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Lunedì 7 ottobre allo Sportpark Ronhof di Fürth, in Baviera, si è giocata una partita benefica tra le vecchie glorie del calcio italiano e tedesco. DFB-Allstars contro Azzurri Legends ha visto complessivamente scendere in campo ben 17 campioni del mondo, 13 solo da parte dell’Italia: è finita 3-3 con i gol di Toni, Totti e Damiano Tommasi per l’Italia e le autoreti di Cannavaro e Panucci, più un gol di Philipp Wollscheid allo scadere per la Germania.
Guidati in panchina da due icone come Antonio Cabrini e Berti Vogts, Italia-Germania è una classica del calcio mondiale: 14 finali disputate, 8 titoli mondiali e 4 europei, un vero e proprio gran galà del calcio, nonché una rivalità unica che si rinnova, in un progetto di solidarietà, ma dal sapore amarcord. I precedenti sorridono agli Azzurri con 16 vittorie contro le 9 della Germania e 14 pareggi.

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ITALIA – Portieri: Marco Amelia, Angelo Peruzzi; Difensori: Federico Balzaretti, Fabio Cannavaro, Fabio Grosso, Christian Panucci, Moreno Torricelli, Pietro Vierchowod, Cristian Zaccardo, Gianluca Zambrotta; Centrocampisti: Massimo Ambrosini, Bruno Conti, Luigi Di Biagio, Angelo Di Livio, Stefano Fiore, Gennaro Gattuso, Giuliano Giannichedda, Simone Perrotta, Andrea Pirlo, Damiano Tommasi; Attaccanti: Fabrizio Ravanelli, Salvatore Schillaci, Luca Toni, Francesco Totti.

GERMANIA – Portieri: Perry Bräutigam, Roman Weidenfeller; Difensori: Thomas Berthold, Guido Buchwald, Thomas Helmer, Marko Rehmer, Philipp Wollscheid; Centrocampisti: Torsten Frings, Jens Nowotny, David Odonkor, Piotr Trochowski; Attaccanti: Gerald Asamoah, Maurizio Gaudino, Ulf Kirsten, Jürgen Klinsmann, Oliver Neuville, Alexander Zickler.

 

Da un lato Dino Zoff e Franco Causio, dall’altro il ct Enzo Bearzot (e la sua pipa) e il presidente della Repubblica, Sandro Pertini. In mezzo un tavolo. Al centro la luccicante Coppa del Mondo e un mazzo di carte. E’ probabilmente la foto più iconica della vincente spedizione Mundial dell’Italia del 1982.

La sera dell’11 luglio, una sera calda e afosa dell’estate madrilena, l’Italia sconfigge la Germania Ovest per 3-1, dopo una cavalcata progressiva, un climax ascendente semi-miracoloso. «Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo», scandisce religiosamente Nando Martellini, mentre Pertini si alza dalla tribuna in un’esultanza di giubilo.
Il Mondiale spagnolo, quello di Pablito Rossi e della parata del secolo di Dino Zoff contro il Brasile, dell’urlo di Marco Tardelli al raddoppio, in finale, preceduta da una santa discesa di Scirea che, recuperata palla dalla sua difesa, si fa tutto il campo correndo senza sfera e, poi, in area di rigore ragiona, ragiona come un difensore non dovrebbe fare e con lucidità consegna la palla al mitico “urlo”.
Quell’Italia fu l’unica nella storia del torneo a battere una dopo l’altra le detentrici dei tre precedenti titoli, ovvero Argentina (campione nel 1978), Germania (1974) e Brasile (1970).

E poi la foto iconica. Sull’aereo di ritorno che riporta gli azzurri a casa, prima del bagno di folla. Traspare un clima disteso, serio e meticoloso che solo le partite di carte sanno trasmettere. Con lo scopone non si scherza.
Gli accoppiamenti sono Zoff-Pertini contro Causio-Bearzot e pensare che il ct, non un incallito giocatore di carte, nemmeno doveva trovarsi in questo scatto immortale: al tavolo, infatti, doveva sedere Cesare Maldini, allora allenatore in seconda, che si alzò un secondo, nel secondo sbagliato, e la contesa iniziò senza di lui.

Ma non è l’incipit a entrare nella storia, bensì l’epilogo. Sono passati 35 anni e ogni occasione è buona per fermare Zoff o Causio e chiedere come andò realmente la faccenda. E “il Barone” ricorda ancora con orgoglio da guascone un passaggio chiave dell’incontro:

Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il Settebello. Abbiamo vinto così quella partita

Pertini non la prese bene, rimproverò il suo compagno Zoff e criticò anche Bearzot per il furto del Settebello. Ma a sbagliare fu proprio il presidente. In pubblico, uomo d’orgoglio, non lo ammise mai, ma in cuor suo, genuinamente, confidò l’errore. Il 3 giugno 1983, un anno dopo, quando SuperDino appese i guanti al chiodo, smettendo con il calcio giocato, Pertini inviò un telegramma sincero:

Vieni a trovarmi. Giocheremo a scopone e cercherò di non fare più gli errori che mi hai giustamente rimproverato

Il portierone conserva ancora quel pezzo di carta ingiallito dal tempo, ma sacro. Noi tutti conserviamo un frammento piacevole della nostra vita legato a quel Mondiale. Un’avventura spensierata, partita male, malissimo con il polverone e le ombre nefaste del Totonero e il silenzio stampa imposto da Bearzot alla Nazionale, dopo un avvio a singhiozzo.
Come la stessa finale giocata nel Santiago Bernabeu, partita con una falsa speranza, con il rigore sbagliato di Cabrini al 25‘, con il possibile contraccolpo psicologico. Ma non andò così: Rossi, Tardelli e Altobelli unirono un paese in tre boati di gioia. E poi la festa quando l’arbitro Coelho alzò il pallone al cielo scandendo tre fischi. Tre volte Campioni del Mondo.

Mente in Italia si applaudiva, un po’ sconsolati, la Nazionale femminile, uscita sconfitta per 2-0 contro l’Olanda, i quarti di finale si sono chiusi con la Svezia quarta  semifinalista dei Mondiali femminili. La nazionale del commissario tecnico Gerhardsson ha sconfitto la Germania due volte campione del mondo al Roazhon Park di Rennes e affronterà l’Olanda.

Possiamo parlare di sorpresa? Forse sì nel vedere le tedesche uscire in un lato del tabellone che quantomeno avrebbero potuto cavalcare fino alle semifinali. Eppure sono proprio le teutoniche a passare in vantaggio al quarto d’ora del primo tempo con la rete di Lina Magull. Ma alla Svezia bastano pochi minuti per trovare il pareggio al 22’ con Jakobsson. Nonostante il calcio d’inizio alle 18, il caldo è un fattore importante nell’andamento della partita: l’arbitro Frappart infatti concede il cooling break sia nel primo che nel secondo tempo.

Ad inizio ripresa si concretizza la rimonta svedese: Blackstenius, autrice di un’ottima partita, è la più svelta a ribadire in rete la respinta approssimativa di Schult nell’area piccola. Da questo momento, la Svezia serra i ranghi e si chiude bene; la Germania riesce spesso a rendersi pericolosa soprattutto nel finale, anche grazie alle incertezze di Lindahl, ma non trova il pareggio che avrebbe mandato la squadra ai supplementari.

Germania – Svezia 1-2

16’ Magull (G), 22’ Jakobsson (S), 48’ Blackstenius (S)
Germania (4-3-3): Schult; Gwinn, Doorsoun, Hegering, Simon (dal 44’ Maier); Dabritz, Dallmann (dal 46’ Marozsan), Magull; Huth, Popp, Schuller (dal 69’ Oberdorf). Ct Voss-Tecklenburg.
Svezia (4-3-3): Lindahl; Glas, Fischer (dal 66’ Ilestedt), Sembrant, Eriksson; Rubensson (dall’86’ Bjorn), Asllani, Seger; Jakobsson, Blackstenius, Rolfo (dal 95’ Hurtig). Ct Gerhardsson.
Arbitro: Stephanie Frappart (FRA)
Ammoniti: Rolfo

Entrano nel vivo i Mondiali femminili con la prima sfida degli ottavi di finale. Sabato 22 giugno, ha aperto il programma del tabellone la sfida tra Germania e Nigeria, che ha visto a Grenoble il netto successo delle tedesche per -30 che dunque volano ai quarti di finale dove affronteranno la vincente di Svezia – Canada (in programma il 24 giugno). Alle ore 21 invece entusiasmante match tra Norvegia-Australia, decisa solamente ai calci di rigore a favore delle scandinave. Sam Kerr sbaglia dal dischetto.

GERMANIA-NIGERIA 3-0

20’ Popp, 27’ rig. Dabritz, 82’ Schuller

GERMANIA (4-4-2): Schult; Gwinn, Doorsoun, Hegering, Schweers (dal 46’ Simon); Huth, Leupolz (dal 46’ Buhl), Magull (dal 69’ Oberdorf), Dabritz; Popp, Schuller. Ct Voss-Tecklenburg

NIGERIA (4-4-2): Nnadozie; Okeke, Ebi, Nwabuoku (dal 46’ Ajibade), Ohale; Ordega, Ayinde, Okobi, Kanu (dall’84’ Ogebe); Ihezuo (dal 75’ Uchendu), Oparanozie. Ct Dennerby

La Nigeria comincia provando a tenere subito i ritmi alti, ma ben presto la tecnica superiore della Germania viene fuori e le tedesche prendono il controllo del gioco fin dalle prime battute. Al 19’, Popp calcia dal limite ma la sua conclusione viene deviata in angolo: sugli sviluppi del corner è proprio l’attaccante a svettare di testa e portare la Germania in vantaggio, con l’arbitro chiamato al VAR per valutare una posizione di fuorigioco ritenuta ininfluente. Pochi minuti e l’arbitro Yamashita è chiamato nuovamente al monitor per valutare un intervento scomposto della Nwabuoko su Magull: le immagini lasciano poco all’interpretazione e viene concesso il calcio di rigore. Sul dischetto si presenta Dabritz, che piazza bene il pallone e firma il raddoppio al 27’. La Nigeria ha una prima reazione nervosa ma che non produce frutti. Nel finale di primo tempo, Oparanozie rischia l’autorete su azione di calcio d’angolo ma il pallone termina a lato. In apertura di ripresa, l’attaccante nigeriana sfiora il gol, arrivando in leggero ritardo sulla bella assistenza di Ajibade a pochi passi dalla linea di porta. Al 58’ Gwinn può calciare da ottima posizione dopo una splendida azione, ma il suo tiro termina alto. Tanti gli errori della Nigeria nella trequarti avversaria, che aprono alle ripartenze della Germania, che comunque non ha mai perso il controllo della partita. Al 79’ avrebbe anche la chance di chiudere definitivamente la gara, quando Dabritz trova un buon corridoio centrale ma poi chiude troppo il sinistro in diagonale che finisce fuori. Tre minuti dopo, le tedesche calano il tris: un’incomprensione banale sul limite dell’area tra Ohala e Ayinde diventa un assist per Schuller, che fredda Nnadozie con tiro ad incrociare perfetto. Nessuna emozione nei minuti finali, con la squadra della c.t. Voss-Tecklenburg che si qualifica con merito per i quarti di finale; alle africane, sostenute dal pubblico di Grenoble, tanti applausi.

 

NORVEGIA-AUSTRALIA 1-1 (4-1 d.c.r.)

31′ Herlovsen (N), 83′ Kellond-Night (A)

NORVEGIA (4-4-2): Hjelmseth; Moe Wold (102′ Hansen), Mjelde, Thorisdottir, Minde; Saevik (72′ Maanum), Boe Risa, Engen, Reiten; Graham, Herlovsen (77′ Utland). Ct Sjogren

AUSTRALIA (4-3-3): Williams; Carpenter, Kennedy, Catley, Kellond-Knight (94′ Polkinghorne); Logarzo, Van Egmond (116′ Roestbakken), Yallop; Raso (74′ Gielnik), Kerr, Foord. Ct Milicic

Espulsa: Kennedy (A)

Nell’altro ottavo di finale di giornata la Norvegia supera l’Australia ai calci di rigore dopo un match all’insegna dell’equilibrio. Nei tempi regolamentari è 1-1: scandinave in vantaggio alla mezz’ora con Herlovsen e raggiunte da Kellond-Night a 7′ dalla fine. Nell’extra time le australiane restano in 10 per l’espulsione di Kennedy (104′), ma riescono a resistere sino ai calci di rigore. Dagli undici metri Norvegia glaciale con zero errori su cinque, mentre sono due gli errori per le ragazze di Milicic. La squadra del ct Sjogren affronterà ora la vincente di Camerun-Inghilterra.

 

Gli altri ottavi

Inghilterra – Camerun oggi alle 17:30

Francia – Brasile oggi alle 21:00

Spagna – Stati Uniti 24/6 alle 18:00

Svezia – Canada 24/6 alle 21:00

Italia – Cina 25/6 alle 18:00

Olanda – Giappone 25/6 alle 21:00

Primi gironi che si chiudono al Mondiale femminile in Francia. I Gruppi A e B, nelle partite di lunedì, hanno emesso i loro verdetti: le tedesche travolgono 4-0 il Sudafrica nel girone B e volano agli ottavi a punteggio pieno. Staccano il pass per la fase ad eliminazione diretta anche Cina e Spagna, qualificate dopo lo 0-0 nello scontro diretto. In serata vincono anche la Francia (1-0 alla Nigeria e 9 punti nel gruppo A) e la Norvegia, di rigore, contro la Corea del Sud.

GIRONE B: SUDAFRICA-GERMANIA 0-4

14′ Leupolz, 29′ Däbritz, 40′ Popp, 58′ Magull

La Germania chiude a punteggio pieno il proprio girone e vola, dunque, da prima classificata del girone B agli ottavi di finale. Prestazione super quella delle tedesche contro il Sudafrica: poker finale che costringe le avversarie a chiudere l’avventura Mondiale senza neanche un punto. È una distrazione della difesa sudafricana ad agevolare, dopo un quarto d’ora di gioco, il vantaggio della Leupolz, libera di insaccare di testa sul cross dalla bandierina. Un altro clamoroso errore lo compie poi, alla mezz’ora, il portiere che perde palla in uscita bassa e favorisce il raddoppio della Däbritz. Nel primo tempo c’è anche spazio per il tris siglato dalla Popp, sempre di testa, mentre il sigillo finale arriva nella ripresa, con la Magull rapace in area di rigore sulla corta respinta del palo. La Germania sale a 9 punti e accede al prossimo turno.

 

GIRONE B: CINA-SPAGNA 0-0

Si qualificano agli ottavi di finale anche Cina e Spagna, protagonisti di uno 0-0 che vale oro per entrambe. Il pari finale, infatti, trascina le due Nazionali a quota 4 punti: le iberiche passano da seconde, in virtù della migliore differenza reti, mentre le ragazze orientali possono festeggiare per essere tra le migliori terze, grazie a un margine sufficiente rispetto a la classifica prospettata nei gironi E e F. La partita non regala particolari emozioni. La Spagna gioca meglio e comanda il possesso di palla, rendendosi pericolosa in particolare in chiusura di primo tempo, ma né la Caldentey né la Torrecilla riescono a sbloccare nel punteggio. Nei secondi 45 minuti, invece, le due squadre capiscono che un punto a testa può andare più che bene e calano il ritmo, raggiungendo l’obiettivo.

Classifica girone B

GERMANIA: 9 punti (+6)
SPAGNA: 4 punti (+1)
CINA: 4 punti (0)
SUDAFRICA: 0 punti (-7)

 

GIRONE A: NIGERIA-FRANCIA 0-1

79′ Renard

Fa en plein nel proprio raggruppamento anche la Francia, padrona di casa del torneo. Le ragazze della Diacre mettono pressione alle avversarie già nei primi 45 minuti di gioco, ma le nigeriane fanno muro e non concedono nitide occasioni da gol, se non con il tentativo della Henry. La prima vera opportunità, tuttavia, arriva nella seconda frazione di gioco, quando la Majri sfiora il gol sugli sviluppi di un angolo. A un quarto d’ora dal termine arriva la svolta del match: la Ebere stende in area la Diani e concede calcio di rigore. Il fallo, ravvisato dall’arbitro con il Var, costa anche il secondo giallo e l’espulsione alla nigeriana. Dal dischetto si presenta Renard che si fa ipnotizzare dalla Nnadozie. Come già successo in Italia-Giamaica, però, il portiere parte con entrambi i piedi oltre la linea e il penalty viene, dunque, fatto ripetere. Al secondo tentativo, il capitano della Francia non sbaglia e regala il terzo successo. La Nigeria, nonostante il ko, ha possibilità di qualificarsi come terza del girone.

 

GIRONE A: COREA DEL SUD-NORVEGIA 1-2

5′ rig. Hansen (N), 51′ Herlovsen (N), 78′ Yeo (G)

Conquista la qualificazione, infine, anche la Norvegia. Anche in questo caso sono decisivi i tiri dagli 11 metri che permettono alla Nazionale, guidata dalla Sjogren, di battere la Corea del Sud e salire a 6 punti in classifica, al secondo posto nel girone A. È proprio un tiro dal dischetto, infatti, che porta i nordici in vantaggio. Kim intuisce, ma non basta a evitare la rete di Hansen. In avvio di ripresa, le norvegesi guadagnano un altro rigore. Questa volta se ne occupa la Herlovsen: il portiere riesce anche a toccare, ma fallisce di nuovo nel tentativo di neutralizzare. Sotto di due gol, le coreane si svegliano nel finale e dimezzano lo svantaggio con Yeo Min-Ji, ispirata da uno splendido colpo di tacco di Lee-Geum Min. Alla fine vince la Norvegia ed elimina la Corea.

Classifica girone A

FRANCIA: 9 punti (+6)
NORVEGIA: 6 punti (+3)
NIGERIA: 3 punti (-2)
COREA DEL SUD: 0 punti (-7)

 

Va in archivio la sesta giornata del Mondiale femminile che si sta disputando in Francia con le padrone di casa che vincono 2-1 contro la Norvegia e staccano il pass per il turno successivo in virtù dei 6 punti fatti in due partite. Nello stesso girone A torna in corsa la Nigeria che vince 2-0 contro la Corea del Sud e si piazza a 3 punti. Nell’altra gara di giornata, nel pomeriggio, la Germania, nuovamente con un tirato 1-0, batte la Spagna e vola a 6 punti.

NIGERIA-COREA DEL SUD 2-0

Un gol per tempo basta alle africane per avere la meglio sulle avversarie. Alla mezz’ora Kim do-yeon sbaglia il rinvio ed infila la propria porta, regalando il vantaggio alla Nigeria, mentre nella ripresa Oshoala scarta l’estremo difensore avversario e segna da posizione defilata.

 

GERMANIA-SPAGNA 1-0

Partita tirata con le teutoniche che vincono grazie a un gol di Dabritz, aiutata da un clamoroso errore di Marta che non sente il suo arrivo alle spalle. Le iberiche giocano meglio ma non riescono mai ad impensierire il portiere avversario Schult, molto attenta sui palloni alti.

 

FRANCIA-NORVEGIA 2-1

La Francia sblocca il risultato dopo meno di un minuto dall’inizio della ripresa di gioco: Majri, lanciata in profondità sulla sinistra, crossa per Gauvin, che realizza il tap-in. Ma il vantaggio dura poco, perché dopo appena otto minuti Renard sbaglia porta e realizza un autogol beffardo che vale il pareggio della Norvegia. Al 72′ le transalpine tornano in vantaggio con la rete su rigore di Le Sommer.

 

Quando perdi una delle tue calciatrici migliori la puoi sostituire solamente con il gruppo.

Pare una frase fatta ma in realtà è quello che pensa l’allenatrice della Germania femminile, Martina Voss-Tecklenburg, riguardo l’assenza della numero 10 Dzsenifer Marozsan.

La centrocampista, in forza al Lione, dovrà saltare sicuramente il match di questa sera contro la Spagna oltre all’ultima partita del girone contro il Sudafrica a causa di un infortunio subito nella gara d’esordio vinto contro la Cina per 1-0.

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La numero 10 ha segnato 32 reti con la maglia della nazionale tedesca

La campionessa 27enne ha terminato la sfida contro le cinesi con un fortissimo dopo all’alluce del piede sinistro. Infortunio in uno scontro di gioco con una calciatrice cinese compromette seriamente il proseguo del suo Mondiale oltre che quello della sua nazionale.

Sfortunata certamente la Marozsan che già in passato è stata costretta a dare forfait. Nel 2015 a causa di un infortunio alla caviglia non ha potuto rispondere alla convocazione della sua Nazionale. L’estate 2018 è stata, inoltre, costretta a fermarsi per un’embolia polmonare. Quest’anno è stata una delle protagoniste della grande vittoria in Champions League con il Lione.

Una folla oceanica si era radunata nella zona di atterraggio dell’aeroporto internazionale Narita di Tokyo, in attesa di vedere la Nazionale giapponese scendere dall’aereo con in mano la prima storica Coppa del Mondo. Tifosi, parenti, ma anche giornalisti, circa 300, per un’accoglienza mai vista prima in Giappone. Nemmeno per la Nazionale maschile, pensava Homare Sawa, stella e leader della formazione nipponica che nel luglio del 2011 vinse il Mondiale femminile in Germania.

E proprio dalle terre tedesche, dopo un viaggio interminabile, arrivava in Giappone il primo successo a livello internazionale di un team, poco importante se maschile o femminile. Con 205 partite e 83 gol, nel dicembre 2015, Homare Sawa ha annunciato il suo ritiro dal Nazionale giapponese: ritenuta la più forte giocatrice della storia del paese, ha disputato la sua prima partita all’età di 15 anni.

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La lega nazionale femminili vide la luce ufficialmente nel 1989 e due anni dopo una giovane Sawa, di soli 12 anni, fece il suo debutto contro una squadra di soli ragazzi perché al tempo era impossibile metter su 11 giocatrici con cui allenarsi e gareggiare. Da qui è nato il suo stile di gioco intelligente e calcolatore, un modello riconosciuto e ammirato a livello globale: «Non mi piaceva perdere contro i ragazzi, per questo ho sempre giocato con la testa, con la psicologia», ha detto anni fa l’attaccante.

Il suo debutto in Coppa del mondo è stato all’età di 16 anni, nel 1995. Il Giappone è uno dei pochi Paesi ad aver partecipato a tutte le edizioni possibili e Sawa ha preso parte a sei di queste, saltando solo la prima nel 1991 e quest’ultima, ormai ritirata. Sei Mondiali e un record superato proprio in Francia dall’immortale Formiga che però non scalfisce la storia scritta dall’attaccante giapponese che, agli inizi del 2000, fu stimata anche negli Stati Uniti dove andò a giocare su iniziativa della Federazione del Paese asiatico per potenziare le atlete e renderle più competitive.

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Così, lontano dal Giappone, Sawa ha giocato prima i Denver Diamons (1999-2000), poi per Atlanta Beat (2001-2003) e, infine, per Washington Freedom (2009-2010). «E’ il tipo di giocatrice che è sempre nel posto giusto al momento giusto», aveva detto l’ex stella americana Abby Wambach, sua compagna a Washington e sua rivale nella finale dei Mondiali del 2011.

Il Giappone non è mai partito tra le squadra favorite, ma quell’anno Homare Sawa, con la sua fascia da capitano addosso sembrava trascinare il resto del gruppo. La sua tripletta nella vittoria per 4-0 contro il Messico, nella fase a gironi, fu il primo segnale. Ai quarti di finale, contro le teutoniche padrone di casa, il Giappone vinse 1-0 ai supplementari e Sawa, per festeggiare l’incredibile impresa, decise di personalizzare lo smalto delle sue unghie con la bandiera della sua Nazione e un pallone stilizzato. Decise che quel gesto sarebbe diventato il suo portafortuna e in qualche fotografia ravvicinata si può vedere l’attaccante mantenere lo stesso look anche in semifinale contro la Svezia e poi contro gli Usa.

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Era il 17 luglio e si giocava alla Commerbank-Arena di Francoforte. La finale verrà ricordata come le più pazze e rocambolesche di sempre, con Alex Morgan e compagne due volte in vantaggio, due volte riprese, nonostante due pali clamorosi e poi la sconfitta ai calci di rigore, al termine del 2-2 dei supplementari. Homare Sawa, eletta miglior giocatrice del torneo e capocannoniere della manifestazione, centrò il 2-2 del pareggio al minuto 117 con un perfetto e preciso colpo di tacco al volo, sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

E’ evidente che in quella partita, fu la Storia a mettersi di traverso: quattro mesi prima il Mondiale, il Giappone fu devastato da uno spaventoso tsunami che causò un terremoto, l’incidente nucleare di Fukushima e più di 15mila morti con 4mila dispersi e migliaia di senzatetto. Il ct della Nazionale Sasaki, consapevole dell’impatto sulle sue giocatrici, mostrò diverse immagini del Paese devastato nel prepartita. Il messaggio era chiaro: il trionfo non sarebbe stato solo per lo sport, ma per tutta una Nazione. «Saremo sempre grati per quello che ci hanno dato i nostro connazionali: abbiamo potuto continuare ad allenarci e giocare quando un paese intero era in ginocchio», disse il capitano Sawa.

Così, coloro che piangevano per una tragedia, continuarono a versare lacrime, sì, ma di gioia. Sawa è stato il manifesto di un momento storico cruciale per il Giappone, ma anche di un intimo modo di vivere la vita, espressione di un popolo intero. Il sentimento di un Paese, caduto più volte, per il quale la sconfitta non è mai stata una possibilità.

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Nel secondo giorno di Mondiale sono andate in scena tre partite e a fare la voce grossa sono state Germania, Spagna e Norvegia che hanno vinto rispettivamente contro Cina, Sudafrica e Nigeria.

Sicuramente sorprendente è stato il successo delle scandinave per 3-0 contro le africane nonostante l’assenza della campionessa e Pallone d’oro 2018, Ada Hegerberg.


I tre punti per le ragazze guidare dal ct svedese Martin Sjorgen hanno praticamente chiuso il match al termine dei primi 45 minuti grazie alle reti di Reiten, Utland e all’autogol del difensore Ohale.

La Norvegia raggiunge la Francia al primo posto nel gruppo A a tre punti. Le transalpine sono avanti nella differenza reti grazie al 4-0 contro la Corea del Sud.

Nel primo pomeriggio sono arrivati i primi tre punti anche per la Germania nel gruppo B contro le cinesi. Partita giocata abbastanza alla pari, solamente il gol siglato da Giulia Gwinn al 66esimo minuto ha rotto l’equilibrio in favore delle tedesche. Successo tutto sommato meritato data la maggiore percentuale di possesso (58%) e di tiri nello specchio (16-5) della porta difesa dalla cinese Peng Shimeng.

Nel primo match del girone B si sono affrontate Spagna – Sudafrica. Per le iberiche c’è stato lo spavento iniziale dovuto dal gol realizzato da Thembi Kgatlana al 25esimo che aveva fatto ben sperare alle africane. Poi la squadra guidata da Jorge Vilda ha preso in mano la gara trovando, però, il gol del pareggio su rigore solamente al 70esimo minuto grazie all’attaccante dell’Atletico Madrid, Jenni Hermoso.  Sempre dal dischetto la numero 10 si è ripetuta all’83esimo. Lucía García, infine, ha realizzato il gol della sicurezza al 89° minuto.

Detentrice di due Coppe del Mondo vinte nel quadriennio d’oro 2003 e 2007, la Germania sfida all’esordio la Cina a Lorient.

Prima partita del girone B in cui ci sono anche Spagna e Sudafrica. Sicuramente i favori sono tutti per le tedesche per la sua storia e per i tanti titoli vinti a livello europeo (8 titoli) e mondiale.

Durante l’edizione del 2007 la Germania ha fatto sin da subito la voce grossa, strapazzando al match inaugurale del torneo le malcapitate calciatrici dell’Argentina.

A Shanghai il 10 settembre 2007 la nazionale tedesca ha battuto 11-0 la Selección, realizzando la più ampia vittoria e il più alto numero di gol realizzati in una gara nella storia del Campionato mondiale di calcio femminile.

Da sottolineare che quella vittoria è un risultato storico proprio per il mondo del calcio. Sì perché nemmeno in un Mondiale di calcio maschile si è mai raggiunto un esito del genere.

Un festival del gol a cui hanno partecipato ben cinque calciatrici. Birgit Prinz e Sandra Smisek sono state protagoniste di due triplette. Renate Lingor e Melanie Behringer hanno segnato due doppiette, mentre la centrocampista Kerstin Garefrekes si è “limitata” a siglare un solo gol.

L’attaccante Prinz è poi diventata anche terza marcatrice del torneo con 5 reti.

Contro l’Argentina è stata una vera e propria goleada. Ad aprire le danze dopo soli 12 minuti la Behringer direttamente da calcio d’angolo su una grossa indecisione del portiere Correa. Quattro minuti dopo, però la Germania inizia a metterci del suo con la punta Garefrekes: è il là alla goleada.