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Uno dei Gran Premi più travagliati nella storia della Formula 1, quello che si disputa il 27 aprile 1975 sul circuito del Montjuic a Barcellona, ma anche a suo modo storico e unico. Per la prima volta, e tutt’oggi unica, una donna ottiene punti iridati. Maria Grazie Lombardi, detta Lella, è stata la seconda pilota in assoluto a guidare una monoposto di Formula 1, l’unica a giungere in zona punti nonché quella che ha disputato più Gran Premi, 12 contro i 4 di Maria Teresa de Filippis, che l’aveva preceduta negli anni cinquanta.

Dopo una lunga gavetta tra kart e formule minori, nel 1974 la pilota di Frugarolo finalmente fa il suo ingresso nella Formula 1, esordendo nel Gp d’Inghilterra alla guida di una Brabham BT42 della scuderia Allied Polymer Group. Questa esperienza però non è delle più brillanti e l’anno successivo entra nella scuderia March Ford Cosworth con il debutto stagionale il 26 marzo, sul circuito di Kyalami in Sudafrica.

Lella Lombardi, pilota sognatrice - Athleta Magazine

Il 27 aprile 1975, il circus si sposta sul circuito del Montjuic in Spagna, quarta prova mondiale,  e questo segna il momento storico di Lella che acquista credito e credibilità. Ma la gara non inizia con i buoni auspici: i piloti boicottano le prove del venerdì per protesta nei confronti del pessimo stato delle barriere di sicurezza. Lavori frettolosi e le minacce legali degli organizzatori riescono a salvare le prove del sabato. Al volante di una March 751 della Lavazza March, Lella si qualifica col 24º tempo, a 7 secondi dalla pole position di Niki Lauda mentre lo schieramento alle sue spalle è il seguente: Regazzoni, Hunt, Andretti, Brambilla, Watson, Depailler, Pryce, Stommelen, Jarier, Mass, Peterson, Schekter, Pace, Reutmann, Ickx e così via. Emerson Fittipaldi, pilota McLaren, rinuncia alla gara, il fratello Wilson e Arturo Merzario, rispettivamente al volante di una Fittipaldi e di una Williams, decidono di fermarsi dopo un solo giro per protesta.

Lella Lombardi, pilota sognatrice - Athleta Magazine

Il dramma avviene al 25° giro: la Hill di Rolf Stommelen perde l’alettone e vola in mezzo alla folla, provocando quattro morti e numerosi feriti: la gara viene interrotta di lì a poco, ma nel caos di quei giri Pace si ritira a causa dei rottami dell’incidente di Stommelen; Jochen Mass vince così la sua unica gara in carriera. Il punteggio, per la prima volta nella storia della Formula 1, viene dimezzato, non essendo stati percorsi i tre quarti della gara. Al momento dell’interruzione del Gp, Lella Lombardi, partita ventiquattresima, si ritrova al sesto posto e viene quindi onorata di un simbolico mezzo punto, che rimane tuttora il record di punti conquistati da una donna nel campionato di Formula 1.

In seguito a quella tragedia il Montjuic non verrà più scelto per ospitare il Gp di spagna.  Lella, invece, si è ritirata nel 1988 diventando team manager, aprendo la scuderia Lombardi Autosport. E’ morta di cancro poco prima di compiere 51 anni, il 3 marzo 1992 a Milano.

Maria Grazia Lombardi (Lella), la Signora delle corse | Ohga!

Dal suo esordio in Formula 1, nel 1996 con la Minardi, Giancarlo Fisichella ha aspettato ben otto stagioni prima di trionfare per la prima volta in un Gran Premio. E come se non bastasse l’attesa e la trepidazione, per il pilota romano nato il 14 gennaio 1973, la premiazione fu rimandata al successivo circuito per un disguido dei commissari Fia.
Sì perché il Gp del Brasile del 2003 che vinse il pilota passato nel frattempo alla Jordan fu semplicemente uno dei più rocamboleschi, assurdi, potenzialmente pericolosi e imprevedibili degli ultimi decenni. Sicuramente del nuovo secolo.

È il 6 aprile 2003, lo scenario è il circuito di Interlagos a San Paolo, terza gara della stagione appena cominciata. “Fisico” nei due precedenti Gp in Australia e Malesia non ha visto la bandiera a scacchi, essendosi ritirato prima della conclusione del tracciato. In Brasile pioveva copiosamente e sull’esito finale peserà la decisione delle scuderie, risalente all’ottobre precedente, di utilizzare un solo tipo di pneumatici da bagnato per evento. Questa scelta, motivata con la necessità di tagliare i costi, spinse Michelin e Bridgestone a fornire alle scuderie gomme intermedie, caratterizzate da una maggiore versatilità, tuttavia, queste coperture si rivelarono inadeguate in caso di forti precipitazioni come quelle avvenute nella gara brasiliana.

Poco prima della partenza sul circuito di Interlagos cominciò a diluviare così la partenza fu rinviata di un quarto d’ora, in modo da attendere la diminuzione dell’intensità e la gara fu fatta partire in regime di safety car. Frentzen, Verstappen, Fisichella, Panis, Pizzonia e Firman approfittarono della situazione per rifornire mentre gli altri proseguirono dietro alla vettura di sicurezza, che si fece da parte dopo otto giri.

Iniziò così lo show che alla fine contò 10 ritiri:  all’ottavo giro, a Nick Heidfeld cedette il motore, mentre otto giri dopo Justin Wilson andò in testacoda e anche lui è costretto al ritiro. Durante il 18º giro sulla vettura di Firman si ruppe senza preavviso la sospensione anteriore destra e la monoposto dell’irlandese, senza più controllo, si schiantò contro quella di Panis ed entrambi i piloti furono costretti al ritiro. Montoya, nel corso del 25º passaggio, uscì di pista alla curva Do Sol, andando a sbattere violentemente contro le barriere. Nello stesso punto uscirono di pista anche Pizzonia, la cui Jaguar colpì la monoposto del colombiano ferma nella via di fuga, e, due giri più tardi, Michael Schumacher.

Risultati immagini per gp brasile 2003 fisichella

Con una continua e incessante presenza della safety car, il Gp stava procedendo a singhiozzo. Al giro 33, anche il pilota inglese Jenson Button della BAR uscì di pista alla curva Do Sol; poco prima, invece, si era ritirato per un testacoda dovuto ad un suo errore anche Jos Verstappen su Minardi, che al momento era ottavo. Il pilota olandese era partito con il serbatoio completamente pieno di benzina e, come ammise anni dopo l’allora proprietario del team faentino Paul Stoddart, se non avesse compiuto errori e fosse arrivato al traguardo avrebbe potuto conquistare il podio o addirittura la vittoria. La Minardi aveva infatti pianificato una strategia di gara che prevedeva un caos totale derivante da un possibile nubifragio.

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La gara ripartì al 34º passaggio, con Coulthard in testa davanti a Barrichello, Ralf Schumacher, Alonso, Räikkönen e Fisichella. Con la pista che si stava asciugando gradualmente il pilota finlandese risultò tra i più rapidi ad adattarsi alle condizioni variabili, portandosi rapidamente in terza posizione alle spalle di Barrichello. Quest’ultimo recuperò terreno su Coulthard, mettendo pressione all’avversario e sopravanzandolo nel corso del 44º passaggio. Una volta in testa alla corsa, Barrichello fece segnare il giro più veloce in gara, staccando nettamente Coulthard, ma tre tornate più tardi il pilota brasiliano fu costretto al ritiro per un problema di pescaggio del carburante.

Coulthard tornò quindi al comando davanti a Räikkönen, Fisichella, Alonso, Frentzen, Villeneuve, Trulli e Webber: lo scozzese rifornì per l’ultima volta cinque giri più tardi, rientrando in pista in terza posizione. Räikkönen, in crisi con le gomme, commise un errore, cedendo la posizione a Fisichella e rientrando ai box a sua volta nel corso del 54º giro. Nel frattempo, però Webber perse il controllo della sua Jaguar nelle ultime, veloci curve che precedono il rettilineo d’arrivo, andando a sbattere violentemente contro le barriere e disseminando il tracciato di detriti. Alonso, arrivato troppo velocemente nella zona dell’incidente, colpì una delle ruote della monoposto dell’australiano, sbattendo a sua volta contro le barriere di protezione. La gravità di questi incidenti, in particolare quello del pilota spagnolo che fu trasportato in ospedale per accertamenti, spinse la direzione gara ad esporre la bandiera rossa interrompendo la gara.

Risultati immagini per gp brasile 2003 fisichella

Al momento dell’interruzione Fisichella, in testa alla corsa, aveva appena completato il 55º giro, iniziando il 56º. Secondo il regolamento la classifica avrebbe dovuto essere stilata in base all’ordine dei piloti due tornate prima della sospensione della gara, quindi al termine del 54º passaggio. Tuttavia, per un errore del sistema di cronometraggio, la direzione gara considerò il Gran Premio concluso prima del transito di Fisichella sotto il traguardo, riportando quindi l’ordine di arrivo al 53º giro, quando Räikkönen era al comando della gara. Il pilota finlandese fu dichiarato vincitore, davanti a Fisichella, Alonso, Coulthard, Frentzen, Villeneuve, Webber e Trulli.

Accortasi dell’errore, la Fia convocò una riunione al termine della quale fu ristabilito il corretto ordine di arrivo e Fisichella fu proclamato vincitore. Il pilota romano, vincitore per la prima volta in carriera, ricevette il primo premio da Räikkönen in occasione del successivo Gran Premio di San Marino. “Fisico” fu il primo italiano a vincere una gara di F1 dopo ben undici anni di digiuno: l’ultimo a riuscirci è stato Riccardo Patrese al Gran Premio del Giappone 1992.

L’avevano definito di ghiaccio, non incline a far trasparire sentimenti, seguendo un classico stereotipo da uomo tutto d’un pezzo tedesco. Del resto Michael Schumacher parlava in pista, con le vittorie, i sorpassi, i contatti aggressivi.
Nella sua lunga e dominante carriera in Formula 1, l’ex ferrarista solo poche volte ha esternato i suoi sentimenti più personali, privati. E’ successo nel 2000, al termine del Gran Premio di Monza, gara che rimarrà tristemente nota per i rocamboleschi incidenti avvenuti a inizio tracciato che causarono la morte al commissario di gara Paolo Gislimberti, colpito al torace ed al volto da una ruota e da un pezzo di sospensione staccatisi dalla Jordan di Frentzen.

A Monza, però, si celebrò il ritorno prepotente di Schumacher nella lotta per il titolo iridato. Quando mancavano solo quatto circuiti alla fine della stagione, il ferrarista, infatti, compì il cosiddetto Grande Slam ottenendo vittoria, pole position e giro veloce. Fu la carica, la marcia in più, per arrivare, alla fine dell’anno, davanti a tutti: Schumi, infatti, dopo una serie di ritiri e secondi posti, inanellò quattro vittorie di fila, tenendosi dietro i rivali Mika Häkkinen e David Coultard.

A fine gara, durante la conferenza con le domande di rito, gli appassionati scoprirono il lato umano di Schumi. Un giornalista gli chiese:

Michael, hai raggiunto le 41 vittorie di Ayrton Senna, significa molto per te?

Il glaciale teutonico si sciolse, riuscendo solo a dire «Sì significa molto per me…», per poi abbassare la testa, nascondersi dietro il cappello rosso, lasciandosi andare in un lungo, sincero e spontaneo pianto. L’importante accostamento al talento brasiliano, un traguardo individuale maestoso, ben 41 vittorie, toccarono le corde dei sentimenti del pilota tedesco. Häkkinen, sincero, amico e rivale d’onore, lo consolò appoggiandogli un braccio, in una conferenza che diventò surreale, tutto divenne spontaneo e genuino e nessuno volle rovinare quel momento magico.
Il cuore di Schumacher, tante volte visto in pista, si mostrò quella volta al mondo intero. Senza casco.

Una cosa è certa: gli organizzatori del Gp di Austin, prossima tappa del Mondiale di Formula 1, avranno tutto il tempo e la quasi certezza di preparare una celebrazione esclusiva a Lewis Hamilton, a un passo – aritmetico – dal vincere il quinto titolo iridato della sua carriera.

Sì perché il Gran Premio del Giappone ha visto il pilota della Mercedes tagliare il nastro del traguardo per primo, per la quarta volta di fila e per la nona volta stagionale: ora sono 67 i punti di vantaggio in classifica su Vettel, alle prese con un’altra domenica da dimenticare a Suzuka. Il gap è ormai pressoché incolmabile. La rimonta del ferrarista si è fermata al 6° posto a causa di un contatto con la Red Bull di Verstappen, poi 3°. Sul podio anche Bottas. Quinto, invece, Raikkonen.

 

Sebastian Vettel è partito alla grande ha recuperato in un soffio diverse posizioni, portandosi sino al quarto posto, anche grazie a un errore di Max Verstappen, che ha accompagnato fuori Kimi Raikkonen, beccandosi 5″ di penalità. Il problema è che poco dopo, nel tentativo di passare anche l’olandese, il ferrarista di Germania ha esagerato in frenata e ha causato un contatto, di cui ha pagato il maggior prezzo (ma nessuna penalità visto che è stato giudicato incidente di gara). Si è ritrovato al 19° posto e da qui ha iniziato un recuperato forsennato, che però gli ha impedito di fare meglio della sesta piazza nonostante il giro più veloce nel finale.

 

Per Lewis Hamilton, invece, la gara di Suzuka è comunque stata una delle più facili, avendo preso la testa del gruppo alla prima curva e mantenendola in scioltezza per tutti i 53 giri, accompagnato da un Valtteri Bottas, che non lo ha mai infastidito.

Non si sbottona il pilota inglese quasi pentacampione:

Dobbiamo fare un passo alla volta, ora abbiamo vinto un grandissimo Gran Premio, c’è un bel gap su Sebastian, ma non vogliamo cantare vittoria troppo presto. Spero di fare bene ad Austin, in un circuito in cui mi diverto molto

Amareggiato (ed è dir poco) Seb Vettel:

Ci ho provato. Ho spinto al massimo fin da subito. Ho notato subito che c’era un gap. Ci ho provato con Verstappen, ma non mi ha lasciato spazio. Non abbiamo potuto fare la curva insieme. L’incidente è stato un vero disastro. Dopo il contatto con Max, la macchina era danneggiata. L’atmosfera nel team? Con risultati simili non è facile essere ottimisti. Lavoriamo forte per tutto l’anno e quando non arrivano i risultati difficile per tutti. A volte non so che dire. Non è stato un risultato giusto per noi

Quando mancano quattro appuntamenti alla fine della stagione, la classifica politi dice: Hamilton 331 punti, Vettel 264, Bottas 207. Anche nella classifica costruttori dominio Mercedes con 538 punti rispetto ai 460 della casa di Maranello.

 

Una via intitolata a Jules Bianchi, per onorare la sua memoria dopo la morte del 17 luglio 2015, a 25 anni. A Nizza, città dove il pilota di Formula 1 nacque il 3 agosto 1989, Rue du Sapin ha cambiato nome in “Rue Jules Bianchi”: così la città della Costa Azzurra vuole ricordare per sempre il suo giovane sportivo dedicandogli una strada nel quartiere di Saint-Isidore, non molto lontana dallo stadio Allianz Riviera, casa della squadra di calcio Ogc Nizza.

Jules amava il calcio, siamo molto soddisfatti della posizione in una zona così dinamica. La posizione non potrebbe essere migliore

sono le parole di Philippe Bianchi, padre di Jules, presente alla cerimonia svolta nel pomeriggio di lunedì 23 gennaio, assieme al sindaco Philippe Pradal e al presidente dell’area urbana Christian Estrosi.

La via conduce a “Rue Camille Muffat”: il quartiere non è nuovo a queste celebrazioni e ciclicamente lega il nome delle vie a campioni sportivi. Proprio come Camille Muffat, nuotatrice e tre volte medaglia olimpica, che nel 2015 ha perso la vita in un incidente tra due elicotteri presso la località di Villa Castelli, in Argentina, dove si trovava per le riprese di un reality-show.

Jules ha disputato 34 Gran Premi di Formula 1. Il 5 ottobre 2014, nel corso del GP del Giappone, a causa della pioggia, il pilota della Marussia uscì di pista e colpì una gru mobile, ferma nella via di fuga per rimuovere la Sauber di Adrian Sutil, uscito di pista il giro precedente. Dopo più di nove mesi di coma, morì a 25 anni.
In suo onore, il 20 luglio 2015 il Presidente della Fia, Jean Todt, ha ritirato definitivamente il numero 17, da lui usato in gara.