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In Serie A ha toccato quota 121 consecutive, l’ultima nel pareggio 2-2 contro la Sampdoria ha anche segnato. E se estendiamo la striscia comprese coppe europee e Coppa Italia, Francesco Acerbi ha superato le 140 gare di fila in cui è stato regolarmente schierato in campo. Da titolare, per di più. La centoquarantesima è toccata a fine novembre contro l’Apollon in Europa League e, com’è plausibile immaginare, il numero tenderà ad aggiornarsi di volta in volta.

Alla voce stacanovista del calcio, troverete il faccione del 30enne centrale difensivo della Lazio, un passato da ottimi livelli a Sassuolo e Chievo, meno al Milan dove si dimostrò “nomen omen” (solo in quella circostanza) troppo acerbo. Una sfida, una dimostrazione di grande caparbietà e correttezza: 90’ più recupero da quattro stagioni praticamente, nemmeno una squalifica per somma di ammonizioni o espulsione diretta. E il turnover? Manco a pensarci.
Lui in campo c’è sempre ed è la sua inconscia risposta alla sfida vinta contro il cancro due volte: la prima diagnosi nell’estate del 2013, con l’operazione d’urgenza al testicolo. Poi la recidiva, le cure, la chemio. Acerbi ha sconfitto due volte il tumore, poi è tornato in campo maturo e consapevole e la sua costanza e l’ottimo rendimento, quest’estate l’hanno portato a lasciare Sassuolo per iniziare la nuova avventura con la Lazio.

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E proprio contro il club biancoceleste, quasi come segno del destino, è iniziata la sua lunga striscia di partite consecutive: era il 18 ottobre 2015 e il Sassuolo vinse quel match 2-1. Acerbi aveva saltato i due turni precedenti contro Chievo ed Empoli per infortunio, una parola cancellata dal vocabolario da quel giorno in poi. Ma altra pazzesca curiosità: da quando è rientrato nel settembre 2014 dopo il tumore al testicolo, Francesco Acerbi è stato impiegato regolarmente per tutti i minuti di gioco, recuperi compresi, tranne in una sola circostanza quando è uscito per espulsione (doppia ammonizione) all’88’ di Sassuolo – Cagliari del 1 febbraio 2015.

Davanti a sé, Acerbi ha ancora una rosea carriera da difensore centrale, tra i migliori in Italia negli ultimi 4-5 anni per costanza e rendimento, qualità che strizzano l’occhio al fantacalcio. Nel suo macinare record su record ci sono però due mostri sacri che l’attendono: Javier Zanetti ha giocato 137 gare consecutive in Serie A, ma il vero primatista assoluto è Dino Zoff che ha la serie più lunga di presenze consecutive, ben 332, cominciata con Napoli – Bologna del 21 maggio 1972 e conclusasi con Juventus – Genoa del 15 maggio 1983.

L’attesa per l’inizio dei Mondiali di calcio che si terranno in Russia a partire dal 14 giugno 2018 si fa sempre più trepidante e le squadre qualificate fanno i conti con la partecipazione a rischio di alcuni giocatori. Si, perché i campionati continuano e tra infortuni e problemi fisici di varia natura, per alcuni di loro la Coppa del Mondo potrebbe essere in bilico.

Il primo addio alla competizione mondiale l’ha già dato il giocatore inglese Oxlade-Chamberlain, che in seguito alla rottura del legamento crociato del ginocchio destro avvenuta durante il match tra Liverpool e Roma, è costretto a stare lontano dal campo per almeno 9 mesi.

Ma chi sono i giocatori a rischio che non sanno ancora se voleranno o meno in Russia?

Il primo nome che salta subito all’occhio è quello di Boateng. Durante il match tra Bayern Monaco e Real Madrid è stato costretto ad abbandonare il gioco per un problema muscolare che da tempo gli crea problemi in campo. Per lui sono previste 4-6 settimane di riposo e oltre alla delusione di non poter disputare la partita di ritorno contro il Real Madrid, il difensore tedesco teme per la sua partecipazione ai Mondiali.

 

La Germania teme anche per altri due giocatori, Emre Can e Manuel Neuer. Il primo non potrà infatti finire il campionato con il Liverpool per problemi alla schiena e non è certa la data del suo rientro. Invece, il capitano e portiere della nazionale tedesca, infortunato da settembre scorso, non è ancora tornato in campo ma ha ripreso ad allenarsi e ha grandi aspettative per questi Mondiali.

All’interno della nazionale argentina i riflettori sono puntati su Biglia e Aguero, infortunati e a rischio per il mondiale. Lucas Biglia, dopo la frattura riportata nel match tra Milan e Benevento, deve riposarsi per un mese. Si vedrà poi se avrà completato il suo recupero o se avrà ancora bisogno di riposo. Sergio Aguero vuole a tutti i costi credere che non mancherà in Russia, ma le sue condizioni non sono ancora buone e non si può ancora dire se potrà davvero giocare in vista dell’inizio della competizione.

In Brasile si teme per Filipe Luis e Neymar. Per il primo frattura del perone e per il secondo frattura al quinto metatarso del piede destro sono gli ostacoli che si frappongono fra loro e la Russia.

Paura anche per le nazionali del Belgio e dell’Islanda.

Michy Batshuayi, vittima di un grave infortunio alla caviglia, presenta delle condizioni piuttosto serie che pregiudicano la sua presenza ai Mondiali.

Gylfi Sigurdsson, costretto ad uno stop di otto settimane dal 14 marzo 2018, è in fase di recupero. Per l’Islanda, al suo debutto ai Mondiali di calcio, sarebbe una grossa perdita non poter contare sul centrocampista dell’Everton.

 

L’infortunio di Valentino Rossi che il 31 agosto, nel corso di un allenamento con una moto da enduro, si è procurato la frattura scomposta di tibia e perone, ci riporta in mente una carrellata di incidenti o anche “fuori programma” che vedono come protagonisti sportivi e atleti in contesti fuori dal loro ordinario.
O per diletto impegnati in altri sport o durante momenti di svago o domestici. Alcuni hanno saltato il Mondiale di calcio, altri sono stati costretti a restare ai box per diversi mesi nella propria disciplina. In altri casi hanno avuto conseguenze drammaticamente gravi.

Chi l’ha detto che la poltrona è comoda e sicura?

Ironicamente chi passa ore e ore a oziare, afferma che è anche questo è uno sport. Beh, più o meno, il che implica anche il rischio infortuni. Il difensore inglese Rio Ferdinand si lesionò i legamenti del ginocchio semplicemente stando a casa perché si è alzato troppo velocemente dal divano.
Non andò meglio al suo connazionale ed estremo difensore dei Tre Leoni, David James, che si procurò uno strappo alla schiena allungandosi, dal proprio sofà, per afferrare disperatamente il telecomando.

Disavventure Mondiali

L’edizione 2002 in Corea e Giappone ha visto trionfare il Brasile trascinato soprattutto da Ronaldo. Un top player che avrebbe fatto sicuramente comodo era Emerson, all’apice della sua carriera, convocato ma costretto a ritornare a casa e a vedere i suoi compagni esultare a causa di un infortunio in allenamento. Cosa c’è di strano? Beh il “Puma” si mise in porta per parare i tiri dei compagni, ma un tuffo gli fu fatale, visto che gli costò la lussazione della spalla.
Altro infortunio assurdo, stesso Mondiale: Santiago Cañizares, istrionico portiere ossigenato del Valencia e della Nazionale spagnola, saltò la Coppa del Mondo dopo essersi lesionato un tendine delle dita del piede, tagliandosi con i cocci di un flacone di dopobarba caduto per terra.

E vi ricordate Pietro Anastasi? Saltò Mexico 1970 per uno scherzo davvero pesante e di cattivo giusto fatto all’interno dello spogliatoio: asciugamano dritto al ventre che gli provocò un doloroso rigonfiamento ai testicoli.
E poi c’è Aksel Svindal, sciatore norvegese cinque volte campione del mondo e oro olimpico nel 2010. Il suo è uno dei “classici”: nel 2014, giocava a calcetto con amici dopo un allenamento e, a causo di uno scontro, si è rotto il tendine d’achille. Buona parte della stagione saltata e una convocazione al Mondiale Usa acciuffato in extremis, ma senza essere al top della forma.

Videogiochi che fanno male dal “vivo”

Qui entriamo in un campo pieno zeppo di mitologia e smentite. Il più classico che sa di leggenda metropolitana: Alessandro Nesta nel 2005 ha un polso sinistro che lo tormenta e lo costrinse all’operazione chirurgica. Ipotesi circolata spesso? Abuso di PlayStation con l’ex compagno di stanza Andrea Pirlo.
Ma nessuno può raggiungere per nostalgia Lionel Simmons, giocatore di basket ed ala del Sacramento. Nel 1991, durante il boom del GameBoy della Nintendo, Simmons era talmente dipendente tanto da sviluppare una tendinite a polso e avambraccio.

 

Animali fatali

Partiamo sul soft. Darren Barnard, calciatore gallese ma nato in Germania, si fratturò un piede dopo esser scivolato in casa sulla pipì del cane.
Ancora cane, ma qui è poco “fido”: il portiere Chic Brodie, icona del Brentford, nel 1970 fu attaccato da un cane feroce mentre era sul campo di gioco. Rottura dei legamenti e ritiro dal calcio.
Ancora un’aggressione: Svein Grøndalen, stopper svedese fastidioso tra gli anni ’70 e ’80, era un grande appassionato di jogging. Un giorno, durante, un’uscita fu attaccato da un alce.

 

Ferrari…da schianto

Il fantasioso Ever Banega si infortunò mentre stava facendo il pieno alla sua Ferrari dal benzinaio perché non aveva tirato il freno a mano. Stesso bolide, forse ancor più da ridere. Alan Wright, centrocampista, si stirò la gamba per aver pigiato sull’acceleratore della fiammante rossa.

E poi c’è Darren Bent, calciatore rimasto fuori dai campi per otto settimane perché si era lacerato il tendine tagliando la cipolla oppure il grande poritere Alex Stepney che si slogò la mascella richiamando con grinta i compagni di squadra.