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Contro il Cagliari, nel posticipo di serale di Serie A di domenica 11 febbraio, Gigio Donnarumma ha toccato le 150 presenze con il Milan. Per raggiungere i 380 gettoni di Christian Abbiati, il portiere che ha giocato più partite nei rossoneri, Gigio ne deve fare ancora di strada, ma conviene sempre ricordare, sottolineare e scrivere in grassetto che il ragazzo alto 196 centimetri ha ancora 19 anni e che ne compie 20 il 25 febbraio.

La crescita del classe 1999 è evidente e sotto gli occhi di tutti, anche di quelli smemorati,  nonostante forti tensioni e momenti di collisione con la tifoseria durante la querelle sul rinnovo del contratto. Qualche giro a vuoto tra i pali, qualche uscita da rivedere senz’altro, ma al netto delle 150 partite, il numero 99 anche quest’anno sta facendo vedere grandi cose. Anzi, soprattutto nella stagione 2018-2019: da inizio dicembre, Donnarumma si è rivelato una vera saracinesca, subendo appena 4 gol dei 41 tiri nello specchio degli avversari in campionato trasformando la difesa del Milan in un vero e proprio fortino inviolabile come evidenziato anche ieri sera contro il Cagliari.

Risultati immagini per donnarumma parate

Per intenderci, ha bloccato, deviato, respinto l’87,3 per cento delle conclusioni giunte verso la sua porta nel corso dell’annata, il dato più alto per i cinque più importanti campionati europei. E se non vi bastano i numeri, ecco il video celebrativo del Milan: 150 parate in 150 incontri. Alcune sono semplicemente mostruose.

 

È il terzo dei Donnarumma, ma non è stato raccomandato come Gigio ha fatto con Antonio. Anche perché non ha nessun legame di parentela. Non gioca in porta e la sua carriera, finora, è fatta solo di gavetta. Sta diventando il terrore dei portieri avversari in B con una media gol da serie A e non solo. Nel 2018 è stato il bomber italiano più prolifico dopo Ciro Immobile: 26 gol contro 29, ma Alfredo ha giocato dieci partite in meno del laziale. Ironia della sorte: entrambi provengono da Torre Annunziata, vera e propria fucina di reti per chi sogna un futuro in attacco.


Alfredo Donnarumma non sta tradendo le attese a Brescia. Ha lasciato Empoli dopo averlo guidato alla promozione insieme al gemello del gol Ciccio Caputo. E se il bomber di Altamura sta riscoprendo la massima serie a 31 anni, il suo ex collega di reparto in A non è ancora arrivato. Una vita sui campi di periferia macinando prodezze ed esultanze. Gubbio, Catania, Lanciano, Como, Cittadella, Teramo, Salernitana. Colleghi di reparto prestigiosi come Pavoletti e Lapadula. Poi l’exploit in Toscana al “Castellani”. Donnarumma e Caputo segnano 49 gol in due: 23+26 riportando gli azzurri in A.


La loro media realizzativa è paragonabile a ben altri tandem di successo in Europa. Messi Suarez, Cavani Neymar, Salah Firmino, Bale Ronaldo. Ma non basta a portare Alfredo al grande salto. Resta in B e scommette sul Brescia, nobile decaduta del campionato cadetto. Non sbaglia lui e non sbaglia la società del presidente Cellino. Donnarumma segna a gol grappoli, con numeri da marziano: 19 gol in 18 partite in campionato, 21 in 20 presenze considerando la Coppa Italia. Come un Messi o un CR7 di provincia. Un gol ogni 78 minuti in B, trono ben saldo di capocannoniere. Numeri che stanno facendo volare il Brescia di Eugenio Corini in testa alla classifica. E che magari consacreranno a 28 anni Alfredo Donnarumma anche in serie A.

Il bomber di scorta che non può mai mancare in ogni asta di fantacalcio. Solo che Francesco Caputo detto Ciccio sta diventando qualcosa in più di semplice outsider. Per la gioia di chi ad agosto aveva puntato su di lui. Sei reti finora, che potevano essere otto se non avesse sbagliato due calci di rigore. A 31 anni il centravanti dell’Empoli sta vivendo la sua consacrazione definitiva nella massima serie. E dire che in A aveva esordito già nel 2010, prima di una carriera vissuta sull’altalena e che ora sembra consolidarsi.  La salvezza dei toscani, oggi impegnati a Ferrara contro la Spal, passa dai suoi gol.

Caputo capitano del Bari

Prodotto della provincia barese, nativo di Altamura, Caputo approda nella sua Bari nella stagione 2008-2009, contribuendo con 10 reti alla promozione in A. Il tecnico, Antonio Conte, diventerà il suo mentore. Fino allo scorso settembre la sua unica rete nel massimo campionato era in un Bari Cesena del 2010. La sua storia con la città di San Nicola è di amore odio. Figlio di quella terra, ne diviene capitano durante gli anni in B con 50 reti in 150 partite. Un bottino niente male che però non basta a farlo sentire pienamente in sintonia con quei colori. Tutta colpa della bufera calcioscommesse che investe il Bari in quegli anni. Caputo, infatti, viene squalificato dalla giustizia sportiva per un anno, ma assolto da quella penale. Prima, aveva girato tra Salerno e Siena, proprio in Toscana aveva ritrovato Conte nel 2011.

Caputo nella sua esperienza a Siena

Dopo la squalifica, il bomber di Altamura riparte dalla Liguria e da Chiavari. Nel 2015 la firma con la Virtus Entella, con cui disputa due campionati di serie B. Alla prima stagione segna 17 gol, alla seconda 18. In mezzo si diletta con la produzione di birra, che diventa il marchio di fabbrica della sua esultanza. La chiama “birra pagnotta”, in omaggio al celebre pane della sua terra nativa. Nell’estate 2017 il passaggio a Empoli per provare a tornare in A. Sotto la guida di Aurelio Andreazzoli forma un tandem d’attacco micidiale con Alfredo Donnarumma. Insieme segnano 49 gol: 26 Ciccio, 23 Alfredo. Sono la coppia più prolifica nel calcio italiano in questa stagione. La squadra domina il campionato e centra la promozione. Caputo si laurea capocannoniere ed entra nel ristretto club dei giocatori con 100 gol nel campionato cadetto.

A Entella esulta con il gesto della birra

Le loro strade, la scorsa estate, si dividono. Francesco resta a Empoli, Donnarumma va a Brescia, sempre in B. E continuano a segnare come prima. Il bomber di Altamura ha gli stessi gol dei vari Mandzukic, Defrel, Pavoletti e De Paul. Donnarumma è capocannoniere in B con 10 reti in 10 partite.

I gemelli del gol: Caputo – Donnarumma

Quattro anni dopo, rieccoci nuovamente. Li avevamo incrociati in finale dell’Europeo del 2013 giocato in Israele; questa volta lo scontro varrà un posto in finale. L’Under-21 allenata da Di Biagio, che ha superato il proprio girone di qualificazione non senza qualche patema di troppo, affronta gli spagnoli di pari età nella semifinale nello Stadion Cracovii di Cracovia, in Polonia.

Una sfida senz’altro impegnativa per gli azzurrini chiamati a tener testa alla squadra favorita in questa edizione: mentre Donnarumma, Bernardeschi, Petagna e gli altri hanno rischiato di uscire già al primo turno dopo la pesante sconfitta per 3-1 contro la Repubblica Ceca (prontamente rifatti con la vittoria per 1-0 sulla Germania), la Spagna Under-21 ha passeggiato nel Girone B centrando tutte e tre le vittorie (roboante il 5-0 sulla Macedonia, ma anche il 3-1 sul Portogallo) chiudendo con nove reti realizzate e una sola subita.

Dopo queste premesse statistiche, ecco che i fantasmi della finale di quattro anni fa riemergono a galla. I ragazzi allenati da Devis Mangia crollarono 4-2 contro gli 11 guidati da ct Julen Lopetegui. Autore di un’autentica mattanza fu Thiago Alcantara, funambolico centrocampista del Barcellona e ora del Bayern Monaco che, quella sera, realizzò una tripletta nel primo tempo.
L’Italia provò a stare al passo con il momentaneo pareggio di Immobile al 10’, ma il 4-1 su rigore realizzato da Isco fece crollare i sogni di una Nazionale che disputò un validissimo torneo e che chiuse la propria avventura con la rete di Borini per il 4-2 finale.

Del resto, a guardare le formazioni, c’era solo da applaudire per l’enorme sforzo fatto da Devis Mangia nel riuscire a portare in Polonia una formazione valida e all’altezza:  Bardi, Donati, Caldirola, Bianchetti, Rossi e Regini, ovvero sei degli 11 titolari che disputarono la finale, giocavano in Serie B.
Nel complesso sui 23 convocati, 11 giocavano in serie cadetta: un numero troppo elevato per tenere botta alla Roja che aveva solo calciatori già svezzati nella Liga. E i nomi, con l’occhio maturo di oggi, sono stati confermati: De Gea, Bartra, Koke, Álvaro Morata, Isco, Tello, Carvajal  hanno fatto il salto di qualità. Nelle file azzurre qualche giocatore è ancora in attesa dell’exploit, altri come Borini hanno bisogno di ritrovare la propria dimensione. E poi ci sono Insigne, Immobile, Verratti o Florenzi che sono talenti cristallini.

Ma quattro anni dopo, forse, la corrente è cambiata e anche in Italia si sta respirando una tendenza inversa che punta tutto sui giovani talenti: rispetto agli 11 giocatori della Serie B del 2013, quest’anno Di Biagio ha chiamato solo tre giocatori, Ferrari, Cragno e Garritano.
Per non parlare della qualità, sensibilmente alzata anche grazie alla fiducia di alcuni allenatori di Serie A che hanno buttato nella mischia calciatori protagonisti di questa stagione come Donnarumma, Caldara, Bernardeschi, Conti, Chiesa o Pellegrini, autore di una rete mozzafiato contro la Danimarca:

Insomma, all’orizzonte il cielo sembra essere sereno: bisogna solo aspettare e crederci con un sorriso spensierato.

 

Sarà un derby speciale, il prossimo Milan–Inter, anzi sarà un derby mondiale: le stime parlano di 643.165.764 persone che seguiranno la partita in tv da ogni parte del pianeta. Ma non solo: anche la tribuna stampa di San Siro sarà composita con 250 giornalisti accreditati pronti a scommettere su chi sarà più decisivo tra Donnarumma o Icardi, tra Niang o Handanovic.
E’ il derby, dunque, anche dei giovani, delle possibili sorprese per alcuni o della prova di maturità per altri; di chi, insomma, potrebbe ritagliarsi uno spazio importante durante i prossimi Mondiali del 2018 in Russia. E proviamo a immaginare, pescando dalle rose di Milan e Inter, l’11 migliore in prospettiva. Il modulo è il 3-4-3.

Portiere

Gigio Donnarumma: nel 2018, il giovane talentuoso portiere del Milan avrà 19 anni. Anche se Buffon dimostra ancora di essere una garanzia tra i pali e vero leader nello spogliatoio, il ragazzotto è il futuro della Nazionale italiana e, se diamo per sicura la sua convocazione in Russia, è auspicabile anche un suo impiego;

alessio-romagnoli

Difesa

Jeison Murillo: anche se la sua Colombia ha perso 3-0 nell’ultima sfida contro l’Argentina ed è momentaneamente a due punti dal quarto posto che significa qualificazione matematica per Russia 2018, il difensore dell’Inter, classe 1992, è una certezza nelle retrovie della Nazionale sudamericana;

Alessio Romagnoli: da acquisto troppo costoso per il suo reale valore (il Milan l’ha preso dalla Roma a 25 milioni) a incrociare le dita (e relativi scongiuri dall’altra sponda di Milano) per vederlo in campo nel derby. Ha il numero 13, come quello di Alessandro Nesta, non da poco. In Nazione ha esordito lo scorso 6 ottobre 2016, a 21 anni, giocando titolare nella partita pareggiata 1-1 contro la Spagna. Il Milan e Ventura possono sorridere: il ragazzo si farà;

Miranda: a suo modo, può essere una sorpresa. Il centrale brasiliano dell’Inter non è più tanto giovane (nel 2018 avrà 34 anni), ma è stato in grado di conquistare il posto nella difesa del Brasile, spodestando Thiago Silva e David Luiz. Ma il difensore esploso nel San Paolo e portato in Europa dall’Atletico Madrid, è una garanzia: con lui in campo, la Nazionale carioca, ha perso solo contro il Cile nell’ottobre 2015; poi tre pareggi e otto vittorie;

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Centrocampo

Manuel Locatelli: il The Guardian l’ha inserito nella lista dei migliori cinquanta calciatori nati nel 1998. Le premesse ci sono tutte. Il ragazzo di 18 anni ha segnato il suo primo gol in Serie A con un bel gol da fuori area, nella partita vinta per 4-3 contro il Sassuolo, dopo essere subentrato a Montolivo. Qualche settimana dopo ha castigato anche la Juventus nella vittoria per 1-0. Personalità e piedi buoni per il centrocampista. Al momento è stato convocato dal ct Di Biagio dell’Under-21, ma una coppia Verratti-Locatelli sarebbe affascinante, non trovate?

João Mário: all’Inter, società e tifosi, aspettano di vedere il reale potenziale del portoghese, acquistato quest’estate dallo Sporting Lisbona e tra i protagonisti del trionfo del Portogallo nell’Europeo francese. In patria ha fatto vedere ottime cose in qualità di mediano, in Serie A, complice il disastroso inizio di stagione dei neroazzurri, ha avuto difficoltà a caricarsi sulle spalle le responsabilità del controcampo. A 23 anni c’è tempo ancora per crescere e diventare leader anche della sua Nazionale;

Suso: è maturato nel Genoa, succursale per certi versi del Milan. Da possibile meteora rossonera, da quando Montella siede sulla panchina, il fantasista spagnolo sta diventando sempre più prezioso e pedina insostituibile. Fosforo e piedi buoni per il 23enne di Cadice che in Serie A sta dimostrando personalità. Sarà, però, sufficiente per trovare una maglia nella Spagna dove il tasso tecnico è estremamente elevato? Intanto il ct Lopetegui, nell’ultimo giro di partite l’ha inserito nella lista dei pre-convocati. Anche se nel suo ruolo c’è Isco, Lopetegui conosce molto bene Suso, avendolo già convocato negli anni scorsi con le nazionali giovanili, Under-19 e Under-21. Bisogna crederci;

Marcelo Brozović: la sua Croazia ha un girone di qualificazione molto abbordabile. Il primo posto in classifica e una buona chance di arrivare in Russia è, dunque, abbastanza possibile. La sua è stata un’estate travagliata, tra voci di calciomercato e difficoltà nel trovare continuità tra i vari allenatori, ma il centrocampista 24enne dell’Inter, cresciuto tantissimo dal suo arrivo in Italia nel gennaio 2015, è il giocatore di maggior spessore e tecnica tra le pedine a disposizione di Pioli. E’ stato convocato per i Mondiali 2014 senza aver mai vestito la maglia della Nazionale maggiore in precedenza;

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ATTACCO

Gabriel Barbosa, Gabigol: troppi punti interrogativi aleggiano attorno a lui e alla sua esperienza interista. Il 20enne brasiliano, messosi in luce nell’ultima Olimpiade a Rio, dove ha vinto la medaglia d’oro con la Nazionale brasiliana, è stato l’acquisto di punta della scorsa estate. Quasi 30 milioni di euro, uno spot di presentazione sfarzoso, qualche minuto giocato con il Bologna e nulla più. Con il 2016 ormai al termine, può essere il 2017 il suo anno? Inter e Brasile ci sperano;

Gianluca Lapadula: la sua è una nomina romantica per caparbietà e determinazione che caratterizzano l’attaccante di Torino che ha fatto bene nel Teramo prima di esplodere al Pescara. Nel maggio del 2016 ha rifiutato la proposta della Nazionale peruviana di prendere parte alla Copa América perché, in cuor suo, ha sperato in una convocazione italiana. Arriva, infatti, nello scorso match, dopo il forfait di Manolo Gabbiadini, viene convocato da Ventura per la sfida contro il Liechtenstein e l’amichevole contro la Germania;

Mauro Icardi: tra Higuain, Aguero, Messi, Dybala e Di Maria, gli spazi, in attacco, sembrano serrati. L’Argentina, che sta arrancando nel girone di qualificazione, in avanti può vantare tra i migliori bomber nel panorama calcistico mondiale. L’attaccante dell’Inter che, a 23 anni, stringe al braccio la fascia di capitano, sul campo dimostra di essere predatore d’area, come pochi. I guai, però, sono tutti fuori dal terreno di gioco. Nell’Albiceleste, tra i grandi, non ha ancora debuttato; Maradona e Messi sono contrari: riuscirà a dimostrare tranquillità e maturità per ottenere la fiducia del ct Bauza?

Ecco la formazione al completo: Donnarumma – Miranda, Romagnoli, Murillo – Suso, João Mário, Locatelli, Brozović – Gabigol, Lapadula, Icardi.