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Corse di cavalli, piogge torrenziali, maglie scambiate con rispetto. C’è questo ed altro nella partweeta della domenica delle Palme del campionato. Ecco le dieci migliori perle che il web ha offerto nel weekend prolungato fino al lunedì.

Darsi all’ippica

I’m coaching in the rain

Gli scambi di maglia, quelli belli

Buone Palme

I promessi sposi

Social down

Photoshop

Talismani

Spalletti style

Eppure…0-0

La sconfitta con la Spal è un passo falso indolore per la questione scudetto. La Juve ha ancora sei gare per fare quel punto che le darebbe la certezza matematica del titolo, posto che il Napoli dovrebbe vincerle tutte. Eppure la gara del “Paolo Mazza” resterà, a suo modo nella storia. Non solo per la vittoria dei padroni di casa, che mancava da 57 anni contro i bianconeri. Ma anche perché nella Juve infarcita di seconde e terze linee ha fatto l’esordio una nuova nazionalità nella storia del club. Grigoris Kastanos, centrocampista classe 1998, è il primo cipriota a scendere in campo con la Juventus.

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🇮🇹 Oggi è stato un giorno speciale, un giorno diverso, un giorno per cui ho lavorato da sempre. Da quando a casa giocavo, da quando ho iniziato nella mia terra, a Cipro, da quando anni fa sono arrivato in questo club che mi ha aiutato a crescere e ha creduto in me. Oggi ho indossato la maglia di uno dei club più importanti al mondo e mi sento grato e felice di questo anche se la prestazione non e stata al massimo.. Ma proprio perché so che gli obiettivi si raggiungono solo con il lavoro, da domani riprenderò ad allenarmi e lavorare con la massima concentrazione e determinazione perché questo sia solo una partenza. 🇨🇾 Σήμερα ένα παιδικό μου όνειρο έγινε πραγματικότητα, να αγωνιστώ με τα χρώματα του ιστορικότερου και μεγαλύτερου συλλόγου της Ιταλίας. Νιώθω ευγνώμων και χαρούμενος παρά την μέτρια εμφάνιση μου. Συνεχίζω με τον ίδιο ζήλο και αποφασιστικότητα για να φτάσω όσο πιο ψηλά μπορώ #finoallafine#39

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Sivori, Altafini e Platini

Acquistato dalla Juve nel 2014, fa le giovanili con Madama (vincendo, con gol in finale, il Torneo di Viareggio nel 2016) prima di due esperienze, senza grandi fortune, al Pescara e in Belgio allo Zulte Waregem. Da quest’anno è il pilastro in mezzo al campo della seconda squadra bianconera che milita in serie C. Considerando anche le gare non ufficiali, la nazione straniera più rappresentata nella storia juventina è l’Argentina. Basti pensare che, uno dei simboli nella storia della Signora, è stato Enrique Omar Sivori, el Cabezon. Seguono Brasile (da Altafini ad Alex Sandro), Francia (Platini e Zidane) e stranamente (vuoi per la vicinanza alpina), la Svizzera (Lichtsteiner su tutti).

L’uzbeko Zeytulaev, una meteora in maglia bianconera

La Juve dei tedeschi e di San Marino

Ci sono anche Germania (Moeller e Kohler), Inghilterra (Platt) e Spagna (Morata e Del Sol). Ma, con l’esordio del cipriota Kastanos, vengono a galla anche improbabili nazionalità con almeno un gettone ufficiale in bianconero. Come l’Uzbekistan di Zeytulaev tra il 2001 e il 2004. O l’Ucraina di Boudianski negli stessi anni. Nella speciale classifica c’è anche il Gabon grazie a Lemina. Mentre uno dei simboli della Juve del Trap era il sammarinese Massimo Bonini. Una presenza anche per la Somalia con il centrocampista Daud nel 2009. Restano a secco, invece, tralasciando le amichevoli, alcuni Paesi con grandi tradizioni calcistiche come Belgio, Grecia e Russia (l’Urss ha timbrato il cartellino con Alejnikov e Zavarov). A secco anche le grandi potenze dello sport, ma non del calcio, come Usa, Giappone e Cina.

Boudianski ai tempi bianconeri…dell’Ascoli

 

 

 

La sconfitta di Ferrara ha rinviato feste e lacrime. Di gioia, certo, ma anche di “dispiacere” per un annuncio che era nell’aria: Andrea Barzagli non perde la freddezza e la lucidità neanche per ufficializzare il ritiro dal calcio giocato. Voleva farlo nel giorno dell’ottavo scudetto consecutivo in bacheca, ma la Spal e il destino hanno rimandato le celebrazioni.

Non l’addio, invece, che il campione del mondo adesso spera di far coincidere con la finale di Champions del 1° giugno a Madrid. Quella coppa sarebbe il regalo più bello dei colleghi per celebrare la “pensione” di questa bandiera capace di entrare nella storia della Juve con dedizione, passione e umiltà. Preso nel gennaio 2011 dal Wolfsburg per appena 300mila euro, “il muro” bianconero ha vissuto il ciclo d’oro di Conte e Allegri: 9 stagioni, 280 presenze e quasi 16 titoli in bacheca certificano il suo successo, il resto arriva dai tifosi juventini pronti a celebrare Barzagli nel modo migliore per ringraziarlo.

«Passeranno anni per capire la portata di questa impresa 8 di fila sono straordinari, perché un anno può capitare che qualcosa vada storta. Invece abbiamo fatto davvero qualcosa di unico»

Con lui che appende gli scarpini al chiodo, la BBC, Barzagli-Bonucci e Chiellini, perde un pilastro ed è un altro addio eccellente dopo le partenze di Buffon e Marchisio. «Ci sono tanti motivi dietro questa scelta – spiega Andrea Barzagli dopo la sconfitta di Ferrara -: a maggio faccio 38 anni e mi sono reso conto di aver fatto più fatica degli altri anni, con tanti infortuni. Negli ultimi tre mesi ho capito che non sarei rientrato all’altezza di questa squadra: ho pensato di continuare da qualche altra parte, ma nella Juve sono stato al top ed era giusto finire così».

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Ora si apre un nuovo scenario: Allegri l’ha già proposto come allenatore della difesa e il club non vuole perdere questo senatore così carismatico e forte. «Ora c’è un po’ di confusione: sono attratto da tutto nel mondo del calcio e nei prossimi mesi valuterò bene. Fa piacere avere la Juve che ti dà una possibilità»

La partita con la Spal diventa un capolinea per Barzagli, anche se da tempo giravano voci di un suo addio a fine stagione, ma potrebbe essere stato anche il passaggio del testimone generazione. Al fianco del difensore c’era Paolo Gozzi, classe 2001 e vent’anni di differenza. «Mi sono messo nei suoi panni – spiega l’ex azzurro, alla 350° presenza da titolare in Serie A – ed è sempre un bene incoraggiare i giovani. Dai tranquillità, poi è stato bravo lui: bella partita, con personalità. Ci tenevamo a chiudere con lo scudetto e, tranne io, eravamo una bella squadra di “ragazzotti”. Sono determinati, mentre negli anni ho visto poca voglia di migliorare nei giovani: il mio consiglio è mettersi a disposizione di chi ne sa di più e migliorare». Parla da grande saggio, pronto ad una nuova vita fuori dal campo.

«Giocare a calcio è stato il mio sogno di bambino, quello che volevo e l’ho sempre fatto con grande entusiasmo. Ora devo trovare qualcosa che mi dia altrettanto entusiasmo»

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Polemiche da Fabbri, ruggiti da capitano, profezie illuminate e conferenze a due. Torna la partweeta nel turno che ha praticamente consegnato l’ottavo scudetto consecutivo alla Juventus, in attesa del punto che i bianconeri inseguono sabato a Ferrara contro la Spal.

Proposta di matrimonio


Fabbri in prova


Abbassare il volume


Il ritorno di Zequila


Paragoni ingombranti


Amarcord

Conferenze a due


Ripetiamo insieme: il danno procurato non esiste


Profezie


Evviva il telecomando

 Blaise Matuidi ha raccolto il testimone che fu di Lilian Thuram. Nella Nazionale francese e nella Juventus. Quello che rappresentava il terzino d’Oltralpe in termini di battaglie civili contro il razzismo rivive nelle parole e nei gesti del centrocampista con origini angolane. Spesso bersaglio negli stadi di mezza Europa di beceri ululati, Matuidi non è uno che fa finta di non sentire. Protesta in campo, protesta fuori. Non piega la testa, denuncia, si batte per un mondo migliore. Perché non è questo “quello che vorrei che vedere per i miei figli”. A Cagliari ha difeso il suo compagno di squadra Kean essendo stato anch’egli bersaglio di tanta inciviltà.

È triste quel che è successo e non possiamo più tollerarlo – spiega il campione del mondo a Canal + –  Puoi dirmi: “Forse non sono razzisti, ma vogliono solo disturbarti”. Ma no, queste sono cose che devono essere punite. A Cagliari c’erano grida di imitazione di una scimmia. Ricordo soprattutto due volte in cui Kean si è trovato davanti al portiere ed era prima del gol: ecco perché Moise ha avuto questa reazione quando ha segnato, per dire che non capiva, quindi ecco le sue braccia aperte.

Stop alle partite

Non è la prima volta che Matuidi è oggetti di scherno a sfondo razziale. Già lo scorso anno in Sardegna aveva denunciato i buu della curva di casa. Quest’anno la scena si è ripetuta e Blaise ha anche minacciato di lasciare il campo. Un gesto forte, sulla scia di quanto accaduto in passato con i vari Zoro, Muntari e Boateng. Da più parti si è chiesto di fermare il gioco per lanciare un segnale forte. Eppure basterebbe anche solo individuare con le telecamere i responsabili di tali inciviltà e punirli con un Daspo a vita, sulla scorta di quanto accade in Inghilterra.

Queste sono persone stupide che non dovrebbero mai essere autorizzate a venire di nuovo allo stadio: in campo non riuscivo a calmarmi, perché non volevo ignorarlo e dovevo combatterlo. Non possiamo più permettercelo, dobbiamo avere il coraggio di far finire questo razzismo. Fermiamo le partite: le istituzioni devono prendere decisioni forti

Il razzismo causa o effetto? E poi improbabili salvataggi sulla linea, il ritorno del figliol prodigo, simulazioni diventate rigori. C’è come sempre di tutto in serie A, anche nel turno infrasettimanale che ha fatto dannare l’anima a molti fanta-allenatori. Il materiale per la tradizionale partweeta non manca, ecco i dieci post più divertenti della giornata.

Razzismi di governo

Sliding doors


Dazn, c’è posta per te


Ripetiamo insieme


Iceman


Ti fidi di me?


Tempi supplementari


La fila in bagno


Giak, silenzio stampa


L’abbiamo fatto un po’ tutti, Pres

Alle 22.10 circa di martedì 3 aprile 2018 Cristiano Ronaldo sale in cielo dell’Allianz Stadium per la rovesciata che cambia la storia sua, della Juventus e del Real Madrid. Non solo decide il quarto di finale che porterà poi le merengues alla terza Champions di fila. Ma sposta i destini che poi stanno determinando lo scenario attuale del calcio internazionale. La Juventus nelle prime otto dell’Europa che conta dopo una tripletta del portoghese all’Atletico Madrid. Il Real fuori da tutto che finirà l’anno con zeru tituli. CR7 che incanta anche in Italia dopo aver frantumato qualsiasi record in Inghilterra e Spagna.

Un anno sempre al top

E’ passato un anno da quel gesto atletico che incantò il pubblico bianconero. Un anno in cui Cristiano ha deciso di rimettersi in gioco a 33 anni anche, forse, per quegli applausi che da avversario ricevette allo Stadium. Perché in quella serata torinese di inizio aprile a incidere, nella futura scelta del fenomeno di Funchal, fu anche l’accoglienza che i supporter di Madama riservarono al gesto atletico di Ronaldo. L’uomo che li avrebbe sbattuti fuori una settimana dopo con il contestatissimo rigore al 94’ decretato dall’arbitro Oliver. L’uomo che li aveva già castigati nel 2017 con una doppietta nella finale di Cardiff.

I numeri di Ronaldo

E dire che per il numero 7 aveva nella Juve una delle sue vittime preferite. Ben dieci gol in sette partite disputate contro la Signora. Ora Cristiano ha il bianconero tatuato addosso e le sue prodezze fanno volare la Juventus non solo in campo. Trentasei gare disputate: 24 gol e 12 assist. Praticamente decisivo in ogni match in cui ha giocato. Fuori dal rettangolo, i ricavi da vendite di prodotti e licenze nel primo semestre 2018 2019 sono aumentati dell’81% rispetto a un anno fa. La sola serata contro l’Atletico ha fruttato 10 milioni di euro e mezzo di introiti. Un eventuale trionfo nella competizione porterebbe i ricavi a 126 milioni di euro. Nove in più del costo dell’operazione Ronaldo a Torino.

E’ primo aprile, è lunedì ma già da domani si torna in campo per la 30ma giornata di serie A. Compleanni importanti per Arrigo Sacchi (73 anni), Alberto Zaccheroni (66), Giancarlo Antognoni (65). Mettetevi comodi, fermatevi un attimo e ripercorrere l’ultimo turno di campionato in dieci imperdibili tweet.

Reincarnazione


Esempi


Lezione zen


Scampato pericolo

Prenderla con cultura


Corsi e ricorsi


Una scala per il paradiso


Sobrietà


In fake stat virtus

Pace e bene

Questa volta “Amala” sarà declinato anche nella versione più romantica in rosa. Non sarà più solo rivolto ai maschietti con l’Inter in campo, ma avrà la sua accezione anche alle ragazze allenate dall’argentino Sebastian De La Fuente. L’Inter femminile accede in serie A dopo il 6-0 casalingo contro l’Arezzo. Le nerazzurre hanno segnato un ruolino di marcia da record. Diciassette vittorie su diciassette partite, 63 gol segnati e la miseria di 6 subiti. Una promozione centrata con ben cinque giornate di anticipo. Non c’è quindi solo la Juve che riempie l’Allianz Stadium nel match scudetto contro la Fiorentina.

Sarà una grande A in rosa

Due gol a testa per Marinelli e Rognoni, i centri di Merlo e Pandini. Così l’Inter al centro sportivo Suning di Appiano Gentile può brindare alla promozione. In A le ragazze nerazzurre troveranno le società più blasonate del pallone di casa nostra: dalle già citate Juve e Fiorentina, a Milan, Roma. La sfida sarà, sul modello juventino, trasferire alla Scala del Calcio le partite interne della squadra di La Fuente. D’altronde Suning punta molto alla valorizzazione del brand Inter anche nella versione “Women”. Non a caso la dirigenza aveva rilevato il titolo sportivo dall’Asd femminile Inter Milano di Beppe Baresi (e in rosa c’è la figlia e capitano Regina).

E’ una grande soddisfazione per tutta la Società, il progetto era stato costruito sin dall’inizio per ottenere questo risultato: complimenti a tutta la squadra, al tecnico e alle ragazze per il percorso netto che hanno fatto registrare.

Le parole del Ceo interista Alessandro Antonello certificano la volontà della dirigenza nerazzurra. Un ulteriore tassello alla crescita del calcio femminile. Il sold out di Juve Fiorentina, per quanto il biglietto fosse gratuito, testimonia la voglia di scoprire un mondo nuovo. Un vento che soffia anche nel resto d’Europa sulla scia di quanto accaduto a Madrid con Atletico – Barcellona in rosa. L’appuntamento cerchiato in rosso è il Mondiale in programma in Francia la prossima estate dal 7 giugno al 7 luglio. L’Italia del ct Milena Bartolini è inserita nel girone C con Australia, Brasile e Giamaica. I campioni in carica, a differenza di quanto accade nel calcio maschile, sono gli Stati Uniti.

Bologna – Juventus 1-2 rete al 94esimo minuto. 27/05/2017 Primo gol in Serie A

Italia – Tunisia Under21 2-0 rete al 39esimo minuto. 15/10/2018 Primo gol gli azzurrini

Italia – Finlandia 2-0 rete al 74esimo minuto. 23/03/2019 Primo gol con l’Italia

Tre date, tre partite indelebili per Moise Kean. L’attaccante, classe 2000, continua a sorprendere e stavolta l’ha fatto con la maglia azzurra della nazionale maggiore.

Nel primo match di qualificazione a Euro2020, la punta juventina ha segnato la sua prima rete tra i grandi della maglia azzurra, abbattendo altri record, dopo averne infranti altri con la maglia della Juventus e con gli azzurrini dell’Under21.

Contro la Finlandia Kean è partito ed è diventato il primo millenial a segnare nella Nazionale italiana. Per precocità è secondo solamente all’ex bianconero Bruno Nicolè il quale fu più precoce di lui segnando nel 1958 contro la Francia a 18 anni e 258 giorni. Il vercellese si piazza subito dopo Nicolè all’età di 19 anni e 20 giorni, ma scalza un grande del calcio azzurro come il Pallone d’oro, Gianni Rivera.

Una serie di record abbattuti dal ragazzo prodigio della scuderia del procuratore Mino Raiola.

Pronto a battere altri record!

La società bianconera del presidente Agnelli lo ha blindato e sicuramente continuerà a farlo per tenere a bada gli assalti dei grandi club europei. Quest’anno è rimasto a Torino sotto gli occhi dell’allenatore Allegri e a osservare un grande come Cristiano Ronaldo.

Il ragazzo è dotato di un grande carisma e sa delle qualità che possiede, per questo in poco tempo è riuscito ad accorciare le tappe e lo stesso ct Mancini non ha avuto paura di lanciarlo.