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Avere lo stesso cognome di un calciatore che è stato un campione sia nei club che con la nazionale non è semplice, specie se sei figlio dell’attacante Eidur Gudjohnsen, bomber islandese che tanto bene ha fatto nel Chelsea e nel Barcellona.

Dopo il successo sul campo, l’ex punta 40enne ha ceduto la scena a tre dei quattro figli: Andri Lucas e Daniel Tristan, che giocano nelle giovanili del Real Madrid, e Sveinn Aron che è di scena in Serie C Girone B con la maglia del Ravenna.

Proprio quest’ultimo si è messo in mostra nella partita vinta 3-0 dai romagnoli in casa contro il Fano. L’islandese ha sugellato il match a pochi minuti dal fischio finale, grazie a una pregevolissima rete, degno del cognome che porta.

Classe ’98 Sveinn Aron è arrivato in Italia l’estate scorsa a La Spezia in Serie B. Nei liguri, però, non ha avuto modo di mettersi in mostra con costanza, tanto che ha collezionato 8 presenze ma con il misero bottino di 63 minuti in totale. A gennaio si trasferisce in prestito nella squadra dei leoni in cui ha giocato qualche spezzone prima di trovare il gol nell’ultima uscita. E che gol…

Una sforbiciata che ha lasciato tutti i tifosi giallorossi senza fiato ed è facile sognare. Intanto lui vuole continuare a fare bene così da far valere il cognome che porta.

L’ultimo “huh” gridato assieme. L’ultimo geyser sound con le mani che schioccano all’unisono. Assieme a Sammy Basso e ai suoi genitori, con tutto il team di Mondiali.it. Al Bar da Gigi, a Cassola, e dove sennò! Il Mondiale di calcio è ampiamente alle spalle, i campionati sono iniziati, si torna a fare il tifo per la propria squadra e per il proprio sport. Sono passate di mezzo le delusioni della Ferrari e del Mondiale di volley maschile, la gioia strozzata in gola per la finale mondiale della Nazionale italiana femminile di pallavolo.

La temperatura inizia a scendere, ma per l’occasione è stata rispolverata la maglia azzurra celebrativa realizzata appositamente per il progetto “Mondiali.it for Iceland”. E il cui ricavato della vendita è andato all’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso onlus che sin da subito ha accettato, con entusiasmo, di accompagnare una banda di scalmanati della provincia vicentina a sostenere l’Islanda, la più piccola nazione a prendere parte a una Coppa del Mondo.

La birra, a giugno come oggi, non è mancata, e attorno a un tavolo abbiamo ripensato all’avventura estiva: un’estate all’italiana, senza Italia, ma con copricapo da vichinghi, con tamburi, con dirette Facebook, con presentazione di libri e chiacchiere con gli autori, con il nostro inviato e il nostro tifoso sardo partiti per la Russia, con il baccalà in assenza si squalo putrefatto (sì, è un piatto caratteristico islandese). Con l’1-1 contro la corazzata Argentina e con il rammarico delle due partite successive. Pazzi, noi di Mondiali.it, e altrettanto pazzi anche i sostenitori e tifosi che hanno vissuto il Bar da Gigi. E pazzo anche Sammy che, nonostante gli esami e la scrittura della tesi, è stato sempre presente. Sammy, poi, si è laureato con il massimo dei voti (lode compresa!).

E mentre lo sguardo va verso i prossimi progetti, mentre pensiamo già alla prossima squadra “cenerentola” da tifare (Gibilterra, per esempio, con le sue due prime storiche vittorie), ogni promessa è debito per cui abbiamo consegnato a Sammy l’assegno con quanto raccolto dall’iniziativa “Mondiali.it for Iceland”. Ora vorremmo capire come farà a presentarsi in banca con un assegno di queste dimensioni…

Non ci resta che brindare un’ultima volta, gridando Áfram Ísland! Sempre Áfram Ísland! augurando a Sammy un felice proseguo con gli studi, ripensando a un’estate a modo suo magica e unica.

(Foto di Luca Marazzato)

«Fantastica». Così è stata definita l’organizzazione della ventunesima edizione dei campionati mondiali di calcio di Russia 2018 dall’ambasciatrice islandese nella Federazione Russa, Berglind Asgeirsdottir.

Dopo aver sottolineato l’influenza determinante della Coppa del Mondo sull’aumento dei flussi turistici e sul commercio bilaterale tra i due Paesi, l’ambasciatrice islandese ha dichiarato ai giornalisti presenti:

Colgo questa opportunità per complimentarmi con la Russia per la fantastica organizzazione della Coppa del Mondo…  voglio inoltre aggiungere che i nostri media hanno testimoniato, mostrandolo in tante interviste, come i tifosi islandesi siano stati accolti con grande ospitalità ed amicizia.

L’Islanda ha posto il suo ritiro nella città di Gelendzhik, sulla costa orientale del Mar Nero, nel territorio di Krasnodar.

Martedì 26 giugno la squadra islandese ha affrontato la Croazia, alla Rostov Arena di Rostov sul Don, nel sud della Russia, ultima del Gruppo D che ha sancito il ritorno a casa della nazionale dopo la sconfitta per 2-1 e dopo aver chiuso all’ultimo posto del girone.

Infatti, la Croazia ha concluso il suo girone a punteggio pieno, mentre l’Argentina, al termine di una partita non per deboli di cuore, ha vinto 2-1 contro la Nigeria.

La situazione del Gruppo D, quello che comprende Croazia, Argentina, Nigeria e Islanda, è davvero molto complesso. La Croazia ha conquistato con merito la qualificazione agli ottavi verosimilmente come prima nel gruppo, a meno che non si verifichi il caso remoto che la Nigeria batta con goleada l’Argentina e i croati perdano con l’Islanda. Saranno proprio gli islandesi l’ultimo ostacolo della fase a gironi della Croazia. Le due squadre si erano già incontrate nel raggruppamento per le qualificazioni ai Mondiali e in quel caso i croati chiusero secondi e furono costretti agli spareggi con la Grecia. Stavolta, i ruoli sono invertiti: è l’Islanda a dover inseguire e per sperare di passare deve battere la squadra di Dalic.

Argentina in bilico: un solo risultato utile e nessuna sorpresa
La sconfitta dell’Islanda con la Nigeria nello scorso turno ha rimesso in gioco l’Argentina, dopo la clamorosa disfatta con la Croazia. L’Albiceleste ha un solo risultato utile con gli africani, ovvero il successo.

Le combinazioni
1. Croazia qualificata come prima se vince, se pareggia o se perde con la Nigeria che non la superi in differenza reti o (in caso di differenza reti identica) e non la superi nei gol totali segnati. In caso di differenza reti pari e gol fatti uguali passa infatti la Croazia per scontro diretto favorevole;
2. Nigeria qualificata se batte l’Argentina;
3. Nigeria qualificata se pareggia e l’Islanda non vince;
4. Nigeria qualificata se pareggia e l’Islanda vince ma non supera la Nigeria in differenza reti o (in caso di differenza reti identica) non la superi nei gol totali segnati. In caso di differenza reti pari e gol fatti uguali passa infatti la Nigeria per scontro diretto favorevole.
5. Esempi del punto precedente: Nigeria-Argentina 0-0 e Islanda-Croazia 1-0, passa la Nigeria. Nigeria-Argentina 1-1 e Islanda-Croazia 1-0 o 2-0, passa la Nigeria;
6. Islanda qualificata se batte la Croazia con pareggio tra Nigeria e Argentina ma qualificata solo se passa la Nigeria in differenza reti o (in caso di differenza reti pari) se supera la Nigeria nel numero totale di gol segnati;
7. Islanda qualificata se batte la Croazia con lo stesso punteggio con cui l’Argentina batte la Nigeria.

Partiamo da questo: due-tre persone che mi hanno detto “Che ci vai a fare cinque giorni a Rostov?”. Mi aspettavo una città decentrata, poco piacevole e invece, ragazzi, è davvero tanto tanto bella. E soprattutto respiri l’aria pura della Russia, quella autoctona e poco contaminata come può essere la metropoli di Mosca.

E proprio a Mosca sono atterrato nella notte tra domenica e lunedì. Notte, sì, ho dovuto dirmelo più volte quando mi sono svegliato in aereo. Sembrava di stare in Islanda (è una fissa!) per quanta luce c’era. E così il mio viaggio mondiale è iniziato nel migliore dei modi, ma prima di prendere il volo, a Vienna, sono passato da un ristorante islandese, mi sono preso una birra e ho fatto una foto con il proprietario. Chissà, porta bene!

 

E ho portato con me la bandiera della mia Sardegna e una maglia realizzata per l’occasione: le due isole della mia vita e una sola anima. In realtà penso di essere arrivato con largo anticipo rispetto agli altri tifosi croati e islandesi. Mosca è ovviamente una Babele di idiomi, colori differenti, ma sul volo interno che mi ha portato a Rostov, di “straniero” c’ero solo io!

Ma oggi è il grande giorno, le strade si sono animate, i tifosi si vedono sparpagliati e a grappoli, ma l’atmosfera è carica di adrenalina. Alcuni abitanti russi mi fermano per scattare delle foto assieme: pensano davvero che io sia islandese?? La Rostov Arena mi aspetta e con lui una partita semplicemente storica: Islanda – Croazia!

Áfram Ísland!

In viaggio verso Rostov – puntata 3|  Il gol che aspetto da una vita visto sul telefono mentre corro in metro
In viaggio verso Rostov – puntata 2|  Cose da fare nella vita: vedere Islanda – Austria a Vienna ed essere anche intervistato!
In viaggio verso Rostov – puntata 1|  Otto ore di coda virtuale e due mesi di attesa: ho il biglietto per Islanda-Croazia!

Cosa è successo giovedì 21 giugno

Argentina quasi fuori, Francia e Croazia agli ottavi. A una settimana dall’inizio di Russia 2018, il campionato del mondo inizia a emettere i primi pesanti verdetti. Il 21 giugno 2018 entra di diritto nella storia dell’Albiceleste con una delle peggiori disfatte della Nazionale ai Mondiali. Sampaoli ha un piede e mezzo nel baratro, assieme al fantasma di Messi, il fratello gemello di quello ammirato al Camp Nou.

La Francia, solida e poco incline allo spettacolo, liquida il Perù con Mbappe e si giocherà il primo posto del girone con la Danimarca, che impatta 1-1 contro una bella Australia. I sudamericani sono eliminati, a breve potrebbero ritrovarsi anche l’Argentina sullo stesso aereo di ritorno a casa.

Gruppo C, Samara Arena: Danimarca Australia 1-1 (7’ Eriksen, 38’ Jedinak rig)

Sembra tutto facile per i danesi con il bel gol di Eriksen dopo pochi minuti che suggella un ottimo inizio di match. Il ct Hareide inizia a pregustare il pass agli ottavi, strappato con un turno d’anticipo, ma sottovaluta l’orgoglio e la qualità degli oceanici. Reazione copia incolla rispetto alla prima giornata con la Francia: Var e rigore dejà vu già ottenuto con i transalpini, con il braccio di Poulsen (decisivo col Perù) simile a quello (folle) di Umtiti. Dagli 11 metri Jedinak non si lascia intimidire dalle provocazioni di Schmeichel jr, al contrario di quanto fatto dal peruviano Cueva: per il barbuto centrocampista dell’Aston Villa è il secondo gol dal dischetto a Russia 2018 e il quinto consecutivo con la sua Nazionale. Nella ripresa gli uomini di van Marwijk confermano organizzazione e intraprendenza, ma peccano nella finalizzazione: il pari non accontenta (ma neanche scontenta) nessuno, verdetti rimandati all’ultima giornata in un equilibratissimo girone C.

Gruppo C, Ekaterinburg Arena: Francia Perù 1-0 (34’ Mbappe)

La Francia vince, ma continua a non convincere. Massimo risultato col minimo sforzo per gli uomini di Deschamps, che conquistano la qualificazione agli ottavi e si giocheranno il primo posto del girone nella gara contro la Danimarca. Il Perù è matematicamente eliminato, non senza rimpianti. La prestazione dei Bleus è ancora una volta opaca dopo gli scricchiolii già manifestati contro l’Australia: buon avvio con Griezmann e Mbappe, il gol vittoria è proprio dell’attaccante del Psg, che ribadisce in maniera fortunosa in rete un tiro deviato di Giroud. La prova della Francia, in sostanza, termina qui: i transalpini si accontentano e soffrono l’aggressività peruviana nel secondo tempo, con Pedro Aquino che centra l’incrocio dei pali con un tiro dalla distanza. Pogba lancia palloni alla viva il parroco, Mbappè perde tempo durante la sostituzione, il Perù mantiene il possesso palla (56% vs 44%), ma non basta. La squadra di Gareca saluta Russia 2018 con un turno di anticipo, quanto pesa il rigore sbagliato da Cueva sullo 0-0 contro la Danimarca.

Gruppo D, Novgorod Stadium: Argentina Croazia 0-3 (53 Rebic, 80’ Modric, 91’Rakitic)

L’inferno argentino inizia al 53’ con un regalo del portiere Caballero che propizia il gol di Rebic. Ma l’Albiceleste gioca senza idee, è impaurita sin dall’inno nazionale, con le facce spaesate e svuotate dei calciatori biancocelesti. Come avesse un presagio, Messi si tocca il volto mentre la telecamera lo inquadra durante le note dell’inno: il numero 10 è un autentico fantasma del match, specchio di una squadra priva di qualsiasi trama di gioco. La Croazia gioca tranquilla, senza il pathos di vincere a tutti i costi, guidati da due meravigliosi direttori d’orchestra come Modric e Rakitic, non a caso a segno nel fnale. La squadra di Sampaoli crolla con un passivo pesante, a nulla valgono gli ingressi di Dybala e Higuain. Ora vincere contro la Nigeria nell’ultima giornata potrebbe non bastare, mentre i croati festeggiano qualificazione e primato (momentaneo) del girone. Ora sembrano avere la concreta possibilità di far saltare il banco nel torneo iridato.

Cosa aspettarci venerdì 22 giugno

Gruppo E, Saint Petersburg Stadium: Brasile Costarica (h 14, Italia 1)

Sospiro di sollievo per la Seleção dopo l’infortunio alla caviglia subito da Neymar in allenamento: la stella del Psg ha recuperato e sarà regolarmente in campo. La squadra di Tite è chiamata a cancellare l’esordio a due facce contro la Svizzera: bene fino alla prodezza di Coutinho, poi black out e vani assalti finali. Il Brasile non può fallire, anche perché deve già rincorrere la Serbia a quota 3 punti. Ma i centramericani non sono certo la vittima sacrificale: basti ricordare cosa avvenne 4 anni fa, quando i costaricensi sconfissero l’Italia nella seconda giornata (dopo aver già messo sotto l’Uruguay) qualificandosi agli ottavi. Tempi che sembrano lontani, ma Russia 2018 ci sta insegnando che nessuna partita è scontata. Da monitorare la sfida tra portieri: da una parte il madrileno Navas, dall’altra Alisson, a un passo, secondo radiomercato, dalla camiseta blanca.

Probabili formazioni

Brasile (4-2-3-1): Alisson; Danilo, Miranda, Thiago Silva, Marcelo; Paulinho, Casemiro; Willian, Coutinho, Neymar; Gabriel Jesus. All. Tite

Costarica (5-4-1): Keylor Navas; Gamboa, Duarte, Acosta, Gonzalez, Calvo; Bolanos, Borges, Guzman, B. Ruiz; Joel Campbell. All. Oscar Ramirez

Gruppo D, Volgograd Arena: Nigeria Islanda (h 17, Italia 1)

Islanda per confermare l’ottimo inizio contro l’Argentina, Nigeria già all’ultima spiaggia dopo il ko contro la Croazia. Il match di Volgograd è tra le outsider del girone E, con i vichinghi decisi a sovvertire i pronostici della vigilia che assegnavano la qualificazione ad Argentina e Croazia. Il ct degli africani Rohr si gioca il tutto per tutto affidandosi a Obi Mikel, Iwobi e Ighalo davanti, l’obiettivo è dimenticare l’opaca prestazione nel match d’esordio. Gli africani hanno vinto solo una gara nelle ultime 13 disputate ai Mondiali. Hallgrimsson ripropone lo stesso undici che ha fermato Messi e compagni, dopo i quarti conquistati a Euro 2016 e le ottime indicazioni del debutto, l’Islanda non è più una sorpresa ad alti livelli.

Nigeria (4-2-3-1): Uzoho; Shehu, Trost Ekong, Balogun, Idowu; Ndidi, Etebo; Moses, Obi Mikel, Iwobi; Ighalo. CT: Rohr

Islanda (4-4-2): Halldorsson; Magnusson, R.Sigurdsson, Arnason, Saevarsson; Bjarnason, Hallfredsson, Gunnarsson, J.Gudmunsson; G. Sigurdsson, Finnbogason. CT: Hallgrimsson

Gruppo E, Kaliningrad Stadium: Serbia Svizzera, (h 20, Canale 5)

Sulla carta è lo spareggio per la piazza d’onore nel gruppo del Brasile, ma la classifica dopo la prima giornata recita Serbia capolista e Svizzera appaiata ai verdeoro. Per il ct serbo Krstajic l’occasione è ghiotta: una vittoria avvicinerebbe sensibilmente la qualificazione agli ottavi. Kolarov, Milinkovic Savic e Ljajic: le buone sorti della Serbia passano dai piedi talentuosi della serie A. Occhio però alla Svizzera dell’ex tecnico laziale Petkovic: la qualità non è elevatissima, soprattutto davanti, ma l’organizzazione tattica è esemplare, ne sanno qualcosa Neymar e compagni. La corsa di Lichtsteiner e Rodriguez, il talento di Dzemaili e Shaqiri, i muscoli di Behrami: è un match da tripla per gli scommettitori.

Serbia (4-2-3-1): Stojkovic; Ivanovic, Milenkovic, Tosic, Kolarov; Matic, Milivojevic; Tadic, Milinkovic-Savic, Ljajic; Mitrovic. All. Mladen Krstajic

Svizzera (4-2-3-1): Sommer; Lichtsteiner, Schar, Akanji, Ricardo Rodriguez; Xhaka, Behrami; Shaqiri, Dzemaili, Zuber; Seferovic. All. Vladimir Petkovic

Sabato 16 giugno, minuto 23 di Argentina – Islanda. Alfreð Finnbogason segna il gol del pareggio, segna il primo storico della nazionale islandese alla prima apparizione in un Mondiale. E io me lo sono perso, o meglio, ho provato a recuperarlo vedendolo dal mio smartphone mentre correvo a sinistra e a destra per Vienna. Un doppio dispiacere perché c’è un po’ della mia Sardegna: sì perché l’attaccante, nel 2007, ha svolto il programma Intercultura in Sardegna, durante il quale giocò per qualche mese a Sassari con la Torres. Lo stesso percorso Intercultura che io ho fatto tre anni prima con senso di marcia opposta. E se è vero che l’Islanda è sufficientemente piccola e tutti si conoscono, lo stesso si può dire della Sardegna: conosco, infatti, personalmente i “genitori” che hanno adottato Finnbogason quell’anno!

Tutti i possibili contrattempi si sono manifestati e concentrati in questo pomeriggio, ma proprio tutti. Alle 14 aspettavo due turisti per il check-in di una camera all’interno del B&B dove lavoro, ma hanno ritardato e quindi ho passato minuti interminabili sudando freddo, guardando l’orario. Non passavano mai, come quella leggenda popolare secondo cui se fissi l’acqua in pentola, questa non bolle mai. Poi corro via e mi dirigo alla piazza del municipio di Vienna dove di consueto piazzano il maxischermo per vedere le partite. Come quella notte indimenticabile di due anni fa.

“Ok, dai forse mi perdo solo i primi dieci minuti” ho pensato, ma ecco il secondo – insormontabile – imprevisto. Niente trombette, niente maglie islandesi o argentine, nessuno spirito da Coppa del Mondo. C’era il Gay Pride e l’amministrazione non ha installato lo schermo. No! Non è possibile!

Poi mi ricordo che c’è un posto ideale per queste occasioni: è lo Strandbar Herrmann, un’illusione di spiaggia estiva ed esotica riprodotta lungo il Danubio. Trovo posto e mi accomodo (si fa per dire tanta era l’euforia e l’agitazione per l’andamento del match), non ripenso al primo tempo perso e mi aggrego a un gruppetto di austriaci che tifano Islanda. Tutto attorno c’è una moltitudine di argentini che sorridono nel vederci.

Un sorriso molto ironico che poi al 90’ va via dal loro volto e compare sul mio.

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Al suo esordio in un Mondiale di calcio, l’Islanda ha già conquistato tutti. Qui in Italia, senza una squadra del cuore a competere per la Coppa del Mondo, siamo in tanti a simpatizzare per la terra dei geyser.

Ma pare che gli islandesi non vincano solo il premio per la simpatia ma anche quello per la bellezza: è proprio un vichingo, infatti, a conquistare il cuore delle tifose che lo hanno eletto “il giocatore più sexy dei Mondiali di Russia 2018”.

Si tratta di Rurik Gislason, 30 anni, centrocampista della nazionale islandese.

Biondo, occhi di ghiaccio e un fisico statuario: ecco i segni particolari del numero 19 dell’Islanda che, dopo aver fatto la sua prima apparizione in campo al 63esimo minuto di gioco contro l’Argentina, è diventato il nuovo sex symbol della competizione mondiale del 2018.

I dati parlano chiaro ed è proprio guardando il suo profilo Instagram che si nota il crescente interesse nei suoi confronti, solo nel giro di pochissimo tempo. Si parla di 330mila follower in trenta minuti! Un record che non lascia dubbi e che gli sta facendo acquistare sempre più popolarità.

Per lui, infatti, Russia 2018 è la prima esperienza in una rassegna iridata. Oltre a dedicarsi a politica e moda, gioca in campo nella squadra tedesca del Sportverein 1916 Sandhausen e ha giocato in passato in altri club danesi.

Sicuramente noto dalle sue parti, nel resto del mondo è stato una vera rivelazione, che di certo contribuisce ad aumentare anche l’interesse per la sua squadra, già molto amata per le sue particolarità, come il coinvolgente geyser sound.

Rurik Gislason è, dunque, il più bello dei Mondiali 2018. Senza nulla togliere al fascino di giocatori come Cristiano Ronaldo o Neymar, per questa edizione il trofeo della bellezza è già stato assegnato al vichingo biondo, che nei social networks è già una star.

L’allenatore islandese, Heimir Hallgrimsson, aveva proprio ragione quando in conferenza stampa ha così commentato il suo team:

È impossibile non amarci. Siamo lontani, siamo pochi, siamo piccoli e non diamo fastidio a nessuno. Non abbiamo mai fatto guerre e poi… Siamo belli!

Adesso è ora di vederlo nuovamente in campo a sostenere la sua Islanda per conquistare anche un altro importante risultato, la qualificazione.

Le sue ammiratrici devono aspettare solo fino a al 22 giugno per vedere il loro idolo nel match tra Islanda contro Nigeria, sperando che il ct decida di farlo giocare anche stavolta.

Nigeria – Islanda è sfida decisiva per il gruppo D, ma Carl Ikeme non ci sarà. Così i ragazzi del ct Hallgrímsson hanno pensato di dedicare la maglia numero 1 della loro Nazionale allo sfortunato portiere africano, che sta combattendo una partita ben più importante, quella contro la leucemia.

In attesa di capire chi vincerà sul campo nel match di venerdì 22 giugno alla Volgograd Arena, i giocatori islandesi dimostrano di meritare, anche con questi gesti, le simpatiche attenzioni dei tifosi di tutto il mondo.

Così, dal profilo twitter di Jón Daði Böðvarsson, è spuntata una foto di supporto del team a Ikeme, che ha ricevuto migliaia di like e condivisioni. Non è un caso che sia stato proprio il centrocampista del Reading a postare l’immagine: Böðvarsson e Ikeme sono stati, infatti, compagni di squadra nel Wolverhampton nella stagione 2016-2017.

 

Lo spareggio del gruppo D potrebbe dare indicazioni importanti su una delle due squadre che accederanno agli ottavi di finale, vista la concomitanza di Argentina – Croazia. Ikeme sarà incollato alla tv a tifare per la sua Nigeria, ma avrà sicuramente un atteggiamento benevolo verso i suoi amici con la maglia blu islandese.

E proprio pensando all’Argentina e alla sfida d’esordio al Mondiale che ha visto l’Albiceleste impattare contro i vichinghi islandesi per 1-1, il profilo Twitter della Federcalcio riporta un dato impressionante. Sabato pomeriggio praticamente tutta l’isola era incollata davanti allo schermo della propria tv o in compagnia in qualche piazza davanti a un maxischermo. Il match ha, infatti, fatto registrare il 99,6% di share: di fatto dei 330mila abitanti, quelli che non sono riusciti ad andare in Russia, hanno supportato la squadra da casa, esultando tutti assieme al gol del pareggio di Finnbogason e trattenendo il fiato durante il rigore parato dal portiere-regista Halldorsson su Messi. Ma la domanda, qui, sorge spontanea: dov’era il restante 0,4%? Ecco un altro tweet, ancora più geniale, proprio dell’autore del gol storico. Semplice, era in campo!

? Mondiali.it supporta l’Islanda a Russia 2018: scopri le storie e gli eventi live

Siete orfani degli Azzurri e non sapete chi tifare ai Mondiali? Ecco a voi una soluzione simpatica e poco impegnativa: l’Islanda!

1) COMUNQUE VADA SARÀ UN SUCCESSO

Secondo un sondaggio pubblicato pochi giorni fa da un quotidiano islandese, solo il 24% degli intervistati pensa che la propria nazionale passerà il primo turno. Il restante 76% prevede che al termine del girone di ferro (Argentina, Croazia e Nigeria le altre componenti) Aron Gunnarsson e compagni faranno ritorno in patria… e saranno comunque accolti da eroi. Per un paese così piccolo che solo otto anni fa era al 112° posto nel ranking FIFA, già esserci è un enorme successo!

2) LA NAZIONE PIÙ PICCOLA AD AVER MAI PARTECIPATO AI MONDIALI

Con i suoi 334.000 abitanti, l’Islanda è la nazione più piccola ad aver partecipato ad un mondiale. E’ come se in Russia andasse la Provincia di Livorno. Il confronto con abitanti e numeri del calcio italiano sono impietosi.

L’Islanda vince questa classifica per distacco. Il record precedente spetta a Trinidad e Tobago, stabilito nel 2006, con i suoi 1.3 milioni di abitanti. Seguono l’Irlanda del Nord nel 1958 (quella che fece fuori l’Italia) con 1.4 milioni di abitanti del 1958, il Kuwait del 1982 con 1.5 milioni di abitanti, la Slovenia del 2002 con 2 milioni di abitanti e la Giamaica del 1998 con 2.6 milioni di abitanti.

3) SE SI INCAZZANO SONO DOLORI

Nel 2010 tutta Europa ha scoperto la furia dell’ “Isola di Ghiaccio e di Fuoco” per la devastante eruzione del vulcano Eyjafjöll.

Dopo un’infinita serie di scosse, il 22 marzo arriva la prima eruzione: nel terreno si apre una fessura lunga 500m da cui il magma viene lanciato fino a 150m di altezza e il fumo arriva a 4km. Il 14 aprile inizia l’eruzione che ferma il traffico aereo continentale, stimata venti volte più potente della precedente. Iniziata sotto il ghiacciaio che ricopre le pendici del vulcano, ha scatenato un jökulhlaup: termine geologico preso in prestito dall’islandese per definire un’inondazione catastrofica innescata da eruzioni subglaciali.

Il traffico aereo europeo resta chiuso dal 15 al 23 aprile. Ne sanno qualcosa i giocatori del Barcellona che, per sfidare l’Inter nella semifinale di Champions League, devono raggiungere Milano dopo 14 ore di pullman. Il 23 agosto 2014 una nuova eruzione fa temere il peggio quando a “scaldarsi” è il Bárðarbunga, un sistema di vulcani sotto il più grande ghiacciaio d’Europa, il Vatnajökull. L’allarme rientrò dopo un giorno.

4) SANNO ANCHE FESTEGGIARE

A fine marzo 2017 si è verificato sull’isola un anomalo boom di nascite. Il mistero è stato rapidamente scoperto quando ginecologi e ostetriche hanno girato indietro le pagine del calendario di nove mesi: il 26 giugno l’Islanda aveva ottenuto la storica vittoria per 2-1 contro l’Inghilterra agli ottavi di Euro 2016. In campo avevamo visto elmi vichinghi, barbe colorate e Víkingaklappið… e dopo? Ora lo sappiamo!

5) VESTE ITALIANO

Il Diavolo veste Prada e la nazionale islandese veste Erreà, azienda di Parma specializzata nell’abbigliamento sportivo. La collaborazione è iniziata nel 2002 quando la nazionale era sconosciuta al mainstream. Incoronata da L’Equipe come la maglia più bella del torneo, al termine degli scorsi europei non si trovava più neppure nell’angolo più sperduto dell’ultimo magazzino.

Erreà ha cercato di fare ancora meglio per i mondiali. Ha mischiato rosso (fuoco), blu (acqua) e bianco (ghiaccio) in maniera vagamente psichedelica ed enfatizzato il forte senso di comunità con la scritta “Fyrir Ísland” (“Per l’Islanda”) all’interno del collo e la bandiera crociata sul retro.

6) UN CALCIO ANCORA UMANO

Sia chiaro, tutti i calciatori della nazionale islandese sono professionisti. Il contesto dove sono cresciuti però è ben diverso. Nel campionato islandese di professionisti ce ne sono pochi e quasi tutti arrivano al campetto dell’allenamento di ritorno dall’ufficio, dal magazzino del pesce o dal cantiere. In Inkassodeild, la seconda serie, e soprattutto in 2.deild, la terza serie, molte squadre rappresentano piccoli villaggi e i giocatori rappresentano più di una squadra di calcio. Altro che diritti TV!

7) SAUDADE D’ISLANDA

Quante volte sentiamo dire che nel calcio le bandiere sono sempre meno? Nonostante il calcio islandese abbia budget risicati, in quest’ultima stagione stanno tornando in Pepsideild, la massima serie del calcio islandese, molti giocatori del giro della nazionale per chiudere la carriera nei club dove sono cresciuti. Fra i 23 convocatidal CT Heimir Hallgrímsson brilla Birkir Már Sævarsson, terzino titolare agli scorsi europei, tornato a giocare nel Valur dopo averlo salutato nel 2008. Dopo i Mondiali, torneranno alla casa madre anche Kári Arnason, sponda Vikingur Reykjavik (da cui manca dal 2004), e Ólafur Ingi Skúlason, sponda Fylkir (lasciato nel 2003). Nostalgia di casa… spesso provata anche da chi ha avuto la fortuna di visitare l’isola.

8) ANCHE LA GAZZETTA DELLO SPORT LA SOSTIENE

La “rosa” più amata dagli italiani ha benedetto il tifo per la nazionale scandinava. Non è stata una scelta casuale, ma il risultato di un sondaggio in cui l’Islanda ha vinto per distacco su nazionali ben più titolate come il Brasile di Neymar, l’Argentina di Messi, il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Dal 27 maggio, fino all’esordio con l’Argentina, gira per Reykjavik l’inviato Filippo Conticello. Nell’ordine ha intervistato il Presidente della Repubblica Guðni Thorlacius Jóhannesson (che era in vacanza a Rimini quando l’Italia vinse il Mundial del 1982), l’allenatore-dentista Heimir Hallgrímsson, il centrocampista dell’Udinese Emil Hallfreðsson, i mitici ultras islandesi Stuðningssveitin Tólfan… più tanti altri servizi e video interessanti, sempre all’urlo di #ForzaIslanda!

9) …E PURE I CUGINI FAROESI

Freezeland.it segue con pari interesse ciò che rotola in Groenlandia e Fær Øer, arcipelago a metà strada fra la Scozia e l’Islanda. Delle Fær Øer vi abbiamo raccontato la storia fin dalle origini e ne seguiamo costantemente il campionato. Così come durante Euro 2016, anche per i Mondiali verrà allestito un maxischermo nel centro della capitale Torshavn per tifare Islanda. Per i faroesi non c’è nessun campanilismo nei confronti dei cugini islandesi, al contrario di Danimarca (da cui le Fær Øer dipendono) e Inghilterra.

Anche i faroesi urleranno “Áfram Ísland!“… in attesa di battere il record di nazione più piccola a partecipare ad un mondiale!

10) APERITIVO CON BRENNIVÍN E SQUALO PUTREFATTO

Siccome comunque vada sarà un successo, tanto vale portarsi avanti con i festeggiamenti. Per essere al passo con lo stile islandese, bisogna procurarsi una bottiglia di Brennivín. E’ un distillato di cereali e patate aromatizzato al cumino. Viaggia sui 40° e la sua traduzione significa “vino bruciato“, anche se in gergo viene chiamato “morte nera“. Il suo abbinamento naturale è con l’hákarl, il famoso squalo putrefatto: la carne viene fatta fermentare qualche mese sotto la sabbia e poi appesa ad essiccare. Il Brennivín serve a mascherarne il sapore… cin cin!

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