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Stavolta non è bastato Sebastian Giovinco a guidare i Toronto Fc. I canadesi infatti, nella gara d’andata della finale di Concacaf (la Champions League americana), sono stati sconfitti dal Chivas Guadalajara guidati dall’ex conoscenza del calcio italiano, Matias Almeyda.

La squadra di Giovinco è stata battuta in casa alloa BMFO Bield per 2-1. Per i Reds una partita comunque positiva in cui la Formica Atomica anche se non ha timbrato il cartellino ha certo fatto vedere sprazzi del suo talento.

Il numero 10 è andato più volte vicino al gol con una delle sue perle: una punizione al 31’ terminata poco fuori. È invece andata in rete la pennellata di Pulido. The Atomic Ant poi ha dispensato lezioni di calcio. Come quando al 43’ ha ricevuto palla da Altidore e con un tacco prodigioso ha messo l’attaccante di fronte al portiere. L’americano ha poi sbagliato disperatamente.

Il risultato mette comunque alle strette la squadra di Giovinco che al ritorno sarà costretta vincere con due gol di scarto se vogliono coronare il sogno di vincere la Concacaf.

Toronto ha eliminato nei quarti il Tigres, quarta in Messico; nelle semifinali il Club America, terzo, mentre il Chivas, allenato dall’ex laziale (ma anche Inter, Parma e Brescia) Matias Almeyda, una delle due società mai retrocessa, è nei bassifondi della classifica.
La Champions League americana da quando nel 2008 è stata cambaita, è dominata da squadre messicane. Infatti è stata vinta per 9 volte da team della Liga MX e altre sette finaliste. Solo il Real Salt Lake City (nel 2010/11) e il Montreal Impact (nel 2014/15) avevano spezzato il dominio, senza però riuscire ad alzare il trofeo. Nella storia di questa competizione appena due squadre Mls l’hanno vinta: il D.C. United nel 1998 e il Los Angeles Galaxy nel 2000.

Come spesso accade al Toronto Fc è l’italiano Sebastian Giovinco a guidare la squadra alla vittoria.

Così è stato anche in Concacaf Americana contro i messicani dell’America.

The Atomic Ant, che intanto ha avuto il piacere di essere “celebrato” da una famiglia americana che ha deciso di chiamare il proprio figlio con lo stesso nome del numero 10 del Toronto, ha aperto le marcature nella gara di andata della semifinale della Champions League americana. Il match è terminato 3-1.

Trascinando la propria squadra, Sebastian Giovinco è stato anche nominato come migliore in campo. Non solo il rigore trasformato dal dischetto, ma anche un assist al bacio per il compagno di squadra Jose Altidore.

 

Il match è stato avvincente tra due squadre che hanno voluto dimostrare di non essere giunti in semifinale per caso. Enorme la posta in palio e non solo dal punto di vista sportivo, con il Club America strafavorito e otto volte vincitore della competizione, accolto da tutto il calore del BMO Field.

Il 3-1 per i canadesi è importante, ma non decisivo in vista della gara di ritorno, per tutto il movimento calcistico nordamericano e una certificazione della nuova competitività della MLS contro squadre più ricche, consapevoli ed attrezzate come quelle messicane. Il tutto a discapito di un’immagine che al di qua dell’Atlantico resta snobbata dietro a luoghi comuni che nascondono la poca conoscenza della realtà sul campo.

Una cosa è certa Giovinco non mollerà la presa e continuerà a trascinare i canadesi verso la finale.

La doppietta di Zlatan Ibrahimovic regala uno slancio in più alla competizione calcistica americana che più di ogni altra al momento sta appassionando il popolo a stelle e strisce.

Dopo l’esclusione ai Mondiali di Russia 2018 che, come è successo anche alla nazionale azzurra, è una ferita aperta difficile da accettare, adesso si guarda avanti e si concentrano tutte le attenzioni sulla Major League Soccer, il più importante campionato nordamericano di calcio per club.

La competizione ha preso il via lo scorso 3 marzo e sono diverse le squadre che si contendono il titolo. E, dopo la partita dello scorso 31 marzo, tra queste viene promossa a pieni voti anche la squadra dei Los Angeles Galaxy, dove ha esordito in grande stile il calciatore svedese Ibrahimovic.

I risultati della scorsa stagione per il Galaxy non sono affatto soddisfacenti. Basti pensare che nell’ultima competizione sono arrivati ultimi. Ma con l’arrivo di Ibrahimovic si torna a sperare in un cambiamento e in una ripresa che può portare l’intera squadra al successo di un tempo. Anche perché le sue avversarie non sono proprio da sottovalutare, cominciando dalla prima classificata del campionato precedente, il Toronto.

Le punte di diamante della squadra americana la rendono quasi imbattibile. Primi fra tutti il nostro italians Sebastian Giovinco, che ha portato il Toronto alla vittoria, innalzando la coppa della Major League Soccer 2017.

Il capocannoniere, che ha all’attivo ben 16 gol, è affiancato da giocatori altrettanto forti come l’ex Chievo e Roma, Michael Bradley, e Víctor Vázquez, per formare un team che vuole ad ogni costo mantenere il titolo anche quest’anno.

Ma anche le altre squadra in gara non si lasceranno vincere senza combattere. A cominciare da una delle più giovani, l’Atlanta United, che promette di regalare parecchie sorprese in Mls. I giocatori, allenati dall’ex ct del Barcellona e della Nazionale argentina Gerardo  Martino, stanno già appassionando gli spettatori della competizione che vedono in questo nuovo team, che ha giocato la sua prima partita nella Major League Soccer proprio l’anno scorso, la rivelazione del campionato.

E la curiosità intorno a questa squadra cresce ad ogni partita, contribuendo ad aumentare anche l’affluenza dei tifosi allo stadio.

Secondo le statistiche, l’Atlanta United nel 2017 ha attirato ben 8000 persone in più rispetto alla squadra più famosa dei Seattle Sounders. Infatti, nonostante l’esperienza in Mls più radicata di altre squadre, il club guidato da Brian Schmetzer, di cui uno dei proprietari è addirittura Paul Allen, l’ideatore di Microsoft, sembra attirare meno attenzione rispetto a squadre emergenti. Se i suoi risultati nella competizione odierna non saranno di rilievo, il Seattle Sounders rischia di perdere popolarità.

Anche il Los Angeles FC potrebbe emergere e superare la fama che nel tempo hanno acquisito i giocatori del Seattle Sounders. Al suo debutto qui al torneo di Major League Soccer 2018, ha tutte le carte in regola per crescere di livello e affermarsi fra le più forti. Nonostante la recente sconfitta contro la squadra di Ibrahimovic, ha un allenatore già noto nel mondo del calcio per i suoi risultati, Bob Bradley, e alcuni giocatori di punta come il messicano Carlos Vela, acquistato direttamente dal Real Sociedad.

Tra club emergenti e vecchie potenze del calcio americano la Mls promette di essere teatro di colpi di scena anche quest’anno. E l’America, delusa e ferita dalla mancata partecipazione alla competizione mondiale come non succedeva dal 1986, ha davvero bisogno di concentrare le attenzioni su un tipo di calcio capace ancora di regalare emozioni, in attesa di vedere rinascere la nazionale americana e tornare ad essere la squadra di un tempo.

 

Che la Formica Atomica, Sebastian Giovinco, stesse facendo bene in America è sotto gli occhi di tutti. Nelle ultime uscite in Concacaf ha trascinato il Toronto in semifinale.

Tuttavia stavolta non è stato direttamente la stella del calcio italiano in Mls a far parlare di sé, ma una giovane coppia di Humble, in Texas, che hanno avuto la particolare idea di chiamare il proprio figlio proprio come il numero 10 della squadra canadese.

I genitori 26enni, Jorge e Noelia Pedraza, lo scorso 8 marzo hanno gioito per la nascita del loro primo bambino, con la consapevolezza e la convinzione di dare i nome al neonato, Sebastian Giovinco Pedraza.

I due coniugi pare che siano stati sempre d’accordo a dare questo nome al proprio figlio l’unica cosa in cui hanno discusso è stata che la mamma preferiva chiamarlo solamente Giovinco, il papà ha insistito nel mettere anche Sebastian.

La giovane Noelia, raccontando la storia al sito Toronto Star, ha sottolineato che ha sempre stimato la Formica Atomica che tra l’altro pare che assomigli all’attore Theo James.

L’incredibile vicenda dal Texas e arrivata in Canada a Toronto, alle orecchie del vero Giovinco, il quale pare che abbia piacevolmente gradito.

Un’altra cosa da evidenziare è che la famiglia Pedraza nemmeno tifa Toronto Fc, ma Dynamo Houston. Le due squadre si sfideranno alla ripresa del campionato americano e che non sia un modo per fare intrecciare i due Giovinco.

È stato ed è tuttora uno dei calciatori italiani più amati e che più rappresenta l’Italia all’estero. Con la vittoria del campionato prima e della coppa poi, è entrato ancor di più nel cuore di tutti i tifosi oltreoceano.

Sebastan Giovinco stavolta ce l’ha fatta. Nel remake della finale dello scorso anno contro Seattle Sounders, il Toronto FC ha vinto la Coppa Major League Soccer 2017, guidata proprio dalla Formica Atomica.

Davanti al proprio pubblico, i Reds hanno dominato il match con una prestazione super di tutta la squadra. Tuttavia per i gol c’è stato bisogno proprio del talento italiano che ha acceso la miccia, offrendo prima l’assist al gol di Jozy Altidore e poi passando il pallone decisivo per la seconda marcatura.

Una vittoria che The Atomic Ant ha sentito molto, perché dopo la delusione dello scorso anno (sconfitta ai rigori) c’era bisogno di un riscatto, e così è stato: vittoria prima della Canadian Championship 2017 e poi il Supporters’ Shield (la coppa che si porta a casa chi vince la regular season), battendo il record di punti durante la stagione regolare con 69 punti contro i 68 dei Los Angeles Galaxy nel 1998 ed eguagliando anche il numero di vittorie dei Seattle Sounders; infine la vittoria finale nei play-off della Major League Soccer, conquistando così il titolo della stagione regolare e la MLS Cup, divenendo il primo club canadese a vincere i due titoli.

Il numero 10 italiano si gode il trionfo con una città che lo ha accolto bene e che ora lo venera quasi come una divinità. Il calore dei tifosi e l’aria positiva che si respira nello spogliatoio del team canadese gli permettono di vivere appieno quest’avventura iniziata nel gennaio 2015. In una lettera di qualche settimana fa ha manifestato tutto il suo amore per la città canadese e le dichiarazioni post gara non hanno fatto che confermare il suo pensiero: quello di restare a Toronto, perché ci sono altri obiettivi da raggiungere.

Questa stagione è stata brillante per il trentenne ex Juve e Parma. Tanto si è parlato della sua esperienza in America e c’è chi sperava in una sua convocazione nell’Italia per il beffardo playoff perso contro la Svezia.

I complimenti per la vittoria sono arrivati anche dalla società bianconera via Twitter

Dario Sette

È atterrato a Toronto in una fredda giornata di febbraio nel 2015 ma, sin dai primi passi, ha capito che l’avventura in Canada sarebbe stato qualcosa di speciale. In effetti è così. Da subito Sebastian Giovinco si è ambientato in un campionato diverso da quello italiano. Un’altra cosa però ha portato via dal calcio italiano , oltre al talento: la voglia di vincere!

In una lettera commovente, il numero 10 del Toronto Fc ha voluto descrivere i suoi tre anni nella città canadese che lo ha accolto come un campione e lo venera come un divinità.

“Sono arrivato a Toronto da quasi tre anni e ci sono due cose che devo ancora vedere. Una sono le Cascate del Niagara. E ci andrò, alla fine. Ma prima, c’è qualcos’altro che voglio vedere. Che devo vedere: il Toronto FC che vince la MLS. L’anno scorso ci siamo andati abbastanza vicini, ma andarci vicino non è abbastanza. Vengo dall’Italia e lì ho giocato per la maggior parte della mia carriera. E in Italia abbiamo detto questo: è come andare a Roma e non vedere il Papa. Ora, non voglio confrontare il titolo della MLS con una visita in Vaticano o altro, ma …. Non sono venuto fin qui per non vedere Toronto vincere un campionato. Questo è tutto.

Ricordo il primo campo che ho calcato a Torino da bambino. Non c’era erba, solo sporcizia e linee di gesso che mi avrebbero polverizzato in qualsiasi momento con una caduta o una scivolata sbagliata. Su questo terreno difficile, se fossi caduto, è probabile che mi sarei rotto qualcosa. Ma quel campo era tutto quello che avevamo. Non c’era un grande cinema o un centro commerciale nella nostra città. Niente. Potevi giocare a calcio o … potevi giocare a calcio. Solo su quel terribile campo. Ma senza esso, non avrei iniziato a giocare a calcio. Non ero come gli altri bambini italiani che sognavano di giocare in Serie A. Non l’ho nemmeno guardato tanto in televisione. Per lo più rimanevo in giro con mia madre. Lavorava al piccolo bar che mio zio ha possedeva. Ma poi, ci sarebbe stato quel campo.

Passavo tutto il tempo con i miei amici. A volte vorrei guardare i ragazzi che giocano a calcio su quel campo. Alcuni squadre regionali. Un giorno, la squadra locale stava giocando a una partita 7 contro 7 e mancava un giocatore. All’epoca avevo solo sei o sette anni e i ragazzi della squadra erano molto più vecchi. Penso fossero disperati perché – visto che ero l’unico in giro – mi hanno buttato dentro.

E subito avevo capito: tutto sarà diverso per me. Giocare a calcio … mi ha reso felice. È stato divertente. Mi ha aiutato a crearmi nuovi amici. Quando sono tornato a casa quel giorno ho detto a mio padre della squadra e che volevo continuare a giocare per loro. Il giorno dopo sono tornato. E il giorno dopo pure.Ho iniziato come centrocampista, mi piaceva fare assist. Ma poi ho capito che l’unica cosa che mi rendeva più felice di fare un assist per un gol, era farlo. Per me, i gol erano la cosa più importante: è come vincere.

Divenne una specie di scuola per me. Ho passato tutto il tempo ad allenarmi con questa squadra: si chiamava San Giorgio Azzurri. Avrei giocato ovunque potevo, in una piazzola, nei parchi cittadini, e anche nel piccolo appartamento della mia famiglia con il mio fratellino, Giuseppe. Era un piccolo posto per noi quattro. C’era solo una camera da letto, quella per miei genitori, i capi. Io e mio fratello abbiamo dovuto dormire nel salotto. Durante la giornata giocavamo a calcio contro pareti di casa. Mia madre impazziva.

Almost the same @giuseppegiovinco

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Non avevamo molto. Vivevamo a sole 15 miglia dallo Stadio delle Alpi, ma non abbiamo mai comprato i biglietti per guardare la Juventus. Sicuramente non potevamo permetterci di comprare qualsiasi cosa. Ricordo che mio padre, che era un duro lavoratore, ha dovuto risparmiare un intero anno per comprarmi i miei primi scarpini da calcio. Scarpette, scarpini, qualunque cosa: non mi importava. Essere sul campo era l’unica cosa che contava.

Dopo un anno con la mia squadra, uno scout della Juventus mi ha invitato a giocare per le giovanili del club. Probabilmente sembra folle, ma fu così veloce. Un giorno stai giocando per la tua piccola squadra locale e poi ti chiama un club di Serie A. Almeno questo è stato per me. Un giorno un signore si è presentato, ha parlato con me e mio padre, e il giorno successivo facevo parte del vivaio della Juve.

Vivevo vicino al centro sportivo, sono quindi rimasto nella casa dei miei genitori. Ogni mattina mio padre mi portava al campo con la sua piccola Renault 5. Quindi tornava a casa, prendeva mia madre e la lasciava al bar dove lavorava. Alla fine della giornata, prendeva la mamma e la portava a casa in modo da poter preparare la cena mentre finivo l’allenamento. Vi giuro che ha fatto così tanti chilometri su quella piccola Renault che avrebbe dovuto cambiare auto ogni due anni.

Mio padre non era un fan del calcio. È stato un tifoso del Milan in quanto veniva da Milano, ed era la squadra più forte in quegli anni. Ma non ha mai giocato o visto una partita di calcio su un televisore. Quindi lui era contento di vedermi giocare alla Juventus finché io sarei stato felice di farlo.

Ma per un po’ non fui felice. Quando avevo circa 15 o 16 anni avevo tempo solo per giocare. E molte volte tornando a casa, salivo in macchina e piangevo. Un giorno, papà fermò la macchina. “Seba,” disse, “non ti voglio riportare lì domani.” Lo guardai in faccia, asciugandomi le lacrime: “Perché?” “Perché non ti porto qui per piangere.” Ho pensato per un momento: ok, non ho intenzione di piangere. Devo solo lavorare sodo. E vincere. Cosa che, onestamente, era tutto ciò che si aspettava il club. Niente lacrime. Zero. C’è questa mentalità alla Juventus. È abbastanza semplice ….Vincere. Ti insegnano il rispetto e il vincere con rispetto. Ma alla fine della giornata, conta solo una cosa. Aver vinto. Quella mentalità mi è stata inculcata dal momento in cui sono arrivato alla Juve. Vincere e basta.

E quando ho compiuto 17 anni avevo la possibilità di firmare il mio primo contratto ufficiale con la Juventus. Da quando ero piccolo, mio padre veniva con me. Avevo bisogno che mio padre venisse con me per firmare la carta per un nuovo appartamento. Era una delle prime cose che ho comprato per la mia famiglia: una stanza per tutti.

Ricordo la prima volta che ho fatto un passo sul campo allo stadio. Non era niente di simile a quello del mio primo campetto. Stavo giocando accanto a Del Piero, stavo servendo Trezeguet. Sono stato orgoglioso di aver lavorato per tornare in Serie A dopo solo una stagione. Non credo che avrei avuto l’opportunità di giocare tanto se non fossi stato in Serie B. Ma la promozione non era qualcosa di cui si parlava molto. Come ho detto, c’è solo una cosa che conta alla Juventus. E non importa come sia fatto. E per me, come sempre, tutto ciò che contava era che io fossi in campo.

Ma dopo qualche anno, sapevo che non avrei avuto più molti minuti in campo con la Juventus. Sono andato in giro per l’Italia con un paio di prestiti, e mentre il mio contratto alla Juve giungeva al termine ho iniziato a pensare di trasferirmi in MLS. Toronto fu il club che mi raggiunse e il colloquio tra le parti fu abbastanza veloce. Quindi, da quel momento c’era solo una squadra di cui mi importava: Toronto Fc. Entro due o tre giorni abbiamo raggiunto un accordo. Sarei venuto a giocare a Toronto.

La prima volta che sono arrivato a Toronto è stato nel febbraio 2015. E quando il mio aereo è atterrato … beh … diciamo solo che il freddo è la cosa che mi ricordo di più di quel giorno. Quello, e le centinaia di tifosi che sono venuti ad accogliermi in aeroporto.

E ho imparato due cose da quel momento:
1) che una giacca di Canada Goose mi terrà sempre al caldo (la squadra me ne diede una il giorno in cui ho atterrai);
2) che i tifosi di Toronto Fc saranno sempre accanto a noi.

Non credo di sapere quanto fosse bella questa città. È strano. È una sensazione strana. Ho giocato per altri club in altre città, e so non è facile spostare la propria vita, la propria carriera. Non è facile arrivare in un nuovo posto e avere i tifosi che ti accolgono. Ma a Toronto mi sono sentito subito a casa. Tutti volevano fare una sola cosa. Vincere. E lo abbiamo fatto.

Nel 2015, la mia prima stagione qui, abbiamo fatto la postseason per la prima volta nella storia del team. Ma credo che ci fosse un altro ostacolo davanti a noi. Dopo aver conquistato il nostro posto ai playoff, abbiamo festeggiato troppo. Abbiamo perso i nostri ultimi due match di campionato. E poi siamo stati eliminati nel primo round dei playoff a Montreal.

Vedi, c’è questa altra parte della mentalità della Juventus che penso che dobbiamo imparare qui a Toronto. Si vince oggi, si smette di festeggiare oggi e si passa avanti.

Quella sconfitta contro Montreal, però, è stata per me un’emozione. Volevo dimostrare qualcosa alla squadra, alla città. Volevo mostrare perché sono qui e cosa potevamo fare. Tutti hanno imparato da quella partita. Era una sorta di inizio di un viaggio per la nostra squadra. Abbiamo pensato che potevamo farcela nel 2016. Abbiamo imparato da Montreal nei playoff ma poi lo abbiamo rifatto in finale.

Ma, quella finale. Voglio dire, cosa puoi dire veramente su di essa? Se devo essere onesto, ho avuto questa sensazione un paio di giorni prima. Non lo so, c’era solo qualcosa dentro la mia mente che mi diceva che le cose non sarebbero andate per il verso giusto. Ho parlato con un paio di miei familiari e amici di questa cosa. E tentarono di scuotermi per il giorno della finale. Abbiamo avuto le nostre opportunità, ma non siamo riusciti a finirla. Non ho potuto finirla. Potrei chiedermi cosa sarebbe successo se non fossi uscito dal campo per crampi. Potrei chiedermi cosa sarebbe successo se avessi fatto questo o quello. Ma credo sia la stessa cosa di se vinci o perdi … devi andare avanti. Devi andare avanti.

Così abbiamo fatto i piccoli cambiamenti qua e là che dovevamo fare. Ed eravamo già abbastanza forti, per il semplice fatto che abbiamo due grandi giocatori:

C’è Michael Bradley. E ‘il nostro leader sul campo e nello spogliatoio. E dopo tutto quel tempo passato a giocare a Roma anche il suo italiano è abbastanza buono (forse anche meglio del mio!). Ma la cosa più importante è che lui sta dando consigli ai giovani e ci carica tutti prima di una partita.

E c’è poi Jozy. E ‘il mio uomo. È divertente, nel mio primo anno in MLS nessuno conosceva il mio stile di gioco, così potevo mettere a segno tanti gol quando i compagni mi servivano in area. Il secondo anno, immagino che gli avversari mi siano stati più attaccati. Sono stato coperto un po ‘di più. Ma quei ragazzi, come Jozy, si sono allenati per migliorare. E lo hanno fatto. Non lo so, io sento questo legame naturale con lui sul campo. Non abbiamo lunghe conversazioni prima di una partita. Andiamo là fuori e sappiamo dove l’altro sta andando.

Immagino che non sto veramente chiacchierando molto con nessuno, davvero. Forse è una cosa linguistica. Ma poi ci sono ragazzi che dimostrano sul campo il loro parlare. Del Piero era molto simile. E quando non parlo, ascolto. Sto ascoltando i nostri tifosi. Sarò onesto: ancora non capisco molti dei cori (sto imparando!), ma sento quando il mio nome viene cantato dalla folla al BMO. L’ho sentito. E lo sento.

Chiama la nostra stagione un ritorno, una storia di redenzione, qualunque cosa tu voglia. Siamo stati in cima tutto l’anno. Ma non siamo soddisfatti. E dopo ogni vittoriafermiamo i festeggiamenti e andiamo avanti. E non ci fermeremo finché non lo vedremo: uno scudetto a Toronto. E poi – dopo che ci vedrò sollevare la Coppa del MLS – so cosa farò.

Inoltre, sento che il lato canadese delle cascate del Niagara è molto più bello.”

Grande Seba!

Dario Sette

La stagione in Major League Soccer entra nel vivo. Sta per concludersi la Regular Season e vogliamo fare il resoconto degli Italians che giocano nel campionato di soccer Americano, in vista della fase finale.

Come ben sappiamo il la stagione del calcio statunitense si divide in Western ed Eastern Conference. I nostri cinque italiani, che giocano in America (tutti in Eastern Conference), hanno saputo mettersi in mostra anche quest’anno.

Tra tutti, però, ha bisogno di un capitolo a parte, Sebastian Giovinco. La Formica Atomica ha ancora una volta fatto uno stagione sopra tutti e ha guidato il Toronto Fc alla fase finale della stagione, chiudendo al primo posto la classifica della Eastern Conference.

Il numero dieci della squadra canadese ha chiuso con 16 reti la classifica marcatori e sei assist, contribuendo appieno al risultato finale in classifica generale.

Le belle prestazioni in campo hanno dimostrato che l’attaccante classe ’87 è ancora in ottime condizioni e potrebbe essere utile anche all’Italia in vista dei playoff oltre che in un Mondiale futuro nel 2018. Lo stesso Sebastian ha ribadito di pensare all’azzurro, ma che forse il ct Ventura “snobba” il campionato a stelle e strisce.

Tantissime le belle reti realizzate da Giovinco, non ultima l’imparabile punizione contro l’Atlanta United. Ma oltre ai gol, The Atomic Ant (come lo chiamano in Usa) è oramai parte di un gruppo solido che sogna di arrivare in fondo alla stagione e provare a vincere il titolo MLS, sfuggitogli di mano lo scorso anno ai rigori davanti ai propri tifosi.

Un altro focus importante ha bisogno un veterano del calcio italiano e azzurro: Andrea Pirlo. Il campione del mondo 2006 ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo al termine del 2017. Con il New York City Fc è riuscito a piazzarsi al secondo posto in classifica, volando così ai playoff della fase finale. Il talento bresciano proverà a guidare i suoi compagni a una storica vittoria che per lui sarebbe una vera e propria ciliegina sulla torta dopo una quantità innumerevole di trofei vinti lungo tutta la sua carriera. Il Maestro (come lo chiamano a New York), dopo il calcio, dedicherà il suo tempo alla famiglia e al relax, tuttavia nelle prossime settimane cercherà di dare il massimo per la squadra.

Un’annata un po’ storta l’hanno vissuta i due italiani del Montreal Impact: Marco Donadel e Matteo Mancosu che non sono riusciti a strappare il pass per i playoff e che quindi escono di scena per questa stagione. Il centrocampista ex Fiorentina ha avuto problemi fisici che lo hanno tenuto lontano dai campi per parecchio tempo, nell’ultima parte della stagione si è rivisto con più costanza e bellissima è stata la rete realizzata contro il Toronto in un caldissimo derby.

Mancosu ha realizzato sei reti in questa stagione in 26 presenze. Un’annata poco prolifica per l’attaccante sardo che tanto bene ha fatto lo scorso anno.

Infine, per chiudere con gli Italians oltreoceano c’è il napoletano Antonio Nocerino che gioca nell’Orlando City.

A dir la verità la poco entusiasmante stagione dei Lions dal punto di vista calcistico ha dato spazio maggiore alla notizia dell’addio di un grande campione come Kakà. Il calciatore brasiliano ha deciso di lasciare il club americano, ma non ha ancora scelto se ritirarsi o provare un’altra esperienza altrove. Tornando a Nocerino, l’ex Milan ha giocato quasi tutte le gare di campionato ma forse è mancato quel guizzo in più alla sua squadra per provare a fare il salto di qualità.

Dario Sette

In America oramai è osannato dai propri tifosi e dagli amanti del calcio. Nell’ultima gara ha raggiunto quota 50 reti, realizzando una doppietta contro il suo ex compagno di squadra alla Juventus, Andrea Pirlo.

Stiamo parlando di Atomic Ant, come l’hanno definito in Usa i supporters dei Toronto, Sebastian Giovinco. Con addosso la maglia numero 10 dei Reds la “Formica atomica” (soprannome quando era ancora in Italia) ha realizzato 50 gol in Major League Soccer, contando solo la Regular Season, di cui 10 da calcio di punizione.

👋 @andreapirlo21… GOAL @sebagiovincoofficial

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Partito dall’Italia nel 2015 con l’amarezza di non aver sfruttato al massimo l’occasione nella Juventus, Sebastian Giovinco ha sposato appieno il progetto del Toronto FC. La sua partenza ha fatto storcere il naso a molti dato che firma un contratto a 8,5 milioni di dollari. Una cifra esorbitante che lo rende il calciatore italiano più pagato del pianeta, superato l’anno scorso da Graziano Pellè.

Sin da subito però il fantasista torinese si è immerso nella nuova avventura dimostrando tutto il suo valore in un campionato che nel corso degli anni si è sviluppato molto e ha raccolto altri calciatori italiani ed europei (vedi Pirlo, Donadel, Lampard, Gerrard e tanti altri).

Proprio contro il New York City del Maestro Andrea Pirlo, la formica atomica ha realizzato due delle 4 reti del Toronto Fc, aiutando così la squadra a raccogliere i 3 punti e a balzare al primo posto a +6 proprio sui newyorchesi, scivolati momentaneamente in terza posizione.

La prima rete con la maglia Reds risale all’aprile 2015, alla sua quarta presenza in campionato, quando beffa il portiere del Chicago Fire con un tiro rasoterra.

Da lì in poi un crescendo dal punto di vista tecnico e realizzativo. Nella prima stagione infatti Sebastian realizza 22 reti nella stagione regolare tanto da ottenere una serie di premi che nessun altro italiano era riuscito ad ottenere nel “giovane” campionato americano di calcio. Alla sua bacheca personale aggiunge, infatti, l’Mls Golden Boot, il titolo di miglior marcatore e miglior assistman oltre che miglior debuttante e miglior calciatore di tutta l’edizione della Mls 2015. Non male per un neo arrivato in un campionato nuovo e con altri ritmi e criteri rispetto alla Serie A italiana.

Ma il “piccolo” Giovinco non si limita a far bene nella sola prima stagione, ma si conferma anche l’anno scorso quando, con 17 reti nella stagione regolare e 4 nei play-off, trascina il Toronto Fc fino alla finalissima di Mls contro il Seattle Sounders, persa ai rigori.

Tutte le belle prestazioni hanno fatto parlare di lui anche in Italia e in ottica Nazionale. Giovinco non ha mai smesso di pensare alla maglia azzurra con la quale ha disputato 23 partite e una rete (contro il Giappone nella Confederation Cup 2013 in Brasile).

Il traguardo delle 50 reti in Mls ( il numero aumenta a 54 contando anche le fasi finali del torneo, e 59 in totale in 92 presenze con la maglia del Toronto) è stato possibile anche alle 10 segnature da calcio piazzato. In effetti, Sebastian Giovinco è un vero e proprio specialista delle punizione e lo sanno bene sia i portieri americani che quelli italiani che sono stati trafitti dalle traiettorie velenosissime della Formica Atomica. Le dieci marcature lo portano ad essere il migliore in classifica Mls, superando in questa speciale classifica Jeff Larentowicz e Javier Morales.

Free kicks’ new record in @mls #6 #toronto

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Per ora The Atomic Ant fa sognare i tifosi del Toronto e chissà che un giorno non faccia felice anche qualche italiano.

Dario Sette

Davide Lanzafame, il “Lanciafiamme” italiano, ora fa faville nella terra di Puskas. L’esterno offensivo torinese, che ha da poco compiuto 30 anni, ha trovato la sua dimensione in Ungheria nel Budapest Honvéd Fc in quella che è stata la storica squadra del campione Ferenc Puskas nella quale ha segnato una miriade di gol, prima di accasarsi al Real Madrid.

Lanzafame, dopo anni in cui ha girato parecchie squadre italiane, ha trovato la sua serenità nella squadra della capitale ungherese allenata da un altro italiano doc, il mister Marco Rossi.
Con il sogno di poter vincere il campionato OTP Bank Liga, Davide Lanzafame sta contribuendo, a suon di gol, a raggiungere questo obiettivo che manca da oltre 20 anni.

dALLe giovanili DELLA juveNTUS Al Bari di Conte

Cresciuto nelle giovanili della sua squadra del cuore, la Juventus, il veloce esterno offensivo ha giocato in Primavera insieme a talenti come Claudio Marchisio e Sebastian Giovinco con cui ha vinto un campionato, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e, con sette reti, la classifica marcatori del Torneo di Viareggio 2007.

Dopo l’esordio in prima squadra con la Juventus in Serie B, la stagione successiva è quella della consacrazione. Infatti, trasferitosi in prestito al Bari guidato dall’ex juventino Antonio Conte, il veloce attaccante si mette in mostra con prestazioni sontuose, arricchite da dieci reti. Salvezza in netto anticipo per i galletti, convocazione nell’Italia Under 21 e l’appellativo di “Lanzafame – Lanciafiamme” oltre al “Cristiano Ronaldo italiano”.

La stagione successiva viene ceduto in comproprietà al Palermo, in serie A, nell’operazione che porta l’attaccante brasiliano Amauri a Torino. Il giovane Lanzafame, però, non ha quella continuità che si aspettava e pertanto, durante il mercato invernale, ritorna a Bari dove colleziona 18 presenze con due gol, che contribuiscono alla vittoria del campionato e la conseguente promozione.

 

LA PRIMA DOPPIETTA IN SERIE A, PROPRIO CONTRO LA JUVE

Il ritorno in A è quello da batticuore, “Lanciafiamme” disputa un bellissimo campionato con il Parma in cui segna la sua prima doppietta nella massima serie proprio contro la sua squadra in cui è cresciuto, la Juventus. La bellissima stagione disputata tra i ducali fa sì che l’allora allenatore bianconero, Gigi Delneri, lo richiami a Torino per poterlo schierare nel suo classico 4-4-2.

Il ritorno, però, non è dei migliori tant’è che da lì in poi inizia una fase calante che lo porterà a girovagare in varie squadre: Catania, Brescia, Grosseto, la prima esperienza estera all’Honvéd e soprattutto il coinvolgimento nel filone Bari-bis dello scandalo calcioscommesse.

 

L’approdo all’Honvéd in Ungheria

Giunto in terra magiara nel mercato di riparazione 2013, Lanzafame riesce a conquistare un’epica qualificazione all’Europa League, ma si fa notare anche per un bisticcio con un suo compagno di squadra per la battuta di un calcio di rigore, con tanto di successiva espulsione.

Nel 2014 rientra in Italia per due stagioni: una stagione a Perugia e poi a Novara, prima di riprendere l’aereo per Budapest.
All’Honvéd, attualmente, ha trovato una giusta dimensione calcistica anche se il talento ammirato nella Juve Primavera, a Bari e a Parma non si è più realmente rivisto. Scelte sbagliate e occasioni sprecate hanno preso il sopravvento. Quest’anno però “Lanciafiamme” si è imposto l’obiettivo di vincere il campionato e ci sta provando dando un grosso aiuto l a suon di gol: otto le reti segnate sinora.
I tifosi magiari che sperano nella vittoria dell’OTP Bank Liga che manca da troppo tempo: il sogno è che la squadra rossonera possa ritornare a splendere come ai tempi del grandissimo Ferenc Puskas.

L’ottima stagione calcistica ha riacceso anche l’attenzione mediatica nei suoi confronti: i comici Pio&Amedeo, protagonisti della trasmissione Emigratis, in giro per Budapest, hanno sfruttato con il loro consueto modo “poco cortese” la disponibilità di Lanzafame, scroccando cibo, soldi e tanto, tanto altro…qui potete vedere il video.

Dario Sette