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Dopo aver trionfato a Londra, Elia Viviani si prende anche il titolo di campione europeo su strada. L’olimpionico dell’Omnium di Rio 2016 ha vinto infatti allo sprint la prova in linea individuale su strada degli Europei di ciclismo ad Alkmaar, in Olanda. Argento al belga Yves Lampaert, bronzo al tedesco Pascal Ackermann. Ieri la fidanzata di Viviani, Elena Cecchini, aveva conquistato l’argento nella prova femminile. Nell’albo d’oro degli Europei il veneto succede ad un altro azzurro, Matteo Trentin.

 

L’Italia si conferma dunque sul tetto continentale garzie al velocista veronese, che ha conquisatato l’oro al termine di una corsa tutta all’attacco conclusa da un epilogo a due col compagno di club Yves Lampaert. Una gara condotta in modo perfetto dalla squadra italiana, che conclude alla grande una settimana ricca di soddisfazioni: 4 ori, 1 argento e 4 bronzi nell’intera rassegna.

Primo storico urlo Italia agli Europei di tuffi in corso a KievNoemi Batki e Chiara Pellacani hanno conquistato la medaglia d’oro nella finale dalla piattaforma sincro femminile. Le azzurre hanno chiuso con 290.34 punti, precedendo le britanniche Poebe Banks ed Emily Martin con 284.40 e le favorite russe Ekaterina Beliaeva e Iuliia Timoshinina, bronzo con 277.50.

Per l’Italtuffi si tratta del primo titolo continentale nella specialità e la terza medaglia complessiva dopo i bronzi di Brenda Spaziani e Valentina Marocchi a Madrid 2004 e della stessa Batki con Tania Cagnotto a Eindhoven 2008. Un trionfo, quello delle azzurre, raggiunto nonostante un piccolo infortunio occorso alla Pellacani nell’ultimo tuffo nella fase di riscaldamento (contrattura al tricipite). La strada verso l’oro inizia con un perfetto triplo salto mortale e mezzo avanti carpiato (67.50), che vale il sorpasso alle britanniche e alle russe che presentano lo stesso tuffo ma imperfetto (59.40 – 44.10). Anche il triplo salto mortale e mezzo ritornato raggruppato (68.16) entusiasma.

Il gap da Banks e Martin si allarga (225.06-217.20). Domenico Rinaldi, tecnico di Batki e Pellacani, richiama le sue ragazze all’ultimo sforzo e le due rispondono da campionesse. Il doppio salto mortale e mezzo indietro con un avvitamento e mezzo (65.28) è da applausi, quello delle inglesi leggermente migliore (67.20) ma non serve per il sorpasso: restano seconde, con Beliaeva e Timoshinina bronzo. Batki e Pellacani, quindici anni di differenza tra le due, conquistano l’Europa e mettono al collo un oro mai visto.

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MARSAGLIA DI BRONZO

La seconda medaglia per l’Italia è arrivata grazie a Lorenzo Marsaglia, che ha conquistato il bronzo nel trampolino 1 metro uomini. Per il 22enne romano si tratta del primo podio europeo, mentre ha chiuso solo al decimo posto Giovanni Tocci, argento della specialità nella precedente edizione dell’evento continentale. Marsaglia è salito sul podio all’ultimo tuffo, con un lievissimo vantaggio sul britannico Jordan Houlden. L’oro è andato al tedesco Patrick Hausding, l’argento all’ucraino Oleg Kolodiy.

Fonte: comunicato stampa Fisdir

Europeo scoppiettante per i colori azzurri quello appena concluso in Finlandia, a Tampere. La nazionale italiana, partita con i favori del pronostico alla vigilia, conferma la forza del movimento C21, portando a casa la bellezza di 32 medaglie, 28 in atletica e 4 nel tennis tavolo, con 18 ori, 10 argenti e 4 bronzi, numeri che racchiudono la forza di un gruppo capace di affermarsi come top a livello europeo tanto a livello IAADS che ITTADS.

E’ stato un europeo prevalentemente al femminile in atletica leggera, con la conferma assoluta di Nicole Orlando; la biellese torna in patria con ori e un argento individuale e due ori nelle staffette 4×100 e 4×400, quest’ultima corsa insieme a Chiara Zeni, Giulia Pertile e Sara Spano che fermano il cronometro a 6’52’’44.

Giulia Pertile, l’atleta Fisdir più medagliata in atletica leggera, si conferma con due ori negli 800 e 1500 marcia. Vecchio e nuovo si sono compenetrati benissimo, amalgamandosi perfettamente come dimostrano le medaglie della giovanissima Chiara Zeni, due ori sui 100 – 16’’31 – e nei 200 – 36’’15 – e un argento nel salto in lungo vinto dalla sua amica e compagna di squadra Nicole Orlando, con quest’ultima capace di allungare la fettuccia della misurazione a 3 metri e 30 centimetri.

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Sara Spano ha ben figurato nei 100 e 200 metri , gare che hanno visto la piccola sarda arrivare in terza posizione, ma il capolavoro è arrivato sui 400 metri, gara che consacrano l’azzurra con un imperioso 1’29’’93. Silvia Preti, nella categoria mosaico, vince due ori e un argento, rispettivamente nel giavellotto, peso e disco. Tra gli uomini la grande conferma è certamente Stefano Lucato, con il padovano che non perde un colpo nella marcia, stravincendo le gare di 800 e 1500.

Daniel Gerini si conferma lanciatore di livello internazionale, vincendo oro nel disco e un argento nel peso. La velocità azzurra premia Andrea Piacentini, che all’esordio in maglia azzurra vince la gara sui 200 e un bronzo sui 100 metri, gara che conferma – insieme a quella sui 400 – come Luca Mancioli sia ancora una certezza di questa nazionale. Le staffette 4×100 e 4×400, entrambe corse da Mancioli, Casarin, Rondi e Piacentini, sono una battaglia contro il Portogallo: questa volta la sfida è pari, un oro e un argento a testa e arrivederci ad Antalya 2020.

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Il tennis tavolo, rappresentato da Matteo Giomo e Alberto Mondino si conferma movimento importante per la Fisdir. 4 medaglie, 3 argenti e 1 bronzo (nel singolo firmato Giomo) rappresentano un bottino di tutto rispetto per una squadra ormai collaudata e comunque in crescita costante in termini di prestazione. Unico rimpianto: la rete al quinto set del doppio contro i portoghesi ma la vita, come lo sport, è decisa spesso da millimetri.

Medagliere Atletica Leggera

Nicole Orlando – oro, disco
Nicole Orlando – oro, giavellotto
Nicole Orlando – oro, triathlon
Nicole Orlando – oro, salto in lungo
Nicole Orlando – argento, peso
Silvia Preti – oro, giavellotto (mosaico)
Silvia Preti – argento, disco (mosaico)
Silvia Preti – oro, peso (mosaico)
Giulia Pertile – oro, 1500 marcia
Giulia Pertile – oro, 800 marcia
Sara Spano – oro, 400 metri
Sara Spano – bronzo, 100 metri
Sara Spano – bronzo, 200 metri
Chiara Zeni – oro, 100 metri
Chiara Zeni – oro, 200 metri
Chiara Zeni – argento, salto in lungo
Staffetta 4×100 (Orlando, Zeni, Spano, Pertile) – oro
Staffetta 4×400 (Orlando, Zeni, Spano, Pertile) – oro
Stefano Lucato – oro, 1500 marcia
Stefano Lucato – oro, 800 marcia
Daniel Gerini – oro, disco
Daniel Gerini – argento, peso
Luca Mancioli – argento, 400 metri
Luca Mancioli – argento, 100 metri
Andrea Piacentini – oro, 200 metri
Andrea Piacentini – bronzo, 100 metri
4×100 (Mancioli, Rondi, Casarin, Piacentini) – oro
4×400 (Mancioli, Rondi, Casarin, Piacentini) – argento

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Medagliere Tennis Tavolo

Alberto Mondino- Matteo Giomo/doppio – argento
Matteo Giomo/doppio misto – argento
Mondino-Giomo/squadre – argento
Matteo Giomo – bronzo, singolare

Dalla Francia alla Francia. Dalla Spagna alla Spagna. Da un Meneghin a un altro. Vent’anni fa l’Italia del basket vinceva il suo secondo Europeo battendo gli spagnoli in finale a Parigi. Esattamente come accaduto sedici anni prima, quella volta a Nantes. Nel 1983 in campo c’era Dino Meneghin, nel 1999 suo figlio Andrea. Protagonista, insieme a Myers, Fucka e coach Tanjevic di una delle più belle cavalcate sportive che lo sport italiano abbia mai vissuto. Una vetta che la pallacanestro azzurra, se si eccettuano l’argento olimpico di Atene 2004 e i Giochi del Mediterraneo 2005, non ha più raggiunto.

La telecronaca Rai della finale con Franco Lauro e Dado Lombardi

Il roster

Nel 1999 gli Europei di basket si giocano in Francia. L’Italia si presenta ai nastri di partenza con un roster altamente competitivo, in grado di dare filo da torcere alle favorite Russia, Jugoslavia, Lituania. Oltre che i padroni di casa spagnoli. Bosja Tanjevic si è persino concesso il lusso di lasciare a casa un play come Pozzecco. Problemi di abbondanza, equilibri di spogliatoio. D’altra parte i “piccoli” Abbio, Basile, Bonora assicurano qualità, assist e punti nelle mani. Poi c’è Carlton Myers, ma in quel caso siamo su altri livelli. Meneghin è classe e sostanza. De Pol, Marconato, Chiacig e un monumentale Gregor Fucka (Mvp del torneo) completano un reparto lunghi invidiabile.

Il cammino europeo

Inserita in un gruppo complicato come quello C, contro Croazia, Turchia e Bosnia, gli azzurri si qualificano al secondo posto per differenza canestri, dietro i turchi e prima dei croati. Nel secondo girone di qualificazione ci piazziamo alle spalle della Lituania di Sua Maestà Arvydas Sabonis. Nei primi tre giorni di luglio il nostro capolavoro. Primo luglio: demolita la Russia ai quarti (102-79, 22 Myers). Due luglio: a casa anche la Jugoslavia dopo la semifinale (17 punti di Fucka). Tre luglio: finale senza storia contro la Spagna (Myers a referto con 18 punti, 10 rimbalzi per Fucka). Due anni dopo la delusione europea di Pittis e Coldebella a Barcellona contro gli jugoslavi, l’Italia ha la sua rivincita. Consigli spassionati: coach Meo Sacchetti si guardi in streaming quel torneo prima dei Mondiali di fine estate in Cina.

Ora che il biscotto è stato ingoiato, forse arriverà il tempo del mea culpa senza agitare lo spetto del complotto esterno. Perché, è innegabile, Francia Romania ha avuto quel copione già scritto a cui nessuno, in Italia, si augurava di assistere. Ma le responsabilità della Nazionale Under 21 sono di gran lunga maggiori rispetto allo scialbo 0-0 che ha qualificato francesi e rumeni alle semifinali dell’Europeo. Anche perché, probabilmente a parti invertite avremmo fatto la stessa partita e i media avrebbero scritti “bene così, missione compiuta”.

E quindi gli azzurrini del ct dimesso Gigi Di Biagio sono fuori da Europei e Olimpiadi. Un fallimento senza appello per quella che era, secondo molti, una delle migliori Under della storia italiana. Barella, Zaniolo, Chiesa, Kean, Pellegrini, Orsolini, Cutrone, Mancini. Giovani che hanno già collezionato gettoni con la Nazionale maggiore e che hanno vissuto un anno da protagonisti nei club, attirando le attenzioni dei top team. Ma nel torneo disputato in casa non sono bastati i 6 punti contro Spagna e Belgio. A condannare gli azzurrini è stato lo sciagurato 0-1 contro la Polonia, poi abbattuta da Fabian Ruiz e compagni per 5-0.


Certo si potrà imprecare per una formula che ti estromette dalle semifinali pur avendo realizzato 6 punti. Certo aspettare due giorni e mettersi davanti alla tv per conoscere il proprio destino non esprime proprio appieno il concetto di regolarità che dovrebbe essere garantito dalla contemporaneità. Ma sono argomenti che, di fronte a una rosa come quella di Di Biagio, rischiano di diventare inutili alibi da perdenti. Perché le possibilità per un grande Europeo (peraltro in casa) c’erano tutte e si è sprecata anche l’occasione di qualificarsi a Tokyo 2020.


L’Italia, così, non sarà presente nel calcio alle Olimpiadi dall’anno prossimo, fallendo quel pass che manca ormai da Pechino 2008. Per la terza volta consecutiva (dopo Londra 2012 e Rio 2016) la Nazionale sarà spettatrice a casa dell’edizione a cinque cerchi. E dire che, paradossalmente, siamo il Paese con più presenze nel torneo olimpico di calcio (15) inseguiti da Usa (14) e Brasile (13). E dal 1984 al 2008 gli azzurri sono sempre stati presenti alle Olimpiadi. Ma, almeno fino a Parigi 2024 il nostro unico successo resterà quello del 1936.

Al Mapei Stadium gli Azzurrini avevano l’obbligo di battere il Belgio già eliminato per continuare a sperare nella qualificazione alle semifinali. Poco prima dell’intervallo la sblocca Barella, poi raddoppia Cutrone; per il Belgio accorcia Vershaeren, al minuto 87 Mancini colpisce il palo di testa sugli sviluppi di un corner, ma poi ci pensa Chiesa con un bellissimo gol a siglare il 3-1 finale. Il contemporaneo 5-0 della Spagna sulla Polonia, però, qualifica gli spagnoli come primi.

Ora, per la squadra del ct Di Biagio, il proseguo del cammino in Europa si complica tantissimo: di fatto, l’Italia può passare solo come migliore seconda. Ma con incastri quasi impossibili: le seconde degli altri gironi (Germania, Danimarca o Austria nel gruppo B, Francia e Romania nel gruppo C) devono chiudono a quota 6 punti (o meno) con una differenza reti inferiore a quella degli azzurri o, a parità di differenza reti, con meno gol segnati, o, in caso di ulteriore parità, con un punteggio disciplina più alto.

BELGIO-ITALIA 1-3 

44′ Barella, 53′ Cutrone, 79′ Vershaeren, 89′ Chiesa

BELGIO (4-4-2): De Wolf; Cools, Bornauw, Bushiri, Cobbaut; Omeonga (59′ Vershaeren), Schrijvers, Heynen, Bastien (59′ Mangala); Lukebakio, Saelemaekers (74′ Mbenza). All. Walem

ITALIA (4-3-1-2): Meret; Calabresi, G. Mancini, Bastoni, Pezzella; Barella, Mandragora, Locatelli (72′ Tonali); Lo. Pellegrini (80′ Bonazzoli); Chiesa, Cutrone. All. Di Biagio

Ammoniti: Saelemaekers (B), Cools (B), Bushiri (B), Mangala (B), Locatelli (I), Vershaeren (B), Mbenza (B)
Espulso: Mbenza (B)

L’Europeo dell’Italia è congelato. Serviranno quarantotto ore per capire se saremo su un aereo per Tokyo nell’estate 2020 ma soprattutto per sognare il titolo continentale. L’Italia fa il suo dovere, batte 3-1 il Belgio e chiude a sei punti, ma non basta per vincere il girone perché a Bologna la Spagna strapazza 5-0 la Polonia e arriva prima per la miglior differenza reti nella classifica avulsa. Siamo appesi a un filo nella corsa al posto di migliore seconda, ma Francia-Romania di lunedì sera spaventa non poco.

La punizione per il ritardo decisa per Kean rimescola le carte della formazione: Di Biagio conferma il 4-3-3 ma è costretto ad alzare Pellegrini largo a sinistra e a inserire Locatelli a centrocampo. L’Italia parte decisa e al 7’ va vicinissima al vantaggio con Barella, che arriva in tuffo di testa sul cross di Pezzella ma non inquadra la porta per centimetri. Sembra l’inizio di un arrembaggio e invece l’Italia va col freno a mano. Circolazione lenta e scolastica, che non sorprende il Belgio. Anzi è proprio il Belgio a spaventarci con un diagonale di Lukebakio respinto in tuffo da Meret. Come con la Polonia, gli azzurri faticano negli ultimi venti metri e allora provano da fuori, senza mai spaventare realmente De Wolf. Serve una scintilla, che arriva poco prima dell’intervallo dal giocatore più elettrico: Pezzella pesca ancora Barella sul secondo palo che stavolta calcia al volo, la respinta del portiere belga torna verso il centrocampista del Cagliari che di sinistro trova il palo lungo. La gioia azzurra è però contenuta: la Spagna è già 3-0 con la Polonia.

Senza pensare a ciò che accade a Bologna, l’Italia inizia la ripresa all’assalto perché comunque serve una buona differenza reti per sperare ancora in un eventuale piazzamento come migliore seconda. E all’8’ arriva subito il 2-0 con una bella girata di testa di Cutrone. Al 20’ Locatelli ha un’occasionissima in spaccata a pochi metri dalla porta, ma manda a lato. Poi Mandragora e Cutrone sbattono sul muro De Wolf. Però è un bel segnale: l’Italia vuole fare il massimo per sperare ancora.

Le notizie che arrivano da Bologna però non sono confortanti e il 4-0 di Ceballos gela anche il Mapei Stadium. Di riflesso l’Italia sembra perdere foga e permette al Belgio di rientrare in partita con una perla da fuori a giro di Verschaeren, che infila Meret all’incrocio dei pali. Il palo di Mancini al 43’ sembra un segnale sinistro per il futuro, ma il gol di Chiesa al 44’ alimenta la fiamma della speranza. L’Italia chiude seconda con sei punti e con un più 3 di differenza reti: non è male, ma l’incubo biscotto tra Romania e Francia è dietro l’angolo. E i romeni potrebbero anche perdere 2-0 e passare ugualmente: avrebbero la stessa differenza-gol dell’Italia, ma con 8 reti realizzate.

Ci sono urla e segni diversi dagli altri. Al termine di una partita o durante un inno nazionale. Sono quelli della Nazionale italiana femminile non udenti di pallavolo che per la prima volta nella storia ha conquistato il titolo di campionesse d’Europa. A Cagliari la squadra di coach Alessandra Campedelli ha sconfitto 3-0 la Russia in finale in un match senza storia. Negli interi europei le azzurre hanno concesso solo un set alle avversarie, nella prima partita contro la Polonia. Poi difesa immacolata e il rullo consecutivo di vittorie fino al trionfo finale. Ucraina, Francia e due volte Russia.


Fino all’oro centrato in Sardegna, il massimo risultato centrato dalla Nazionale sorde era stato l’argento nel 2011. Medesimo traguardo centrato nelle Olimpiadi del 2017 in Turchia, a Samsun. Esulta Alessandra Campedelli, l’allenatrice di questo gruppo vincente costituita da giocatrici lavoratrici.

Ho chiesto alle ragazze due cose: prestare attenzione fino all’ultimo punto e di avere coraggio. Hanno avuto la pazienza di aspettare, hanno scelto i momenti giusti in cui si potevano fare dei break e i momenti in cui, invece, stare in attesa. E sono state bravissime a lavorare in campo e a giocare fino alla fine

Da Alice Calcagni a Ilaria Galbusera (premiata da Mattarella nel 2018 come Cavaliere della Repubblica), da Claudia Gennaro ad Alice Tomat. Sono le protagoniste di questa vittoria mentre la Nazionale maschile, nella stessa competizione, deve accontentarsi del quarto posto, sconfitta nella finale per il 3/4 piazzamento dalla Turchia.

I grandi, con l’Ajax portabandiera di un movimento espressivo di gioco e mentalità, stanno tracciando la strada. A livello di club, certo, con la squadra in finale di Champions League, ma che si dirama all’interno di tutto il calcio olandese.

Così anche l’Europeo Under 17 vede brillare i talenti arancioni, a discapito degli azzurrini italiani: 4-2 dell’Olanda sull’Italia nella finale di Dublino, un risultato mai messo in discussione che ribadisce la forza in questa era calcistica. Al Tallaght Stadium, gli azzurrini di Nunziata perdono la rivincita della finale di Rotherham di dodici mesi fa: la squadra che ha conquistato il secondo titolo di fila, dopo il successo ai rigori sempre sugli azzurri nell’edizione 2018 è espressione di un movimento che ha un modello culturale di riferimento, il 4-3-3, pressing e corsa, praticato dai primi calci agli adulti.

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Primo tempo chiuso 3-0, venti minuti di reazione con il gol del milanista Lorenzo Colombo, 4-1 Orange con il baby Unuvar, 15 anni, capocannoniere del torneo, infine la rete di Colombo per la doppietta personale. La nazionale di Carmine Nunziata ha perso, ma esce dal campo a testa alta, consapevole di aver dato tutto contro una squadra superiore.

E lo si intuisce dai primi minuti perché la banda di Van der Veen prende subito il comando delle operazioni: l’Italia è costretta ad arretrare, non per scelta, ma per la forza degli “arancioni”. L’1-0 matura al 20’: tiro di Bannis, respinta e botta finale di Hansen. Brobbey, un armadio, cerca subito il 2-0. Cutrig al 31’ ha una chance, ma l’Olanda si salva e al 37’, dopo la punizione calciata da Hoever, Bannis raddoppia. In chiusura, sinistro assassino di Maatsen.

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Nell’intervallo Nunziata scuote gli azzurrini con i cambi: dentro Colombo e Ruggeri, fuori Cudrig e Moretti. Dopo un paio di minuti, entra anche Sekulov al posto di Brentan. L’Olanda sfiora il poker, ma l’Italia ha un altro passo e Colombo riapre il match con un capolavoro. Colombo insiste: calcia fuori al 61’ e il portiere olandese esce sui suoi piedi al 64’. Gli azzurri sono più determinati, ma nel momento migliore Unuvar, appena entrato, cala il poker.

L’Italia non si arrende, la reazione d’orgoglio è ammirevole e Colombo, all’89’, firma la doppietta personale. Olanda campione d’Europa, ma l’Italia, seconda, può sorridere pensando ai successi contro Spagna, Portogallo e Francia. E soprattutto a 11 vittorie consecutive su altrettante partite tra qualificazione e prima fase del torneo. Comunque applausi.

 

OLANDA-ITALIA 4-2

OLANDA (4-3-3): Raatsie; Hoever, Bogarde, Rensch, Salah-Eddine (68′ Kasanwirjo); Taylor, Taabouni (86′ Proper), Maatsen; Hansen (68′ Unuvar), Bannis, Brobbey. All. Peter Van Der Veen

ITALIA (4-3-1-2): Molla; Lamanna, Dalle Mura, Pirola, Moretti (46′ Ruggeri) Brentan (47′ Sekulov), Panada (K), Udogie; Tongya (82′ Giovane) ; Cudrig (46′ Colombo), Esposito. All. Nunziata

ARBITRO: Espen Eskås (NOR)

MARCATORI: 20′ Hansen, 37′ Bannis, 45′ Maatsen (O), 56′ Colombo (I), 69′ Unuvar. 88′ Colombo (I)

Da qualche settimana ha compiuto 23 anni ma oramai, Cecilia Zandalasini, è una veterana della pallacanestro italiana.

Dal talento indiscutibile, la cestista azzurra è una delle poche ad aver ottenuto importantissimi successi a livello mondiale nonostante la giovane età.

 

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L’ultimo titolo in saccoccia è stato il campionato turco con il Fenerbahce in cui Cecilia è stata assoluta protagonista in una grande stagione per la squadra di Istanbul. Prestazioni ad altissimo livello sia nella regular season che nei playoff, con tanto di altri 13 punti realizzati nell’ultimo match contro il Cukurova Basketbol in gara 4.

Per Zandalasini e Fenerbahce è un double stagionale dopo la vittoria di qualche settimana fa della Coppa di Turchia.

L’ala è un punto di riferimento per il basket azzurro e sicuramente sarà una delle protagoniste della squadra italiana ai prossimi Europei che si terranno dal 27 giugno al 7 luglio in Lettonia e in Serbia, con partita inaugurale contro la Turchia.
Cecilia c’è e non vuole assolutamente perdere questa grande occasione per portare l’Italbasket femminile a livelli importanti. Il ct Crespi confida su di lei e sull’esperienza (nonostante l’età) accumulata a livello internazionale.

Sì perché Cecilia stagione dopo stagione sta arricchendo la sua bacheca di titoli. Da giovanissima è stata protagonista dei tronfi della Pallacanestro Schio con la conquista di ben tre Campionati (2014/15, 2015/16 e 2017/18), quattro Supercoppe italiane (2014, 2015, 2016 e 2017), quattro Coppe Italia (2014; 2015, 2017 e 2018) oltre al prestigiosissimo titolo Wnba con le Minnosota Lynx nella stagione 2017, alla sua prima apparizione nel campionato di basket americano. La franchigia statunitense si è complimentata con l’ex giocatrice per la grande cavalcata stagionale ed è pronta a riabbracciarla.

 

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CLUTCH CECI! TURKISH FINALS BOUND!

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Con la canotta azzurra si è messa in mostra già all’Europeo del 2017 quando l’Italia è uscita ai quarti di finale contro il Belgio ma dove Zandalsini ha brillato in tutte le partite tanto da essere inserita nel quintetto ideale della manifestazione.

In questi due anni soddisfazioni e successi a livello di club sono arrivati ed è per questo che  ci si aspetta molto da lei per il prossimo torneo continentale.

I complimenti per la vittoria sono giunti anche dal presidente della Fip, Giovanni Petrucci, il quale ha ribadito quanto sia importante Cecilia per la pallacanestro italiana.

C’è un’Italia che bette un colpo nel mondo della ginnastica artistica agli Europei che si stanno disputando a Stettino in Polonia.

I volti sorridenti sono quelli di Alice D’Amato e di Marco Lodadio, rispettivamente medaglia di bronzo alle parallele e d’argento agli anelli.

Oltre ai due grandi podi ci sono delle buone risposte da una buona parte del team azzurro volato in Polonia: record di finali di specialità per quanto riguarda gli uomini, ben 5 mai cos’ negli ultimi 20 anni e buona prova delle fate della classe 2003 con tre atti conclusivi ai singoli attrezzi.

La giovanissima Alice D’Amato, sedicenne genovese, ha da poco iniziato la carriera tra le grandi, dopo un periodo buio a causa di due infortuni e aver conquistato un oro continentale a squadre a Glasgow 2018 tra le juniores.

Marco Lodadio, 27enne romano, è tra i grandi da diversi anni facendo la voce grossa con un bronzo lo scorso anno ai Mondiali.

A sei mesi dai Mondiali di Stoccarda, qualificanti per i Giochi di Tokyo 2020, non possiamo che essere soddisfatti, in attesa di altre sorprese.