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Dopo aver scoperto chi sono gli allenatori più longevi nella storia del calcio, adesso vogliamo concentrarci solo su una classifica che riguarda esclusivamente i commissari tecnici alla guida delle nazionali nelle diverse competizioni mondiali.

Ed ecco che subito balza all’occhio il nome di un ct italiano, Vittorio Pozzo, che ha seguito la nazionale azzurra dal 1929 al 1948. Ben 19 anni di grandi successi, coronati nel 1934 e nel 1938 con la vittoria della Coppa del Mondo.

Solo un anno in meno per l’allenatore dell’Austria, Hugo Meisl, che ha guidato la sua squadra per 18 anni, dal 1919 al 1937. Un uomo dalle mille sfaccettature, che non si limitava a seguire la nazionale ma al contempo faceva anche da segretario generale della federcalcio austriaca e delegato FIFA.

Al terzo posto, a pari merito, troviamo ben due allenatori con 16 anni di servizio presso la nazionale.

Paul Philipp è stato ct del Lussemburgo dal 1985 al 2001. Attuale presidente della federcalcio del suo paese ed ex calciatore, come commissario tecnico è ricordato per le sue tre vittorie in vista delle qualificazioni agli Europei del 1996.

Walter Winterbottom è stato ct dell’Inghilterra dal 1946 al 1962. Per un totale di 4 mondiali consecutivi era lui alla guida della nazionale inglese.

In questa speciale classifica che ricorda figure di rilievo nel calcio mondiale degli anni passati, c’è anche un allenatore ancora a capo della nazionale, che, alla luce del nuovo contratto, si ritroverebbe in quinta posizione per longevità. Si tratta di Joachim Löw, ct della Germania, che guida la squadra del suo paese verso la conquista della coppa del mondo dal 2006.

Da ben 12 anni è lui il volto guida della nazionale tedesca e sarà sempre lui a guidarla anche negli imminenti Mondiali di calcio in Russia. Infatti, il suo contratto è stato rinnovato fino al 2022: questo lo farebbe entrare di diritto nella classifica dei ct più longevi nella storia dei mondiali, all’interno della top five.

Tra gli allenatori più longevi ancora alla guida di una nazionale al momento si trova allo stesso livello di Oscar Tabarez, che guida la nazionale dell’Uruguay.

Se Low, senza intoppi, continuerà a guidare la Germania fino alla data prevista, per lui sarebbe un gran salto di qualità che gli permetterebbe di superare non solo Tabarez, ma anche allenatori come Olsen (Danimarca), Giampaolo Mazza (San Marino) e Bob Glendinning (Olanda), i quali hanno guidato le loro squadre per ben 15 anni.

Un bel risultato per un allenatore che ha cominciato come calciatore, per poi proseguire la sua carriera calcistica diventando commissario tecnico e portando al successo la sua squadra nei Mondiali del 2014.

 

Un’escalation di successi che oggi lo trovano sempre lì, sulla panchina tedesca, a spronare i suoi ragazzi a dare il massimo e guidare i campioni in carica nella nuova competizione mondiale che prenderà il via il 14 giugno in Russia.

I Mondiali in Russia entra nel vivo. Entro il 14 maggio, i 32 selezionatori dovevano consegnare alla Fifa la lista dei 35 pre-convocati che diventerà definitiva entro il 4 giugno con la scelta dei 23. Alcune Nazionali come Islanda e Brasile hanno direttamente annunciato i 32 giocatori che ufficialmente prenderanno parte alla spedizione iridata.

🔶 Arabia Saudita

In aggiornamento

 

🔶 Argentina

Preconvocati

Portieri: Romero, Caballero, Guzman, Armani

Difensori: Mercado, Salvio, Mascherano, Otamendi, Pezzella, Fazio, Rojo, Funes Mori, Tagliafico, Acuna, Ansaldi

Centrocampisti: Lanzini, Centurion, Biglia, Meza, Guido Pizarro, Enzo Perez, Banega, Lo Celso, Paredes, Battaglia, Di Maria, Pavon, Pablo Perez

Attaccanti: Dybala, Perotti, Messi, Aguero, Higuain, Lautaro Martinez, Icardi

 

🔶 Australia

Preconvocati

Portieri: Ryan, Jones, Vukovic

Difensori: Sainsbury, Jurman, Degenek, Risdon, Behich, Meredith, Karacic

Centrocampisti: Jedinak, Mooy, Rogic, Luongo, Irvine, Brillante, Petratos, Milligan

Attaccanti: Cahill, Juric, Leckie, Troisi, Arzani, Nabbout, Rukavytsya, Kruse

🔶 Belgio

In aggiornamento

🔶Brasile

Lista ufficiale

Portieri: Alisson, Ederson, Cássio

Difensori: Fágner, Danilo, Marcelo, Filipe Luís, Marquinhos, Miranda, Thiago Silva, Geromel

Centrocampisti: Casemiro, Fernandinho, Fred, Paulinho, Philippe Coutinho, Renato Augusto, Willian

Attaccanti: Douglas Costa, Firmino, Gabriel Jesus, Neymar, Taison

🔶 Colombia

Preconvocati

Portieri: Ospina, Vargas, Cuadrado, Arboleda

Difensori: Arias, Medina, Mina, Murillo, D. Sanchez, Zapata, Tesillo, Mojica, Espinosa, Fabra, Diaz

Centrocampisti: C. Sanchez, Aguilar, Barrios, Cuellar, Uribe, Perez, Lerma, Cardona, J. Cuadrado, Moreno, Quintero, J. Rodriguez

Attaccanti: Falcao, Bacca, Gutierrez, Borja, Muriel, Zapata, Izquierdo, Charà

🔶 Corea del Sud

Preconvocati

Portieri: Kim Seung-gyu, Kim Jin-hyeon, Cho Hyun-woo

Difensori: Kim young-gwon, Jang Hyun-soo, Jung Seung-hyun, Yun Yong-sun, Kwon Kyung-won, Oh Ban-suk, Kim Jin-su, Kim Min-woo, Park Joo-ho, Hong Chul, Lee Yong, Go Yo-han (FC Seul)

Centrocampisti: Ki Sung-yueng, Jung Woo-young, Kwon Chang-hoon, Ju Se-jong, Koo Ja-cheol, Lee Jae-sung, Lee Seung-woo, Lee Chung-yong, Moon Seon-min

Attaccanti: Kim Shin-wook, Son Heung-min, Lee Keun-ho, Hwang Hee-chan

🔶 Costa Rica

Preconvocati

Portieri: Navas, Pemberton, Moreira

Difensori: Gamboa, Smith, Matarrita, Oviedo, Duarte, Gonzalez, Calvo, Waston, Acosta

Centrocampisti: Guzman, Tejeda, Borges, Azofeifa, Wallace, Ruiz, Colindres, Bolanos

Attaccanti: Venegas, Campbell, Urena

🔶 Croazia

Preconvocati

Portieri: Subasic, Kalinic, Livakovic, Letica

Difensori: Corluka, Vida, Strinic, Lovren, Vrsaljko, Pivaric, Jedvaj, Mitrovic, Barisic, Nizic, Caleta-Car, Sosa

Centrocampisti: Modric, Rakitic, Kovacic, Badelj, Brozovic, Rog, Pasalic, Bradaric

Attaccanti: Mandzukic, Perisic, Kalinic, Kramaric, Pjaca, Rebic, Cop, Santini

🔶 Danimarca

Preconvocati

Portieri: Kasper Schmeichel, Jonas Lossl, Frederik Ronow, Jesper Hansen

Difensori: Simon Kjaer, Andreas Christensen, Mathias Jorgensen, Jannik Vestergaard, Andreas Bjelland, Henrik Dalsgaard, Peter Ankersen, Jens Stryger Larsen, Riza Durmisi, Jonas Knudsen, Nicolai Boilesen

Centrocampisti: William Kvist, Thomas Delaney, Lukas Lerager, Lasse Schone, Mike Jensen, Christian Eriksen, Daniel Wass, Pierre-Emile Hojbjerg, Mathias Jensen, Michael Krohn-Dehli, Robert Skov

Attaccanti: Pione Sisto, Martin Braithwaite, Andreas Cornelius, Viktor Fischer, Yussuf Poulsen, Nicolai Jorgensen, Nicklas Bendtner, Kasper Dolberg, Kenneth Zohore

🔶 Egitto

Preconvocati

Portieri: Essam El Hadary, Mohamed El-Shennawy, Sherif Ekramy

Difensori: Ahmed Fathi, Saad Samir, Ayman Ashraf, Mahmoud Hamdy, Mohamed Abdel-Shafy, Ahmed Hegazi, Ali Gabr, Ahmed Elmohamady, Karim Hafez, Omar Gaber, Amro Tarek

Centrocampisti: Tarek Hamed, Mahmoud Abdel Aziz, Shikabala, Abdallah Said, Sam Morsy, Mohamed Elneny, Kahraba, Ramadan Sobhi, Trezeguet, Amr Warda

Attaccanti: Marwan Mohsen, Ahmed Gomaa, Kouka, Mohamed Salah

🔶 Francia

Convocati

Portieri: Areola, Lloris, Mandanda

Difensori: Sidibé, Pavard, Kimpembe, Umtiti, Varane, Rami, Lucas Hernandez, Mendy

Centrocampisti: Nzonzi, Lemar, Kanté, Matuidi, Pogba, Tolisso

Attaccanti: Fekir, Griezmann , Giroud, Mbappé, Thauvin, Dembelé

🔶 Germania

Preconvocati

Portieri: Neuer, Leno, ter Stegen, Trapp

Difensori: Boateng, Hummels, Kimmich, Süle, Ginter, Rüdiger, Hector, Plattenhardt, Tah

Centrocampisti: Draxler, Brandt, Gündogan, Khedira, Kroos, Özil, Reus, Rudy, Goretzka

Attaccanti: Gomez, Müller, Petersen, Sané, Werner

🔶 Giappone

In aggiornamento

🔶 Inghilterra

Convocati

Portieri: Jordan Pickford, Nick Pope, Jack Butland

Difensori: Kyle Walker, Kieran Trippier, Trent Alexander-Arnold, Gary Cahill, Danny Rose, John Stones, Harry Maguire, Phil Jones, Ashley Young

Centrocampisti: Eric Dier, Fabian Delph, Jordan Henderson, Dele Alli, Ruben Loftus-Cheek, Raheem Sterling, Jesse Lingard

Attaccanti: Harry Kane, Jamie Vardy, Marcus Rashford, Danny Welbeck

🔶 Iran

Preconvocati

Portieri: Alireza Beiranvand, Seyed Hossein Hosseini, Rashid Mazaheri, Amir Abedzadeh

Difensori: Ramin Rezaeian, Voria Ghafouri, Steven Beitashour, Seyed Jalal Hosseini, Mohammad Reza Khanzadeh, Morteza Pouraliganji, Mohammad Ansari, Pejman Montazeri, Seyed Majid Hosseini, Milad Mohammadi, Omid Norafkan, Saeid AGhaei, Roozbeh Cheshmi

Centrocampisti: Saeid Ezatolahi, Masoud Shojaei, Ahmad Abdolahzadeh, Saman Ghoddos, Mahdi Torabi, Ashkan Dejagah, Omid Ebrahimi, Ehsan Hajsafi, Ali Karimi, Soroush Rafiei, Ali Gholizadeh, Vahid Amiri

Attaccanti: Alireza Jahanbakhsh, Karim Ansarifard, Mahdi Taremi, Sardar Azmoun, Reza Ghoochannejhad, Kaveh Rezaei

🔶 Islanda

Lista ufficiale

Portieri: Halldorsson, Runarsson, Schram

Difensori: Arnason, Eyjolfsson, Gislason, Ingason, Magnusson, Saevarsson, Ragnar Sigurdsson, Skulason

Centrocampisti: Birkir Bjarnason, Fridjonsson, Johann Gudmundsson, Gunnarsson, Hallfredsson, Gylfi Sigurdsson, Skulason, Traustason

Attaccanti: Bodvarsson, Alfred Finnbogason, Albert Gudmundsson, Sigurdarson

Riserve: Andri Bjarnason, Elmar Bjarnason, Kjartan Finnbogason, Fjoluson, Hermannsson, Ingvar Jonsson, Kjartansson, Kristinsson, Omarsson, Sigthorsson, Sigurjonsson, Smarason.

🔶 Marocco

In aggiornamento

🔶 Messico

Preconvocati

Portieri:Ochoa, Corona, Talavera

Difensori: Diego Reyes, Héctor Moreno, Layún, Salcedo, Álvarez, Araujo, Gallardo, Alanís, Ayala

Centrocampisti:Jonathan dos Santos, Guardado, Herrera, Fabián, González, Molina, Márquez, Gutiérrez

Attaccanti:Corona, Lozano, Chicharito Hernández, Jiménez, Vela, Aquino, Damm, Giovani dos Santos

🔶 Nigeria

Preconvocati

Portieri: Ikechukwu Ezenwa, Daniel Akpeyi, Francis Uzoho, Dele Ajiboye

Difensori: William Troost-Ekong, Leon Balogun, Olaoluwa Aina, Kenneth Omeruo, Bryan Idowu, Chidozie Awaziem, Abdullahi Shehu, Elderson Echiejile, Tyronne Ebuehi, Stephen Eze

Centrocampisti: John Obi Mikel, Ogenyi Onazi, John Ogu, Wilfred Ndidi, Uche Agbo, Oghenekaro Etebo, Joel Obi, Mikel Agu

Attaccanti: Odion Ighalo, Ahmed Musa, Victor Moses, Alex Iwobi, Kelechi Iheanacho, Moses Simon, Junior Lokosa, Simeon Nwankwo

🔶 Panama

Preconvocati

🔶 Perù

In aggiornamento

🔶 Polonia

Preconvocati

Portieri: Bialkowski, Fabianski, Skorupski, Szczesny

Difensori: Bednarek, Bereszynski, Cionek, Glik, Jedrzejczyk, Kaminski, Kedziora, Pazdan, Piszczek

Centrocampisti: Blaszczykowski, Dawidowicz, Frankowski, Goralski, Grosicki, Kadzior, Krychowiak, Kurzawa, Linetty, Makuszewski, Maczynski, Peszko, Rybus, Szymanski, Zielinski, Zurkowski

Attaccanti: Kownacki, Lewandowski, Milik, Piatek, Teodorczyk, Wilczek

🔶 Portogallo

Preconvocati

Portieri: Anthony Lopes, Beto, Rui Patrício

Difensori: Antunes, Bruno Alves, Soares, Cancelo, Cedric, Fonte, Neto, Mario Rui, Semedo, Pepe, Guerreiro, Ricardo Pereira, Rolando, Rúben Dias

Centrocampisti: Adrien Silva, André Gomes, Bruno Fernandes, João Mário, Moutinho, Manuel Fernandes, Neves, Sérgio Oliveira, William Carvalho

Attaccanti: André Silva, Bernardo Silva, Cristiano Ronaldo, Éder, Gelson Martins, Guedes, Nani, Paulinho, Quaresma

🔶 Russia

Preconvocati

Portieri: Akinfeev, Gabulov, Dzhanaev, Lunev

Difensori: Granat, Kambolov, Kudryashov, Kutepov, Neustadter, Rausch, Semenov, Smolnikov, Mario Fernandes

Centrocampisti: Gazinskiy, Golovin, Dzagoev, Erokhin, Zhirkov, Zobnin, Kuzayev, Miranchuk, Samedov, Tashaev

Attaccanti: Cheryshev, Dzyuba, Alek. Myranchuk, Smolov, Chalov

🔶 Senegal

In aggiornamento

🔶 Serbia

In aggiornamento

🔶 Spagna

In aggiornamento

🔶 Svezia

In aggiornamento

🔶 Svizzera

In aggiornamento

🔶 Tunisia

Preconvocati

Portieri: Mathlouthi Aymen, Hassen Mouez, Ben Mustapha Farouk, Ben Chrifia Moez

Difensori: Ben Youssef Syam, Benalouane Yohan, Meriah Yassine, Mohsni Bilel, Bedoui Rami, Nagguez Hamdi, Maaloul Ali, Chemmam Khalil, Haddadi Oussama. Bronn Dylan

Centrocampisti: Skhiri Ellyes, Sassi Ferjani, Laribi Karim, Khalil Ahmed, Ben Amor Mohamed, Chaalali Ghailene, Larbi Mohamed, Badri Anice, Khaoui Saif-Eddine, Naïm Sliti

Attaccanti: Fakhreddine Ben Youssef, Khazri Wahbi, Srarfi Bassem, Akaichi Ahmed

🔶 Uruguay

In aggiornamento

Carlo Pellegatti, noto giornalista “fazioso” del Milan e sapiente ideatore di soprannomi per tutti i giocatori che hanno indossato la maglia rossonera, quando ha visto Ignazio Abate ha pensato bene di affibbiarli l’appellativo di “Telepass”. Biondo con gli occhi azzurri, colori del noto marchio del pedaggio autostradale, metaforico anche perché sulla corsia di destra, il giocatore campano ha sgroppato e percorso chilometri su chilometri.

Non è un goleador, eufemisticamente, e di cross davvero pennellati ce ne ricordiamo pochi. Utilizzato inizialmente come ala, passando da Napoli, Piacenza, Modena, Empoli e Torino, Ignazio ha via via “corretto” la sua posizione retrocedendo di qualche metro senza però perdere mai la sua caratteristica da velocista e di supporto al compagno di fascia per la consueta sovrapposizione.

E’ nelle giovanili del Milan che parte la sua avventura, nel 1999; il 9 dicembre del 2003 gioca il suo primo match di Champions League, contro il Celta Vito (vincitore a San Siro per 2-1) e a 17 anni e 27 giorni diventa il giocatore più giovane nella storia rossonera a esordire nella competizione prima di essere superato il 6 dicembre 2011 da Bryan Cristante, che ha esordito contro il Viktoria Plzen a 16 anni 9 mesi e 6 giorni.

Non lo vediamo spesso esultare per i gol realizzati, dicevamo. Il ragazzo di Sant’Agata dè Goti, infatti, nelle oltre 270 partite in Serie A ha messo a segno solo 5 marcature, l’ultima nella vittoria per 4-1 contro il Verona nel match valido per la 36^ giornata del campionato di A.
E quando segna il biondo scattante fa sempre notizia con uno strascico di ironia saccente che ha sempre marchiato e macchiato la carriera di un atleta professionista che ha vinto uno Scudetto e due Coppe Italia, capitano rossonero in un’era fatta di chiaroscuri.

Ma c’è un modo efficace per rimettere a posto gli esuberanti eccessi ironici veicolati dalla rete: far vedere il grandissimo gol realizzato da Ignazio Abate a Manuel Neuer. Ci spostiamo in Nazionale, dove il numero 20 rossonero ha fatto il suo esordio l’11 novembre 2011 (parliamo di Nazionale maggiore).
Con 22 presenze, il terzino ha partecipato all’Europeo del 2012, alla Confederation Cup dell’anno seguente e alla disfatta brasiliana del Mondiale 2014. Nel cammino di avvicinamento, però, tra test match e prove tattiche sperimentali del ct Cesare Prandelli, Abate ha trovato l’occasione per segnare la sua prima e unica rete con la maglia azzurra dei grandi.

E’ il 15 novembre 2013, nel suo stadio San Siro di Milano e il pubblico assiste a quelle che sono le prove generali del successo iridato della Germania di Joachim Löw,. L’Italia si appella alla cabala e l’1-1 finale allunga solo di qualche mese l’imbattibilità di 18 anni degli Azzurri contro i tedeschi.

Ma in una partita dove sono i teutonici a impressionare e a tambureggiare con manovre ed occasioni da gol, la rete del pareggio arriva da chi non te l’aspetti. E al termine di un’azione illogica: al 28’, con l’Italia già sotto da venti minuti per la rete di testa del difensore Hummels, Abate recupera palla sulla corsia di destra, si accentra verso l’area di rigore, passa la palla a Bonucci che si ritrova a fare momentaneamente la punta, invitandolo ad uno scambio “uno-due” e il centrale juventino restituisce la sfera con un elegante colpo di tacco. Il terzino, di sinistro (!), non ci pensa su due volte e lascia partire una conclusione secca e dritta che sbatte sul palo, supera Manuel Neuer e muore in rete.

Di certo non capita a tutti di segnare un gol così, con due difensori protagonisti, al portierone del Bayer Monaco.

L’attesa per l’inizio dei Mondiali di calcio che si terranno in Russia a partire dal 14 giugno 2018 si fa sempre più trepidante e le squadre qualificate fanno i conti con la partecipazione a rischio di alcuni giocatori. Si, perché i campionati continuano e tra infortuni e problemi fisici di varia natura, per alcuni di loro la Coppa del Mondo potrebbe essere in bilico.

Il primo addio alla competizione mondiale l’ha già dato il giocatore inglese Oxlade-Chamberlain, che in seguito alla rottura del legamento crociato del ginocchio destro avvenuta durante il match tra Liverpool e Roma, è costretto a stare lontano dal campo per almeno 9 mesi.

Ma chi sono i giocatori a rischio che non sanno ancora se voleranno o meno in Russia?

Il primo nome che salta subito all’occhio è quello di Boateng. Durante il match tra Bayern Monaco e Real Madrid è stato costretto ad abbandonare il gioco per un problema muscolare che da tempo gli crea problemi in campo. Per lui sono previste 4-6 settimane di riposo e oltre alla delusione di non poter disputare la partita di ritorno contro il Real Madrid, il difensore tedesco teme per la sua partecipazione ai Mondiali.

 

La Germania teme anche per altri due giocatori, Emre Can e Manuel Neuer. Il primo non potrà infatti finire il campionato con il Liverpool per problemi alla schiena e non è certa la data del suo rientro. Invece, il capitano e portiere della nazionale tedesca, infortunato da settembre scorso, non è ancora tornato in campo ma ha ripreso ad allenarsi e ha grandi aspettative per questi Mondiali.

All’interno della nazionale argentina i riflettori sono puntati su Biglia e Aguero, infortunati e a rischio per il mondiale. Lucas Biglia, dopo la frattura riportata nel match tra Milan e Benevento, deve riposarsi per un mese. Si vedrà poi se avrà completato il suo recupero o se avrà ancora bisogno di riposo. Sergio Aguero vuole a tutti i costi credere che non mancherà in Russia, ma le sue condizioni non sono ancora buone e non si può ancora dire se potrà davvero giocare in vista dell’inizio della competizione.

In Brasile si teme per Filipe Luis e Neymar. Per il primo frattura del perone e per il secondo frattura al quinto metatarso del piede destro sono gli ostacoli che si frappongono fra loro e la Russia.

Paura anche per le nazionali del Belgio e dell’Islanda.

Michy Batshuayi, vittima di un grave infortunio alla caviglia, presenta delle condizioni piuttosto serie che pregiudicano la sua presenza ai Mondiali.

Gylfi Sigurdsson, costretto ad uno stop di otto settimane dal 14 marzo 2018, è in fase di recupero. Per l’Islanda, al suo debutto ai Mondiali di calcio, sarebbe una grossa perdita non poter contare sul centrocampista dell’Everton.

 

I precedenti sono quelli che sono e va bene così. Manuel Neuer è stato molto vicino a rompere l’egemonia Messi – Cristiano Ronaldo nella rincorsa al Pallone d’Oro. Ed è stato, beffardamente, osannato nel 2014, dopo il Mondiale vinto. Tutti a incensare le gesta del tedesco, su Facebook a pubblicare i video delle sue parate, delle sue mirabolanti uscite.

Endorsement vari, uno ai tempi proveniente addirittura dall’Argentina e portava la firma di Diego Armando Maradona. Ma poi come va a finire? Esattamente come quando tutti criticano pubblicamente il signor B. e alla fine il suo partito vince(va) sempre le elezioni. E poi “Manuanoja” è arrivato terzo, nel 2014, e nemmeno secondo. Dietro Messi. E ti pareva anche questo.

Strano ruolo, quello del portiere. E così chapeau per Lev Jašin (ma voi chiamatelo Yashin) primo ed ultimo estremo difensore a vincere questo riconoscimento. Era il 1963, il trofeo non aveva neppure dieci anni, diciamo che eravamo tutti più innocenti e sbarbatelli.
Così, Manuel non ti resta che tenere a mente queste parole dello scrittore Eduardo Galeano nel libro “Splendori e miserie del gioco del calcio”: ricordati, la maledizione ti perseguiterà fino alla fine dei tuoi giorni. Hai scelto di essere un portiere e, in quanto tale, sei uno sfigato. Con affetto.

Lo chiamano anche portiere, numero uno, estremo difensore, guardapali, ma potrebbero benissimo chiamarlo martire, paganini (nella zona rioplatense indica scherzosamente chi paga il conto), penitente, pagliaccio da circo. Dicono che dove passa lui non cresce l’erba. E’ un solitario. Condannato a guardare la partita da lontano. Senza muoversi dalla porta attende in solitudine, fra i tre pali, la sua fucilazione. Prima vestiva di nero come l’arbitro. Ora l’arbitro non è più mascherato da corvo e il portiere consola la sua solitudine con la fantasia dei colori. Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio: il goleador crea l’allegria e il portiere, guastafeste, la disfa. Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso. Quando un giocatore qualsiasi commette un fallo da rigore, il castigato è lui: lo lasciano lì, abbandonato davanti al suo carnefice, nell’immensità della porta vuota. E quando la squadra ha una giornata negativa, è lui che paga il conto sotto una grandinata di palloni, espiando peccati altrui. Gli altri giocatori possono sbagliarsi di brutto una volta o anche di più, ma si riscattano con una finta spettacolare, un passaggio magistrale, un tiro a colpo sicuro: lui no. La folla non perdona il portiere. E’ uscito a vuoto? Ha fatto una papera? Gli è sfuggito il pallone? Le mani di acciaio sono diventate di seta? Con una sola papera il portiere rovina una partita o perde un campionato, e allora il pubblico dimentica immediatamente tutte le prodezze e lo condanna alla disgrazia eterna. La maledizione lo perseguiterà fino alla fine dei suoi giorni

Ps. il Mondiale – in attesa del prossimo in Russia – Neuer l’ha vinto. Messi (ancora) no.

Domenica 18 marzo, a Colonia, si è disputata Germania-Russia, uno degli ultimi match del Sei Nazioni B, noto anche come Rugby Europe Championship, principale torneo di rugby dopo il Sei Nazioni.

Con il punteggio schiacciante di 57 a 3, la Russia si è imposta nettamente sulla Germania, la quale, relegata all’ultimo posto in classifica a zero punti, si ritrova pertanto a rischio retrocessione nel Rugby Europe Trophy, un torneo continentale minore. Tuttavia non è questo il motivo per il quale questa partita ha destato la curiosità di molti appassionati di rugby e non solo.

Subito prima della partita, infatti, con le squadre schierate in campo per ascoltare gli inni nazionali, l’organizzazione tedesca ha fatto partire, per errore, l’inno dell’Unione Sovietica, anziché quello della Federazione Russa. La melodia è la stessa per entrambi gli inni (fu composta da Aleksandr Aleksandrov, al quale è intitolato il coro dell’Armata Rossa) mentre a variare è il testo (ambedue furono scritti da Sergej Michalkov, padre del noto regista Nikita Michalkov).

Nel testo dell’inno sovietico vi sono ovviamente numerosi riferimenti all’ideologia comunista, come ad esempio nella strofa Il partito di Lenin, la forza del popolo, ci porta verso il trionfo del comunismo, mentre quello della Federazione Russa è incentrato sul patriottismo e l’orgoglio nazionale e non contiene alcun riferimento al passato sovietico.

Dopo i primi momenti di imbarazzo e di sguardi confusi, i quali traspaiono chiaramente nei diversi video che sin da subito hanno iniziato a circolare in rete, per gli atleti russi non vi è stato alcun problema: molti di loro hanno iniziato a cantare il vecchio inno, alcuni in modo molto appassionato, altri visibilmente divertiti da questo fuoriprogramma che, a dire il vero, ben si sposa con l’attuale clima di rinnovate tensioni politiche tra la Russia ed i Paesi del blocco occidentale.

 

È uno stato uno dei calciatori più longevi del calcio moderno, grande capitano della Germania Parliamo di Lothar Matthäus, il tedesco dei record mondiali.

Se il portiere azzurro, Gigi Buffon, fosse andato al Mondiale in Russia, sarebbe diventato il calciatore con più convocazioni alle fasi finali di un Campionato del Mondo, ben sei.

Tuttavia è stato impossibile superare proprio il campione tedesco che ha disputato cinque mondiali da protagonista (1982, 1986, 1990, 1994, 1998). Da sottolineare il fatto che sinora (a differenza di Buffon) il centrocampista Matthäus ha almeno giocato una partita di questi tornei, cosa che il numero 1 azzurro non è riuscito a fare (nel 1998 era il terzo portiere dopo Pagliuca e Toldo).

Il regista ex Inter ha collezionato 150 presenze con la maglia della Mannschaft, e tuttora ne detiene il record. Per entrare nel dettaglio dei Mondiali, il numero 10 ha il maggior numero di partite giocate nelle fasi finali dei Mondiali: 25.

Con la Germania, infatti, per tre volte ha raggiunto una finalissima del Campionato del Mondo. Dopo i due argenti a Spagna ’82 e Messico ’86, è stato proprio capitan Matthäus ad alzare la coppa al cielo allo stadio Olimpico di Roma nel Mondiale italiano del 1990.

A fine anno, proprio grazie alla vittoria di Italia ’90 nel quale è stato eletto miglior giocatore della manifestazione, ottenne il Pallone d’oro, proseguendo la striscia di successi l’anno successivo, aggiudicandosi la prima edizione del FIFA World Player. Mica male!

La sua prima rete con la nazionale tedesca in una fase finale mondiale è stata realizzata su punizione il 17 giugno 1986 allo stadio Universitario di San Nicolás de los Garza in Messico contro il Marocco negli ottavi di finali; rete che risultò decisiva per il passaggio del turno.

Matthäus ha deciso di lasciare la nazionale a 39 anni, dopo 20 anni di maglia tedesca. L’ultimo match l’ha disputato il 20 giugno 2000 nella netta sconfitta contro il Portogallo per 3-0 nell’Europeo disputatosi in Belgio e Olanda.

Gli Stati Uniti si ritirano lentamente a pezzi dalla guerra in Vietnam mentre sul network televisivo Abc debutta la serie “Happy days”. Negli stessi mesi Richard Nixon, travolto dallo scandalo Watergate, si dimette dalla Casa Bianca. E’ il 1974.

Dall’altra parte dell’oceano, la giovane e fragile Repubblica italiana fa i conti con gli anni del terrorismo rosso e nero che un giorno sì, e l’altro pure, lascia per strada cadaveri esanimi e spesso innocenti. Viene bocciato il referendum sul divorzio e il monopolio televisivo della Rai inizia a scricchiolare. Sul campo la Lazio vince il suo primo scudetto, il Bayern Monaco inaugura il proprio ciclo vincente in Coppa dei Campioni e Claudio Baglioni domina le classifiche italiane con “E tu”.

E poi c’è un altro nome, fino a quell’anno sconosciuto, che forse consacra il legame indissolubile che esiste, da sempre, tra sport e politica. Due anni dopo il massacro di Monaco alle Olimpiadi, quattro dopo il pugno levato in cielo di John Carlos e Tommie Smith ai Giochi di Città del Messico.

Jürgen Sparwasser ha da poco compiuto ventisei anni. Arriva da Halberstadt, un paesino da 40.000 anime nella Sassonia, Germania orientale, è una buona mezzala del Magdeburgo con cui ha da poco centrato uno storico double: titolo di campione della Germania dell’Est e trionfatore in Coppa delle Coppe nella finale di Rotterdam vinta contro il Milan. Ma quello non è solo un anno fortunato con la squadra di club.
E’ l’anno dei Campionati del Mondo di calcio in Germania. E il caso (chiamiamolo così) ha voluto che nel gruppo 1 capitassero entrambe le squadre “padrone di casa”, anche se il torneo si disputa nella parte Ovest: la Repubblica Federale di Germania (la Brd, Bundesrepublik Deutschland) e la Repubblica Democratica Tedesca (la Ddr, Deutsche Demokratische Republik, alla prima e unica partecipazione mondiale) assieme all’Australia e al Cile, che non si fa mancare giusto qualche subbuglio interno con la dittatura di Pinochet.

Jürgen Sparwasser e sua moglie Christa ad Halberstadt, 1968

Il 22 giugno le due Germanie divise da un Muro si giocano al Volksparkstadion Amburgo il primo posto nel girone. Alle ore 19.30 circa l’impianto è stracolmo di spettatori, poco meno di sessantamila. Il match è solo una passerella dal punto di vista sportivo, il girone è già deciso. Entrambe le selezioni sono qualificate alla fase successiva: la Ovest è a punteggio pieno, ha sconfitto 1-0 il Cile e 3-0 l’Australia, gli orientali hanno 4 punti in classifica dopo la vittoria 2-1 contro gli australiani e il pareggio per 1-1 con i sudamericani. Paradossalmente conviene di più perdere per evitare di ritrovarsi Brasile e Olanda più avanti durante la competizione.

Ma questa non è una partita come le altre, non potrebbe mai esserlo. Per la prima volta le due selezioni calcistiche si ritrovano davanti in un confronto ufficiale. E’ vero, si erano incrociate due anni prima durante le insanguinate Olimpiadi di Monaco di Baviera, ma era un sfida tra Nazionali Olimpiche. Aveva vinto 2-3 la squadra dell’Est. Profetico.

Un Paese spaccato in due assiste in televisione a un derby fratricida tra due visioni del mondo in casa propria. “Wessie”, così come sono chiamati i tifosi occidentali contro “Oessie”. I primi sono in netta maggioranza, oltre cinquantamila ma i secondi si fanno comunque sentire: sono giunti in ottomila grazie al visto turistico temporaneo concesso dal governo socialista della Ddr appositamente per la durata della partita. Si calcola che siano oltre 140 le emittenti televisive nel mondo a trasmettere in diretta la partita, numeri impensabili per gli standard dell’epoca. Le misure di sicurezza all’interno dello stadio sono rigidissime, lo spauracchio di un attentato è dietro l’angolo alla luce di quanto accaduto due anni prima nei Giochi di Monaco di Baviera.

La Germania Ovest, favorita dal pronostico, schiera in campo uno squadrone piena di campioni e nomi noti agli appassionati: Maier, Vochts, Breitner, Beckenbauer, Schwarzenbeck, Cullmann, Gabrowski, Overath, Muller, Hoeness, Flohe. Il commissario tecnico è Helmut Schön. Di contro gli Ossis si presentano sul rettangolo di gioco con: Cruj, Kurbiuweit, Bransch, Weise, Wätzlich, Kreishe, Lauck, Sparwasser, Irmscher, Kishe, Hoffmann. Il selezionatore è Georg Buschner.

Inni nazionali. Das Lied der Deutschen, il canto dei tedeschi, nella terza strofa, per la Germania Ovest in campo con la tradizionale divisa bianca e pantaloncini neri. Auferstanden aus Ruinen, risorti dalle rovine, per la Repubblica Democratica con divisa blu e pantaloncini bianchi.
I federali attaccano e giocano in maniera più corale, centrano un palo e sbagliano un gol a porta vuota, imitati nel primo tempo da Kreische per la Ddr. I contropiede della Germania Democratica infilano pericolosamente la retroguardia dei fratellastri di casa. Si va all’intervallo a reti inviolate.

Il copione si ripete nel secondo tempo. Muller continua a sfoderare assist che i compagni sprecano, Breitner impensierisce il portiere avversario Cruj. La Germania dell’Est ci prova con qualche tiro dalla distanza abbastanza innocuo. La partita si avvia lentamente verso uno scialbo 0-0.

Si arriva al 77’: rimessa laterale in attacco per i padroni di casa, vicino alla bandierina del calcio d’angolo, metà campo di destra. Breitner serve Hoeness che con una mezza rovesciata butta il pallone in mezzo all’area. Un prevedibile colpo di testa è ben parato dal portiere Cruj che fa ripartire l’azione dei suoi. Riceve palla Hoffmann e parte in contropiede. Avanza oltre il cerchio di centrocampo e con un lancio in profondità sulla sinistra imbecca Sparwasser. Jürgen stoppa la palla di testa, bruciando in velocità tre difensori in maglietta bianca, tra cui il biondo Berti Vogts e Kaiser Franz Beckenbauer. Si avvicina all’area piccola, ha di fronte Sepp Maier, finta prima il tiro e con un tocco di potenza lo infila alle spalle.
Gol! 0-1 per la Germania Est, Sparwasser sullo slancio esulta con una capriola e poi riceve gli abbracci dei compagni di squadra che lo assalgono a terra. Gli ottomila Oessie in tribuna sono scatenati. La tv manda a ripetizione il replay dell’azione, mancano tredici minuti alla fine della partita.

La Brd attacca, non ci sta a perdere una gara ininfluente sotto il profilo sportivo, ma tremendamente importante per un popolo intero. Ci prova il capitano Beckenbauer, da fuori, palla a lato. E’ il turno di Hoeness su punizione al limite dell’area di rigore, respinge Cruj. E’ l’ultimo pericolo, l’arbitro uruguaiano Ramon Barreto fischia la fine. Invasione di campo dei fotografi, la Germania Est vince il derby contro l’Ovest, la ribalta è tutta per il numero 14 blu, Jürgen Sparwasser. La leggenda narra che il calciatore sia premiato con automobile, casa nuova e conto in banca da rigenerare, ma lui, Jürgen, più volte smentisce. 2500 marchi a testa per il passaggio alla seconda fase era la promessa pattuita, e mantenuta, con i dirigenti dell’Est.

Alla Ddr quella vittoria non porta così bene nel Mondiale: nel girone successivo becca Brasile, Olanda e Argentina e va fuori. Diverso il destino della Brd: Polonia, Svezia e Jugoslavia sono avversari abbordabili e infatti la Germania Ovest va in finale vincendo la Coppa contro gli olandesi del calcio totale di Rinus Michels e Johan Cruijff.

L’uomo che ha abbattuto il Muro con un calcio al pallone, il nuovo eroe del socialismo pallonaro contro il capitalismo dei più forti, scapperà verso l’Ovest un anno prima della caduta, nel 1988. Sembra che i funzionari quando l’hanno visto abbiano esclamato: «No, Sparwasser, lui proprio no!». Ma lui, Jürgen da Halberstardt, il suo Muro l’aveva già bucato quattordici anni prima.

Mercoledì 15 aprile 1998, il Corriere della Sera intitola:

All’Olimpico i biancocelesti, con una partita meno brillante del solito, passano grazie all’1-0 dell’andata a Madrid. La Lazio soffre ma centra l’euroderby di Parigi. Respinti gli assalti dell’Atletico di Vieri: il 6 maggio la finale tutta italiana contro l’Inter. L’ex bianconero annullato da un Nesta implacabile. Serata negativa per Boksic e per l’estro di Mancini

La sera prima, la Lazio si gioca la semifinale di Coppa Uefa contro l’Atletico Madrid e, nonostante lo 0-0, raggiunge la storica finale grazie alla vittoria pesantissima in trasferta. Elogio negli elogi, la prestazione di Alessandro Nesta, 22 anni da poco compiuti, che giganteggia nelle retrovie e annulla l’insidia Vieri. Nesta-gladiatore, Nesta-implacabile, «Loro hanno Ronaldo, noi abbiamo Nesta», si lascia andare il laziale Diego Fuser pronosticando il duello nella finale contro l’Inter che poi vedrà i neroazzurri smontare 3-0 i biancocelesti.

Due giorni dopo, il 16 aprile, la Repubblica dedica un pezzo intero al ragazzotto romano: “Classe Nesta: la mia forza è l’indifferenza”. E poi l’attacco:

Cosa fa un giovane campione, reduce da una notte trionfale, lanciato a vele spiegate verso il Mondiale, chiamato “immenso” dal suo datore di lavoro Cragnotti e “fuoriclasse ventiduenne” dal suo allenatore Eriksson? Monta sulla sua Golf cabrio nel giorno di riposo e va dalla mamma, in campagna, nella casa che lui stesso ha comprato con i soldi guadagnati come calciatore. Località Collevecchio, provincia di Rieti, rifugio dei Nesta da quando Alessandro ha cominciato a percorrere la sua strada. Quella del predestinato…

Lanciato a vele spiegate verso il Mondiale. Quello di Francia 1998. Già.

Lunedì 8 gennaio 2007. Il giorno in cui, come lo stesso numero 13 ha avuto modo di dire, Nesta si è convinto di aver vinto il Mondiale berlinese.

…Fino a quel momento nella mia testa ne era mancato un pezzettino. E’ squillato il cellulare, ero a Miami, a curarmi la spalla dopo l’ennesimo infortunio della mia carriera. Ancelotti mi aveva concesso il permesso di andare dall’altra parte del mondo e il Milan anche. Non ero proprio carico, anzi, non andava bene niente a livello fisico. Mi sentivo un condannato al dolore, sia in Nazionale che nel club: se guarivo, poco dopo mi rifacevo male. Stancamente, in maniera quasi scocciata, ho risposto:

“Pronto…”

“Ale, sono Lippi”

“Mister, che piacere”

“Il piacere è tutto mio. Ascolta qui, senti cosa sta succedendo”

In sottofondo udivo una voce calda, importante. Era il presidente della Repubblica Napolitano. Al Quirinale stava rendendo omaggio ai Campioni del Mondo.

“Ale, siamo a Roma, ci stanno premiando per il Mondiale vinto. Sei uno di noi. Hai capito? Sei uno di noi, uno dei ventitre, non te lo dimenticare mai”

Nesta e i tre Mondiali sono questo. E questa è l’icona più fedele della sua elegante, mortale e cristallina carriera da difensore. Come le sue scivolate. Pacchetto “all-inclusive”: il migliore difensore al mondo con il rischio di lasciarti sul più bello. Tre volte convocato alla Coppa del mondo da titolare, tre volte infortunato. 

In Francia, terza partita del Gruppo B di qualificazione: Italia – Austria 2-1. Nesta gioca solo tre minuti: duro scontro, lesione del legamento crociato anteriore, sei mesi di stop e addio sogni. Al suo posto entra Bergomi. Un dejà vu quattro anni dopo, anzi, forse anche peggio: ancora Gruppo di qualificazione, è quello G, ma è la seconda partita: Italia – Croazia 1-2. Nesta esce zoppicante dopo 24 minuti, il giorno dopo è un tam-tam di speranze tra infiltrazioni, riposo e preghiere. Riesce a essere in campo nell’ultima partita del girone pareggiata 1-1 contro il Messico, ma guarderà dalla panchina la mattanza beffarda coreana con il golden gol di Ahn. 

E arriva il 2006. Quello della maturità piena di Nesta e Cannavaro come centrali difensivi dopo che Maldini ha abdicato dal trono di leader della Nazionale. Con Buffon, un reparto inespugnabile come effettivamente sarà. Ma per Alessandro il nemico peggiore è quello muscolare. Terza partita del Gruppo E, contro la Repubblica Ceca. Diciassette minuti e il ct. Lippi e il dottor Castellacci si guardano, quasi affranti, mentre Nesta fa cenno che qualcosa non va. Distrazione al muscolo ileo-pettineo, entra Materazzi ed è il momento sliding-doors di quel Mondiale italiano. Marco segna dopo nove minuti, l’Italia vince 2-0 e vincerà il quarto Mondiale.

L’ex difensore di Lazio, Milan, Montreal Impact e Chennaiyin FC, a caldo, dice di non sentire sua questa medaglia. Non c’ha creduto fino a lunedì 8 gennaio 2007. Quel ragazzotto scoperto da uno scout della Roma, ma passato alla Lazio perché il babbo era laziale, che ha fatto il suo esordio in Nazionale prima squadra a 20 anni con Arrigo Sacchi e che ha detto definitivamente “ciao” all’azzurro l’11 ottobre 2006 nel match contro la Georgia,  quel ragazzo che si aggiustava continuamente la sua luccicante acconciatura a ogni colpo di testa, che sì, nonostante gli infortuni, ha vinto tutto. Che ha sollevato timidamente la Coppa assieme ai suoi compagni quasi in difetto e in dovere nei loro confronti. E ha messo tutti d’accordo: Alessandro Nesta, la tempesta perfetta.

Gioie e dolori di una carriera brillante: ecco cosa emerge quando si leggono le parole pronunciate direttamente dal calciatore Per Mertesacker, che racconta un retroscena della sua vita legata al suo ruolo di giocatore.

Forse nessuno si aspettava di sentirgli dire che il calcio è un peso. Lui, che vanta alle spalle un curriculum degno di nota, sia come attuale difensore dell’Arsenal che come uomo di punta della nazionale tedesca con le sue 104 presenze, per tutti era felice. Nel 2014 è stato anche uno dei protagonisti della grande vittoria tedesca che ha portato al titolo di Campione del mondo la sua squadra e il suo paese per la quarta volta.

 

A testimonianza di come l’apparenza molto spesso inganna, oggi si scopre che Mertesacker è sollevato di essere prossimo al ritiro, previsto a fine stagione.

Ecco come lui stesso ha spiegato a Spiegel cosa lo ha portato a fare queste amare considerazioni:

Noi veniamo valutati solo per le nostre prestazioni, non si gioca per divertirsi ma bisogna rendere sempre al meglio senza giustificazioni. Questo è l’ultimo anno in cui giocherò, non ce la faccio veramente più. Preferisco stare in panchina o meglio ancora in tribuna. Ma tra qualche mese sarò libero

Il malessere che racconta il calciatore tedesco non è solo mentale ma anche fisico e si traduce in disturbi più o meno gravi che si presentano poco prima di scendere in campo, creando non poco disagio:

Nei momenti che precedono la partita il mio stomaco gira come se dovessi vomitare. Devo soffocare questa sensazione così violentemente che poi iniziano a lacrimarmi gli occhi. Ormai so come devo fare, è come se simbolicamente vomitassi tutto quello che viene dopo il fischio d’inizio. Gli infortuni spesso sono mentali, ti fai male perché non ce la fai più 

Questo sfogo che ha visto protagonista Mertesacker getta un’ombra anche nel Mondiale 2006, dove la sua squadra, la Germania, è stata eliminata in semifinale proprio dall’Italia. Un duro colpo per il giocatore? Niente affatto, anzi pare proprio che questa eliminazione sia stata solo un sollievo per abbattere la pressione intorno all’evento, che per lui era diventata insopportabile:

Quando, nel 2006, abbiamo perso contro l’Italia ero dispiaciuto, ovviamente, ma anche sollevato. Pensavo soltanto ‘è tutto finito’

La storia di Per Mersacker non è un caso isolato. Altri calciatori si ritrovano a vivere il suo stesso dramma, spesso in silenzio, e continuano a giocare cercando di combattere quel malessere che rischia anche di pregiudicare le loro performances in campo.

Ecco perché Mersacker ha deciso di condividerlo col mondo e perché ha deciso che dopo il suo ritiro aiuterà i giovani dell’Accademia dell’Arsenal a vivere meglio la carriera calcistica, dedicandosi anche ad altro e non lasciando che quest’attività assorba interamente corpo e mente. Imparare a gestire lo stress diventa fondamentale e non tutti ne sono capaci, come dimostra la sua stessa testimonianza

Non devono puntare tutto sul calcio, non devono trascurare la scuola. Solo una piccola percentuale ce la fa