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Su centinaia di migliaia di televisioni in America e in tutto il mondo, durante il terzo quarto è apparsa questa scritta: «Nelle partite di playoff Nfl  93 volte è successo che alla fine del terzo quarto una squadra avesse un vantaggio di 19 o più punti. In tutte le volte, la squadra in vantaggio ha vinto».
Lapidario da lasciar poche speranze a chi tifa New England Patriots: nella finale di Super Bowl 2017, infatti, prima dell’inizio dell’ultimo quarto gli Atlanta Falcons dominano 28 a 9. Sono andati in vantaggio anche 21-0 e per un istante, hanno segnato anche il 28-3.
Per Tom Brady, quarterback dei Patriots, idolo e star del football americano, 39 anni, veterano con sei finali alle spalle e quattro vittorie, sembrava ormai finita. A un passo dalla leggenda, i continui placcaggi, spintonate, passaggi intercettati e movimenti sbagliati, avevano affossato anche lui.

Ma il bello dello sport, anche drammatico per certi aspetti, è che si possono spulciare tutte le statistiche possibili, ma in campo ci vanno uomini veri, con forze e anime che non possono essere prevedibili, messi su un taccuino. Tra i dati possibili, infatti, ce n’era uno ancora da riscrivere: mai una finalissima del campionato Nfl è terminata ai supplementari. Mai, prima di questa 51esima edizione giocata a Houston.

Come si può pensare di vincere ancora una partita schiantata con 21, 25 e poi 19 punti di svantaggio? Com’è possibile trovare la concentrazione, la calma e la determinazione per trovare una soluzione vincente, per non perdere lucidità? Nella partita più importante della stagione, tra uno show di Lady Gaga e un giro d’affari pauroso, con gli occhi del mondo puntati addosso, preghiere e anatemi.
Ma i Patriots e Tom Brady l’hanno fatto. Nell’ultimo atto inizia la scalata: prima la trasformazione di un piazzato, poi un touchdown, poi un altro ancora quando mancano 57 secondi, infine la conversione da due punti. E’ 28-28, rimonta completata.
Tom è lì, ha ripreso in mano la squadra, i suoi lanci sono fendenti ora precisissimi, ora un po’ meno, ora decisivi. E’ la monetina a decidere il possesso palla più importante e letale, nei supplementari. La spuntano i Patriots con il morale decisamente più aizzato rispetto agli avversari.

L’epilogo è dietro l’angolo, è la “Sudden Death”, la morte improvvisa come lo spietato “Golden goal” nel calcio. Questa volta nessun lancio millimetrico, ma un’azione studiata e fulminea.
E’ sempre Tom a fare l’ultimo passaggio, una semplice consegna a White che è partito a testa bassa, ha forzato le linee ed è andato fino in fondo. Fermato quasi sulla linea. E’ touchdown, è 34-28.
E’ il quinto trofeo per Tom Brady che si innalza nell’Olimpo degli eterni della Nfl e dello sport. Con il numero 12 cucito sulle spalle, a 39 anni, con la saggezza di chi la sa lunga anche sotto di 25 punti.

Ma, come detto, dietro a queste statue ci sono uomini. E così si commuove dedicando la vittoria a sua madre, la signora Galynn, che lotta da 18 mesi contro il cancro ed è riuscita a venire allo stadio

Lei è il mio tutto, la amo così tanto. È stata dura ultimamente per lei e mio padre, vicino in ogni passo del suo cammino. I miei genitori sono un grande esempio per me. Tutte le famiglie attraversano momenti difficili, ma mia madre può contare su tanto sostegno e tanto amore. E sono davvero felice di aver potuto festeggiare questa vittoria con lei

Ancora una volta lo sport ha insegnato questo: never give up. Non mollare mai.