Tag

F1

Browsing

Dopo ben 152 Gran premi, ad Abu Dhabi Kimi Raikkonen si appresta a correre l’ultimo gp con la scuderia Ferrari.

Da lunedì, infatti, il finlandese sarà a disposizione del suo nuovo team dell’Alfa Romeo Sauber al posto di Leclerc, passato invece in Rosso.

Nove sono state le vittorie a bordo della monoposto della casa di Maranello, di cui sei solamente nella prima stagione nel 2007 quando ha vinto il Mondiale (ultimo pilota della Ferrari a vincerlo).

Il pilota scandinavo ha avuto sempre un carattere particolare, complice anche del so atteggiamento un po’ freddo rispetto agli altri suoi colleghi che si sono intercorsi in Ferrari e nel circus, proprio per questo è soprannominato Iceman.

Quest’anno sul circuito di Austin negli Stati Uniti è arrivata la vittoria dopo un digiuno lungo cinque anni e oltre 100 Gp senza salire sul gradino più alto del podio.

Ripercorrendo la carriera del finlandese in Ferrari c’è sicuramente da sottolineare un fattore importante: l’incostanza. Se da una parte si può attribuirgli le congratulazioni per essere stato l’ultimo vincente, dopo il trionfo del 2007 ha avuto sempre un andamento molto altalenante, soprattutto durante questa sua seconda esperienza dopo la parentesi rally e Lotus.

Raikkonen mondiale 2007
I festeggiamenti di Raikkonen per la vittoria del Mondiale 2007

Spesso ci sono state scaramucce con il compagno di squadra  Sebastian Vettel e con gli uomini dei box per dei problemi riscontrati durante i week end, in particolare durante le gare.

Tuttavia la Scuderia Ferrari ha voluto omaggiarlo e ringraziarlo per le diverse stagione trascorse insieme, durante una cena interamente dedicata a Raikkonen. Serata in cui il finlandese si è un po’ “sciolto” esprimendo parole al miele per tutto il team.

 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Big family. Photos @calloalbanese

Un post condiviso da Kimi Räikkönen (@kimimatiasraikkonen) in data:

L’ultimo gp di Abu Dhabi a Yas Marina correrà gli ultimi chilometri con la monoposto rossa e lo farà partendo dalla quarta piazza alle spalle delle due Mercedes di Hamilton e Bottas e dell’altro ferrarista Vettel.

La carriera in Formula 1 di Robert Kubica si è fermata a causa di un incidente in una competizione rallystica subito il 6 febbraio 2011. Dopo sette anni il polacco annuncia il suo grande ritorno nel circus come pilota della Williams Racing per la stagione 2019. L’ufficialità è stata data durante quest’ultimo weekend di corse sul circuito di Abu Dhabi.

Il prossimo sette dicembre  Kubica spegnerà 34 candeline e inizierà il suo nuovo lavoro da primo pilota del team britannico, dopo essere stato il terzo alle spalle del canadese Lance Stroll e  del russo Sergej Sirotkin.

Robert Kubica è stato un pilota che, nei suoi 4 anni di Formula 1 tra il 2006 e il 2010, ha dimostrato di essere molto competitivo e che avrebbe avuto le chances per duellare con i migliori.

DEBUTTO IN BMW SAUBER

Il debutto avvenne un po’ per caso al Gp d’Ungheria del 2006 in sostituzione a Jacques Villeneuve nella Bmw Sauber. Con quel primo Gp divenne il primo polacco del circus. Quella gara fu positiva a metà: giunto settimo, fu poi squalificato per un problema alla monoposto. Tuttavia dopo quel gran premio la scuderia decise di proseguire con lui definitivamente.

PASSAGGIO IN RENAULT
Robert Kubica sul podio di Spa in Belgio

Con la Bmw Sauber resta per 3 stagioni ben figurando. Il 2010 il grande salto. La Renault lo chiama per sostituire Fernando Alonso, passato in Ferrari. Nonostante le difficoltà economiche della scuderia francese, il polacco riesce a raccogliere ottimi risultati, chiudendo con  1 vittoria, 1 pole position, 12 podi e 273 punti.

IL GRAVE INCIDENTE E RITORNO AL RALLY

La passione per il rally gli rovina il futuro da pilota di Formula 1. Durante la gara di Ronde Andora, in Liguria, subisce un gravissimo incidente che lo tiene lontano diversi mesi dai motori. Il rientro avviene nel 2012 sempre nel rally in cui gareggia per diverse stagioni.

RITORNO IN F1

Il grande ritorno in Formula 1 avviene nel 2017 per alcuni test il mese di agosto a Budapest, con la Renault e successivamente con la Williams. Proprio la casa britannica gli propone un contratto da terzo pilota/collaudatore per la stagione ancora in corso e per l’anno prossimo il sorprendente rientro da titolare.

Ancora lui, per la quinta volta lui: Lewis Hamilton.

Il pilota britannico è nuovamente il campione del mondo di Formula 1. Vittoria ottenuta grazie al quarto posto al Gran Premio del Messico alle spalle di Verstappen e dei due ferraristi Vettel e Raikkonen.

Un titolo che, dalla seconda parte del campionato, non è mai stato messo in discussione soprattutto perché l’avversario diretto, Sebastian Vettel, non si è dimostrato lucido in molte occasioni.

Come detto Hamilton conquista un altro titolo in bacheca (il quarto in 5 anni) e raggiunge quota cinque. Staccati il tedesco Vettel e il francese Alain Prost rimasti a quattro e agguanta un altro grande e storico pilota della Formula 1: l’argentino Juan Manuel Fangio.

Sono qui dal 2013, eguagliare quello che ha fatto Fangio con la Mercedes è una sensazione incredibile. E’ una sensazione molto strana quella che provo ora. Voglio ringraziare il mio team, non ho vinto il Mondiale qui ma grazie al loro duro lavoro in tantissime gare.

Le parole del pilota sono anche per il team. In effetti negli ultimi trionfi non è stato solamente Hamilton il protagonista ma, anche meccanici e tutta la scuderia. La macchina quasi sempre è stata affidabile e veloce, nonostante il gap con la Ferrari si sia accorciato moltissimo.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Unbelievable, 5 World Championships! This is a moment I will never forget, a moment we reach together. To my parents, I am forever grateful for you supporting their small boy with a big dream. From teaching me to take my first step to racing in my first kart, you’ve enabled me to unlock my full potential. Look where we are now! If there’s one thing they’ve taught me is to always believe in possibilities, no matter what life deals you. There is a path out there to your dreams. To my Team, thank you for inspiring me everyday with your collective vision and for dreaming the biggest dreams in the sport! I love all of you guys. TeamLH, each voice of yours connects with me in ways you will never know. You are beacons of light and we continue this journey together! #LHFive 🏆🏆🏆🏆🏆 #StillWeRise #TeamLH #GodIsTheGreatest @MercedesAMGF1 📷 @motorsport.images

Un post condiviso da Lewis Hamilton (@lewishamilton) in data:

Per il fuoriclasse inglese quest’anno sono giunte 9 pole position e 9 vittorie e il campionato non è ancora finito: proverà a chiudere in bellezza.

A 33 anni Hamilton ha scritto già numerose pagine della storia della Formula 1. Il pilota, infatti, detiene diversi record come il numero di pole position (81) e maggior numero di vittorie partendo dalla pole position (45). Inoltre, se avesse vinto quei titoli sfiorati nel 2007 (a vincere è stato Kimi Raikkonen) e nel 2016 (vittoria per Nico Rosberg), il britannico avrebbe lo stesso numero di trionfi di Michael Schumacher.

Michael Schumacher e Lewis Hamilton durante la conferenza stampa del Gp di Monaco nel 2012

Tuttavia Ross Brawn, che Schumi l’ha conosciuto bene, ha affermato che Hamilton ha tutte le caratteristiche per raggiungere il tedesco e il suo numero di vittorie ottenute in pista (91).
Dopotutto il britannico ha ancora due anni di contratto con la Mercedes e non ha intenzione di fermarsi.

Brividi e pelle d’oca. Sì, leggere il cognome di Schumacher in cima a una classifica piloti, fa quest’effetto. Perché Mick, figlio di Michael, si è laureato campione del campionato europeo di Formula 3. A 19 anni, due anni “prima” rispetto al padre. Un successo matematico conquistato grazie al secondo posto in gara 2 dell’ultima prova stagionale ad Hockenheim, proprio in Germania e dove papà Schumi ha vinto tre volte: il pilota della Prema ha consolidato il primato in classifica con 329 punti davanti a Daniel Ticktum della Motopark, che nonostante una gara ancora da disputare, con i suoi 290 punti, non può sorpassarlo.

Con il titolo in F3, Mick Schumacher ha ottenuto la Super Licenza FIA, essenziale per correre in Formula 1.

Risultati immagini per mick schumacher

Non una gara semplice, anzi: in gara-1 il giovane tedesco era rimasto coinvolto in un contatto al via con il suo compagno Armstrong e poi costretto a fermarsi ai box per sostituire l’ala anteriore. Da ultimo, aiutato dall’ingresso della safety car, Mick si è involato in una splendida rimonta, ma non è riuscito ad arrivare in zona punti chiudendo dodicesimo. In gara-2 invece è filato tutto liscio, Schumacher junior ha ragionato di classifica e si è tenuto dietro al vincitore Vips anche perché Ticktum ha incontrato numero difficoltà chiudendo solo settimo.

Immagine correlata

La svolta della carriera di Mick Schumacher è stata sicuramente l’incontro con la Prema. Il team italiano gestito da René Rosin, che ha recentemente lanciato in Formula 1 ragazzi come Lance Stroll, Pierre Gasly, il nostro Antonio Giovinazzi e Charles Leclerc, si è rivelato l’ambiente ideale per la sua crescita professionale. Con Prema Mick nel 2016 ha disputato la Formula 4 italiana e tedesca, giungendo secondo. L’anno scorso aveva invece assaggiato la durezza della Formula 3 europea, chiudendo al 12° posto. Poteva sembrare un segnale di difficoltà, invece quest’anno è arrivato il boom. Dalla gara di Spa in poi, il tedesco ha inanellato vittorie in serie (ben 8) fino al trionfo finale.

Una vittoria per la svolta. È questo l’obiettivo che si è posto Sebastian Vettel in vista del prossimo Gran Premio di Russia il prossimo weekend.

Il tedesco, dopo le ultime delusioni, vuole puntare al massimo a Sochi cercando di ridurre i 40 punti di distacco dal leader del Mondiale, Lewis Hamilton.

Un vittoria infatti darebbe sicuramente fiducia e morale alla Ferrari e al pilota, viste le ultime apparizioni non proprio all’altezza della scuderia di Maranello e del tedesco.

Hamilton dice di sentirsi al top come mai successo prima d’ora e ha tutte le carte in regola per aggiudicarsi anche questo titolo iridato, che sarebbe il suo quinto personale (Vettel è fermo a 4 tutti in Red Bull).

Per Sebastian c’è fiducia e c’è ancora voglia di stupire perché fino a quando la matematica non si opporrà ai sogni del tedesco, lui ci proverà con caparbietà. Ridurre il gap non sarà facile proprio perché Hamilton negli ultimi Gp ha trovato un grande feeling con la sua monoposto soprattutto dal punto di vista dell’affidabilità.

Ma il tedesco non intende arrendersi:

Abbiamo ancora una chiara opportunità di ribaltare le sorti di questo Mondiale, ma io guardo a un obiettivo per volta: cominciamo a vincere qui e poi pensiamo alla gara successiva. La macchina c’è, ed è competitiva.

Ci vorrà un grande lavoro di squadra sia nei box che in pista. Fare una buona qualifica aiuterebbe a capire quali possono essere gli obiettivi in gara domenica.

A supportare la prima guida della Rossa ci sarà Kimi Raikkonen. Il finlandese, in ombra a Singapore, deve cercare di aiutare il tedesco. Sicuramente un grande risultato sarebbe piazzarsi primo e secondo così da recuperare punti in classifica costruttori e allontanare Hamilton dalla prima piazza.

Lo stress non fa paura a Vettel il quale ribadisce di non sentire il bisogno di ricevere assistenza da un mental coach:

Ti serve equilibrio, ho sviluppato certe cose che funzionano su di me e ho sufficiente autodisciplina

Un altro weekend da accantonare per la Ferrari e per Sebastian Vettel al Gp di Singapore.

Un mostruoso Hamilton riesce a vincere la settima gara del Mondiale, volando così a +40 sul ferrarista tedesco il quale, negli ultimi 5 gran premi è riuscito a vincere solo in Belgio a Spa contro le 4 vittorie del britannico.

Numeri poco esaltanti per il tedesco che quest’anno, avendo una macchina competitiva, ha il dovere di continuare a pensare in un finale Mondiale diverso da quello che la classifica racconta ora.

In questo ultimo weekend a Singapore la Ferrari non è mai stata realmente veloce, tanto che in griglia di partenza il tedesco partiva dalla seconda fila mentre Raikkonen  addirittura dalla quinta posizione. Lewis Hamilton ha dominato sin dall’inizio del Gp e Vettel, a parte il guizzo alla partenza con il sorpasso a Verstappen, non è riuscito poi a essere competitivo, chiudendo nuovamente sul gradino più basso del podio.

Ma se a Singapore, la scarsa velocità è stato il punto debole della rossa, a Monza per Vettel è stato un altro weekend negativo in cui ha perso punti a discapito di Hamilton. Forse Sebastian ha “sentito” in maniera eccessiva il confronto con Lewis, fino alle estreme conseguenze alla variante della Roggia: contatto e conseguente testacoda. Durante la gara poi è riuscito a risalire fino al quarto posto.

Ma gli errori del tedesco quest’anno sono stati parecchi e hanno contribuito ai successi di Hamilton e alla delusione del mondo rosso. Una “frittata” è stata fatta a Hockenheim. Il pilota tedesco è partito dalla pole position e dominava la gara con pochi problemi. In tutta solitudine però ha perso il controllo della monoposto sull’asfalto bagnato finendo a muro: ritiro con conseguente vittoria del campione del Mondo Hamilton.

Ma errori sono stati commessi anche a Baku, in Francia e in Austria. Non pochi per chi punta al titolo iridato. In Azerbaijan il tedesco è andato lungo alla staccata della prima curva tentando invano il sorpasso sul finalndese Bottas dopo la Safety Car.

Al Paul Ricard di Le Castellet Vettel ha centrato in pieno Bottas alla partenza in curva 1. Gara compromessa per entrambi e il ferrarista chiuderà al 5° posto.

Poi è la volta dell’Austria: Verstappen vince un Gran Premio in cui le due Mercedes vanno ko per problemi di affidabilità. Occasione d’oro per Vettel, se non fosse che il tedesco scontava una penalità di 3 caselle sulla griglia di partenza per aver ostacolato in modo pacchiano Sainz durante il Q2: finirà 3°.

Il cammino verso il titolo si è nettamente complicato e restano solo 6 Gran Premi. Sebastian Vettel non deve assolutamente commettere più errori e deve, invece, sperarne in qualcuno da parte di Hamilton il quale ora come ora è tornato ad essere imbattibile.

La notizia era trapelata già dal deludente weekend di Monza: Kimi Raikkonen lascia la Ferrari a Charles Leclerc a partire dal prossimo anno. Contestualmente il pilota finlandese ha annunciato il suo approdo alla Sauber Alfa Romeo, lì dove aveva iniziato nel 2001.

Kimi Raikkonen annuncia su instagram l’approdo alla Sauber

L’annuncio da Maranello arriva in mattinata:

Scuderia Ferrari comunica che, alla fine della stagione 2018, Kimi Raikkonen lascerà il suo ruolo attuale.

Durante questi anni, Kimi ha dato alla squadra un contributo fondamentale, sia in qualità di pilota, sia per le sue doti umane. Il suo ruolo è stato decisivo per la crescita del team e, al tempo stesso, è sempre stato un grande uomo-squadra.

In qualità di campione del mondo, rimarrà sempre nella storia e nella famiglia della Scuderia. Per tutto questo lo ringraziamo e auguriamo a lui e alla sua famiglia un futuro pieno di soddisfazioni

L’annuncio sul sito della Ferrari

Raikkonen, 39 anni il prossimo 17 ottobre, rimane tuttora l’ultimo pilota ad aver vinto un Mondiale con la Ferrari nel 2007: da allora né Fernando Alonso né fino a oggi Sebastian Vettel sono riusciti a portare a casa l’atteso titolo iridato. Il campione finlandese ha vissuto due epoche diverse con la Rossa: la prima, dal 2007 al 2009 con Felipe Massa compagno di squadra; la seconda esperienza inizia nel 2014, prima con Alonso e poi con Vettel, dopo il momentaneo ritiro e l’approdo alla Lotus nel 2012.

Charles Leclerc arriva dalla Ferrari Driver Academy

Negli stessi minuti, la scuderia del Cavallino ha annunciato l’ingaggio di Leclerc, non ancora 20enne, prodotto dal 2016 della Ferrari Driver Academy, il serbatoio di talenti allevati a Maranello. Il pilota monegasco ha finora disputato 14 Gp in Formula 1 con il casco della Sauber, scuderia che lascerà a fine stagione, venendo sostituito proprio da Raikkonen.

 

Quel minuto di silenzio e la fascia nera al braccio sembravano a tutti una forzatura, un modo davvero poco sensibile per dimostrarsi “corretti” e dare l’ok a giocare una partita dove 22 persone correvano in campo, ma avevano la testa altrove. Come gli allenatori, i panchinari, lo staff, i dirigenti e i tifosi.
L’11 settembre 2001 per molti è stato il giorno dell’autogol del calcio marchiato Uefa. Scossi e svuotati dalle tremende immagini che ci arrivavano da New York, mentre tutto il mondo guardava attonito gli aerei schiantarsi contro le Torri Gemelle, i vertici del calcio europeo sudavano per una decisione da prendere. In quel giorno si giocava la Champions League. La risposta era ovvia per tutti, ma non per loro. Rinvio? No, si gioca comunque.

Quattro voli delle linee aeree statunitensi vengono dirottati dai terroristi di Al Qaeda. Due aerei si schiantano sulle Torri Gemelle di New York, uno sul Pentagono, il quarto cade nelle campagne della Pennsylvania. Negli attacchi suicidi muoiono 3017 persone di oltre 90 nazionalità. Ma secondo la Uefa non c’è tempo per fermare la Champions League. Roma-Real Madrid si gioca così come Galatasaray-Lazio.
La Roma tornava nel massimo torneo continentale dopo 17 anni e accoglievano il Real Madrid, in uno Olimpico tutto esaurito con 4 miliardi di lire di incasso e 35 televisioni collegate. Collegate per vedere gli spagnoli vincere 2-1. Vincere cosa?

Gli interessi quel giorno finirono per prevalere sul buonsenso, ma la pressione e le critiche furono così aspre che il giorno dopo, la Uefa rinviò le partite in programma. Arrivò tardi e fu anche grossolana e maldestra, ma quella decisione rese ancor più nitida una certezza: non si poteva parlare di calcio.

Il Gran Premio di Monza

Ma non fu solo il calcio a porsi degli interrogativi. Il weekend del 16 settembre si disputava il Gran Premio di Formula 1 di Monza. Con la Ferrari e Schumacher già sul tetto del mondo in anticipo, il 13 settembre, la Fia (Federazione Internazionale dell’Automobile) confermò il regolare svolgimento della corsa.

Gli organizzatori, allora, cercarono di rendere la manifestazione più sobria possibile per rispetto nei confronti delle vittime del terrorismo annullando le Frecce Tricolori e i festeggiamenti sul podio. La Ferrari decise di togliere tutti gli sponsor dalle monoposto e dalle tute di Michael Schumacher e Rubens Barrichello, verniciando di nero il muso delle vetture. Durante il warm-up, invece, la Jordan scese in pista con la bandiera a stelle e strisce sul cofano motore al posto del tradizionale sponsor.

Ma a sconquassare l’animo già turbato dei piloti fu la notizia del terribile incidente di Alex Zanardi avvenuto 15 settembre in una gara del campionato Cart. I piloti stremati emotivamente chiesero ufficialmente il rinvio, ma la loro richiesta viene respinta da Bernie Ecclestone.

 

La rinascita americana passò dal baseball

Il 18 settembre cominciava anche la stagione di Mlb, lo sport più “nazionalpopolare” degli Stati Uniti. Decisero di giocare regolamente, ma non per giri d’affari quanto per provare a concedere un po’ di normalità alla popolazione devastata.
Le due franchigie di New York, i Mets e gli Yankees, si misero a disposizione della città per far fronte all’emergenza: lo Shea Stadium, fortino dei Mets, si trasformò in un rifugio per sfollati e volontari.

L’inizio di ogni gara fu preceduto da un minuto di silenzio per rendere omaggio alle vittime della strage. Fu un tripudio di bandiere Usa in tutti gli stadi. A Pittsburgh, i Mets scesero in campo con cappellini che riportavano le insegne della polizia e dei vigili del fuoco della Grande mela. Lo stesso fecero i cugini degli Yankees.
E fu lanciando una pallina che l’America tornò lentamente a sorridere.

Le monoposto di Formula 1, nonostante possano trascorrere anni, conservano quel fascino e quella innata bellezza che accomuna molte persone.

Molti sognano di poterla guidare almeno una volta, ma c’è chi addirittura potrebbe comprarsela!

Non si tratta di una macchina qualunque, ma la McLaren MP4/8A: la monoposto guidata da Ayrton Senna nella stagione 1993 con cui ha vinto l’ultimo di Gran Premio di Montecarlo.

Ebbene sì, un vero e proprio capolavoro di ingegneria per quegli anni messo in vendita in occasione del 25esimo anniversario di quel trionfo del brasiliano nel GP monegasco. L’asta si terrà alla casa d’aste Bonhams nel maggio prossimo.

A distanza di anni dalla sua scomparsa, tutto ciò che ruota intorno al pilota Senna ha ancora tanto fascino e il suo ricordo è ancora impresso nelle menti di tutti coloro che hanno avuto il piacere di vederlo correre nell’arco della sua carriera.

La monoposto MP4/8A, prodotta a Woking con telaio numero sei e motorizzata Ford, corse altre 7 gare nell’arco di quella stagione. Per Ayrton Senna fu il suo ultimo mondiale completo della sua carriera e l’ultimo da pilota McLaren. In quella stagione fu il rivale Alain Prost a vincere il campionato con 16 punti di vantaggio sul brasiliano. La stagione successiva, la prima nella Williams, fu quella del disastroso incidente mortale a Imola.

Tornando a Montecarlo, il campione sudamericano vinse per ben 6 volte sul circuito del principato. Dopo la gara in Italia, nella quale Senna si ritirò in seguito ad un contatto con Damon Hill e Martin Brundle, il telaio numero sei fu usato sul muletto in Giappone e Australia, corse che videro il brasiliano vincitore.

Dopo quel 1993 quindi, tornerà a brillare quella bellissima monoposto guidata dalle mani di quello che è stato uno dei più grandi piloti della storia della Formula 1.

Sicuramente la MP4/8A sarà venduta a suon di milioni così com’è stata per la Ferrari F2001 di Schumacher. La Rossa, qualche mese fa, è stata venduta al prezzo record di 7,5 milioni di euro e anche quella monoposto vinse il GP di Monaco.

È stato un pilota che ha corso tanto e in tante squadre diverse. Molti titoli in bacheca, ta cui la famosa vittoria delle 24ore di Le Mans del 1967, in coppia con AJ Foyt al volante della Ford GT40 Mk IV.

È scomparso Dan Gurney, storico pilota anche di Formula 1, a bordo della Ferrari. Proprio con la scuderia di Maranello si è fatto notare per la sua grandissima cultura motoristica, lo stesso presidente Enzo Ferrari lo definì “Marine”. La carriera in F1 però non è stata esaltante dato che i suoi migliori piazzamenti sono stati nel 1961 e 1965, entrambi un quarto posto.
Tuttavia con la Ferrari ha avuto un grande risultato nella 12 Ore di Sebring del ’59 con la 250 Testa Rossa.

Daniel Gurney, però, è stato un grande innovatore. Un pilota moderno sia dal punto di vista della sicurezza che dal punto di vista dello spettacolo.

Nel 1968 a Zandvoort è stato il primo a introdurre il casco integrale che oggi indossano tutti per questioni di sicurezza. In quell’anno fu una vera e propria scoperta che di seguito fu presa in considerazioni da tutti. In effetti, nei cinque anni successivi al suo debutto, il casco integrale divenne elemento imprescindibile delle corse automobilistiche.

Un’altra novità fu inventata da Dan Gurney. Durante i festeggiamenti per la vittoria della 24ore di Le Mans del ’67, il pilota americano ha dato vita all’abituale gesto di festeggiare la vittoria spruzzando lo champagne. Gesto che oggi è una vera e propria abitudine ma che fino a quel momento non era stata mia pensata; un po’ come il “Winning Salute” inventato dall’ex capitano brasiliano Bellini durante i festeggiamenti del Mondiale 1958.