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Il Giappone dimostra che si può fare. Ribaltare il pronostico, e battere una delle favorite per la vittoria ai Mondiali di rugby. L’emozionante successo nipponico sull’Irlanda (19-12) è anche un augurio e un esempio per l’Italia, che venerdì 4 ottobre affronterà il Sudafrica per raggiungere i play-off del torneo. Però, attenzione: i giapponesi hanno costruito il loro trionfo sulla solidità della loro prima linea in mischia ordinata e l’efficacia nella difesa sui calci alti avversari, ovvero le incognite azzurre nel prossimo match con gli Springboks.

Feroci sui punti di incontro, rapidissimi e precisi nella trasmissione dell’ovale grazie ai piccoli, indiavolati mediani di mischia, i biancorossi sono riusciti a rimanere in partita nel primo tempo nonostante le mete di Ringrose e Kearney (con una trasformazione di Carty): grazie a 3 calci di Tamura, sono andati al riposo sul 9-12. Un impressionante 93% nei placcaggi riusciti (158 su 171), l’aggressività difensiva, una migliore disciplina (6 punizioni concesse contro 9), maggiore propensione all’attacco (471 metri corsi contro 318) e qualche sporadico errore dei Verdi sono state le armi vincenti. Dopo un’ora di gioco la meta di Fukuoka (trasformata da Tamura) ha mandato direttamente in paradiso i nipponici, che in un palpitante finale hanno sfiorato un’altra marcatura.

Adesso i giapponesi sono in testa alla poule A con 9 punti, davanti all’Irlanda che è a 6 (grazie al bonus difensivo odierno) ma ha già superato nel confronto diretto il terzo incomodo, la Scozia. Attenzione alle Samoa, una mina vagante. Sarà decisivo il match tra Giappone e Highlanders in programma il 13 ottobre, e a questo punto anche i gettonatissimi irlandesi – orfani di Sexton – rischiano l’eliminazione.

 

Le azzurre non si fermano.

In attesa di vederle protagoniste al Mondiale in Francia tra poco meno di due mesi, la nazionale italiana femminile continua a stupire a suon di vittorie in questo 2019, oltre che ad avere un meritato successo mediatico.

Le ragazze della ct Milena Bertolini hanno un ruolino di marcia non indifferente in questi mesi prima del Campionato del Mondo. Sei successi su otto partite, per un inizio anno ancora da imbattute.

L’ultima vittoria è arrivata contro l’Irlanda in un’amichevole disputatasi al Mapei Stadium di Reggio Emilia. Le azzurre hanno sconfitto per 2-1 le avversarie dopo essere andate in svantaggio per il gol realizzato da Katie Mccabe dell’Arsenal, la quale ha sfruttato un errore della centrocampista Aurora Galli.

A pareggiare prima e a ribaltare poi il risultato sono state: la juventina Barbara Bonansea al 40esimo e la milanista Daniela Sabatino al 54esimo, per quella che è stata un buona vittoria e un buon esperimento in vista dell’esordio mondiale contro l’Australia il 9 giugno prossimo.

Sesto successo dopo le vittorie contro Cile, Galles, Messico, Ungheria e Thailandia. Nel mezzo due pareggi contro la Corea del Nord, in finale della Cyprus Cup persa solo ai rigori, e Polonia in amichevole.
Il segnale incoraggiante nelle otto partite disputate nel 2019 arriva dai numeri: 22 reti realizzate contro le sole 7 subite (di cui tre contro la Nord Corea), che significa un buonissimo feeling sotto porta e un’altrettanta solidità difensiva.

Il merito è sicuramente della ct Bertolini ma anche del gruppo. Sì perché tutta la squadra è unita. Nonostante a livello di club ci sia quella forte competizione, le ragazze, quando indossano la maglia azzurra,  hanno un forte feeling e lo dimostrano via social e anche attraverso segnali verso le compagne in difficoltà.
Prima del match contro le irlandesi, le azzurre hanno esposto un grandissimo striscione nei confronti della centrale bianconera, Cecilia Salvai, dopo il grave infortunio subito durante lo scontro diretto tra Juventus – Fiorentina all’Allianz Stadium.

C’è un rugby azzurro che vince, ed è quello della Nazionale femminile allenata da Andrea Di Giandomenico e trascinata da una superba Giada Franco. Anzi da una “Fantastic Franco” come ha titolato il sito ufficiale del Sei Nazioni femminile. Sì perché l’inarrestabile numero 7 azzurra ha trascinato le compagne a uno storico successo sull’Irlanda, un 29-27 che vale il temporaneo primo posto in classifica.

In cima, più in alto di tutte con due vittorie e un pari, l’Italia è imbattuta e poco importa se i prossimi due impegni contro Inghilterra e Francia appaiono sin da subito proibitivi, ma contro l’Irlanda, nello stadio di Parma, si è vista una squadra compatta e bella da vedere: Giada Franco ha segnato due mete ed è stata premiata come miglior giocatrice dell’incontro anche perché decisiva è stata la marcatura nel secondo tempo che ha permesso alle azzurre di prendere il largo e resistere al ritorno delle ospiti.

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Subito in vantaggio con una punizione di Sillari e poi una meta di Muzzo trasformata, l’Italia ha subìto la marcatura di Considine per poi allungare con Franco. Un intercetto dell’ala irlandese ha riportato sotto le Verdi che hanno poi ribaltato il risultato con Caplice e il piede di Fowley, ma Stefan ha permesso di chiudere in parità (22-22) il primo tempo. Nella ripresa una bella iniziativa di Muzzo è stata finalizzata ancora dalla terza linea: fondamentale la trasformazione di Sillari. Punto di bonus offensivo per le azzurre, però ancora meta di Miller per le avversarie: Fowley falliva la trasformazione, nel finale l’Italia gestiva il vantaggio e festeggiava il primo, storico successo sull’Irlanda.

Italia-Irlanda 29-27 (22-22)

Marcatori: p.t. 3′ c.p. Sillari (3-0); 7′ m. Muzzo tr. Sillari (10-0); 12′ m. Considine (10-5); 14′ m. Franco tr. Sillari (17-5); 18′ m. Considine tr.Fowley (17-12); 31′ c.p. Fowley (17-15); 36′ M. Caplice tr. Fowley (17-22); 39′ m. Stefan (22-22).  s.t. 50′ m. Franco tr. Sillari (29-22); 69′ m. Miller (29-27)

Italia: Furlan (cap.); Muzzo, Sillari, Rigoni, Stefan; Madia, Barattin; Giordano, Franco, Arrighetti (77′ Cammarano); Duca, Fedrighi (41′ Ruzza); Gai, Bettoni, Giacomoli (66′ Turani). A disposizione non entrate: Tounesi, Sberna, Sgorbini, Busato, Sarasso. All. Andrea Di Giandomenico

Irlanda: Delany; Considine, Naoupu, Claffey (38′ Sheehan), Miller; Fowley, Dane; Griffin (cap.), Molloy, Caplice (66′ Boles); Fryday, McDermott; Lyons (51′ Reidi), Hooban (51′ Nic A Bhaird), Feely (51′ Peat). A disposizione non entrate: McLaughlin, Hughes, Murphy. All. Adam Griggs.

Calciatrici: Sillari (Italia) 4/5; Fowley (Irlanda) 3/5

Player of the match: Giada Franco (Italia)

Punti conquistati in classifica: Italia 5; Irlanda 2

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Per la comunità LGBT è cominciato il mese dell’orgoglio. Anche nel mondo calcistico si è deciso di unirsi alla ricorrenza e proclamare a gran voce i colori dell’arcobaleno anche in campo.

Così si è giocata l’amichevole tra l’Irlanda e gli Stati Uniti con un kit completamente nuovo che ha segnato l’aggiunta di una nuova bandiera a colori, per promuovere la diversità. Il match, che si è concluso con la vittoria dell’Irlanda per 2-1, ha fatto parte di un’iniziativa promossa dalla Uefa Equal Game.

La Repubblica d’Irlanda ha voluto anche motivare la sua scelta e lo ha fatto proprio attraverso il canale twitter, dove si legge:

Non solo un numero, questa è una dichiarazione, l’Irlanda, che sostiene i diritti LGBT

E non è la sola. Nel mondo dello sport e dello spettacolo sono in tanti quelli che hanno deciso apertamente di schierarsi con l’associazione a favore e tutela delle differenze culturali legate alle identità di genere.

Il “pride month” esiste proprio per non dimenticare quello che nel 1969 ha scosso l’intera comunità gay e di cui ancora oggi si parla come gli scontri di Stonewell. Da quel 27 giorno, giorno di inizio della rivolta che ha coinvolto gli omosessuali e i poliziotti, è nato il movimento di liberazione gay nel mondo.

La comunità LGBT, per celebrare l’anniversario di quello storico episodio, è stata sostenuta sia dagli Stati Uniti che dall’Irlanda di Martin O’Neill durante l’amichevole giocata il 2 giugno nel campo di Lansdowne Road a Dublino. Le loro maglie, appositamente modificate per l’evento, hanno fatto il giro del mondo, e hanno permesso di catturare l’attenzione su una realtà sempre più diffusa che per molti risulta ancora inaccettabile.

Pian piano emergono anche le testimonianze di alcuni sportivi che, nel passato, hanno dichiarato di non essere concordi con i principi del movimento LGBT e hanno rinunciato a prendere parte al gioco di squadra per non venire meno alle loro idee.

Ma non è stato così per irlandesi e americani che hanno voluto dare in questo modo il loro contributo ai “colori dell’arcobaleno e della diversità”.

Manca solo una settimana per la chiusura del torneo di rugby Sei nazioni, ma già i giochi sono praticamente fatti.

L’Irlanda, con la vittoria sulla Scozia e il crollo dell’Inghilterra per mano della Francia, è la vincitrice del titolo in questa 19esima competizione.

Riesce quindi, con l’aiuto inaspettato da parte dei francesi, a sottrarre il titolo di campione all’Inghilterra, che avrebbe dovuto vincere la sua ultima partita per avere ancora qualche possibilità di competere nella finalissima. Il dominio inglese, che durava da almeno due anni, finisce qui e passa il testimone nuovamente all’Irlanda, in un head to head che dura già da diverso tempo tra le due nazioni.

Per la terza volta gli irlandesi festeggiano questo grande trionfo, già ottenuto nel 2014 e nel 2015, e stavolta con un match d’anticipo. Infatti, la prossima settimana si giocheranno le ultime partite. Oltre a Francia contro Galles e Inghilterra contro la campionessa Irlanda, anche la nazionale azzurra si giocherà il tutto per tutto nel decisivo incontro contro la Scozia, dove l’unico obiettivo è vincere ad ogni costo.

Il bilancio dell’Italrugby in questa edizione è nettamente negativo: si parla di ben 16 partite perse una dopo l’altra.

Un triste record che neanche l’inizio del Sei nazioni, il 3 febbraio 2018, è riuscito a sfatare. Al momento sono quattro partite su quattro perse e l’Italia si gioca sabato la sua ultima chance per non rischiare il whitewash, che decreta la sconfitta in tutte le partite totalizzando zero punti.

Prima è stata la volta dell’Inghilterra, che vince 46-15, poi dell’Irlanda con 56-19. Alla terza giornata è la Francia che ha la meglio con 34-17 e infine è arrivato il confronto con il Galles.

L’ultimo match è stato altrettanto disastroso per gli azzurri, che sono stati battuti dal Galles per 38-14. Il dato ancora più sconfortante è stato vedere che l’avversaria dopo 6 minuti era già in vantaggio di 14 punti. Inutili i tentativi di rimonta della squadra di rugby italiana e alcuni momenti di grande gioco. Purtroppo, nonostante un Galles che non era nella sua forma migliore, l’Italia non ce la fa e incassa l’ennesima disfatta.

I giocatori azzurri, tra cui Minozzi e Bellini, non sono stati capaci di sovvertire un risultato che fa ancora più male se si guarda all’intero percorso che l’Italrugby ha fatto dall’inizio del sei nazioni fino ad ora.

La nazionale di O’Shea a Cardiff deve piegarsi dinanzi alla forza dei Dragoni: riuscirà almeno a fine torneo ad evitare il whitewash?

Nel frattempo, però, alla nostra squadra spetta un altro poco lusinghiero riconoscimento: il cucchiaio di legno, conquistato suo malgrado per essere arrivata ultima a questa competizione.

L’Italia non vince dal lontano 2015 ed è ora di tornare a dimostrare quanto valgono i nostri giocatori, giocandosi l’ultimo match dando il massimo e non concedendo alcun vantaggio agli avversari scozzesi.

La partita sarà giocata allo Stadio Olimpico, a Roma, sabato 17 marzo in tarda mattinata.

Quasi completo il quadro delle nazionali europee qualificate al Mondiale di Russia 2018.

Nella gara di ritorno tra Irlanda – Danimarca sono proprio i danesi a strappare il pass per la competizione mondiale. Un netto 5-1 all’Aviva Stadium di Dublino e le speranze dell’Irlanda di poter partecipare alla fase finale di un campionato del mondo sono svanite via.

Mattatore della serata il danese più talentuoso, Christian Eriksen che è salito in cattedra disputando una partita semplicemente perfetta, condita da ben tre gol.

Sfuma così per l’Irlanda l’approdo in Russia, ma c’è da sottolineare la forza e soprattutto il cinismo della Danimarca che ha voluto a tutti i costi vincere il match.

E dire che per la Repubblica irlandese le cose si erano messe più che bene dopo solo 6 minuti di gioco. Spinti dalle oltre 50mila persone sugli spalti dell’Aviva Stadium, gli uomini guidati dal ct O’Neill sono andati in vantaggio con Duffy: punizione di Brady dalla trequarti, Jorgensen allunga la traiettoria verso la sua porta e proprio Duffy, approfittando di un’uscita maldestra di Schmeichel, di testa insacca.

Tuttavia la Danimarca si scuote ma è più vicina l’Irlanda a fare il secondo gol che gli scandinavi a quello del pareggio. Alla mezz’ora grande azione sulla sinistra di Sisto che penetra in area e serve al centro per Christensen, tap-in rocambolesco con palla prima tra palo e Christie prima di accomodarsi in rete. Il pareggio scuote l’Irlanda e pochi minuti dopo un contropiede fulminante vale anche il vantaggio danese: azione di Poulsen che serve al centro Jorgensen, palla di prima verso sinistra per Eriksen che con il destro, di prima intenzione dal limite dell’area, insacca sotto l’incrocio.

Nel secondo tempo l’Irlanda ci mette cuore e tecnica, ma la Danimarca ha dimostrato di essere più forte e che segna altre due volte con il gioiello del Tottenham, Eriksen, il quale raggiunge quota 21 reti in nazionale. Sul finire di gara c’è gioia anche per l’ex bianconero Nicklas Bendtner che si guadagna e realizza un calcio di rigore.

Sul momento più importante la difesa dell’Irlanda ha ceduto. Inoltre, negli scontri diretti, gli irlandesi erano in vantaggio per 5 vittorie a 3 contro la Danimarca. Il successo di ieri sera dei danesi, però, è davvero pesante visto che restano ancora indietro, ma staccano il pass per il Mondiale in Russia.

 

Danimarca e Irlanda si annullano a vicenda e pertanto si attenderà il match di ritorno per decidere chi andrà a giocarsi la fase finale dei Mondiali in Russia.

Uno scialbo 0-0 infatti, lascia aperto qualsiasi risultato nella partita che si giocherà all’Aviva Stadium di Dublino, martedì 14 novembre.

È il terzo pareggio a reti bianche in questa fase di spareggi, dopo quelli tra Nuova Zelanda-Perù e Honduras-Australia. L’unica sfida già, quasi, chiusa è quella tra Croazia e Grecia visto il 4-1 dell’andata per i Vatreni.

Al Parken Stadium di Copenaghen un match nervoso e che riserva ben poche emozioni. Meglio i padroni di casa nel primo tempo, più coraggiosa ma imprecisa l’Irlanda nella ripresa.

Cornelius, Jorgensen, Pione Sisto, nel secondo tempo si sono aggiunti anche Yussuf Poulsen e Bendtner, ma nessuno è riuscito a superare Randolph, con gli irlandesi bravi a costruire un muro invalicabile nei pressi dell’area di rigore. Una serata no per quasi tutta la Danimarca, con il genietto Eriksen che non è riuscito a trascinare i suoi.

D’altronde tra i punti forti proprio degli irlandesi c’è la difesa. Irlandesi che però nella gara di ritorno hanno un solo risultato: vincere, se vogliono andare a Russia 2018.

All’11esimo del primo tempo, il tap-in dell’atalantino Cornelius viene fermato dal portiere Randolph dopo che aveva già respinto il sinistro al volo tentato da Larsen. Qualche altra piccola occasione danese, ma il primo tempo si chiude senza grandissimi rischi.

Nel secondo tempo il copione è lo stesso, con la Danimarca che attacca ma l’Irlanda non concede spazi. Con l’ingresso dell’attaccante del Lipsia Yussuf Poulsen, qualcosa si anima. Al 69′ un suo destro si perde sul fondo dopo la sponda di Jorgensen. Entra anche Bendtner, ma la Danimarca non sfonda e si deve accontentare dello 0-0 nel match d’andata.

Il fischio d’inizio sarà alle 20.45 e al Parken Stadium di Copenaghen e le temperature caleranno intorno ai 5 gradi.

Farà freddo nella capitale danese, ma entrambe la nazionali sono abituati alle temperature rigide e comunque sia il pubblico cercherà di riscaldare l’ambiente e i calciatori saranno concentratissimi e andranno ben oltre le fredde temperature.

Non è la prima volta che le due squadre si incontrano anche se spesso è accaduto in amichevoli. Domani sera non sarà affatto una partita passerella ma sarà una vera e propria sfida alle ultime giocate per cercare di mettere il primo tassello in vista del Mondiale russo del 2018.

Tredici partite sono state precedenti effettuate tra le due nazionali. Il pronostico “storico” è dalla parte degli irlandesi che nel totale hanno ottenuto 5 vittorie. Tre, invece, i trionfi danesi e cinque i pareggi.

L’ultimo match però risale addirittura a più di dieci anni fa, in un’amichevole estiva del 22 agosto 2007 quando la Repubblica d’Irlanda rifilò un secco 4-0 ai danesi in casa loro allo Ceres Park di Aarhus. In quell’occasione si mise in mostra il goleador per eccellenza dell’Irlanda, il capitano Robbie Keane, con una doppietta. Vittoria irlandese anche nell’amichevole del marzo 2002 per 3-0, con reti di Ian Harte, Robbie Keane e Clinton Morrison.

Per cercare una partita ufficiale bisogna fare un tuffo negli anni 1992/93, quando le due nazionali si ritrovarono nello stesso girone per le Qualificazioni ai Mondiali di Usa 1994. Nella doppia sfida del gruppo 3, Irlanda e Danimarca non andarono oltre due pareggi. Nella gara d’andata a Copenaghen risultato di 0-0, il ritorno a Dublino 1-1. In quell’occasione fu l’Irlanda ad andare al Mondiale americano.

Due vittorie danese avvennero nel biennio 1984/85. Era la Danimarca di Michael Laudrup che vinse per 3-0 in casa e 4-1 a Dublino. Il talentuoso Laudrup segnò una rete al ritorno e Danimarca che volò al suo mondiale in Messico.

Le nazionale danese e quella irlandese arrivano al doppio confronto con entrambi delle consapevolezze positive.

La Danimarca di capitan Kjaer è giunta secondo alla spalle di una straripante Polonia che con un Lewandowski in stato di grazia ha superato agevolmente il turno con 5 punti di distanza proprio sui danesi, i quali hanno dovuto più preoccuparsi del ritorno del Montenegro più che puntare al leader del gruppo E.

Situazione più o meno simile per l’Irlanda che seppur sia finita a soli 2 punti dalla Serbia, prima qualificata, ha dovuto giocarsi un posto ai playoff nell’ultimo match decisivo contro il Galles, privo di Gareth Bale. Un caparbio James McClean ha spianato la strada per lo spareggio.

La Danimarca ha ottenuto sei vittorie, 2 pareggi e altrettante sconfitte contro (Polonia e Montenegro), con ben 20 gol realizzati (secondo miglior attacco del girone insieme al Montenegro) e 8 subiti (miglior difesa). C’è da ribadire che dei 20 gol, 8 ne ha realizzati il numero 10 Christian Eriksen. Non importa chi o come ma, poiché il primo match si giocherà in casa allo stadio Parken della capitale danese, gli uomini di Hareide dovranno fare il risultato davanti al proprio pubblico, per poi andare a Dublino con più sicurezze.

L’Irlanda invece ha vinto 5 gare del gruppo D, 4 pareggi e una sola sconfitta patita contro la capolista Serbia. La squadra allenata dal commissario tecnico nordirlandese O’Neill ha una buona organizzazione difensiva tanto da aver subito solo 6 reti (insieme al Galles), mentre è un po’ sterile in attacco. In effetti i 12 gol realizzati fanno pensare molto all’assenza di Robbie Keane, leader della classifica marcatori dell’Irlanda ma che ha lasciato la nazionale lo scorso agosto.

Nelle ultime 4 partite l’Eire ha segnato 4 reti e subite 2, l’aspetto migliore sarà appunto cercare di non prendere gol nella partita d’andata che si giocherà a Copenaghen, per puntare a fare bene in casa all’Aviva Stadium di Dublino.

La partita tra Danimarca e Irlanda sarà una partita da gustare a 360 gradi. Sarà un match senza esclusioni di colpi per due nazioni che vogliono giocarsi il tutto per tutto per andare a giocarsi il Mondiale in Russia la prossima estate.

La vittoria avrà un’enorme valenza. Servirà avere un gruppo coeso e deciso per raggiungere l’obiettivo ma, come spesso accade, potranno essere determinati calciatori a fare la differenza nel match e l’artefice del passaggio del turno. Vediamo un po’ chi potrà essere il protagonista in questa doppia sfida.

DANIMARCA

Tra le due nazioni, i danesi hanno più dimestichezza con il calcio internazionale e ha molti calciatori che giocano in campionati importanti.

Finiti i tempi degli “italiani” Martin Jorgensen, Thomas Helveg e Jon Dahl Tomasson, la stella che brilla attualmente è sicuramente quella di Christian Eriksen. Il numero 10 classe 1992, nonostante sia ancora 25enne oramai è un veterano della nazionale danese con all’attivo oltre 70 presenze.
Il centrocampista del Tottenham, inoltre, ha già segnato 8 reti nella fase a gironi e a questo punto non ha intenzione di fermarsi.

In Premier League, a Leicester gioca anche il portiere Kasper Schmeichel, figlio del grande Peter. Nel corso degli anni è cresciuto calcisticamente e, la vittoria del campionato inglese con mister Ranieri, gli hanno un po’ “cancellato” l’ombra imponente del padre.

In difesa, c’è il capitano Simon Kjaer, ex conoscenza del calcio italiano avendo militato nel Palermo e nella Roma. Attualmente gioca in Spagna nel Siviglia dopo qualche anno in Turchia nel Fenerbahce. Centrale fisico che quasi sempre riesce a vincere i contrasti aerei.

IRLANDA

La nazionale irlandese vuole la Russia dopo il “torto” subito nel 2009. È ancora impresso negli occhi degli irlandesi il doppio fallo di mano di Thierry Henry che permise il gol qualificazione per il Mondiale 2010 al difensore Gallas.

Dopo tanti anni non è presente in rosa l’attaccante Robbie Keane, che con le sue 68 reti è il leader della classifica dei marcatori oltre ad avere anche più presenze (146).

Oggi non c’è una vera e propria punta di diamante, ma è il gruppo che fa la differenza. In effetti la squadra allenata da O’Neill è organizzata tatticamente, compatta e soprattutto unita (solo 6 reti subite).

Tuttavia, nella fase di qualificazione si è fatto notare con 4 reti il classe ’89 James McClean che gioca in Premier League nel West Bromwich Albion. In realtà in passato si era parlato di lui più per un aspetto politico- sportivo che prettamente calcistico. In effetti l’ala del West Bromwich ha scelto di passare dall’Irlanda del Nord alla Repubblica d’Irlanda, scatenando non poche polemiche. Come se non bastasse, McClean durante il Remembrance Day, giornata dedicata ai caduti in Gran Bretagna, si rifiuta di indossare il Poppy, simbolo inserito sulle maglie delle squadre di Premier, per motivi politici.

L’attaccante Robbie Brady ha raccolto la pesante eredità di Robbie Keane, non tanto per la posizione in campo, quanto per la leadership ed il numero che porta sulle spalle. Pur non avendo segnato in queste qualificazioni, infatti, è lui il faro che illumina questa squadra.

In difesa spicca l’esperienza e la duttilità di John O’Shea, ex difensore del Manchester United e attuale del Sunderland. Nonostante non sia più un ragazzino (è un classe 1981) O’Shea ha ancora le qualità e la professionalità che lo hanno contraddistinto, soprattutto ai tempi di Manchester quando da gregario si è fatto sempre trovar pronto dal manager Alex Ferguson.