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In pochi, anzi quasi nessuno, si sarebbe immaginato che la Juventus avrebbe perso la sua prima partita stagionale in campionato contro il Genoa a Marassi, e invece così è stato.

Con il ko dei bianconeri contro il Grifone, ora sono solamente quattro le squadre europee a non aver ancora subito una sconfitta nei propri campionati.

Sono squadre meno blasonate di Barcellona, Manchester City e Bayern Monaco ma che possono vantare questo piccolo record: Stella Rossa (Serbia), Paok Salonicco (Grecia), Slovan Bratislava (Slovacchia) e Maccabi Tel Aviv (Israele).

Queste formazioni hanno la caselle delle sconfitte ancora ferme a zero e sono tutte appaiate ai primi posti delle singole classifiche nazionali.

PAOK SALONICCO
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I greci del Paok

I bianconeri quest’anno stanno cercando di rompere il dominio del squadre ateniesi dell’Olympiakos e dell’Aek Atene. In 25 partite i greci hanno ottenuto 22 vittorie e 3 pareggi e sono proiettati verso la vittoria della Superleague ellenica grazie ai 7 punti di vantaggio sui Thrilos. Il trionfo per le aquile sarebbe storico, dopo 34 anni di digiuno.

STELLA ROSSA
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Per il Partizan spesso il pubblico del Marakanà è il dodicesimo uomo in campo

I serbi continuano a dominare in patria e puntano al loro quarto titolo consecutivo. Sinora il cammino è stato quasi perfetto con 24 vittorie e solo 3 pareggi nelle prime 27 giornate, con un +7 sulla seconda che è il Radnicki Sik. Conclusa la prima fase, dopodiché si passerà ai playoff.

SLOVAN BRATISLAVA

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Andraž Šporar, attaccante e goleador degli azzurri

Dalla Serbia alla Slovacchia. La squadra capitolina è la regina della Fortuna Liga. I ragazzi di mister Martin Sevela su 23 incontri hanno ottenuto 19 vittorie e 4 pareggi. Dopo quattro anni, il club potrebbe tornare al successo nazionale.

MACCABI TEL AVIV

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Israeliani schiacciasassi

Una vera e propria Juventus straniera è il Maccabi Tel Aviv. Il club israeliano non conosce rivali nel campionato, ora si stanno disputando i playoff. Sinora nessuno è riuscito a battere la formazione gialloblu che in 27 match ne hanno vinti 21 e pareggiati 6.

Anche la Juve ha delle rivali che dominano nei propri campionati, senza subire sconfitte.

Elia Viviani concede il bis. Al termine della più lunga delle tappe della 101esima edizione del Giro d’Italia, partita da Be’er Sheva e giunta dopo 229 km a Eilat, sul mar Rosso, non prima di aver attraversato il deserto del Negev, il velocista veronese della Quick-Step Floors si impone in volata beffando il connazionale Sacha Modolo della Education First e soprattutto Sam Bennett, della Bora Hansgrohe, giunto terzo al traguardo.

L’irlandese era in vantaggio quando mancavano meno di 300 metri al traguardo, fino a che Viviani, dopo essere entrato in scia, non l’ha sopravanzato da destra, vanificando il tentativo di Bennett di stringerlo alle transenne e conquistando la seconda vittoria consecutiva in questo Giro.

La tappa era iniziata con una fuga di tre corridori, gli italiani Enrico Barbin e Marco Frapporti ed il canadese Guillaume Boivin.  Il gruppo lascia fare e i tre fuggitivi accumulano presto fino a sei minuti e mezzo di margine, poi negli ultimi venti chilometri sono le squadre dei velocisti a prendere in mano la corsa e la fuga si conclude, forse anche complice il caldo estenuante del deserto con temperature intorno ai 32°, a 7 km dal traguardo.

Tra i primi dieci classificati figurano anche gli azzurri Mareczko e Belletti, rispettivamente quarto e settimo. Per quanto riguarda la classifica generale, rimane tutto pressoché invariato: la BMC scorta adeguatamente l’australiano Rohan Dennis, che conserva la maglia rosa con un secondo di vantaggio sull’olandese Dumoulin.

Domani, nel primo giorno di riposo della corsa rosa, la carovana rientrerà in Italia. Si riprenderà martedì con la quarta tappa, in Sicilia, da Catania a Caltagirone per un totale di 198 km ricchi di insidie, compreso un chilometro finale con una pendenza media dell’8.5% e punte del 13%.

Tel Aviv, città dove ci si diverte, laddove a Gerusalemme si prega ed Haifa si lavora, dopo la seconda tappa del Giro d’Italia 2018, partita da Haifa e giunta proprio nella capitale israeliana, potrebbe essere ricordata anche come la città in cui si pedala e l’Italia vince.

Infatti, ad alzare le braccia al cielo sul traguardo posto sulla Kaufmann street è stato Elia Viviani, veronese della Quick-Step Floora, velocista doc, già campione olimpico a Rio 2016 nella pista, specialità Omnium. Il nostro connazionale ha preceduto in volata, al termine di una rimonta sensazionale, Jakub Mareczko, italiano nato in Polonia, che corre per la Wilier Triestina, dedicando la vittoria alla fidanzata Elena Cecchini, tre volte campionessa italiana. L’ultima vittoria di Viviani al Giro risaliva alla seconda tappa dell’edizione del 2015, la Albenga-Genova.

Nel complesso è stata una giornata decisamente positiva per il ciclismo nostrano, considerando anche i piazzamenti di Bonifazio, Modolo e Belletti, rispettivamente quarto, quinto e ottavo.

Per quanto riguarda la classifica generale, l’australiano Rohan Dennis, della BMC, ha strappato la maglia rosa all’olandese Tom Dumoulin, del Team Sunweb, grazie ai 3″ di abbuono conquistati in seguito alla vittoria sul traguardo volante di Caesarea, dopo poco più di 105 chilometri di corsa.

Mentre ha ancora poco senso parlare di classifica generale, Israele si appresta ad ospitare la sua terza ed ultima tappa del Giro dedicato a Gino Bartali, che partirà da Bèer Sheva e si concluderà ad Eliat, località turistica sul Mar Rosso, attraverso il deserto di Aravà, nella regione del Negev. 229 chilometri attraverso un percorso durissimo, per il quale i medici hanno già indicato ai ciclisti la corretta alimentazione da seguire. Ma questa è una storia che deve ancora essere scritta, oggi è il tempo di godere appieno di un netto successo del ciclismo italiano.

Alla fine, l’edizione numero 101 del Giro d’Italia, dedicata a Gino Bartali, ha avuto inizio, in maniera certamente inedita: per la prima volta infatti una grande competizione ciclistica europea parte da una località posta al di fuori del Vecchio Continente, in una città, Gerusalemme, che Israele reclama tutta per sé.

Nei mesi scorsi non sono mancate di certo le polemiche: dapprima il governo israeliano aveva minacciato di boicottare l’evento sportivo dopo che alla presentazione ufficiale del Giro a Milano era stato fatto riferimento a “Gerusalemme ovest”, mentre dopo la rimozione della suddetta dicitura, numerose Ong hanno espresso tutto il loro disappunto in solidarietà con la causa palestinese. Come se non bastasse Tom Dumoulin, vincitore del Giro 2017, aveva attaccato alla vigilia della partenza Chris Froome, vincitore di quattro Tour de France e risultato positivo ad un controllo antidoping effettuato durante l’ultima Vuelta, affermando che la presenza del britannico non fosse un bene per il ciclismo.

Ad una location inedita non è corrisposto un esito altrettanto sorprendente della prima tappa, tutt’altro: su 176 corridori proprio Tom Dumoulin, l’olandese campione in carica della Sunweb,  si è infatti aggiudicato la prima tappa a cronometro individuale di 9,7 km con il tempo di 12’02”, due secondi in meno dell’australiano Rohan Dennis e del belga Victor Campenaerts, classificati a pari tempo.

Dumoulin, che ha gareggiato con la maglia di campione del mondo, ha dominato dal primo all’ultimo metro registrando anche il miglior intertempo a metà circuito. Deludenti invece le prove di Froome, staccato a 37″ ma con l’attenuante della caduta durante la ricognizione mattutina e di Fabio Aru, il meno brillante tra i grandi favoriti, finito a 49″ dal vincitore.

Sorprendente invece la prova del lucano Domenico Pozzovivo, giunto decimo a 27” dal vincitore, che ha disputato la miglior crono della carriera risultando di gran lunga il miglior uomo di classifica dopo Dumoulin.

In attesa della seconda tappa che si svolgerà il 5 maggio da Haifa a Tel Aviv, un grande risultato è già stato raggiunto, almeno per il momento: le polemiche sono state accantonate e finalmente si parla e scrive solo di ciclismo, quello vero.

Grande talento nelle due ruote e grande cuore; ecco chi era Gino Bartali, vissuto in Italia in un periodo buio dominato dalla legge nazista, che è riuscito a fare la differenza coi mezzi che aveva.

Una bicicletta e tanto coraggio gli sono bastati per aiutare circa 800 ebrei salvandogli la vita da un destino ingiusto. Questo merito oggi è finalmente riconosciuto a livello ufficiale e sarà premiato con un’onorificenza pubblica conferitagli simbolicamente proprio a Gerusalemme.

Due giorni prima dell’inizio del Giro d’Italia, che è previsto in data 4 maggio a Gerusalemme, si celebrerà una cerimonia con lo scopo di dare la cittadinanza onoraria a Gino Bartali, eletto “giusto tra le nazioni nel 2013”.

Per Israele è un anno importante: il 2018 segna i 70 anni della nascita dello stato ebraico ed è l’anno che vede Gerusalemme come la città dove avrà inizio la corsa ciclistica. In occasione di queste due grandi ricorrenze lo Yad Vashem, l’ente nazionale per la memoria della Shoah di Israele, ha deciso di conferire un attestato tanto speciale quanto raro proprio al ciclista italiano, per il suo impegno verso la salvezza degli ebrei.

Il portavoce del museo Simmy Allen ha detto in proposito:

La legge sui Giusti delle nazioni consente a Yad Vashem la prerogativa di conferire anche, in casi particolari, una cittadinanza onoraria di Israele a chi fosse ancora in vita, oppure postuma ai suoi congiunti

È il secondo caso quello che è stato attuato nei confronti del ciclista, per merito della costanza del figlio che non ha mai smesso di divulgare l’impegno del padre.

L’ultima volta che questa onorificenza è stata concessa risale al 2007 ed è quindi un grande onore per la famiglia di Bartali presiedere a questa cerimonia in onore di un grande uomo che, rischiando la sua stessa vita, usava la bicicletta non solo per allenarsi, ma anche per portare speranza agli ebrei.

 Il suo dovere morale lo spingeva a nascondere clandestinamente dei documenti falsi all’interno del telaio della bici per poi portarli al vescovo di Firenze che poteva così regalare un nuovo inizio a queste persone che altrimenti sarebbero morte.

Una luce durante l’occupazione nazista in Italia che ha ridato la vita a circa 800 persone. Per Israele rendergli onore è d’obbligo e il 2 maggio diventerà ufficialmente cittadino onorario.

Alla cerimonia prenderanno parte anche i ciclisti in gara per il 101esimo Giro d’Italia che si esibiranno in onore di Gino Bartali, loro predecessore, che rappresenta un importante punto di riferimento non solo a livello umano. Bartali, infatti, nella sua carriera ha anche vinto tre edizioni del Giro d’Italia e due del Tour de France.

Nei suoi anni di gloria era chiamato Ginettaccio, oggi ci piace ricordarlo con l’epiteto di eroe silenzioso, che agendo nell’ombra, ha mostrato che “Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all’anima, non alla giacca”.

Dopo la battuta di arresto, l’Italia riprende il cammino verso i Mondiali con una vittoria importante (1-0) contro Israele, firmata da un gol realizzato nella ripresa da Ciro Immobile. Vittoria che consolida il secondo posto degli Azzurri con 19 punti alle spalle della Spagna (22) e allontana l’Albania e avvicina i play off.

La squalifica di Bonucci e il forfait di Spinazzola costringono Ventura a cambiare la difesa azzurra; stesso modulo con due novità rispetto alla Spagna: Conti sulla fascia destra e Astori al centro della difesa in coppia con Barzagli, mentre Darmian si sposta a sinistra della porta difesa da Buffon; a centrocampo De Rossi e Verratti, in attacco la coppia Immobile-Belotti, sulle linee esterne Candreva a destra e Insigne a sinistra.
L’Italia ha il compito di ripartire e riprendere il discorso interrotto dal passo falso di sabato scorso al ‘Santiago Bernabeu’, soprattutto l’obbligo di vincere per blindare il secondo posto e l’accesso ai play off. Israele non è la Spagna, è reduce da tre sconfitte consecutive, delle quali l’ultima con la Macedonia, e si permette anche il lusso di escludere il suo miglior talento Zahavi per questioni disciplinari.

Gli Azzurri partono subito con le migliori intenzioni, o almeno così sembra. Dopo appena 47 secondi sfiora il gol Belotti, ma si tratta solo di una fiammata. Israele chiude bene le linee di passaggio, protegge con autorità la propria porta e riesce addirittura a creare ben tre occasioni da gol, l’ultima al 41’ che chiama Buffon ad una risposta da campione.

Insomma l’Italia fatica, proprio come accadde nella gara di andata, poi vinta 3-1. Ma riesce a chiudere il primo tempo con un colpo d’ala di Insigne da distanza ravvicinata, sulla quale è bravo Harush ad intercettare col piede sinistro. Si apre con gli Azzurri in avanti anche la ripresa. Nel giro di tre minuti due le occasioni pericolose create dagli uomini di Ventura, la prima con De Rossi e la seconda con Immobile. Ed è proprio quest’ultimo – dopo l’ingresso al 4’ di Zappacosta al posto di Conti – a portare l’Italia in vantaggio all’8’ andando ad attaccare di testa il secondo palo, su preciso cross di Candreva dalla destra.

Più autoritaria, più concentrata, più determinata, la squadra azzurra che continua a proporsi nell’area israeliana. Dopo un provvidenziale recupero di Zappacosta al 20’ su un contropiede degli avversari, l’Italia va vicinissima al raddoppio con un  colpo di testa di Belotti neutralizzato al 23’ da Harush. Prosegue l’assedio da parte degli Azzurri con Barzagli, a caccia della prima rete con la maglia della nazionale, e ancora con Belotti in due incursioni offensive. Poi l’Italia rischia al 41’ con un contropiede di Ben Chaim, ma è attento Buffon. Ultimi minuti, spazio per Bernardeschi al posto di Candreva e Montolivo in sostituzione di Verratti. E arriva anche il triplice fischio.

sorteggio play off

Si terrà alle ore 14 di martedì 17 ottobre a Zurigo il sorteggio dei play off che assegnano gli ultimi posti riservati alle nazionali europee per la Fase Finale della Coppa del Mondo di Russia 2018. Lo ha ufficializzato la FIFA, ricordando che le 8 migliori seconde classificate dei 9 gironi del continente europeo si affronteranno in gare di andata e ritorno tra il 9 e il 14 novembre. Le otto squadre che parteciperanno agli spareggi saranno suddivise in due urne: nella prima saranno inserite le teste di serie, ovvero le quattro nazionali con il miglior Ranking Fifa sulla base della classifica aggiornata al 16 ottobre, che non potranno affrontarsi fra loro.

Dopo il successo di ieri con Israele, all’Italia basterà conquistare un punto nelle ultime due gare del Gruppo G con Macedonia e Albania per avere l’aritmetica certezza di arrivare seconda nel proprio girone. Molto più complicato raggiungere il primo posto che garantirebbe l’accesso diretto al Mondiale, visto che la Spagna ha tre punti in più degli Azzurri ed è in vantaggio anche negli scontri diretti e nella differenza reti.

Il 5 settembre del 1972, poco dopo le 4 di mattina, un commando terroristico composto da otto palestinesi fece irruzione all’interno dell’abitazione israeliana situata nel villaggio olimpico in Connollystraße 31, dopo aver scavalcato una recinzione di appena 2 metri. Uccisero due atleti israeliani (Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, sollevatore di pesi) che avevano tentato di fermarli, e ne sequestrarono altri nove.

L’epilogo è tragicamente noto: dopo una giornata di estenuanti e fallimentari trattative di negoziazione, la polizia tedesca provò a liberare gli ostaggi con un atto di forza all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, ma nella sparatoria che si innescò morirono tutti gli atleti, cinque terroristi ed un poliziotto tedesco.

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Fu una catastrofe senza precedenti all’interno di una manifestazione internazionale. Una nuova realtà di terrorismo si affacciò sulla scena mondiale sfruttando proprio l’Olimpiade come palco per mostrarsi al mondo intero.
Otto fedayyin armati di AK-47 e facenti parte dell’organizzazione “Black September”, col pretesto della mancata partecipazione della Palestina, sconquassarono i Giochi e destabilizzarono la polizia di Monaco. Manfred Schreiber curò in prima persona le trattative, ma si dimostrò impreparato commettendo una serie concatenata di errori tragici nella loro sciocchezza. Si badò all’aspetto estetico ignorando l’allarme di possibili azioni terroristiche perché, quelle del 72′, volevano essere le Olimpiadi della rinascita tedesca, dopo il periodo nero di Hitler.
Pochi controlli, 2000 agenti della polizia in borghese (le armi non dovevano essere visibili), forma di sicurezza passiva formata da volontari dell’Olys il cui compito era semplicemente quello di placare eventuali tafferugli. Nessuno doveva pensare ad una Germania militarizzata, dovevano regnare la pace, i colori e l’atmosfera festosa. Ma i giochi rappresentavano altresì l’occasione per atleti israeliani di partecipare nuovamente ad una manifestazione di tale portata, dopo i tragici anni dell’Olocausto, ma di questo nessuno se ne curò realmente.

 

 

Erano da poco passate le 6 di mattino, quando da una finestra dell’edificio, i terroristi lanciarono due fogli con su scritta la loro richiesta: scarcerare 234 palestinesi in Israele entro le ore 9.00. Schreiber fu abile nel prorogare più volte la scadenza fino alle 17.00, mentre da Israele non giunsero mai segnali incoraggianti: infatti, Golda Meir, l’allora Primo Ministro, sin da subito si rifiutò di accettare una simile pretesa.
Nel frattempo intorno alle 11.00, a causa delle pressioni del pubblico e dei media, i Giochi furono ufficialmente sospesi, mentre un funzionario olimpico, Walther Tröger, ottenne il permesso di entrare nell’abitazione per controllare lo stato di salute degli atleti rapiti.
In realtà il suo scopo era quello di contare il numero di palestinesi armati (secondo lui 5), unica informazione per poter programmare un’azione offensiva che avrebbe previsto l’irruzione a sorpresa di un nucleo di tredici agenti utilizzando i condotti di ventilazione posti sul tetto dell’edificio.

 

 

Ma con i Giochi sospesi, folle di curiosi si riversarono in prossimità dell’edificio in Connollystrasse, e con loro una nutrita schiera di giornalisti e reporter che raccontavano e riprendevano in diretta quanto stesse accadendo. Nulla di più sbagliato. Nelle fasi concitate della preparazione dell’assalto, Schreiber si dimenticò completamente di isolare e liberare la zona (i terroristi potevano sparare sulla folla in qualsiasi momento) e il maldestro e goffo risultato fu che l’intera operazione fu ripresa in diretta dalle telecamere, consentendo anche ai terroristi, che all’interno dell’appartamento stavano osservando la TV, di venire a conoscenza del piano minacciando, così, di uccidere gli ostaggi immediatamente.

 

 
La svolta arrivò poco dopo le 17.00, quando Issa, leader del gruppo terroristico (nonché infiltrato come operaio durante la costruzione delle strutture olimpiche), avanzò la richiesta di trasferimento con gli ostaggi all’aeroporto del Cairo per poter continuare da lì le trattative.
Consci dell’assenso negato dalle autorità egiziane, la polizia, con l’idea di provare un’ultima volta a salvare gli atleti, assecondò il volere dei terroristi ed ordinò il loro trasferimento, attraverso 2 elicotteri, all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, a pochi chilometri da Monaco, dove avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa.

Il piano prevedeva che all’interno dell’aereo, camuffati da piloti e membri della compagnia, un gruppo di poliziotti avrebbe dovuto uccidere Issa ed il vice, mentre cinque cecchini posti sulle torri avrebbero dovuto uccidere gli altri tre terroristi. Ma il piano si rivelò ben presto un fallimento: mentre gli elicotteri erano prossimi all’atterraggio, il gruppo di poliziotti all’interno dell’aereo annullò l’operazione reputandola troppo pericolosa.
Il destino degli atleti era pertanto affidato ai soli cecchini (che in realtà non erano veri e propri tiratori scelti, in quanto al tempo nella Germania dell’Ovest, l’esercito non poteva essere chiamato per risolvere questioni all’interno del territorio) sprovvisti di infrarossi, di caschi protettivi, con poca luce a favore ed ignari sul numero reale dei terroristi (sapevano fossero ancora cinque).

Tale impreparazione fu fatale nei trenta minuti di fuoco che seguirono dalle 22.30 fino alle 23.00. I cecchini spararono alla cieca mentre i rinforzi arrivarono solo alle 24.00 quando oramai il destino era tragicamente segnato: i terroristi, capito l’inganno e circondati, uccisero tutti gli atleti.
L’assurdità dell’intera operazione trovò il suo drammatico apice quando, in un primo momento, radio e televisioni affermarono l’avvenuta liberazione degli atleti, salvo poi dover diramare la crudele realtà. Il giorno seguente, i Giochi ripresero il regolare svolgimento.

Nel 2012, a 30 anni dall’eccidio, mentre il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) si è dimostrato poco flessibile non lasciando troppo spazio ai ricordi durante le Olimpiadi di Londra, in Germania, dove ancora si avverte un senso di sconfitta per gli errori commessi, si è voluto ricordare quel giorno nefasto. Sul luogo dove 40 anni prima ci fu un bagno di sangue, un rabbino ha celebrato una messa alla quale hanno partecipato funzionari tedeschi, parenti delle vittime ed alcuni atleti israeliani sopravvissuti, uniti per ricordare Mark Slavin, Eliezer Halfin,David Berger, Ze’ev Friedman, Yossef Romano, Andre Spitzer, Moshe Weinberg, Amitzur Shapira, Yossef Gutfreund, Yakov Springer, Kehat Shorr.

 

La Nazionale, reduce dalla sconfitta di sabato sera a Madrid, è rientrata al Centro Tecnico Federale di Coverciano per preparare la partita di qualificazioni mondiali con Israele, in programma allo Stadio ‘Città del Tricolore’ di Reggio Emilia (ore 20.45, diretta Rai 1).

Novità nel gruppo azzurro: Leonardo Bonucci, squalificato dopo l’ammonizione con la Spagna, e Leonardo Spinazzola, infortunatosi al “Bernabeu”, hanno lasciato il ritiro della Nazionale per rientrare nei rispettivi club, mentre si è aggregato al gruppo azzurro Davide Zappacosta.

bonucci

Ancora prove di 4-2-4 per la Nazionale di Ventura in una gara diventata ancor più importante per gli azzurri dopo la sconfitta per 3-0 con la Spagna che ha complicato la corsa ai Mondiali 2018.
Gli azzurri in mattinata hanno svolto l’ultimo allenamento a Coverciano prima della partenza prevista alle 17,30 per Reggio Emilia.

Senza gli infortunati Chiellini e Spinazzola e lo squalificato Bonucci, con Zappacosta aggregato da ieri l’emergenza è soprattutto in difesa: il ct sta tenendo in corsa Rugani e Astori da affiancare a Barzagli al centro della difesa e alternando gli esterni difensivi Zappacosta, Conti e Darmian con quest’ultimo che domani potrebbe spostarsi a sinistra.

A Reggio Emilia l’Italia ha giocato una sola volta nella sua storia, 22 anni fa, superando 4-0 la Lituania.

L’Italia comincia alla grande l’ EuroBasket 2017. Gli Azzurri battono 69-48 Israele davanti ad una Tel Aviv Arena stracolma di entusiasmo. Dopo la vittoria della Georgia sulla Lituania, che per certi versi rende ancora più incerto il girone, vincere all’esordio un match così delicato non era affatto scontato. Solida, paziente e determinata, guidata dai suoi fari e spinta dall’energia della panchina, l’Italia si regala un inizio da favola.

Così coach Messina:

“Una bella vittoria. Tutti i ragazzi hanno giocato con calma, determinazione e responsabilità in attacco. Questa sera oggettivamente bene in difesa e in attacco. È solo la prima partita, siamo contenti ma domani si riazzera tutto. Oggi per molti nostri giocatori era un ambiente nuovo. I ragazzi non hanno avuto paura di sbagliare in un campo così caldo”.

 

Conta di più la pressione di un esordio davanti al pubblico di casa o la tensione di debuttare contro gli 11.000 dello Yad-Eliyahu? A giudicare dal piglio con cui gli Azzurri approcciano la gara, la bolgia israeliana non pesa poi molto. Tre triple (2 di Beli e una di Datome) danno subito il polso della situazione in casa Italia. Sul 13-8 però viene sciupata qualche buona occasione per allungare ulteriormente lasciando agli israeliani la possibilità di aggrapparsi al totem Casspi (13-13).

Il nuovo acquisto dei campioni NBA di Golden State è l’anima di Israele insieme a Mekel e alle fiammate di Howell. Messina manda in campo Biligha e Filloy ricevendo molto in cambio e l’ago pende nuovamente dalla parte degli Azzurri (21-13). Ad inizio secondo quarto si tocca il +10 (25-15) ma nel momento in cui si potrebbe scappare ecco di nuovo Israele (8-0 e tutto da rifare: 30-28). Le triple di uno scatenato Belinelli (15 punti all’intervallo, 5/7 da dietro l’arco) chiudono i primi 20 minuti di gioco con l’Italia avanti 36-32.


Il terzo quarto segna il ritorno di capitan Datome, che con intelligenza e mira (suoi i primi 8 punti con due triple) guida la squadra attraverso 10 minuti in cui Israele segna poco e sbatte spesso contro il muro Azzurro. Si spegne via via l’entusiasmo della Tel Aviv Arena: Hackett segna la tripla del +13 (54-41), Casspi prova a scuotere i suoi ma l’inerzia favorisce un’Italia quadrata e mai in affanno. Datome timbra il +14 (60-46), poi un’altra accelerazione con le triple di Belinelli e Filloy mette il punto esclamativo alla gara.

Finisce come nel 2010, quando l’Italia uscì vincitrice da questa stessa Arena durante le qualificazioni all’Europeo del 2011. Oggi i gruppi A e B osserveranno un turno di riposo. Gli Azzurri saranno nuovamente in campo contro l’Ucraina il 2 settembre alle ore 17.30 italiane. Il 3 settembre, sempre alle 17.30, la sfida alla Lituania.

Il tabellino

Italia-Israele 69-48 (21-15; 36-32; 51-41)
Italia: Hackett 7 (1/4, 1/3), Belinelli 18 (0/2, 6/8), Aradori 3 (0/1, 0/2), Filloy 12 (2/5, 2/6), Biligha (0/1), Melli 9 (4/6, 0/1), Cusin 4 (2/2), Cinciarini ne, Abass, Baldi Rossi, Burns, Datome 16 (2/6, 4/7). All: Messina
Israele: Howell 9 (4/11), Dawson 5 (0/3, 1/4), Mekel 8 (3/9, 0/3), Eliyahu 4 (2/7), Casspi 18 (5/8, 0/2), Pnini (0/2, 0/1), Kadir ne, Halperin (0/2 da 3), Blayzer, Timor, Zalmanson, Ohayon 4 (0/3, 0/2). All: Edelstein

Arbitri: Bulto (Spagna), Vazquez (Portorico), Cici (Albania)

Tiri da due Ita 11/27, Isr 14/43; Tiri da tre Ita 13/27, Isr 1/14; Tiri liberi Ita 8/12, Isr 17/23. Rimbalzi Ita 43, Isr 32. Assist Ita 12, Isr 11.

Inizia domani l’EuroBasket 2017, il campionato Europeo FIBA numero trentanove. Gli Azzurri, arrivati in Israele lunedì scorso, giocheranno nel gruppo B con i padroni di casa di Israele, l’Ucraina, la Lituania, la Germania e la Georgia. L’esordio domani contro Israele alle 20.30 italiane con diretta su Sky Sport 2 e Sky Sport Mix.

Queste le parole del presidente della Fip Giovanni Petrucci:

“Sono convinto che nello sport non esista la sfortuna ma non so davvero come definire quello che ci sta succedendo. Passo dopo passo vedremo dove arriveremo. Abbiamo un gruppo di giocatori determinati e con la voglia di fare qualcosa di buono insieme. Sono ottimista per natura, la squadra ha lavorato bene e abbiamo la coscienza a posto”.

Il CT Ettore Messina parte dall’infortunio di Davide Pascolo:

“Mi dispiace molto per lui. Noi ci adatteremo ancora anche perché Filippo Baldi Rossi è un giocatore diverso. Ringrazio lui e la sua società per essersi messi a disposizione. In questo Europeo avremo cinque giocatori all’esordio assoluto in una manifestazione come questa: servirà la loro faccia tosta e la voglia di fare le cose insieme. Oltre l’impegno, che in questi giorni di preparazione non è mai mancato, questi ragazzi hanno la capacità di capire quali siano le cose che facciamo bene e quelle che invece non siamo ancora in grado di fare nel modo corretto. Israele è una squadra che ha talento offensivo, movimento di palla e ritmo alto. Sarà importante mantenere il controllo dei rimbalzi e fare canestro”.

eurobasket 2017 il programma

Giovedì 31 agosto
Germania-Ucraina (14.45, Sky Sport 2)
Lituania-Georgia (17.30, Sky Sport 2)
Israele-Italia (20.30, Sky Sport 2 e Sky Sport Mix)

Sabato 2 settembre
Georgia-Germania (14.45, Sky Calcio 3)
Italia-Ucraina (17.30, Sky Sport 2)
Israele-Lituania (20.30, Sky Sport 2)

Domenica 3 settembre
Ucraina-Georgia (14.45, Sky Calcio 3)
Italia-Lituania (17.30, Sky Sport 2)
Israele-Germania (20.30, Sky Sport 2)

Martedì 5 settembre
Ucraina-Lituania (14.45)
Italia-Germania (17.30, Sky Sport 2)
Israele-Georgia (20.30)

Mercoledì 6 settembre
Germania-Lituania (13.45, Sky Sport 2)
Italia-Georgia (16.30, Sky Sport 2)
Israele-Ucraina (19.45, Sky Sport 2)