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Allora come oggi lo si vede in giro nei circuiti automobilistici con in testa un vistoso cappello cowboy. Un po’ guascone un po’ falso americano. Arturo Merzario ha 76 anni, la maggior parte di questi vissuti in un abitacolo.
Dal rally al GT, Merziano è stato un distinto pilota: dal 1972 al 1979 ha gareggiato nei circuiti di Formula 1 con diverse scuderie, tra cui la Ferrari, mentre nel 1976 disputò il campionato mondiale di F1 alla guida di una March 761 della canadese Wolf Williams. Il primo agosto 1976 era in programma la decima gara stagionale sul prestigioso circuito del Nürburgring che si snoda intorno al Castello di Nürburg, in Germania.

Poco prima della corsa, la pioggia aveva reso i 22,835 km della Nordschleife insidiosi, ma nonostante la sollecitazione di qualche pilota, la direzione optò per scendere in pista. Tra i meno convinti c’era Niki Lauda, campione iridato in carica e leader della classifica generale.
Passarono solamente tre giri e si assistette all’evento che cambiò la Formula 1: poco dopo la curva Ex-Muhle e il tornante Bergwerk, Lauda perse il controllo della sua monoposto, la Ferrari 312 T2, schiantandosi contro una parete rocciosa prima di essere rimpallato in pista. Nel colpo perse il casco, mentre poco dopo la sua vettura venne colpita da quelle di Harald Ertl e Brett Lunger e iniziò a prendere fuoco. Il pilota austriaco, ancora cosciente, venne così avvolto dalle fiamme.

Passarono qualche secondo e sul luogo dell’incidente si fiondò anche Arturo Merzario. Sarebbe potuto andare oltre, ma d’istinto si bloccò e scese per soccorrere il suo collega intrappolato. Ecco cosa dirà anni dopo:

Dell’incidente di Lauda bisogna analizzare tre aspetti: ha perso il casco nel primo impatto e per questo è stato esposto alle fiamme e alle bruciature, le esalazioni di magnesio lo stavano ammazzando e non da ultimo, è stato davvero difficile estrarlo dalla macchina. Gli altri usavano l’estintore, io non riuscivo a schiacciare la levetta per sbloccare la cintura perché si dimenava: la sua fortuna fu quella di svenire così io riuscii a liberarlo. Un’altra sua fortuna è stata la respirazione artificiale che ho imparato al militare e che gli ha consentito di rimanere in vita per circa 10 minuti prima dell’arrivo dei soccorsi

Lauda venne trasportato in tre ospedali differenti, aveva uno zigomo fratturato, ustioni di primo grado alle mani e di terzo grado al volto. Per tutto il pomeriggio piloti, staff, moglie e familiari rimasero con il fiato sospeso temendo il peggio. Poi arrivò il bollettino positivo che allontana il rischio di morte, ma consegnò un Lauda a pezzi e avrebbe dovuto affrontare una lunga, lunghissima guarigione. Con un monito: l’austriaco rischiava seriamente di non poter più gareggiare.

Il 12 settembre 1976, appena 42 giorni dopo il rogo del Nürburgring, Niki Lauda si ripresentò in pista e tagliò al quarto posto il traguardo del Gran Premio di Monza. Quell’anno avrebbe vinto il suo storico rivale James Hunt, ma la stagione successiva fu tutta per l’austriaco che vince il secondo dei suoi tre titoli mondiali.
La curva dello schianto è stata rinominata Laudakurve, Niki è rimasto nel mondo automobilistico con il suo inconfondibile berretto rosso e ha dovuto fare autocritica. Quando tornò in pista, infatti, Lauda non si fermò mai a salutare Arturo:

Venne a trovarmi in Austria qualche mese dopo e fece il gesto di togliersi l’orologio per regalarmelo. Io lo presi e lo lanciai via. I meccanici dell’Alfa lo raccolsero, vennero da me e mi fecero un sacco di paternali, forse avevo sbagliato, ma io c’ero rimasto male

Ha impiegato tre decenni per ringraziare Arturo per il gesto che gli ha salvato la vita. Anche lui, ancora oggi ricorda quei momenti drammatici. Sempre con il cappello da cowboy sempre in testa.

 

Fonte: video Rai

Molti pensano sia una svolta, altri credono che sia pura normalità, una cosa è certa l’allenatrice tedesca Inka Grings sarà la prima donna ad allenare una squadra maschile tra le prime quattro leghe della Germania.

E c’è chi si stupisce per un sold out alla partita Juventus – Fiorentina donne all’Allianz Stadium o a un Atletico Madrid – Barça, mbah!

La squadra in questione è la SV Straelen, formazione che milita in Regionalliga West (IV Divisione), e sarà appunto guidata dall’ex calciatrice della nazionale tedesca.

La quarantenne Inka Grings è appunto già famosa a livello nazionale dati i trascorsi sul campo. Ritiratasi nel 2014, con la maglia della Germania vanta 96 presenze e 64 reti (è miglior marcatrice) tra 1996 e il 2012, mentre nei club detiene il record di reti in Frauen-Bundesliga, ben 314.

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L’esultanza di Inka Grings dopo uno dei tanti gol messi a segno in nazionale

Da qualche anno ha appeso gli scarpini e ha deciso di diventare allenatrice: la prima esperienza è stata a Duisburg, come tecnico della formazione femminile.

L’allenatrice sostituisce Marcus John e le spetta un arduo compito: salvare la situazione dello Straelen. La formazione è al 13esimo posto in classifica e, a 7 giornate dalla conclusione del campionato, ha 8 punti di vantaggio sul Wiedenbruck terz’ultimo.

Lo Staelen è un club abbastanza prestigioso in Germania: fondato nel 1919 come polisportiva in cui si praticavano discipline come la pallacanestro, karate, badminton, pallamano e pallanuoto.

Sono felice che Inka abbia accettato, ha molte energie e ora potrà rimboccarsi le maniche

Ha ribadito il presidente della società, Hermann Tecklenburg, che ha sottolineato di conoscere Grings da più di vent’anni dato che da sempre è stata colonna portante del calcio femminile tedesco.

Inka Grings inizia a giocare all’età di sei anni e cresce con ottime doti d’attaccante. A 18 anni è un punto di forza del Rumeln-Kaldenhausen (poi diventato Duisburg) con cui ha giocato 16 stagioni vincendo in una sola occasione ma in cui per ben 6 volte è stata la regina del gol (nel 1999/2000 record di 38 reti).

In principio è stato il 2 luglio 2016, calci di rigore tra Germania – Italia ai quarti di finale degli Europei di calcio: l’azzurro Graziano Pellè di fronte al tedesco Manuel Neuer e un beffardo rigore dopo le scenetta del famoso “Mo ti faccio il cucchiaio!”.

Beh di tempo ne è passato da quel giorno e i desti dei due calciatori sono un po’ cambiati: l’attaccante salentino è in pianta stabile in Cina con uno stipendio da paperone e continua a fare gol; l’estremo difensore del Bayern Monaco ha subito un’involuzione rispetto a qualche anno fa e, stavolta, un tocco sotto (quello di Mané in Champions League) lo ha beffato, dopo un’uscita azzardata.

Partendo da Neuer, il portiere non sta vivendo la sua miglior stagione in realtà il pregresso è iniziato già da qualche tempo. Lo dicono i numeri: la difesa bavarese non è più imperforabile e lo si può notare sia in Europa che in Bundesliga. A questo punto del campionato il Bayern ha già subito 27 reti, una in meno rispetto alle 28 totali della scorsa stagione e nettamente superiori a quelle incassate nelle annate precedenti (22 nel 2016/ 17 e 17 nel 2015/16).

Il continuo movimento del portiere/libero Neuer ha mandato un po’ in difficoltà la retroguardia tedesca, com’è successo contro il Liverpool sotto il segno di Sadio Mané.

Dal cucchiaio nello stadio Matmut-Atlantique di Bordeaux qualcosa è cambiato anche per l’attaccante pugliese Pellè. Il leccese classe ‘85 è oramai al terzo anno in Cina nella squadra dello Shandong Luneng, con cui ha realizzato più di trenta reti in 70 presenze.
Le ultime due sono state realizzate nella Champions asiatica durante il match giocato in casa contro i campioni in carica del Kashima Antlers. Dopo il doppio vantaggio nipponico, i cinesi hanno agguantato il pareggio proprio grazie alla doppietta dell’italiano, prima su rigore (stavolta la palla non è andata fuori) e poi con un sinistro sotto l’incrocio all’altezza del dischetto del rigore.

La stagione è iniziata benissimo con cinque gol in quattro partite. L’anno scorso, alla fine del campionato, sono stati 16 in totale. Nel dicembre scorso è arrivato il rinnovo a 15 milioni di euro netti a stagione, che lo ha reso l’italiano più pagato al mondo, davanti all’altro Italians: Sebastian Giovinco.

Sono stati il simbolo della Germania vincente del Mondiale 2014 ma ora per loro non c’è più spazio nella nazionale tedesca.

Stiamo parlando di Hummels, Boateng e Müller, lasciati a casa dal commissario tecnico Joachim Löw in vista del futuro e di quelli che saranno gli impegni della nazionale per i prossimi mesi.

Una scelta drastica e forse anche un po’ lesiva nei confronti dei tre calciatori del Bayern Monaco. Almeno è quello che pensano i vertici societari del club bavarese che valutano “discutibili i tempi e le circostanze dell’annuncio della decisione ai giocatori e all’opinione pubblica” dato anche il momento delicato della stagione che si sta apprestando a vivere la squadra di mister Kovac.

Una decisione forte quella presa dal ct Löw, soprattutto perché i tre “senatori” sono stati i pilastri della Germania trionfante, oltre al fatto che comunque non sono ancora in età pensionabile poiché hanno tutti ancora trent’anni.

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Il blocco bavarese

Per l’allenatore si tratta di una nuova idea o comunque una scossa per far ripartire il progetto del calcio tedesco dopo il flop al Mondiale di Russia 2018, con l’uscita della Germania ai gironi, e in Nations League, con il passaggio in Serie B.

Partendo dalla difesa, Jerome Boateng e Mats Hummels sono stati i centrali davanti al portiere Manuel Neuer che ha guidato la Germania nel Campionato del Mondo in Brasile nel 2014, per quello che è stato il blocco Bayern.

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Jerome Boateng con la maglia della nazionale tedesca

Con il Die Mannschaft il difensore d’origine ghanesi ha collezionato 76 presenze con debutto il 10 ottobre 2009, partita valida per le qualificazioni ai Mondiali 2014 contro la Russia vinta per 1-0 dai tedeschi e con l’espulsione del difensore (impiegato da terzino).

Hummels, invece, ha esordito nel 2010 in un’amichevole contro Malta subentrando a Tasci. Da quando il difensore è stato protagonista prima nelle annate magiche con il Borussia Dortmund e poi nei trionfi con la maglia del Bayern, non ha mai saltato nessun impegno con la nazionale.

Scalpore ha fatto anche il ben servito nei confronti di Thomas Müller. L’attaccante tuttofare del club bavarese non sta vivendo la sua miglior stagione ma addirittura pensare a un suo addio alla Germania. In carriera ha totalizzato 100 gettoni con 38 reti.

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Thomas Müller con la Coppa del Mondo tra le mani

La nazionale tedesca, quindi, volta pagina e fa partire un ciclo nuovo, con nuovi calciatori per centrare nuovi obiettivi. Unico comun denominatore: Joachim Löw, lui è ancora sulla panchina anche se non ha più scuse per fallire.

E anche gli spagnoli si sono stancati!

Non piace proprio a tutti il campionato “spezzatino” e, dopo la Germania, anche la Liga ha deciso di dire stop  al Monday Night.

Le proteste dei tifosi hanno fatto sì che le partite del lunedì sera saranno abolite, così da accontentare il pubblico sugli spalti e remare un po’ contro le pay tv.

In effetti non piace proprio a tutti questo calendario che da anni lascia un po’ vago l’appassionato, il quale ha perso la routine della partita domenicale.
È così la federcalcio spagnola ha deciso di accodarsi a quella tedesca e ha preso questa drastica decisione. In realtà sotto esame c’è anche la partita del venerdì sulla quale, però, non è stata data nessuna conferma d’abolizione.

L’annuncio è stato dato direttamente dal presidente della federazione spagnolo, Luis Rubiales

A partire dalla prossima stagione, la Liga si giocherà al sabato e alla domenica. Vediamo cosa fare per i venerdì, se si arriva a un accordo che va bene per tutti. Gli affari sono importanti ma contano più i tifosi.

Come detto la Liga segue la Bundesliga.

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La protesta dei supporters dell’Eintracht Francoforte di qualche mese fa

Le continue lamentele dei tedeschi hanno “costretto” qualche mese fa la federazione calcistica della Germania a cancellare l’appuntamento del lunedì sera. E così è stato anche per gli iberici.

Una tradizione che, a quanto pare, non piace a tutti. Sono stati gli inglesi i primi a lanciare il match del Monday Night nel lontano 17 agosto 1992. La partita è stata Manchester City – Queens Park Rangers, giocatasi al Maine Road e terminata 1-1.

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I tifosi dello United of Manchester che hanno espresso lo scarso feeling con il lunedì

Sebbene abbia ancora successo ci sono anche molti tifosi d’oltremanica che si sono stufati della partita del lunedì. Tuttavia difficilmente per ora la federazione inglese cambierà idea.

Stessa situazione vale per l’Italia. In tanti si sono ribellati per questo continuo caos legato alle partite che, tra l’altro, ha suscitato non pochi problemi anche alla società della Lazio. I biancocelesti, infatti, sono stati costretti a saltare il match casalingo contro l’Udinese e, a causa del fitto calendario, tuttora non si sa quando sarà recuperata.
Comunque sia, nonostante non si è soddisfatti dell’esito dello “spezzatino” calcistico, al momento Lega e Figc vanno a braccetto: ci sono in ballo molti milioni di euro.

In un calcio in cui si corre di più, si gioca di più, si spende di più e dove l’attaccamento alla maglia è sempre più un miraggio ci sono ancora quei calciatori “veterani” o forse “anzianotti” che riescono ancora a tener testa nonostante l’età.

Se per il calcio italiano Francesco Totti e Gigi Buffon sicuramente rappresentano gli ultimi calciatori a smettere ben oltre i 40 anni e a livelli altissimi, anche negli altri maggiori campionati europei ci sono “vecchietti” che si fanno ancora notare.

L’ultimo in ordine cronologico è stato il peruviano Claudio Pizzarro in Bundesliga. Il sudamericano infatti ha segnato il nuovo record di goleador più longevo nella massima seria tedesca.

 

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Es algo muy especial y me siento muy orgullloso!! Muchas Gracias a todos por las felicitaciones y por el apoyo!!!

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Nel match giocato a Berlino contro l’Hertha, all’età di 40 anni e 136 giorni, Pizarro direttamente da calcio di punizione ha insaccato la rete che è valso il pareggio per il Werder Brema al 96esimo minuto. Un gol che però ha segnato la storia della Bundes e che piazza il peruviano tra i marcatori più anziani del campionato. E questo record lo realizza chi di gol in Germania né ha segnati bizzeffe durante la lunga carriera da professionista, oltre ad aver vinto tutto durante le stagioni al Bayern Monaco e la Coppa di Germania col Werder nel 2009.

SERIE A: BILLY COSTACURTA O SVEND HANSEN?

Su tanti dati statistici è Alessandro Costacurta l’anziano ad aver segnato una rete in Serie A. L’ex difensore del Milan il 19 maggio 2007 a 41 anni e 25 giorni al 57 minuto di gioco segna da calcio di rigore il momentaneo 2-2 contro l’Udinese, in quello che è stato l’ultimo match della sua carriera davanti al pubblico di San Siro.

Tuttavia se facciamo un tuffo agli anni ’50, precisamente nella stagione 1950/51, il centrocampista danese dell’Atalanta, Svend Hansen, il 29 aprile 1951 segna la rete del momentaneo 2-1 per la Dea alla venerandissima età di 44 anni e 282 giorni. Quel campionato lo vinse il Milan con un altro scandinavo come protagonista: il goleador svedese Nordahl che, in quella stagione, realizzò 34 gol.

PREMIER LEAGUE: TEDDY SHERINGHAM
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Sheringham è uno dei calciatori che ha disputato più partite nella storia del calcio inglese

Non ci sono dubbi invece nel campionato inglese. All’età di 40 anni e 262 giorni è l’ex bomber del Manchester United a detenere questo speciale record. Nell’ultima stagione in Premier, quando il numero 10 vestiva la maglia del West Ham United, Sheringham segna la rete del 2-1 contro il Portsmouth nel Boxing day del 2006.

LIGUE 1: BENJAMIN NIVET

In Francia è il centrocampista del Troyes, Benjamin Nivet, il goleador vecchietto con 41 anni e 116 giorni. Classe 1977, il transalpino tuttora è ancora nella formazione della piccola città francese anche se in Ligue 2. La sua ultima marcatura nel massimo campionato risale al 28 aprile 2018 quando ha realizzato il secondo gol contro il Caen, nel match chiusosi sul 3-1. Per lui, capitano e numero 10 della squadra, una rete speciale non solo per l’età ma anche per il gesto tecnico: un colpo di tacco degno dei migliori fantasisti della storia del calcio.
Occhio però a Buffon!

LIGA: DONATO
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Il brasiliano Donato è stato uno dei difensori con più presenze nel Deportivo

Per trovare l’anziano goleador nel campionato spagnolo dobbiamo fare un salto di quasi sedici anni. Il difensore brasiliano del Deportivo La Coruña Donato Gama da Silva, più noto come Donato, realizza a 40 anni e 137 giorni il gol del più longevo calciatore della storia della Liga. La rete viene messa a segno il 17 maggio 2003 nel match tra Deportivo – Valencia, finito 2-1 per i Taronja.

Il testo è un estratto del racconto di Giovanni Sgobba, autore di “1966-2016: Union Berlin, 50 anni di dissenso nella Germania Est” che potete leggere e scaricare gratuitamente a questo link 

Doveva essere una sorpresa, anzi, addirittura, un segreto di stato. Il nome della terza squadra di Berlino Est non doveva essere svelato prima della riunione inaugurale che prese il via più o meno alle 17.00 del 20 gennaio 1966. Arrivare a quel punto non fu affatto semplice: la presenza asfissiante della DDR, con i suoi continui cambi nell’organizzazione calcistica, costrinse molti club a modificare organigramma societario, nomi e persino sede. I contrasti, inoltre, tra la federazione calcistica e la federazione sportiva rendevano pesante il clima.

In quel periodo, almeno teoricamente, poteva esistere solo una squadra di calcio per distretto: Berlino risultava un’eccezione perché sullo stesso suolo si trovavano la Dynamo Berlin, squadra del Ministero degli Interni e ancor più loscamente legata alla Stasi e la Vorwärts Berlin, società, invece, del Ministero della Difesa. In realtà esisteva anche un terzo club, definito “civile” e quindi più vicino al popolo, nato dalla fusione del SC Rotation Berlin, del SC Einheit Berlin e del TSC Oberschöneweide (questa a sua volta discendeva dalla FC Olympia Oberschöneweide, fondata nel giugno 1906 da un gruppo di studenti e prima e vera genitrice dell’odierno Union). Il nome era più semplicemente TSC Berlin e costituì una vera e propria polisportiva con sedi sparse su tutto il lato est della città e che comprendeva ciclismo, hockey, atletica leggera, tennis, pallamano, discipline acquatiche e calcio.

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Con la riorganizzazione delle società e delle leghe, questa realtà era in forte pericolo di estinzione, ma qui intervenne Herbert Warnke, presidente della FDGB (Federazione dei sindacati della Germania Est) che insistette per la creazione di una squadra in rappresentanza dei lavoratori.

Quel pomeriggio del 20 gennaio 1966 era tutto pronto: il nome, impresso su una grande targa, era coperto da un velo, mentre in una stanza accanto era in corso la riunione per l’approvazione. Qualcosa, però, non andò secondo i piani perché il sipario, che celava il nome, venne giù involontariamente. Il grande annuncio fu di per sé un po’ goffo: dalla scissione della squadra di calcio dalla polisportiva TSC Berlin nacque l’1. FC Union Berlin. Ma perché si scelse Union? La proposta rimandava al SC Union Oberschöneweide, ovvero la squadra nata da chi decise di restare e non fuggire. Un segno distintivo di resistenza che il club porterà avanti negli anni successivi, ma quello che contò, allora, era che alle 19.00 del 20 gennaio 1966, dopo un’inaugurazione improvvisata, Heinz Busch, capo della sezione berlinese dell’associazione sportiva della Germania Est, pronunciò le parole che ancora oggi sono il motto della società: «Es lebe der 1. FC Union Berlin!» (Evviva l’Union Berlin!).

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Già durante la riunione inaugurale si delineò l’ambizione del club: Paul Verner, primo segretario del distretto di Berlino, sottolineò l’obbligo del neonato Union di puntare direttamente alla massima ambizione: giocare in Oberliga (simile alla Serie A italiana). Detto fatto, la stagione 1965-1966 della DDR-Liga Nord (da intendersi come una Serie B, invece) vide trionfare proprio il club rot und weiß con protagonisti, tra gli altri, il capitano Ulrich Prüfke e l’attaccante Ralf Quest (decisiva la sua doppietta nella penultima gara contro il Vorwärts Rostock vinta per 3-1). Proprio a Rostock, il 6 agosto 1966, l’Union Berlin fece il suo debutto assoluto nella stagione 1966- 1976 di Oberliga.

Qui il racconto si trasforma in romanzo, assume contorni mitici, e, perché no, anche un po’ fantozziani. Sotto una fitta pioggia e dopo pochi istanti dal fischio di inizio, il libero della squadra berlinese, Wolfgang Wruck, detto Ate, si scontrò duramente contro un avversario in un duello aereo. Infortunato, uscì dal campo, ma non essendoci ancora le sostituzioni, dopo cinque minuti passati a bordo campo decise comunque di continuare a giocare. E qui avvenne l’imponderabile: al 17’, appena oltre la metà campo, Wruck lasciò partire un tiro (più probabile un cross) verso la porta avversaria, il portiere scivolò a causa del campo bagnato e non riuscì ad alzarsi in tempo. La sfera, così, si insaccò in rete. Tra il comico e il grottesco, il giorno dopo, i giornali di Rostock attribuirono il gol a Prüfke. Il match, poi, finì 1-1 e l’Union Berlin chiuse la sua prima stagione con un ottimo sesto posto. Wruck (ricordate anche il suo nome), che si è spento il 5 settembre 2014 dopo una lunga malattia, passerà alla storia per essere stato il primo giocatore a segnare con l’Union Berlin in Oberliga.

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Se confermata sarebbe una notizia speciale per tutti i tifosi strettamente legati al campione tedesco.

Era il 29 dicembre 2013 e il sette volte campione del mondi di Formula 1, Michael Schumacher, è vittima di un gravissimo incidente sulle nevi di Meribel, in Alta Savoia. Da quel giorno tante ipotesi, dubbi sul suo reale stato di salute, fino alla scoop del Daily Mail di qualche giorno fa.

Le condizioni di salute del pilota tedesco, secondo la redazione del giornale inglese, sono in miglioramento, tanto da essere in grado di respirare autonomamente e di non essere più costretto a restare a letto. Tuttavia, il fatto che Schumi possa essere addirittura cosciente, il Daily Mail non lo ammette.

Notizie davvero confortanti, che però non sono state accertate da nessuna fonte ufficiale.

Schumi, grazie al continuo supporto della famiglia, pare stia ricevendo numerose cure fisioterapiche da circa 50mila sterline a settimana a casa sua, nella villa di Gland in Svizzera.

Qualche settimana fa a parlare del tedesco è stato il suo grande amico Jean Todt, attuale presidente della Fia. L’ex manager della Ferrari ha ribadito di andare spesso a far visita all’ex pilota e che insieme hanno visto in tv il Gp del Brasile, senza però precisare lo stato di salute di Schumi.

In attesa che tali voci possano essere confermate, la Scuderia Ferrari, in occasione dei suoi cinquant’anni, che festeggerà il 3 gennaio prossimo, gli ha voluto dedicare una mostra speciale a Maranello.

 

 

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MICHAEL 50’ at Ferrari Museum. (Opening 03/01/2019) #KeepFighting #TeamMichael #ScuderiaFerrari #F1 #Ferrari #PrancingHorse #Nevergiveup

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“Michael 50” sarà un vero e proprio “tour” tra i trionfi del tedesco in Formula 1 a bordo della Rossa, e scoprire il contributo che Michael ha dato allo sviluppo di vetture GT. La mostra è stata realizzata in collaborazione con la Fondazione Keep Fighting.

Anno di nascita 1999 e un cognome pesante sulle spalle, ma un gran futuro davanti a sé seguendo le orme del papà.

Mick Schumacher, figlio del grande Michael, non ha paura dei parallelismi col papà e continua la sua strada nel mondo dei motori. Dopo aver vinto l’Europeo in Formula 3, per il 2019 il tedesco correrà in F2 con il team Prema. Tra le novità forse anche il cambio di manager: in effetti si potrebbe ricreare la grande coppia Schumacher – Todt, ma stavolta con i rispettivi figli. Nicolas Todt, figlio dell’attuale presidente della Fia, ha un legame indelebile con la famiglia Schumacher e pertanto non sarebbe una sorpresa se ciò dovesse accadere.

Come tutti i grandi piloti, compreso suo padre, Mick è partito dai kart. Ricorda ancora la crescente emozione sua e di Michael durante le gare, i confronti con tanti piloti che poi ha incontrato più avanti.

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Mick Schumacher in braccio a papà Michael nel box Ferrari

Per Mick è del tutto scontato chiedere a chi s’ispira. Ha sempre detto che

È il migliore e lo resterà sempre. Potermi paragonare a lui in qualche maniera è fantastico. E allo stesso modo è bellissimo fare parte di questa storia e osservare come si sta sviluppando

Il sogno è di Mick è raggiungere la Formula 1 in cui suo padre è stato colui che ha riscritto la storia con i sette titoli iridati conquistati.

La vita del giovane è interamente dedicata ai motori e alle corse anche se la famiglia resta comunque al centro del suo universo. La condizione fisica attuale di suo padre Michael è grave e il 19enne cerca di essere il più presente possibile nonostante i tanti impegni. Mamma Corinna è sempre vicina al marito e lo assiste, offrendogli tutto l’amore che ha.

Riguardo la situazione attuale dell’ex ferrarista, ha parlato anche Georg Gänswein, arcivescovo e prefetto della Casa Pontificia, che ha avuto modo di far visita a Schumi nell’estate 2016.

Sente l’amore delle persone intorno a lui, che si prendono cura di lui e grazie a Dio lo tengono lontano dall’eccessiva curiosità della gente. Una persona malata ha bisogno di discrezione e comprensione.

Tornando al giovane Mick, tra i consigli di papà Schumi c’è sicuramente l’umiltà e il lavoro di squadra

Lavorare col team e farlo come se fosse una famiglia: bisogna avere la fiducia gli uni negli altri al 100%!

La grinta di Mick è simile a quella di Michael. Il giovane ha voglia di imparare e ascolta i consigli che gli vengono dati proprio come in passato ha fatto suo padre. È ancora chiara a tutti la scena tra un giovanissimo Schumi in Formula 1 e il veterano Ayrton Senna. Il brasiliano, out in gara a Magny Cours proprio a causa del tedesco, offre una dritta al pilota della Benetton per evitare che tutto possa riaccadere.

Era l’11 aprile 2017 e Sergei W. a Dortmund faceva esplodere tre ordigni contro il pullman della squadra del Borussia Dortmund prima del match di Champions League contro i francesi del Monaco.

A distanza di un anno e mezzo il tribunale tedesco ha sentenziato condannando il 28enne a 14 anni di carcere per tentato omicidio di ventotto persone.

Sergei W. in tribunale dopo la sentenza

Il giorno dell’attentato, ovviamente, si è fatto in primis riferimento a un attacco terroristico, ma in breve tempo è stato fermato Sergei W., il quale ha costruito di sua mano le tre bombe rudimentali per “intimorire” solamente. In effetti la difesa dell’imputato è stata proprio quella di ribadire che “non era sua intenzione fare del male ai calciatori”.

In quell’incidente, fortunatamente, sono stati feriti solamente l’ex difensore giallonero Marc Bartra e un poliziotto. Il calciatore catalano ha subito un intervento al polso e al braccio per rimuovere le schegge di vetro che lo hanno colpito nell’esplosione.

Marc Bartra dopo l’intervento chirurgico

Per l’accusa, l’imputato avrebbe architettato questo attentato per fini prettamente economici. Durante le indagini, infatti, la polizia avrebbe scoperto operazioni finanziare da parte di Sergei W., il quale avrebbe comprato 15mila azioni del club giallonero, per 78 mila euro. Se il titolo della società fosse sceso, avrebbe ottenuto dei profitti così com’è stato con l’eliminazione dalla Champions. Un attentato di quel genere avrebbe fatto ulteriormente calare il titolo con guadagni superiori.

Da quell’attentato qualcosa è cambiato in casa Borussia, lo stesso ex capitano Wienderfeller ha ribadito che quell’attacco “gli ha cambiato la vita”.