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Ora che le voci degli ultimi tempi hanno il marchio ufficiale di un comunicato alle prime luci dell’alba, Antonio Conte è il nuovo allenatore dell’Inter. Con Beppe Marotta dietro la scrivania, si ricompone la coppia simbolo dei primi anni di rinascita juventina. E così dopo Trapattoni, Lippi (e anche Gasperini), la società nerazzurra si affida al tecnico leccese per tornare a vincere. Obiettivo dichiarato dalla società di Steven Zang se ingaggi uno dei migliori e più pagati manager a livello internazionale. Abbiamo provato a immaginare, con qualche giorno d’anticipo, la prima conferenza stampa dell’ex capitano della Juve ad Appiano Gentile con le tre domande che gli vanno assolutamente fatte.


Buongiorno mister, benvenuto all’Inter. Ci tolga subito una curiosità, quanti sono gli scudetti della Juve?

Ma sicuramente per me è un grande onore vestire questi colori. Nei miei anni in bianconero, da giocatore e da allenatore, ho sempre avuto grande rispetto per questa società. Io sono un professionista, il mio passato è importante ma per me ora conta solo l’Inter. Non mi interessa il calcolo degli scudetti che ci sono stati, mi interessa l’albo d’oro dell’Inter dalla stagione 2019-2020.

Quel 26 aprile 1998 lei era in campo nel famoso Juve Inter passato alla storia per il contatto Iuliano Roaldo. Secondo lei era rigore?

Le situazioni in campo sono gestite dall’arbitro, non da me. In quella partita ero capitano dei bianconeri, così come poi sono stato allenatore della Juventus, ma ora la Juventus non c’entra. Non esiste. C’è solo l’Inter, c’è anche una canzone che dice questo, no?


Cosa rappresenta per lei il 5 maggio?

La più straordinaria opera letteraria di Alessandro Manzoni.

Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

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Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.

Mentre i tifosi dell’Inter stanno ancora smaltendo lo stress degli ultimi 90 minuti della squadra nerazzurra contro l’Empoli, mister Luciano Spalletti ha voluto ringraziare i suoi ragazzi per il traguardo raggiunto (seppur in maniera soffertissima).

Il tecnico di Certaldo, che oramai è ai saluti finali con la società del presidente Zhang, ha voluto omaggiare i propri uomini per il lavoro e per il carattere messo in campo affinché si agguantasse quell’obiettivo minimo posto all’inizio della stagione, la qualificazione alla Champions League.

Il ringraziamento lo ha fatto in maniera del tutto particolare, postando una foto sul profilo Instagram in cui è ritratto parte di uno scaffale di casa Spalletti in cui ci sono le maglie di tantissimi campioni incrociati dal tecnico toscano durante la carriera e che sono stati protagonisti soprattutto nel torneo calcistico più bello del mondo.

Una collezione di casacche, per l’appunto, appartenute a campioni del passato e del presente in cui al centro spiccano le divise e i nomi dei giocatori nerazzurri che sono stati gli interpreti della stagione appena conclusa.

 

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Nomi da Champions League…Bravi ragazzi, avete riportato nuovamente l’Inter nel torneo più importante del mondo! Grazie 🖤💙⚽️ #senzatregua

Un post condiviso da Luciano Spalletti (@lucianospalletti) in data:

Sotto il post di Spalletti tanti i commenti di ringraziamento per il lavoro effettuato, ringraziamenti che sanno di addio. È sempre più incombente l’ombra di Antonio Conte alla Pinetina. Intanto per Spalletti un’altra brutta notizia è giunta direttamente dalla sua famiglia, con la scomparsa del fratello Marcello.

Tredici febbraio 2019, l’Inter ufficializza il passaggio della fascia da capitano da Icardi ad Handanovic e per il numero 9 argentino inizia una discesa ripida che, tuttora, pare non sia finita.

L’ultimo capitolo di questi lunghi mesi difficili per Maurito è la mancata convocazione per la prossima Coppa America. Il commissario tecnico Scaloni, infatti, ha deciso di privarsi della punta nerazzurra per il torneo continentale puntando su altri colleghi come: il compagno di squadra Lautaro, Messi, Aguero, Dybala e Suarez.

Una vera e propria beffa per l’ex capitano interista il quale, fino a qualche mese fa, era il giocatore imprescindibile per la squadra milanese e volto nuovo dell’attacco argentino, dopo l’addio di Higuain.
I mesi bui e burrascosi trascorsi alla Pinetina, le partite saltate a causa di infortuni, le divergenze con club e allenatore, i bisticci social e il poco feeling sotto porta hanno spinto il ct Lionel Scaloni a prendere questa decisione.

In effetti, questi primi cinque mesi del 2019 sono stati i peggiori della carriera di Mauro Icardi, sia dentro che fuori dal rettangolo verde.

Dal suo ritorno in squadra con più costanza ha gonfiato la rete solamente in due occasioni ed entrambe da calcio di rigore, l’ultimo messo a segno contro il Napoli nel 4-1 finale (con tanto di polemica tra la moglie Wanda Nara e il commentatore Daniele Adani).
Se cerchiamo la rete su azione, dobbiamo fare un salto addirittura al 2018 nel match prenatalizio del 18 dicembre nella vittoria contro l’Udinese a san Siro. Al braccio aveva ancora la fascia da capitano.

Da quando è arrivato a Milano questa è la sua seconda peggior stagione realizzativa in campionato. Peggio ha fatto solamente durante la prima annata (2013/14) quando di gol ne ha realizzati 9 ma in 22 match e all’età di 21 anni. Sicuramente l’ambiente e il rapporto soprattutto con mister e alcuni compagni ne hanno influito il rendimento. Mauro Icardi è sempre stato uno dei calciatori meno in discussione della rosa nerazzurra, soprattutto per la costanza nei gol.

Le varie divergenze nel triangolo Icardi – Nara – Inter hanno condizionato in maniera concreta la stagione dell’argentino, chiusasi anche con il forfait con l’Albiceleste. Il tutto collegato anche una grossa svalutazione da 100 (grazie alle reti in Champions League) a 60 milioni di euro, come riporta il Cies.

Il crollo del rendimento di Mauro Icardi da gennaio ad oggi secondo i dati del CIES, Eurosport
Il calo netto della valutazione del 9 argentino

Il futuro della punta è ancora tutto da scoprire: voci di mercato lo spingono altrove lui, attraverso Instagram, ha precisato di volere solo l’Inter.

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Il post di Icardi che spegne le voci di mercato

Con la quasi sicura partenza di Spalletti qualche scenario cambierà e chissà se Maurito sarà ancora l’attaccante chiave dei nerazzurri o ci sarà lo scossone di mercato.

L’ultima volta che l’Inter ha chiuso in vantaggio il primo tempo di un derby d’Italia giocato fra le mura di casa? Affare di quando in panchina sedevano Alberto Zaccheroni, per i nerazzurri, e Marcello Lippi, con i bianconeri. E’ quanto fa sapere FootStats.it, realtà specializzata in statistiche del calcio italiano.

DIGIUNO INTER

Quella in programma domani sarà la sfida numero 172 fra Inter e Juve nella Serie A con la formula del girone unico. La passata stagione, 2017/2018, furono i bianconeri a imporsi col punteggio di 3-2, dopo un primo tempo chiuso in vantaggio e un avvio di ripresa con rimonta e sorpasso nerazzurri. A colpire è però un altro dato: l’ultimo gol fatto dal Biscione nel primo tempo di un Inter-Juve di Serie A risale alla stagione 2014/2015, quando all’intervallo le due squadre rientrarono negli spogliatoi sul punteggio di 1-1: vantaggio firmato Icardi, pareggio di Marchisio (su rigore). Con una statistica del genere complicato vedere il segno 1 in schedina già dopo i primi quarantacinque minuti e resistere fino al triplice fischio finale.

L’ULTIMO DOPPIO 1 IN SCHEDINA

Scartabellando gli almanacchi scopriamo così che l’ultima volta di un derby d’Italia con l’Inter padrona di casa e in vantaggio sia al termine del primo che del secondo tempo porta la data della stagione 2003/2004. Allora, 28esima giornata, Martins (I), un’autorete di Kily Gonzalez e Vieri (I) fissarono il punteggio sul 2-1 al termine dei primi quarantacinque (più recupero) minuti di gioco. La sfida sarebbe poi terminata col risultato di 3-2 e i gol nel secondo tempo di Stankovic (I) e Di
Vaio (J). Dal campionato seguente, il 2004/2005, il bilancio degli Inter-Juve all’intervallo racconta di:
0 vittorie Inter
10 pareggi
3 vittorie Juventus
2 gol fatti Inter (Maicon e Icardi)
5 gol fatti Juventus (Vucinic, Marchisio, Quagliarella, Marchisio rig. e Douglas Costa)

Nel dettaglio, stagione per stagione, il risultato degli Inter-Juve dal 2004 e dopo 45’:
2004/2005, 13esima giornata, Inter-Juventus 0-0
2005/2006, 25esima giornata, Inter-Juventus 0-0
2007/2008, 30esima giornata, Inter-Juventus 0-0
2008/2009, 13esima giornata, Inter-Juventus 0-0
2009/2010, 34esima giornata, Inter-Juventus 0-0
2010/2011, sesta giornata, Inter-Juventus 0-0
2011/2012, decima giornata, Inter-Juventus 1-2
2012/2013, 30esima giornata, Inter-Juventus 0-1
2013/2014, terza giornata, Inter-Juventus 0-0
2014/2015, 36esima giornata, Inter-Juventus 1-1
2015/2016, ottava giornata, Inter-Juventus 0-0
2016/2017, quarta giornata, Inter-Juventus 0-0
2017/2018, 35esima giornata, Inter-Juventus 0-1

Corse di cavalli, piogge torrenziali, maglie scambiate con rispetto. C’è questo ed altro nella partweeta della domenica delle Palme del campionato. Ecco le dieci migliori perle che il web ha offerto nel weekend prolungato fino al lunedì.

Darsi all’ippica

I’m coaching in the rain

Gli scambi di maglia, quelli belli

Buone Palme

I promessi sposi

Social down

Photoshop

Talismani

Spalletti style

Eppure…0-0

Il razzismo causa o effetto? E poi improbabili salvataggi sulla linea, il ritorno del figliol prodigo, simulazioni diventate rigori. C’è come sempre di tutto in serie A, anche nel turno infrasettimanale che ha fatto dannare l’anima a molti fanta-allenatori. Il materiale per la tradizionale partweeta non manca, ecco i dieci post più divertenti della giornata.

Razzismi di governo

Sliding doors


Dazn, c’è posta per te


Ripetiamo insieme


Iceman


Ti fidi di me?


Tempi supplementari


La fila in bagno


Giak, silenzio stampa


L’abbiamo fatto un po’ tutti, Pres

E’ primo aprile, è lunedì ma già da domani si torna in campo per la 30ma giornata di serie A. Compleanni importanti per Arrigo Sacchi (73 anni), Alberto Zaccheroni (66), Giancarlo Antognoni (65). Mettetevi comodi, fermatevi un attimo e ripercorrere l’ultimo turno di campionato in dieci imperdibili tweet.

Reincarnazione


Esempi


Lezione zen


Scampato pericolo

Prenderla con cultura


Corsi e ricorsi


Una scala per il paradiso


Sobrietà


In fake stat virtus

Pace e bene

Questa volta “Amala” sarà declinato anche nella versione più romantica in rosa. Non sarà più solo rivolto ai maschietti con l’Inter in campo, ma avrà la sua accezione anche alle ragazze allenate dall’argentino Sebastian De La Fuente. L’Inter femminile accede in serie A dopo il 6-0 casalingo contro l’Arezzo. Le nerazzurre hanno segnato un ruolino di marcia da record. Diciassette vittorie su diciassette partite, 63 gol segnati e la miseria di 6 subiti. Una promozione centrata con ben cinque giornate di anticipo. Non c’è quindi solo la Juve che riempie l’Allianz Stadium nel match scudetto contro la Fiorentina.

Sarà una grande A in rosa

Due gol a testa per Marinelli e Rognoni, i centri di Merlo e Pandini. Così l’Inter al centro sportivo Suning di Appiano Gentile può brindare alla promozione. In A le ragazze nerazzurre troveranno le società più blasonate del pallone di casa nostra: dalle già citate Juve e Fiorentina, a Milan, Roma. La sfida sarà, sul modello juventino, trasferire alla Scala del Calcio le partite interne della squadra di La Fuente. D’altronde Suning punta molto alla valorizzazione del brand Inter anche nella versione “Women”. Non a caso la dirigenza aveva rilevato il titolo sportivo dall’Asd femminile Inter Milano di Beppe Baresi (e in rosa c’è la figlia e capitano Regina).

E’ una grande soddisfazione per tutta la Società, il progetto era stato costruito sin dall’inizio per ottenere questo risultato: complimenti a tutta la squadra, al tecnico e alle ragazze per il percorso netto che hanno fatto registrare.

Le parole del Ceo interista Alessandro Antonello certificano la volontà della dirigenza nerazzurra. Un ulteriore tassello alla crescita del calcio femminile. Il sold out di Juve Fiorentina, per quanto il biglietto fosse gratuito, testimonia la voglia di scoprire un mondo nuovo. Un vento che soffia anche nel resto d’Europa sulla scia di quanto accaduto a Madrid con Atletico – Barcellona in rosa. L’appuntamento cerchiato in rosso è il Mondiale in programma in Francia la prossima estate dal 7 giugno al 7 luglio. L’Italia del ct Milena Bartolini è inserita nel girone C con Australia, Brasile e Giamaica. I campioni in carica, a differenza di quanto accade nel calcio maschile, sono gli Stati Uniti.

Il 14 febbraio, poco dopo mezzogiorno, l’Inter comunicava con un tweet dal suo profilo ufficiale che il nuovo capitano era Handanovic, destituendo così Mauro Icardi. I nerazzurri erano terzi in classifica, relativamente tranquilli e alla vigilia del debutto in Europa League, dopo l’eliminazione dalla Champions. Il 14 marzo i nerazzurri sono eliminati dall’Eintracht Francoforte negli ottavi della competizione europea e in campionato hanno ceduto il passo al Milan. Alle spalle incombono Roma, Atalanta e Lazio. In un mese esatto una stagione da protagonisti si sta trasformando nell’ennesima annata di transizione.

Caos (poco) calmo

Spalletti è arrivato alla gara decisiva contro i tedeschi con gli uomini contati. L’emergenza in attacco era totale: Lautaro squalificato, Keita al rientro dopo un infortunio, Icardi praticamente scomparso. Già perché non è facile spiegare cosa sia accaduto in questi trenta giorni tra la società di Suning e l’attaccante argentino. Malumori con lo spogliatoio, problemi per il rinnovo del contratto, imbarazzo per le dichiarazioni della moglie/procuratrice. Tre motivazioni mascherate dalla sola spiegazione ufficiale: Icardi si allena a parte per un fastidio al ginocchio che lo tormenta da inizio anno. Peccato che però l’Inter abbia comunicato che la situazione sanitaria del centravanti non è mutata rispetto a inizio anno.

Nessun vincitore

Da una parte, quindi, abbiamo la nuova dirigenza interista con a capo Marotta che usa il pugno di ferro a qualsiasi costo. A rischio (fortissimo) di svalutare il patrimonio più importante della squadra (122 gol in 210 presenze). A rischio di compromettere una stagione incoraggiante fino a un mese fa. A rischio di innalzare a leader chi solo 40 giorni fa sarebbe voluto andare via (Perisic). Dall’altra parte, Icardi non ha fatto nulla di concreto per dimostrare quell’amore ai colori tanto sbandierato sui social. Nessuno passo verso la squadra nel momento più delicato dell’anno. Nessuna reale retromarcia da parte dell’entourage capitanato dalla moglie Wanda Nara. Una gestione imbarazzante del caso sotto qualsiasi punto di vista. A farne le spese l’Inter, le sue ambizioni, i suoi tifosi.