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Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Ventunesima giornata di Serie A, seconda del girone di ritorno, partita già con i tre anticipi del sabato e che continua oggi con diversi match interessanti.

Nell’anticipo delle 12.30 si sfidano Chievo Verona – Fiorentina. Al Bentegodi ci sono i clivensi, sconfitti dalla Juve nell’ultima uscita a Torino e fanalino di coda della Serie A, e c’è la Viola che, invece, arriva da uno scoppiettante 3-3 contro la Sampdoria con un super Muriel. La vittoria dei toscani non è poi così scontata dato che la cura Di Carlo comunque qualche miglioramento lo ha portato.

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Sergio Pellissier, il giocatore più prolifico della storia del Chievo

Alle 15 c’è un piacevole derby tra Parma – Spal. La differenza di dieci punti in classifica porta a pensare a una convincente vittoria per i ducali. I ferraresi arrivano dal pareggio in trasferta col Bologna e hanno bisogno di punti per allontanarsi dalla zona calda. Possibile che entrambi segnino e magari anche con parecchi gol.

Stessa idea anche per Atalanta – Roma. I bergamaschi sono in una forma strabiliante e i giallorossi, nonostante siano in ripresa grazie alla vittoria contro il Torino, hanno sempre sofferto contro i nerazzurri. Scoppiettante pareggio? O più cauti con una doppia chance?

Il Bologna di Inzaghi che ospita il Frosinone ha il dovere di vincere contro i ciociari. Facile vittoria per i rossoblu.

Alle 18 c’è Torino – Inter. I nerazzurri non possono perdere altri punti così come i granata. Partita tosta, ma con buone possibilità di vittoria per gli uomini di mister Spalletti, magari con poche reti.

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Il capitano granata, Andrea Belotti

Quando gioca la Juventus, anche se va a Roma contro la Lazio, difficilmente la si da per sconfitta, noi consigliamo un più cauto gol.

Il primo trofeo stagionale vinto dalla Juventus non poteva che portare la firma di Cristiano Ronaldo.

Il fuoriclasse portoghese è stato il marcatore decisivo del match di Supercoppa tra Juventus – Milan giocatosi a Jeddah, in Arabia Saudita.

Alla vigilia, sia la vittoria dei bianconeri che il gol di CR7 sembravano abbastanza scontati, e così è stato. Dopo tutto, come ha più volte ribadito l’allenatore Allegri, Ronaldo è stato acquistato soprattutto per la sua incisività nelle finali.

 

 

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Contente pelo meu 1 troféu pela Juventus!! Trabalho feito!!! 🎉🔝🏆

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È lui l’uomo dei trofei portati a casa, è l’uomo delle finali. Con la Supercoppa Italiana il fuoriclasse portoghese conquista il suo ventottesimo trofeo in carriera (uno allo Sporting Lisbona, 10 al Manchester United e 16 con il Real Madrid, oltre all’Europeo vinto con la nazionale portoghese nel 2012). Ai trofei di squadra bisogna aggiungere i tantissimi premi individuali tra cui: cinque Palloni d’oro, quattro scarpe d’oro e due Fifa best player.

NUMERI DA CAPOGIRO

Ma in realtà i numeri sono ancora più impressionanti. Ronaldo ha vinto le ultime undici finali che ha giocato, segnando nelle ultime sette. Con la rete realizzata al Milan il suo record personale sale a quota 19 gol  in 28 finali disputate. In questa sua prima stagione in bianconero ha raggiunto già quota 16 in 26 apparizioni tra tutte le competizioni. La media è di un gol ogni 134 minuti. Mica male per un calciatore che va per i 34 anni e che in molti hanno criticato sia l’alto prezzo pagato dalla Juve per strapparlo al Real Madrid, sia il fatto di essere un calciatore quasi finito.

 

 

 

 

 

 

 

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C🏆MPIONI! Double-tap if you’re celebrating, Bianconeri! ⚪⚫ #SuperCup #SuperJuve   Un post condiviso da Juventus Football Club (@juventus) in data:

Ma CR7 preferisce parlare sul campo e quasi sempre riesce a zittire tutti. La pressione non lo ha mai preoccupato, contro il Milan era lui il calciatore più atteso e non ha deluso le aspettative.

Da diversi mesi, ormai, incanta in maglia bianconera, tuttavia i tifosi della Juventus ricordano ancora bene la rovesciata messa a segno all’Allianz Stadium nella gara d’andata dei quarti di finale della scorsa Champions League, con la maglia del Real Madrid.

Ora quella famosissima acrobazia di Cristiano Ronaldo messa a segno con i Blancos è diventata un’opera d’arte. L’artista che l’ha creata è il colombiano Mauricio Benitez , meglio noto come Mr Bling.

Il capolavoro è stato realizzato con l’utilizzo di migliaia di cristalli Swarovski incastonati. Mr Bling ha voluto immortalare il bel gesto tecnico del calciatore lusitano davanti al pubblico bianconero che in quell’occasione ha applaudito CR7, e che ora lo ha dalla propria parte.

 

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Los objetivos que van de la mano de Dios siempre llegan si o si @cristiano .

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L’opera è stata portata a Torino e Ronaldo ha avuto modo di ammirarla dal vivo e di conoscere l’autore. Tuttavia tra i lavori di Mr Bling non c’è solo l’attaccante juventino, ma anche altri campioni del calibro di Neymar, Messi, Modric e ancora Ronaldo. Già perché l’artista colombiano qualche mese fa aveva già presentato un’altra opera di CR7 con la maglia bianconera, mentre calcia il pallone.

 

 

 

 

 

 

 

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Welcome to my shining world @cristiano Covered With Swarovski Crystals #swarovskicrystals💎 #swarovski #mrblingcolombia @doloresaveiroofficial

 

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Per quanto riguarda Luka Mdoric, l’antagonista stagionale che gli ha soffiato tutti i premi individuali quest’anno, tra cui anche il Pallone d’oro, Mr Bling gli ha dedicato una tavola simile a quella del portoghese, ma con la maglia della nazionale croata.

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Luka Modric con la maglia della Croazia

Ovviamente nella lista non poteva mancare l’eterno rivale di Ronaldo: Lionel Messi, figurato con la maglia dell’Argentina durante l’ultimo Mondiale di Russia 2018.

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Lione Messi con la maglia albiceleste

Per rappresentare la nazionale colombiana, sono state create opere anche ai connazionali Radamel Falcao e Fredy Guarin.

Il primo classe 1961 nato a San Vincenzo nella provincia, il secondo classe 1967 livornese doc, stasera all’Olimpico Grande Torino si confrontano per quello che è lo storico derby tra i granata e la Juventus.

Stiamo parlando di Walter Mazzarri e del collega bianconero Massimiliano Allegri. Due ottimi allenatori che si rispettano, con una lunga storia calcistica alle spalle. Entrambi ex centrocampisti in squadre di Serie B e C, con qualche apparizione in A, hanno cominciato la carriera in panchina in luoghi completamente diversi.

Allegri è rimasto nella sua Toscana partendo dall’Aglianese nella stagione 2003/2004, Walter Mazzarri ha iniziato la sua carriera in Sicilia ad Acireale, prima di rientrare anche lui in Toscana a Pistoia e proprio Livorno.

Se si pensa ad Allegri viene in mente la sua simpatia, spesso autoironica tipica dei livornesi. Dopo le esperienze a Grosseto e a Lecco, arriva la chiamata del Sassuolo con cui ottiene una promozione in B. Proprio con i neroverdi ottiene quel salto di qualità che lo porta a Cagliari, prima del Milan di Berlusconi.

Con il suo approdo a Milano iniziano i confronti diretti con il collega Mazzarri, allora leader della panchina del Napoli. Gli azzurri iniziano a sentire odore di alti risultati ed è per questo che tra i due tecnici inizia anche qualche battibecco a “toni livornesi”.  Piccole scaramucce più che passabili per due allenatori brav, che ora stanno guidando le due squadre di Torino e che cercheranno di strappare punti utili.

Avrebbe sperato che quel gol avesse avuto un’importanza maggiore nel match, purtroppo così non è stato, tuttavia resta una rete storica per la società e per se stesso.

Nella notte negativa di Berna ci sono comunque dei dati positivi per la Juventus: in primis la sconfitta subita contro gli svizzeri è stata indolore ai fini della classifica di Champions e perché il numero 10, Paulo Dybala, ha realizzato la rete numero cinquemila della storia del club bianconero.  

Una tappa importante per la Juve ed è un segno importante che questo gol sia stato realizzato proprio dall’argentino, simbolo del cambiamento del club in questi anni.

Se l’arbitro avesse convalidato la seconda marcatura, la Joya avrebbe avuto l’onore anche di superare questa importante cifra. Con 5 gol, l’attaccante ex Palermo è il miglior marcatore bianconero della fase a gironi. Meglio sicuramente di Cristiano Ronaldo, fermo a uno.

Da sottolineare che Dybala è il primo straniero a entrare in questa particolare classifica:

Carlo Parola: quota 1000, anno 1948;

Gianni Rossi: quota 2000, anno 1962;

Massimo Briaschi: quota 3000, anno 1984;

Marco Di Vaio: quota 4000, anno 2003.

Le tappe delle 5000 reti bianconere

Mille reti sono state messe a segno negli ultimi 15 anni. Stagioni in cui ci sono stati tantissimi successi e gli anni bui post Calciopoli. Sicuramente hanno contribuito al raggiungimento di questo obiettivo, campioni come campioni del passato come Giampiero Boniperti, Omar Sivori, Roberto Bettega, Michel Platini, Roberto Baggio, Alessandro Del Piero, David Trezeguet e, negli ultimi anni, Gonzalo Higuain e proprio Dybala.

Marco Di Vaio il 9 novembre 2003 realizzò contro l’Udinese una doppietta e fu proprio lui a rompere il muro delle 4000 reti della storia juventina, a quindici anni di distanza un altro attaccante raggiunge quota 5000.

Chi sarà il prossimo? Quanti anni si dovrà attendere?

È stato un allenatore innovatore, uno di quelli che ha insegnato il calcio moderno, quello fatto di tocchi veloci e tecnica, già nel 1970.

All’età di 83 anni si è spento l’ex calciatore e tecnico, Gigi Radice, dopo una lunga lotta contro l’Alzheimer. Un grande intenditore di calcio e un grande uomo, è stato l’ultimo allenatore a portare uno scudetto a Torino, sponda granata, nel campionato 1975-76. Un ricordo indelebile dato che è stato il primo (e finora unico) tricolore conquistato dopo la tragedia di Superga.

In campo lo chiamavano il “Tedesco” perché era molto preciso nelle attività che faceva. Un aneddoto che sottolinea la rigorosità nel suo lavoro è sicuramente quella legata all’ultima partita della stagione 1976 tra Torino – Cesena. Risultato finale 1-1 e scudetto al Toro, complice anche la sconfitta dei cugini bianconeri. Gigi Radice va a centrocampo per chiedere giustificazioni dal difensore Mozzini per il gol subito e per il mancato record di vittorie consecutive casalinghe.

Cresce come terzino nella scuola Milan. Con i rossoneri vince tre scudetti e un Coppa dei campioni, prima del prematuro ritiro a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Diventa allenatore del Monza a soli 31 anni, ma gli e anni e i ricordi più belli sono quelli a Torino. Radici guida i granata per 5 anni. Alla sua prima stagione centra subito uno storico scudetto. Un calcio moderno che aveva saputo apprezzare ammirando il primo Ajax targato Johan Cruijff: marcatura a zona, pressing in ogni parte del campo e passaggi veloci.

Era il Torino del futuro campione del mondo, Ciccio Graziani, il quale non ha avuto altro che parole d’elogio per il suo ex tecnico

Grazie ai suoi consigli sono cresciuto tecnicamente e caratterialmente. Radice ha inciso moltissimo sulla mia carriera e grazie a lui il Torino tornò a vincere lo scudetto dopo la tragedia di Superga. C’è tanto di lui in  quella grande impresa.

Dopo la vittoria del 1975/76 arrivano altri ottimi piazzamenti. Nella stagione successiva la squadra di Radici giunge all’ultima giornata appaiata alla Juve di Trapattoni (suo ex compagno al Milan): i bianconeri chiudono con 51 punti e i granata secondi a 50. Il Toro fa bene pure nel ’78: terzo. L’anno dopo c’è un quinto posto che vale comunque l’Europa e nel 1980 i granata giungono terzi, con Radice che però lascia la panchina a Rabitti.

Ha poi girato tante altre piazze importanti come Roma, Milano (sia Inter che Milan), Bologna (riuscì in uan storica salvezza partendo con 5 punti di penalizzazione), Bari, di nuovo Torino prima di chiudere a Monza dove tutto era cominciato.

Con il Toro per poco non conquista il titolo del 1985, soffiato solamente dal Verona dei miracoli del suo e compagno Bagnoli.

Gli allenatori attuali elogiano il suo lavoro fatto in campo e la rivoluzione calcistica applicata molti anni prima di Arrigo Sacchi. Il calcio italiano piange una vera icona.

Nell’immagine collettiva italiana è l’attaccante che ha vinto tanto in Italia e in Europa, icona del calcio nostrano in Inghilterra e gemello di una delle coppie d’attacco più prolifiche di sempre.

Gianluca Vialli, in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione dell’uscita del suo secondo libro “Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili”, racconta la battaglia contro un cancro che sta combattendo da diversi mesi.

Una parte della sua che avrebbe preferito non raccontare ed è per questo che l’ha considerata come tappa di vita, vissuta con coraggio e con qualcosa da imparare.

Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. Non vorresti mai far soffrire le persone che ti vogliono bene: i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella, mia moglie Cathryn, le nostre bambine Olivia e Sofia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua. Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla, per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro.

Per ora l’allarme sembra rientrato e l’ex bomber di Samp, Juve e Chelsea si sente bene, dopo l’intervento e otto mesi di chemioterapia e sei settimane di radioterapia.

Ora sto bene, anzi molto bene. È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita.

A 54 anni insomma ha un po’ rivisto il suo percorso e ha capito tante altri fattori importanti. Nonostante la malattia è tornato a pensare in positivo quella che è stata la sua carriera calcistica e cosa gli aspetta ancora.

Quello che andrà di scena a san Siro sarà un bel big match tra Milan – Juventus. Una partita sempre prestigiosa per la storia di entrambe le squadre e per le loro tifoserie.

Il Milan dopo una partenza un po’ a singhiozzo ha ritrovato punti e gol che gli hanno permesso di risalire in classifica fino al quarto posto.

La Juve guida da grande leader la classifica della Serie A con dieci vittorie e un solo pareggio.

Sarà la partita dei grandi ex: Gonzalo Higuain e Leonardo Bonucci.

L’argentino sfida per la prima volta quella che è stata la squadra per tre anni e che è stato costretto a lasciare per fare spazio a Cristiano Ronaldo.

Bonucci invece non avrà un’accoglienza da red carpet da quelli che sono stati i tifosi per un anno, prima di rientrare a Torino. Proprio per questo motivo, il tecnico Max Allegri potrebbe lasciarlo in panchina per far giocare il marocchino Benatia.

Decisione simile a quella presa da Luciano Spalletti qualche settimana fa per il difensore De Vrij. L’olandese, infatti, non ha giocato contro la Lazio nella trasferta vincente all’Olimpico di Roma.

Una scelta dovuta dall’ambiente caldo che avrà il Meazza contro l’ex capitano rossonero. Allegri e Bonucci pare che abbiano avuto un confronto che ha portato a questa conclusione.

Cert, però, il centrale viterbese non si è mai tirato indietro quando si è reso protagonista di momenti “accesi”. Proprio l’anno scorso, a testa alta, si è presentato all’Allianz Stadium da leader del gruppo rossonero, segnando anche una rete con tanto di esultanza.