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La Fiorentina toglie, la Fiorentina dà. L’ultima finale di Coppa Italia dell’Atalanta era datata 1996 contro i viola di Batistuta. Non andò bene, visto che i gigliati si imposero sia all’andata che al ritorno e portarono la Coppa a Firenze. Ventitré anni dopo gli orobici ci riprovano. Sarebbe il sigillo al ciclo incredibile di Gasperini, che ha riportato la Dea ai fasti di un tempo. Quelli degli anni ’80, ad esempio, quando i nerazzurri arrivarono in semifinale di Coppa delle Coppe contro il Malines (1987/1988) dopo aver perso proprio una finale di Coppa Italia contro il Napoli.

L’Atalanta di Mondonico e Vieri

Seguirono anni altalenanti tra serie A e B, con un settimo posto nel 1992-1993 con Marcello Lippi in panchina. Nel 1995 il ritorno nella massima serie con una leggenda atalantina alla guida tecnica, Emiliano Mondonico. Orfana di Maurizio Ganz in attacco, la squadra è un manipolo di giovani promettenti che verranno alla ribalta (grazie allo zampino di Mino Favini, scomparso qualche giorno fa). In difesa il pilastro era Paolo Montero, alla stagione d’addio a Bergamo prima del grande salto nella Juventus. Sulla trequarti il talento emergente di Domenico Morfeo, neanche 20 anni. In attacco l’eredità di Ganz era divisa tra Christian Vieri, che aveva iniziato poco più che ventenne il suo giro d’Italia dei club. E Federico Pisani, atteso da un tragico destino nel 1997 (morirà in un incidente stradale).

Curiosamente, anche nella Coppa Italia del 1996 l’Atalanta aveva eliminato la Juventus con un gol di Fabio Gallo nei tempi supplementari. Poi nei quarti e nelle semifinali la squadra di Mondonico si era sbarazzata di Cagliari e Bologna. In finale trovava, nella doppia sfida di andata e ritorno, la Fiorentina di Claudio Ranieri. In quella viola, oltre a Batigol, c’erano Rui Costa, Toldo, Flachi, Lorenzo Amoruso. All’andata al Franchi decide un gol di Batistuta, al ritorno il copione non cambia: 0-2 con le reti ancora dell’argentino e di Amoruso. La Coppa va a Firenze, per la Dea l’unico trionfo resta quello del 1963 con la tripletta di Domenghini che spense le speranze di vittoria del Torino. In attesa del 15 maggio e della sfida tra Correa e Gomez, Immobile e Zapata, Milinkovic Savic e Ilicic.

La sedia di Amsterdam ha perso da un anno il suo padrone. Il 29 marzo 2018 se ne andava Emiliano Mondonico a 71 anni dopo aver lottato contro un grave male. Pioniere del calcio pane e salame, antitesi di quello robotico del calcio totale ieri e del tiki taka oggi. Il suo Mondo di Rivolta D’Adda lo ricorda con una messa, lui che non ha mai troncato il suo legame con la terra natia. Negli ultimi anni, infatti, allenava una formazione di ex tossicodipendenti e alcolisti. Lui che aveva girato l’Italia in panchina, ma non aveva mai reciso il cordone ombelicale con Rivolta.

Da Cremona ad Amsterdam

Cremonese, Como, Atalanta, Torino, Napoli, Fiorentina, Cosenza, Albinoleffe, Novara. Trentacinque anni di panchina, da stratega metodico del calcio più essenziale. Quello catenacciaro all’italiana, per i suoi detrattori. Quello che ci ha fatto vincere quattro Coppe del Mondo, puntando sugli uomini e non sugli schemi. Vincono i giocatori, non i moduli. E non è un reato portare a casa il risultato con un po’ di difesa e contropiede, soprattutto se alleni la squadra più debole tecnicamente.


Eppure Mondonico aveva fiuto per il talento. Basti pensare a Vialli e Inzaghi, lanciati quando allenava Cremonese e Atalanta. Lui li scovava sin da quando erano ragazzini che giocavano all’oratorio. Non a caso il Mondo era testimonial del progetto calcio del Centro sportivo italiano. Perché sapeva cosa significa arrivare in alto, quanto sacrificio occorreva. Lo sapeva anche quella sera ad Amsterdam nel 1992, quando con il suo Toro sfiorò il momento più alto della sua carriera. La vittoria in Coppa Uefa contro l’Ajax, sfumata anche per una discutibile direzione di gara. Domenica il calendario ha voluto che si incontrassero proprio Fiorentina e Torino in campionato. Le sue due squadre del cuore assieme all’Atalanta. Sul maxischermo del “Franchi”, alle 15, ci sarà un omaggio a Mondonico. Il tempo di un morso a un panino col salame e via con il match. Il Mondo approverebbe.

Non è un caso, non può essere uno scherzo di carnevale un match come Atalanta Fiorentina alla vigilia del primo anniversario dalla scomparsa di Davide Astori. La terra che l’ha allevato e quella che l’ha adottato. L’ex capitano viola era nativo di San Giovanni Bianco e ed è sepolto a San Pellegrino Terme, distanti pochi chilometri da Bergamo. E proprio nel suo paese natale, San Pellegrino, questa mattina si è celebrata una messa per ricordare il calciatore andato via nella notte di un anno fa, prima del match con l’Udinese.

La partita di Astori

La bellezza di una partita come Atalanta Fiorentina è stato lo spot migliore per commemorare al meglio un uomo come Astori. Intensità, sportività e una qualità del gioco non banale. E poi quel tredicesimo minuto con Ilicic che calcia fuori il pallone per avviare il minuto di silenzio in memoria del suo ex compagno di squadra. I due hanno vissuto insieme due anni a Firenze, prima che lo sloveno prendesse la strada di Bergamo. La scomparsa di Davide lo ha particolarmente toccato soprattutto quando, la scorsa estate, Ilicic ha avuto un’infezione batterica ai linfonodi del collo. Un problema di salute che ha temuto potesse impedirgli di tornare a giocare, come spiegato al Corriere dello Sport:

Quello che è successo a Davide mi ha fatto passare dei momenti difficili e ho sofferto per tanti giorni. È stata una tragedia terribile che non mi permetteva di dormire. E quando sono stato male io, ho avuto paura che mi potesse succedere qualcosa di simile. Pensavo: “E se domani mattina non mi sveglio? Come farò a non vedere più la mia famiglia?”. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Il calcio non è tutto nella vita, l’ho capito sulla mia pelle

Caro Davide…

Astori è stato ricordato sui campi di tutta Italia al tredicesimo minuto, pari al suo numero di maglia. Emozioni e lacrime hanno spazzato via, per 60 secondi, la tensione della gara. Mentre sul tabellone luminoso compariva la foto del calciatore, la curva atalantina esponeva lo striscione: “Davide sempre con noi”. Ricordo condiviso dalla curva viola accorsa all’”Atleti Azzurri d’Italia”. Non è stato un turno normale di serie A, particolarmente toccato dalla lettera che i suoi genitori gli hanno scritto al figlio. Caro Davide ti scrivo


 

 

La Fiorentina ha assistito sgomenta e profondamente rattristata al susseguirsi di messaggi vergognosi, postati da alcuni individui sui vari canali social ufficiali del Club, che hanno avuto come bersaglio Davide Astori. La Società viola è in contatto costante con le autorità competenti affinché questi sciacalli vengano perseguiti come meritano

Arriva con una nota ufficiale, pubblicata sul sito del club, la presa di posizione decisa e inevitabile della Fiorentina dinanzi all’ondata di odio “social” che ha investito i viola in seguito al discusso episodio arbitrale di domenica sera, nel recupero della partita contro l’Inter, con l’assegnazione del rigore da parte dell’arbitro Abisso alla squadra di Pioli. Nelle ore immediatamente successive, le pagine legate al club sono state bersagliate da messaggi offensivi, tra i quali anche alcuni, vergognosi, che offendevano la memoria di Davide Astori, scomparso un anno fa, il 4 marzo 2018.
«Noi continuiamo a credere nello sport e nei valori che esso rappresenta – si legge ancora nel comunicato della Fiorentina – Un episodio non può scatenare questa rabbia insensata e facciamo appello ai tifosi veri affinché isolino questi individui indegni».

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Sul tema si è espresso anche Andrea Della Valle che conferma la decisione della Fiorentina di sporgere denuncia alla Digos per valutare se siano stati commessi reati e quali, mentre la polizia è al lavoro per risalire agli autori dei vari commenti apparsi nelle scorse ore. Ai microfoni di Sky, ha detto:

La Fiorentina con Davide era riuscita a fare una cosa incredibile: unire tutte le squadre di Italia. Sono senza parole, siamo tornati punto a capo. Quest’odio e violenze verbali per un errore arbitrale non hanno senso. A cosa serve infangare una persona come Astori? Come si sentono queste persone dopo che hanno scritto certe cose? Cosa si dicono quando si guardano allo specchio? O mentre mangiano con i genitori? Mi dispiace perché facciamo sempre dei passi indietro così drammatici

Spal – Fiorentina storicamente è partita sentita e che ha segnato il destino soprattutto dei ferraresi.

Oggi le due squadre si incontrano al Paolo Mazza per un match che per la Viola significa avvicinarsi alla zona Europa e per gli estensi allontanarsi sempre di più dalla zona calda della retrocessione.

Partita che per certi versi richiama quella del 5 maggio 1968 giocatasi al Comunale di Campo di Marte (l’attuale Artemio Franchi) che decretò la retrocessione in Serie B per la Spal dopo essere stata grande protagonista da dopoguerra fino proprio al ’68. Una condanna per il calcio spallino anche perché da quell’anno in poi c’è stata la debacle fino al fallimento del 2004. Solamente nel 2017, grazie all’attuale allenatore Leonardo Semplici, la squadra è tornata nella massima serie.

Nella storica partita del 1968 ci sono diversi spunti attuali. Su tutti c’è quello legato al cognome Petagna. Sulla panchina degli estensi, in quel famoso match, sedeva l’allenatore Francesco Petagna, nonno di Andrea l’attuale attaccante dei biancazzurri. Sì ben cinquant’anni dopo, un nuovo Petagna è entrato a fare parte della società estense.

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Francesco Petagna ai tempi della Spal con il presidente Mazza

Andrea Petagna ora è uno degli attaccanti principali della squadra allenata da Semplici, ma suo nonno è stato l’allenatore spallino che ha fatto vincere un torneo alla società. Infatti, sempre in quel 1968 ancora contro la Fiorentina, a Salsomaggiore la squadra vinse la Coppa “De Martino”, competizione riservata alle “seconde” squadre (che sopravvisse fino al 1971). Il match terminò 1-1 ma a decretare la vittoria per gli estensi fu la monetina.

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I giornali del 25 aprile 1968 che raccontavano la vittoria della Spal grazie alla moneta

In quell’occasione infatti, così com’era successo nella finale dell’Europeo 1970 tra Italia – Urss, la squadra vinse il torneo grazie proprio al lancio della moneta.  Quel giorno a Salsomaggiore, però, la fortuna voltò le spalle ai viola e la Spal mise in bacheca il prezioso titolo, l’anno successivo, però, la Fiorentina vincerà lo Scudetto.

Se il campionato di Serie A sembra un capitolo chiuso già da diverse settimane, alle altre big non resta che provare a spodestare la Juventus almeno dalla Coppa Italia.

In una tre giorni fitta di appuntamenti, bianconeri e company sono impegnati per i quarti di finale della coppa nazionale.
Negli ultimi anni la Juventus ha trovato terreno fertile anche in questo torneo, in cui ha trionfato nelle ultime quattro edizioni in maniera molto agevole.
Il prestigio della Coppa Italia è cresciuto molto, in realtà non si è mai capito il perché tanti club negli anni passati l’avessero snobbata per dare importanza ad altro. La Juventus ha fatto la voce grossa e ora vanta ben 13 successi.

Poiché per le altre società vincere lo scudetto è davvero diventato un miraggio, virare su un altro obiettivo concreto qual è la Coppa Italia può essere un’idea. Giocarsela nelle partite secche può essere un po’ più equilibrato, anche se di fronte ci fosse proprio la Juve.

Si parte con la sfida Milan – Napoli. A distanza di 72 ore le due squadre si riaffrontano. L’esito sicuramente sarà diverso, dato che si tratta di partita secca. I pronostici pendono più per il Napoli che ha qualità maggiore per passare il turno.
Tra i rossoneri debutterà dal primo minuto Piatek. A differenza di sabato, dovrebbe partire titolare Abate al posto di Calabria e Castillejo al posto di uno tra Suso o Calhanoglu.
Tra i partenopei quasi sicuramente ci saranno Allan e Hamsik che hanno saltato la partita di campionato, il primo per i rumors di mercato il secondo di rientro dall’infortunio. In porta torna Meret.

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L’esultanza di Florenzi per il gol del pareggio al Franchi

Domani tocca a Fiorentina – Roma e Atalanta – Juventus.
I giallorossi, dopo l’ennesimo passo falso in campionato, hanno bisogno di fiducia e quale miglior soluzione se non una vittoria e passaggio del turno? Si prospetta una gara ricca di gol poiché sono squadre che creano molte azioni da gol e hanno grossi limiti difensivi. I due allenatori vogliono la semifinale e pertanto se la giocheranno appieno.

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In campionato a Bergamo, l’Atalanta ha fermato la Juve sul 2-2

La Juve è ospite a Bergamo. Allegri conta una rosa validissima anche se ci sono molti calciatori indisponibili per infortunio. In difesa ci saranno Rugani e Chiellini con Alex Sandro e l’ex nerazzurro Spinazzola, in attacco spazio a Bernardeschi con Dybala e Ronaldo.
Per la Dea squadra quasi al completo con qualche innesto per far rifiatare gli altri. A differenza degli undici che hanno giocato contro la Roma, Gasperini inserirà in difesa Masiello e a centrocampo Pessina e Gosens.
In campionato i bergamaschi sono stati bravi a fermare il cammino quasi perfetto della Juventus. Riuscirà a ripetersi anche in coppa? La vittoria dei bianconeri è più alta del solito.

L’ultimo scontro è tra Inter – Lazio. Non in una bella situazione entrambe, i biancocelesti però, arrivano da una grandissima prova contro la Juve, mentre i nerazzurri da una pessima trasferta a Torino contro i granata. Un banco di prova per entrambe, chissà chi avrà la meglio.  

Quando è stato acquistato quest’estate dalla Fiorentina, in molti hanno digitato il suo nome su google. Perché Alban Lafont era, ai più, un oggetto misterioso. Neanche ventenne, semisconosciuto portiere del Tolosa, originario del Burkina Faso ma poi sbarcato in Francia da piccolo. Eppure in Ligue 1 ha esordito nel 2015 ha soli 16 anni. Un anno più tardi è stato inserito dal Guardian tra i migliori 60 calciatori nati nel 1999. Qualità che hanno convinto i dirigenti della Fiorentina ha investire su di lui per il posto da portiere. Fiducia a tratti ripagata, a tratti mal riposta.

Statistiche alla mano Lafont ha una delle medie voto più basse tra i portieri titolari in A. Il suo 5,92 lo fa precipitare nelle retrovie al pari dell’empolese Provedel. I fanta allenatori che avevano puntato su di lui si stanno un po’ mangiando le mani. La difesa gigliata ha fin qui subito 24 reti in 32 partite. Ben tre sono arrivate dalla sfida con il Chievo che ha uno dei peggiori attacchi del campionato (17 gol all’attivo). E dire che poteva andare anche peggio se l’arbitro Chiffi non avesse annullato il gol di Giaccherini propiziato da un passaggio sciagurato proprio di Lafont.


Il portierino francese si è poi riscattato neutralizzando il secondo rigore di Pellissier che poteva portare le squadre sul 3-3. Lafont ha battezzato lo stesso angolo scelto dall’attaccante clivense nel penalty precedente, riuscendo questa volta a intercettare il pallone. Certo, come dimostrano i suoi voti, l’ex Tolosa non è propriamente quell’estremo difensore che trasmette sicurezza alla difesa (e a chi puntato su di lui al fantacalcio). Per questo in molti sono pronti a studiare le contromosse del caso in vista dell’asta di riparazione.


Il mercato tuttavia non offre molto. L’occasione più ghiotta potrebbe arrivare dalla Spal con Viviano. Un ex viola, tra l’altro, chiamato per la sua esperienza tra i pali degli estensi. In casa Genoa, invece, prestazioni altalenanti anche per un altro portiere talentino, quel Radu titolare dell’under 21 rumena. Un ulteriore rischio potrebbe essere pescare in casa Empoli. Provedel, come detto, non entusiasma. A contendergli il posto c’è quel Dragowski finito al “Castellani” dopo aver fatto il vice proprio di Lafont a Firenze.

 

Ventunesima giornata di Serie A, seconda del girone di ritorno, partita già con i tre anticipi del sabato e che continua oggi con diversi match interessanti.

Nell’anticipo delle 12.30 si sfidano Chievo Verona – Fiorentina. Al Bentegodi ci sono i clivensi, sconfitti dalla Juve nell’ultima uscita a Torino e fanalino di coda della Serie A, e c’è la Viola che, invece, arriva da uno scoppiettante 3-3 contro la Sampdoria con un super Muriel. La vittoria dei toscani non è poi così scontata dato che la cura Di Carlo comunque qualche miglioramento lo ha portato.

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Sergio Pellissier, il giocatore più prolifico della storia del Chievo

Alle 15 c’è un piacevole derby tra Parma – Spal. La differenza di dieci punti in classifica porta a pensare a una convincente vittoria per i ducali. I ferraresi arrivano dal pareggio in trasferta col Bologna e hanno bisogno di punti per allontanarsi dalla zona calda. Possibile che entrambi segnino e magari anche con parecchi gol.

Stessa idea anche per Atalanta – Roma. I bergamaschi sono in una forma strabiliante e i giallorossi, nonostante siano in ripresa grazie alla vittoria contro il Torino, hanno sempre sofferto contro i nerazzurri. Scoppiettante pareggio? O più cauti con una doppia chance?

Il Bologna di Inzaghi che ospita il Frosinone ha il dovere di vincere contro i ciociari. Facile vittoria per i rossoblu.

Alle 18 c’è Torino – Inter. I nerazzurri non possono perdere altri punti così come i granata. Partita tosta, ma con buone possibilità di vittoria per gli uomini di mister Spalletti, magari con poche reti.

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Il capitano granata, Andrea Belotti

Quando gioca la Juventus, anche se va a Roma contro la Lazio, difficilmente la si da per sconfitta, noi consigliamo un più cauto gol.

Sarà per la fisiognomica facciale, sarà per la progressione palla al piede, sarà per quella tendenza al chilo di troppo. Ma il paragone, ingombrante, con Ronaldo il fenomeno accompagna Luis Muriel sin dagli inizi della sua carriera. Perciò non sorprende che i due super gol all’esordio con la Fiorentina abbiano ricordato le prodezze del brasiliano. L’attaccante viola ha fulminato la sua ex Sampdoria, contribuendo con Quagliarella al pirotecnico 3-3 del “Franchi”.

Già dai primi tempi in Italia con il Lecce, stagione 2011-2012, il parallelo tra il colombiano e il fuoriclasse carioca è stato subito spontaneo. Il problema, per Muriel, è che le aspettative sono state troppo elevate per il talento classe 1991

Il paragone con Ronaldo? Mi ha accompagnato molto in carriera, spero di sentirlo ogni domenica

Il secondo gol di Muriel con la Fiorentina

Il secondo gol, in particolare, ha impressionato. Al 70’ Muriel è partito dalla sua metà campo,  anticipa l’avversario con un colpo di tacco, tunnel al raddoppio di marcatura blucerchiata e poi via in campo aperto. Sessanta metri palla al piede in pieno stile fenomeno brasiliano. Poi il piazzato che supera Audero e riporta la Fiorentina in vantaggio prima del blitz di Quagliarella. Un gol che a molti ha ricordato le falcate coast coast di Ronaldo negli anni ’90.

 

Lo stesso Federico Chiesa, figlio di quell’Enrico che ha più volte sfidato Luis Nazario da Lima, è rimasto sbalordito.  Quando ha raggiunto Muriel per abbracciarlo dopo il gol ha esclamato: “Ma che gol hai fatto?”. Gongola Stefano Pioli, che immagina per la sua squadra una scalata vincente alla qualificazione in Europa League.Primo gol di Muriel con la Fiorentina

Allo stesso Pantaleo Corvino, direttore generale della Fiorentina, il colombiano pare avesse promesso una doppietta all’esordio. Detto fatto. Il paragone, se fai un gol del genere in maglia viola in serie A, è con un altro fenomeno. Con il codino e che ha iniziato la sua carriera da fuoriclasse a Firenze. Roberto Baggio e quel gol al Napoli. Ma forse stiamo esagerando e Muriel è solo un potenziale campione fermatosi prima di spiccare il volo.

 

In Italia ha fatto parlare di sé, prima di tutto, per la difficoltà nel pronunciare il suo cognome e poi anche per qualche apparizione con la maglia della Fiorentina nella stagione 2015/16.

Il polacco Jakub Błaszczykowski, però, è un idolo in patria oltre ad aver vinto tanto con la maglia del Borussia Dortmund. Cresciuto e lanciato dal Wisła Cracovia, l’esterno ha rescisso col Wolfsburg per tornare proprio dove tutto è iniziato.

Kuba ha preso una decisione di cuore. Il club polacco versa in una grave crisi economica: ha difficoltà nel pagare gli stipendi, tanto da rischiare addirittura l’esclusione dal campionato e la retrocessione in terza serie.
Davvero una brutta situazione dato soprattutto dal prestigio e dalla storia della squadra cracoviana, che conta tredici titoli nazionali, quattro coppe nazioni e una Supercoppa polacca.

Błaszczykowski ha scelto di mettere da parte la questione economica. Ha lasciato la Bundesliga e il Wolfsburg, in cui non trovava molto spazio, e si è accasato al Wisła senza percepire stipendio. Non solo, il 33enne presterà un milione di euro al club insieme ad altri due soci. Tuttavia non è la prima volta che l’esterno ha aiutato il club, in passato ha già offerto 300mila euro per rimpolpare le casse del club.

Dal punto di vista della classifica i biancostellati sono in una buona posizione tanto da giocarsi un posto utile per i playoff scudetto.

A complimentarsi della bellissima scelta il Dortmund, squadra con cui ha giocato oltre 250 partite

 

Questa notizia ha piacevolmente sorpreso anche la Polonia. Per i biancorossi Kuba è un istituzione: con 105 presenze è il calciatore con più gettoni con la nazionale.