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fonte: comunicato stampa Federvolley

Si ferma ai quarti di finale la corsa della Nazionale maschile nei Campionati Europei di volley. Nella serata di martedì 24 settembre gli uomini di Gianlorenzo Blengini sono stati sconfitti con il punteggio di 3-0 (25-16, 27-25, 25-14) dai padroni di casa della Francia. Gli azzurri non sono mai stati in grado di arginare la manovra dei transalpini che grazie a una notevole efficacia al servizio hanno messo a dura prova la ricezione della nazionale tricolore. Proprio le notevoli difficoltà in ricezione hanno penalizzato lo sviluppo del gioco italiano. Il rimpianto maggiore è del secondo set quando gli uomini di Blengini hanno sprecato addirittura tre palle set che avrebbero potuto impattare la gara sull’1-1 e forse metterla su dei binari differenti.

Inutile anche il cambio tattico che ha visto lo spostamento di Zaytsev martello e il contemporaneo inserimento di Nelli opposto.
Al di là dei rimpianti però gli uomini di Tillie hanno disputato davvero una grande gara dimostrandosi superiori, nell’occasione, a Giannelli e compagni meritando così l’accesso alla semifinale di Parigi. Per quanto riguarda le formazioni di partenza Blengini ha scelto il solito schieramento che prevede la diagonale Giannelli-Zaytsev, Juantorena e Antonov la coppia di martelli, Piano e Anzani i centrali con Colaci libero. I padroni di casa sono stati schierati con Toniutti in palleggio, Boyer sulla sua diagonale, Ngapeth e Tillie gli schiacciatori, Le Roux e Le Goff centrali con Grebennikov libero.

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CRONACA

Primo set nel quale i francesi si sono progressivamente fatti spazio approfittando della ricezione azzurra non apparsa nelle migliori giornate almeno in avvio di gara. Con la ricezione non al meglio ha vacillato anche la fase muro-difesa che ha mostrato qualche lacuna. Questi fattori hanno fatto sì che i transalpini acquisissero un sempre maggiore vantaggio e a colpi di ace si sono portati fin sul 22-14. Vantaggio poi gestito fino al 25-16 che ha chiuso la prima frazione.
La novità sostanziale dell’avvio di secondo set è stato lo spostamento di Zaytsev in posto 4 con l’inserimento di Nelli opposto date le evidenti difficoltà in ricezione (Antonov non al meglio anche lui colpito in nottata da virosi gastroenterica). Il cambio di schieramento è sembrato rivitalizzare parzialmente l’Italia comunque sempre costretta a inseguire i transalpini (18-13; 20-18) per lunghi tratti. Dopo aver resistito alla forza d’urto dei padroni di casa, però gli azzurri li hanno prima costretti alla parità (22-22) per poi arrivare a servire per il set sul 24-22. Purtroppo però al termine di un finale concitato e ben tre palle set fallite dagli azzurri, gli uomini di Tillie hanno fatto loro la frazione sul 27-25 grazie a tre punti in sequenza (un muro subìto e due attacchi italiani falliti proprio nel finale) che hanno spento le velleità tricolori.
Terzo set che ha riproposto lo stesso canovaccio tattico dei precedenti due con i francesi che hanno dato l’impressione di essere subito in comando della situazione complice una ricezione azzurra sempre in difficoltà e mai in grado di arginare il servizio di Ngapeth e compagni apparso a tratti incontenibile.

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BLENGINI: «Dispiace per come sono andate le cose. Non siamo quasi mai stati in grado di esprimerci e siamo stati quasi sempre in difficoltà. Certo rimane il rammarico per quel secondo set che forse ci avrebbe dato la possibilità di riaprire la gara; ma questo è lo sport e le cose sono andate così. Abbiamo provato a cambiare qualcosa anche con quel cambio tattico, ma questa sera per noi proprio non era serata evidentemente. La Francia ha comunque giocato una grande gara e ha meritato».

JUANTORENA: «E’ un peccato, tutti abbiamo dato quello che avevamo ma questa sera non ci è riuscito praticamente niente. Ovvio che siamo molto dispiaciuti per come sono andate le cose, ma dobbiamo dare merito anche ai nostri avversari che hanno disputato una grande gara. A noi questa sera non è riuscito praticamente nulla».

ZAYTSEV:  «Il rammarico più grande è per quel secondo set che ci avrebbe potuto dare qualche chance in più ma abbiamo commesso degli errori nel finale. Sono personalmente dispiaciuto per i miei errori, ma è andata così; davvero peccato».       

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TABELLINO

ITALIA-FRANCIA: 0-3 (16-25, 25-27, 14-25)
ITALIA: Giannelli 3, Zaytsev 2, Juantorena 9, Piano 5, Antonov 1, Anzani 5, Colaci (L). Balaso (L), Lavia, Candellaro, Nelli 6, Sbertoli 2, Cavuto 1, Russo. All. Blengini
FRANCIA: Toniutti, Tillie 4, Ngapeth 13, Le Roux 6, Boyer 25, Le Goff 1, Grebennikov (L). Lyneel 6, Brizard 2, Chinenyeze 1, Rossard. Ne: Clevenot, Patry. Bultor (L). All. Tillie
Arbitri: Akinci (TUR), Cambré (BEL)
Durata set: 25’, 33’, 26’
Spettatori: 7025
Italia: a 3 bs 10 mv 9 et 19
Francia: a 11 bs 13 mv 7et 21

QUARTI DI FINALE
23/9 ore 20 Apeldoorn, Olanda, Polonia – Germania 3-0 (25-19, 25-21, 25-18).
23/9 ore 20.30: Lubiana, Slovenia: Russia – Slovenia 1-3 (23-25, 22-25, 25-21, 21-25)
24/9 ore 20.30 Anversa, Belgio: Serbia – Ucraina 3-2 (21-25, 25-23, 25-22, 19-25, 15-9)
24/9 ore 21: Nantes, Francia: Italia-Francia 0-3 (16-25, 25-27, 14-25)

SEMIFINALI
26/9 ore 20.30 Lubiana, Slovenia: Slovenia-Polonia
27/9 ore 20.45 Parigi, Francia: Francia-Serbia

FINALI
28/9 ore 18 Parigi, Finale 3-4° posto
29/9 ore 17.30 Parigi, Finale 1-2 posto

Italia Francia, si sa, non è solo una partita di calcio. È una sfida di due popoli con costumi, tradizioni, cucine sportivamente rivali. Il 9 luglio da tredici anni non è una data come le altre. La finale di Berlino in cui l’Italia di Lippi trionfò ai rigori contro la Francia di Domenech. La testata di Zidane, le parate di Buffon, la partita nella partita di Materazzi. Una storia notissima che è stata ripresa dai rispettivi account nazionali di Netflix. I social media manager della popolare casa di produzione televisiva si sono divertiti in una sfida a Forza 4, tra sfottò, luoghi comuni e punzecchiature varie.

Ancora una volta, però a vincere è stata l’Italia, con buona pace dei propositi di rivincita transalpini.

E poi il finale

Se il Mondiale del 1998 non si fosse giocato in Francia, probabilmente non avremmo mai assistito al leggendario gol di Dennis Bergkamp contro l’Argentina. Vale sempre la pena rivederlo:

E’ una rete metafisica che si pone al di là della realtà per equilibrare il giusto senso delle cose. Perché è arrivata al minuto 89 di una partita tosta, bloccata sull’1-1. Perché erano i quarti di finale contro la Nazionale sudamericana. Perché se si segna una prodezza del genere, in un Mondiale, sei destinato a rimanere scolpito nei ricordi dei bambini che crescono con la magia negli occhi e la tramandando, da adulti, ai loro figli o nipoti.
C’è il lancio tagliente di Frank de Boer, c’è lo stop irreale dell’ex Ajax, Inter e Arsenal, c’è la palla che muore lì, in quell’istante, uncinata dal piede destro, c’è il tocco a rientrare che manda in tilt il difensore Ayala, uno dalla marcatura stretta e rognosa, e c’è il colpo d’esterno a trafiggere il portiere Roa.
C’era tutto, ma mancava solo una cosa: lo spazio per poter fare un’azione del genere.

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Ma soprattutto, per fortuna, c’era Dennis Bergkamp. La carriera calcistica dell’olandese è legata alla sua aerofobia, ovvero la paura di viaggiare in aereo. Un trauma che si è manifestato in un altro Mondiale, quello precedente del 1994 negli Stati Uniti d’America.
La Nazionale Oranje era in volo, assieme a staff tecnico e giornalisti e proprio uno di questi, tra scherzo e goliardia, disse: «C’è una bomba». Non c’era, forse, da dargli troppo peso, volarono qualche risata, qualche parolaccia, passato lo spavento iniziale. Ma da quel momento, Bergkamp non avrebbe più preso un volo.

Un trauma sul quale pesava una brutta esperienza giovanile. Durante una tournée con l’Ajax, nei pressi del vulcano Etna, ci fu una massiccia turbolenza: l’aereo precipitò, seppur per frammenti di secondo, per poi riprendere quota. Un fatto che aveva segnato il giovane biondo olandese glaciale sul campo. Panico e stress che diventarono successivamente fobia con l’episodio del 1994.

Ed è per questo che riuscì a essere presente al Mondiale francese ed è anche per questa sua paura che saltò il Mondiale del 2002, quello in Corea del Sud e Giappone, quando aveva ancora 32 anni dato che era impossibile organizzare uno spostamento via terra.
Se nella mitologia folcloristica intere pagine sono state scritte sul vascello fantasma, il tetro Olandese Volante, nel calcio Dennis Bergkamp verrà per sempre ricordato come “l’olandese non volante”.

La doppietta del capitano statunitense, che alla vigilia aveva battibeccato con il presidente Donald Trump, regola la Francia. Inutile il centro dell’1-2 di Renard all’81’. Ora sfida all’Inghilterra in semifinale il 2 luglio.

FRANCIA-USA 1-2

5′ e 65′ Rapinoe (U), 81′ Renard (F)

FRANCIA (4-2-3-1): Bouhaddy; Torrent, Mbock, Renard, Majri; Henry, Bussaglia; Diani, Asseyi, Le Sommer (82′ Asseyi); Gauvin (76′ Cascarino). Ct. Diacre

USA (4-3-3): Naeher; O’Hara, Dahlkemper, Sauerbrunn, Dunn; Ertz, Mewis (82′ Lloyd), Lavelle (63′ Horan); Heath, Morgan, Rapinoe (87′ Press). Ct. Ellis

Gli Stati Uniti superano le padrone di casa della Francia e diventano la seconda semifinalista del Mondiale femminile. La nazionale di Jill Ellis ha capitalizzato al meglio la doppietta di Megan Rapinoe, che vale il pass per sfidare il prossimo 2 luglio l’Inghilterra per un posto in finale. Tardiva la reazione francese con Renard.

Megan Rapinoe ha risposto alle polemiche con il presidente americano Donald Trump, che l’aveva criticata per per non aver cantato l’inno nazionale, con una doppietta. Che permette al capitano statunitense di raggiungere in vetta alla classifica cannonieri del Mondiale la compagna di reparto Alex Morgan e l’inglese Ellen White. Al 5′ c’è stato il piede della giocatrice numero 15 a calciare alle spalle di Bouhaddi da posizione defilata e firmare l’1-0, mentre il raddoppio Usa è stato firmato dalla Rapinoe raccogliendo un passaggio da destra della Healt e spedendo in rete il quinto centro personale nella competizione. Due gol festeggiati con l’inchino, a ricordare il gesto di protesta scelta dalla 33enne durante l’inno, quando come molti campioni del football americano, prima di alcune partite della sua squadra dei Seattle Reign, si era inginocchiata. Una doppietta da semifinale, che la zuccata di Wendie Renard per l’1-2 (assist della Thiney) non ha scalfito. Usa tra le prime quattro e capaci di confermare una tradizione che ha visto la nazionale statunitense superare per otto volte su otto i quarti di finale nei mondiali, inaugurata nel 1991.

 

La sua carriera ha rischiato di stroncarsi prima ancora di decollare, a 23 anni, alla sua prima partita da professionista, a causa di un infortunio al tendine rotuleo. «Tu col calcio hai finito», le dissero dopo l’operazione. Pochissime possibilità di giocare ad alti livelli, poi, durante il recupero è rimasta incinta: per molti, il chiaro segnale di una carriera ormai finita.

Ma non per Jessica McDonald, attaccante del North Carolina Courage, alla sua prima esperienza in una Coppa del Mondo. A 31 anni è riuscita a coronare il suo sogno, quello  che si scrive sulla lista dei desideri quando si è bambini e si ambisce a giocare a calcio. E ad assistere i quarti di finale contro la Francia, c’è anche Jeremiah, suo figlio di sette anni, che è arrivato a Parigi giusto in tempo per tifare sua mamma e gli Stati Uniti in un match molto delicato.

 

E’ stata la stessa giocatrice a pubblicare su Twitter l’emozionante momento dell’incontro tra i due: è un cerchio che si chiude dopo otto anni difficili in cui McDonald non ha mai gettato la spugna. All’ottavo mese di gravidanza si stava ancora allenando tenacemente e qualche settimana dopo il parto era in Australia, già in campo, a lottare nuovamente nel calcio professionistico.

Jessica McDonald ha fatto il suo debutto assoluto nel Mondiale contro il Cile nella fase a gironi, da subentrata e per lei una medaglia se l’è già messa al collo: «Un giorno Jeremiah realizzerà tutto questo che sta vivendo, gli spiegherò il percorso che ho fatto nella mia vita e le scelte. Gli dirò che se vuole avere successo nella vita non dovrà seguire una linea retta, ma una strada molto tortuosa».

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Il Mondiale femminile in Francia è una questione tra Europa e Stati Uniti. Gli ottavi di finale hanno consegnato un tabellone in cui 7 squadre su 8 appartengono al vecchio continente. Il nuovo mondo è rappresentato solo dalle campionesse uscenti americane, grandi favorite però del torneo. Sono state via via eliminate la Nigeria (0-3 con la Germania), l’Australia (1-4 contro la Norvegia dopo i calci di rigore), il Camerun (0-3 contro l’Inghilterra), il Brasile (1-2 per mano delle padroni di casa francesi ai tempi supplementari). A casa sono finiti anche il Canada (0-1 Svezia), la Cina battuta 0-2 dall’Italia e infine il Giappone (1-2 contro l’Olanda).

Il programma

Il quadro dei quarti di finale è così completo. Il prossimo turno a eliminazione diretta inizierà domani 27 giugno. L’Italia è attesa sabato dalla sfida contro le olandesi campionesse europee in carica. Ecco nel dettaglio il programma dei quarti di finale e gli eventuali accoppiamenti in semifinale.

27 giugno, Le Havre, ore 21: Norvegia Inghilterra

28 giugno, Parigi, ore 21: Francia Usa

Le vincenti di questi due quarti si incontreranno in semifinale (2 luglio alle 21).

29 giugno, Valenciennes, ore 15: Italia Olanda

29 giugno, Rennes, ore 18.30: Germania Svezia

Le squadre vincitrici giocherebbero la seconda semifinale il 3 luglio alle 21.

La finale si disputerà domenica 7 luglio alle 17, quella per il terzo – quarto posto sabato 6 alle 17.

Ora che il biscotto è stato ingoiato, forse arriverà il tempo del mea culpa senza agitare lo spetto del complotto esterno. Perché, è innegabile, Francia Romania ha avuto quel copione già scritto a cui nessuno, in Italia, si augurava di assistere. Ma le responsabilità della Nazionale Under 21 sono di gran lunga maggiori rispetto allo scialbo 0-0 che ha qualificato francesi e rumeni alle semifinali dell’Europeo. Anche perché, probabilmente a parti invertite avremmo fatto la stessa partita e i media avrebbero scritti “bene così, missione compiuta”.

E quindi gli azzurrini del ct dimesso Gigi Di Biagio sono fuori da Europei e Olimpiadi. Un fallimento senza appello per quella che era, secondo molti, una delle migliori Under della storia italiana. Barella, Zaniolo, Chiesa, Kean, Pellegrini, Orsolini, Cutrone, Mancini. Giovani che hanno già collezionato gettoni con la Nazionale maggiore e che hanno vissuto un anno da protagonisti nei club, attirando le attenzioni dei top team. Ma nel torneo disputato in casa non sono bastati i 6 punti contro Spagna e Belgio. A condannare gli azzurrini è stato lo sciagurato 0-1 contro la Polonia, poi abbattuta da Fabian Ruiz e compagni per 5-0.


Certo si potrà imprecare per una formula che ti estromette dalle semifinali pur avendo realizzato 6 punti. Certo aspettare due giorni e mettersi davanti alla tv per conoscere il proprio destino non esprime proprio appieno il concetto di regolarità che dovrebbe essere garantito dalla contemporaneità. Ma sono argomenti che, di fronte a una rosa come quella di Di Biagio, rischiano di diventare inutili alibi da perdenti. Perché le possibilità per un grande Europeo (peraltro in casa) c’erano tutte e si è sprecata anche l’occasione di qualificarsi a Tokyo 2020.


L’Italia, così, non sarà presente nel calcio alle Olimpiadi dall’anno prossimo, fallendo quel pass che manca ormai da Pechino 2008. Per la terza volta consecutiva (dopo Londra 2012 e Rio 2016) la Nazionale sarà spettatrice a casa dell’edizione a cinque cerchi. E dire che, paradossalmente, siamo il Paese con più presenze nel torneo olimpico di calcio (15) inseguiti da Usa (14) e Brasile (13). E dal 1984 al 2008 gli azzurri sono sempre stati presenti alle Olimpiadi. Ma, almeno fino a Parigi 2024 il nostro unico successo resterà quello del 1936.

Successo per 2-1 ai supplementari per le padrone di casa sulla formazione sudamericana che deve dire addio al Mondiale. Le britanniche battono 3-0 il Camerun, disperato e in lacrime per due decisioni Var.

INGHILTERRA-CAMERUN 3-0 

14′ Noughton, 49′ White, 58′ Greenwood

INGHILTERRA (4-3-3): Bardsley; Bronze, Greenwood, Bright, Houghton; Walsh, Kirby, Scott; Parris, White (64’ Taylor), Duggan. Ct. Neville

CAMERUN (4-5-1): Ndom; Ejangue (64′ Sonkeng), Awona, Johnson, Leuko; Yango, Onguene, Feudjio, Nchout, Abam (68′ Abena), Enganamouit (53′ Takounda). Ct. Alain Djeumfa

L’Inghilterra di Phil Neville è la terza squadra del Moindiale femminile a qualificarsi per i quarti di finale. La nazionale allenata dall’ex giocatore del Manchester United, Phil Neville, ha battuto 3-0 il Camerun. Le britanniche affronteranno il prossimo 27 giugno la Norvegia, ieri uscita vittoriosa ai calci di rigore contro l’Australia di Sam Kerr. Una partita subito in discesa per le inglesi, in vantaggio al 14′ con la perfetta punizione a due da dentro l’area di rigore di Noughton. Il raddoppio arriva nel finale di primo tempo a firma White, al suo terzo centro consecutivo. Rete convalidata con l’ausilio del Var e che scatena la rabbia delle africane: la nazionale di Djemfa minaccia di abbandonare il campo, poi rientra nel secondo tempo con grande determinazione. Al minuto 50 Ajara Nchout accorcia le distanze ma l’arbitro annulla dopo il controllo del Var. Le camerunensi non si capacitano della decisione e giù altre proteste. Il Camerun sfiora il gol del 2-1, prima del tris di Greenwood che chiude definitivamente la partita.

 

FRANCIA-BRASILE 2-1

52’ Gauvin (F), 62’ Thaisa (B), 107′ Henry (F)

FRANCIA (4-4-2): Bouhaddi; Torrent, Renard, Mbock-Bathy, Majri; Diani, Henry, Bussaglia, Assevi; Gauvin, Le Sommer. Ct. Diacre

BRASILE (4-3-3): Barbara; Santos, Kathellen, Monica, Tamires; Formiga, Thaisa, Marta; Debinha, Cristiane, Ludmila (71′ Zaneratti). Ct. Vadao

I padroni di casa sono ancora in corsa e la salvatrice della Patria fa Henry di cognome. Non è Thierry ma Amandine, 29enne centrocampista dell’Olympique Lione. E’ lei a decidere Francia-Brasile con un colpo di testa a inizio secondo tempo supplementare che regala alle transalpine il pass per i quarti di finale dei Mondiali femminili. Allo Stade Oceane di Le Havre, le francesi vanno in vantaggio con Gauvin al 52’: tocco da due passi dopo una grande azione sulla destra di Diani. Dieci minuti dopo pareggia il Brasile: la centrocampista del Milan Thaisa segna da fuori area e il check del Var conferma la regolarità dell’azione. Poi ai supplementari, dopo il salvataggio miracoloso di Mbock-Bathy su Debinha, è Henry a deciderla. La Francia tornerà in campo il 28 giugno contro la vincente di Spagna-Stati Uniti (di scena lunedì 24 giugno alle 18).

Francia-Brasile. Accostare queste due Nazionali quando si parla di calcio è far lievitare i ricordi di una sfida classica del calcio mondiale. Giocatori leggendari di epoche differenti in epiche battaglie che ancora oggi ricordiamo in istantanee iconiche. Come la doppietta di Zinedine Zidane in quel 3-0 del 1998 che consegnò alla Francia la prima storica Coppa del Mondo.

E anche le giocatrici francesi, che proprio in casa stanno vivendo questa esperienza mondiale, vorrebbero replicare il successo di 21 anni fa in quello che è senza dubbio l’ottavo di finale più entusiasmante di Francia 2019. Da un lato la Nazionale che ha superato il proprio girone come prima e a punteggio pieno; dall’altro le brasiliane che sono arrivate terze nello stesso raggruppamento dell’Italia e che, pur avendo preso parte a tutte le otto edizioni, non hanno mai sollevato il trofeo.

Per caricare d’adrenalina il match in programma domenica 23 giugno alle 21 allo Stade Oceane di Le Havre, la Fifa ha chiesto alle Blues cosa rappresenta per loro giocare contro la Seleçao:

Amandine Henry, centrocampista e capitano

La squadra femminile brasiliana ha una buona cultura calcistica: è nei loro geni. Francia-Brasile sicuramente attira attenzione mediatica tra giornali e appassionati e noi dobbiamo assicurarci di essere altrettanto all’altezza in campo. Da tifosa, Francia 1998 è un ricordo pieno d’affetto: ho visto la finale a casa e poi sono uscita a festeggiare con i bambini che abitavano nella casa accanto alla mia. E’ un ricordo meraviglioso come supporter, ma ora voglio avere un ricordo bello anche come giocatrice.

Griedge Mbock Bathy, difensore

Ripensiamo tutti alle sfide precedenti tra Francia-Brasile, sia nel calcio maschile che femminile. Le abbiamo già affrontate e sappiamo che sono una squadra con un potenziale enorme e grandi giocatrici. Si sono comportate bene in questo torneo e non deve ingannare il terzo posto: Marta è una grande giocatrice ed è stata nominata miglior giocatrice dell’anno in numerose occasioni. Lei sicuramente è un’avversaria durissima.

Viviane Asseyi, attaccante

Quando la gente dice Francia-Brasile io penso subito al 1998 perché quella partita mi ha fatto scoccare la scintilla per diventare calciatrice. Ora, 21 anni dopo, la gente dice “Francia-Brasile” parlando della partita in cui ci sarà anche io, ed è fantastico.

Aissatou Tounkara, difensore

Siamo stati abbastanza fortunati ad avere una partita così entusiasmante agli ottavi, al di là dei pronostici.

Eugenie Le Sommer, attaccante

Francia-Brasile evoca il calcio stesso. Anch’io penso alla finale del 1998, al 3-0: sono stati momenti grandiosi che abbiamo vissuto in tutto il Paese e rimangono impressi nella mente. Grandi ricordi indelebili.

Corinne Diacre, allenatrice

No, non è solo una partita leggendaria del passato: è l’ottavo di finale di Francia 2019 femminile.

Chi l’ha detto che negli anni dispari non ci sono Mondiali o Europei? Basta dare un’occhiata al torneo iridato in Francia tutto al femminile. L’entusiasmo, la passione e qualità delle calciatrici stanno conquistando anche i palati più diffidenti. L’Italia di Milena Bartolini, ad esempio, con le due vittorie contro Australia e Giamaica ha calamitato l’attenzione degli appassionati di casa nostra. D’altra parte, così come accade per gli altri sport, il calcio maschile e quello femminile seguono le stesse regole. Eppure c’è ancora qualche piccola divergenza stilistica che separa i due mondi. Ad esempio: come ci si comporta con le stelle sulle magliette?

Eh sì, perché le stellette sulle divise nazionali sono il simbolo dei campionati mondiali vinti nelle edizioni maschili. Ma ciò vale anche per le maglie delle rappresentative rosa?

Gli Usa sono una superpotenza nel calcio femminile mentre in quello maschile sono degli eterni incompiuti. E così sulle maglie delle ragazze compaiono le tre stelle che ricordano le edizioni mondiali vinte, mentre sulle divise degli uomini non c’è nulla.

Per l’Italia accade il contrario. Il miglior risultato delle donne è un quarto di finale nel 1991. Per cui sulle maglie compare solo il tricolore, senza le quattro stelle della divisa al maschile. Però sui pantaloncini e sulla tenuta ufficiale dello staff le stelle compaiono.

La Francia non ha alcuna stella non avendo finora vinto alcun Mondiale, mentre i colleghi uomini sono a quota due dopo i successi a Francia ’98 e Russia 2018. Il Brasile, infine, la optato per una scelta uniforme su entrambe le magliette. Le cinque stelle dei mondiali maschili vinti fanno capolino sia sulla divisa degli uomini che su quella delle donne.