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A dispetto dell’esito del match dell’Olimpico, la Lazio chiuderà il girone d’andata della Serie A 2019/2020 davanti al Napoli. Un evento che non accadeva dalla stagione 2011/2012, quando dopo 19 giornate la classifica vedeva i biancocelesti a quota 33 e gli azzurri qualche gradino sotto a 29. E proprio al torneo appena ricordato risale l’ultimo segno 1 in schedina al termine di un Lazio-Napoli di campionato. La sfida si concluse col punteggio di 3-1: Candreva al 9’, Pandev al 34’, Mauri al 68’, Ledesma all’81’ (rigore).

E l’anno successivo, 2012/2013, ecco entrambi i club con 39 punti (non tenendo conto della penalizzazione, poi revocata, che gravava sui campani) secondi a -5 dalla capolista Juventus, per poi fare 1-1 nello scontro diretto al 24esimo turno, Floccari all’11’ e Campagnaro all’87’. Scritto ciò non possiamo scordare che i partenopei hanno in corso una serie fatta di 6 successi senza soluzione di continuità nelle trasferte con vista sul Tevere. Un filotto cominciato nel 2013/2014, quando alla 14esima giornata fu 2-4: Higuain al 24’, autorete di Behrami al 25’, Pandev al 50’, Higuain al 72’, Keita all’80’ e Callejon al 91’.

Fra l’altro se non teniamo conto del fattore campo scopriamo che il Napoli viene da 5 vittorie e 8 gare a punti contro la Lazio. Un bel biglietto da visita per chi dovrà vedersela contro una squadra che a Brescia ha centrato per la nona volta di seguito i tre punti, mentre smuove la graduatoria da 12 impegni. Al contrario i campani dopo aver chiuso l’anno col blitz di Reggio Emilia, hanno aperto il 2020 andando ko al San Paolo contro l’Inter.

Concludiamo ricordando che nessuno in questa Serie A marca quanto la Lazio nei recuperi dei secondi tempi, già 6 centri, e che la difesa di Gattuso dovrà vedersela contro il capocannoniere e l’uomo più decisivo del torneo, 8 gol che hanno modificato il risultato, Immobile.

CONFRONTI DIRETTI LAZIO-NAPOLI (SERIE A E SERIE B)*

64 incontri disputati
26 (19) vittorie Lazio
20 (30) pareggi
18 (15) vittorie Napoli
86 (41) gol fatti Lazio
71 (34) gol fatti Napoli

ULTIME 5 SFIDE LAZIO-NAPOLI (SERIE A)

2014/2015, 19° giornata, Lazio-Napoli 0-1
2015/2016, 23° giornata, Lazio-Napoli 0-2
2016/2017, 31° giornata, Lazio-Napoli 0-3
2017/2018, 5° giornata, Lazio-Napoli 1-4
2018/2019, 1° giornata, Lazio-Napoli 1-2

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A E SERIE B AL TERMINE DEI LAZIO-NAPOLI

1-1 comparso per 11 volte, l’ultima nel 2012/2013 (Floccari – Campagnaro)
0-0 comparso per 8 volte, l’ultima nel 1976/1977
0-2 comparso per 6 volte, l’ultima nel 2015/2016 (Higuain – Callejon)
2-1 comparso per 6 volte, l’ultima nel 2007/2008 (Rocchi – Firmani – Domizzi)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Lazio-Napoli in Serie A e Serie B dopo la prima frazione di gioco

Simone Inzaghi da allenatore non ha mai battuto il Napoli

Simone Inzaghi conta il doppio di gare a punti in Serie A rispetto a Gennaro Gattuso. È pur vero che anche il curriculum del primo è più corposo di quello che vanta il secondo. L’ex bomber ha iniziato a sedersi sulle panchine del massimo campionato italiano sul finire della stagione 2015/2016. Al contrario l’ex mediano, che comunque già allenava fra i ‘grandi’, nel corso della stagione 2017/2018.

Nonostante questa differenza d’esperienza è proprio l’attuale partenopeo ad avere avuto la meglio nei 3 scontri diretti fino a oggi disputati in Serie A: 2 vittorie, alla guida del Milan, intervallate dal pareggio, all’Olimpico, nel girone d’andata dello scorso campionato. Poco più di un anno fa, difatti, Lazio-Milan terminò col punteggio di 1-1.

Se a questi numeri ci aggiungiamo il tabù Napoli… perché il vincitore dell’ultima Supercoppa non è mai riuscito a battere i campani in campionato: 6 incroci con un bilancio di 0 vittorie, 1 pareggio, 5 sconfitte. Numeri piuttosto facili da pronosticare se le tue squadre subiscono sempre almeno un gol dagli avversari. Curiosamente dopo il pareggio per 1-1 nel primo scontro diretto, 12esima giornata 2016/2017, ecco 5 ko senza soluzione di continuità e una media di 3 reti al passivo ogni 90’.

E i testa a testa in serie A fra Gattuso e la Lazio? Coincidono con quelli contro Inzaghi… d’altronde il piacentino è dal 2010 che, fra giovanili e prima squadra, indossa sempre e solo i colori biancocelesti.

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E GATTUSO IN CAMPIONATO

0 vittorie Inzaghi
1 pareggio
2 vittorie Gattuso
2 gol fatti squadre di Inzaghi
4 gol fatti squadre di Gattuso

TUTTI I PRECEDENTI FRA INZAGHI E IL NAPOLI IN CAMPIONATO

0 vittorie Inzaghi
1 pareggio
5 vittorie Napoli
5 gol fatti squadre di Inzaghi
16 gol fatti Napoli

TUTTI I PRECEDENTI FRA GATTUSO E LA LAZIO IN CAMPIONATO

2 vittorie Gattuso
1 pareggio
0 vittorie Lazio
4 gol fatti squadre di Gattuso
2 gol fatti Lazio

I NUMERI DI INZAGHI IN SERIE A

138 panchine
75 vittorie
27 pareggi
36 sconfitte
102 gare a punti

I NUMERI DI GATTUSO IN SERIE A

65 panchine
32 vittorie
19 pareggi
14 sconfitte
51 gare a punti

Negli anni Duemila mai l’Inter ha conquistato in campionato il San Paolo. Da 13 sfide di fila, infatti, il Napoli fa punti quando ospita i nerazzurri: 9 successi più 4 pareggi con 23 marcature all’attivo contro 8 incassate. Una serie che ha preso avvio con l’1-0 alla 19esima giornata del torneo 2000/2001 (Matuzalem man of the match) e arrivata al 4-1 della passata stagione (Zielinski, Mertens, doppietta di Fabian Ruiz, Icardi su rigore).

Così per rintracciare un segno 2 in schedina dobbiamo scartabellare gli almanacchi di calcio fino al campionato 1997/1998, quando al sesto turno prima Galante e poi un autogol di Turrini fissarono il punteggio sullo 0-2. E proprio dando uno sguardo agli archivi della Serie A scopriamo che di precedenti Napoli-Inter alla 18esima giornata ce ne sono 3. Nel 1939/1940 finì 0-1 con Guarnieri in rete al 78’. Nel 1973/1974 fu 2-1, gol di Clerici al 5’, Mazzola al 61’, Bruscolotti al 68’. Per ultimo, nel 1977/1978, ecco un 2-2 firmato Chiarugi al 21’, Oriali al 26’, Muraro al 62’, Facchetti autorete all’83’. Bilancio quindi in perfetto equilibrio.

Nel posticipo di lunedì saranno faccia a faccia due squadre distanziate da 18 lunghezze in classifica. Nel corso dell’anno solare 2019 i campani hanno raccolto 59 punti (16V – 11X – 9P; 64GF/41GS), i lombardi 72 (21V – 9X – 6P; 62GF/33GS). E pensare che gli azzurri avevano cominciato l’anno con un 2-1 sulla Lazio (primo marcatore Callejon), mentre i nerazzurri non erano andati oltre il pareggio ad occhiali, vale a dire 0-0, col Sassuolo.

A battezzare il 2020 dell’impianto di Fuorigrotta sarà l’unica imbattuta in trasferta dell’attuale Serie A. La compagine di mister Conte con 22 punti (7V – 1X; 19GF/8GS) ha fatto meglio di chiunque altro e mette in mostra il secondo attacco più prolifico e la seconda difesa meno battuta in esterna. Però l’ultimo ko fuori dal Meazza arrivò il 19 maggio scorso proprio nel capoluogo campano, Napoli-Inter 4-1.

CONFRONTI DIRETTI NAPOLI-INTER (SERIE A)*

73 incontri disputati
37 (26) vittorie Napoli
19 (36) pareggi
17 (11) vittorie Inter
95 (48) gol fatti Napoli
70 (29) gol fatti Inter

ULTIME 5 SFIDE NAPOLI-INTER (SERIE A)

2014/2015, 26° giornata, Napoli-Inter 2-2
2015/2016, 14° giornata, Napoli-Inter 2-1
2016/2017, 15° giornata, Napoli-Inter 3-0
2017/2018, 9° giornata, Napoli-Inter 0-0
2018/2019, 37° giornata, Napoli-Inter 4-1

RISULTATI PIU’ RICORRENTI IN SERIE A AL TERMINE DEI NAPOLI-INTER

1-0 comparso per 13 volte, l’ultima nel 2011/2012 (Lavezzi 59’)
0-0 comparso per 10 volte, l’ultima nel 2017/2018
2-1 comparso per 8 volte, l’ultima nel 2015/2016 (Higuain 2’ e 62’ – Ljajic 67’)

* Fra parentesi i dati dei precedenti Napoli-Inter in Serie A dopo la prima frazione di gioco.

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Fra Gennaro Gattuso, Napoli, e Antonio Conte, Inter, non si sono precedenti in campionato. Piuttosto prevedibile se consideriamo che quando l’ex centrocampista del Milan iniziava la carriera di mister in Italia, l’ex centrocampista della Juventus si apprestava a cominciare l’ultimo anno sulla panchina bianconera prima dell’esperienza come CT e dell’avventura in Inghilterra. Entrambi, tuttavia, hanno dei testa a testa con le squadre che dovranno affrontare lunedì sera nel posticipo della 18esima giornata di Serie A 2019/2020.

Per il partenopeo sono già 3 in campionato, tutti in occasione dei derby alla Scala del calcio. Il bilancio racconta di zero vittorie, 1 pareggio, 2 sconfitte. Neppure quando i suoi giocatori hanno marcato 2 gol, infatti, Gattuso ha messo le mani sull’intera posta in palio. Un po’ di più sono gli incroci per l’interista, 8. Il primo avvenne in cadetteria, dalla panchina dell’Arezzo. Poi ecco quelli con Atalanta e Juventus. Fra l’altro nel torneo 2009/2010 Atalanta-Napoli andò in scena il 6 gennaio in occasione della 18esima giornata. Il punteggio finale fu di 0-2 e il giorno dopo il ko Conte rassegnò le proprie dimissioni da mister degli orobici.

Attenzione: con la Vecchia Signora ha sì vinto 3 scudetti in altrettante stagioni fiaccando la resistenza dei campani, ma allo stadio San Paolo non ha mai vinto. Due segni X, 3-3 nel 2011/2012 e 1-1 nel 2012/2013, poi la sconfitta per 0-2 nel 2013/2014. Concludiamo ricordando che i successi del mister leccese in Serie A sono arrivati a quota 99.

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TUTTI I PRECEDENTI FRA GATTUSO E L’INTER IN CAMPIONATO

0 vittorie Gattuso
1 pareggio
2 vittorie Inter
2 gol fatti squadre di Gattuso
4 gol fatti Inter

TUTTI I PRECEDENTI FRA CONTE E IL NAPOLI IN CAMPIONATO

3 vittorie Conte
3 pareggi
2 vittorie Napoli
12 gol fatti squadre di Conte
8 gol fatti Napoli

I NUMERI DI GATTUSO IN SERIE A

64 panchine
32 vittorie
19 pareggi
13 sconfitte
51 gare a punti

I NUMERI DI CONTE IN SERIE A

144 panchine
99 vittorie
31 pareggi
14 sconfitte
130 gare a punti

Cristiano Ronaldo è poi sceso in Terra? Luciano Spallettim invece, si è trasformato in don Pietro Savastano mentre a Parma si degustano pietanze succulenti. Senza dimenticare la pioggia in tribuna a Napoli e il nuovo match tra Gattuso e Bakayoko. Nuovo appuntamento con la partweeta della 35ma giornata di A.

La Bibbia di Cristiano


Paulo Floccari

Luciano Savastano


Di padre in figlio


Scampagnata a Parma


E’ già Real Madrid Atalanta


Palloni finiti


Criscito, il moderato


Piove, stadio ladro


Ring Milanello

Il simbolo della rinascita milanista ha, tra gli altri, la sua faccia. Hakan Chalanoglu, dopo una lunga attesa, si sta prendendo quella che la maglia numero 10 impone. Il nuovo Milan 2019, targato Piatek e Paquetà, sta mettendo punti nella propria classifica anche grazie al turco di origini tedesche. Una promessa tradita, Hakan da Mannheim, che in rossonero non era riuscito a ripetere quanto di buono dimostrato al Bayer Leverkusen. Eppure Gattuso ha creduto in lui, usando bastone e carota, ripetendo che uno così, con quei piedi, non poteva restare all’asciutto in zona rete. E Chalanoglu l’ha prontamente ripagato con il gol pesantissimo che ha spianato la strada per la vittoria contro l’Atalanta.

Il possibile ritorno in Germania

E dire che meno di un mese fa il classe 1994 era a un passo dal ritorno in Germania, al Lipsia. I fischi di San Siro, i risultati modesti della squadra, un clima funereo verso l’ennesima stagione incolore avevano rabbuiato il centrocampista. L’arrivo di Paquetà aveva fatto poi sorgere pesanti dubbi sulla permanenza di Chalanoglu a Milanello. E invece mister Gattuso è ripartito proprio da lui, rilanciando la sua presenza in campo nel tridente offensivo. La fiducia del tecnico è stata determinante per un calciatore dai buoni piedi, ma dalla tenuta mentale un po’ fragile. Non è un caso che dopo il gol di Bergamo il turco è andato subito a ringraziare il suo allenatore.


Corsa Champions

Hakan ha così interrotto una lunga astinenza da gol che durava dal 20 maggio 2018. Finora, con il Milan, ha collezionato 75 presenze con 10 gol, un po’ poco per uno che al Bayer aveva realizzato 28 gol in 115 gettoni. Cerniera tra centrocampo e attacco, Chalanoglu sembra aver beneficiato anche dell’arrivo di Robocop Piatek. Il pistolero, sempre a segno fin qui nelle gare disputate in rossonero, incrocia l’Empoli nell’anticipo del venerdì (qui le quote Replatz). Proprio contro i toscani Piatek ha segnato il primo gol in Italia nel match con il Genoa. Al suo fianco, oltre a Suso, ci sarà il centrocampista turco, rinato grazie alla cura Gattuso.

Gennaro Gattuso ha il fantasma in casa. Il tecnico del Milan, all’ultima chiamata contro la Spal, vedo lo spettro di Leonardo sulla sua panchina. Gli ultimi rumors in casa rossonera includono anche il direttore generale rossonero. Gli ultimi risultati negativi hanno rimesso in discussione Gattuso, scivolato momentaneamente al settimo posto, a quattro punti dalla Lazio quarta, ma con una gara in meno. E proprio l’ultimo piazzamento Champions rappresenta l’obiettivo della stagione, considerando anche l’eliminazione dall’Europa League.


La soluzione interna con Leonardo è tornata in piedi dopo il pareggio deludente con il Frosinone nel boxing day. Gattuso è tornato sulla graticola. A penalizzarlo, nell’ultimo mese, sono i risultati. L’ultima vittoria risale al 2 dicembre in casa contro il Parma. Poi quattro partite in campionato: zero gol, con tre 0-0 e la sconfitta interna contro la Fiorentina (0-1). Preoccupa il digiuno offensivo, in particolare da Higuain. L’argentino è a secco da due mesi (28 ottobre, Milan Samp 3-2), è nervoso e sbaglia quei pochi palloni che gli arrivano. L’allenatore è così tornato finito sul banco degli imputati, soprattutto dopo la clamorosa eliminazione di Atene in Europa League.


I nomi dei sostituti non mancano, ma c’è da capire quanto siano disposti ad accettare un ruolo da traghettatore fino a giugno. Guidolin, Donadoni, persino Wenger. Con lo sfondo il sogno proibito di molte società per la prossima stagione: Antonio Conte. Tra i papabili sostituti c’è anche Leonardo, ora dietro la scrivania ma con un passato da allenatore. Fu l’ex dirigente Galliani a volerlo sulla panchina rossonera per la stagione 2009-2010. Il suo terzo posto finale gli vale la qualificazione in Champions, competizione in cui ottiene una storica vittoria al Bernabeu per 3-2. La prima del Milan in casa del Real Madrid.

Poi la contestata, sponda milanista, esperienza all’Inter dove vince una Coppa Italia nel 2011. Dopo sei anni torna in panchina all’Antalyaspor, in Turchia, nel settembre 2017. Una parentesi che dura tre mesi, poi le  dimissioni. Prima di tornare al Milan da dirigente, è stato direttore del Paris Saint Germain tra il 2011 e il 2013.

3 dicembre 2017 – 3 dicembre 2018. Da quel 2-2 incredibile tra Benevento e Milan è successo di tutto. Dalla prima panchina in Serie A per Gattuso, dato sin da subito per spacciato, al gol al 95’ del portiere Alberto Brignoli, di testa, come prima di lui avevano fatto  Michelangelo Rampulla e Massimo Taibi. Il gol pazzo allo scadere che diede il primo punto in Serie A alla squadra campana dopo 14 sconfitte consecutive.

In tutte le lingue, da tutte le angolazioni, la rete del portiere di Trescore Balneario, diecimila abitanti in provincia di Bergamo, ha fatto il giro del mondo e racchiude in sé le stranezze del calcio che tanto appassionato i tifosi, ma anche la stramba e complicata stagione del Benevento: Brignoli, nella stagione 2017-2018, ha collezionato 13 presenze a singhiozzo spesso in panca per fare il posto a Puggioni e a Belec.

Dopo 365 giorni lo scenario è completamente mutato. Dopo essere diventato il terzo portiere, dopo Michelangelo Rampulla nel 1992 e Massimo Taibi nel 2001, a siglare una rete su azione in Serie A, l’estremo difensore classe 1991, nell’estate 2018 è rientrato alla Juventus prima di essere ceduto definitivamente al Palermo, scendendo quindi in Serie B. In rosanero ha esordito il 5 agosto nel secondo turno di Coppa Italia contro il L.R. Vicenza rendendosi protagonista nel vittorioso epilogo ai tiri di rigore, dopo il 2-2 dei tempi regolamentari, con due parate.

Dopo aver girovagato  negli anni precedenti tra Ternana, Sampdoria, Leganés in Spagna e poi Perugia, Brignoli a Palermo sta provando a trovare continuità: in 14 giornate nella serie cadetta, ha difeso i pali dei siciliani in 13 occasioni e lo scorso 30 novembre ha rincontrato, da avversario, proprio il Benevento.

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Una serie di incastri e piacevoli coincidenze a distanza esatta di un anno: infatti la sua rete prodigiosa contro il Milan è stata scelta come candidata al “gol più bello del campionato”, un premio organizzato dall’AIC, l’Associazione italiana calciatori, che nella serata del Gran Galà del calcio di lunedì 3 dicembre, al Megawatt Court di Milano, premia i migliori giocatori della scorsa stagione e, per la prima volta, anche la realizzazione più bella: al contrario di tutti gli altri riconoscimenti assegnati nel corso della serata, questo è l’unico in cui il risultato è determinato dalle preferenze dei tifosi, chiamati a scegliere tra 12 gol.

Sul sito ufficiale, Mauro Icardi con la rete segnata il 18 marzo contro la Sampdoria è al 24% di preferenze e subito dopo c’è proprio l’ex portiere del Benevento con il 18% di voti, seguito da Suso (rete da fuori area contro l’Udinese) con il 14%.

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In panchina c’è Rino Gattuso, ma non come attuale allenatore del Milan bensì come fidato alleato in mezzo al campo come ai vecchi tempi. L’allusione, però, c’è tutta nel “dream team” che Zlatan Ibrahimovic ha pubblicato sul suo profilo Instagram. La formazione ideale, 11 in campo più sostituti, scelta da King Zlatan pescando tra tutti i calciatori con cui ha giocato tra Ajax, Juve, Inter, Barcellona, Milan, Psg e Manchester United.

A dire il vero c’è molta Italia, molto Milan e Juventus e poi fuoriclasse riconosciuti a livello mondiale tra cui Leo Messi nonostante il rapporto durante l’esperienza spagnola di certo non sia stato tra i migliori. Ci sono Thiago Silva e Nesta come centrali di difesa, il suo fidato amico Maxwell sulla corsia di sinistra e in avanti oltre alla pulce, c’è Ronaldinho che giocano alle spalle, ovviamente, di Ibrahimovic stesso.

 

In panca strappa un sorriso la scelta di eliminare De Gea (con tanto di sbarra nera sul suo nome) lasciando a Julio Cesar il ruolo di primo portiere di riserva che si accomoda tra le riserve assieme a Iniesta, Cannavaro, Seedorf e sì proprio Gennaro Gattuso. Una considerazione di profonda stima per l’attuale allenatore del Milan visto che nell’11 titolare il centrocampo è in mani e polpacci sicuri tra Xavi, Nedved e Vieria con cui ha giocato assieme nei due anni juventini.

In questo squadrone che come lui stesso dice nel post dà sicuramente argomenti validi per parlare durante il periodo natalizio, dunque, troviamo Buffon in porta, linea a quattro di difesa con Thuram a destra, il fedele compagno Maxwell a sinistra e la coppia Thiago Silva-Nesta al centro; Xavi in regia con Vieira e Nedved mezzali e, infine, Messi con Ronaldinho sulla trequarti alle spalle di Ibra. Pronti a entrare in partita in corso Gattuso, Julio Cesar, Iniesta, Seedorf e Cannavaro.

Come dite, manca l’allenatore? Beh, a sentire le voci di mercato di gennaio, per l’attaccante svedese ora ai Los Angeles Galaxy, il mister ci sarebbe già…

Uno è nella parte finale della sua carriera, l’altro è un giovane emergente. Massimiliano Allegri e Gennaro Gattuso sono stati compagni di squadra a Perugia tra il 1995 e il 1997. I due tecnici impegnati nel big match della giornata tra Milan e Juventus si conoscono sin da quando erano giocatori. Entrambi in Umbria, entrambi a centrocampo con profili diversi. Allegri, piedi buoni e visione di gioco, ma poca abnegazione e voglia di migliorare. La lacuna che ha colmato da allenatore e che gli ha impedito una carriera migliore da calciatore. Gattuso, limiti tecnici ma predisposizione al sacrificio e la lavoro. La dote che gli ha permesso di diventare campione del mondo di club e con la Nazionale.

Perugia 1995-1996: Allegri è il primo in piedi a destra

Lui è stato un mio ex compagno a Perugia. Io avevo 16 anni e lui era il mio capitano, mi ha sempre rispettato, mi ha sempre dato i premi, mi ha trattato come un giocatore vero, non l’ho mai dimenticato

Nel 1995 Max Allegri ha 28 anni, è reduce da una girandola di maglie tra cui Pescara e Cagliari. Gattuso è agli esordi, 17 anni e due scudetti con la Primavera umbra. Il Perugia, in serie B, ottiene la promozione in serie A dopo 17 anni. Dopo Walter Novellino, il tecnico che porterà la squadra al terzo posto è Giovanni Galeone, mentore di Allegri. L’attuale allenatore della Juve è protagonista della stagione con 26 presenze e 7 gol, per Gattuso invece solo le briciole, evidentemente ritenuto troppo acerbo (2 presenze).

L’anno successivo, quello nella massima serie, si rivela piuttosto tribolato. Il presidente Luciano Gaucci non riesce a trovare la quadra in panchina. Si alternano Galeone e poi Nevio Scala, ma i risultati non cambiano. Nonostante l’annata da protagonista di Marco Negri (15 gol) gli umbri si classificano al 16mo posto e retrocedono. Le strade di Allegri e Gattuso si separano a stagione in corso. Nel gennaio 1997 il centrocampista livornese va a Padova in serie B. Dopo qualche mese anche Rino fa le valigie ed emigra in Scozia nei Glasgow Rangers.

Gattuso con la maglia dei Glasgow Rangers

I due si ritroveranno al Milan anni dopo. Allegri allenatore, Gattuso in campo. Non mancheranno le scintille soprattutto perché Ringhio è a fine carriera. L’attuale tecnico rossonero non gradisce le poche presenze e decide di andarsene al Sion, sbattendo la porta. Poi, recentemente, c’è stato il chiarimento come lo stesso Gattuso ha ammesso.

Da allenatore devo ringraziarlo perché aveva ragione. Ci siamo chiariti, gli ho chiesto scusa e da qualche anno a questa parte c’è un grandissimo rapporto. Gli invidio la bravura

Allegri e Gattuso al Milan

La storia si ripete: sembra proprio che il calciatore croato Nikola Kalinić non sia in grado di gestire la sua inquietudine soprattutto in occasione di competizioni importanti.

È così che in tanti giustificano il comportamento del giocatore che ancora una volta si ritrova nell’occhio del ciclone. Ma stavolta le conseguenze del suo atteggiamento sono ben più gravi e la Croazia preferisce fare a meno di lui.

Il ct Zlatko Dalic, infatti, ha deciso di mandarlo a casa perché il suo comportamento rischia di nuocere all’intera squadra:

Nikola si è riscaldato contro la Nigeria: avrebbe dovuto entrare nel secondo tempo, ma ha detto che non era pronto. E’ accaduto lo stesso anche contro il Brasile in amichevole e ieri non era preparato per l’allenamento. L’ho accettato tranquillamente. Non era pronto per tre volte: ho bisogno di giocatori pronti e sani, così ho deciso di rispedirlo a casa

Per non entrare in campo a sostituire il compagno Mandžukić, Kalinić ha detto di avere un forte mal di schiena, ma le sue parole non sono risultate molto convincenti, soprattutto per il suo allenatore che aveva già accettato le sue scuse in altre occasioni.

Ma c’è anche chi vede oltre, accusando il croato di aver deciso di non prendere parte al match solo perché chiamato negli ultimi minuti di gara, preferendo per il resto della partita altri calciatori come Kramaric e Rebic.

Qualunque sia la ragione, dopo un confronto con il suo staff il ct Dalic ha preso la sua decisione, drastica ma necessaria, per continuare il suo Mondiale in tutta serenità e senza altre insubordinazioni.

Anche perché Kalinić è già noto per precedenti simili. Era già successo anche con il Milan di Gattuso, che accusandolo di non prendere l’allenamento sul serio, lo ha lasciato a casa per la partita contro il Chievo.

Saltare una partita ci può anche stare, ma essere esclusi da un mondiale è molto più grave e la bufera che si è abbattuta su Kalinić avrà di certo delle conseguenze anche nel campionato, perché essere cacciato da Russia 2018 è sicuramente una macchia sul curriculum.

La clamorosa decisione, che priva la Croazia di un uomo nel team, è stata sicuramente la più grande sorpresa di questa prima fase dei Mondiali di Russia 2018. Adesso la nazionale croata affronta la nuova sfida con un uomo in meno, ma probabilmente con un gruppo più compatto e sempre pronto.

Vedremo se la scelta di Dalic avrà ripercussioni in campo già dalla prossima partita contro l’Argentina, che si giocherà giorno 21 giugno alle ore 20.

La superstizione colpisce solo in Italia, mentre nel mondo anglosassone il giorno sfortunato è venerdì 13. In quello spagnolo e latinoamericano, invece, è martedì 13. Su venerdì 17, nella nostra penisola, si scherza ben poco: contro il malocchio e sfighe varie, gli italiani sanno essere davvero fantasiosi.
Tutto, si dice, ha origine dagli antichi greci: nota è, infatti, “l’eptacaidecafobia” ovvero “paura del numero 17” nata tra i seguaci del credo pitagorico in quanto il 17 è il numero compreso tra il 16 e il 18 considerati perfetti. Nell’antico testamento, poi, il diluvio universale iniziò proprio il 17, mentre altrettanto nota è l’origine romana di tale superstizione: sulle tombe dei defunti si poteva trovare la scritta VIXI che in latino significa “ho vissuto”, cioè “sono morto”. Provate a fare l’anagramma e uscirà XVII, ovvero 17 in numero romani.

Insomma, in Italia i riti scaramantici si sprecano e se allarghiamo lo sguardo, anche nel calcio, esistono fissazioni o convinzioni di alcuni giocatori che ripetono ciclicamente lo stesso gesto affinché porti fortuna. Ecco allora, una raccolta di gesti scaramantici “mondiali”:

1 – Il bacio di Blanc sulla pelata di Barthez

Assieme alla doppietta di Thuram e alla doppia capocciata di Zidane in finale contro il Brasile, questa è una delle immagini più iconiche della Francia campione del mondo a domicilio nel 1998. Dopo gli inni nazionali, dopo le strette di mano di turno tra arbitri e capitani, prima del fischio d’inizio, Laurent Blanc si avvicinava a Fabian Barthez, l’ex portiere del Manchester United abbassava la nuca, e il difensore transalpino gli dava un bacio. E a Barthez è andata anche bene: Cruijff, invece, dava uno schiaffo sullo stomaco del proprio portiere!
Ma non solo in campo: i Bleus avevano anche una colonna che ascoltavano sempre prima di entrare sul rettangolo di gioco: “I Will Survive” di Gloria Gaynor. Ha portato bene, no?

2 – COSA CI METTO NEI PARASTINCHI?

Foglie, bucce di frutta non sono solo ricostruzioni cinematografiche: nel calcio giocato i parastinchi rappresentano un ottimo contenitore di amuleti. John Terry, tra i più superstizioni nel calcio, ha indossato per oltre 10 anni lo stesso paio di parastinchi fortunati, prima di perderli in una trasferta a Barcellona. Marco Tardelli, nella finale del 1982 contro la Germania, scese in campo con un santino nel parastinco. Chissà, il gol e il famigerato urlo nascono proprio da lì. Poi c’è Eusebio che andava oltre: lui nascondeva una moneta nella scarpa!

 

3 – IL BAGNO PORTAFORTUNA

Qui la fila sarebbe davvero lunga. E non parliamo delle persone in coda per utilizzare il bagno, ma dei calciatori che hanno creato attorno al gabinetto un totem portafortuna. David James, abbastanza fissato, restava nel bagno dello spogliatoio finché non fossero usciti tutti. A quel punto, sputava sul muro e usciva.
E chi si dimentica di Inzaghi e Gattuso? Pippo, andava in bagno tre volte nel giro di dieci minuti e mangiava una confezione di biscotti plasmon (lasciandone sempre due alla fine).
Durante i Mondiali del 2006, invece, divenne celebre il rito di Gattuso che prima di ogni partita si sedeva sul water e sfogliava un paio di pagine di Dostoevskij. Sì, come intitolava la Gazzetta dello Sport il giorno dopo la finale vinta contro la Francia…“è tutto vero”.

4 – L’INNO…SI CANTA O NO?

Poteva l’inno essere immune dalla scaramanzia? Certo che no. Il ceco Tomáš Rosický smise di cantare l’inno nazionale ad alta voce dopo essersi accorto che, se lo faceva, poi perdeva. Opposta credenza per Mario Gomez: lui lo cantava a squarciagola perché quando rimaneva zitto, non segnava mai.

5 – Bobby Moore e Pelé…scaramanzia “classica”

Un grande tuffo nel passato. Perché anche due autentici fuoriclasse come Bobby Moore e Pelé credevano tantissimo nei gesti “magici”. Il capitano dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966 restava in mutande fino all’ultimo momento: aspettava, infatti, che i suoi compagni fossero pronti e poi poteva indossare i pantaloncini. E se qualcuno si attardava, lui si vestiva e si rivestiva.

Con il campione brasiliano Pelé si rasenta la mitologia: dopo aver regalato una maglia a un tifoso, “O Rei”, si dice, iniziò a sentirsi debole e non in forma. Chiese, anzi, obbligò un suo amico per ritrovare il ragazzo e riprendersi la maglia. Effettivamente l’amico riportò la maglia e l’attaccante tornò a essere il Pelé devastante che la leggenda porta con sè. Peccato che la maglia non fosse quella che stava cercando, ma quella che aveva indossato solamente sette giorni prima…