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Segnare un gol ai Mondiali di calcio è già un grande risultato, ma segnarne addirittura tre innalza il giocatore ad un livello superiore che lo fa entrare nella storia. Volgendo uno sguardo al passato, infatti, nel corso delle competizioni mondiali si è assistito solo alla realizzazione di 50 triplette.

Che poi la tripletta nasce con il cricket e il termine viene utilizzato anche in altri sport, soprattutto nell’hockey: una bizzarra consuetudine, per esempio, vede gli spettatori lanciare il proprio cappello sulla pista di gioco quando un giocatore mette a segno tre reti.
Perché il cappello? Già perché nel gergo soprattutto anglosassone, tripletta viene anche chiamata “hat trick”, letteralmente “trucco del cappello”, ovvero il gioco di prestigio di un mago quando dal loro cilindro fanno apparire un coniglio o una colomba.

E a chi spetta il primato di essere (al momento) l’unico calciatore a realizzare una tripletta in due Mondiali diversi? Il nome che salta fuori è quello di Gabriel Omara Batistuta, il centravanti argentino ed ex di Fiorentina, Roman e Inter che conquista un posto d’onore fra i migliori giocatori di sempre.

Batistuta ha segnato la sua prima tripletta proprio alla sua prima partita d’esordio in un Mondiale con la maglia della nazionale. Siamo nel 1994 negli Stati Uniti e l’Argentina sta giocando contro la Grecia. Noi qui in Italia ricordiamo quel mondiale con orgoglio ma anche con amarezza, perché la nazionale azzurra ha sfiorato il titolo in finale contro il Brasile, che poi ha vinto ai rigori per 3-2.

Ma per Batistuta sono stati l’inizio di una brillante carriera in nazionale che gli ha fatto realizzare questa tripletta storica, seguita quattro anni dopo dalla sua seconda tripletta, stavolta in Francia contro la Giamaica.

Per il grande giocatore un altro importante riconoscimento: avere raggiunto tre goleador del passato per aver fatto due triplette a un mondiale: si parla di Sándor Kocsis, calciatore ungherese, secondo marcatore di tutti i tempi della propria nazionale, Just Fontaine, attaccante francese famoso per essere l’unico ad aver fatto più reti in una sola edizione dei Mondiali (1958), e Gerd Müller, secondo miglior goleador della nazionale tedesca dopo Miroslav Klose.

Qui i suoi gol ai Mondiali 

Batistuta è stato il giocatore di punta della nazionale argentina per moltissimo tempo, superando anche Diego Armando Maradona per numero di reti. Un primato che ha mantenuto fino al 2016, quando un altro argentino ha preso il suo posto. Si tratta di Lionel Messi, che proprio di recente ha infranto un altro record.

E così, scherzosamente, Batistuta ha commentato il “sorpasso” di Messi:

Il primato di miglior goleador dell’Argentina era nel mio cuore, sapevo che Lionel lo avrebbe battuto, solo che lo ha fatto troppo presto

La maglia argentina gli ha regalato non poche soddisfazioni, con 56 reti realizzate in 78 presenze. Ed è a lui che si deve il merito del titolo vinto dall’Argentina nella Coppa America del 1993, con uno dei suoi gol realizzati nella finale.

Bati-gol oggi ha ormai abbandonato l’azione in campo per motivi di salute, ma non nasconde di avere dato tutto a questo sport che è stato parte della sua vita e che gli ha permesso di entrare nella storia, non solo come miglior giocatore ma anche come il primo e unico, per ora, a portarsi il pallone a casa in due Mondiali differenti. Un risultato che possono festeggiare solo in pochi!

Cresciuto nel Parma, il centrale Davide Grassi, originario di Montecchio, sin da giovanissimo ha fatto esperienze calcistiche all’estero sino all’attuale numero di 15 squadre diverse per il totale di 10 nazioni differenti.

Ora è in Grecia e milita nella Super League greca nel Kerkyra, club dell’isola di Corfù. Ma tra Malesia, Scozia, Slovenia, Romania, Germania, Spagna ecc… ne ha di esperienze straniere.

Come sta procedendo l’attuale stagione in Grecia nel Kerkyra?

La stagione prosegue, non è certo un’annata facile ma stiamo cercando di dare il massimo per raggiungere la salvezza, obiettivo importantissimo.

Hai avuto modo di girare in vari campionati calcistici anche a Cipro! A che livello è quello cipriota?

Il campionato a Cipro sta crescendo di livello grazie alle squadre che si sono qualificate al gruppo di Europa League e a quello di Champions League.

Hai intenzione di fare altre esperienze in altri Paesi e in altri campionati?

Fino a che il fisico me lo consentirà e le squadre continueranno a cercarmi, perché no! Anche se la mia priorità è quella di tornare a giocare in Italia. Mi piacerebbe dimostrare il mio valore anche lì!

Hai avuto modo di calcare vari campi da gioco nel mondo. Dove hai il ricordo più bello?

I ricordi più belli, come ho sempre detto, sono legati alla Scozia, dove ho lasciato parte del mio cuore!

E quello meno?

Il meno bello sicuramente a Bucarest. Con il Rapid non è stata una bella avventura e difficilmente ci tornerei.

Come hai fatto ad ambientarti in tutte le squadre?

I primi anni non è stato semplice. Tuttavia se ti comporti bene e sei una bella persona, questo viene sempre premiato. Ovviamente con il passare degli anni e con l’acquisizione di più esperienza tutto diventa più semplice.

Hai avuto modo di giocare anche in Malesia, credi che sia ancora molto lontano il loro calcio?

Sì. Penso sia un calcio ancora molto acerbo, molto lontano dalle altre realtà. per loro è più un business che altro. Anche se la mia esperienza è stata molto bella perché mi ha messo a confronto con culture molto molto diverse dalla nostra.

Hai avuto modo di incontrare altri italiani in squadra?

No, in squadra mai, ma da avversario sì. Ho incontrato Manuel Pascali in Scozia, quando giocava nel Kilmarnock.

Consiglieresti ad altri calciatori esperienze all’estero?

Certo! Sono belle esperienze, poi in Scozia con l’Aberdeen è stato qualcosa di grandioso. Gli scozzesi vivono per il calcio e sono stato fulminato dal loro carattere. Mi piacerebbe però provare a fare un’altra esperienza in Italia perché un conto in sospeso. Quando, dopo un infortunio, a Parma mi sono state chiuse tutte le porte mi sono rimboccato le manche e ho scelto di andare altrove.

Hai qualche aneddoto simpatico?

Un aneddoto che mi è rimasto nel cuore è quando dopo 3 giorni dalla firma con l’Aberdeen sono sceso in campo e dopo 20 secondi con una gomitata mi sono rotto lo zigomo in 3 punti: mandibola e orbita dell’occhio. Sono stato operato e al mio risveglio trovo mia madre (cera era partita dall’Italia) e una ventina di tifosi. Dopo 3 mesi fuori dai campi arriva la partita contro i Rangers. Per i medici ero ancora a rischio, ma comunque andai in panchina. Durante il riscaldamento si fa male il centrale e quindi toccò a me passare a titolare.
Vado negli spogliatoi e metto la maschera protettiva con i colori dell’Aberdeen. Esco dal tunnel e vedo che tutta la tribuna dell’Aberdeen, oltre 15mila persone, indossava la mia stessa maschera di carta datagli fuori dallo stadio prima della partita. Un’emozione unica e da pelle d’oca!

I calciatori italiani sono sparsi ovunque tra Europa e resto del Mondo. Oggi la rubrica Italians si sposta alla “vicina” Grecia per parlare dell’unico calciatore italiano in terra ellenica.

Se fino a qualche anno fa a rappresentare l’Italia nella Super League greca era il difensore Bruno Cirillo, leader nel Paok Salonicco, attualmente a rappresentare l’Italia è il portiere del Panetolikos, Luigi Cennamo.

Classe 1980, l’estremo difensore Cennamo è nato a Monaco di Baviera. Il papà è napoletano mentre sua madre è greca. All’età di 3 anni però si trasferisce in Grecia a Salonicco. Il Paese greco diviene la sua casa.

Proprio a Salonicco muove i primi passi da calciatore. Nel capoluogo della Tessalonica, Luigi si forma umanamente e calcisticamente.

Il legame con l’Italia, seppur diviso fisicamente, è forte. L’amore per Napoli e per il Napoli sono il suo punto di cucitura con il Bel Paese.

Come prima domanda ti vorrei chiedere come sei riuscito a diventare portiere, da quando hai coltivato questa passione?

La passione per il calcio lo avuto giocando per strada con i miei amici di lì la voglia di diventare portiere. L’idea di poter salvare la mia squadra da un tiro o un’azione ma ha subito affascinato. Il piacere di essere unico.

Attualmente sei in Grecia, praticamente è quasi una seconda casa? Come ti trovi?

Posso tranquillamente affermare che la Grecia è la mia prima casa. Subito dopo metto l’Italia. Sono cresciuto qui e per tanto sono grato a questa terra. Amici e parenti sono qui in Grecia anche se ho alcuni famigliari a Napoli. Spesso li vado a salutare, anche se ora manco da qualche anno per via dei vari impegni di lavoro.

Come mai non sei mai riuscito a venire in Italia per provare un’esperienza nel calcio italiano?

Ho provato molte volte a presentarmi per qualche provino, ma essendo un portiere proveniente da un calcio estero, la situazione è più complicata. La scuola dei portieri italiani è molto buona e ogni anno ci sono nuovi talenti. La concorrenza quindi è molto forte e per un estremo difensore proveniente da altri campionati il livello di difficoltà è superiore.

Sei praticamente nato e cresciuto all’estero, in cosa ti senti realmente italiano?

Mi sento mezzo greco e mezzo italiano (ride, ndr). Una cosa è certa mi piacerebbe venire a vivere in Italia per provare a vedere cosa si prova ad essere italiani al 100%. La mia famiglia si è ambientata bene qui in Grecia, però mai dire mai.

Vieni spesso in Italia, magari per piacere o vacanza?

Vengo in Italia almeno ogni 4/5 anni per salutare i miei parenti. Ho tanti cugini nel napoletano, tra Napoli, Ischia e Positano. Mi piacciono tanto quei posti e adoro stare in famiglia. La prossima estate quasi sicuramente ritornerò in Campania per fare un salto e magari una vacanza.

Anche se non hai provato in prima persona il calcio italiano, sapresti comunque dirmi quali secondo te sono le sostanziali differenze tra il calcio greco e quello italiano?

La differenza tra il calcio italiano e quello greco è netto. Vivendolo quotidianamente e in prima persona posso ribadire che il calcio ellenico ha molti problemi. Il gap tra la Serie A e la Super League Greca è netto, su una cosa però c’è da complimentarsi con la Grecia, ed è il tifo. I tifosi greci hanno tanta passione così come gli italiani. Gli stadi sono sempre pieni e il pubblico è sempre vicino alla squadra.

Qual è stata l’esperienza più bella e importante della tua carriera?

Ho un ricordo piacevolissimo della stagione 2010/2011 proprio con la mia squadra attuale, il Panetolikos. Dopo una prima parte di stagione molto sofferta, siamo riusciti a conquistare una storica promozione in Super League dopo ben 36 anni. I tifosi hanno festeggiato per oltre due mesi e la città di Agrinio per motlo tempo è stato in un clima di festa. I tifosi sono molto caldi e ci sono sempre vicini, è stato emozionante.

I tuoi genitori hanno lasciato la Campania per cercare lavoro in Germania, è stato difficile cresce lontano dai cari?

Devo dire che essendo già nato in Germania ha facilitato le cose. Diciamo che avendo sempre i miei genitori vicino non ho sentito molto la mancanza di altri cari. Sono cresciuto comunque con l’affetto e mi reputo molto fortunato.

Il calcio ti ha dato molto? Credi che anche tu abbia dato molto allo sport?

Il calcio è stato ed è tuttora per me una scuola, la scuola della vita. Mi ha dato la possibilità di guadagnare, lo ammetto, ma mi ha dato tanto soprattutto a livello umano. L’esperienza e l’autostima mi è stata data proprio grazie a questo sport. Dopo 21 anni di carriera posso certo ribadire che il calcio mi ha fatto diventare quello che sono: un professionista ma anche uomo.
Mi piacerebbe anche dare e non appena smetterò mi dedicherò agli insegnamenti ai bambini, perché mi piacerebbe offrire loro quello che è stato dato a me.

Cosa credi che ti manchi ancora, a livello sportivo e umano?

Essendo uomini, siamo essere imperfetti e ogni giorno vogliamo qualcosa in più. Anche io sono del parere che mi mancano ancora tante cose. Non è una gara a chi è più bravo, ma ogni giorno dobbiamo avere la voglia di continuare ad imparare.

Hai un sogno nel cassetto?

In realtà se la domanda mi fosse stata fatta qualche anno fa, avrei elencato molte cose. Negli ultimi ani però sono maturato di più e posso ritenermi fortunato di quello che ho: famiglia, calcio ecc… Vivo il presente al 100% così che io mi possa sentire appagato.

Se ti dovesse arrivare una proposta dall’Italia, l’accetteresti?

Si perché no! Cosa la vita mi offre l’accetterò, anche perché mi piacerebbe vivere in Italia sia da comune cittadino e magari anche da portiere.

Sei l’unico italiano che gioca in Grecia, consiglieresti ad altri portieri a fare un’esperienza all’estero?

Un portiere deve essere professionale. Tuttavia se non ci sono altre proposte interessanti, consiglierei un’avventura nel calcio greco. Nonostante tutto si vive bene e c’è la passione.

Dario Sette

La partita di ritorno tra le nazionali Grecia-Croazia, giocata ieri sera allo stadio Karaiskakis del Pireo, si è conclusa con un pareggio: 0-0.

Il match che decideva le sorti della Grecia, che rischiava di rimanere fuori dai Mondiali del 2018, si è rivelato un po’ spento e privo di emozioni.

I padroni di casa non sono riusciti, neanche con la presenza di Manolas (fermo all’andata per un’ammonizione delle Fifa) a spuntarla sui croati, ai quali bastava anche un pareggio con lo 0-0 per qualificarsi, dopo il 4-1 ottenuto all’andata a Zagabria.

E così è stato: la Croazia si prepara per volare in Russia a giocarsi il titolo mondiale, mentre la Grecia rimane tagliata fuori con una grande amarezza.

Nonostante i giocatori della Grecia abbiano cercato di essere combattivi sin dall’inizio, non sono riusciti a imporsi sugli avversari, che non hanno avuto nemmeno bisogno di dare il massimo in campo perché già abbastanza sicuri di avere già il pass per accedere ai Mondiali di Russia 2018 in tasca.

La presenza di Perisic, vicinissimo al gol del vantaggio ma bloccato da un palo, e stavolta anche quella di Mandzukic non contribuisce ad animare il gioco, ma serve solo a fermare ogni tentativo di attacco da parte della Grecia, che si è giocata la sua ultima chance di qualificarsi senza grandi risultati.

La Croazia, dunque, si conferma una squadra fortissima con un ct determinato a fare la differenza dai suoi predecessori e un team di giocatori grintosi e decisi a dare del filo da torcere alle squadre avversarie già qualificate.

Il fallimento non era un’opzione

Queste le secche parole del ct Dalic che aveva una grandissima fiducia nei suoi giocatori e sapeva di essere ad un passo dalla qualificazione. Ora è tempo di prepararsi duramente per la Russia: non basterà giocare come ieri per andare avanti, ma bisognerà veramente dare di più e mostrare ciò di cui sono realmente capaci.

Era prevedibile: la Croazia supera brillantemente la gara di andata dei play-off di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 e batte la Grecia per 4-1.

Il match, che si è giocato ieri sera a Zagabria, non ha lasciato scampo alla Grecia: la nazionale croata era determinata a vincere a tutti i costi. E lo fa con stile, regalando uno spettacolo che dura 90 minuti.

Soprattutto nel primo tempo assistiamo ad vero e proprio show della Croazia che si impone già alla fine del primo tempo con un bel 3-1 sull’avversaria. Gioco di squadra, concentrazione e una propensione alla vittoria sono elementi difficili da contrastare. E lo sa bene anche la Grecia, che nonostante tutto ha cercato di difendersi dagli attacchi continui, ma con scarsi risultati.

Un solo gol per la squadra ospite, che vede allontanarsi sempre di più la speranza di qualificarsi per i prossimi mondiali. Il gol, segnato da Papastathopoulos, rimane isolato e ben presto le speranze di vincere si affievoliscono fino alla conclusione inevitabile della partita.

4-1 è il risultato finale: ma chi sono stati i protagonisti di queste reti che portano sempre più velocemente la Croazia verso la Russia? Il primo gol è stato segnato su rigore da Luka Modric ad appena 13 minuti di gioco ed è servito a consolidare la fiducia croata nella vittoria finale. Si raddoppia dopo appena 6 minuti con Nikola Kalinic, che aiutato dal suo compagno Strinic, mette a punto il secondo gol di tacco che allunga il vantaggio dei croati.

La Grecia, già sotto di due gol, comincia a svegliarsi e reagire e al 30esimo minuto ecco la rete di Sokratis Papastathopoulos, e si torna a sperare. Ma dura poco, perché poco prima del fischio dell’arbitro che segna la fine del primo tempo ci pensa Ivan Perisic a segnare il terzo gol, di testa.

Ma la Croazia non si ferma qui e continua il suo spettacolo anche nel secondo tempo, conquistando la rete con un quarto gol da parte di Andrej Kramaric al 49esimo minuto di gara.

Promosso, dunque, a pieni voti il nuovo ct croato Dalic, che nonostante l’assenza di Mandzukic che rimane in panchina, porta la sua squadra alla vittoria senza nessuna difficoltà evidente.

La sconfitta della Grecia è durissima e ci si avvia verso la partita di ritorno, che sarà disputata domenica alle 20.45, senza grandi aspettative. Per la nazionale che nella gara di ritorno dei play-off giocherà in casa ci vorrebbe un miracolo adesso per interrompere il viaggio della Croazia verso la Russia, pronta a giocarsi il titolo di campione del mondo 2018.

Primo giorno di play-off: le squadre che oggi si preparano ad affrontarsi per guadagnarsi il posto nei Mondiali di Russia del 2018 sono Grecia-Croazia e Irlanda del Nord-Svizzera.

Gli spareggi si concluderanno il 16 novembre e sapremo quali paesi si qualificheranno e quali, invece, seguiranno la competizione da casa.

Grecia-Croazia: dove e come seguire i match

La partita che apre ufficialmente la corsa per la qualificazione ai mondiali, per le nazionali della Grecia e della Croazia comincia stasera 9 novembre alle ore 20.45.

La gara di andata si giocherà allo stadio Maksimir di Zagabria, invece quella di ritorno, in programma domenica 12 novembre, sarà disputata allo stadio Karaiskakīs del Pireo.

Entrambe le partite si giocano in prima serata in contemporanea con l’altra gara di spareggio prevista negli stessi giorni e potranno essere seguite in diretta esclusivamente su Sky Sport 3 HD e su Sky Calcio 1 HD. Gli abbonati Sky inoltre possono anche seguirla in streaming su Sky Go.

Una sfida difficile per la nazionale greca

Non sarà affatto facile piegare la nazionale croata: la Grecia sa bene di scontrarsi con una potenza molto forte che, non a caso, è la stragrande favorita di questi play-off. Il ct Skibbe ha grande fiducia nella sua squadra, anche se dovrà fare i conti con l’assenza importante di Kostas Manolas, squalificato dalla Fifa per un fallo volontario.

L’obiettivo, oggi, è difendersi bene dall’attacco dell’avversaria e poi giocarsela in casa nella partita di ritorno.

Nel girone di qualificazione (Gruppo H) la Grecia ha chiuso con 19 punti. Il Belgio non ha lasciato spazio a nessun’altra squadra ed è volato direttamente in Russia. Contro la potenza belga la nazionale greca aveva poche chance sin dall’inizio e si è giocata il secondo posto fino all’ultimo con la Bosnia.

Per la nazionale greca 5 vittorie, 4 pareggi e 1 sconfitta per un totale di 17 gol fatti e 6 subiti.

Ecco la probabile formazione: Karnezis; Torosidis, Sokratis, Papadopoulos, Tzavellas; Zeca, Samaris, Tzioli, Stafylidis; Fortounis, Mitroglou.

Per conoscere la lista dei convocati clicca qui.

Croazia, la favorita nei pronostici 

Oltre a partire da favorita, la Croazia comincia gli spareggi giocando in casa. Due ottimi punti a suo favore che danno ancora più carica ai giocatori nella sfida determinante contro la Grecia.

Il cambio di commissario tecnico, che ricordiamo adesso è Zlatko Dalic, è un altro incentivo a dare il massimo, per dimostrare le qualità del nuovo mister e delle sue strategie di gioco, contestate al suo predecessore.

La Croazia ha chiuso il girone di qualificazione (Gruppo I) al secondo posto, totalizzando 20 punti. La prima del suo gruppo è stata contro ogni pronostico l’Islanda, che si è guadagnata l’accesso diretto ai mondiali. Una grande beffa per la nazionale croata che è stata prima del girone fino all’ultimo e poi proprio alla fine si è lasciata, a sorpresa, superare dall’Islanda.

Per la Croazia 6 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, per un totale di 15 gol fatti e 4 subiti.

Ecco la probabile formazione: Subasic; Vrsaljko, Lovren, Vida, Pivaric; Modric, Badelj; Rakitic, Rog, Perisic; Mandzukic.

La lista dei convocati su può consultare qui.

Una delle sfide più attese in questi play-off verso i Mondiali di Russia 2018 è sicuramente quella che vede scontrarsi la favorita Croazia contro una Grecia che di certo lotterà per guadagnarsi il pass mondiale.

Si preannunciano due match davvero avvincenti che saranno giocati il 9 novembre, nella sfida di andata allo stadio Maksimir di Zagabria, e il 12 novembre in quella di ritorno allo stadio Karaiskakīs del Pireo.

Conosciamo, quindi, i convocati delle due nazionali nella lista diramata dai due rispettivi commissari tecnici.

I convocati della Grecia

Il ct Skibbe deve fare i conti con la squalifica di Kostas Manolas, che è stato punito dalla Fifa per il suo comportamento durante la partita Grecia-Cipro, dove ha commesso un fallo volontario per “saltare” il match successivo ed essere pronto per gli altri. Non lo vedremo dunque nella partita di andata, ma solo in quella di ritorno.

Portieri: Orestis Karnezis (Watford), Stefanos Kapino (Olympiakos), Giannis Anestis (AEK).

Difensori: Kostas Manolas (Roma), Sokrates Papastathopoulos (Dortmund), Kyriakos Papadopoulos (Amburgo), Panagiotis Retsos (Leverkusen), Vasilis Torosidis (Bologna), Georgios Tzavellas (Alanyaspor), Kostas Stafylidis (Augsburg), Babis Lykogiannis (Sturm Graz).

Centrocampisti: Andreas Samaris (Benfica), Panagiotis Tachtsidis (Olympiakos), Giannis Maniatis (Alanyaspor), Zeca (FC Copenhagen), Alexandros Tziolis (Al-Fayha), Dimitrios Kourmpelis (Panathinaikos), Kostas Fortounis (Olympiakos), Dimitris Pelkas (PAOK) Giannis Gianniotas (Real Valladolid), Lazaros Christodoulopoulos (AEK).

Attaccanti: Tasos Bakasetas (AEK), Dimitris Diamantakos (Bochum), Apostolos Vellios (Nottingham), Kostas Mitroglou (Marsiglia).

I convocati della Croazia

Cambio di guardia per il commissario tecnico della Croazia: da Ante Cacic a Zlatko Dalic, che si è messo subito al lavoro e ha reso pubblica la lista dei convocati per i prossimi spareggi:

Portieri: Danijel Subasic (Monaco), Lovre Kalinic (Gent), Dominik Livakovic (Dinamo)

Difensori: Domagoj Vida (Dynamo Kyev), Ivan Strinic (Sampdoria), Dejan Lovren (Liverpool), Sime Vrsaljko (Atletico Madrid), Josip Pivaric (Dynamo Kyev), Matej Mitrovic (Besiktas), Marin Leovac (PAOK), Zoran Nizic (Hajduk)

Centrocampisti: Luka Modric (Real Madrid), Ivan Rakitic (Barcelona), Milan Badelj (Fiorentina), Marko Rog (Napoli), Mario Pasalic (Spartak Mosca), Filip Bradaric (Rijeka), Nikola Vlasic (Everton)

Attaccanti: Mario Mandzukic (Juventus), Ivan Perisic (Inter), Nikola Kalinic (Milan), Andrej Kramaric (Hoffenheim), Ante Rebic (Eintracht)

A pochi giorni dalla partita di andata che la Grecia si prepara ad affrontare contro la Croazia, arriva inaspettata la squalifica di Kōnstantinos Manolas, detto Kostas. La Fifa ha ritenuto sospetto un episodio avvenuto nel match della nazionale greca contro Cipro e ha pensato di “punire” più severamente il giocatore della Roma.

Durante la partita, infatti, Manolas pare si sia procurato volontariamente un cartellino giallo che lo ha messo a riposo nella partita successiva, che si giocava con Gibilterra, per tornare carico nel match di play-off del 9 novembre contro la potenza croata.

Ma il suo tentativo non è andato a buon fine perché il suo trucchetto non è passato inosservato, soprattutto dinanzi all’occhio attento della Fifa che ha disposto un ulteriore giorno di riposo per il giocatore.

Manolas, quindi, dovrà attendere la partita di ritorno che sarà giocata il 12 novembre per scendere in campo, nonostante fosse pronto anche fisicamente. Infatti, aveva appena recuperato dopo la lesione muscolare che l’ha costretto ad abbandonare la partita Roma-Napoli lo scorso ottobre.

Riprende, quindi, a essere presente per la sua squadra, la Roma, già da domenica, ma per le qualificazioni ai mondiali bisogna aspettare un altro po’ di giorni.

Certo il giocatore non avrebbe mai pensato che per un episodio successo al 90esimo minuto di una partita già vinta (la Grecia ha battuto Cipro per 2-1) ora avrebbe dovuto passare queste conseguenze, ma la prossima volta prima di decidere di fare un altro fallo “volontario” siamo sicuri che ci penserà molto meglio.

Manolas, dunque, guarderà la partita dalla panchina e farà il tifo per la sua squadra che si gioca la prima delle due partite di spareggio che decideranno le sorti della nazionale che parteciperà ai Mondiali di Russia 2018.

Svezia, Grecia, Irlanda o Irlanda del Nord. Ora è certo: sarà una di queste quattro nazionali l’ultimo, si spera, ostacolo tra l’Italia di Ventura e il Mondiale in Russia nell’estate 2018.
Dopo la vittoria sofferta per 1-0 contro l’Albania, la Nazionale azzurra si è piazzata come testa di serie evitando guai ben peggiori come la Croazia. Il sorteggio è in programma martedì 17 ottobre alle 14 a Zurigo e verranno decretati gli accoppiamenti che si giocheranno tra andata e ritorno, tra il 9 e l’11 novembre 2017, e tra il 12 e il 14.

Che ne sarà dell’italica sorte? I nomi rievocano emozioni alterne, ma il passato va lasciato alle spalle per rimanere concentrati su quello che è il cammino futuro. Ecco allora, nel dettaglio, le quattro possibili avversarie.

Svezia

Ibrahimovic non c’è più e la sua eredità è stata raccolta da Marcus Berg, attaccante dell’Al-Ain e, anche se autore di un poker contro il Lussemburgo, il 31enne centravanti non può rappresentare la stessa insidia di Zlatan. Ma la Svezia, pur non avendo nomi altisonanti, ha accarezzato fino all’ultimo la chance di accedere direttamente ai Mondiali, nonostante il Gruppo A davvero tosto con Francia che stacca il pass e Olanda che va a casa. Squadra fisicamente attrezzata, ha nel difensore centrale Lindelof il suo giocatore più rappresentativo, anche se nel Manchester United non sta trovando praticamente mai spazio. In squadra ci sono anche due conoscenze italiane: Ekdal e Granqvist, rispettivamente ex Cagliari e Genoa.

Grecia

La Grecia acciuffa i playoff per il rotto della cuffia e molto deve al Belgio, già qualificato, che lo scorso 7 ottobre, sul campo della Bosnia è andato a vincere per 4-3 facendo saltare tutti i piani della Nazionale dei Balcani che è scivolata al terzo posto nel Gruppo H. Dopo aver mancato la qualificazione agli ultimi Europei gli ellenici hanno voglia di rifarsi: dietro, la difesa guidata dal romanista Manolas concede davvero poco, solo sei gol in 10 match di qualificazione. Nell’equilibrio tattico a farne le spese è l’attacco che fa fatica a trovare gioco e via del gol. La punta di riferimento è Mitroglou, attualmente al Marsiglia, è ragazzo di sicuro affidamento.

Irlanda

Giocarsi l’accesso diretto in casa contro la Serbia, perdere clamorosamente, rischiare addirittura di non qualificarsi e inventarsi il colpo di genio all’ultimo contro il diretto avversario Galles. In trasferta. Andamento pazzo per l’Irlanda che con 19 punti accede ai playoff con il secondo piazzamento nel Gruppo D. Con solo 12 gol fatti, l’Irlanda ha rischiato di rovinare tutto proprio sul più bello, ma il volto di questa qualificazione è quello di James McLean, ala del West Bromwich Albion e suo il gol contro i gallesi. Curioso, il caso di McLean: il ragazzo, infatti, ha scelto di cambiare bandiera scegliendo l’Irlanda all’Irlanda del Nord. Destino doppiamente curioso: entrambe le Nazionali si giocano il pass.

 

Irlanda del Nord

In un girone, quello C, fatto di estremi (da un lato la Germania e dell’altro San Marino), l’Irlanda del Nord, quatta quatta ha scalzato posizioni superando Norvegia e Repubblica Ceca. Decisivo proprio lo scontro diretto dello scorso settembre anche perché i nordirlandesi, pur perdendo le ultime due partite, erano sicuri dei playoff. Dal punto di vista tecnico e qualitativo forse è la nazionale più abbordabile per gli azzurri, ma qui a manifestarsi è lo spauracchio del 1958. Ecco, evitiamo di chiamare la Storia a ripetersi.

 

Quale di queste squadre è la più abbordabile per l’Italia?

Nato in Italia ma cresciuto in America, in diversi via vai, attualmente, è uno dei perni della Nazionale italiana di basket.

Stiamo parlando di Daniel Hackett. Classe 1987, il playmaker azzurro, insieme a Belinelli e Datome, sono i leader della squadra italiana che prenderà parte all’Europeo che inizierà il 31 agosto prossimo.

L’italiano d’orine americana, da qualche settimana, si è trasferito in Germania per vestire la maglia del Brose Bamberg(una delle squadre più vincenti delle ultime stagioni) guidata dal tecnico italiano, Andrea Trinchieri.

Daniel Hackett cercherà di guidare l’Italia alla competizione continentale per scacciar via i mugugni delle ultime settimane, partendo dai discussi forfait di Gallinari e Gentile sino alla sconfitta subìta dalla Serbia qualche giorno fa.

L’esordio con gli Israeliani a Tel Aviv sa già di prova del nove. Il playmaker proverà a dare le giuste geometrie per cercare di mettere la gara sui binari giusti.

Dopo le ultime stagioni in Grecia con la maglia del Olympiacos cui ha vinto un campionato nella stagione 2015/2016, Hackett ha deciso di volare in Germania per abbracciare un nuovo progetto europeo, per provare a fare bene anche in Eurolega.

Il grave infortunio al tendine d’Achille subìto nel dicembre 2016 sembra ormai alle spalle e proprio sulle sue spalle, Daniel Hackett cercherà di prendersi la Nazionale. Con l’Italia ritrova il ct Messina che tanto gli è stato vicino nel momento dell’infortunio e nella lenta ripresa.

La concentrazione è tutta per il torneo europeo prima di focalizzarsi al Bamberg dove ha firmato un contratto di due anni con uno stipendio superiore a 1,2 milioni di euro.

Il play cercherà di fare del bene in Germania dopo le belle stagioni in Italia con Pesaro e Siena (oltre alla parentesi di due anni a Milano). La vittoria dei campionati di Serie A avvengono con l’Olimpia Milano nel 2013/2014 e con la Mens Sana Siena nel 2012/2013. Proprio con la squadra toscana ottiene anche una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana (entrambe nel 2013).

A livello personale, proprio grazie alla grandissima stagione a Siena, Daniel Hackett ottiene il titolo di MVP di Coppa Italia, delle finali Serie A e della Supercoppa.

La prossima stagione una nuova avventura estera per chi come Hackett che però non è alla prima esperienza. Il play della Nazionale, infatti, è cresciuto in America e si è fatto le ossa proprio nelle squadre giovanili statunitensi, prima a Braves e poi nei Trojans.

Dario Sette