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Pietro Anastasi è morto all’età di 71 anni, venerdì 17 gennaio. Il figlio ha rivelato all’Ansa: “Era ammalato di Sla, gli era stata diagnosticata dopo essere stato operato per un tumore all’intestino. Papà ha chiesto la sedazione assistita”.

 

Nel 2014, l’Uefa, in occasione del proprio sessantesimo anniversario, l’ha inserita nelle 60 reti più belle della storia dell’Europeo. E per i colori azzurri ha un valore ancor più profondo e intimo perché ci riporta all’unico successo intercontinentale vinto dall’Italia. Erano i campionati europei del 1968, terzo torneo assoluto, con la fase finale giocata proprio nella nostra penisola tra Firenze, Napoli e Roma, e vide l’Italia di Ferruccio Valcareggi battere la Jugoslavia al termine della doppia finale.

Doppia, sì, perché nella prima “manche” il risultato fu di 1-1 e non essendo previsti dal regolamento i rigori, si ricorse alla ripetizione dopo 48 ore. Valcareggi sostituì ben cinque calciatori rispetto al primo incontro, ma non toccò Pietro Anastasi, inamovibile. Eppure, per il ragazzotto di vent’anni di Catania, che aveva appena fatto il suo debutto in Serie A con la maglia del Varese collezionando 11 gol in 29 partite, quella dell’8 giugno 1968 fu la sua prima partita in assoluto con la maglia azzurra. Lì in attacco, in mezzo ai grandi, giocò da titolare anche la ripetizione della finale. Riva segnò la prima rete, lui con una mezza prodezza, il 2-0: «De Sisti mi passò il pallone che compì uno strano rimbalzo: tirai senza sapere dove l’avrei indirizzato e ne venne fuori un gran gol».

Fu nominato Cavaliere della Repubblica anche se era ancora minorenne (la maggiore età si otteneva a 21 anni, all’epoca). Per lui, per Pietro Anastasi si fece un’eccezione, del resto l’Italia era da 30 anni che non vinceva nulla. Ma la sua carriera legata alla Nazionale passò dal trionfo, inaspettato, a una cocente delusione, altrettanto inaspettata per l’assurdità di come arrivò. Due anni dopo l’Italia stava per partire insieme per il Messico, per il Mondiale del 1970. Nella notte fra il 15 e il 16 maggio, la notte prima della partenza, Anastasi cominciò a lamentarsi, aveva fortissimi dolori al basso ventre, tanto che nella camera del Parco dei Principi che ospitava la Nazionale lo visitò il dottor Fino Fini. Si parlò di appendicite, ma la storia era un’altra: lui e gli altri azzurri presero di mira il massaggiatore Spialtini che, per “vendicarsi”, rifilò uno schiaffo all’apparenza innocuo sul basso ventre di Anastasi. Il responso fu una mazzata: versamento testicolare, la situazione precipitò e Pietro venne trasportato immediatamente in ospedale e operato la mattina successiva alle 8.30. Per lui il Mondiale finì prima ancora di iniziare.

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Alla Atlas Arena di Lodz, in Polonia, l’Italia di Mazzanti sconfigga senza troppi patemi l’Ucraina nel secondo impegno dell’Europeo. Finisce 25-16, 25-18, 25-10 per le Azzurre che possono migliorare dal punto di vista del gioco, ma che trovano un’ottima serata a servizio. Ucraina non al livello dell’Italia e che non può nulla contro Egonu, Sylla e compagne. Oggi, alle 18, nuovamente in campo contro il Belgio.

L’Italia non si distrae e contro l’Ucraina rispetta il pronostico nel secondo impegno del girone dell’Europeo 2019. Sorokaite a servizio prova a far prendere ritmo all’Italia che cerca di prendere le misure alla partita, ma la concentrazione e la comunicazione delle Azzurre devono ancora registrare qualcosa, mentre in panchina Mazzanti invita le sue ragazze a continuare a giocare. Sorte che assiste l’Italia quando il servizio di Malinov si adagia sul nastro e poi cade nel campo ucraino per il 16-12. Ucraina che finisce sotto pressione e nel tentativo di recuperare nel punteggio commette qualche errore di troppo scivolando indietro 20-14. Italia più sciolta e di nuovo fortunata, Sylla in pallonetto tocca il nastro, ma trova comunque il 23-16 che diventa 24-16 ancora con il servizio sul nastro e poi a terra di Sylla. Set chiuso da Sorokaite, mani fuori e 25-16 Italia. L’attacco dell’Italia ormai è in ritmo.

Egonu comincia a martellare e anche la difesa è più continua nelle sue giocate. Un grande primo tempo tagliato di Chirichella manda avanti l’Italia 7-3 che si distende 8-3 con il muro di Sorokaite. Tornano però le disattenzioni e l’Ucraina è ancora vicina 9-8 con un pallone non controllato dalla difesa italiana. La squadra di Mazzanti però si scuote, grande difesa, attacco potente di Egonu e il margine torna confortante sul 16-11. Sylla ci mette una spruzzata della sua intensità, Egonu si fa trovare pronta a muro ed è ancora Sorokaite a chiudere con un attacco stretto sul 25-18. I saltelli di festa di Chirichella aprono il terzo parziale, primo tempo non semplice messo a terra dal capitano dell’Italia che manda avanti le Azzurre sul 5-1.

Tutti a guardare in alto perché sul challenge chiamato da Mazzanti il pallone pizzica la linea e allora è 12-3 Italia, con l’Ucraina che non riesce più a trovare punti e sembra uscire definitivamente di scena da questa sfida, anche perché Danesi entra e piazza subito due grandi muri che mantengono in controllo l’Italia sul 16-6. Sylla non ha ancora finito, muro in singola e Mazzanti la indica per complimentarsi, Italia avanti 20-7 e a un passo dal secondo successo nel girone. Tre punti che diventano ufficiali sull’ennesimo attacco sballato dell’Ucraina che anche dopo il challenge non cambia nel suo esito, con il set che si chiude 25-10.

IL TABELLINO

ITALIA – UCRAINA 3-0 (25-16, 25-18, 25-10)

ITALIA: Sorokaite 12, Folie 3, Egonu 20, Sylla 14, Chirichella 8, Malinov 2; De Gennaro (L), Parrocchiale, Danesi 4, Orro. N.e. Fahr, Nwakalor, Bosetti, Enweonwu (L). All. Mazzanti.

UCRAINA: Politanska 1, Kodola 3, Gerasymova 2, Rykhliuk 3, Stepaniuk 8, Trushkina 2; Karasova (L), Dorsman, Denysova 2, Kraiduba, Peretiatko. N.e. Karpets, Velykokon, Nikolaichuk (L).  All. Yegiazarov.

ARBITRI: Ivanov (Bul), Kurtiss (Let).

IL CALENDARIO DELLE AZZURRE

26/8 Italia-Belgio (ore 18); 27/8 Italia-Slovenia (ore 21); 29/8 Italia-Polonia (ore 21).

L’Italia Under 18 femminile è regina d’Europa. A Sarajevo, domenica 14 luglio, le azzurre hanno battuto 70-62 in finale l’Ungheria, apoteosi di un gruppo formato da ragazze nate nel 2001 e 2002 che nel torneo ha vinto 7 partite su 7.

L’Italia è partita fortissima col 21-8 del primo quarto che diventa 42-29 al riposo. L’Ungheria ha provato a rialzare la testa dopo l’intervallo, ma Alessandra Orsili e Giulia Natali, 19 punti ciascuno, hanno tenuto avanti le azzurre. Bronzo alla Francia, che nella finale per il terzo posto ha piegato nettamente la Russia.

 

 

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🎥 Tutte le emozioni di ieri sera in un minuto!🥇 . #NothingButGold #FIBAU18Europe #Italbasket

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Un trofeo che mancava dal 2010 e a completare il trionfo azzurro la nomina di Ilaria Panzera come MVP del torneo e di Caterina Gilli e della stessa Panzera nel quintetto ideale della manifestazione. Ecco le parole di coach Roberto Riccardi:

Ringrazio tutti quelli che hanno lavorato tanto per arrivare fin qui. Anche stasera abbiamo dimostrato di essere la squadra più forte in assoluto e di giocare la pallacanestro migliore. Una vittoria strameritatissima e direi che abbiamo portato a casa il giusto risultato per quello che si è visto in questo Europeo

Il tabellino della finale

Italia-Ungheria 70-62 (21-8, 21-21, 13-23, 15-10)
Italia: Stroscio 3, Orsili 19, Nativi ne, Gilli 7, Natali 19, Leonardi, Pastrello 8, Spinelli, Panzera 6, Rosini ne, Savatteri ne, Nasraoui 6. All: Riccardi

Ce l’ho! Ce l’ho! Ce l’ho! Mi manca!

No, non stiamo parlando di figurine e di album Panini, è quello che abbiamo pensato del calciatore Pedro Rodriguez quando ha guardato la sua bacheca di trofei prima della finale di Europa League, poi vinta dal suo Chelsea a Baku.

Sì perché prima della vittoria dei Bleus sull’Arsenal, l’attaccante spagnolo era riuscito a vincere tutto il possibile a livello internazionale (tra club e nazionale), tranne proprio il secondo trofeo europeo.
Ora la sua bacheca è al completo, diventando così il primo spagnolo a fare l’en plein.

Nel 4-1 finale l’ex canterano del Barcellona ha segnato anche la rete del momentaneo 2-0.

A 32 anni, Pedro ha l’incredibile palmares di 25 titoli, degno di un grande campione. A livello internazionale vanta ben tre Champions League, altrettante Supercoppe Europee, due Mondiali per Club (trofei vinti tutti con i blaugrana) e appunto l’Europa League.
La bacheca, a livello di club, si arricchisce con le vittorie nazionali grazie a: cinque Liga, tre Coppe del Re, quattro Supercoppe spagnole (col Barcellona); una Premier League e una FA Cup (col Chelsea).

I successi per l’esterno sono arrivati anche con la maglia delle Furie Rosse grazie al biennio d’oro 2010 – 2012 con i trionfi nel Mondiale in Sudafrica e nell’Europeo di Polonia-Ucraina.

Puoi annoiarti con molte cose, ma mai con la vittoria. Vuoi sempre vincere il più possibile. Prima del ritiro vuoi guardare indietro e vedere cosa sei riuscito a ottenere. Le competizioni europee ti spingono un po’ di più.

Dal punto di vista prettamente personale, inoltre, Pedrito è diventato il quinto calciatore della storia a essere andato a segno sia in una finale di Europa League che in Champions League dopo Allan Simonsen, Hernan Crespo, Dmitri Alenichev e Steven Gerrard. Primo, invece, ad aver segnato in Champions, Europa League e Supercoppa Europea. 

Ha disputato ben 24 finali da professionista, timbrando il cartellino in otto occasioni (sette col Barça).

Nella sua carriera, precisamente nel 2009, è stato l’unico spagnolo a segnare in ben sei competizioni diverse: Liga, Coppa del Re, Supercoppa di Spagna, Champions, Supercoppa Europea e Mondiale per club.

Una doppietta di Roberto Piccoli fa sì che l’Italia Under 19 voli alla fase finale dell’Europeo di categoria in vista il prossimo luglio in Armenia.

Un cammino entusiasmante per gli azzurrini del commissario tecnico Federico Guidi che grazie al 2-0 contro i pari età della Serbia avranno modo di giocarsela nel torneo continentale.

Con questo pass possiamo tranquillamente dire che il calcio giovanile azzurro c’è ed è vivo, dato che l’Italia ha potuto realizzare uno storico en plein per i vari tornei che si terranno la prossima estate: Europeo Under21, Europeo Under17, Mondiale Under20 e, per l’appunto, Europeo Under19.

La nazionale di Guidi ha chiuso il Gruppo 7 in testa alla classifica con 7 punti: grazie a due vittorie (contro Serbia e Ucraina) e al pareggio contro il Belgio.

Tra i calciatori che più hanno avuto modo di mettersi in mostra in queste partite di qualificazione sicuramente l’autore della doppietta decisiva per il pass: Roberto Piccoli. L’attaccante classe 2001 dell’Atalanta è già sotto la lente dei grandi club italiani. Bergamasco doc per ora non ha intenzione di lasciare la Dea e vuole cercare di farsi strada nella prima squadra così com’è capitato ad altri compagni.

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L’esultanza di Piccoli dopo il gol ai serbi

Le reti di Piccoli sono state propiziate da due azioni di ragazzi della Primavera dell’Inter. Il primo è il 2000 Davide Merola, debuttante nel match di Europa League contro l’Eintracht Francoforte, il quale ha fornito l’assist al bergamasco; mentre il secondo gol è stato segnato dopo una respinta della punta Salcedo. Quest’ultimo ha realizzato la rete del momentaneo pareggio nel match contro l’Ucraina, vinto poi 3-1.

Altra pedina importante per il ct Guidi è Nicolò Fagioli della Juventus Under23 che gioca in Serie C. Il bianconero è dotato di una buona tecnica e velocità utile nella fase offensiva.

C’è da dire che tra gli azzurrini potrebbe ancora prendere parte al gruppo un certo Moise Kean, autore di due reti nelle prime due uscite con la nazionale maggiore.

In porta c’è l’atalantino Cornasecchi, mentre la difesa è guidata dal capitano Davide Bettella del Delfino Pescara, con Bellanova (Milan), Gozzi Iweru (Juve) e Greco (Roma).

Insomma per l’Italia c’è un futuro roseo e non resta che goderci un’estate ricca di appuntamenti.

 

Ancora sul gradino più alto del podio, ancora con una medaglia d’oro al collo.

Oramai ci ha abituati alla grande la fiorettista Bebe Vio, che continua a fare collezione di medaglie dopo le Paralimpiadi di Rio 2016 e il Mondiale di Roma 2017.

Stavolta la schermitrice azzurra ha trionfato a livello europeo ottenendo l’oro nel fioretto categoria B alla rassegna che si sta tenendo questi giorni a Terni. Per lei è il terzo titolo continentale dopo i trionfi a Strasburgo nel 2014 e Casal Monferrato 2016.

Ogni gara è come se fosse la prima. Ed è per questo che Bebe Vio ogni volta che scende in pedana conserva quella rabbia agonistica e quella grinta che l’aiuta a fare bene.

Con la vittoria della 21enne azzurra, salgono a cinque le medaglie conquistate dagli atleti italiani: due ori, un argento e due bronzi.

Per Bebe, dopo le vittorie nella fase a gironi, è giunto dapprima il successo ai quarti contro la russa Ludmila Vasileva per 15-8 e poi quello in semifinale contro la bielorussa Alesia Makrytskaya per 15-9.
La finale è stata poi a senso unico: contro la russa Irina Mishurova la paralimpionica azzurra ha siglato un nettissimo 15-1 al termine di un assalto che l’ha vista anche mettere a segno quel “contro di terza e fuetto” che le permette di superare un’altra barriera.

Una gran bella emozione perché gareggiare in casa è tutta un’altra storia. Sto provando nuove cose dal punto di vista tecnico e sono contenta perché il lavoro si vede. Adesso si pensa alla gara a squadre.

A poco più di due anni dal titolo olimpico ancora un successo per la nostra Bebe.

 

Una vittoria anche nella categoria a squadre arricchirebbe la bacheca ma porterebbe anche una ventata di positività in un ambente sempre caro allo sport azzurro.

La doppia sfida del 10 e del 13 novembre mette di fronte all’Italia una nazionale che è riuscita a rialzarsi nonostante l’assenza fondamentale di un leader come Zlatan Ibrahimovic.

Gli azzurri, tuttavia, non devono certo abbassare la guardia contro una squadra che seppur diversa da quelle degli scorsi anni, ha saputo fare nel gruppo una vera e propria arma.

I precedenti con la nazionale gialloblù sono 23 considerando tutte le competizioni: 11 trionfi italiani, 6 pareggi e altrettante sconfitte. Ultimo match in ordine cronologico è stato nella fase a gironi dell’Europeo 2016 in Francia, quando la nazionale guidata da Conte ha battuto gli svedesi per 1-0 con gol di Eder.

È, invece, il primo confronto in uno spareggio per il Mondiale.

Il primo match in cui Italia e Svezia si sono scontrati è stato in occasione delle Olimpiadi 1912 a Stoccolma. Vittoria degli azzurri per 1-0 con rete di Bontadini. Qualceh anno più tardi seguirono due amichevoli con un pareggio per 2-2 (1924) e la prima sconfitta italiana per 5-3 all’Olympiastadion di Stoccolma (1926).

La vera prima beffa per la nazionale italiana avviene nel Mondiale 1950 in Brasile. Gli azzurri di mister Novo vengono sconfitti per 3-2 (reti di Carapellese e Muccinelli per gli Azzurri e doppietta di H. Jeppson e rete di Andersson per i Blagult) durante la fase a gironi. Sconfitta che costò l’uscita dell’Italia dal campionato del Mondo.

Tra un’amichevole e un’altra, la rivincita dell’Italia avviene nel Mondiale 1970 in Messico. Vittoria per 1-0 nel girone eliminatorio con gol di Domeneghini.

Un anno più tardi, Italia e Svezia si affrontano nella doppia sfida del gruppo 6 valevole per la qualificazione a Euro ’72 in Belgio. La prima gara giocata a Stoccolma si conclude 0-0. Il ritorno, a San Siro, vede trionfare l’Italia per 3-0 grazie alla reti di Boninsegna e alla doppietta di Riva.

Altri match negli anni ’80 e ‘90 in cui si alternano vittori e sconfitte di rilevanza minore.

In effetti bisogna fare un salto al 2004 per ricordare un match amaro per gli azzurri all’Europeo.
Nel girone C il match termina 1-1 (reti di Cassano e Ibrahimovic). L’Italia di Trapattoni, però, terminò anzitempo quella rassegna a causa del “biscotto” tra la stessa Svezia e la Danimarca che, a pari punti degli Italiani, pareggiarono 2-2 nell’ultimo incontro qualificandosi così grazie al maggior numero di gol segnati negli scontri diretti rispetto agli Azzurri. Una beffa che lascia ancora tanta amarezza.

Alla squadra di Ventura non resta che lavorare duro per riuscire a strappare il pass per Russia 2018.

Tra il 9 e il 14 novembre prossimo, la Nazionale italiana affronterà la sua avversaria nelle due gare di spareggio per Russia 2018.

L’Italia, con un po’ di fatica, ha raggiunto il secondo posto nel suo girone alle spalle della Spagna e il 17 ottobre saprà che dovrà sfidare.
Le ultime due uscite azzurre (contro Macedonia e Albania) hanno evidenziato lacune nel gioco e schemi offensivi. In effetti l’Italia ha creato pochissimo contro i macedoni e qualcosa in più contro le aquile. Sintesi dei due match: 2 gol realizzati e uno subito. Il problema è che a segnare non sono stati gli attaccanti bensì un difensore (Giorgio Chiellini) e un centrocampista (Antonio Candreva). Un problema quello degli attaccanti che è evidente, soprattutto a causa dell’infortunio di Andrea Belotti, il quale sarà costretto a dare forfait anche per gli spareggi.
E qui la domanda spontanea: Non c’è qualcun altro, oltre Immobile, che possa sostituirlo?

In realtà c’è, anzi ci sono. Per il ct Ventura, no!

Si tratta dei due Italians: Mario Balotelli e Simone Zaza, che giocano rispettivamente in Ligue 1 a Nizza e in Liga a Valencia. Due giocatori che tanto bene stanno facendo nelle loro rispettive squadre. Ma partiamo da SuperMario.

L’attaccante ex Inter e Milan non gioca una partita con la maglia azzurra dal Mondiale in Brasile, mentre un’ultima convocazione risale al novembre 2014 dal ct Conte, in vista della partita di qualificazione a Euro2016 contro la Croazia, alla quale non partecipa lasciando in anticipo il ritiro per un infortunio.

Dopodiché il vuoto assoluto. Il passaggio in Costa Azzurra però ha dato nuova linfa all’attaccante che, nella scorsa stagione, ha realizzato 17 gol in 28 presenze e anche quest’anno è partito col piede giusto (7 gol in 9 presenze). Numeri non certo negativi, calcolando il fatto che, nel giro azzurro oltre Belotti e Immobile, c’è poca gente che fa gol. E allora perché non provarci? Perché non dare un’altra possibilità a una calciatore che, all’età di 27 anni e papà per la seconda volta, può aver raggiunto un maturità quanto meno calcistica e quindi utile alla causa azzurra?

Anche l’allenatore del Nantes, Claudio Ranieri, è a suo favore

Penso che Ventura lo segua comunque. Balotelli sta finalmente dimostrando il suo valore. Mi auguro possa tornare in Nazionale perché è un giocatore di grande qualità e l’Italia ne ha bisogno.

Mario Balotelli è comunque un ragazzo scherzoso a cui non puoi certo togliere la voglia di divertirsi, come ha fatto qualche giorno fa con un suo compagno di squadra.

Sorte simile a Simone Zaza. L’attaccante lucano sta vivendo un momento magico a Valencia (come la tripletta segnata in 8 minuti contro il Levante).

Oramai si ricorda Simone Zaza con soprattutto per quel sciagurato rigore sbagliato contro la Germania all’Europeo 2016. Invece, l’attaccante è poi stato convocato nel novembre 2016 anche per la partita contro il Liechtenstein e in un’amichevole proprio contro i tedeschi. 15 minuti in tutto in due match e poi quasi un anno di limbo.
Ok per queste ultime due gare è stato indisponibile per infortunio, ma dal prossimo week end sarà a disposizione del tecnico Marcelino.
Intanto al Mestalla se lo godono appieno, ma l’ex Juve ha voglia di rimettersi in gioco anche in azzurro per cercare di sopire l’amarezza di quel rigore calciato alle stelle. Perché non provare a convocarlo per i playoff?

Noi lanciamo l’idea, chissà se il ct Ventura avrà fatto il nostro stesso ragionamento.

Dario Sette

Ci sono due medaglie d’oro che si passano 16 anni di distanza, ma uno stesso scenario: la Francia. E il medesimo avversario in finale: la Spagna.
C’è il basket italiano sul tetto d’Europa nel 1983 a Nantes e nel 1999 a Parigi. Secolo scorso, millennio passato.

Nantes 1983

Nel Girone B, per esempio, URSS e Germania Ovest si scontravano sul parquet, ma le scintille andavano oltre il palazzetto. E poi c’era il girone A con Italia, Spagna, Francia, Jugoslavia, Grecia e Svezia. Passavano solo le prime due.
Eppure l’impresa di 34 anni fa (perché di impresa si parla) confermò la forza di un gruppo che aveva vinto a Mosca, l’anno prima, l’argento alle Olimpiadi. Un’Olimpiade monca per il boicottaggio statunitense. L’Europeo del 1983 fu un autentico atto di forza e di sovversione: cinque partite su cinque vinte nel girone, poi giù con l’Olanda sbolognata in semifinale e poi Spagna in finale. Era il 4 giugno 1983 e la vittoria per 105 a 96 chiuse il cerchio magico aperto proprio contro gli spagnoli, nella prima gara di Limoges.
Lì il primo segno di un percorso che sarebbe diventato fantastico: il canestro sul “ferro e dentro” di Pierluigi Marzorati e vittoria allo scadere di misura. E poi il bacio al pallone di Charlie Caglieris al suono della sirena nella finale contro la Spagna. In mezzo una scazzottata nera contro la Jugoslavia, con tanto di paio di forbici branditi Goran Grbovic.

Quella vittoria della pallacanestro italiana guidata da coach Sandro Gamba e dal magistrale Dino Meneghin è una delle pagine più belle della nostra storia sportiva. Questi gli uomini d’oro di Nantes, oltre a SuperDino: Marco Bonamico, Roberto Brunamonti, Carlo Caglieris, Ario Costa, Enrico Gilardi, Pierluigi Marzorati, Antonello Riva, Romeo Sacchetti, Renzo Vecchiato, Renato Villalta e Alberto Tonut.
Una convocazione, quella di Tonut, che oggi fa sorridere: rimasto fuori dalla lista dei convocati, passò una giornata a mare con amici e con la ragazzi. Aveva solo 21 anni anni. Tornato a casa, la madre disse di aver ricevuto la chiamata di convocazione in Nazionale e lui ovviamente lo prese come uno scherzo. No, era tutto vero.

PARIGI 1999

Chi crebbe a pane e miti come Meneghin e Caglieris fu la generazione d’oro del 1999, quella fatta di grandi nomi, ma anche di spalle solide che sapevano giocare di squadra, nonostante le individualità di spicco. Se nel 1983 non figurava nessun italiano nel quintetto tipo di quell’Europeo, nell’edizione di fine secolo c’erano Gregor Fucka (anche MVP del torneo), Carlton Myers e Andrea Meneghin.
Sotto canestro Roberto Chiacig e Denis Marconato trasmettevano sicurezza, dietro c’era la fantasia e lo spirito vincente di Alessandro Abbio, Gianluca Basile e Davide Bonora. Jack Galanda poteva essere decisivo anche ad altissimo livello. Sandro De Pol, Michele Mian e Marcelo Damiao erano lì pronti a dare l’anima.

E l’allenatore? Bogdan Tanjević, infinita conoscenza del basket e di come si gestisce un gruppo, uno che ha lasciato a casa Gianmarco Pozzecco. L’Italia passò il girone come seconda dietro la Turchia, poi una lunga cavalcata verso la finale fatta di deja vu: battuta la Russia ai quarti, ecco nuovamente la Jugoslavia, superata questa volta senza rissa. E poi la Spagna ancora a sbarrare la strada nella finale. Il risultato sorride nuovamente agli azzurri: 64 a 56 con 18 punti infilati da Myers.

Da un Meneghin a un altro. Amici veri: ecco la ricetta per essere sul trono d’Europa e ancora oggi nei cuori non più giovani dei tifosi.

È successo tutto in pochi mesi. In breve tempo la vita della giovane cestista, Cecilia Zandalasini è completamente cambiata. In estate l’esordio all’Europeo femminile con la magia della Nazionale azzurra, questa notte i primi passi nel grandissimo palcoscenico americano della WNBA con la maglia delle Minnesota Lynx.

Un esordio mozzafiato con le compagne che ambiscono alla vittoria dell’Anello. “The Dream is Real” aveva postato sul suo profilo Instagram qualche giorno fa e in effetti è stato così. Non è da tutte raggiungere i parquet americani; solo altre sei ci sono riuscite.

. mi sveglio, guardo l’ora, sono le 5 e mezza. fuori c’è buio, ma non troppo. sta arrivando l’alba. la mia preferita. mi chiedo perché sono già sveglia, come mai non riesca più a prendere sonno. la sveglia è alle 7, ma non mi ricordo cosa devo fare. mentre ci penso la stanza si illumina, il sole sorge e questa dove sono non è la mia camera. mi alzo, di corsa, ho un attimo di panico. guardo fuori dalla finestra: grattacieli. Minneapolis. Minnesota. America. esco sul balcone. fa freddo, ma non mi importa. sono in America. chiudo gli occhi e la respiro, a pieni polmoni. ero solo una bambina che voleva imitare suo fratello con un pallone da basket. ero solo una bambina quando ho preso in mano il pallone. ora guarda dove sono. the dream is real. . ???? . I wake up. looking at the time, it says 5:30am. it’s not that dark outside. the dawn is coming. my favorite time of the day. I wonder why I’m already up, why I can’t fall asleep anymore. the alarm clock is set at 7, but I just can’t remember what I have to do. while I think about it, the room lights up, the sun rises and I suddenly realize that this is not my room. I stand up. very quickly. I’m in panic. I look out of the window: skyscrapers. Minneapolis. Minnesota. America. I go out on the terrace. it’s cold, but I couldn’t care less. here I am, in the States. time to close my eyes. I take a deep breath. I was just a little girl who wanted to emulate her brother and play basketball. I was just a little girl when I first put my hands on a basketball. now look where I am. the dream is real. . . #GoFar

Un post condiviso da Cecilia Zandalasini (@zandi96) in data:

Per Zandalasini e compagne la gara si è conclusa con una vittoria ai danni di Indiana Fever per 80-69. Per la guardia lombarda in totale 6 minuti di match in cui ha collezionato un tiro sbagliato e una palla persa per un -6 di plus-minus. Le battute finali del primo quarto e a cavallo del secondo sono servite per rompere il ghiaccio con un palcoscenico nettamente diverso. Poi altri due minuti nella fase conclusiva della partita, a risultato ormai acquisito.

La giovanissima talentuosa cestista azzurra è scesa in campo con la maglia numero 9 dei Lynx e d’ora in poi darà un grosso contributo alla squadra per vincere il campionato, per poi tornare in Italia con uno dei trofei più ambiti dalle cestiste del mondo.

Le grandi prestazioni con la nazionale italiana allo sfortunato Europeo in Repubblica Ceca hanno permesso di farsi notare in tutto il basket mondiale e la voglia di rivalsa è enorme. In effetti, la 21enne lombarda ha ancora il boccone amaro a causa dell’inesistente fallo antisportivo che le venne comminato sul possesso decisivo di Italia-Lettonia, spareggio per volare ai Mondiali. Tuttavia con 19 punti a partita ha avuto la sua consacrazione a livello mondiale tanto da essere inserita nel quintetto ideale del torneo.

La chiamata dagli Stati Uniti è un orgoglio per tutto il basket italiano e Cecilia dovrà mostrare tutto il suo talento per poi tornare a Schio e affrontare la stagione con la sua squadra, magari con l’anello WNBA al dito. In effetti con i Minnesota Lynx l’ala ha firmato un contratto valido fino ai playoff. Ora sotto con il prossimo match che i Minnesota disputeranno contro i Chicago Sky. Cecilia si augura di poter giocare qualche minuto in più per acquisire più consapevolezza e confidenza con la WNBA.

In passato anche altre atlete azzurre hanno avuto la possibilità di volare in America. Catarina Pollini, Susanna Bonfiglio, Francesca Zara, Raffaella Masciadri, Laura Macchi e Kathrin Ress, in diverse squadre hanno avuto l’onore di giocare nel torneo di pallacanestro più importante del mondo.

Dario Sette