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Questa volta il buu è diverso. Perché se c’è un modo per combattere i razzisti è capovolgere il loro messaggio. Allora l’ululato non è di scherno verso il colore della pelle o l’etnia di provenienza, ma un acronimo dal significato potente. Brothers Universally United, il buu sta per fratelli universalmente uniti. E’ l’iniziativa virale che l’Inter mette in campo alla vigilia della sfida di campionato contro il Sassuolo. Le tribune di San Siro sconteranno la seconda giornata di squalifica dopo gli insulti a Koulibaly nel boxing day contro il Napoli. Lo stadio si riempirà di 11mila bambini che faranno da cornice a un buu diverso.


Il motto della serata sarà ben presente sugli schermi di San Siro, sulle magliette dei calciatori con apposita patch sulla manica e sui cappellini indossati dai piccoli spettatori. L’iniziativa, già condivisa dalle altre società di serie A sui social network, richiama lo spirito originario dell’Internazionale, ovvero quel Fratelli del mondo di cui parla nell’atto di fondazione del club meneghino.


Dal presidente Steven Zhang a Javier Zanetti, passando per Mauro Icardi, Luis Figo e Samuel Eto’o. Stelle di oggi e di domani unite contro l’inciviltà, la maleducazione e i cattivi esempi. “Scrivilo, non fermarti a dirlo”, esortano i big nerazzurri confidando nella condivisione social. Perché il buu al razzismo non è solo uno slogan o un hashtag. E’ un modo di vivere lo sport e la vita, senza alcuna differenze di pelle o etnia. Gli unici colori che contano sono quelli delle bandiere e delle magliette e il bianco, nero o giallo di un pallone che rotola su un prato verde.

Sono due colpi importantissimi: Aaron Ramsey e Diego Godin, i primi acquisti di Juventus e Inter di questa sessione di mercato invernale.

In verità i due arriveranno a costo zero il prossimo giugno, così da essere protagonisti dalla prossima stagione. Un affare per entrambi i club, un po’ di amarezza per quei fantallenatori  che speravano in un loro arrivo già a gennaio per poter puntare su di loro e sistemare centrocampo o difesa.

Il gallese è stato il primo vero colpo di Paratici dopo la partenza di Marotta, l’uruguaiano è stato il primo acquisto nerazzurro con Marotta amministratore delegato dell’area sportiva. Un intreccio che vede ancora protagoniste Juventus e Inter.

AARON RAMSEY

Classe 1990, Aaron Ramsey è un grande innesto per i bianconeri, sempre in cerca di grandi campioni dopo l’arrivo di Ronaldo l’estate scorsa. Il centrocampista gallese è stato ed è tuttora uno degli uomini più rappresentativi dell’Arsenal. A Londra è arrivato da giovanissimo nel 2008, anche se dal 2011 è rimasto in pianta stabile tra le file dei Gunners.

Il suo valore di mercato è di 40 milioni di euro ed è per questo che per la Juventus è stato un affare. Con la maglia dell’Arsenal ha avuto un equilibrio tra gol e assist realizzati quasi perfetto. In 355 apparizioni ha messo a segno 62 reti e 63 assist (38 gol e 51 assist in Premier). Dal bonus facile il gallese sarà sicuramente uno dei centrocampisti più tirati alle prossime aste fantacalcistiche. Il 7 ottobre scorso ha regalato perle come questa nel derby contro il Fulham

Da qualche anno però si parla anche di “maledizione” dei gol di Ramsey. Se per i tifosi le sue reti sono una gioia, dall’altra fanno tremare il mondo intero, questo dovuto a bruttissime coincidenze legate alle reti messe a segno dal calciatore gallese. Maledizione partita dal 2009, ma che ovviamente non preoccupa i tifosi bianconeri.

DIEGO GODIN

Per sperare di ottenere il modificatore di difesa, beh allora l’anno prossimo potrete far affidamento su Diego Godin. All’Inter il difensore uruguaiano porterà sicuramente affidabilità ed esperienza internazionale. Se l’Atletico Madrid negli ultimi anni è una delle difese più rocciose d’Europa il merito è soprattutto del suo capitano. A quasi 33 anni è ancora molto affidabile ed è sicuramente un gran acquisto per i nerazzurri, i quali quasi sicuramente perderanno Miranda e Ranocchia, e con il dubbio Skriniar.
Godin, inoltre, è anche molto corretto e quindi pochi malus. In 484 presenze: 108 cartellini gialli, 3 doppie ammonizioni e 5 espulsioni.
I Colchoneros subiscono pochi gol e così i nerazzurri potranno continuare sulla scia di quest’anno dove il reparto arretrato sta ben figurando. Con5 clean sheets, è uno dei migliori d’Europa.  L’uruguaiano, inoltre, da un buon supporto anche in fase realizzativa: quest’anno sono già due i gol messi a segno.

Abbiamo copiato il boxing day, ma non bastava solo giocare a Santo Stefano. Il solito clima di veleni e sospetti. I soliti ululati razzisti negli stadi. E anche un morto per una partita di calcio, che in Italia ahinoi non rappresenta una novità. Da Vincenzo Paparelli nel 1979 al tifoso dell’Inter ucciso negli scontri prima della gara con il Napoli. Neanche il clima natalizio ha saputo fermare l’ordinaria follia del calcio italiano.

 

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Nel mondo e nel calcio Ci vorreberro sempre educazione e rispetto. No al razzismo e a qualunque offesa e discrimination!!!

Un post condiviso da Cristiano Ronaldo (@cristiano) in data:


Hanno iniziato i presidenti, senza alcun motivo fondato, con la polemica preventiva contro le designazioni arbitrali. Un unicum che accade solo da noi, altrove sarebbe inconcepibile.

La scelta di Mazzoleni è una brutta notizia, mi preoccupa. Con noi è cattivo e imparziale

Le parole fuori luogo di De Laurentiis accendono la miccia prima di Inter Napoli. Dichiarazioni che, in altri Paesi, avrebbero portato come minimo a un deferimento. Qui invece, come spesso succede, passano “in cavalleria”, come dice Allegri e nessuno osa contestare nulla. E’ proprio il tecnico juventino a riferirsi, senza mai nominarlo, al presidente napoletano.

Non è elegante fare certi tipi di dichiarazioni, dobbiamo essere noi a educare i tifosi. In Italia viene concesso tutto e di più

D’altra parte le anomalie italiane non si fermano solo al calcio, ma è al pallone che vogliamo ora fermarci. Il folle boxing day nostrano si conclude con il posticipo tra Inter e Napoli, già preceduto dal veleno di De Laurentiis. I soliti beceri cori sui napoletani. I buu razzisti a intermittenza a seconda del colore della maglia. Gli incidenti prima del match che portano alla morte di un tifoso interista. L’espulsione di Koulibaly, giusta nel merito, strumentalizzata per portare acqua al proprio mulino. E poi i soliti commenti a fiume che piovono in queste ore. “Basta, sospendiamo tutto, si fermi il calcio. Slogan dal like facile che si ripetono da anni e non hanno portato a nulla.


Troppo difficile individuale i responsabili dell’omicidio e punirli con la legge? Troppo difficile dare il Daspo a chi ulula versi e cori razzisti? Costituzione alla mano, la responsabilità penale è personale. Così come la responsabilità civile di quegli insulti non può ricadere sulle società. E’ l’assist migliore per gli imbecilli. E non fanno neanche una gran figura quelli che stanno con Koulibaly però prima gli italiani e stop accoglienza. Porti chiusi, stadi aperti.

Quando in estate Radja Nainggolan è passato all’Inter in molti pensavano che i nerazzurri avessero assestato un colpo decisivo per riavvicinarsi alla Juventus. Uno dei centrocampisti più forti della serie A, sottratto alla concorrenza (la Roma), per metterlo al servizio del suo mentore Spalletti. Sei mesi dopo quel 26 giugno il belga non giocherà la partita col Napoli nel giorno di Santo Stefano. Sospeso e multato dall’Inter per motivi disciplinari, ufficialmente per l’ennesimo ritardo agli allenamenti. E allora in quell’operazione di mercato estivo, alla fine potrebbe averci guadagnato la Roma. Oltre ai 38 milioni di euro della cessione, Di Francesco ha avuto anche Santon e Zaniolo. Se il primo va a corrente alternata, il secondo è diventato pedina fondamentale nello scacchiere capitolino a neanche 20 anni.


Il comunicato dell’Inter su Nainggolan ha interrotto la quiete dell’antivigilia di Natale, in mezzo tra la 17ma e la 18ma giornata di campionato. Il primo boxing day italiano prevede lo scontro diretto tra seconda e terza in campionato. Il belga non ci sarà, multato e sospeso in attesa di nuovi provvedimenti. Una decisione che, nella neonata Inter di Marotta, somiglia molto allo “sgabello” di Bonucci a Porto nel 2017. Secondo la Gazzetta dello Sport, la miccia sarebbe esplosa definitivamente dopo venti minuti di ritardo all’allenamento post Chievo. L’ennesima insubordinazione che segue una riunione tecnica saltata, di allenamenti effettuati non al top e di un comportamento non consono alla festa di Natale. Non sarebbe addirittura esclusa la cessione nel mercato di gennaio.


E così quel Nicolò Zaniolo, semisconosciuto ai più, entrato nell’operazione Nainggolan a giugno sta diventando il vero affare per la Roma. Centrocampista poliedrico, classe 1999 e originario di Massa, lo scorso anno ha trascinato la primavera dell’Inter allo scudetto con 13 gol. Mezz’ala, trequartista, all’occorrenza anche seconda punta o falso nueve. La poliedricità di Zaniolo è uno dei suoi punti di forza, assieme a un’esuberanza fisica non indifferente. Qualità che gli hanno permesso di emergere nella stagione poco fortunata della Roma finora. Non è un caso che Di Francesco l’abbia fatto esordire direttamente al Bernabeu a settembre contro il Real. Classe, carattere e muscoli. Zaniolo ha ben presto fatto dimenticare il ribelle Nainggolan alla Roma giallorossa. All’Inter si medita su uno scambio che, fino a oggi, è stato meno vantaggioso di quanto si pensasse.

La bomba di mercato (Maurizio Mosca, ti pensiamo) arriva a sera inoltrata, praticamente notte. Mauro Icardi poteva finire alla Juventus la scorsa estate. Avrebbe giocato in attacco con Cristiano Ronaldo, al posto di Mario Mandzukic. La notizia è della sua procuratrice, nonché moglie, Wanda Nara durante il programma tv “Tiki Taka”:

La verità è che l’Inter lo voleva mandare alla Juventus, è stato sempre Mauro a dire di no e a voler rimanere all’Inter. Nell’ultima finestra di mercato aveva un piede fuori, la Juve per convincermi mi ha detto che avrebbe fatto coppia con Ronaldo, e alla fine è arrivato davvero

Quindi, a sentire la pirotecnica ex moglie di Maxi Lopez, la dirigenza juventina avrebbe scambiato Icardi con Higuain. Il Pipita sarebbe così finito sull’altra sponda dei Navigli, quella nerazzurra. Mauro, invece, avrebbe indossato la maglia bianconera, avversario che gli porta fortuna visto il numero di gol segnati. L’eventuale duo con CR7 sarebbe stato tutto da verificare in campo. L’argentino è giocatore diverso da Mandzukic. Meno disposto al sacrificio, più animale da area di rigore. Certo, osservando i dati del croato con Ronaldo,  il sospetto è che Icardi avrebbe segnato ancor di più di quanto non stia facendo all’Inter. Ma nel gioco di Allegri, e nel calcio moderno, gli attaccanti non devono solo segnare. Devono anche supportare la squadra in fase di non possesso. Mandzukic ne è il simbolo estremo, per quanto lotta e corre. Il capitano dell’Inter deve invece migliorare questo aspetto, il suo unico tallone d’Achille finora.


Il retropensiero, tuttavia, è che Wanda Nara stia giocando d’astuzia sul tema spinoso del rinnovo del contratto. Icardi e la dirigenza interista stanno discutendo, al momento senza esito, del prolungamento del loro rapporto fino al 2023. Wanda assicura che non si tratta di un problema economico, ma la sua sembra una tattica abbastanza nota e prevedibile. Mettere in circolo voci di mercato per ritoccare l’ingaggio del suo assistito (e marito).

Siamo lontanissimi sul contratto, mi dà fastidio quello che è stato scritto in questi giorni. Nessuno mi ha chiamato per chiedermi spiegazioni. Icardi è un giocatore che non si deve discutere, deve rinnovare punto e basta. Meglio che non parlo di mercato, mi viene da ridere quando sento che Mauro non ha mercato. Con l’Inter non è una questione di soldi: quanto prende, per esempio, Higuain? Penso che l’Inter possa pagare il rinnovo. La priorità è rimanere in nerazzurro, ovviamente.

Beppe Marotta, neo dirigente interista, ha già la prima questione sul tavolo. Di fronte a lui ci sarà Wanda Nara. Proprio l’ex bianconero, che secondo la signora Icardi, avrebbe spinto per portare l’argentino alla Juve. Ora ha di fronte un bivio. Cedere alle richieste dell’attaccante o dettare la linea. Sempre che Wanda non escogiti un nuovo contropiede.

Come da routine a Nyon , nel primo lunedì dopo gli ultimi match di Champions ed Europa League ci sono stati i sorteggi per le nostre squadre italiane impegnate nei due tornei.

In vista degli ottavi, grande sfida per la Juventus che, nonostante sia passata come prima nel proprio girone, se la vedrà contro gli spagnoli dell’Atletico Madrid, allenati dall’argentino Diego Pablo Simeone.

Una gara difficilissima per la squadra di Allegri che volerà prima al Wanda Metropolitano di Madrid il 20 febbraio, per poi disputare la gara di ritorno all’Allianz Stadium il 12 marzo.

Decisamente meglio è andata alla Roma nonostante fosse in seconda fascia. I giallorossi hanno pescato i lusitani del Porto. Una sfida alla portata per la squadra di Di Francesco che però non deve certamente sottovalutare.

Tornando ai bianconeri, l’ottavo di finale ha già un sapore forte dato che entrambe le squadre sono competitive a livello europeo. In effetti, nella lista delle formazioni di seconda fascia, i Colchoneros sicuramente sono tra i più pericolosi da affrontare. La squadra di Simeone è ad alti livelli da diversi anni con calciatori che possono risolvere il match con una giocata, su tutti il francese Griezmann. È un gruppo solido che si basa su buonissima base difensiva e con un centrocampo sia tosto che tecnico, come gli spagnoli Koke e Saul.
Non è la prima volta che Max Allegri affronta Simeone e, sinora, il tecnico livornese  ne è uscito vincitore. Stessa sorte per Cristiano Ronaldo. Il campione portoghese ha tantissime volte affrontato gli ex cugini ai tempi del Real Madrid, si in campionato che in Champions come nella finale del 2014 a Milano.

Per la Roma la strada può essere più che percorribile. I portoghesi non sono imbattibili, nonostante abbiano superato il girone con cinque vittorie e un pareggio, realizzando ben 15 gol subendone 6.

Per quanto riguarda i sorteggi per i sedicesimi di Europa League, Napoli e Inter (le due italiane escluse dalla Champions) sfideranno rispettivamente FC Zurigo e Rapid Vienna, più difficile l’impegno per la Lazio che giocherà contro il Siviglia. Le gare si disputeranno il 14 e il 21 febbraio prossimo. I partenopei saranno prima ospiti allo stadio Letzigrund della città svizzera, mentre i nerazzurri voleranno a Vienna. Gara d’andata casalinga, invece, per i biancocelesti partiti in seconda fascia. Inter e Napoli hanno la possibilità concreta di poter strappare il pass per gli ottavi della competizione, sicuramente più ardua la strada per gli uomini di Simone Inzaghi. Il Siviglia è una squadra forte a livello europeo e recentemente ha più volte già vinto il torneo (2013-2014, 2014-2015 e 2015-2016). In rosa ci sono vecchie conoscenze del calcio italiano come: Franco Vàzquez, Éver Banega, Simon Kjær, Luis Muriel e André Silva. Il Rapid Vienna non è una squadra che deve impensierire quella di Spalletti a maggior ragione ora che non sta vivendo un buon periodo anche in campionato, tanto da essere uscito sconfitto nettamente per 6-1 nel derby contro l’Austria Vienna. I nerazzurri hanno tutti i mezzi per poter passare il turno in maniera agevole. Il Napoli di Ancelotti, dopo aver affrontato in maniera egregia Paris Saint Germain e Liverpool in Champions League, non può minimamente pensare che gli svizzeri possano essere un ostacolo insormontabile. Tuttavia non è una squadra da sottovalutare e che la sconfitta della Juventus a Berna contro lo Young Boys faccia da lezione.

Terze dovevano arrivare, secondo i pronostici della vigilia, e terze sono arrivate. Inter e Napoli abbandonano la Champions League e retrocedono in Europa League non senza rimpianti. Entrambe qualificate prima dell’ultimo turno, entrambe con l’amaro in bocca dopo le gare con Psv e Liverpool. Accomunate dal rimpianto di non aver fatto bottino pieno contro le squadre sulla carta più deboli. Olandesi di Eindhoven e Stella Rossa Belgrado. Da più parti si sperava in un poker di squadre italiane alla fase a eliminazione diretta. Dovremo accontentarci di Juventus e Roma, che hanno già ottenuto il pass qualificazione. Nerazzurri e partenopei si leccano le ferite di una serata amara che, tuttavia, lascia in eredità differenti stati d’animo.


Perché l’Inter è andata fuori

Sei punti nelle prime tre partite, due nelle ultime tre. Il girone europeo dell’Inter è stato altalenante, come spesso capita nella storia della società nerazzurra. Partenza da favola, con Vecino e la garra charrua che ribaltano il Tottenham. La vittoria di Eindhoven sembrava aver spianato la strada. Poi la marcia indietro: un punto col Barca (ci sta), il ko a Wembley con la squadra di Pochettino (ci sta meno). L’Inter spreca due match point e viene eliminata, forse giustamente visto l’andamento delle gare.


In fin dei conti, Barcellona e Icardi erano finiti sul banco degli imputati per presunta scarsa professionalità. La gara senza storia per i blaugrana contro il Tottenham. La trasferta madrilena di Icardi per la Libertadores. Peccato che tutt’e due abbiano fatto il loro dovere. Due settimane a parlare di calcoli e combinazioni e poi si toppa il presupposto iniziale. Vincere con il Psv. Spalletti ha avuto la colpa di non voler chiudere il discorso qualificazione a Londra, accontentandosi del pari. Un po’ come accaduto a Torino col cambio Borja Valero Politano. L’ex Sassuolo è, assieme al capitano argentino, l’uomo più in forma dell’Inter. E anche ieri, puntualmente, è stato sostituito. A differenza di Perisic, finora l’ombra di se stesso, ma sempre tenuto in campo dal tecnico di Certaldo.


Perché il Napoli è andato fuori

Cinque anni dopo il copione si ripete. Nel 2013 il Napoli di Benitez va fuori pur avendo fatto 12 punti in un girone di ferro con Arsenal e Borussia Dortmund. La differenza reti lo penalizza. Passa un lustro e con Ancelotti si rivive lo stesso psicodramma. Eliminati con 9 punti dietro Paris Saint Germain e Liverpool. Bastava un gol, anche perdendo 1-2, agli azzurri per superare il turno. Invece Hamsik e compagni devono accontentarsi dell’Europa League non senza rimpianti.

Il primo, enorme, riguarda la duplice gara con la Stella Rossa. I due punti lasciati in Serbia gridano vendetta come la traversa di Insigne. Tuttavia il Liverpool nei Balcani ha perso e i parigini non hanno certo passeggiato nonostante il punteggio (4-1). A pesare enormemente resta il gol sul 3-0 di El Fardou Ben Nabouhane della Stella Rossa nella gara del San Paolo. E se si aggiunge la rete di Di Maria presa allo scadere a Parigi si rischia di non dormirci più la notte. Il Napoli, invece, può mostrarsi fiero di quanto fatto in un girone proibitivo, avendolo condotto da primo in classifica fino al match di Anfield Road. Complimenti che non fanno punti, ma che torneranno utili per una Europa League da protagonista.

Quello di questa sera per l’Inter è un crocevia importante per la stagione. Restare in Champions League è un obiettivo fondamentale per prestigio e per le casse della società.

Quando ci sono stati i sorteggi per i gironi, alla Pinetina aleggiava un bel po’ di scetticismo riguardo il passaggio del turno. Tuttavia, dopo le buone prestazioni, i dubbi sono andati via via scemando e la consapevolezza di potersela giocare fino in fondo è salita.

Ed è proprio con questa consapevolezza che l’Inter dovrà scendere in campo davanti ai 67mila del Meazza contro il Psv Eindhoven. Per gli uomini di Spalletti è la partita cruciale per il proseguo nella competizione più importante al mondo, per stare tra le prime 16 squadre d’Europa e ritornare ad essere protagonista dopo anni bui.

Sembrava impossibile solo qualche mese fa. Cristiano Ronaldo e Lionel Messi in serie A. Scenario da fantacalcio. Così improbabile vedere i due marziani degli ultimi 10 anni lasciare la Liga per l’Italia. E invece a luglio il primo colpo di scena. Blitz di Andrea Agnelli in Grecia e CR7 in Italia. I primi mesi italiani del portoghese hanno già lasciato i primi segni del fuoriclasse. Undici gol in 19 partite con i bianconeri, 10 in campionato e uno (meraviglioso) in Champions contro il Manchester United. Ha giocato in tutte le partite, lasciando il campo solo nel finale della partita di Firenze, sostituito da Bernardeschi. La sensazione di aver accresciuto la consapevolezza della squadra di Allegri. Ronaldo è il professionista di sempre: corre, ha voglia, segna e fa assist. E, in tre interviste rilasciate ai quotidiani sportivi italiani, chiama il suo rivale di sempre:

Mi manca? No, magari è il contrario. Io ho giocato in Spagna, Inghilterra, Italia e Portogallo e ho vinto ovunque lui è sempre stato in Spagna. Magari ha più bisogno lui di me… Per me la vita è una sfida, mi piace e mi piace far felici le persone. Mi piacerebbe che venisse in Italia, un giorno. Faccia come me, accetti la sfida.


E allora il piatto è servito. Le parole del portoghese stuzzicano la fantasia. Ronaldo e Messi in Italia. Qualcuno obietterà che sono a fine carriera, ma non sono giocatori normali. Due marziani che fanno del professionismo il loro valore assoluto. L’ingrediente fondamentale per tener vivo il talento da fuoriclasse. Già, ma con CR7 alla Juve, Messi dove andrebbe? Domanda, oggi, senza una risposta univoca. L’ex Real Madrid è andato nell’unica squadra italiana che aveva la consistenza economica per comprarlo (a prezzo quasi di saldo, 100 milioni, ingaggio a parte). Sogni a parte, solo un’altra squadra oggi avrebbe i mezzi, in teoria, per portare l’argentino in Italia. L’Inter con il colosso Suning. La più seria accreditata, nei prossimi anni, a interrompere il dominio della Juventus, soprattutto dopo l’arrivo di Marotta. Ma c’è da fare i conti con i paletti dell’Uefa, che già in questi anni ha acceso i suoi riflettori sui bilanci dei nerazzurri. Solo una suggestione, invece, immaginare un Messi che ripercorre le gesta del Pibe de Oro a Napoli. Fuori classifica Roma e Milan.

Messi in Italia e all’Inter: solo suggestione?

 

La Pulce, in questo modo, colmerebbe quell’unica differenza che lo separa da Cristiano. Uno ha giocato solo nel Barcellona, l’altro ha girato tra Portogallo, Inghilterra, Spagna e Italia. Sarà la molla per accettare la sfida nel campionato italiano?

Quello che affascina di Mario Mandzukic è questa continuità assurda nell’esserci dentro la partita, è assurda, cioè, non è croato, noi non siamo così. Tedesco? Peggio, come gli inglesi, quelli pazzi che rincorrono tutti.

Parola di Zvonimir Boban, leggenda del calcio croato che ben descrive cosa rappresenta il numero 17 della Juventus. Ancora decisivo per le sorti bianconere dopo il gol dell’1-0 contro l’Inter. Settimo gol in campionato, mai così bene da quando è in Italia in termini realizzativi. Merito del nuovo compagno in attacco, non uno qualsiasi (Cristiano Ronaldo). Merito delle scorribande sulla fascia di Joao Cancelo. Merito di una leadership offensiva che Mandzukic si è preso dopo la cessione di Higuain. A 32 anni il centravanti nato a Slavonski Brod sta vivendo la fase migliore della sua carriera, dopo i tempi del Bayern Monaco.

Fu proprio in Baviera, dopo i due anni al Wolfsburg, che l’attaccante si consacrò a livello internazionale. Alla sua prima stagione vince il triplete, con gol in finale di Champions League contro il Borussia Dortmund. Lo stesso Allegri lo ha ricordato dopo la gara con i nerazzurri.

Se è uno dei giocatori a cui non rinuncerei mai? Io guardo a chi vince e mi sembra che da quando sia andato via dal Bayern, ad esempio, i tedeschi non abbiano vinto più nulla in Europa. Era lui il centravanti del Bayern che vinse il Triplete. Sono giocatori ‘pesanti’, che stanno dentro la partita con fisicità

L’arrivo di Guardiola al Bayern fa scalare il croato nelle gerarchie offensive, soprattutto con l’acquisto di Lewandowski. Il tiki taka dello spagnolo poco si combina con le caratteristiche di Mandzukic. Così il croato fa le valigie e va a Madrid, sponda Atletico dove vive una stagione poco fortunata con Simeone. La rinascita avviene a Torino con la Juventus.

Allegri stravede per lui, nelle battaglie non può prescindere da Mandzukic. L’attaccante gioca da tuttocampista. Non è solo il puntero in attacco, ma dà un enorme contributo in fase di non possesso. Così Mario lo puoi trovare sulla fascia, a centrocampo, in difesa. La sua grinta e la sua dedizione conquistano il pubblico bianconero. Mister No Good è determinante nei momenti chiave, segna forse poco ma è pedina irrinunciabile. Fa centro, in ogni caso, anche nella dolorosa sconfitta in finale di Champions contro il Real Madrid.

La sua maturazione definitiva porta fieno anche alla causa della Nazionale, con cui centra uno storico titolo di vicecampione del mondo in Russia. Poi la scelta di ritirarsi dai colori croati e dedicarsi esclusivamente alla Juventus. Con Cristiano Ronaldo e Dybala è il perno dell’attacco juventino. Va a segno nelle partite che contano, dal Napoli al Valencia, dal Milan all’Inter. Ma potreste ritrovarlo anche a rincorrere in scivolata un avversario al 90’ nella propria metà campo. Mario è fatto così, un po’ tedesco, un po’ inglese.