Tag

juventus

Browsing

Ieri, a Firenze, è cominciato l’ultimo viaggio di Davide Astori, accompagnato da tutta la città e da tutte le persone che gli hanno sempre voluto bene, dai familiari ai compagni di squadra fino alle migliaia di tifosi accorsi davanti alla basilica di Santa Croce per onorare il capitano viola per l’ultima volta. 

Il funerale del calciatore fiorentino, la cui vita si è spenta domenica per un arresto cardiaco, ha riunito persone appartenenti al mondo dello sport, della politica e anche della gente comune, con grande commozione e lacrime persino da chi non lo conosceva personalmente, ma ha imparato ad amarlo per il suo modo semplice e genuino di rapportarsi con tutti, anche nel calcio. 

Ed è così che lo ricorda nel suo discorso toccante il compagno di squadra Milan Badelj, che parla non solo a nome della Fiorentina ma di tutti i presenti: 

Sei il fratello o il figlio che tutti avrebbero voluto avere. I tuoi genitori non hanno sbagliato nulla con te, neanche una virgola. Tu non sei come gli altri, tu sei il calcio, quello vero, quello puro dei bambini. Il nostro pensiero va a tua mamma e tuo papà, ai tuoi fratelli, a Francesca e alla Principessa Vichy. Sei stato un uomo con la u maiuscola e noi dovremo dirlo a lei. Tu sei luce per tutti noi 

E aggiunge anche:

Non sapevi parlare le lingue, però ti facevi capire da tutti perché parlavi con il cuore e questo è un dono di pochi eletti

La voce rotta dall’emozione di chi vuole ricordarlo durante la celebrazione e le lacrime che inevitabilmente solcano i volti di tutti quelli che sono lì presenti per omaggiare Davide Astori sono la testimonianza di un affetto sincero che va aldilà dei colori della maglia.

E con la stessa sincerità viene accolta una fitta rappresentanza della Juventus, con a capo Gigi Buffon, seguito da Chiellini, Rugani, Barzagli, Benatia, Pjanic, De Sciglio e Allegri, che arrivano direttamente da Londra, dove hanno disputato il match di Champions League contro il Tottenham.

Ma il mondo del calcio non vuole e non può mancare per l’ultimo saluto al capitano della Fiorentina. Dalle alte rappresentanze come il Ministro dello Sport Luca Lotti, il presidente del Coni Giovanni Malagò, il commissario straordinario della Figc Roberto Fabbricini e il suo vice Alessandro Costacurta e l’ex commissario tecnico Gian Piero Ventura alle delegazioni di tutte le squadre.

E tantissimi giocatori, del calcio contemporaneo e di quello del passato: Francesco Totti, Marco Van Basten, Filippo Inzaghi, Andrea Pirlo, Francesco Toldo, Sebastien Frey, Marco Tardelli, Bruno Conti, ed Emilio Butragueno e tanti altri nomi che sarebbe impossibile citare tutti.

La cerimonia funebre, celebrata dall’arcivescovo di Firenze, è stata seguita con un silenzio solenne anche dalla grandissima folla fuori dalla chiesa: circa 10.000 persone venute solo per Davide Astori, che ascoltano le parole dell’omelia del cardinale Giuseppe Betori:

Il suo ruolo di capitano e i suoi valori lo consacrano per sempre alla storia della Fiorentina, il suo inserimento nella città lo rende fiorentino da sempre e per sempre

Al termine del funerale, il feretro è stato accolto con lunghi applausi, fumogeni viola e quel coro che saluta Davide con l’inno della Fiorentina. E, tra le voci che gridano “C’è solo un capitano”, qualcuno dice:

Ci vediamo domenica allo stadio, Davide 

Prima di Neymar al Paris Saint Germain, prima delle megalomani operazioni di mercato in terra inglese con gli acquisti in difesa tra Manchester City e Liverpool. Prima della bolla creata da sceicchi e fondi asiatici, c’era l’Italia che come il Klondike era una miniera d’oro per numero di talenti e operazioni di calciomercato. Ma quali sono state le operazioni più costose che hanno visto coinvolta la Serie A sia in entrata che uscita? Ecco la top10

 

#10 Christian Vieri

Nella Liga, con la maglia dell’Atletico Madrid, segna 24 gol in 24 partite. Primo posto nella classifica marcatori e quindi la conquista del Trofeo Pichichi, unico italiano a vincerlo. La Lazio di Cragnotti, dunque, decide di riportarlo in Italia nell’estate 1998 dopo una sola stagione in Spagna. Ma Vieri, nella capitale rimane poco: è sensazionale il suo passaggio all’Inter l’anno successivo con Moratti che vuole regalare a Lippi l’ariete per puntare allo scudetto. L’operazione per portare a Milano il 25enne ex-Juve è, fino a quel momento, la più costosa di sempre: quasi 90 miliardi di lire offerti alla Lazio (nel prezzo è compreso il cartellino di Simeone, valutato 21 miliardi) ovvero 48 milioni di euro.

#9 Gaizka Mendieta

Sono gli anni dello strapotere della Lazio e di Cragnotti prima del crack fallimentare. I laziali non solo dominano in Serie A e si fanno valere anche in Europa sul rettangolo di gioco, ma fanno la voce grossa anche nel calciomercato. L’oggetto dei desideri è lo spagnolo Mendieta, capitano e leader del Valencia con il quale, dopo aver vinto la Coppa del Re e la Supercoppa spagnola nel 1999, disputa due finali consecutive di Champions League, perdendole entrambe contro Real Madrid e Bayern Monaco. Eletto miglior giocatore della competizione nella stagione 2000-2001, la Lazio, nella stessa estate dopo aver ceduto Nedved alla Juventus, decide di piazzare il colpo versando nelle casse valenciane 89 miliardi di lire (48 milioni di euro) diventando così il secondo acquisto più costoso nella storia del club biancoceleste dopo Hernan Crespo.

#8 Gianluigi Buffon

Quelle di inizio millennio sono estati calde, caldissime per il mercato dei calciatori, soprattutto in Italia che di talenti ne ha ancora e mantiene un prezioso fascino a livello europeo e internazionale. Così sempre nell’estate 2001, mentre Mendieta valigie in mano passa dalla Spagna all’Italia, percorso inverso – destinazione Madrid – lo fa Zinedine Zidane che lascia la Juventus per accasarsi al Real. Con i soldi incassati, la Juventus decide di investire massicciamente nel mercato facendo razzia del meglio che c’è in giro. Sfumato lo scudetto anche (ma non solo) per alcune incertezze del portiere Van Der Sar, Moggi bussa alla porta del Parma e chiede Buffon, 23 anni e un futuro certo da campione. Così, dopo aver perfezionato l’acquisto di Lilian Thuram dal Parma, sempre dagli emiliani, la Juventus acquista Buffon per 75 miliardi di lire più la cessione a titolo definitivo di Jonathan Bachini, valutato 30 miliardi (in totale 52,88 milioni di euro). Il portierone è quell’anno l’acquisto più oneroso nella storia della società bianconera, record mantenuto fino al 2016.

#7 Hernan Crespo

L’avevamo già chiamato in causa con l’operazione Mendieta. Sì, perché Gaizka è il secondo acquisto più costoso nella storia della Lazio: al primo posto c’è l’attaccante argentino Hernan Crespo. Crespo nel 2000 ha 25 anni, gioca nel Parma e con i ducali vince Coppa Italia, coppa Uefa e Supercoppa Italiana. La Lazio con il tricolore sul pezzo investe ben 110 miliardi di lire (56,81 milioni di euro) per aggiudicarsi el Valdanito. Il suo trasferimento risultò essere il più costoso nella storia del calcio mondiale, seppur per pochi giorni: nello stesso mese, infatti, il portoghese Luis Figo viene acquistato dal Real Madrid per 143 miliardi di lire.

#6 Edison Cavani

Edinson Cavani si è affermato come uno dei giocatori più prolifici d’Europa. È passato dal Napoli al PSG nel 2013 ed è adesso parte di quello che è probabilmente il miglior attacco d’Europa. Il suo trasferimento da 64 milioni e mezzo di euro adesso sembra un affare se si pensa al mercato gonfiato ed Edison, attualmente, è il miglior marcatore nella storia del club transalpino. Scommesse calcio oggi vedono il PSG tra i favoriti per la conquista della Champions League in quanto possono disporre anche della star brasiliana Neymar per rinforzare il loro attacco. Dai uno sguardo all’infografica per vedere i maggiori ingaggi della Serie A.

#5 Kakà

Mezzo milione in più rispetto all’affare Cavani – PSG, in quinta posizione c’è la cessione di Kakà nel 2009 al solito Real Madrid che, ciclicamente, mette piede nel supermercato Italia. Kakà, figliol prodigo del Milan, già promesso a gennaio al Manchester City decide di rimanere in rossonero, ma la cessione è solo rimandata e approda così nell’universo Galacticos assieme a Cristiano Ronaldo. La faraonica campagna acquisti del Real Madrid di Florentino Perez continuò con l’ingaggio del francese Karim Benzema dal Lione per 35 milioni, degli spagnoli Raul Albiol dal Valencia, Alvaro Arbeloa e Xabi Alonso dal Liverpool e Esteban Granero dal Getafe.

#4 Zlatan Ibrahimovic

Zlatan nella sua ossessiva ricerca di vincere la Champions League, dopo aver dominato in Italia prima con la Juventus e poi con l’Inter accetta il passaggio al Barcellona, nella stessa estate del doppio colpo merengues Kakà – Cristiano Ronaldo. La società spagnola paga 46 milioni di euro all’Inter più la cessione del camerunese Eto’o, valutato 20 milioni. Inizialmente è previsto anche il prestito per un anno del bielorusso Hleb, con diritto di acquisto da parte dei nerazzurri per 10 milioni, ma è saltato, e quindi il Barcellona versa altri 3 milioni circa per concludere l’affare per una valutazione totale di 69.5 milioni di euro.

#3 Zinedine Zidane

L’avevamo già accennato. Eccoci al gradino più basso del podio. Sua maestà Zinedine Zidane che nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club Real Madrid che, per averlo tra le sue file sborsa 150 miliardi di lire (77,5 milioni di euro), realizzando il più costoso trasferimento di un giocatore nella storia del calcio fino a quel momento. Con i bianconeri, il talento francese gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A.

#2 Gonzalo Higuain

Tra acquisti e cessioni, sul podio c’è sempre la Juventus. Gonzalo Higuain, a modo suo, ha segnato la storia della Serie A: arrivato in Italia nel 2013, comprato dal Napoli per sostituire proprio Cavani, el Pipita nella stagione 2105-2016 fa il botto. Entra nella top ten dei migliori marcatori della storia del Napoli, toccando quota 70 reti complessive;  va a segno per sei giornate consecutive, eguagliando la striscia positiva di Maradona nella stagione 1987-88; supera  Cavani per gol segnati in una stagione, fino ad allora il miglior cannoniere stagionale nella storia degli azzurri e il 14 maggio, nel 4-0 dell’ultima giornata contro il Frosinone, realizza la tripletta che gli consente di chiudere il campionato con 36 reti in 35 partite, vincendo la classifica marcatori e superando il record assoluto di reti in un singolo campionato italiano, fino ad allora detenuto da Nordahl nella stagione 1949-50, ed eguagliando inoltre quello di Rossetti che resisteva dal 1928-29, quando il campionato si disputava a più gironi. Con questo bigliettino da visita niente male, la Juventus decide di fare follie e sborsa ben 90 milioni di euro per averlo. Il suo trasferimento è il più costoso nella storia della Serie A.

#1 Paul Pogba

Ma se la Juventus ha potuto sborsare questa cifra è perché nella stessa sessione di mercato, nell’estate 2016, il Manchester United bussa alla porta dei bianconeri per riportarsi a casa il gioiellino Pogba lasciato partire troppo in fretta. La cifra è da capogiro: per riacquistare a titolo definitivo il suo ex calciatore, il club inglese sborsa una somma complessiva di 105 milioni di euro. In Italia si rompe il muro dei 100 milioni di euro per un’operazione di mercato. Si tratta in quel momento del trasferimento più oneroso nella storia del calcio, superato l’estate successiva dai 222 milioni sborsati dal PSG per Neymar.

Ben 51 anni fa nasceva, in una cittadina del profondo Veneto a due passi da Vicenza, quello che, a detta di molti, è stato il più cristallino talento che il nostro calcio abbia saputo plasmare nel Dopoguerra, un calciatore che con la sua eleganza di tocco e di movenze sapeva far apparire semplice anche il più complesso esercizio di tecnica, che ha saputo essere decisivo con il proprio club e con la Nazionale, riuscendo a raggiungere nel 1993 il massimo riconoscimento a cui un calciatore possa ambire: il Pallone d’Oro. Nasceva Roberto Baggio.

Le sue gesta sono state capaci di un unire forte un paese, l’Italia, sicuramente più propenso a dividersi nelle opinioni e nei comportamenti, dove si reputa forte chi critica più aspramente, chi si dimostra più sprezzante ed offensivo.Si può facilmente ammettere che Baggio sia stato l’idolo senza maglia.

Con Roberto Baggio tutto questo non era possibile: lui era il calcio, non potevi non amarlo. Al più, potevi sentirti tradito come da una compagna che ti ha lasciato senza apparente motivo ma a cui sei comunque legato, come accadde ai tifosi della Fiorentina quando, nella stagione 90/91, Roby passò alla corte dell’odiata Juventus di Gigi Maifredi per 16 miliardi di lire e il cartellino di un altro dei prospetti più interessanti del calcio di quegli anni, Renato Buso. A Firenze ci furono proteste di piazza contro la Presidenza Pontello e scontri che mai si erano visti per la cessione di un giocatore ma il troppo amore può portare anche a questo, ad andare oltre le righe.

Il suo nome è inscindibilmente legato a due eventi: la vittoria del Pallone d’Oro 1993 e il Mondiale di Usa ’94.

IL PALLONE D’ORO 1993

Il 1993 è un’annata dorata per il fenomeno di Caldogno: Baggio, nonostante la miriade di infortuni già patiti nel corso della sua giovane carriera, riesce infatti ad essere decisivo per la conquista della Coppa Uefa da parte della Juventus con tanto di doppietta nella finale di andata contro il Borussia Dortmund.
Quell’anno non ce n’è per nessuno: Roby vince il Pallone d’Oro davanti a Dennis Bergkamp e Eric Cantona, il Fifa World Player e l’Onze d’Or guadagnandosi un posto indelebile nella storia del calcio.

Ma il suo mito è sicuramente annodato alle sue clamorose prestazioni al mondiale americano dove risollevò dalle proprie ceneri un’intera Nazionale portandola ad un passo dalla più clamorosa delle vittorie Mondiali.

USA ‘94

 I mondiali di calcio, in quel ‘94 sarebbero stati disputati in America. Mossa, riuscita, voluta dalla Fifa per provare ad appassionare al “soccer” un popolo abituato a sport più sedentari come il baseball o il football americano.
La Nazionale di Sacchi arrivava negli States nell’occhio del ciclone della critica e con il morale sotto i tacchi dopo l’indimenticabile sconfitta 2-1 con il Pontedera in un’amichevole di preparazione, che aveva messo sulla graticola l’Arrigo nazionale e tutti i suoi fedelissimi.

E di certo i risultati del primo girone eliminatorio non autorizzavano a pensieri sereni visto che gli Azzurri superarono il turno per il rotto della cuffia come migliore terza grazie ad una sudatissima vittoria con la Norvegia, dopo una sconfitta con l’Eire e prima di un pareggio risicato (1-1 gol di Massaro) con il Messico.
Proprio contro i colossi scandinavi si assisteva al punto più basso della campagna statunitense di Baggio. Gli azzurri iniziano contratti e la Norvegia ci crede. Al 21’ Mussi sbaglia il fuorigioco, Leonhardsen si invola verso la porta e viene steso da Pagliuca: rosso inevitabile. Sacchi, preferendo la corsa di Signori alla creatività di Baggio, lo richiama in panchina.
Fortunatamente in squadra – guarda il caso – c’è un altro Baggio, Dino, che al 69’ trova la giusta incornata e scaccia l’incubo.

Agli ottavi c’è la Nigeria, squadra giovane e dinamica, che ha destato una grande impressione mettendo in mostra alcune perle assolute, come J.J. Okocha, Finidi George e Oliseh. Gli africani partono forte e vanno in vantaggio con Amunike, restiamo in 10 per il protagonismo del pessimo arbitro Brizio Carter e non ci sono scintille di reazione.

La partita sembra finita e sepolta, la Nazionale pronta alla giubilazione, all’esonero cruento Sacchi, alla decapitazione Matarrese. Sembra già tutto deciso, ma nessuno ha fatto i conti con due fattori che hanno poco di terreno: la Regola del 12 e un marziano di nome Roberto Baggio.
Mussi vince un rimpallo e fornisce a Baggio la palla della vita: Pareggio all’ultimo respiro. E’ qui che il “Divin codino” ci fa capire la sua grandezza: riesce a far sbottonare un rigido Sandro Ciotti che, durante la radiocronaca, esclamò un «Santo Dio, era ora!» che mette ancora i brividi.
Nei supplementari, Benarrivo si invola in area e viene steso: Roby insacca dal dischetto e portiamo a casa un’insperata qualificazione ai quarti.

Da quel momento in poi è storia nota: Roby si sblocca e, con prestazioni ai limiti dell’umano con Spagna (gol vittoria) e Bulgaria (doppietta d’autore), ci porta quasi da solo a Pasadena dove purtroppo il finale, al cospetto dell’eterno nemico Brasile, è quello che tutti ricordiamo. Davanti a Taffarel la tensione anestetizza Baresi, Massaro e proprio Baggio e la Coppa del Mondo va a Brasilia.

Ma tant’è: non è certo da un calcio di rigore che si giudica un giocatore. Baggio è stato la delizia degli allenatori che hanno avuto la fortuna di poterlo annoverare tra le fila delle loro squadre grazie al suo talento cristallino e alla sua capacità di determinare nei momenti decisivi. Qui sta la grandezza del calciatore. Certo, come tutti i geni, il suo temperamento era solo apparentemente remissivo, prova ne siano gli screzi avuti con Arrigo Sacchi e, ancor più, con Marcello Lippi, ma la sua professionalità e la sua dedizione alla causa sono sempre rimaste intatte. Qui sta la grandezza dell’uomo.

Roberto Baggio è stato una perla preziosa, una stella del firmamento calcistico.
A questo punto, che si può dire di fronte a un campione di queste dimensioni nel giorno del suo cinquantesimo compleanno? Forse la semplicità è la soluzione migliore: Buon compleanno Divin Codino. E grazie di tutto.

L’epifania di una nuova era o se vogliamo di un nuovo modo di vivere il calcio in Italia. Anche se nell’esperimento fu coinvolta solo una città, Tortino, per una partita di cartello che passerà alla storia per diversi motivi. Del resto Roma non è stata costruita in un giorno, così la Rai sul finire degli anni ’40 iniziò a lavorare per portare quello che diverrà lo sport più popolare su piccolo schermo.

Il 5 febbraio 1950 è una data da segnare in rosso: fu il giorno in cui la Rai trasmise la prima partita di Serie A, Juventus-Milan. E’ la prima partita di un campionato di calcio in tv, ma come detto a beneficiare di questo furono solo i torinesi. Beneficiare fino a un certo punto perché quel Juve-Milan della quarta giornata di ritorno, giocata alle 14.30 allo stadio Comunale, non solo rappresentò una prova in esterna con le telecamere, ma fu anche la peggior sconfitta casalinga nella storia del club piemontese (se si esclude l’8-0 con cui il Torino vinse nel 1912, ma in quegli anni la Juventus aveva in organico solo 10 giocatori).

Il match, infatti, finì 1-7 per il Milan. La Juve passò in vantaggio al 12′ con Hansen, prima della furia svedese Gre-No-Li con 15′ Nordahl, 23′ Gren, 24′ Liedholm, 26′ e 49′ Nordahl, 70′ Burini, 84′ Candiamo II. La partita, però, fu un semplice esperimento perché la programmazione iniziò a diventare corposa solo quattro anni dopo.

Durante la sua crescita nel settore giovanile della Juventus era stato definito come uno dei talenti più promettenti del panorama calcistico italiano, nel corso degli però non è riuscito ad avere costanza nelle performance e nella maturità.

Stefano Beltrame, attaccante classe 1993, continua il suo percorso professionale fuori dai confini italiani. Il 24enne biellese attualmente milita nella Serie B olandese (Jupiler League), nel Go Ahead Eagles squadra della città di Deventer.

Non proprio il massimo per chi è cresciuto nella Juventus seguendo le orme di Alessandro Del Piero. Tuttora è sotto contratto della società bianconera, appunto in prestito agli olandesi. In Olanda ha anche giocato in Eredivise nel Den Bosch, in cui ha disputato 20 partite segnando due gol.

Forse proprio la scarsa vena realizzativa di Beltrame ha portato a questo suo continuo girovagare nel trovare la giusta piazza che lo faccia esaltare anche davanti al portiere avversario. D’altra parte ha ancora l’età dalla sua e l’idea di poterlo vedere in palcoscenici più importanti non è del tutto tramontata.

In questa stagione il bottino è già migliorato. Sinora sono cinque i gol messi a segno conditi da tre assist per i suoi compagni. Un rendimento che certamente da morale a un ragazzo che ha bisogno di buone prestazioni per sentirsi al centro del progetto.

Un giovane che ha vinto tanto con la Juventus Primavera in un gruppo che aveva talenti come Mattiello, Rugani e Spinazzola. Con la squadra bianconera ha conquistato il Torneo di Viareggio 2012 (siglando un gol nella finale contro la Roma) e la Coppa Italia Primavera 2012-2013.

I primi passi del grande calcio li ha calcati sui campi della Serie B con il Bari nel 2013. Con i galletti scende in campo in 24 occasioni segnando anche le sua prima rete da professionista, il 30 maggio 2014, fissando il punteggio sul 4-1 proprio contro la squadra in cui è cresciuto, il Novara.

A Bari anche un fuoriprogramma calcistico. I primi di novembre del 2013, l’attaccante sorprende un po’ tutti facendo pubblicare su un noto quotidiano locale una lettera d’amore per riconquistare la sua ex fidanzata.

La stagione successiva il prestito ai canarini del Modena sino ad arrivare all’ultima piazza olandese.

Il calciomercato spesso lascia increduli di fronte alle decisioni dei calciatori, che raramente rifiutano offerte imperdibili, cambiando maglia a seconda dei loro interessi.

Ma sarà davvero così? La storia calcistica ci insegna che un calciatore ha anche degli ideali legati alla propria squadra e spesso rifiuta il cosiddetto salto di qualità verso una squadra considerata “big”.

Proprio di recente è un giocatore del Bologna che si è reso protagonista di un rifiuto che ha fatto subito notizia: si tratta di Simone Verdi, che ha gentilmente declinato l’offerta del Napoli per rimanere ancorato alla sua maglia.

Non c’è da stupirsi se non ha colto quella che per molti era considerata la sua grande occasione. Molti prima di lui hanno fatto lo stesso e il passato conserva ancora tutti i nomi di chi ha detto no.

Il primo e sconvolgente rifiuto storico è stato quello di Gigi Riva, grande giocatore del Cagliari, che non ha ceduto alle lusinghe della Juventus che voleva a tutti i costi conquistare il suo talento. Siamo negli anni ’70 e, nello stesso periodo, un altro calciatore diventato celebre per le sue prestazioni in campo fu oggetto di un’allettante proposta del Napoli, seccamente rifiutata. Stavolta il protagonista è Paolo Rossi, che oggi commenta con queste parole la scelta di Verdi:

Credo abbia avuto timore di non sapere quante gare avrebbe potuto giocare, perché sul fatto che il Napoli sia competitivo non ci sono dubbi. Questione di titolarità o anche di crescita graduale? Se da una parte credo sia un obbligo del giocatore cercare di migliorare, ecco, penso altresì che Verdi abbia ritenuto il momento non opportuno, che la sua fase di crescita definitiva potrà raggiungere l’apice con altri cinque mesi di titolarità in un Bologna in cui gioca sicuro

Poi è stata la volta di Francesco Totti, emblema della fedeltà assoluta alla propria maglia giallorossa. Nonostante le offerte eccezionali da parte del Real Madrid, il calciatore non ha mai voluto abbandonare la Roma.

Ma la lista è ancora lunga e comprende anche nomi come Kakà, che rinunciò al Manchester City per rimanere fedele al Milan, e Totò Di Natale, che non cedette alla corte insistente della Juventus, nonostante l’Udinese fosse pronto a lasciarlo andare.

Più recenti in ordine di tempo arrivano i rifiuti di altri grandi nomi nel calcio internazionale: Marek Hamsik è un altro di quelli che hanno detto no. Il calciatore rifiuta l’occasione offerta dal Milan per rimanere a giocare con il Napoli.

Ma non è l’ultimo a chiudere questa carrellata di rifiuti storici: Milinkovic-Savic, Domenico Berardi e Nikola Kalinic sono altri illustri nomi che hanno fatto saltare trattative già in atto, spinti da motivazioni più forti degli interessi economici che ruotano attorno al calciomercato.

Che Verdi sia un’eccezione non è quindi affatto vero, ma che si approvi o meno la sua decisione, bisogna prendere atto del coraggio che ha avuto a dire di no. Chi prima di lui ha seguito lo stesso percorso oggi non può che appoggiarlo e sostenerlo.

Pare che per ricercare quale siano i club più ricchi del mondo bisogna volgere lo sguardo verso la Premier League. Questo dato emerge da una statistica effettuata da Soccerex Football Finance, che ha stilato una classifica che tiene conto di parametri come il valore dei calciatori, gli immobili di proprietà, il conto in banca, il potenziale d’investimento e il debito netto.

Al primo posto di questa curiosa graduatoria troviamo il Manchester City che si aggiudica il titolo di club più ricco del mondo. Ma le squadre inglesi si aggiudicano anche altre posizioni all’interno della top ten con Arsenal, Tottenham, Manchester United e Chelsea, tutti nelle prime dieci posizioni.

Insieme ai club della Premier League troviamo in cima alla classifica anche la Cina con il Guangzhou Evergrande, Il Real Madrid e, a sorpresa, il Psg al terzo posto.

E i club italiani? Un soddisfacente ottavo posto per la Juventus, la più ricca del nostro paese, unica squadra italiana a guadagnarsi la top ten.

Per le altre squadre bisogna scorrere la classifica fino al 26esimo posto dove staziona il Napoli, seguito da Inter (30), Milan (34), Roma (51) e Lazio (62).

Ed ecco la classifica fino alla posizione 25 pubblicata dall’organizzazione britannica Soccerex:

  1. Manchester City (Ing)
  2. Arsenal (Ing)
  3. Paris Saint-Germain (Fra)
  4. Guangzhou Evergrande (Cin)
  5. Tottenham (Ing)
  6. Real Madrid (Spa)
  7. Manchester United (Ing)
  8. Juventus (Ita)
  9. Chelsea (Ing)
  10. Bayern Monaco (Ger)
  11. Zenit San Pietroburgo (Rus)
  12. RB Lipsia (Ger)
  13. Barcellona (Spa)
  14. LA Galaxy (Usa)
  15. Atletico Madrid (Spa)
  16. Liverpool (Ing)
  17. Borussia Dortmund (Ger)
  18. Olympique Lione (Fra)
  19. Monaco (Fra)
  20. Leicester (Ing)
  21. Bayer Leverkusen (Ger)
  22. Shakhtar Donetsk (Ucr)
  23. New York Red Bull (Usa)
  24. Seattle Sounders (Usa)
  25. New York City (Usa).

Mancano ormai pochi giorni alla fine del 2017 ed è tempo di bilanci. Nel mondo del calcio si fa una stima delle squadre che più di altre sono riuscite ad emergere e ancora una volta il nome del Real Madrid è in testa alla classifica.

Stavolta parliamo della classifica dell’anno del Ranking Uefa, che la incorona la migliore squadra dell’anno 2017.

Sembrano non finire mai le soddisfazioni per la formazione spagnola del neo-eletto Pallone d’oro Cristiano Ronaldo, che continua a festeggiare un altro successo.

Il Real Madrid, vincitore della Champions League per due anni consecutivi e campione dei Mondiali per club conclusi di recente negli Emirati Arabi, con un coefficiente di 148.000 si trova al comando della classifica Uefa, seguito dal Barcellona (126.000) e dal Bayern Monaco (125.000).

L’Italia può comunque ritenersi soddisfatta perché rientra nella top five, subito dopo l’Atletico Madrid che si trova al quarto posto con 122.000. È la Juventus la squadra italiana più forte del 2017 con un coefficiente di 120.000, seguita da Psg, Siviglia, Manchester City, Borussia Dortmund e Benfica.

Per trovare altre squadre italiane bisogna scorrere la classifica fino al sedicesimo posto dove staziona il Napoli e poi al venticinquesimo dove troviamo la Roma.

I bilanci nel panorama calcistico non si chiudono qua ed elaborano una classifica anche per le nazioni, che tiene conto però degli ultimi 5 anni. È ancora la Spagna ad occupare il primo posto del podio con la Liga, mentre al secondo si trova l’Inghilterra con la Premier League e al terzo l’Italia con la Serie A. Subito fuori dal podio troviamo la Germania con la Bundesliga.

Se invece si guarda solo al 2017 le posizioni si invertono sul podio ed è l’Inghilterra a occupare il gradino più alto, superando la Liga spagnola. Per l’Italia non cambia nulla e rimane fissa al terzo posto.

Sfortunatamente la situazione cambia quando si parla di nazionali: gli azzurri, infatti, scendono fino all’ottavo posto, ben lontani dal podio dove troviamo prima la Germania, secondo il Portogallo e terzo il Belgio.

Appena poche ore fa sono state decise le sorti delle squadre che si contendono il titolo nella Champions League. La settimana scorsa si è conclusa la fase a gironi e oggi le 16 squadre rimaste in gioco hanno conosciuto i loro prossimi avversari.

Il sorteggio è avvenuto a Nyon, in Svizzera, e in Italia c’era una grande agitazione nell’attesa di scoprire le sorte di Juventus e Roma, le uniche due squadre italiane presenti dopo il passaggio di Napoli in Europa League.

E la sorte ha deciso: la Juventus dovrà vedersela con il Totthenam e la Roma contro lo Shakhtar Donetsk.

Per i bianconeri è una sfida totalmente inedita perché, amichevoli a parte, non hanno mai affrontato la squadra di Kane in un match di tale importanza. La partita di andata è prevista per il 13 febbraio a Torino, invece quella di ritorno si giocherà a Londra il 7 marzo.

Per la Roma battersi con lo Shakhtar non sarà affatto facile: le due squadre si sono già incontrate e la squadra giallorossa quindi conosce bene la qualità di gioco dell’avversaria che potrebbe dargli del filo da torcere.

Ecco la reazione di Francesco Totti dinanzi all’esito del sorteggio:

Sorteggio difficile, affrontiamo una squadra ben messa in campo, forte tecnicamente. Dagli ottavi incontri sempre squadre di livello, non dobbiamo sottovalutare nessuno

La partita di andata tra Roma e Shakhtar Donetsk avrà luogo in Ucraina il 21 febbraio e quella di ritorno a Roma il 13 marzo.

Per tutte le altre squadre di Champions League ecco quali sono gli accoppiamenti:

Basilea (Svi)-Manchester City (Ing)
Porto (Por)-Liverpool (Ing)
Siviglia (Spa)-Manchester United (Ing)
Real Madrid (Spa)-Paris Saint Germain (Fra)
Chelsea (Ing)-Barcellona (Spa)
Bayern Monaco (Ger)-Besiktas (Tur)

Sorteggio di Europa League 2018 

In data odierna si è svolto anche il sorteggio per le squadre di Europa League. Quattro le squadre italiane in gioco: Napoli, Milan, Lazio e Atalanta.

Il Napoli e l’Atalanta sono quelle che sono state meno favorite dalla sorte, perché dovranno vedersela rispettivamente contro Lipsia e Borussia Dortmund. Il Milan si scontrerà contro la squadra del Ludogorets e la Lazio contro Steaua Bucarest.

Ecco tutti gli altri accoppiamenti decisi nel sorteggio:

Nizza-Lokomotiv Mosca

Copenaghen-Atletico Madrid

Spartak Mosca-Athletic Bilbao

AEK Atene-Dinamo Kiev

Celtic-Zenit

Stella Rossa-Cska Mosca

Lione-Villarreal

Real Sociedad-Salisburgo

Partizan-Viktoria Plzen

Astana-Sporting Lisbona

Ostersunds-Arsenal

Braga-Marsiglia

Previste per il 15 febbraio le partite di andata e quelle di ritorno per il 22 febbraio.

Insieme a Ciro Immobile è l’attaccante più in forma di questa prima quarto di campionato. Sinora nove le reti realizzate nel campionato, otto nelle ultime sei gare. Non male per chi era lo aveva definito un attaccante da pochi gol a stagione.

Stiamo parlando ovviamente di Simone Zaza, punta del Valencia che tanto bene sta facendo sotto gli occhi dei tifosi del Mestalla. Cecchino infallibile, che finalmente ha trovato il giusto equilibrio con i compagni e con la piazza valenciana.

Ultima vittima dei suoi colpi è stato il Deportivo Alaves di mister Gianni De Biasi, battuto in casa dai Taronges. Una staffilata sotto all’incrocio che ha beffato il portiere Pacheco.

Un infortunio al ginocchio subito il 5 ottobre scorso, in un’amichevole contro l’Eldense, aveva rischiato di fargli finire la stagione ancora prima di iniziarla. L’esclusione della rottura dei legamenti gli hanno permesso di riprendersi al meglio dopo qualche giorno ai box. Dopo il riposo e una terapia specifica è tornato a fare ciò che aveva lasciato in sospeso: segnare. 10 presenze – 9 reti, davanti a lui solo il marziano Lionel Messi con 12 centri.

Arrivato nella finestra di gennaio 2017 dopo la parentesi negativa al West Ham di sei mesi, Zaza ha segnato 6 gol in 20 presenze, tra cui la prima doppietta spagnola contro il Granada.


Quest’anno però la musica è cambiata ha subito innescato una marcia in più e a livello realizzativo è cresciuto in maniera evidente.

I tifosi e la squadra lo ha pian piano accolto e apprezzato dentro e fuori dal campo e anche lui ha risposto in maniera più che positiva tanto da mostrarsi al mondo come calciatore-tifoso. In effetti, qualche mese fa, durante il match del 22 agosto scorso contro il Las Palmas, l’attaccante lucano è stato “beccato” a cantare i cori dello stadio proprio nel bel mezzo del gioco. Un vero e proprio legame e una sinergia tra il numero 9 italiano e la tifoseria spagnola.

Ora, dato il buon rendimento in Liga, non basta che rivederlo con la maglia azzurra in vista soprattutto dello spareggio dei Mondiali 2018 in Russia contro la Svezia. La sua qualità e l’ottimo stato di forma può essere fattore fondamentale per l’Italia. Tutto sta nella decisione del commissario tecnico Ventura se convocarlo o no per il doppio match contro gli scandinavi. Certo ora come ora, tra gli attaccanti nel giro della Nazionale Italia il solo Immobile è in condizione. Il Gallo Belotti è ancora in fase di recupero dopo l’infortunio, Eder gioca col contagocce e Gabbiadini è un po’ altalenante. Simone Zaza potrebbe far comodo per la fase offensiva azzurra.

A Ventura la decisione, Zaza il suo lo sta facendo.

Dario Sette