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Dicono che ogni squadra di calcio del pianeta sia disponibile al giusto prezzo. Ma in Italia ci sono diversi club che cercano attivamente acquirenti. Le squadre italiane di alto livello sono sempre richieste, soprattutto da denaro straniero, e gli investitori potrebbero piombare prima della fine dell’anno.

Genoa

Le prestazioni del Genoa in Serie A sono state dolorose negli ultimi tempi, con la retrocessione evitata nell’ultima giornata nelle ultime due stagioni. E i problemi finanziari hanno affondato il club, che ha ottenuto diversi prestiti, che però non aiutano le cose. Si parla di un’acquisizione e si pensa che il proprietario del Leeds United, Andrea Radrizzani, sia interessato. Parlando di un’offerta ricevuta di recente, Enrico Preziosi, il presidente del club, ha detto: “È un’offerta ridicola”.

Hellas Verona

Il presidente dell’Hellas Verona, Maurizio Setti, ha chiarito le sue intenzioni un anno fa quando ha detto: “Se qualcuno vuole il Verona per fare meglio di me, sono pronto”. E questa notizia ha immediatamente suscitato le voci di un’acquisizione da parte del supremo del West Ham David Sullivan, che sono state immediatamente respinte dal capo degli Hammers.

Sampdoria

La Sampdoria è un club in vendita, e c’era un accordo sul tavolo che avrebbe potuto vedere il cambio di proprietà non molto tempo fa. La Sampdoria è un club con una grande tifoseria e una lunga serie di giocatori con pedigree come Lombardo, Mancini e Gullit. Si può solo immaginare la quantità di scommesse sul calcio fatte quando questi grandi nomi erano in azione!

Un altro ex fuoriclasse della Samp, Gianluca Vialli, ha infatti rappresentato una cordata che era in trattativa per l’acquisto con Massimo Ferrero, presidente del club. Il gruppo di Vialli aveva il sostegno di Jamie Dinan, un gestore di hedge fund americano, nonché del fondatore del Pamplona Capital Management, Alex Knaster. La loro offerta era di $ 20 milioni inferiore al prezzo richiesto.

Parma

Parma, un club ricco di storia per quanto riguarda il calcio italiano, quindi non sorprende che ci sia interesse da parte degli investitori all’acquisto. Al momento in cui scrivo, Hisham Al Hamad Al Mana sta facendo un’offerta per una partecipazione di controllo nel club. Partendo da una quota del 51%, mira ad acquisire il 100% entro cinque anni dalla prima acquisizione. Al Mana, originario del Qatar, è coinvolto nel Gruppo Al Mana, che svolge molte attività nella regione dell’Estremo Oriente.

Sassuolo

Il titolare del Sassuolo, Giorgio Squinzi, purtroppo, è mancato l’anno scorso. È il presidente che ha portato il club dal calcio di quarta divisione in Italia alla massima serie. Dopo la sua morte, il club è passato alla sua famiglia, ma non sono sicuri di essere le persone giuste per portare avanti il Sassuolo. Si è scatenata la voce che potrebbe essere sul mercato per vendere il club di Serie A in modo che altri possano continuare il lavoro di Squinzi.

Torino

Non è chiaro se il Torino sia in vendita, come ha detto il loro presidente Urbano Cairo, “non incontrerò nessuno”. Ripeto che il club non è in vendita”. Tuttavia, a luglio, gli investitori locali hanno formato un gruppo chiamato Console and Partners e si sono quotati in borsa con l’intenzione di acquistare la squadra di Serie A italiana. Quindi, resta da vedere se Il Cairo venderà al giusto prezzo.

Nell’ultimo secolo, moltissime sportive sono riuscite ad avere un impatto molto forte nel mondo dello sport e sono servite come ispirazione a tutte le ragazze che un giorno avrebbero voluto fare lo stesso. Secondo uno studio del 2018, l’84% di fan sportivi generali ora hanno interesse anche per le attività sportive femminili. Da Serena Williams a Simone Biles, dalle wrestler professioniste alle nuotatrici che detengono svariati record mondiali. Entriamo nel vivo delle cose e iniziamo la lista delle sportive più iconiche di sempre che sono riuscite a mettere gli sport femminili sotto i riflettori.

Serena Williams

Serena Williams è considerata una delle giocatrici di tennis più famose di sempre. Tutte le sue vittorie l’hanno fatta diventare la figura d’ispirazione che ora è negli sport, specialmente per i più giovani. Nel 2019 è stata l’unica donna nella lista di Forbes degli atleti più pagati del mondo. Insieme alla sorella Venus, sono considerate le pioniere di una nuova era per le donne nel tennis.

Ronda Rousey

La wrestler professionista donna più famosa del mondo è Ronda Rousey, una delle più grandi atlete della storia dato che è l’unica donna ad aver vinto sia il campionato UFC che il WWE. È anche stata la prima combattente donna ad essere messa nella UFC Hall of Fame nel 2018, lo stesso anno in cui ha firmato un contratto con WWE e ha iniziato ad essere una wrestler professionista. Prima infatti faceva arti marziali e nel 2008 aveva addirittura vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi in judo.

Vanessa Selbst

Vanessa Selbst è una giocatrice di New York, la 26esima nella All Time Money List, la classifica dei migliori giocatori live, e la prima nella Women’s All Time Money List. La sua carriera inizia nel lontano 2006, dopo anni e anni passati ad allenarsi online ai casinò, è riuscita ad arrivare ai vertici del World Poker Tour e dell’European Poker Tour. Vanessa non è solo brava nel mondo del poker, ma ha anche una laurea in scienze politiche e ha vinto una borsa di studio per andare in Spagna per un anno. Tutti i suoi successi nel mondo del gioco non potranno mai essere superati, perché da qualche anno ha deciso di ritirarsi da questo mondo. Di certo però rimarrà nella storia delle migliori giocatrici di poker di sempre.

Katie Ledecky

Tra le nuotatrici migliori del mondo, Katie Ledecky ha vinto cinque medaglie d’oro alle Olimpiadi e 14 medaglie d’oro ai campionati mondiali. Al momento detiene anche il record nel freestyle di 400, 800 e 1500 metri. Il suo debutto in campo internazionale risale alle Olimpiadi a Londra del 2012, quando la quindicenne Katie sorprese tutti vincendo la medaglia d’oro nel freestyle di 800 metri. Bastò aspettare le Olimpiadi successive per sorprendere ancora di più gli spettatori di tutto il mondo, quando vinse ben quattro medaglie d’oro, una d’argento e due record mondiali.

Simone Biles

Simone Biles è la ginnasta più premiata dell’America, con 25 medaglie delle Olimpiadi e dei campionati mondiali, senza contare che vinse quattro di queste medaglie d’oro alle stesse Olimpiadi, quelle del 2016 a Rio. Tutto questo a soli 22 anni.

Alex Morgan

Alex Morgan è la co-capitana della squadra femminile di calcio e ha vinto il campionato FIFA due volte di fila, una prima volta nel 2015 e poi nel 2019. Nel 2012 Morgan ha fatto 28 goal e 21 assist, entrando nei record per essere la seconda donna nella storia a raggiungere questi numeri, senza contare che diventò anche la sesta e più giovane giocatrice ad aver fatto 20 goal in un anno solo.

Danica Patrick

Nel campo delle corse, nessuno può stare dietro a Danica Patrick. È stata la prima e unica donna ad aver vinto la gara IndyCar Series all’Indy Japan 300 e ha avuto i tempi migliori di sempre nelle gare femminili nella gare Indianapolis 500 e Daytona 500. In un mondo principalmente dominato dagli uomini, anche più di tutti gli altri sport precedentemente nominati, Danica Patrick è riuscita ad ispirare molte donne ad entrare nel mondo delle gare professionistiche.

 

La morte di Sahar Khodayari ha lasciato un segno profondo in Iran. “La ragazza in blu” dai colori della sua squadra del cuore, l’Esteghlal di Teheran, era morta in ospedale, l’8 settembre 2019, per le ustioni riportate dopo essersi data fuoco davanti a un tribunale della capitale iraniana quando ha appreso che rischiava una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore per essere entrata allo stadio nel marzo scorso ed essere stata scoperta.

Ma il ministro dello sport, dopo le tante polemiche nazionali e internazionali, ha aperto a una parziale “rivoluzione”:

Sono stati fatti tutti i preparativi necessari in modo che le donne, nel primo periodo solo per partite internazionali, possano entrare negli stadi di calcio. Allo stadio Azadi di Teheran, dove l’Iran gioca la maggior parte delle partite e ospiterà le qualificazioni ai Mondiali dal prossimo mese, sono stati preparati ingressistand e servizi igienici separati”, ha aggiunto. E’ stata rafforzata anche la sicurezza “per permettere alle donne di entrare e uscire in modo sicuro”.

Risultati immagini per nadia pizzuti

L’eliminazione del divieto, in passato rimosso solo occasionalmente, è attesa a partire dalla partita che il 10 ottobre la nazionale maschile di calcio giocherà allo stadio Azadi di Teheran contro la Cambogia per le qualificazioni al Mondiale del 2022 in Qatar. In questi giorni l’Ansa, sul suo sito, ha pubblicato un lungo articolo ricostruendo la storia della prima donna in assoluto ad aver messo piede in uno stadio di soli uomini: è successo 22 anni fa e Nadia Pizzuti, al tempo corrispondente italiana dell’agenzia, il 22 novembre 1997 riuscì a entrare per raccontare lo spareggio tra Iran e Australia, valido per i Mondiali del 1998. Di seguito parte dell’articolo che potete leggere interamente qui:

Una donna sola, la prima, tra 120mila uomini a tifare Iran. Ventidue anni prima della storica apertura di Teheran alle tifose dentro gli stadi, fu un’italiana – allora corrispondente dell’ANSA – a sfidare e bucare le difese degli ayatollah in campo calcistico. “Pensando a quel giorno, oggi mi sono commossa”, racconta Nadia Pizzuti. Prima donna al mondo, quel 22 novembre del 1997 riuscì ad entrare in uno stadio di calcio in Iran e oggi non nasconde un pizzico di emozione commentando la svolta da parte delle autorità islamiche che hanno annunciato che “le donne, inizialmente solo per le partite internazionali, potranno entrare negli stadi di calcio”. Le proteste internazionali seguite alla morte della tifosa Sahar Khodayari hanno avuto il loro peso, ma la battaglia per la parità di genere in Iran parte da lontano. Forse anche da quel giorno, quando allo Stadio Azadi si presentò la cronista dell’ANSA a cui l’agenzia aveva chiesto un articolo, più di politica e colore che di cronaca calcistica, sullo spareggio Iran-Australia, valido per i Mondiali 1998.

“Oggi leggendo la notizia ho avuto un sussulto – racconta la giornalista, per diversi anni corrispondente a Teheran – sono tornata in un lampo a quel giorno, a quell’esperienza unica e bella”. Quel pomeriggio, tra gli oltre 120mila tifosi assiepati sugli spalti dello stadio di Teheran c’era anche Nadia che oggi ricorda così la sua avventura: “Da prassi, richiesi l’accredito alla Federcalcio iraniana che mi rispose che non sarebbe stato possibile. Ma non mi persi d’animo e feci la stessa cosa con il ministero della Cultura, che mi diede la stessa risposta, aggiungendo però di presentarmi lo stesso ai cancelli con il fax inviato alle autorità. E così feci. Insieme al collaboratore e traduttore arrivai ai cancelli dello stadio”. “Nemishieh”. “Ho un permesso del ministero”. “Via, via”. “Mi faccia vedere il regolamento oppure chiami un suo superiore”, lo scambio di battute che ricorda allora col nervoso responsabile della sicurezza, mentre intanto la partita era iniziata. Alla fine, racconta Nadia, “superati diversi sbarramenti, risposto a domande vagamente inquisitorie e frenetiche consultazioni via radio, mi dettero finalmente il via libera, nonostante la mia guida fosse terrorizzata. ‘Andiamocene, qui finisce male’, ripeteva”. “Forse la minaccia, l’indomani, di denunciare il fatto in un articolo – scrisse allora la Pizzuti – ha magicamente steso un tappeto rosso sotto i miei piedi, tanto da farmi diventare la prima donna a potere assistere ad una partita di calcio in Iran dai giorni della Rivoluzione”.

“Così, tra un ‘Iran, Iran’ e un ‘Santo Alì, aiutaci tu’, arrivai alla fine in tribuna stampa dove trovai tanta collaborazione, sorrisi complici e nessun atteggiamento ostile.

L’articolo completo

Martedì 28 maggio, all’interno della sede della Federazione Nazionale della Stampa a Roma, è stato presentato il manifesto “Media, Donne e Sport: idee guida per una diversa informazione”, promosso dal gruppo di giornaliste Giulia e dalla Uisp, con il patrocinio e la collaborazione di numerosi partners tra cui l’Associazione Italiana Calciatori. Obiettivo dichiarato del manifesto, di fronte alla crescita dello sport al femminile e a pochi giorni dall’inizio di un Mondiale che vede protagoniste le nostre Azzurre, quello di far emergere un linguaggio nel racconto giornalistico-sportivo che superi stereotipi e pregiudizi e si concentri invece sulle prestazioni e le capacità delle atlete, valorizzandone gli aspetti tecnici e agonistici al pari dei colleghi uomini.

Ecco il testo integrale del manifesto:

«Il mondo dello sport non è “amico delle donne”: oltre alla grave e intollerabile discriminazione economica tra atlete e atleti, alla scarsa presenza delle donne nelle strutture dirigenti delle diverse discipline, alla insufficiente promozione dello sport femminile, c’è una modesta, inadeguata e spesso stereotipata rappresentazione degli sport femminili sui media. Secondo “I numeri dello sport 2017” del Coni, lo sport italiano è ancora di forte impronta maschile, ma “nel sistema sportivo diverse iniziative mirano a sostenere la partecipazione delle donne. Sebbene l’incidenza delle atlete negli ultimi anni stia gradualmente aumentando, le donne sono sottorappresentate negli organi decisionali delle istituzioni sportive, a livello locale, nazionale ed europeo”. Nel 2017 la quota delle atlete ha raggiunto il suo massimo storico con il 28,2% contro il 71,8% degli atleti maschi, su 4,7 milioni di tesserati complessivi.

“Fisico da urlo”, “icona di stile”, “belle e brave”: sono alcuni esempi di come i media hanno spesso parlato e scritto di atlete e donne di sport, dando giudizi sull’apparenza anziché sulle prestazioni e competenze sportive, valutazioni che assai raramente hanno corrispondenze nel racconto degli sportivi uomini. Si tratta di cliché e pregiudizi che deformano la rappresentazione delle donne nell’informazione sportiva e le inchiodano nell’immaginario su un piano svantaggiato rispetto ai colleghi delle stesse discipline. L’informazione, anche nel settore dello sport, ha un ruolo fondamentale per promuovere l’attività femminile e le sue eccellenze, contro le discriminazioni e gli stereotipi, per una piena valorizzazione delle donne nello sport e dello sport come fattore di vita sana, per la salute e il benessere.

Nel 1985 la Carta dei Diritti delle donne nello Sport, coinvolgendo atlete, giornaliste, allenatrici, donne impegnate nella politica e nelle istituzioni, ha iniziato a porre in modo sistematico la questione di una corretta rappresentazione delle donne nello sport perché, come sottolineato dalla risoluzione Europea del 1987, “l’immagine pubblica delle donne impegnate nello sport deriva ampiamente dai mezzi di comunicazione”, concetto successivamente ripreso e sviluppato dal “Progetto Europeo Olympia”.

Per una narrazione giornalistica attenta, corretta e consapevole è necessario superare pregiudizi e stereotipi, attenendosi a poche regole di buon giornalismo:

–    informare sulle discipline sportive femminili con competenza di merito: scrivere delle atlete nello stesso modo in cui si scrive degli atleti.

–    evitare di soffermarsi nei testi sull’aspetto fisico, sul look o sulle relazioni sentimentali, non più – in ogni caso – di quanto si scriva dell’aspetto tecnico, delle prestazioni, dell’impegno e della dedizione profusi per ottenerle; nelle immagini non focalizzarsi su parti del corpo in modo ammiccante.

–    dare alle discipline sportive femminili visibilità al pari di quelle maschili in termini di spazi e, a partire dalla programmazione pubblica televisiva e radiofonica, di collocazione oraria. Impegnare gli editori a coinvolgere più giornaliste e commentatrici nelle redazioni sportive, nella cronaca televisiva e radiofonica.

–    declinare al femminile i ruoli, le funzioni e le cariche: ad esempio la centrocampista, l’arbitra, la dirigente, la presidente, la coach, l’allenatrice.

–    evidenziare le discriminazioni e differenze di genere nello sport, ad esempio per quanto riguarda i compensi sportivi, il valore dei premi e dei benefit, le tutele per le atlete (nonostante sia stato istituito il fondo maternità con la legge Finanziaria 2018), la scarsa rappresentanza nelle dirigenze».

È stato pubblicato in rete il 24 febbraio ma rientra appieno nelle più belle iniziative per l’8 marzo. A produrre il video è Nike, nota multinazionale di abbigliamento sportivo. Già da tempo Nike aveva inaugurato nei suoi spot la retorica della sfida, del riscatto, dell’apparente gesto folle. Lo spot diffuso in tutto il mondo lo scorso settembre parlava di atleti disabili, di diversità di razza, fisiche, di genere. Tutto vinto grazie al gesto sportivo: magari in assoluto normale, ma estremo rispetto al protagonista. «Non chiedere se i tuoi sogni sono folli, chiediti se sono folli abbastanza» diceva lo slogan finale.

Ora Nike lancia un messaggio tutto dedicato alla donna, alla sua sfida perenne che la vede combattere per un’uguaglianza che dovrebbe essere nelle cose e invece deve essere sempre un faticosa, difficile conquista. In “Dream Crazier” mostra le immagini storiche di Becky Hammon, la prima donna ad allenare una squadra di basket in Nba. Quelle di Katerine Switzer, la donna che nel 1967 per la prima volta partecipò alla maratona di Boston sotto falso nome. I giudici tentarono di impedirle di proseguire la gara, ma lei vi riuscì ugualmente. E poi campionesse, di sport e di vita come Serena Williams, voce narrante di questo spot e vincitrice di 23 Grandi Slam e tornata a giocare a livelli impensabili dopo aver avuto la prima figlia.

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Nello spot Serena Williams elenca le “prime volte” delle atlete, in una lettera d’amore che esalta le conquiste rosa nel mondo dello sport : «Vedere una donna correre una maratona, praticare la boxe o schiacciare a canestro era una cosa da pazzi». Dalla prima maratoneta alla prima atleta con l’hijab, vengono rievocati alcuni dei momenti che hanno segnato la storia dello sport femminile con immagini emozionanti.

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«Se vogliono chiamarti pazza, bene – recita il testo – mostra loro cosa vuole dire. È pazzesco finché non lo fai. Fallo e basta». Un video realizzato magistralmente, con montaggio di immagini piene di pathos. Un video commovente che restituisce l’immagine della donna costretta a essere guerriera da una società iniqua. Ce ne fossero di iniziative del genere, con questa narrazione, con questa capacità di raggiungere un pubblico mondiale e trasmettere valori, contro le diseguaglianze.