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Non sappiamo se la Treccani creerà il neologismo Mourinhate seguendo la scia delle parole Cassanate, Sarrismo o Tottilatria, certo però con il gesto di ieri sera Josè Mourinho aggiunge un’altra “sceneggiata” alla lista della sua carriera da allenatore.

Al fischio finale tra Juventus – Manchester United il tecnico portoghese ha risposto agli sfottò del pubblico juventino durante il match, con un gesto che ha fatto discutere. Mano vicino all’orecchio a significare “Non vi sento! Non parlate più?”. Un’azione che ha fatto innervosire i tifosi juventini e anche i calciatori (su tutti Leonardo Bonucci) hanno voluto frenare il tecnico per l’esagerazione del suo comportamento. Anche il giornale sportivo inglese Sun sport non l’ha presa bene.

In realtà anche all’andata c’è stato qualcosa di simile. Fischi continui da parte dei tifosi juventini in trasferta all’Old Trafford per i suoi trascorsi all’Inter e il tecnico lusitano che al termine del match alza la mano destra indicando il numero tre, in ricordo del triplete nerazzurro del 2010 non ancora riuscito invece alla Juventus. Stesso gesto del numero tre alzato qualche giorno prima anche in Premier League allo Stamford Bridge di Londra tra Chelsea e i Red Devils. Mourinho risponde ai fischi del pubblico ricordando che lui è l’allenatore più vincente dei blues con i suoi tre titoli nazionali.

Mourinho che, con le tre dita, ricorda ai tifosi blues i titoli nazionali vinti col Chelsea

Ancora contro il Chelsea un altro show di questi livelli s’è tenuto quando sulla panchina blues sedeva Antonio Conte. I due pare non si amino alla follia e ciò o si è visto in campo in alcuni match tra i Red Devils e il Chelsea di Premier. Allo Stamford Bridge, finisce 4-0 e l’ex interista esplode nel finale avvicinandosi al collega dicendogli all’orecchio, ma in maniera evidente, che “no, così non va, non si esulta in questo modo, è mancanza di rispetto nei confronti dell’avversario sconfitto”.
In FA Cup avviene invece un vero e proprio faccia a faccia davanti al quarto uomo. Lo scontro continua negli spogliatoi, a quanto pare, nuovo contatto ravvicinato. E a fine gara ennesimo siluro del portoghese, stavolta contro i propri ex tifosi: “Io Giuda? Sì, ma Giuda number 1”.

Il “caldo” confronto con Antonio Conte

REAL MADRID

Ma non è la prima volta che il lusitano si rende protagonista di uscite poco eleganti. Se lo ricordano bene in Spagna soprattutto i tifosi del Barça, quando era sulla panchina dei blancos. Al termine della partita di Supercoppa di Spagna tra Real Madrid – Barcellona, vinta dai catalani per 3-2, scatta una rissa tra calciatori e panchine. Mourinho va fuori di sé e aggredisce il vice di Guardiola, Tito Vilanova, con un dito nell’occhio che gli costarono due turni di stop.

Il dito nell’occhio di Vilanova dopo il match di Supercoppa di Spagna

Da ricordare anche i “Porqué?” ancora dopo un’eliminazione del suo Real contro il Barcellona. I vari perché dopo la partita per le tante scelte sbagliate dell’arbitro del match.

INTER

Tanti i successi con l’Inter ma anche molte scenette del portoghese sia in campo che fuori. Su tutte il famoso gesto delle manette contro la Sampdoria a san Siro pareggiato 0-0. Per i nerazzurri due espulsioni, gesto a favore di telecamera e quindi polemica contro la classe arbitrale, accusata di aver un diverso riguardo con le altre squadre. Il portoghese prese tre giornate di squalifica e 40 mila euro di multa.

Il famoso gesto delle manette durante il match Inter – Sampdoria

Altro capitolo è stato lo show al Camp Nou nella semifinale di ritorno contro il Barcellona del 2010. Una serata ricca di episodi: dall’ingresso in campo per il riscaldamento a prendersi insulti dal pubblico per fare da scudo ai suoi giocatori, al siparietto con Guardiola e Ibrahimovic in cui va a mettere pressione durante un confronto tattico, alla corsa finale sotto il settore ospiti con tanto di lite con il portiere Valdes.

PORTO

Per trovare una storica scenetta in casa Porto, dobbiamo fare un tuffo alla finale di Champions League vinta nel 2004. José Mourinho non appena riceve la medaglia per la vittoria, scatta una foto con i suoi calciatori e fugge via sfilandosi il simbolo della vittoria. Gesto molto forte che significò l’addio del tecnico dalla panchina lusitana, lo aspettava a braccia aperte Abramovich a Londra.

Il suo addio al Porto dopo la finale di Champions League 2004

Tanta commozione ma anche tanta voglia di non fermarsi e continuare a stupire. È Cristiano Ronaldo, bomber portoghese in forza alla Juventus, il quale ha raggiunto e superato quota 400 reti nei cinque maggiori campionati europei.

Per l’esattezza i gol sono 402 grazie alla doppietta rifilata nell’ultima trasferta di Empoli. Una caterva di gol che CR7 ha segnato nei campionati in cui ha militato: Primeira Liga portoghese, Liga spagnola, Premier League inglese e appunto ora la Serie A.

Un grande curriculum per chi come lui non smette mai di stupire e con la costante voglia di mettersi in gioco e di lavorare duramente per essere sempre al top. In effetti anche oggi, all’età di 33 anni, il lusitano è tra i calciatori che detengono una leadership mondiale.
Uno dei più importanti siti come Transfermarkt addirittura conta ben 405 reti messe a segno da CR7, spesso si perde anche il conto. In totale sono 578 i gol realizzati da professionista.

Davanti al pubblico dell’Allianz Stadium di Torino prima del match contro il Cagliari, il presidente bianconero Andrea Agnelli gli ha concesso una passerella importante proprio per festeggiare lo storico traguardo raggiunto. I tifosi della Juve, ma anche quelli del Cagliari, hanno applaudito per diversi minuti il 5 volte pallone d’oro.

 

 

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Stima, affetto, vittoria! Grande Juve! #finoallafine

Un post condiviso da Cristiano Ronaldo (@cristiano) in data:

Nel prossimo weekend ci sarà spazio alle partite delle Nazionali e i campionati europei saranno in pausa.
Questa prima parte di stagione è stata abbastanza avvincente in quasi tutte le leghe, tranne che in Italia e in Francia dove Juventus e Paris Saint Germain pare stiano già facendo una stagione a parte dominando il campionato a punteggio pieno.

Come detto del Psg, i parigini hanno già messo le mani sulla Ligue 1 per buona pace delle altre squadre francesi che, nel corso delle ultime annate, hanno dovuto accontentarsi di piazzarsi per un posto in Champions League.

I tanti campioni che dispone la rosa della squadra parigina permette al tecnico Tuchel di giostrare al meglio la situazione dando la possibilità a tutti di giocare qualche partita. Certamente l’arma migliore dei francesi è l’attacco grazie alla presenza dei tre fenomeni: Neymar, Cavani e Mbappé.

Proprio il giovane francese non fa altro che continuare a stupire e lo ha fatto anche nell’ultima uscita contro il Lione nel roboante 5-0.

L’enfant prodige ha deciso di mettersi in mostra, scalzando tutti gli altri compagni di squadra. Tra il minuto 61 e il minuto 74, il campione del mondo è salito in cattedra realizzando 4 reti al portiere Anthony Lopes.

Un vera e propria macchina da guerra che, in tredici minuti, ha avuto la forza e l’abilità di abbattere l’avversario a suon di gol. Ovviamente a fine gara pallone a casa.

 

Quattro reti in cui c’è stata la collaborazione di tutti gli interpreti offensivi dei parigini. Neymar e Cavani hanno sicuramente contribuito alla serata fantastica del 19enne. Gol che vanno a incrementare la classifica marcature in Ligue 1: 8 reti e 3 assist in 5 partite.

Tuttavia raramente riusciamo a gustarci un poker all’interno di una partita (a meno che non sei CR7 o Messi), così com’è stato per Mbappé.

C’è chi però è riuscito a fare ancora meglio del francese. 22 settembre 2015 e la partita è Bayern Monaco – Wolfsburg. Il polacco Robert Lewandowski decide di diventare protagonista assoluto del match realizzando ben 5 gol in soli 9 minuti. Un record storico che difficilmente sarà battuto, a meno che Kylian Mbappé non decida di dettar legge.

Juventus Napoli, l’eterna sfida al titolo è il piatto forte di un sabato che ha come antipasto il derby di Roma. Anche se siamo solo a settembre, i partenopei sembrano essere l’unica vera squadra a poter insidiare il dominio bianconero. L’arrivo di Carlo Ancelotti ha normalizzato un ambiente che viveva dei proclami, legittimi, del “Comandante” Maurizio Sarri. E’ mancato solo il guizzo finale, quello che il tecnico di Reggiolo spera di compiere ai danni di Max Allegri.

Due allenatori, entrambi centrocampisti, entrambi ad aver lambito sul proprio percorso professionale gli universi calcistici di Juventus e Napoli.

La figurina di Allegri quando giocava a Napoli

Massimiliano Allegri era un calciatore dotato di grande talento e visione di gioco, ma con una testa abbastanza diversa rispetto a quella che ha oggi in panchina. Lo ha ammesso lui stesso:

Se avessi avuto la testa che ho ora forse sarei arrivato in Nazionale. Sono stato un giocatore mediocre e senza rimpianti

Nel 1997 il centrocampista livornese ha 30 anni, una carriera a buoni livelli tra B e A con Pescara (dal suo maestro Galeone), Cagliari e Perugia e l’approdo in una prima (e unica) grande piazza: Napoli. Solo che in quell’anno nel capoluogo campano i fasti di Maradona erano un lontano ricordo: si alternano ben 4 allenatori in panchina (Mutti, Mazzone, lo stesso Galeone e Montefusco) ma la squadra di Ferlaino retrocede in serie cadetta dopo 33 anni. Allegri disputa solo 7 partite, in una stagione in cui brilla la stella del giovane Claudio Bellucci. A fine campionato “Acciughina” torna a Pescara.

Ancelotti in panchina alla Juve sotto la pioggia fatale di Perugia

Carlo Ancelotti era l’allenatore designato dalla Triade (Moggi – Giraudo – Bettega) a ereditare il ciclo vincente di Marcello Lippi alla Juventus alla fine degli anni ’90. L’epopea del tecnico viareggino si interruppe bruscamente, però, nel febbraio 1999 dopo una sconfitta interna contro il Parma. Proprio i gialloblù, nei quali Ancelotti aveva iniziato la carriera di allenatore dopo la Reggiana. Carlo, a stagione in corso, porta la Juventus alla semifinale persa contro il Manchester United e a uno spareggio Uefa perso contro l’Udinese dopo il quinto posto in classifica. Nei due anni successivi totalizza ben 144 punti ma non bastano: nel 2000 soccombe nella pioggia di Perugia che porta al titolo la Lazio. La stagione successiva si classificherà alle spalle della Roma di Capello. Lascia Torino nel 2001, al termine di un biennio in cui non viene mai particolarmente amato dall’ambiente (fu accolto con lo striscione degli ultras “Un maiale non può allenare”) e con qualche incomprensione tattica, come aver schierato un giovane Thierry Henry terzino.

La Juve fa parte del mio passato, non lo considero un neo. Fu negativa per risultati, ma mi aiutò a crescere e a capire come funziona l’organizzazione societaria.

Lo striscione di “benvenuto” durante l’esordio di Ancelotti alla Juve a Piacenza

Alla viglia della Finale di Champions League di domani sera a Cardiff, hanno parlato alla stampa i protagonisti di casa Juve.

mister allegri

“In questo momento la squadra ha la cattiveria e la convinzione giuste per portare a casa la Champions. Dovremo pensare solo a fare le cose giuste nella finale, senza pensare a cosa è successo 20 anni fa, o 10 anni, o 50….”. Così Massimiliano Allegri. “La Juventus è cresciuta molto, rispetto a due anni fa la convinzione è diversa”.

dani alves

“Giocheremo senza avere alcuna paura del Real, della sua storia, del suo palmares. Giocheremo per vincere, con allegria”. Lo dice Dani Alves, terzino brasiliano della Juve, prima della finale Champions di Cardiff.
“Non e’ una sfida tra me e il Real – ha aggiunto Alves, che ha gia’ vinto la Champions col Barcellona – Certo per me sarebbe la ciliegina sulla torta. Siamo a un passo dal sogno, vogliamo entrare nella storia”.

buffon

“Per me la finale di domani è una partita più speciale che per altri, per questione di età. La voglio quindi giocare senza potere avere nessun tipo di rimpianto, questo è il mio imperativo”. Così Gigi Buffon. “So che una mia ottima prestazione potrebbe aiutare la squadra: è il regalo più grande che potrei farei compagni”.