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Il calciomercato spesso lascia increduli di fronte alle decisioni dei calciatori, che raramente rifiutano offerte imperdibili, cambiando maglia a seconda dei loro interessi.

Ma sarà davvero così? La storia calcistica ci insegna che un calciatore ha anche degli ideali legati alla propria squadra e spesso rifiuta il cosiddetto salto di qualità verso una squadra considerata “big”.

Proprio di recente è un giocatore del Bologna che si è reso protagonista di un rifiuto che ha fatto subito notizia: si tratta di Simone Verdi, che ha gentilmente declinato l’offerta del Napoli per rimanere ancorato alla sua maglia.

Non c’è da stupirsi se non ha colto quella che per molti era considerata la sua grande occasione. Molti prima di lui hanno fatto lo stesso e il passato conserva ancora tutti i nomi di chi ha detto no.

Il primo e sconvolgente rifiuto storico è stato quello di Gigi Riva, grande giocatore del Cagliari, che non ha ceduto alle lusinghe della Juventus che voleva a tutti i costi conquistare il suo talento. Siamo negli anni ’70 e, nello stesso periodo, un altro calciatore diventato celebre per le sue prestazioni in campo fu oggetto di un’allettante proposta del Napoli, seccamente rifiutata. Stavolta il protagonista è Paolo Rossi, che oggi commenta con queste parole la scelta di Verdi:

Credo abbia avuto timore di non sapere quante gare avrebbe potuto giocare, perché sul fatto che il Napoli sia competitivo non ci sono dubbi. Questione di titolarità o anche di crescita graduale? Se da una parte credo sia un obbligo del giocatore cercare di migliorare, ecco, penso altresì che Verdi abbia ritenuto il momento non opportuno, che la sua fase di crescita definitiva potrà raggiungere l’apice con altri cinque mesi di titolarità in un Bologna in cui gioca sicuro

Poi è stata la volta di Francesco Totti, emblema della fedeltà assoluta alla propria maglia giallorossa. Nonostante le offerte eccezionali da parte del Real Madrid, il calciatore non ha mai voluto abbandonare la Roma.

Ma la lista è ancora lunga e comprende anche nomi come Kakà, che rinunciò al Manchester City per rimanere fedele al Milan, e Totò Di Natale, che non cedette alla corte insistente della Juventus, nonostante l’Udinese fosse pronto a lasciarlo andare.

Più recenti in ordine di tempo arrivano i rifiuti di altri grandi nomi nel calcio internazionale: Marek Hamsik è un altro di quelli che hanno detto no. Il calciatore rifiuta l’occasione offerta dal Milan per rimanere a giocare con il Napoli.

Ma non è l’ultimo a chiudere questa carrellata di rifiuti storici: Milinkovic-Savic, Domenico Berardi e Nikola Kalinic sono altri illustri nomi che hanno fatto saltare trattative già in atto, spinti da motivazioni più forti degli interessi economici che ruotano attorno al calciomercato.

Che Verdi sia un’eccezione non è quindi affatto vero, ma che si approvi o meno la sua decisione, bisogna prendere atto del coraggio che ha avuto a dire di no. Chi prima di lui ha seguito lo stesso percorso oggi non può che appoggiarlo e sostenerlo.

«Mi mancherai», poi la firma. Totti, 10. L’ultimo dieci di un’era calcistica al tramonto. L’ha scritto con un pennarello blu su un pallone da calciare in curva Sud. Un pallone dalle sfumature arancioni e viola, ipermoderno, stiloso, impensabile se immaginiamo il pallone di cuoio tutto bianco scaraventato in rete di sinistro, contro il Foggia, il 4 settembre 1994. Allo stadio Olimpico, fu il primo gol di Francesco Totti con la Roma.
Aveva esordito l’anno prima, nel 1993, e domenica 28 maggio ha concluso la vita sul rettangolo verde. Dopo un quarto di secolo con un’unica maglia.

Toccanti, profondi ed eterni sono stati gli istanti che hanno preceduto il lancio di Totti, sotto la sua curva, della palla da lui firmata: la guardava con occhi lucidi e teneri, l’ultimo tiro nel suo stadio, rivolto a chi tanto l’ha amato, incondizionatamente.
Sono passati allenatori, presidenti, tanti calciatori e tanta fantasia, la Roma ha traversato stagioni negative, altre pessime, altre trionfanti. Tante variabili e una sola certezza: «Entra Totti e ci cambia la partita, ci fa tornare il sorriso».

Quel pallone Totti l’ha calciato senza guardare, stracolmo di sentimenti.
Tra mille anime che all’unisono hanno alzato le braccia la cielo per ricevere il dono, Thomas Lintozzi è stato il più fortunato. E da oggi anche il più invidiato. L’ha afferrato, tenuto stretto con la forza, mentre attorno si creava la tipica ressa. Lui, tifoso giallorosso di curva di 26 anni, ha il compito di conversare quello che diventerà un cimelio storico a tutti gli effetti:

Non lo lascio neanche per dormi’ e non me ne separerò mai, neanche per tutte le offerte che mi stanno arrivando

E’ il commento riportato dalla Gazzetta dello Sport. E’ tra le sue braccia, lo coccola, non se ne separa come Linus con la sua copertina. Arrivano offerte, si sparano prezzi assurdi, ma niente, lui non ci pensa minimamente:

Per me è sacro. Sono un ragazzo di curva, innamorato della Roma e quindi di Totti, sono passato dalle lacrime del giro di campo alla gioia di stringere forte questo pallone. L’ho amato da quando andavo all’asilo, per me il calcio è stato lui, lo ringrazierò tutta la vita per quello che ha dato alla gente e, soprattutto, in questo caso a me

Anche questa è eterna fedeltà come quella dimostrata per oltre 25 anni dal capitano Totti. La stessa che il popolo romanista riserverà nei secoli dei secoli all’ultima bandiera del calcio.