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Il campione del Giro d’Italia 2017 si batterà per mantenere il titolo anche nel 2018. La notizia è di pochissimi giorni e finalmente svela le intenzioni del ciclista Tom Dumoulin sulla prossima corsa tutta italiana.

L’annuncio è stato reso noto dal quotidiano olandese ‘De Telegraaf’, che ribadisce la voglia del ciclista di vincere ancora per difendere la maglia rosa e il trofeo conquistato.

Nel maggio scorso Dumoulin ha vinto il Giro d’Italia 2017 in un anno che per lui è stato ricco di soddisfazioni. È riuscito a vincere, infatti, anche ai Mondiali di Bergen la prova a cronometro individuale e a squadre.

Il ciclista, reduce da un argento ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro e da un bronzo ai Mondiali del 2014, oggi rappresenta uno dei favoriti della competizione ciclistica.

Secondo le aspettative di tutti sarebbe stato bello vederlo gareggiare contro Chris Froome in una corsa avvincente che avrebbe sicuramente dato spettacolo. Purtroppo, però, non è ancora certa la presenza del ciclista accusato di doping. Nonostante si sia più volte difeso dalle accuse ribadendo di prendere il salbutamolo per l’asma, le dosi assunte oltre il limite non lo scagionano del tutto e la questione rimane ancora aperta.

Chi sarà, dunque, in caso di squalifica per Froome, il suo antagonista? Forse si può azzardare il nome di Fabio Aru, che sta ancora valutando l’idea di partecipare o meno al Giro d’Italia, ma è molto probabile che la sua presenza sia confermata.

Nel frattempo Dumoulin continua ad allenarsi: il ciclista è in gran forma e si avvia verso il Giro d’Italia con obiettivi precisi, certo di essere uno dei maggiori pretendenti al titolo anche quest’annno.

Dopo il cambio squadra di Vincenzo Nibali e la grave perdita di Michele Scarponi, sarà il sardo Fabio Aru a portare altro l’onore del team kazako Astana e dell’Italia al prossimo Tour de France 2017.

Il ciclista isolano infatti, ha voglia di rivalsa dopo alcuni mesi bui dovuti sia alla notizia della morte del compagno di squadra Scarponi che al suo grave infortunio al ginocchio che lo ha tenuto lontano dalla bici, facendogli saltare anche il Giro d’Italia numero 100.

Proprio la delusione dell’assenza alla corsa rosa è stata tanta, calcolando il fatto che sicuramente il suo nome sarebbe stato accostato più volte a quello dei leader e per di più le prime tappe sono state percorse proprio sulla sua terra d’origine.

La 104esima edizione della Grande Boucle sarà un vero e proprio riscatto. La corsa alla maglia gialla partirà il primo luglio prossimo da Düsseldorf in Germania, con la voglia di arrivare sugli Champs Elysées con addosso la tanto desiderata maglia gialla del vincitore.

Dopo lo stop al Giro, è tornato a gareggiare per il Giro del Delfinato. Il 26enne è giunto quinto a soli cinque secondi dal podio, sfoggiando una forma fisica abbastanza rilevante.

Tuttavia, non sarà facile scalzare gli altri concorrenti. In primis il campione in carica Chris Froome del team Sky. Proprio con il ciclista britannico, Fabio Aru ha avuto modo di incrociarsi sulle strade piemontesi del Sestriere, entrambi volti a prepararsi al meglio per la corsa francese a tappe.

Fabio Aru resterà a Sestriere con il compagno di team Alexey Lutzenko sino alla vigilia della prova in linea Asti-Ivrea dei Campionati Italiani di Ciclismo su strada che si terrà il 25 giugno, dopodiché sotto con la Grande Boucle numero 104.

In Francia non sarà lui a guidare la squadra kazaka Astana da capitano. Il team infatti ha optato per il danese Jakob Fuglsang, fresco vincitore proprio del Delfinato.
Tuttavia il dualismo con Jakob Fuglsang non preoccupa affatto lo stesso Aru il quale ribadisce:

Con Jakob siamo fratelli di corsa. Deciderà la strada!

Tra le strade transalpine, inoltre, sogna di arrivarci indossando la maglia tricolore del vincitore dei campionati italiani.

La maglia tricolore è un sogno e indossarla al Tour sarebbe bellissimo.

La possibile vittoria del Tour proietterà sicuramente l’italiano tra i campioni della storia del ciclismo. Dopo il trionfo della Vuelta di Spagna  del 2015, sarebbe una bella conquista vincere a Parigi.

Dario Sette

Il murale di Tortolì, in provincia di Nuoro, in Sardegna, sarà sicuramente ricordato come una delle icone più rappresentative di questo centesimo storico Giro d’Italia. Ha colpito i cuori degli sportivi e degli appassionati per una speciale dedica a Michele Scarponi che, quasi in disparte sull’uscio, si accomiata, con il suo pappagallo sulla spalla, e saluta tutti. Accanto a lui, una frase che lo lega a Marco Pantani.
Ma, quella apparsa sull’edificio, è un’opera che va ammirata e respirata nella sua interezza perché è legata visceralmente al territorio e alle persone che quotidianamente lo rendono luminoso e vivo.
Così abbiamo parlato con l’autore, Franco Mascia, artista poliedrico nato e cresciuto a Tortolì, che ha vissuto a Londra prima di fermarsi a Cagliari. Usa l’arte nella forma più libera, coi colori, con la voce o con l’ironia girando le piazze della Sardegna con la compagnia comica “A sa parte”, capeggiata da Alverio Cau.

Franco, partiamo dall’atmosfera che si è respirata a Tortolì nei giorni precedenti e durante il Giro d’Italia. Si può dire che, forse assieme ai Mondiali di calcio, è l’unica manifestazione sportiva ancora oggi in grado di legare le persone e portarle a scendere in strada?

Per noi è stato sicuramente un evento a livello mondiale, c’erano 180 televisioni di tutto il mondo! Edizioni precedenti del Giro in rosa erano solo nei lontani meandri della memoria di mio padre. Ci sono state davvero tante iniziative come la “bici umana” realizzata con la Pro Loco: all’aeroporto ho disegnato un’enorme bicicletta e circa 800 persone l’hanno riempita, sedendosi. Abbiamo realizzato anche le panchine d’autore con una firmata dalla maglia rosa e dai ciclisti che hanno fatto tappa

E quindi, tra le varie idee, a te è venuto in mente di realizzare un murale?

Sì, ho visto l’opportunità di vestire a festa il mio paese, così ho proposto l’idea al Comune di Tortolì che ha accettato. Il Giro d’Italia così come l’attenzione di tutti è un’occasione grande, però è tutto concentrato in due giorni, dopodiché il paese torna nella sua normalità. E io volevo far conoscere a tutti la nostra normalità. Quando realizzo un dipinto, uso la fase iniziale per capire le persone, entrare in contatto con loro per realizzare qualcosa che rispecchi chi vive

Il dipinto è ricco di dettagli e sfumature: c’è un movimento attorno con i ciclisti, donne chinate, monumenti. C’è una storia che hai voluto raccontarci, qual è?

Ho dipinto una cornice che racchiude l’opera d’arte, ma la vera opera non è quella che ho fatto io, ma quella che ha fatto la natura, qui a Tortolì, con paesaggi meravigliosi. E ho voluto dare la maglia rosa simbolicamente a si dà da fare, a chi si rimbocca le maniche e continua a lavorare per far splendere il paese che ha meno di 18mila abitanti, ma che in estate accoglie 150mila persone.
Quindi ci sono le infioratrici tortoliesi con ragazze chinate a mettere i fiori; dietro le balle di fieno che rievocano le Tortolimpiadi, una sorta di gara tra i rioni nella quale vince chi riesce a tagliare prima il traguardo spostando le balle stesse. E poi c’è Borgo Marinaro che si svolge ad Arbatax frazione di Tortoli con la degustazione di pesce pescato dai marinari.
Infine ho raffigurato tutti i monumenti come il faro di Arbatax, le Rocce rosse, la torre di San Gemiliano e la chiesa di Sant’Andrea. Il concetto è che i ciclisti si stanno addentrando in quell’opera d’arte che è Tortolì

Sopra la tela appaiono dei tagli, sembra si stia staccando. Cosa vuoi dirci?

Quello che abbiamo vissuto con il Giro d’Italia è solo un foglio e mi auguro che ci siano tanti altri per scrivere e completare un libro. E’ una bella istantanea, un augurio affinché possano seguirne altri

Cosa ha significato per te, per voi, la morte di Scarponi? Perché hai deciso di ricordarlo nella tua opera?

Il capitano dell’Astana doveva essere Fabio Aru, nostro compaesano, e noi ci tenevamo tanto a vederlo in Sardegna. Poi lui si è infortunato al ginocchio e Michele Scarponi l’ha sostituito così noi l’abbiamo “adottato” come figlio di Sardegna, pensavamo di vederlo come figlio accolto dalle nostre terre, ma così non è stato.
Ecco perché ho scritto:  «Ci siamo illusi che passassi da qui ma hai cambiato percorso, ora pedala tra le nuvole, se incontri Marco portagli i nostri saluti». Poi, mia figlia Simona, anche lei pittrice, cantante e pianista, ha realizzato i fiori che, col soffio di vento, partono dalle infioratrici e avvolgono Michele

Infine, hai voluto omaggiare anche Marco Pantani…

Non ho molta cultura ciclistica, mi piace leggere e informarmi e Pantani lo vedo come “l’Enzo Tortora” del 2000, maltrattato dalla gogna mediatica. Per questo ho invitato Michele a portare i nostri saluti a Marco perché noi, da quaggiù, già sapevamo che Pantani non c’entrava nulla in questa brutta storia che gli hanno dipinto addosso

Giovanni Sgobba