 finale (di Stankovic il gol della bandiera per gli aquilotti, mentre Totti contribuì alla manita), infine il pareggio 1-1 nel 2003/04 con Corradi e Totti su calcio di rigore.

Bilancio che, se non fosse per le marcature, sarebbe in perfetto equilibrio.

1 vittoria Lazio
1 pareggio
1 vittoria Roma
3 gol fatti Lazio
6 gol fatti Roma

Di Napoli-Juventus, invece, ne troviamo quattro: nel 1930/31 fu 1-2 con Ferrari e Vecchina in rete per gli ospiti e Vojak per i padroni di casa, nel 1962/63 andò in scena il più classico dei 0-0, nella stagione 1967/68 ecco un altro 1-2, stavolta Juliano per gli azzurri, De Paoli e Cinesinho per i bianconeri e per concludere con l’1-1 del 1975/76, Boccolini e Bettega.

Questo il bilancio del mini ciclo che ha visto alternarsi in schedina segni 2 e X:

0 vittorie Napoli
2 pareggi
2 vittorie Juventus
3 gol fatti Napoli
5 gol fatti Juventus

Fuori la Lazio, con un piede e mezzo dentro le altre due italiane. E’ tempo di gare di ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League che hanno già emesso il primo verdetto. Dopo lo 0-1 del’Olimpico, la Lazio perde 2-0 nel ritorno contro il Siviglia e dice addio alla manifestazione. I biancocelesti vengono condannati dai gol di Ben Yedder al 22’e di Sarabia al 78’, ma anche da qualche decisione discutibile dell’arbitro Taylor che non ha fischiato un rigore su Lulic quando si era ancora al minuto 17.

Con un ampio sguardo alle 15 partite che si giocano giovedì 21 febbraio, molte sfide sono decisamente aperte e in bilico: l’Arsenal deve rimediare alla figuraccia in Bielorussa, sconfitto 1-0 dal Bate Borisov; molto intrigante è il match tra Eintracht Francoforte e Shakhtar Donetsk terminato 2-2 oppure il Salisburgo che, in casa, deve ribaltare la sconfitta per 2-1 contro il Club Brugge così come anche lo Zenit che deve capovolgere l’1-0 dell’andata contro il Fenerbahçe.

Ecco qui alcune quote Replatz su cui scommettere

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Aspettiamoci possibili sorprese, quelle su cui, invece, non vorremmo incappassero Napoli e Inter.

Al San Paolo, ore 18.55, la formazione di Ancelotti parte con il forte vantaggio maturato in Svizzera, un convincente 3-1 sullo Zurigo confortato anche da un paio di dati incoraggianti: da 205 minuti, infatti, non subisce gol al San Paolo in gare ufficiali. L’ultima rete realizzata nello stadio del Napoli da un calciatore avversario, è quella segnata da Immobile al 65′ di Napoli-Lazio 2-1 del 20 gennaio scorso (Serie A). Poi 205′ di imbattibilità della porta azzurra, sommando i residui 25′ di quella gara e le intere contro Sampdoria (3-0) e Torino (0-0). Pochi gol subiti e tanti realizzati, almeno in Europa League dove il Napoli al San Paolo va in gol da 14 gare consecutive: l’ultimo stop è stato in Napoli-Plzen 0-3 del 14 febbraio 2013; da allora il Napoli ha sempre segnato al San Paolo nelle 14 partite disputate in Europa League, per un totale di 38 marcature.
Un dato statistico non sorride di certo allo Zurigo in vista del match di ritorno: svizzeri, infatti, sempre fuori se partono da 1-3 in casa all’andata. Lo Zurigo per la quinta volta gioca fuori casa nelle coppe europee dopo aver perso 1-3 in casa l’andata.

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Una settimana fa, l’Inter ha invece vinto 1-0 contro il Rapid Vienna, in Austria. Senza Icardi, i neroazzurri si sono imposti di misura nell’andata, in una partita con poche emozioni, con un rigore di Lautaro Martinez nel finale di primo tempo. A San Siro, ore 21, L’Inter per la settima volta nella sua storia delle coppe europee gioca in casa un ritorno partendo da una vittoria esterna per 1-0 all’andata e si è qualificata in 5 occasioni: in ordine cronologico a spese dell’Hearts (4-0 a Milano nel 1961/62), del Dukla Praga (0-0 a Milano nel 1986/87, dopo due rinvii per nebbia), del Malmo (1-1 nel 1988/89), del Norwich (1-0 nel 1993/94) e del Salisburgo nella finalissima vinta in coppa Uefa del 1993/94. Unica eliminazione dall’Anderlecht, che nel 1969/70 vinse al ritorno 2-0 a Milano. D’altro canto, il Rapid si trova per la 5° volta nella sua storia nelle coppe europee a giocare una gara esterna avendo perso 0-1 in casa l’andata ed è sempre stato eliminato. I viennesi sono usciti per mano di: Juventus nella Coppa Uefa 1971/72 (1-4 a Torino), dal Diosgyor (2-3 in Ungheria nella coppa Uefa 1979/80), dal Real Madrid (0-0 nella coppa Uefa 1981/82), dallo Shakhtar (2-2 esterno nel preliminare Champions 2015/16).

Anche per loro un paio di quote Replatz su cui puntare

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Chiusa la pagina dei primi quattro ottavi di Champions, torna anche l’Europa League.

In realtà i sedicesimi sono già iniziati con la partita tra Fenerbache – Zenit San Pietroburgo, giocatasi martedì. Diverse e interessanti i match in programma oggi in cui sono impegnate anche le italiane. Inter e Napoli sono in trasferta rispettivamente a Vienna e Zurigo, la Lazio ospita gli spagnoli del Siviglia.

Il clima nell’ambiente nerazzurro non è certo dei migliori a causa del ciclone Icardi. L’argentino pare sia un separato in casa dopo che la società gli ha sfilato la fascia di capitano e il suo successivo rifiuto per la trasferta austriaca contro il Rapid Vienna delle 18.55.

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Sarà una partita speciale per Samir Handanovic: la prima da capitano ufficiale

Aldilà dei problemi di spogliatoio, la squadra di Spalletti dovrebbe facilmente superare i viennesi, squadra di livello abbordabilissimo. Per garantire una gara di ritorno agevole, i nerazzurri devono cercare di ottenere un buon risultato già all’Allianz Stadion di Vienna, con Lautaro Martinez al posto proprio di Icardi.

Trasferta anche per gli azzurri di Ancelotti. I tifosi partenopei confidano proprio nel mister di Reggiolo e nella sua esperienza europea.

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Il Napoli di Maradona, ha vinto una Coppa Uefa nel 1989. Ora ci riprova

L’Fc Zurigo è una squadra che il Napoli dovrebbe superare comodamente, dato che anche in Svizzera non sta vivendo la sua migliore stagione. Insigne e compagni, così come l’Inter, cercheranno di ipotecare il passaggio del turno già in Svizzera.

Sulla carta la gara più complicata ce l’ha sicuramente la Lazio. Gli uomini di mister Inzaghi ospitano il Siviglia, squadra tosta che ha sempre fatto bene in Europa League (ne ha vinte 5 di cui tre consecutivamente tra il 2013 e il 2016). Tra i biancocelesti non ci sarà Immobile e pertanto saranno Caicedo e Correa a guidare l’attacco.

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Sarà l’ecuadoriano Caicedo la punta centrale al posto di Immobile

Sfide affascinanti saranno sicuramente Galatasaray – Benfica e Chelsea – Malmo.
A Istanbul i favori sono più per i lusitani ma la Türk Telekom Arena sarà sicuramente un’arma in più per i giallorossi.
Maurizio Sarri, dopo il 6-0 contro il City, deve assolutamente fare bene in Europa League perché potrebbe essere un torneo da vincere.

La città natale, Coimbra, gli ha nientemeno che intitolato lo stadio del paese. Estádio Municipal Sérgio Conceição. Non male per uno che correva sulla fascia destra e non disdegnava il lusso dei gol pesanti. Come quello a tempo scaduto che, al debutto con la maglia della Lazio, regalò la Supercoppa italiana alla squadra di Mancini a casa della Juve (1998). Conceicao torna in Italia sulla panchina del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions contro la Roma. Di stadio in stadio, l’Olimpico non sarà mai un impianto qualsiasi per uno che, in biancoceleste, ha vinto tanto. Oltre alla Supercoppa già citata, lo scudetto del 2000, una Supercoppa europea, l’ultima Coppa delle Coppe disputatasi e due Coppe Italia.

Mi tornano in mente i titoli che ho conquistato con i biancocelesti, ma non provo un sentimento particolare nell’affrontare la Roma. Sento più la responsabilità di rappresentare il Porto, è un grande orgoglio per me

Classe 1974, girovago da calciatore con varie esperienze in Italia (Parma e Inter dopo la Lazio), Sergio Conceicao si è ritirato nel 2009 a Salonicco in Grecia con il Paok. Ha vestito per 56 volte la maglia della Seleção Portuguesa, con la storica tripletta a Euro 2000 che condannò all’eliminazione la Germania campione uscente. Faceva parte della generazione pre CR7, che non ottenne quello che il talento meritava. Figo, Rui Costa, Vitor Baia, Fernando Couto, Paulo Sousa, Nuno Gomes. Simbolo del calcio anni ’90 e inizio 2000, furono grandi protagonisti con i loro club, ma non riuscirono a confermarsi in Nazionale.

Totti ha dichiarato che è un sorteggio fortunato? Forse l’ha detto perché ho vinto sei titoli di fila e non prova particolare simpatia nei miei confronti

Roma Porto è il remake del preliminare di Champions che nel 2016 retrocesse i giallorossi in Europa League. Dopo la memorabile cavalcata della scorsa stagione fino in semifinale, la squadra di Di Francesco cerca in Europa il riscatto di un’annata finora troppo altalenante. Il sorteggio di Nyon le offre una buona chance di accedere al turno successivo. Ma i portoghesi non sono squadra da sottovalutare. Hanno tradizione ed esperienza internazionale con Casillas e Pepe che ripropongono la difesa del Real che fu. Campioni in carica in patria, nella Primeira Liga si giocano il titolo con Benfica e Sporting Braga.

 

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Mezz’ala, mediano, a volte centrale di difesa o terzino. Tutto, ma non regista di centrocampo. La gara di Emre Can contro la Lazio è stata disastrosa. Impreciso, svagato, travolto dall’intensità dei biancocelesti in mezzo al campo. A suggellare un match da dimenticare l’autorete su calcio d’angolo che ha illuso la squadra di Simone Inzaghi. Il ribaltone Cancelo – Cristiano Ronaldo ha messo in sordina uno dei possibili problemi nel reparto di metà campo della Juve. L’assenza di Pjanic, pur non nella sua migliore annata, si fa sentire. Il tedesco non può essere il suo ricambio.

Uno delle migliori qualità di Emre Can è la versatilità. La sua capacità di essere il jolly di centrocampo ha conquistato i tecnici che lo hanno allenato in questi anni. Alto 184 centimetri per 82 chili, 25 anni, il tedesco di origine turca gioca prevalentemente come cerniera tra i reparti, ma non sono stati rari i suoi impeghi nelle retrovie. Ai tempi del Bayern Monaco, nella stagione 2012-2013, Heynckes lo posiziona terzino sinistro nelle poche partite che gli concede. Quando va a Leverkusen, si colloca a centrocampo, con qualche parentesi in difesa da esterno e anche centrale.


Nel 2014 il passaggio al Liverpool. Il manager Brian Rodgers impiega Emre nella difesa a 3 come centrale destro. Una buona stagione in cui è titolare fisso dei reds. L’arrivo di Jürgen Klopp ad Anfield riporta il tedesco in mezzo al campo. Ma questo suo andare e tornare tra centrocampo e retroguardia è apprezzato anche in Nazionale. Non di rado anche Joachim Löw lo ha schierato spesso terzino.


Prelevato a parametro zero nella scorsa estate, nella Juventus di Allegri gioca prevalentemente in mezzo al campo. Non è un regista: è un mediano con buon tocco di palla e ottime doti atletiche che, tuttavia, nello stretto ha il limite di essere poco agile. Orfana di Pjanic, il centrocampo della Juve visto all’Olimpico aveva in Emre il regista centrale con Bentancur e Matuidi ai lati. I tre sono andati in bambola rispetto agli avversari che li hanno sovrastati per intensità e superiorità numerica. Lo stesso allenatore bianconero a fine partita ha fatto ammenda. Non è quello il ruolo per cui Can è arrivato a Torino e difficilmente lo rivedremo in quella posizione di campo.

La responsabilità è mia. Ho messo in difficoltà Emre Can perché non ha le geometrie e i tempi ora per giocare davanti alla difesa. Nel secondo tempo lì ho schierato Bentancur e Can, con più libertà, è andato meglio

Per uno nato a Torre Annunziata e cresciuto con un pallone tra i piedi, la massima aspirazione è giocare nel Napoli. Eppure, un cannoniere come Ciro Immobile, nato nella cittadina a pochi chilometri dal capoluogo partenopeo, la maglia azzurra è stata finora solo un miraggio. L’attaccante biancoceleste è sempre stato un avversario da temere al San Paolo, con le maglie di Torino e Lazio in particolare. La squadra di Inzaghi si affida al suo bomber per fare risultato positivo nel catino napoletano e continuare la corsa al quarto posto.

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Ciro Immobile con la maglia della Juventus

Classe 1990, Immobile muove i suoi primi importanti passi nel vivaio del Sorrento prima di essere notato dagli osservatori della Juventus a 17 anni. Con i bianconeri vince un torneo di Viareggio e debutta in serie A nel 2009 sostituendo nientemeno che Alessandro Del Piero. A Torino, nonostante i gol a grappoli in Primavera, non trova spazio e nel 2010 inizia la sua girandola di squadre. Prima a Siena, poi Grosseto e infine Pescara.

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Immobile a Pescara

E’ sotto la guida di Zeman che Immobile esplode con il suo compagno di squadra Insigne e con Verratti a centrocampo. Nel 2011 2012 segna 28 gol in 37 partite in B, contribuendo alla promozione con il titolo di capocannoniere. Viene così ingaggiato dal Genoa in A, ma non conferma quanto di buono fatto in Abruzzo. Trova la sua consacrazione definitiva nella Torino granata con Giampiero Ventura: 22 gol e titolo di capocannoniere, con il Toro che centra il 7mo posto e torna in Europa dopo 20 anni.

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A Torino con la maglia granata

Prova così l’esperienza all’estero. Va a Dortmund con il Borussia, poi in Spagna a Siviglia. Ma non è il vero Immobile. In due anni segna 14 gol in 49 partite, così nel gennaio 2016 rientra al Torino. Sei mesi in cui non incide più di tanto. In estate viene acquistato dalla Lazio in cui esplode: 26 reti il primo anno, ben 41 l’anno scorso in cui vince la classifica cannonieri al pari di Icardi (29 reti). E quest’anno sta viaggiando nuovamente ad alti livelli con 13 gol in 24 partite totali. Con il Napoli nel mirino, i colori della sua terra che finora non ha mai indossato, come dichiarato al Mattino qualche tempo fa:

Il Napoli era in serie C quando mio padre mi portò a vedere la prima gara: in attacco c’erano Sosa, Pozzi, Calaiò. Se penso che l’altra sera il Napoli giocava in Champions… Però, attenzione, nel mio cuore c’è soprattutto il Savoia

Immobile con Klopp al Borussia Dortmund