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La morte di Sahar Khodayari ha lasciato un segno profondo in Iran. “La ragazza in blu” dai colori della sua squadra del cuore, l’Esteghlal di Teheran, era morta in ospedale, l’8 settembre 2019, per le ustioni riportate dopo essersi data fuoco davanti a un tribunale della capitale iraniana quando ha appreso che rischiava una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore per essere entrata allo stadio nel marzo scorso ed essere stata scoperta.

Ma il ministro dello sport, dopo le tante polemiche nazionali e internazionali, ha aperto a una parziale “rivoluzione”:

Sono stati fatti tutti i preparativi necessari in modo che le donne, nel primo periodo solo per partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio. Allo stadio Azadi di Teheran, dove l’Iran gioca la maggior parte delle partite e ospiterà le qualificazioni ai Mondiali dal prossimo mese, sono stati preparati ingressistand e servizi igienici separati”, ha aggiunto. E’ stata rafforzata anche la sicurezza “per permettere alle donne di entrare e uscire in modo sicuro”.

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L’eliminazione del divieto, in passato rimosso solo occasionalmente, è attesa a partire dalla partita che il 10 ottobre la nazionale maschile di calcio giocherà allo stadio Azadi di Teheran contro la Cambogia per le qualificazioni al Mondiale del 2022 in Qatar. In questi giorni l’Ansa, sul suo sito, ha pubblicato un lungo articolo ricostruendo la storia della prima donna in assoluto ad aver messo piede in uno stadio di soli uomini: è successo 22 anni fa e Nadia Pizzuti, al tempo corrispondente italiana dell’agenzia, il 22 novembre 1997 riuscì a entrare per raccontare lo spareggio tra Iran e Australia, valido per i Mondiali del 1998. Di seguito parte dell’articolo che potete leggere interamente qui:

Una donna sola, la prima, tra 120mila uomini a tifare Iran. Ventidue anni prima della storica apertura di Teheran alle tifose dentro gli stadi, fu un’italiana – allora corrispondente dell’ANSA – a sfidare e bucare le difese degli ayatollah in campo calcistico. “Pensando a quel giorno, oggi mi sono commossa”, racconta Nadia Pizzuti. Prima donna al mondo, quel 22 novembre del 1997 riuscì ad entrare in uno stadio di calcio in Iran e oggi non nasconde un pizzico di emozione commentando la svolta da parte delle autorità islamiche che hanno annunciato che “le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, potranno entrare negli stadi di calcio”. Le proteste internazionali seguite alla morte della tifosa Sahar Khodayari hanno avuto il loro peso, ma la battaglia per la parità di genere in Iran parte da lontano. Forse anche da quel giorno, quando allo Stadio Azadi si presentò la cronista dell’ANSA a cui l’agenzia aveva chiesto un articolo, più di politica e colore che di cronaca calcistica, sullo spareggio Iran-Australia, valido per i Mondiali 1998.

“Oggi leggendo la notizia ho avuto un sussulto – racconta la giornalista, per diversi anni corrispondente a Teheran – sono tornata in un lampo a quel giorno, a quell’esperienza unica e bella”. Quel pomeriggio, tra gli oltre 120mila tifosi assiepati sugli spalti dello stadio di Teheran c’era anche Nadia che oggi ricorda così la sua avventura: “Da prassi, richiesi l’accredito alla Federcalcio iraniana che mi rispose che non sarebbe stato possibile. Ma non mi persi d’animo e feci la stessa cosa con il ministero della Cultura, che mi diede la stessa risposta, aggiungendo però di presentarmi lo stesso ai cancelli con il fax inviato alle autorità. E così feci. Insieme al collaboratore e traduttore arrivai ai cancelli dello stadio”. “Nemishieh”. “Ho un permesso del ministero”. “Via, via”. “Mi faccia vedere il regolamento oppure chiami un suo superiore”, lo scambio di battute che ricorda allora col nervoso responsabile della sicurezza, mentre intanto la partita era iniziata. Alla fine, racconta Nadia, “superati diversi sbarramenti, risposto a domande vagamente inquisitorie e frenetiche consultazioni via radio, mi dettero finalmente il via libera, nonostante la mia guida fosse terrorizzata. ‘Andiamocene, qui finisce male’, ripeteva”. “Forse la minaccia, l’indomani, di denunciare il fatto in un articolo – scrisse allora la Pizzuti – ha magicamente steso un tappeto rosso sotto i miei piedi, tanto da farmi diventare la prima donna a potere assistere ad una partita di calcio in Iran dai giorni della Rivoluzione”.

“Così, tra un ‘Iran, Iran’ e un ‘Santo Alì, aiutaci tu’, arrivai alla fine in tribuna stampa dove trovai tanta collaborazione, sorrisi complici e nessun atteggiamento ostile.

L’articolo completo

Una tifosa iraniana di calcio di 30 anni che  si è data fuoco fuori da un tribunale di Teheran, in Iran, è morta per le ferite riportate, ha detto l’agenzia di news iraniana Shafaghna. La donna era stata identificata dalla stampa come Sahar Khodayari, anche se non era il suo vero nome: si era data fuoco dopo avere saputo che avrebbe potuto essere condannata a sei mesi di carcere per avere tentato lo scorso marzo di entrare in uno stadio a vedere una partita della squadra di cui era tifosa, l’Esteghlal. La donna era stata individuata dalla polizia nonostante si fosse travestita da uomo, con una parrucca blu – come il colore dell’Esteghlal – e un cappotto lungo. In Iran le donne non possono assistere alle partite di calcio; chi viola la legge, in vigore dal 1981, rischia di finire in prigione.

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Il Guardian ha scritto che prima di darsi fuoco Khodayari aveva passato tre giorni in prigione. Poi era stata liberata e aveva aspettato sei mesi per l’inizio del processo. Quando si era presentata in tribunale, ha scritto BBC, aveva scoperto che l’udienza era stata rimandata perché il giudice aveva avuto un’emergenza familiare; quel giorno però aveva sentito dire da qualcuno in tribunale che sarebbe stata condannata a un periodo di carcere compreso tra sei mesi e due anni. Quando era uscita, si era data fuoco.

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Ali Karimi, ex giocatore iraniano del Bayern Monaco che nella sua carriera giocò 127 partite per la nazionale, ha invitato tutti i tifosi iraniani di calcio a boicottare gli stadi come segno di protesta per la morte di Khodayari. Andranik “Ando” Teymourian, calciatore iraniano armeno e primo cristiano a essere capitano della nazionale iraniana, ha scritto in un tweet che bisognerebbe dare il nome di Khodayari a uno dei principali stadi di Teheran. Masoud Shojaei, attuale capitano dell’Iran, ha detto che il divieto per le donne di entrare allo stadio è ormai «vecchio» e sarebbe da cambiare. Il ministro dell’Informazione iraniano, Mohammad-Javad Azari Jahromi, ha descritto invece la morte di Khodayari come un «amaro incidente».
La Roma, invece, ha cambiato sul suo profilo Twitter il colore del logo da rosso tradizionale a blu:

 

Sadaf Khadem ha 24 anni, è una pugile iraniana e sabato 13 aprile ha vinto in Francia il suo primo combattimento da professionista. Insegnante di fitness a Teheran, ha battuto in un incontro di boxe l’inglese Anne Chauvin, diventando la prima donna nella storia dell’Iran a vincere in questo sport, visto che nel suo paese è vietato allenarsi con degli uomini e partecipare a competizioni di pugilato.

Ma non è stata celebrata e osannata, anzi, Sadaf Khadem non è rientrata in Iran ma è rimasta, insieme al suo allenatore Mahyar Monshipour, in Francia. Il motivo? Su di lei e sul suo allenatore peserebbe un mandato d’arresto: sarebbe, infatti, accusata di avere violato la legge iraniana non indossando lo hijab durante l’incontro, mentre il suo allenatore sarebbe accusato di complicità.

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«Ho combattuto in un incontro legale, in Francia. Ma siccome indossavo dei pantaloncini e una t-shirt, cosa che è assolutamente normale in tutto il mondo, ho sconvolto le regole del mio paese – ha detto Khadem al quotidiano francese L’Equipe – Non indossavo uno hijab, ero allenata da un uomo, e a qualche persona questo sembrerebbe non andare bene».

Al momento non ci sono state dichiarazioni ufficiali da parte dell’Iran, ma un dirigente della Federazione di boxe iraniana, scrive BBC, ha negato che Khadem verrebbe arrestata nel caso in cui tornasse in patria.

Un sondaggio del 2014 dell’Iranian Student’s Polling Center ha rivelato che, per il 49.2 per cento degli intervistati, lo hijab è un affare privato e, quindi, che debba spettare alle donne scegliere se metterlo oppure no. La legge, invece, obbliga tutte le persone di sesso femminile di età superiore ai 13 anni a indossarlo e la violazione può comportare una multa o anche la detenzione da dieci giorni fino a due mesi.

Il Mondiale regala sempre aneddoti e curiosità capaci di farci sorridere: a partire dalla capriola per la rimessa laterale di Mohammadi, giocatore dell’Iran, che ci ha ripensato all’ultimo scatenando l’ironia del web, fino ad arrivare alla meravigliosa danza post-gol di Niang del Senegal nella sfida contro la Polonia. La Coppa del Mondo, però, ci permette di avvicinarci anche a realtà ‘lontane’ dalla nostra almeno nel pensiero dalla e conoscere i problemi sociali che attanagliano quelle popolazioni: è questo il caso della giornalista iraniana Samira e del movimento delle donne arabe desiderose di andare allo stadio (nei paesi di provenienza è proibito per loro, mentre in Russia possono sedersi sugli spalti esattamente come gli uomini).

 

Luca Bianchin, giornalista della Gazzetta dello Sport, mostra su Twitter l’accredito in possesso di Samira, unica giornalista iraniana di sesso femminile ad essere partita alla volta della Russia: è una notizia epocale per il mondo arabo. La donna ha portato avanti il proprio messaggio rivoluzionario posando davanti alle telecamere senza l’usuale velo che è costretta ad indossare nel proprio paese natale. Può essere questo il primo passo verso un sensibile cambiamento per le donne musulmane? Ci auguriamo di sì ma non è stata l’unica iniziativa portata avanti in questa Coppa del Mondo.

I movimenti di protesta sono iniziati lo scorso 30 aprile quando cinque donne iraniane sono entrate allo stadio travestendosi da uomini: per loro è vietato l’accesso a qualunque manifestazione sportiva dalla rivoluzione del 1979. Jafar Panahi, noto regista iraniano, ha raccontato nel suo film ‘Offside‘ cosa significa per il gentil sesso essere estromesso dallo stadio e di come lo sport, e in particolare il calcio,  sia visto come attività maschile in molti paesi arabi.  La motivazione ufficiale diramata dallo stato riguardo il ban femminile è la seguente: proteggere le donne dalla “natura violenta” di questo genere di manifestazioni intrise di linguaggio offensivo e negare loro la visione di uomini in pantaloncini.

Samira
Photo credit: ibtimes.co.in by PAUL ELLIS/AFP/Getty Images)

Mentre tutto il mondo si domanda riguardo le possibili ripercussioni che dovranno subire queste cittadine iraniane, augurandosi che tutto si risolva nel migliore dei modi, la protesta va avanti anche in questa edizione dei Mondiali: tantissime le donne di religione musulmana a popolare gli stadi russi durante le partite delle proprie selezioni nazionali e tutte, o quasi, senza indossare il velo. In occasione della sfida contro la Spagna le autorità iraniane per la prima volta nella storia hanno consentito alle donne di assistere alla manifestazione, una vittoria su ogni fronte che potrebbe essere l’inizio di un cambiamento necessario nel mondo arabo, come sottolinea l’avvocato Tayebeh Siavoshi all’agenzia ISNA. Il calcio continua ad essere un mezzo in grado di dare voce a chi ne ha bisogno, di superare le barriere etniche e di genere, un riflesso della società che ci permette di conoscerla e capirla nella sua totalità: smettiamola di avere pregiudizi verso il pallone ed anzi guardiamo questo sport con la consapevolezza che può rappresentare il cambiamento.

Cosa è successo mercoledì 20 giugno

Settimo giorno di Mondiali russi e primi fatali verdetti. Nel Gruppo A, già fortemente indirizzato dalla vittoria della Russia sull’Egitto, ci pensa Suarez a mettere la parola fine. Il suo gol basta per piegare le resistenze dell’Arabia Saudita e portare l’Uruguay a sei punti in vetta assieme ai padroni di casa. Arabi e Salah a casa dopo due partite.

E, a braccetto, chiude i bagagli anche il Marocco che, dopo l’inattesa sconfitta all’esordio contro l’Iran, cade nuovamente con un colpo di testa, manco a dirsi, di Cristiano Ronaldo. I “Leoni dell’Atlante” condannati all’eliminazione. CR7 è sufficiente a questo Portogallo per portarsi a casa un risicato e sofferto 1-0 e a conquistare il quarto punto nel Gruppo B.

In serata altrettanto sofferta vittoria per la Spagna che, con il medesimo risultato di 1-0, ha la meglio su un volenteroso Iran che, nonostante il modulo iperprotetto, ha più volte spaventato De Gea e compagni. Simbolo di questa partita contorta è la rete rocambolesca di Diego Costa che segna su rimpallo in azione di disimpegno della formazione iraniana.

Tre partite, tre risultati terminati 1-0.

Portogallo – Marocco 1-0

Il Portogallo è 4 alla terza. O meglio Cristiano Ronaldo. Quarto gol dell’attaccante, al minuto 4 di Portogallo – Marocco e quattro punti per la nazionale lusitana inserita nel Gruppo B. Decisivo ancora una volta, l’asso del Real Madrid in due partite completa il suo repertorio: rigore, di destra su punizione, di sinistro e ora di testa. E’ bravo a farsi trovare libero in area di rigore sugli sviluppi di un calcio d’angolo battendo El Kajoui di testa. La reazione del Marocco è stata veemente con diverse occasioni per Benatia e compagni, senza però infilare la porta di Rui Patricio. Il massimo risultato, ma non con il minimo sforzo: gli uomini di Renard non sono stati abili a capitalizzare con un gol il predominio territoriale in campo. Dopo il vantaggio al 4′ sugli sviluppi di un corner, il Portogallo si è limitato a difendersi con ordine e tanto è bastato a portare a termine la missione.

Uruguay – Arabia Saudita 1-0

Nel Gruppo A, l’Uruguay di Tabarez dimostra pragmatismo e ermeticità battendo l’Arabia Saudita ancora per 1-0 come nel match d’esordio contro l’Egitto. Cavani sciupa tanto quanto Suarez nel primo incontro, a questo giro l’attaccante ex Liverpool segna, festeggiava le 100 presenze con la Celeste, diventa il pichichi della nazionale con 52 gol e il primo uruguaiano a segnare in tre diversi Mondiali. È finita solo 1-0 per alcuni errori di mira e con la formazione saudita creativa fino alla trequarti avversaria (il possesso palla finale dice 53% a 47% per i sauditi) e l’Uruguay solido, cinico e sprecone in contropiede: nella ripresa notevoli gli errori di Carlos Sanchez servito da Cavani e dello stesso Matador che si è fatto fermare dal portiere.

Iran – Spagna 0-1

La sfida serale che mette di fronte “Furie Rosse” e Iran dimostra che l’avvio di questo Mondiale per la Spagna non è per nulla semplice. Le vicissitudini causa esonero Lopetegui e arrivo di Hierro come ct. si fanno sentire così ci pensa ancora Diego Costa a togliere le castagne dal fuoco. Quello che è considerato un po’ il pesce fuor d’acqua, il meno aggraziato in una squadra di prestigiatori. Ma al 54’ è lui a insaccare su carambola dopo che il rilancio di Rezaeian incoccia sul ginocchio dell’attaccante dell’Atletico Madrid. Con un po’ di fortuna, insacca il suo terzo centro nel torneo e firma l’1-0 all’Iran, che vale l’aggancio al Portogallo in vetta al gruppo B.  Gli iraniani masticano amaro, perché avevano appena sfiorato il gol con Ansarifard in una rara sortita offensiva. E perché si vedono annullare, poco dopo, il pari di Taremi per fuorigioco di Ezatolahi. Taremi sarà fino alla fine l’incubo di De Gea: l’occasione ghiottissima gli capita sulla testa a dieci minuti dalla fine, ma non inquadra la porta.

 

Cosa aspettarci giovedì 21 giugno

Gruppo C | Danimarca – Australia | ore 14.00

Dentro o fuori per l’Australia, chiamata a battere la Danimarca per giocarsi poi la qualificazione all’ultima giornata della fase a gironi. I risultati della prima gara non lasciano alternative, per la nazionale del c.t. olandese van Marwijk: la sconfitta con la Francia obbliga gli oceanici a vincere per poi sperare in un altro risultato positivo col Perù. D’altro canto, i danesi blinderebbero di fatto la qualificazione in caso di successo, dopo la vittoria ottenuta contro i sudamericani nella precedente uscita.

Probabili formazioni:
Danimarca (4-2-3-1): Schmeichel; Dalsgaard, Kjaer, Christensen, Larsen; Kvist, Delaney; Poulsen, Eriksen, Sisto; Jorgensen. All. Hareide.
Australia (4-3-3): Ryan; Behich, Milligan, Sainsbury, Risdon; Mooy, Rogic, Jedinak; Leckie, Nabbout, Kruse. All. van Marwijk.

Gruppo C | Francia – Perù | ore 17.00

Francia-Perù può già dire molto del futuro del Girone C dei Mondiali. In caso di successo dei francesi e allo stesso tempo della Danimarca (contro l’Australia), infatti, sarebbe già archiviata con una giornata di anticipo la questione relativa al passaggio del turno. Per questo motivo la squadra del ct. Deschamps non vuole commettere errori contro i biancorossi di Gareca, sfortunati nella sfida di esordio proprio contro i danesi (0-1 finale).

Probabili formazioni:
Francia (4-3-1-2): Lloris; Pavard, Varane, Umtiti, L. Hernandez; Matuidi, Kantè, Pogba; Mbappè, Griezmann, Dembelé. All. Deschamps.
Perù (4-2-3-1): Gallese; Advincula, Rodriguez, Ramos, Trauco; Tapia, Yotun; Flores, Cueva, Farfan; Carrillo.  All. Gareca.

Gruppo D | Argentina – Croazia | ore 20.00

Argentina-Croazia è la partita che aprirà il secondo turno del Girone D. In campo le due iniziali candidate per il passaggio del turno, che però stanno da subito attraversando momenti diversi: la vittoria contro la Nigeria per 2-0 all’esordio permette alla squadra di Dalić di vivere con meno apprensione il big match (in caso di vittoria, l’accesso agli ottavi sarebbe assicurato); il pareggio 1-1 con l’Islanda mette invece ulteriore pressione sulle spalle di Messi e compagni, chiamati immediatamente a reagire per evitare brutte sorprese. In casa croata da registrare la decisione del ct di rispedire a casa Nikola Kalinic, che nella prima sfida, fingendo un mal di schiena, si è rifiutato di entrare in campo nei minuti finali.

Probabili formazioni:
Argentina (3-4-3): Caballero; Tagliafico, Otamendi, Mercado; Salvio, Mascherano, Lo Celso, Acuna; Pavon, Aguero, Messi. All. Sanpaoli.
Croazia (4-2-3-1): Subasic; Vrsaljko, Vida, Lovren, Strinic; Rakitic, Modric; Rebic, Kramaric, Perisic; Mandzukic. All. Dalić.

Paradossale quanto ingiusto è quello che è successo alla nazionale iraniana poco prima di iniziare la sua quinta partecipazione al mondiale.

Invece di dedicarsi esclusivamente alla preparazione e agli allenamenti per il grande evento ormai prossimo, i giocatori di Carlos Queiroz sono stati costretti a recarsi in un negozio sportivo per comprare gli scarpini.

E inevitabilmente è la politica che influenza la dinamica degli eventi anche quando l’attenzione dovrebbe essere riservata soltanto al gioco e allo sport che i Mondiali vogliono offrire.

Trump contro il medio-oriente, Usa contro Teheran: la diatriba coinvolge anche la Nike, sponsor ufficiale della squadra, costretta a sospendere la fornitura delle calzature ai calciatori iraniani.

Le sanzioni decise dal governo Usa comportano che la Nike, in quanto azienda statunitense, non possa fornire in questo momento le scarpe ai giocatori della nazionale iraniana

Questo è quanto dice il comunicato dell’azienda sportiva per giustificare la sua decisione, che vale solo per le partite che la squadra gioca all’estero. Nulla vieta però ai diretti interessati di acquistare scarpe col noto marchio.

Ma resta comunque il disagio di doversi procurare l’attrezzatura poco prima di debuttare in campo e l’amarezza per un comportamento ingiusto che poteva essere evitato alla vigilia della competizione mondiale.

L’ira e la rabbia del ct iraniano è palese nelle sue parole di accusa:

Decisione ingiusta e dovrebbero scusarsi perché questa condotta arrogante contro 23 ragazzi è assolutamente ridicola e inutile. I giocatori si abituano al loro equipaggiamento sportivo e non è giusto cambiarlo una settimana prima di partite così importanti

Fortunatamente il problema non sussiste per le divise da gioco che, essendo fornite dall’azienda tedesca Adidas, non devono sottostare ad alcun tipo di restrizione.

Per la prima volta, anche nel calcio, gli iraniani devono fare i conti con la politica a causa di un embargo del presidente americano che mina la serenità della squadra e la mette in difficoltà, negandole quei privilegi che altri team possiedono, come la scarpa su misura, modelli diversi a seconda del campo e un cambio da usare dopo l’intervallo.

Accorato e giustificato, quindi, l’appello di Queiroz:

Siamo solo manager e calciatori, e non dovremmo essere coinvolti in queste questioni, stiamo chiedendo alla Fifa di aiutarci

Ma il debutto è ormai agli sgoccioli: l’Iran, con o senza l’aiuto della Fifa, scenderà in campo contro il Marocco venerdì 15 giugno alle ore 17.00.

Nonostante sia capitato in un girone di ferro, con Spagna, Portogallo e Marocco, pare che l’Iran sia più che pronta ad affrontare la sfida dei Mondiali. Infatti la nazionale iraniana è stata la prima squadra, tra le partecipanti alla Coppa del Mondo, ad arrivare in Russia.

Ad accogliere i calciatori e tutto lo staff tecnico iraniano, atterrati all’aeroporto Vnukovo alle 20:30 ore locali di martedì 5 giugno, vi era, oltre a numerosi giornalisti provenienti da diversi Paesi, anche il ministro della cultura fisica e dello sport della regione di Mosca, Roman Teriushkov, il quale ha dichiarato alla stampa:

Siamo lieti di dare il benvenuto a Mosca alla nazionale dell’Iran. La nostra regione è ben preparata per accogliere gli ospiti del Campionato del Mondo di calcio e sono sicuro che tutte le delegazioni straniere saranno soddisfatte del loro soggiorno nella regione di Mosca durante la Coppa del Mondo.

Venerdì 8 giugno a Mosca, allo stadio Spartak, l’Iran disputerà una partita amichevole contro la Lituania. Questo match sarà l’ultimo test per gli iraniani prima dell’inizio della Coppa del Mondo ed è stato organizzato dopo che, la Grecia prima ed il Kosovo poi, si sono resi indisponibili a disputare un’amichevole il 2 giugno contro l’Iran.

La nazionale iraniana disputerà la fase a gironi nel gruppo B ed esordirà contro il Marocco il 15 giugno a San Pietroburgo, poi affronterà la Spagna il 20 giugno a Kazan ed il Portogallo il 25 giugno a Saransk. Come sede del ritiro, gli iraniani hanno scelto la sede di allenamento del Lokomotiv, a Bakovka, nella regione di Mosca.

È possibile rischiare la galera solo per guardare la partita della propria squadra del cuore? In Iran è quello che succede frequentemente a causa del regime restrittivo nei confronti delle donne. In un paese dove non esiste la parità dei sessi, i gesti di “disobbedienza civile” sono all’ordine del giorno.

E così succede che pur di non perdersi un incontro di calcio molto importante, 5 donne decidano di travestirsi da uomini per entrare allo stadio.

È accaduto in occasione del match del Persepolis, che giocava all’interno dell’Azadi Stadium di Teheran. Una partita che le 5 iraniane non potevano assolutamente perdere, anche a costo di correre rischi con le forze dell’ordine.

Sport e donne, in Iran, vivono su due binari completamente separati e per il genere femminile è impossibile anche assistere ad un evento sportivo di qualsiasi natura. Questa legge, in vigore sin dalla Rivoluzione del 1979, serve per tutelare il sesso debole dalla natura violenta delle manifestazioni di tifo sportivo. Ma non è l’unica ragione: per le donne è vietato guardare uomini in pantaloncini.

Insomma, entrare allo stadio è un tabù che solo le più coraggiose decidono di infrangere per tifare la propria squadra.

Shabnam, Leili, Zeinab, Zahra, Mohadeseh hanno eluso la sorveglianza all’ingresso dello stadio con un abile travestimento, fatto di barba, trucco e parrucche che le rendeva molto somiglianti a veri uomini. In passato anche altre donne hanno tentato questo escamotage per guardare una partita di calcio, ma non sono state altrettanto fortunate.

Con il loro travestimento hanno tifato come gli uomini e hanno potuto gioire della vittoria del Persepolis, incoronato campione dell’Iran, senza curarsi del loro essere “donne”. A dimostrazione del loro gesto che si oppone ad un’ideologia ingiusta sono anche uscite allo scoperto postando sui social le loro foto, che hanno fatto il giro del web diventando subito virali.

Direttamente dalla voce di una delle protagoniste, Zeinab, arriva la protesta di una donna che non intende rinunciare alle sue passione per una legge sessista:

Era la sesta volta che entravo allo stadio travestita. Una volta sono anche stata arrestata e ho passato una notte in galera

Le 5 donne hanno ricevuto molti consensi e messaggi di solidarietà, anche da parte di giornalisti e attivisti del movimento femminile che hanno deciso di diffondere i loro video per lanciare un messaggio importante. In questo paese, sono diverse le limitazioni che quotidianamente impediscono alle donne di vivere come gli uomini, ma il sorriso delle protagoniste di questa storia e la gioia di assistere ad una partita di calcio sono la prova evidente che si tratta di leggi antiquate, da combattere e superare, ognuno con i propri mezzi.

Inizia con una sconfitta al tie-break il cammino degli Azzurri nella Grand Champions Cup. L’Italia ha ceduto ad un Iran molto reattivo in difesa e concreto in contro-attacco. In un match lunghissimo non sono mancati i capovolgimenti di punteggio, i momenti di spettacolo, inframmezzati dai tanti errori al servizio commessi soprattutto dai ragazzi italiani.
Domani all’alba italiana (orario d’inizio 5.40) c’è la gara con il Brasile, che ha iniziato il suo torneo superando 3-0 la Francia.
Blengini ha mandato in campo la formazione titolare con Giannelli in regia, Vettori sulla diagonale (sostituito da Sabbi dal terzo set in poi, Mazzone e Piano al centro, Lanza e Antonov di banda, Colaci e Balaso ad alternarsi nel ruolo di libero.

Le cose migliori, in una gara altalenante sono venute dai due martelli: punti di riferimento puntuali per la regia di Giannelli, bravi in ricezione, utili anche al servizio con Antonov che ne ha piazzati ben 4 vincenti.

La partita è stata molto lunga, agonisticamente interessante, ma non bellissima. Si è giocato per 3 set punto a punto, dopo che l’Iran ha dominato il primo e prima che Marouf e compagni si imponessero in un tie-break ben presto indirizzato in loro favore.
Gli azzurri sono partiti con il freno a mano tirato, sbagliando qualche attacco di troppo. L’Iran si è portato 5-2, ma è stato presto rimontato. I ragazzi di Blengini si affacciano avanti sul 12-11, ma continuano a commettere errori (alla fine saranno 42 in totale). l’Iran fugge 18-14 e poi chiude con un netto 25-19.

Le cose non cambiano molto all’inizio del secondo. Nonostante la vena offensiva di Lanza e Antonov, la squadra italiana non trova continuità e si trova subito ad inseguire. Sul 9-12 Blengini ferma il gioco e le indicazioni servono a far ragionare la squadra. Gli Azzurri arrivano sul 16-15, poi grazie ad un challenge indovinato conducono 20-18. Il sestetto persiano non cede e si arriva al punto a punto che porta al 25-23 propiziato da un bel muro di Mazzone.

L’Italia sembra più serena dopo il pareggio, ma poi ricade nelle stesse problematiche, sbagliando più del dovuto. I tanti errori penalizzano la formazione di Blengini, che non riesce ad allungare. Il vantaggio non va oltre le due lunghezze sino al 22-20, quando l’Iran rimonta. L’Italia difende il vantaggio minimo ha tre set-point, poi lascia il set nelle mani della squadra di Kolakovic 28-26.
Quarto parziale che s’inizia nel segno dell’Italia che si porta 14-10, ma il suo cambio-palla diventa difficile e si ritrova ad inseguire 17-18. L’Italia ha ancora la forza di allungare 20-18, ma poi gli errori al servizio la penalizzano ancora Lanza e compagni. L’Iran arriva al match-point, non ne sfrutta due poi gli Azzurri strappano con i denti il 31-29, con Sabbi subentrato a Vettori nel terzo set in evidenza.

Nel tie-break l’equilibrio dura pochi scambi, poi l’Iran prende il largo e chiude la gara in suo favore nonostante il tentativo di rimonta finale italiano.

il tabellino

ITALIA-IRAN 2-3 (19-25 25-23 26-28 31-29 11-15)
ITALIA: Giannelli 6, Antonov 18, Piano 10, Vettori 8, Lanza 23, Mazzone 13. Colaci (L), Balaso (L), Spirito, Sabbi 11, Buti 1, Randazzo. Non entrati: Ricci, Botto, All. Blengini.
IRAN: Ebadipour 20, Faezi 9, Marouf 2, Ghaemi 9, Seyed 16, Ghafour 21, Heydari (L), Marandi (L). Ghara 1, Salafzoon Mirzajanpour, Non entrati: Gholami, Nazari, Manavi, All. Kolakovic.
ARBITRI: Turci (Bra) e Zenovich (Rus).
Spettatori: 4600. Durata set: 22, 33, 32, 35, 16.
Italia: bs 27, a 8, m 15, e 15.
Iran: bs 14, a 3, m 8, e 8.