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Chi è cresciuto a pane e PlayStation può capire il senso di devozione nei confronti di un mito pixelato. Quando l’unica preoccupazione del pomeriggio era andare a giocare a calcio al parco o rintanarsi in camera e divorare i joypad con gli amici tra esilaranti sfide al vecchio Iss Pro (il precedente nome dell’attuale Pes). Lui, Roberto Larcos era dogma.
Nell’era dei nomi taroccati per mancanza di licenze, quello che era a tutti gli effetti l’alter ego di Roberto Carlos, aveva e avrà per sempre un posto speciale nell’olimpio videoludico. Un re Mida che trasformava in oro ogni pallone che toccava. Anzi, dal suo sinistro esplodevano autentiche mine in grado di mandare all’aria patti d’amicizia decennali.

La sua rincorsa ritmica, a piccoli passi per poi accelerare, incantava chi era dinanzi allo schermo, non fosse per altro che al tempo la Konami, la casa che produceva e produceva Pes, lasciava pochi spazi alla personalizzazione di mosse e dell’aspetto dei calciatori. La punizione di R. Larcos era un unicum al pari dei due triangoli verdi che aveva in testa Taribo West, istrionico difensore della Nigeria con le treccine colorate.

Avere il terzino brasiliano in squadra, insomma, era sinonimo di potere. Che poi, in realtà, forse nemmeno i puristi del genere hanno effettivamente schierato R. Larcos nel suo naturale ruolo di terzino.
Sì perché nella trasposizione irreale del gioco, nella mitologica possibilità di alterare le formazioni, sfido a trovare qualcuno che non abbia mai schierato il numero sei brasiliano in attacco. Potenza di tiro massima, velocità elevata, era una spina ai fianchi delle difese avversarie.
Era la mossa della disperazione quando si stava perdendo o quando si voleva strafare. Insomma un po’ Mr. Wolf nel film “Pulp Fiction” di Quentin Tarantino: risolve problemi.

Per qualcuno il calcio è rimasto come passione, per altri è diventato un mestiere. Come per Mario Rui, il terzino portoghese che tanto bene ha fatto a Empoli e ora gioca nel Napoli. Chiamatela coincidenza, ma anche Mario Rui è stato un devoto del nostro mito Larcos:

Ricordo che alla Play tutti i nomi erano sbagliati. La coppia d’attacco era Ronaride -Roberto Larcos, ovviamente Ronaldo e Roberto Carlos. Come tutti mettevo Roberto Carlos in attacco perché era piccolo, velocissimo e aveva un tiro impressionante. Da lì ha cominciato a piacermi e non so se sia stato il destino, ma ho cominciato anche io a giocare da terzino…

 

Insomma, tra Chalivert, Batutista e tutti i leggendari calciatori della Master League (Castolo su tutti), Roberto Larcos sale sul gradino più alto del podio. E qualcuno, preso da una botta di nostalgia, ha deciso di ricreare l‘incredibile punizione da centrocampo tutta carica d’effetto, a 115 km/h, che il giocatore passato dall’Inter e divenuto leggenda nel Real Madrid, segnò con la Seleçao contro la Francia nel 1997. Oltre ai pali spigolosi, trovate altre differenze?

Si può dire che il Sei Nazioni, prestigioso torneo internazionale di rugby a 15, sia tra i più importanti in questa disciplina. Senza dubbio per l’Italia è il più importante anche perché a lungo inseguito. Nato nel 1883 e disputato solo tra i paesi britannici (Inghilterra, Irlanda, Galles e Scozia), ha cambiato nome e forma altre due volte: nel 1910 con l’ingresso della Francia e poi nel 2000 con la felice ammissione dell’Italia.
Un salto tra i grandi, tra gli adulti. Il percorso dell’Italia fu lungo e tortuoso e la soddisfazione di partecipare in una competizione tosta, privilegiata e entusiasmante non sempre ha fatto seguito a buone prove degli azzurri.
In 14 edizioni, il XV azzurro ha chiuso il torneo all’ultimo posto vincendo (si fa per dire) il temuto cucchiaio di legno. Ma tra fango, delusioni, ferite e botte, l’Italia ha saputo anche ruggire, mettendo la testa al di là della barricata e portando a casa delle storiche vittorie. Letteralmente storiche.

5 febbraio 2000: Italia – Scozia 34-20

Sin dall’inizio. Prima partita in assoluto nel Sei Nazioni, allo stadio Flaminio di Roma, l’Italia affronta la Scozia. E’ il 5 febbraio 2000, l’epifania più bella: guidati dall’ex All Black, Brad Johnstone, gli Azzurri battono la Scozia 34-20. Diego Dominguez è il solito trascinatore segnando 3 drop e 7 punizioni, per un totale di 30 punti. La ciliegina sulla torta è la meta di De Carli al 78’.
E’ euforia: l’Italia evita così il “cappotto”(whitewash) cosa che invece subì la Francia all’esordio nel 1910. Dall’altare alle polveri, però, il passo è breve: dopo quella vittoria, tuttavia, seguiranno ben 14 sconfitte consecutive: le successive quattro partite del 2000 più le edizioni 2001 e 2002 chiuse tutte in bianco.

Sei Nazioni 2014

 

15 febbraio 2003: Italia – Galles 30-22

Bisogna andare veloce nel tempo e arrivare nel 2003. Dopo due anni bui, ancora al Flaminio, ancora all’esordio, arriva la seconda vittoria dell’Italia nel Sei Nazioni. Galles per la prima volta piegato: è 30-22 il punteggio finale, tre mete a due, De Carli, Festuccia e Phillips per i colori azzurri e con il solito sontuoso Diego Dominguez a fare la differenza, ben 15 punti.

24 febbraio 2007: Scozia – Italia 17-37

E’ tempo di mostrare maturità e di conquistare qualche avamposto estero. Ci sono voluti otto anni, ma finalmente il 24 febbraio 2007 arriva la prima vittoria dell’Italia lontano da casa: a Murrayfield, l’Italia piazza e issa la sua bandiera tricolore. Un secco 37-17 alla Scozia, attonita, demolita.
L’aurea della leggenda con seimila tifosi a seguito in un esodo magico. Tre mete in appena sette minuti: già dopo 20 secondi Mauro Bergamasco si tuffa in meta, poi segue Scanavacca e poi ancora Robertson. Guardando il tabellone è 21-0 dopo 360 secondi. E’ la prima vittoria lontano dalle mura amiche, ma che vittoria…

12 marzo 2011: Italia – Francia 22-21

Vi ricordate Grenoble 1997? L’ultima volta che l’Italia è riuscita a sconfiggere la Francia. Una rivalità antipatica, genuina che ha visto fin troppe volte i francesi spuntarla. Sono passati quattordici anni dal trionfo di Grenoble: il 12 marzo 2011 la Francia cade nuovamente sotto i colpi di un’Italia come quel giorno commovente, indomita e feroce.
Sotto con il punteggio, il XV azzurro è stato capace di un parziale di 16-3 negli ultimi 21 minuti. La meta di Masi e i 17 punti di Mirco Bergamasco riscrivono la storia con un finale di 22-21. I cugini tornano a casa in silenzio. L’Equipe il giorno dopo, per criticare la troppa mancanza di concentrazione dei transalpini, titola: “Vacanze romane”. Au revoir.

 

Sarà Galles-Sudafrica la prima semifinale dei Mondiali di rugby in corso in Giappone. A Oita la Francia parte fortissimo, il Galles soffre e nonostante i transalpini giochino quasi tutto il secondo tempo in 14 per l’espulsione di Vahaamahina, trova i punti del sorpasso solo in extremis grazie a una meta di Moriarty: 20-19 il finale. A Tokyo partita equilibratissima per un tempo tra Giappone e Sudafrica, poi gli Springboks scardinano il gioco dei padroni di casa, scavano il fosso e conquistano la semifinale (26-3). Due mete per Mapimpi.

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Galles-Francia 20-19

 

Partita che inizia non sotto buoni auspici per i gallesi, che perdono nella fase di riscaldamento Jonathan Davies, gioca Watkin. E i francesi, che quando partono senza il favore dei pronostici diventano davvero pericolosi, trovano dopo 5 minuti una meta meritata con Vahaamahina (Ntamack manda sul palo una conversione molto facile). Ma la Francia non si accontenta e dopo tre minuti si porta sul 12 a 0 con la marcatura pesante di Ollivon. Nel momento più difficile, con una Francia dominante, Wainwright ruba però un pallone a Guirado e si invola verso la meta, riportando i dragoni ma -5.
Al 19′ una punizione di Biggar smuove ancora il tabellone, che ora dice 12 a 10 per i bleus, con questi ultimi che al 29′ si ritrovano con l’uomo in più per il cartellino giallo comminato a Moriarty per un placcaggio alto. E i galletti ne approfittano con Vakatawa che trova la terza meta francese mentre Ntamack colpisce il secondo palo di giornata con un piazzato. Il primo tempo finisce qui, sul 19 a 10 per i transalpini. Seconda frazione che inizia con la pressione francese ma al 48′ Vahaamahina si fa espellere per una gomitata: il Galles accorcia pochi minuti dopo le distanze con una punizione di Biggar ma il XV in maglia blu chiude ogni spazio nonostante l’uomo in meno e tiene gli avversari a distanza dalla propria linea di meta. Gli uomini di Gatland diventano sempre meno lucidi con il passare dei minuti e al contempo cresce la determinazione francese che mette in mostra una difesa feroce in tutto il campo. Il Galles commette una grande quantità di errori, i galletti quasi nessuno ma al 74′ la mischia in maglia rossa strappa la palla agli avversari e trova una meta con Moriarty, Biggar non sbaglia e i dragoni vanno avanti di un punto. Galles che fa sparire il pallone negli ultimi minuti con una serie infinita di raggruppamenti e la partita finisce qui: 20 a 19, uomini in maglia rossa in semifinale.

 

 

Giappone-Sudafrica 3-26

Sudafrica che parte fortissimo, schiaccia gli avversari e trova immediatamente la meta di Mapimpi che va a schiacciare lungo l’out sinistro. Al 9′ cartellino giallo per Mtawarira per uno spear tackle che poteva anche forse meritare una sanzione maggiore. I padroni di casa giocano bene, allargano il gioco e vanno in velocità per superare la difesa avversaria ma quello sudafricano è un vero muro. Giappone che però non molla un metro e al 19′ accorcia le distanze con un piazzato di Tamura. Gara molto equilibrata ed intensa, in cui gli spunti offensivi vengono soffocati dalle difese, primo tempo che si chiude sul 5 a 3 per gli Springboks che si vedono negare una meta di De Allende all’ultimo respiro che era probabilmente valida. Il secondo tempo si apre con i tre punti sudafricani messi in carniere da Pollard con una punizione. Gli springboks aumentano la pressione e i padroni di casa vanno in difficoltà: Pollard al 48′ mette tra i pali un’altra punizione e il XV in maglia verde va per la prima volta oltre il break, apertura sudafricana che poi sbaglia un piazzato al minuto 58, cosa che però non succede 5 minuti dopo: Giappone-Sudafrica 3-14. Ancora un paio di minuti e arriva la parola fine sul match: una maul avanzante devasta le resistenze nipponiche e De Klerk va a chiudere in meta. Pollard trasforma e Sudafrica avanti 21 a 3. Padroni di casa in ginocchio e che al 70′ incassano la seconda meta personali di Mapimpi. Finisce 26 a 3. Tra una settimana le semifinali Inghilterra-Nuova Zelanda e Galles-Sudafrica.

 

fonte: comunicato stampa Federvolley

Si ferma ai quarti di finale la corsa della Nazionale maschile nei Campionati Europei di volley. Nella serata di martedì 24 settembre gli uomini di Gianlorenzo Blengini sono stati sconfitti con il punteggio di 3-0 (25-16, 27-25, 25-14) dai padroni di casa della Francia. Gli azzurri non sono mai stati in grado di arginare la manovra dei transalpini che grazie a una notevole efficacia al servizio hanno messo a dura prova la ricezione della nazionale tricolore. Proprio le notevoli difficoltà in ricezione hanno penalizzato lo sviluppo del gioco italiano. Il rimpianto maggiore è del secondo set quando gli uomini di Blengini hanno sprecato addirittura tre palle set che avrebbero potuto impattare la gara sull’1-1 e forse metterla su dei binari differenti.

Inutile anche il cambio tattico che ha visto lo spostamento di Zaytsev martello e il contemporaneo inserimento di Nelli opposto.
Al di là dei rimpianti però gli uomini di Tillie hanno disputato davvero una grande gara dimostrandosi superiori, nell’occasione, a Giannelli e compagni meritando così l’accesso alla semifinale di Parigi. Per quanto riguarda le formazioni di partenza Blengini ha scelto il solito schieramento che prevede la diagonale Giannelli-Zaytsev, Juantorena e Antonov la coppia di martelli, Piano e Anzani i centrali con Colaci libero. I padroni di casa sono stati schierati con Toniutti in palleggio, Boyer sulla sua diagonale, Ngapeth e Tillie gli schiacciatori, Le Roux e Le Goff centrali con Grebennikov libero.

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CRONACA

Primo set nel quale i francesi si sono progressivamente fatti spazio approfittando della ricezione azzurra non apparsa nelle migliori giornate almeno in avvio di gara. Con la ricezione non al meglio ha vacillato anche la fase muro-difesa che ha mostrato qualche lacuna. Questi fattori hanno fatto sì che i transalpini acquisissero un sempre maggiore vantaggio e a colpi di ace si sono portati fin sul 22-14. Vantaggio poi gestito fino al 25-16 che ha chiuso la prima frazione.
La novità sostanziale dell’avvio di secondo set è stato lo spostamento di Zaytsev in posto 4 con l’inserimento di Nelli opposto date le evidenti difficoltà in ricezione (Antonov non al meglio anche lui colpito in nottata da virosi gastroenterica). Il cambio di schieramento è sembrato rivitalizzare parzialmente l’Italia comunque sempre costretta a inseguire i transalpini (18-13; 20-18) per lunghi tratti. Dopo aver resistito alla forza d’urto dei padroni di casa, però gli azzurri li hanno prima costretti alla parità (22-22) per poi arrivare a servire per il set sul 24-22. Purtroppo però al termine di un finale concitato e ben tre palle set fallite dagli azzurri, gli uomini di Tillie hanno fatto loro la frazione sul 27-25 grazie a tre punti in sequenza (un muro subìto e due attacchi italiani falliti proprio nel finale) che hanno spento le velleità tricolori.
Terzo set che ha riproposto lo stesso canovaccio tattico dei precedenti due con i francesi che hanno dato l’impressione di essere subito in comando della situazione complice una ricezione azzurra sempre in difficoltà e mai in grado di arginare il servizio di Ngapeth e compagni apparso a tratti incontenibile.

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BLENGINI: «Dispiace per come sono andate le cose. Non siamo quasi mai stati in grado di esprimerci e siamo stati quasi sempre in difficoltà. Certo rimane il rammarico per quel secondo set che forse ci avrebbe dato la possibilità di riaprire la gara; ma questo è lo sport e le cose sono andate così. Abbiamo provato a cambiare qualcosa anche con quel cambio tattico, ma questa sera per noi proprio non era serata evidentemente. La Francia ha comunque giocato una grande gara e ha meritato».

JUANTORENA: «E’ un peccato, tutti abbiamo dato quello che avevamo ma questa sera non ci è riuscito praticamente niente. Ovvio che siamo molto dispiaciuti per come sono andate le cose, ma dobbiamo dare merito anche ai nostri avversari che hanno disputato una grande gara. A noi questa sera non è riuscito praticamente nulla».

ZAYTSEV:  «Il rammarico più grande è per quel secondo set che ci avrebbe potuto dare qualche chance in più ma abbiamo commesso degli errori nel finale. Sono personalmente dispiaciuto per i miei errori, ma è andata così; davvero peccato».       

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TABELLINO

ITALIA-FRANCIA: 0-3 (16-25, 25-27, 14-25)
ITALIA: Giannelli 3, Zaytsev 2, Juantorena 9, Piano 5, Antonov 1, Anzani 5, Colaci (L). Balaso (L), Lavia, Candellaro, Nelli 6, Sbertoli 2, Cavuto 1, Russo. All. Blengini
FRANCIA: Toniutti, Tillie 4, Ngapeth 13, Le Roux 6, Boyer 25, Le Goff 1, Grebennikov (L). Lyneel 6, Brizard 2, Chinenyeze 1, Rossard. Ne: Clevenot, Patry. Bultor (L). All. Tillie
Arbitri: Akinci (TUR), Cambré (BEL)
Durata set: 25’, 33’, 26’
Spettatori: 7025
Italia: a 3 bs 10 mv 9 et 19
Francia: a 11 bs 13 mv 7et 21

QUARTI DI FINALE
23/9 ore 20 Apeldoorn, Olanda, Polonia – Germania 3-0 (25-19, 25-21, 25-18).
23/9 ore 20.30: Lubiana, Slovenia: Russia – Slovenia 1-3 (23-25, 22-25, 25-21, 21-25)
24/9 ore 20.30 Anversa, Belgio: Serbia – Ucraina 3-2 (21-25, 25-23, 25-22, 19-25, 15-9)
24/9 ore 21: Nantes, Francia: Italia-Francia 0-3 (16-25, 25-27, 14-25)

SEMIFINALI
26/9 ore 20.30 Lubiana, Slovenia: Slovenia-Polonia
27/9 ore 20.45 Parigi, Francia: Francia-Serbia

FINALI
28/9 ore 18 Parigi, Finale 3-4° posto
29/9 ore 17.30 Parigi, Finale 1-2 posto

Italia Francia, si sa, non è solo una partita di calcio. È una sfida di due popoli con costumi, tradizioni, cucine sportivamente rivali. Il 9 luglio da tredici anni non è una data come le altre. La finale di Berlino in cui l’Italia di Lippi trionfò ai rigori contro la Francia di Domenech. La testata di Zidane, le parate di Buffon, la partita nella partita di Materazzi. Una storia notissima che è stata ripresa dai rispettivi account nazionali di Netflix. I social media manager della popolare casa di produzione televisiva si sono divertiti in una sfida a Forza 4, tra sfottò, luoghi comuni e punzecchiature varie.

Ancora una volta, però a vincere è stata l’Italia, con buona pace dei propositi di rivincita transalpini.

E poi il finale

Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

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Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.

La doppietta del capitano statunitense, che alla vigilia aveva battibeccato con il presidente Donald Trump, regola la Francia. Inutile il centro dell’1-2 di Renard all’81’. Ora sfida all’Inghilterra in semifinale il 2 luglio.

FRANCIA-USA 1-2

5′ e 65′ Rapinoe (U), 81′ Renard (F)

FRANCIA (4-2-3-1): Bouhaddy; Torrent, Mbock, Renard, Majri; Henry, Bussaglia; Diani, Asseyi, Le Sommer (82′ Asseyi); Gauvin (76′ Cascarino). Ct. Diacre

USA (4-3-3): Naeher; O’Hara, Dahlkemper, Sauerbrunn, Dunn; Ertz, Mewis (82′ Lloyd), Lavelle (63′ Horan); Heath, Morgan, Rapinoe (87′ Press). Ct. Ellis

Gli Stati Uniti superano le padrone di casa della Francia e diventano la seconda semifinalista del Mondiale femminile. La nazionale di Jill Ellis ha capitalizzato al meglio la doppietta di Megan Rapinoe, che vale il pass per sfidare il prossimo 2 luglio l’Inghilterra per un posto in finale. Tardiva la reazione francese con Renard.

Megan Rapinoe ha risposto alle polemiche con il presidente americano Donald Trump, che l’aveva criticata per per non aver cantato l’inno nazionale, con una doppietta. Che permette al capitano statunitense di raggiungere in vetta alla classifica cannonieri del Mondiale la compagna di reparto Alex Morgan e l’inglese Ellen White. Al 5′ c’è stato il piede della giocatrice numero 15 a calciare alle spalle di Bouhaddi da posizione defilata e firmare l’1-0, mentre il raddoppio Usa è stato firmato dalla Rapinoe raccogliendo un passaggio da destra della Healt e spedendo in rete il quinto centro personale nella competizione. Due gol festeggiati con l’inchino, a ricordare il gesto di protesta scelta dalla 33enne durante l’inno, quando come molti campioni del football americano, prima di alcune partite della sua squadra dei Seattle Reign, si era inginocchiata. Una doppietta da semifinale, che la zuccata di Wendie Renard per l’1-2 (assist della Thiney) non ha scalfito. Usa tra le prime quattro e capaci di confermare una tradizione che ha visto la nazionale statunitense superare per otto volte su otto i quarti di finale nei mondiali, inaugurata nel 1991.

 

La sua carriera ha rischiato di stroncarsi prima ancora di decollare, a 23 anni, alla sua prima partita da professionista, a causa di un infortunio al tendine rotuleo. «Tu col calcio hai finito», le dissero dopo l’operazione. Pochissime possibilità di giocare ad alti livelli, poi, durante il recupero è rimasta incinta: per molti, il chiaro segnale di una carriera ormai finita.

Ma non per Jessica McDonald, attaccante del North Carolina Courage, alla sua prima esperienza in una Coppa del Mondo. A 31 anni è riuscita a coronare il suo sogno, quello  che si scrive sulla lista dei desideri quando si è bambini e si ambisce a giocare a calcio. E ad assistere i quarti di finale contro la Francia, c’è anche Jeremiah, suo figlio di sette anni, che è arrivato a Parigi giusto in tempo per tifare sua mamma e gli Stati Uniti in un match molto delicato.

 

E’ stata la stessa giocatrice a pubblicare su Twitter l’emozionante momento dell’incontro tra i due: è un cerchio che si chiude dopo otto anni difficili in cui McDonald non ha mai gettato la spugna. All’ottavo mese di gravidanza si stava ancora allenando tenacemente e qualche settimana dopo il parto era in Australia, già in campo, a lottare nuovamente nel calcio professionistico.

Jessica McDonald ha fatto il suo debutto assoluto nel Mondiale contro il Cile nella fase a gironi, da subentrata e per lei una medaglia se l’è già messa al collo: «Un giorno Jeremiah realizzerà tutto questo che sta vivendo, gli spiegherò il percorso che ho fatto nella mia vita e le scelte. Gli dirò che se vuole avere successo nella vita non dovrà seguire una linea retta, ma una strada molto tortuosa».

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Il Mondiale femminile in Francia è una questione tra Europa e Stati Uniti. Gli ottavi di finale hanno consegnato un tabellone in cui 7 squadre su 8 appartengono al vecchio continente. Il nuovo mondo è rappresentato solo dalle campionesse uscenti americane, grandi favorite però del torneo. Sono state via via eliminate la Nigeria (0-3 con la Germania), l’Australia (1-4 contro la Norvegia dopo i calci di rigore), il Camerun (0-3 contro l’Inghilterra), il Brasile (1-2 per mano delle padroni di casa francesi ai tempi supplementari). A casa sono finiti anche il Canada (0-1 Svezia), la Cina battuta 0-2 dall’Italia e infine il Giappone (1-2 contro l’Olanda).

Il programma

Il quadro dei quarti di finale è così completo. Il prossimo turno a eliminazione diretta inizierà domani 27 giugno. L’Italia è attesa sabato dalla sfida contro le olandesi campionesse europee in carica. Ecco nel dettaglio il programma dei quarti di finale e gli eventuali accoppiamenti in semifinale.

27 giugno, Le Havre, ore 21: Norvegia Inghilterra

28 giugno, Parigi, ore 21: Francia Usa

Le vincenti di questi due quarti si incontreranno in semifinale (2 luglio alle 21).

29 giugno, Valenciennes, ore 15: Italia Olanda

29 giugno, Rennes, ore 18.30: Germania Svezia

Le squadre vincitrici giocherebbero la seconda semifinale il 3 luglio alle 21.

La finale si disputerà domenica 7 luglio alle 17, quella per il terzo – quarto posto sabato 6 alle 17.

Ora che il biscotto è stato ingoiato, forse arriverà il tempo del mea culpa senza agitare lo spetto del complotto esterno. Perché, è innegabile, Francia Romania ha avuto quel copione già scritto a cui nessuno, in Italia, si augurava di assistere. Ma le responsabilità della Nazionale Under 21 sono di gran lunga maggiori rispetto allo scialbo 0-0 che ha qualificato francesi e rumeni alle semifinali dell’Europeo. Anche perché, probabilmente a parti invertite avremmo fatto la stessa partita e i media avrebbero scritti “bene così, missione compiuta”.

E quindi gli azzurrini del ct dimesso Gigi Di Biagio sono fuori da Europei e Olimpiadi. Un fallimento senza appello per quella che era, secondo molti, una delle migliori Under della storia italiana. Barella, Zaniolo, Chiesa, Kean, Pellegrini, Orsolini, Cutrone, Mancini. Giovani che hanno già collezionato gettoni con la Nazionale maggiore e che hanno vissuto un anno da protagonisti nei club, attirando le attenzioni dei top team. Ma nel torneo disputato in casa non sono bastati i 6 punti contro Spagna e Belgio. A condannare gli azzurrini è stato lo sciagurato 0-1 contro la Polonia, poi abbattuta da Fabian Ruiz e compagni per 5-0.


Certo si potrà imprecare per una formula che ti estromette dalle semifinali pur avendo realizzato 6 punti. Certo aspettare due giorni e mettersi davanti alla tv per conoscere il proprio destino non esprime proprio appieno il concetto di regolarità che dovrebbe essere garantito dalla contemporaneità. Ma sono argomenti che, di fronte a una rosa come quella di Di Biagio, rischiano di diventare inutili alibi da perdenti. Perché le possibilità per un grande Europeo (peraltro in casa) c’erano tutte e si è sprecata anche l’occasione di qualificarsi a Tokyo 2020.


L’Italia, così, non sarà presente nel calcio alle Olimpiadi dall’anno prossimo, fallendo quel pass che manca ormai da Pechino 2008. Per la terza volta consecutiva (dopo Londra 2012 e Rio 2016) la Nazionale sarà spettatrice a casa dell’edizione a cinque cerchi. E dire che, paradossalmente, siamo il Paese con più presenze nel torneo olimpico di calcio (15) inseguiti da Usa (14) e Brasile (13). E dal 1984 al 2008 gli azzurri sono sempre stati presenti alle Olimpiadi. Ma, almeno fino a Parigi 2024 il nostro unico successo resterà quello del 1936.