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Lui l’ha definita una cosa naturale, la Fifa ha deciso di premiarlo con il riconoscimento FairPlay Award per la sua “missione” davvero particolare.

Avevamo raccontato la storia di Francis Koné, attaccante togolese e attualmente allo Zbrojovka Brno, all’inizio di marzo quando, durante una partita del campionato ceco, ha salvato la vita del portiere Martin Berkovec, uscito per intercettare la sfera, e colpito alla testa dal suo difensore.

Koné, in quell’occasione, ha agito d’istinto, ma nel raccontare la sua storia, si è scoperto che il calciatore giramondo ha salvato la vita a suoi compagni di squadra o avversari in altre tre circostanze  (qui potete leggere nel dettaglio tutta la sua incredibile storia). 

La Fifa ha così deciso di omaggiare Francis, uno che (è lui stesso a dirlo) non segnerà mai tante reti come Ronaldo o come Messi, non sarà mai un goleador, ma nel disegno della sua vita c’è quello di aiutare le altre persone. E questo lo rende molto felice. C’è un però, una piccola beffa: Koné non ha potuto ritirare il premio personalmente per problemi con il visto. Così sul palco, durante la serata di gala, accanto a Marcel Desailly e all’attore Jean-Luc Picard, capitano dell’Enterprise di Star Trek, a ritirare il premio c’era un suo caro amico.  

Di Francis Koné probabilmente non ricorderemo la sua carriera calcistica: l’attaccante togolese, 26 anni, ha girato già diverse squadre tra Costa d’Avorio, Thailandia, Oman, Portogallo e Ungheria. Svincolato nel 2015, è stato acquistato  dal Fc Slovácko, squadra che milita nel massimo campionato della Repubblica Ceca (La 1. Liga o ePojisteni.cz liga per ragioni di sponsor).
Tre reti l’anno passato, altrettante quelle messe a segno durante l’attuale stagione. Non ha alzato trofei, forse non lo farà mia, ma Francis rimarrà nei ricordi di almeno quattro calciatori, dei loro cari e dei loro supporter. Koné, infatti, ha salvato la vita a quattro giocatori che hanno seriamente rischiato di morire sul campo da calcio.

Il 25 febbraio, durante il match di campionato, con il  suo Slovacko, Koné era ospite del Bohemians 1905, allo stadio Ďolíček di Praga. Una partita terminata a reti inviolate, ma poco dopo la mezz’ora la cronaca sportiva ha dovuto stopparsi per raccontare attimi complessi, drammatici: Koné servito da un lancio lungo, prova a raggiungere la sfera, ma desiste, quando, al limite dell’area di rigore, viene superato dal difensore Daniel Krch.
Nel frattempo anche il portiere Martin Berkovec era uscito per intercettare la sfera: entrambi sono con lo sguardo rivolto al pallone, non si sentono. L’impatto, testa contro testa, è forte, terribile, tanto da rimbombare nello stadio. Poi i due corpi cadono a terra e lì accanto c’era proprio Koné che, in un’intervista al The Guardian, ha detto:

Ho visto il difensore che si stava rotolando e si muoveva quindi non ero preoccupato per lui, ma il portiere era ancora sdraiato sulla schiena e ho potuto vedere il bianco dei suoi occhi. Era o incosciente o peggio. Così ho piantato il ginocchio sul suo petto per bloccare e controllare il suo braccio sinistro e ho cercato di forzare le dita in bocca

Quando si sviene o si perde conoscenza, il rischio è infatti che la lingua possa cadere all’indietro ostruendo le vie respiratorie. Ma Francis, dopo aver capito la gravità dell’attimo e contro l’orologio, ha rapidamente infilato le dita in bocca e srotolato la lingua. Poi, assieme a compagni e avversari, ha spostato il corpo del portiere di lato e poco dopo ha ripreso conoscenza.

Gli incresciosi “buuu” razzisti della tifoseria rivale si sono trasformati in applausi per aver prontamente salvato la vita al loro estremo difensore Berkovec. Martin Dostal, difensore del Bohemians, ha dato una sincera pacca al giocatore togolese per ringraziarlo; lui ha detto:

Senza Dio, quel giorno, sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto, qualcosa di terribile. Poteva essere morto, ma sapevo che cosa fare. Era già successo

Koné non ha alcuna formazione medica, ma è l’esperienza la sua più grande ricchezza. L’incidente in Repubblica Cesa è il quarto a cui ha assistito nella sua ancora breve carriera professionista di otto anni, sparsa in diversi continenti. Non tutti, però, sono stati in campo.
In Thailandia, infatti, un compagno di squadra è collassato dopo aver subito un trauma cranico in palestra. La seconda volta è stata tornando in Africa, per una partita col Togo: un suo amico gli chiese di organizzare una partita amichevole prima di tornare al suo club in Oman, l’Al-Mussanah. Qui uno scontro simile a quello di febbraio, giocatore contro portiere e la nuca che colpisce terra. La terza volta, di nuovo in Africa, è stato solo due anni fa.

In tutte queste circostanze, Koné era lì, mosso dall’istinto. Un angelo nero, orgoglio dei suoi genitori. Uno che non gira lo sguardo, mai scappare se succede qualcosa di brutto sul campo:

Non si può sempre aspettare l’intervento di qualcun altro