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Storica impresa azzurra ai Mondiali di artistica di Stoccarda: la squadra femminile azzurra di ginnastica artistica ha vinto il bronzo nell’all-around a squadre! Nelle 48 edizioni della rassegna sin qui disputate, nella specialità, si contava un’unica medaglia italiana: grazie allo stesso terzo posto centrato a Basilea 1950.

Sessantanove anni più tardi, il clamoroso risultato, che arriva dopo la conquista del pass per l’Olimpiade di Tokyo 2020 centrato sabato in qualificazione con l’ottavo posto: adesso questo bronzo che brilla come un oro. Merito delle Fate guidate dal ct Enrico Casella: Giorgia Villa, Elisa Iorio, Alice D’Amato, Asia D’Amato e Desiree Carofiglio (Martina Maggio riserva), con 164.796, han chiuso alle spalle di Stati Uniti (172.330) e Russia (166.529). Beffata la Cina, una super potenza – sul podio in tutte le ultime sette occasioni, da Aarhus 2006 in poi – quarta con 164.230.

Le ragazze, tutte di giovanissima età – quattro titolari su cinque hanno 16 anni, la Carofiglio 19 – sono le eredi di Renata Bianchi, Licia Macchini, Laura Micheli, Anna Monlarini, Wanda Nuti, Elena Santoni, Liliana Scaricabarozzi, Ada Tondolo e Liliana Torriani che, in Svizzera, si piazzarono alle spalle di Svezia e Francia. Altri tempi. Oggi la realtà è diversa. Ed è una realtà tutta azzurra. Esulta il ct Casella:

È stata una gara strepitosa, lottata dal primo all’ultimo esercizio: avevamo poco da perdere e abbiamo dimostrato che gli errori della qualificazione erano stati casuali. La squadra è giovane, non potrà che crescere. È un risultato meritatissimo”.

 

Le Fate a Stoccarda compiono un’impresa con un solo precedente: le azzurre furono terze 69 anni fa a Basilea. Merito della squadra del c.t. Enrico Casella composta dalle giovanissime Giorgia Villa, Elisa Iorio, Alice D’Amato, Asia D’Amato e Desiree Carofiglio (Martina Maggio riserva). Oro agli Stati Uniti (Biles record), argento alla Russia

Fonte: comunicato stampa Federvolley

Le azzurre di Davide Mazzanti sono in semifinale del Campionato Europeo 2019 e sabato affronteranno ad Ankara la Serbia (ore 16 italiane), nell’affascinante riedizione della finale Mondiale 2018Per raggiungere questo importante e prestigioso traguardo l’Italia ha dovuto superare all’Atlas Arena di Lodz la Russia 3-1 (25-27, 25-22, 27-25, 25-21). 

Dopo esser mancata nelle ultime tre edizioni, l’ultima volta risaliva al 2011, la nazionale tricolore ha conquistato così la partecipazione alle semifinali che si svolgeranno nella capitale turca il 7 settembre, mentre domenica 8 sono in programma le finali.  Nel quarto di finale l’Italia ha dovuto tirare fuori tutta la sua grinta e il cuore per avere la meglio sulla Russia. Sprecata una grossa occasione del primo set, le azzurre non si sono disunite e, anche in situazioni molto complicate, hanno trovato la forza di venirne fuori. Vinto un combattuto secondo set, la battaglia è proseguita nel terzo, quando a fare la differenza è stato il muro tricolore. Nel quarto l’Italia ha dovuto rincorrere nuovamente le avversarie, ma dopo averle agganciate, non si è più fermata e ha strappato il pass per le semifinali.

Miglior marcatrice della gara è stata Paola Egonu con 28 punti, davanti a un’ottima Myriam Sylla (19 punti) e Indre Sorokaite (13 p.) Buono l’apporto dei centrali Raphaela Folie e Cristina Chirichella, così come dietro Monica De Gennaro ha fatto sentire la sua presenza. Da menzionare Ofelia Malinov, autrice di ben 6 punti con 4 muri. Proprio quest’ultimo fondamentale è stata una delle chiavi della vittoria azzurra: 18 quelli totali contro i 9 russi. L’Italia questa sera ha trovato un apporto importante anche dalla battuta: 7 aces contro 3.   Ad Ankara nei quarti di finale le campionesse mondiali della Serbia hanno superato 3-0 (25-19, 25-18, 28-26) la Bulgaria, mentre le padrone di casa della Turchia 3-0 (25-20, 25-22, 25-20) l’Olanda.

CRONACA

L’Italia si è presentata in campo con la solita formazione: Malinov in palleggio, opposto Egonu, schiacciatrici Sylla e Sorokaite, centrali Chirichella e Folie, libero De Gennaro.
Nel primo set è stata la Russia a partire meglio, mentre l’attacco azzurro ha fatto fatica a prendere ritmo (5-9). Due muri su Goncharova hanno lanciato l’inseguimento dell’Italia, in grande evidenza Paola Egonu (14-16). Le vice campionesse mondiali, dentro Bosetti per Sorokaite, hanno trovato la parità sul (17-17) e da quel momento il parziale è stato giocato punto a punto (19-19). Nelle fasi cruciali entrambe le squadre hanno sprecato tanto: la Russia sul (23-24) non è riuscita a chiudere, altrettanto hanno fatto le azzurre sul (25-24). La girandola di errori alla fine ha premiato le russe, capaci di imporsi (25-27).
La seconda frazione ha visto di nuovo l’Italia rimanere indietro (6-9), ma in poche azioni lo svantaggio è stato colmato (10-10). Le azzurre e le avversarie hanno dato vita a un lungo botta e risposta, caratterizzato da azioni lunghe, tanti tocchi a muro e difese (15-14). A rompere l’equilibrio sono state le ragazze di Mazzanti, determinate nel portarsi al comando (18-14). La reazione avversaria, però, non s’è fatta attendere e le cose sono tornate in parità (18-18). La spallata definitiva alla Russia è stata firmata da Raphela Folie, la sua serie in battuta ha regalato il set all’Italia (25-22).

Al rientro in campo l’Italia sul (5-6) ha accusato un passaggio a vuoto e la Russia ne ha approfittato (7-12). Azione dopo azione le ragazze di Mazzanti sono cresciute, con pazienza e determinazione hanno prima accorciato le distanze, e poi riagganciato le avversarie (15-15). La rimonta ha dato ancora più carica all’Italia, un buon break azzurro, bene Sylla e Sorokaite, ha spinto le russe indietro (22-20). Come in precedenza il set s’è infiammato nel finale, le azzurre hanno sprecato la palla per chiudere (24-23), annullandone poi una alla squadra di Pankov (24-25). Sul (25-25) a fare la differenza è stato il muro tricolore: per due volte la coppia Folie-Egonu ha respinto gli attacchi di Voronkova, sigillando il parziale (27-25).

Il copione non è cambiato nella quarta frazione, le russe sono scappate avanti e l’Italia è stata costretta a inseguire (7-12). Mazzanti ha inserito Fahr per Folie e la mossa ha funzionato (10-12). Il muro tricolore ha sbarrato diverse volte la strada alle attaccanti russe (15-18), permettendo a Egonu e compagne di prendere ritmo (19-19). Nel finale le vice campionesse mondiali si sono scrollate di dosso le paure, hanno messo in mostra la loro pallavolo e sono andate a prendersi una semifinale europea che mancava da troppo tempo (25-21).

TABELLINO

 ITALIA – RUSSIA 3-1 (25-27, 25-22, 27-25, 25-21)

ITALIA: Sorokaite 13, Folie 10, Egonu 28, Sylla 19, Chirichella 9, Malinov 6; De Gennaro (L). Bosetti, Orro. Parrocchiale, Fahr 1. N.e: Danesi, Enweonwu (L), Nwakalor. All. Mazzanti
RUSSIA: Efimova 8, Romanova 2, Voronkova 11, Koroleva 12, Goncharova 22, Parubets 9; Galkina (L). Khaletskaia, Startseva., Kurilo 1, Lazareva. N.e: Lazarenko, Chikrizova (L). All. Pankov
Arbitri: Ivanov (Bul) e Witte (Ger)
Spettatori: 3520. Durata set: 31’, 30’, 31’, 31’.
Italia: 7 a, 13 bs, 18 m, 30 et.
Russia: 2 a, 4 bs, 9 m, 16 et.

RISULTATI E CALENDARIO DELL’EUROPEO 2019

QUARTI DI FINALE (4 settembre)

WQF 01 (Ankara) – Serbia – Bulgaria 3-0 (25-19, 25-18, 28-26)

WQF 02 (Ankara) – Turchia – Olanda 3-0 (25-20, 25-22, 25-20)

WQF 03 (Lodz) – ITALIA – Russia 3-1 (25-27, 25-22, 27-25, 25-21

WQF 04 (Lodz) – Polonia – Germania​ 3-2 (22-25, 25-16, 25-19, 17-25, 15-11)

SEMIFINALI (7 settembre, Ankara)

Semifinale 1 – Serbia – ITALIA (ore 16)

Semifinale 2 – Turchia – Polonia (ore 18.30)

FINALI (8 settembre, Ankara)

Finale 3°-4° posto ore 16

Finale 1°-2° posto ore 18.30

Fonte: comunicato Federvolley

Negli ottavi di finale del Campionato Europeo 2019 le azzurre di Davide Mazzanti hanno superato 3-0 (25-20, 25-23, 25-20) la Slovacchia, qualificandosi per i quarti.  Nella prossima sfida, in programma a mercoledì 4 settembre a Lodz (orario da stabilire), le vice campionesse mondiali si troveranno di fronte la Russia, vincitrice sul Belgio 3-1 (25-22, 25-15, 21-25, 25-22).   

All’Ondrej Nepela Arena di Bratislava per Chirichella e compagne non è stata una passeggiata, la Slovacchia infatti soprattutto nei due set iniziali ha dato filo da torcere alle azzurre. Nel primo parziale l’allungo tricolore è stato firmato da Sorokaite, mentre nel secondo, dopo un lungo confronto, sono stati decisivi due aces consecutivi di Paola Egonu. La terza frazione ha visto le ragazze di Mazzanti portarsi avanti sin dall’inizio e poi, nonostante qualche errore di troppo, difendere il vantaggio sino alla fine.

La migliore marcatrice è stata Paola Egonu con 17 punti (4 aces), seguita da Indre Sorokaite (16 punti), preziosa anche a muro: 3 quelli vincenti. Nel complesso l’Italia ha dominato a muro (10 a 0), ma ha commesso molti errori in più rispetto alle padrone di casa (30 a 16). In battuta le azzurre hanno messo a segno 11 aces contro i 6 della Slovacchia.
Una nota positiva è stato l’esordio del torneo di Lucia Bosetti, mentre per la giovane Sarah Fahr si è trattata dell’ingresso in assoluto in un Campionato Europeo.

CRONACA

L’Italia si è schierata in campo con Malinov in palleggio, opposto Egonu, schiacciatrici Sorokaite e Sylla, centrali Chirichella e Folie, libero De Gennaro.  Nel primo set la Slovacchia ha sfruttato bene la battuta, mettendo in difficoltà le azzurre per alcune azioni (8-10). L’Italia è cresciuta con il passare del gioco, ha toccato più palloni a muro ed è salita di livello in difesa (16-13). Una Sorokaite molto ispirata ha guidato le compagne sul (20-15) e il finale, esordio nel torneo di Lucia Bosetti, è stato tutto di marca azzurra (25-20).
Nella seconda frazione le padrone di casa hanno tentato l’allungo e Mazzanti ha risposto inserendo Fahr per Folie (9-12). L’attacco tricolore ha faticato a ingranare e così la Slovacchia ne ha approfittato, mantenendosi a contatto (12-12). Le ragazze di Mazzanti hanno commesso molti errori, ma sono riuscite a non far scappare le avversarie (19-19). Il lungo botta e risposto è durato sino al (23-23), poi due aces consecutivi di Egonu hanno permesso all’Italia di chiudere (25-23).
Diverso l’andamento della terza frazione, Sorokaite e compagne hanno preso con decisione il comando del gioco (9-6), aumentando progressivamente il proprio vantaggio. Nel finale le vice campionesse del mondo hanno commesso qualche errore, ma la Slovacchia non è più riuscita ad avvicinarsi e l’Italia ha conquistato i quarti (25-20), dove ad attenderla c’è la Russia.

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TABELLINO

SLOVACCHIA – ITALIA 0-3 (20-25, 23-25, 20-25)  

SLOVACCHIA: Radosova 9, Herelova 3, Palgutova 6, Kostelanska 19, Pencova, Kosekova; Spankova (L). Hroncekova 1, Kijakova 4, Szaboova. N.e: Hudecova, Oveckova, Fricova, Jancova (L). All. Fenoglio
ITALIA: Sorokaite 16, Folie 7, Egonu 17, Sylla 8, Chirichella 7, Malinov 1; De Gennaro (L). Bosetti 1, Fahr 2, Danesi. N.e: Orro, Parrocchiale, Enweonwu, Nwakalor. All. Mazzanti
Arbitri: Muha (Cro) e Halasz (Ung)
Spettatori: 6430. Durata set: 25’, 28’, 29’
Italia: 11 a, 9 bs, 10 m, 30 et.
Slovacchia: 6 a, 7 bs, 0 m, 16 et.

Alla Atlas Arena di Lodz, in Polonia, l’Italia di Mazzanti sconfigga senza troppi patemi l’Ucraina nel secondo impegno dell’Europeo. Finisce 25-16, 25-18, 25-10 per le Azzurre che possono migliorare dal punto di vista del gioco, ma che trovano un’ottima serata a servizio. Ucraina non al livello dell’Italia e che non può nulla contro Egonu, Sylla e compagne. Oggi, alle 18, nuovamente in campo contro il Belgio.

L’Italia non si distrae e contro l’Ucraina rispetta il pronostico nel secondo impegno del girone dell’Europeo 2019. Sorokaite a servizio prova a far prendere ritmo all’Italia che cerca di prendere le misure alla partita, ma la concentrazione e la comunicazione delle Azzurre devono ancora registrare qualcosa, mentre in panchina Mazzanti invita le sue ragazze a continuare a giocare. Sorte che assiste l’Italia quando il servizio di Malinov si adagia sul nastro e poi cade nel campo ucraino per il 16-12. Ucraina che finisce sotto pressione e nel tentativo di recuperare nel punteggio commette qualche errore di troppo scivolando indietro 20-14. Italia più sciolta e di nuovo fortunata, Sylla in pallonetto tocca il nastro, ma trova comunque il 23-16 che diventa 24-16 ancora con il servizio sul nastro e poi a terra di Sylla. Set chiuso da Sorokaite, mani fuori e 25-16 Italia. L’attacco dell’Italia ormai è in ritmo.

Egonu comincia a martellare e anche la difesa è più continua nelle sue giocate. Un grande primo tempo tagliato di Chirichella manda avanti l’Italia 7-3 che si distende 8-3 con il muro di Sorokaite. Tornano però le disattenzioni e l’Ucraina è ancora vicina 9-8 con un pallone non controllato dalla difesa italiana. La squadra di Mazzanti però si scuote, grande difesa, attacco potente di Egonu e il margine torna confortante sul 16-11. Sylla ci mette una spruzzata della sua intensità, Egonu si fa trovare pronta a muro ed è ancora Sorokaite a chiudere con un attacco stretto sul 25-18. I saltelli di festa di Chirichella aprono il terzo parziale, primo tempo non semplice messo a terra dal capitano dell’Italia che manda avanti le Azzurre sul 5-1.

Tutti a guardare in alto perché sul challenge chiamato da Mazzanti il pallone pizzica la linea e allora è 12-3 Italia, con l’Ucraina che non riesce più a trovare punti e sembra uscire definitivamente di scena da questa sfida, anche perché Danesi entra e piazza subito due grandi muri che mantengono in controllo l’Italia sul 16-6. Sylla non ha ancora finito, muro in singola e Mazzanti la indica per complimentarsi, Italia avanti 20-7 e a un passo dal secondo successo nel girone. Tre punti che diventano ufficiali sull’ennesimo attacco sballato dell’Ucraina che anche dopo il challenge non cambia nel suo esito, con il set che si chiude 25-10.

IL TABELLINO

ITALIA – UCRAINA 3-0 (25-16, 25-18, 25-10)

ITALIA: Sorokaite 12, Folie 3, Egonu 20, Sylla 14, Chirichella 8, Malinov 2; De Gennaro (L), Parrocchiale, Danesi 4, Orro. N.e. Fahr, Nwakalor, Bosetti, Enweonwu (L). All. Mazzanti.

UCRAINA: Politanska 1, Kodola 3, Gerasymova 2, Rykhliuk 3, Stepaniuk 8, Trushkina 2; Karasova (L), Dorsman, Denysova 2, Kraiduba, Peretiatko. N.e. Karpets, Velykokon, Nikolaichuk (L).  All. Yegiazarov.

ARBITRI: Ivanov (Bul), Kurtiss (Let).

IL CALENDARIO DELLE AZZURRE

26/8 Italia-Belgio (ore 18); 27/8 Italia-Slovenia (ore 21); 29/8 Italia-Polonia (ore 21).

La nazionale italiana femminile ha esordito con una vittoria al Campionato Europeo 2019, in corso di svolgimento in Polonia, Turchia, Ungheria e Slovacchia. A Lodz nella pool B le ragazze di Mazzanti non hanno avuto problemi a superare nettamente il Portogallo 3-0 (25-15, 25-14, 25-13).
Le vice campionesse mondiali, al ritorno in campo dopo la gara che è valsa la qualificazione olimpica contro l’Olanda, si sono dimostrate troppo superiori rispetto alle lusitane, esordienti assolute in una rassegna continentale.
Nei primi scambi l’Italia è apparsa un po’ contratta, ma spazzata via la tensione Malinov e compagne hanno preso in mano il pallino del gioco e non l’hanno più lasciato.
Oggi le azzurre osserveranno una giornata di riposo, mentre domenica 25 agosto è in programma la sfida contro l’Ucraina (ore 21 diretta RaiDue e DAZN), uscita sconfitta 3-0 (25-10, 25-19, 25-22) dalla sfida contro il Belgio.

LA CRONACA DEL MATCH

Come formazione iniziale il ct Davide Mazzanti ha schierato come formazione iniziale Malinov in palleggio, opposto Egonu, centrali Chirichella e Folie, schiacciatrici Sorokaite e Sylla, libero De Gennaro.
In avvio di gara la tensione ha un po’ bloccato l’Italia, ma sul (7-7) le azzurre hanno cambiato marcia e Chirichella ha spinto avanti le compagne (11-8). Malinov ha insistito speso al centro e la scelta si è rivelata positiva (16-9). La nazionale tricolore ha tenuto percentuali molto alte in attacco, non concedendo chances alle lusitane (25-15).
Nel secondo parziale le ragazze di Mazzanti hanno subito messo le cose in chiaro e sono volate sul (10-4). Nelle fasi successive l’Italia ha continuato a spingere (15-7), senza trovare resistenze dal Portogallo. Il monologo tricolore si è chiuso con un perentorio (25-14).
La terza frazione è stata aperta dal turno in servizio di Indre Sorokaite, che ha messo in grossa difficoltà le portoghesi (6-2). L’Italia, pur commettendo qualche errore, ha gestito con autorità il vantaggio e poi chiuso definitivamente i conti sul (25-13).

I PROTAGONISTI

Raphaela Folie (Italia) «Sono particolarmente contenta per come sto fisicamente. Adesso ho ritrovato me stessa e posso il mio contributo a questo gruppo. Sono felice di essere tornata ai miei livelli dopo un anno molto sofferto, è stata dura seguire questa nazionale, di cui mi sento parte intergrante, dalla televisione. La qualificazione olimpica ci ha regalato grandi emozioni ma ora pensiamo all’europeo dove speriamo di trovare lo stesso ritmo e la stessa concentrazione di Catania. Non è semplice essere sempre al massimo contro avversarie di caratura inferiore, oggi, dopo una partenza contratta, ci siamo riuscite, con l’Ucraina dobbiamo fare la stessa cosa».

Indre Sorokaite (Italia) «Oggi abbiamo spezzato l’emozione, siamo riuscite a spingere su ogni palla, finendo in crescendo come attestano anche i parziali. Sarà un Europeo dove diventa fondamentale anche questa prima fase dove possiamo trovare ritmo e sicurezza che ci serviranno per le partite più impegnative che verranno dopo».

IL TABELLINO

ITALIA – PORTOGALLO 3-0 (25-15, 25-14, 25-13)

ITALIA: Malinov 2, Folie 11, Sylla 10, Egonu 13, Chirichella 10, Sorokaite 11. Libero: De Gennaro. Parrocchiale, Orro, N.e: Danesi, Fahr, Nwakalor, Bosetti, Enweonwu (L). All. Mazzanti

PORTOGALLO: Maio 5, Duarte 1, Kavalenka 2, Gomes 4, Rodrigues 8, Rodrigues V. Libero: Resende. Durao, Hurst 3, Lopes. N.e: Cavalcanti, Monteiro, Basto, Vale. All. Santos

ARBITRI: Murulo (Est) e Witte (Ger).

Spettatori: 1170. Durata Set: 22′, 18′, 22’.
ITALIA: 8 a, 12 bs, 9 mv, 19 et.
PORTOGALLO: 1 a, 8 bs, 2 mv, 18 et.

L’Italia Under 18 femminile è regina d’Europa. A Sarajevo, domenica 14 luglio, le azzurre hanno battuto 70-62 in finale l’Ungheria, apoteosi di un gruppo formato da ragazze nate nel 2001 e 2002 che nel torneo ha vinto 7 partite su 7.

L’Italia è partita fortissima col 21-8 del primo quarto che diventa 42-29 al riposo. L’Ungheria ha provato a rialzare la testa dopo l’intervallo, ma Alessandra Orsili e Giulia Natali, 19 punti ciascuno, hanno tenuto avanti le azzurre. Bronzo alla Francia, che nella finale per il terzo posto ha piegato nettamente la Russia.

 

 

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🎥 Tutte le emozioni di ieri sera in un minuto!🥇 . #NothingButGold #FIBAU18Europe #Italbasket

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Un trofeo che mancava dal 2010 e a completare il trionfo azzurro la nomina di Ilaria Panzera come MVP del torneo e di Caterina Gilli e della stessa Panzera nel quintetto ideale della manifestazione. Ecco le parole di coach Roberto Riccardi:

Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato tanto per arrivare fin qui. Anche stasera abbiamo dimostrato di essere la squadra più forte in assoluto e di giocare la pallacanestro migliore. Una vittoria strameritatissima e direi che abbiamo portato a casa il giusto risultato per quello che si è visto in questo Europeo

Il tabellino della finale

Italia-Ungheria 70-62 (21-8, 21-21, 13-23, 15-10)
Italia: Stroscio 3, Orsili 19, Nativi ne, Gilli 7, Natali 19, Leonardi, Pastrello 8, Spinelli, Panzera 6, Rosini ne, Savatteri ne, Nasraoui 6. All: Riccardi

Mente in Italia si applaudiva, un po’ sconsolati, la Nazionale femminile, uscita sconfitta per 2-0 contro l’Olanda, i quarti di finale si sono chiusi con la Svezia quarta  semifinalista dei Mondiali femminili. La nazionale del commissario tecnico Gerhardsson ha sconfitto la Germania due volte campione del mondo al Roazhon Park di Rennes e affronterà l’Olanda.

Possiamo parlare di sorpresa? Forse sì nel vedere le tedesche uscire in un lato del tabellone che quantomeno avrebbero potuto cavalcare fino alle semifinali. Eppure sono proprio le teutoniche a passare in vantaggio al quarto d’ora del primo tempo con la rete di Lina Magull. Ma alla Svezia bastano pochi minuti per trovare il pareggio al 22’ con Jakobsson. Nonostante il calcio d’inizio alle 18, il caldo è un fattore importante nell’andamento della partita: l’arbitro Frappart infatti concede il cooling break sia nel primo che nel secondo tempo.

Ad inizio ripresa si concretizza la rimonta svedese: Blackstenius, autrice di un’ottima partita, è la più svelta a ribadire in rete la respinta approssimativa di Schult nell’area piccola. Da questo momento, la Svezia serra i ranghi e si chiude bene; la Germania riesce spesso a rendersi pericolosa soprattutto nel finale, anche grazie alle incertezze di Lindahl, ma non trova il pareggio che avrebbe mandato la squadra ai supplementari.

Germania – Svezia 1-2

16’ Magull (G), 22’ Jakobsson (S), 48’ Blackstenius (S)
Germania (4-3-3): Schult; Gwinn, Doorsoun, Hegering, Simon (dal 44’ Maier); Dabritz, Dallmann (dal 46’ Marozsan), Magull; Huth, Popp, Schuller (dal 69’ Oberdorf). Ct Voss-Tecklenburg.
Svezia (4-3-3): Lindahl; Glas, Fischer (dal 66’ Ilestedt), Sembrant, Eriksson; Rubensson (dall’86’ Bjorn), Asllani, Seger; Jakobsson, Blackstenius, Rolfo (dal 95’ Hurtig). Ct Gerhardsson.
Arbitro: Stephanie Frappart (FRA)
Ammoniti: Rolfo

La doppietta del capitano statunitense, che alla vigilia aveva battibeccato con il presidente Donald Trump, regola la Francia. Inutile il centro dell’1-2 di Renard all’81’. Ora sfida all’Inghilterra in semifinale il 2 luglio.

FRANCIA-USA 1-2

5′ e 65′ Rapinoe (U), 81′ Renard (F)

FRANCIA (4-2-3-1): Bouhaddy; Torrent, Mbock, Renard, Majri; Henry, Bussaglia; Diani, Asseyi, Le Sommer (82′ Asseyi); Gauvin (76′ Cascarino). Ct. Diacre

USA (4-3-3): Naeher; O’Hara, Dahlkemper, Sauerbrunn, Dunn; Ertz, Mewis (82′ Lloyd), Lavelle (63′ Horan); Heath, Morgan, Rapinoe (87′ Press). Ct. Ellis

Gli Stati Uniti superano le padrone di casa della Francia e diventano la seconda semifinalista del Mondiale femminile. La nazionale di Jill Ellis ha capitalizzato al meglio la doppietta di Megan Rapinoe, che vale il pass per sfidare il prossimo 2 luglio l’Inghilterra per un posto in finale. Tardiva la reazione francese con Renard.

Megan Rapinoe ha risposto alle polemiche con il presidente americano Donald Trump, che l’aveva criticata per per non aver cantato l’inno nazionale, con una doppietta. Che permette al capitano statunitense di raggiungere in vetta alla classifica cannonieri del Mondiale la compagna di reparto Alex Morgan e l’inglese Ellen White. Al 5′ c’è stato il piede della giocatrice numero 15 a calciare alle spalle di Bouhaddi da posizione defilata e firmare l’1-0, mentre il raddoppio Usa è stato firmato dalla Rapinoe raccogliendo un passaggio da destra della Healt e spedendo in rete il quinto centro personale nella competizione. Due gol festeggiati con l’inchino, a ricordare il gesto di protesta scelta dalla 33enne durante l’inno, quando come molti campioni del football americano, prima di alcune partite della sua squadra dei Seattle Reign, si era inginocchiata. Una doppietta da semifinale, che la zuccata di Wendie Renard per l’1-2 (assist della Thiney) non ha scalfito. Usa tra le prime quattro e capaci di confermare una tradizione che ha visto la nazionale statunitense superare per otto volte su otto i quarti di finale nei mondiali, inaugurata nel 1991.

 

Il 27 settembre 2007, in una calda e afosa notte a Hangzhou, in Cina, la Nazionale femminile americana è entrata nel Dragon Stadium forte di un’imbattibilità che durava 51 partite. Sì, esattamente 51 incontri senza subire una sconfitta. Quasi tre anni in cui hanno schiacciato chiunque davanti al loro cammino conquistando il titolo olimpico nel 2004 da aggiungere in bacheca assieme alle due Coppe del Mondo  dell’ultimo decennio del millennio.

In semifinale, contro le statunitensi c’erano le giocatrici del Brasile che, come i rispettivi omologhi maschili, negli ultimi tempi stavano e stanno sentendo la pressione delle aspettative dei proprio tifosi: dall’esaltazione alla frustrazione, da essere riconosciute a livello globale come le migliori giocatrici per espressione di gioco e talento, sul campo la storia dice invece che, in otto edizioni di Mondiali, le brasiliane non hanno ancora alzato un trofeo al cielo. Ma quel 27 settembre 2007, nonostante la corazzata americana, per la Seleção il sogno sembrava più raggiungibile.

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L’autogol di Leslie Osbourne e l’espulsione della centrocampista Shannon Boxx, che hanno mandato gli Stati Uniti negli spogliatoi a fine primo tempo sotto per inferiorità numero e sotto di due reti, hanno destabilizzato l’ambiente, ulteriormente degenerato dalla scelta del ct Greg Ryan di lasciare in panchina la promessa Hope Solo e di affidare i pali alla più esperta e veterana Briana Scurry, la quale solo a mente fredda e a distanza di anni avrebbe potuto ringraziare l’allenatore della scelta per una sola ragione: aver comunque affrontato (e subito due gol da lei) la giocatrice più forte di sempre, Marta.

Marta Vieira da Silva aveva già segnato sei gol ai Mondiali del 2007. Al minuto 79, col il match già fortemente indirizzato sul 3-0 per le brasiliane, la fantasista si fece recapitare palla sul lato sinistro della fascia, poco distante dal vertice alto dell’area di rigore e mentre si trovava spalle alla porta, il difensore Tina Ellerston deve essersi chiesta cosa avesse fatto di male in una vita passata per meritare il compito di fermare l’icona calcistica femminile vivente. Con la palla ancora sospesa a mezz’aria, Marta prima la stoppò di destro e poi con il sinistro se la fece passare dietro la sua schiena; un mezzo sombrero che attanagliò l’americana, incerta e titubante nel capire quello che le stesse succedendo attorno.

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Ma prima ancora di realizzare l’accaduto, Marta era già scappata via, infiammando il pubblico, pronta per fronteggiare Cat Whitehall, 134 partite in 10 anni con la maglia a stelle e strisce, ma sciolta come un ghiacciolo al sole davanti all’ubriacante disinvoltura della brasiliana, affamata di portarsi a casa il gol più bello del torneo: finta di calciare di sinistro, rientrò sul destro con la Whitehall che andò su di giri e perse l’equilibrio, tiro e palle che passò sotto l’attonita Briana Scurry: Marta si  confermò la stella più brillante e luminosa della costellazione femminile.

Contro l’Australia, nel match perso 3-2, nella gara di giovedì 13 giugno ai Mondiali di Francia 2019, Marta – questa volta di rigore – ha scritto un personale record: è la prima giocatrice a segnare in 5 edizioni differenti della Coppa del Mondo. A livello individuale ha vinto cinque FIFA Women’s World Player of the Year (dal 2006 al 2010) e un Best FIFA Women’s Player (2018), per un totale di sei affermazioni come miglior giocatrice del mondo. Nel gennaio 2013 viene nominata tra i sei ambasciatori del Campionato mondiale di calcio 2014 in Brasile al fianco di Amarildo, Bebeto, Carlos Alberto, Ronaldo e Mário Zagallo e, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016, Marta è stata una degli otto portabandiera.

 

Espressione pure del mantra “joga bonito”, è forse quella maglia numero 10 verdeoro che rende così speciali chi la indossa: Zico, Ronaldinho, Rivaldo, Kakà e Marta, hanno una missione in terra, divertire conta quanto vincere. Con un elastico, una dribbling, una piroetta. E no, non ci siamo dimenticati di Pelé, ma il suo nome è giusto citarlo solo ora perché per parametrare cosa rappresenta Marta nel calcio e in Brasile vi basta sapere che nel 2015 è diventata la miglior marcatrice (sia femminile che maschile) in assoluto della Nazionale brasiliana superando proprio i 95 gol di O’ Rei.

Prima donna a essere onorata nella mitica Walk of Fame del Maracanã, il suo viaggio, come molte leggende brasiliane, ha avuto inizi umili e difficili. E’ nata a Dois Riachos, città dello stato Alagoas, l’area meno sviluppata in Brasile, con uno dei livelli più bassi di analfabetismo, alto tasso di mortalità infantile e sottostimate aspettative di vita. Dal 1941 al 1979, inoltre, in Brasile era vietato per le donne giocare a calcio e anche post-legalizzazione, la discriminazione era ancora eccessiva e intollerabile non solo all’interno della società, ma come la stessa Marta ha detto, anche all’interno della stessa famiglia.

Al suo apice, il talento brasiliano era davvero impossibile da marcare: chiedere al Canada, durante i giochi panamericani del 2007, che s’è vista una famelica Marta segnare addirittura cinque reti. Ci sono molte lezioni da trarre dalla brillante e nomade carriera di Marta, ma una su tutte merita il gradino più alto: lei è tra le poche elette che hanno trascinato il calcio femminile nella coscienza pubblica attraverso il suo incredibile talento . Ripercorrendo la gloriosa vocazione  dei suoi predecessori maschili, da Garrincha a Ronaldinho, la sua abilità tecnica e le sue imprese funamboliche hanno contribuito a suscitare interesse per il calcio femminile ovunque lei giocasse.Non solo, ha aperto le menti delle donne sia di quelle che vogliono vivere giocando a calcio sia di quelle che dagli spalti fanno il tifo per le loro beniamine.  Attraverso il suo successo pionieristico, Marta ha contribuito a formare la prossima generazione di talenti prodigiosi mostrando loro ciò che si può fare, credendo davvero. Con quasi due generazioni di carriera, una nuova generazione di atlete e ragazze sarà ispirata a provare a fare lo stesso. E questo vale più di qualsiasi trionfo all’interno di un Mondiale. Sì perché, dopo la vittoria per 4-0 nella semifinale del 27 settembre 2007, il Brasile perse la finale 2-0 contro la Germania e mai più si è avvicinata così tanto al primo successo storico.

Poche storie, è la partita. Alle 18, Stade Auguste-Delaune di Reims, l’avversaria è la Giamaica. Milena Bertolini e Sara Gama non sembrano le tipe che cedono alle vanità: la ct è molto pragmatica anche se è una che ama il bel gioco, la capitana non ha la faccia della persona soddisfatta dopo vittorie ed elogi. Dopo i sobri festeggiamenti per il compleanno di Barbara Bonansea, via all’allenamento nel pomeriggio, poi l’incontro con i giornalisti e la passeggiata sul campo che ospiterà la partita con la Giamaica. «Se farò qualche cambio perché la Giamaica è una squadra fisica? Anche l’Australia lo è, e in ogni caso ho un’idea ce l’ho, ma è mia abitudine decidere la mattina della partita. Non so neppure quali cambiamenti aspettarmi dalla Giamaica, che è una squadra che conosciamo poco, ma sappiamo che ha giocatori forti fisicamente, veloci e anche di qualità. I complimenti di questi giorni ci fanno piacere, ma dobbiamo rimanere concentrare perché dall’inizio del percorso abbia immaginato questa come una gara-chiave, quelle nella quale potevamo provare a prendere punti. La Giamaica non ha il blasone dell’Australia, non è sesta nel ranking, è la squadra di quarta fascia del gruppo. Ma non dobbiamo sottovalutarla e non lo faremo». E Gama ribadisce il concetto: «Non c’è pericolo di andare in campo deconcentrate, anche perché sappiamo dove siamo. E se restiamo ancora possiamo fare un grande passo avanti».

 

Le centro-americane sono 53esime nel ranking mondiale e sono alla sua prima presenza a un Mondiale. Jody Brown ha solo 17 anni, è del 2002 e gioca ancora nella Montverde Academy, scuola del Florida, in America. Ha talento, gioca in attacco, e si messa in mostra nei tornei giovanili Concacaf. Nel primo match la Giamaica ha perso 3-0 contro il Brasile, ma ha lasciato alle spalle ansie e paure da prima da debuttante. Ma l’Italia è dentro la partita, imbattute da 10 gare consecutive, fedeli a sé stesse, senza far calcoli sulle giocatrici diffidate (tre, e tutte piuttosto importanti: Gama, Girelli, Cernoia) o su come si comporteranno le avversarie. «Certo, nel corso di una partita si fanno degli aggiustamenti, ma io non faccio mai calcoli», dice la Bertolini. «Non li faccio per carattere, e poi la mia esperienza mi ha insegnato che nel femminile fare calcoli davvero non conviene mai. La nostra forma mentale è giocare, si gioca perché è così che bisogna fare».

 

Sul Mondiale che propone un generale rispetto delle gerarchie, a parte la sorpresa Italia (e Australia, in negativo) la ct azzurra ha una sua idea: «È così dal punto di vista del risultato, ma ripensando a come sono arrivati certi successi, e mi riferisco all’Olanda o alla Germania, si capisce come non ci siano in questo torneo partite scontate. Sono state tutte combattute, a parte quella degli Usa con le thailandesi, ma quella gara è un caso a sé». Un caso a sé con tanti gol che però ha lasciato nella Bertolini anche qualche perplessità: «Non ho capito l’esultanza sul 12 0 13 a zero. Il business, va bene, ma lo sport ha anche un lato umano da non dimenticare».