Tag

generazione di fenomeni

Browsing

«Campioni del Mondo, sul tetto del Mondo, sul tetto del Mondo», quella sera, anzi quella notte ormai profonda in Italia, il telecronista della Rai, Jacopo Volpi, prese “in prestito” la frase storica e celebre del collega Nando Martellini, la modificò leggermente, per festeggiare il titolo mondiale della Nazionale italiana di pallavolo. Il primo Mondiale vinto dall’Italia che tre inanellerà tre titoli iridati consecutivi assieme ad Atene 1994 e Tokyo 1998. Una generazione di fenomeni che la sera del 28 ottobre 1990 ebbe consapevolezza della sua forza, irraggiungibile per gli avversari.

Quell’anno gli azzurri volarono in Brasile (dove si svolser il campionato del mondo) da campioni europei, ma nel torneo sudamericano i favoriti erano i padroni di casa, gli Stati Uniti d’America, l’Unione sovietica e Cuba, inserita nello stesso girone dell’Italia e trainata dal portento Joel Despaigne, detto “el Diablo”. Il cammino nel gruppo D del team allenato da Julio Velasco partì in discesa con due facili vittorie con Camerun (3-0) e Bulgaria (3-1), ma il primo, pesante stop, fu proprio contro la Nazionale cubana che non lasciò all’Italia nemmeno le briciole: 3 set a 0, che non precluse l’accesso alla fase successiva, ma ridimensionò il sogno azzurro.
Tuttavia, l’aver dovuto disputare un turno in più, a fine torneo, diede ai ragazzi coraggio e maturità. Superate, infatti, agevolmente la Cecoslovacchia agli ottavi e l’Argentina ai quarti (doppio 3-0), l’Italia ha affrontato, in semifinale, il Brasile trascinato dai tifosi locali.

Risultati immagini per mondiali volley 1990

 

Al Maracanazihno la sfida fu tosta, una battaglia sfibrante giocata ribattendo colpo su colpo. Sono 20mila, i tifosi brasiliani che sostennero i padroni di casa, ma il match arrivò al quinto set, dove, in un’atmosfera tiratissima fu Lucchetta a realizzare il punto del matchball. Finale proprio contro Cuba, proprio contro Despaigne, ma il 28 ottobre 1990, la storia prese una curva differente dalla sfida persa malamente qualche giorno prima. L’Italia, uscita indenne dalla bolgia verdeoro, capì di essere pronta, spalle larghe per tenere botta e reagire. Cuba non fece più paura, dopo esser arrivati fin là facendosi una «mazzo tanto così» (diranno i giocatori e l’allenatore più volte in futuro).
Così iniziò la finale con Cuba che vinse in scioltezza il primo set, ma l’Italia, sempre lì, reagì vincendo sia il secondo che il terzo set. Il quarto fu giocato punto su punto, l’equilibrio non si spezzò, fin quando Lucchetta riuscì a intercettare un pallone che diventa giocabile, fu alzato da Tofoli, perfetto per la fucilata di Bernardi, una schiacciata solamente deviata dal muro cubano.

Risultati immagini per mondiali volley 1990

 

Italia campione del Mondo per la prima volta, Lucchetta eletto miglior giocatore del torneo, Gardini che esulta salendo sul seggiolone dell’arbitro, inaugurando una tradizione, ma ci sono anche Zorzi, Tofoli, Anastasi, Giani, fino ad arrivare all’allenatore Julio Velasco, soprannominato “Giulio Cesare”. E’ stata la Nazionale di volley più forte di sempre con una piccola eterna pecca: non aver mai vinto un’Olimpiade.

Tre Mondiali consecutivi. Un successo inimmaginabile che sconfina dalla pallavolo. Fino ad allora, fino al 1998, nessuna Nazionale, nella storia dello sport di squadra, aveva conquistato tre titoli iridati di seguito. Non riuscì, sempre nel volley, alla mastodontica Urss che di titoli, complessivamente ne ha vinti sei; oppure nemmeno al Brasile magico di Pelé nel calcio o, se pensiamo al basket, al Dream team statunitense. Dal 2002 al 2010, sarà proprio il Brasile, sempre nel volley. Ci riuscì, invece, l’Italvolley, tra il 1990 e, appunto, il 1998: un sogno iniziato in casa del Brasile, battuto per 3-2 in una storica semifinale davanti ai 25 mila spettatori del Maracanazinho. In finale, poi, il successo per 3-1 sulla fortissima Cuba.

La Generazione di fenomeni, quelli istruiti e guidati dal maestro Julio Velasco che li traghetterà, quattro anni dopo, al secondo oro, nel 1994 in Grecia, contro l’Olanda battuta per 3-1. Una squadra a tenuta stagna, apparentemente invincibile, ma che assaggerà, proprio per colpa degli olandesi, l’amara delusione dell’Olimpiade persa ad Atlanta nel 1996. Una macchia indelebile che non turbò la squadra, passata nelle mani di coach Bebeto, che asciugate le lacrime, centra il terzo titolo mondiale, questa volta in Giappone, demolendo la Jugoslavia, prima che lo facesse la politica, con un secco 3-0 (i parziali: 15-12, 15-5, 15-10).

Brasile, Grecia e Giappone, le platee che uniscono, con un filo ideologico, l’intero globo: come se servisse altro per dimostrare a tutti che nel volley maschile non c’erano rivali. Un Mondiale soffice e commovente, l’ultimo con le vecchie regole e l’ultimo con le vecchie glorie del ciclo dei vincenti: Gardini, Giani, De Giorgi e Bracci, gli unici quattro reduci del titolo del 1990.

Qui l’istante dell’inno col le immagini dell’ultimo punto decisivo: