Tag

derby

Browsing
  1. Ci siamo quasi. Il campionato sta per riprendere dopo la pausa Nazionali e domenica sera c’è il derby di Milano.

Inter e Milan si sfideranno per quella che non è una partita come le altre, un match sentito dai tifosi e tre punti in palio per la classifica.

Sarà la sfida tra società cinese e società americana, tra Spalletti e Gattuso in panchina e tra i bomber Icardi e Higuain per chi avrà il ruolo di protagonista in fase realizzativa, così com’è stato nel recente passato per campioni come Vieri, Shevchenko, Ronaldo e Kakà.

Nel corso dei derby, però, ci sono stati anche eroi anonimi, delle vere e proprie meteore. Eroi per una notte che hanno segnato la stracittadina.

Se pensiamo a una meteora sicuramente lo è stata Ezequiel Schelotto. L’italoargentino, attualmente al Brighton in Premier League, è stato il protagonista inaspettato dell’1-1 del 24 febbraio 2013. Un gol di testa su traversone di Nagatomo e successivo pianto di commozione per El Galgo.

Un altro nerazzurro che ha agguantato un pareggio in maniera insperata è stato il nigeriano Joel Obi. Centrocampista cresciuto nelle giovanili dell’Inter. Cinquanta presenze in prima squadra e soltanto due reti all’attivo, una di queste nel derby del 23 novembre 2014. Gol che pareggia i conti dopo il vantaggio del francese Menez.

Andando più indietro e spostandoci sulla sponda rossonera non possiamo non citare il terzino destro rumeno: Cosmin Contra. Il difensore riuscì a timbrare il cartellino in occasione nel rocambolesco derby del 21 ottobre 2001 terminato per 4-2 in favore dei diavoli. In quella stessa partita segnarono anche due protagonisti imprevisti nerazzurri: sierraleonese Momo Kallon e il pugliese Nicola Ventola (24 gol in due con la maglia dell’Inter e tanti prestiti qui e là).

Uniche reti in maglia rossonera sono state segnate proprio nel derby della Madonnina da Gianni Comandini e Federico Giunti. Entrambi presero parte alla goleada milanista nel famosissimo 6-0 dell’11 maggio 2001. In quell’occasione, il futuro attaccante dell’Atalanta segnò addirittura una doppietta.

Per completare il quadro post 2000 dobbiamo ricordare anche la meteora interista: il turco Hakan Sukur. L’attaccante, comprato dal Galatasaray, restò una sola stagione a Milano con appena sei gol, uno di questi nel derby del 7 gennaio 2001, terminato 2-2.

Chi sarà il prossimo? Ci sarà di nuovo un eroe anonimo?

Due gol con la nuova maglia della Roma, due gol di tacco. Nello scombussolamento di un avvio di stagione incerto per Di Francesco e i giallorossi, dopo le cessioni di Nainggolan e di Strootman, dopo i nuovi innesti, c’è una piccola piccola certezza: Javier Pastore sa segnare solo di tacco.

L’ex Palermo e Paris Saint-Germain, infatti, ha fatto esplodere l’Olimpico prima con una magia nel 3-3 contro l’Atalanta e poi alla sesta giornata con la solita acrobazia nel 4-0 contro il Frosinone. E con il derby alle porte, la provocazione vien da sé: farà centro per la terza volta con la parte posteriore della scarpetta?

Risultati immagini per pastore tacco

E quando si parla di stracittadina contro la Lazio e di colpi di tacco, scorrendo all’indietro i ricordi della memoria due prodezze simili portano, casualmente, lo stesso nome…anzi lo stesso cognome. Mancini.

Il Mancini Roberto, con la casacca laziale, ha più volte infilzato la retroguardia avversaria e capitolina, ma nel derby d’andata della stagione 1998-1999 arriva a farlo proprio di tacco: rete del momentaneo 2-1 (il match finirà 3-3) su assist di Sinisa Mihajlovic.

E che dire dell’altro Mancini…Amantino? Altra genialata, altra coordinazione pazzesca del laterale brasiliano. Siamo al 9 novembre 2003 e Mancini, approfittando dei blocchi e della caduta di Corradi all’ interno dell’area di rigore, trova la deviazione vincente con la quale gli uomini di Capello colgono la vittoria nella stracittadina numero 137.

La storia ci insegna che il derby di Roma vive di fiammate, di momenti iconici da rivendicare lustri e lustri nelle discussioni da bar. Aspettiamo un colpo di genio…magari di tacco.

Sospeso tra un capitolo del libro “Cuore” e la modalità “Il viaggio” di Fifa 18 in cui si personifica Alex Hunter, promettente stella inglese sulla rampa di lancio del successo. Sogna la casacca dei Tre Leoni e, proprio come un videogioco capace di catapultare la finzione in uno stato reale, quello che sta vivendo in questi istanti Trent Alexander-Arnold lo sa solo lui.

A 19 anni, scorrendo la lista dei 23 convocati scelti dal ct. Southgate per rappresentare l’Inghilterra al Mondiale in Russia, lui ha trovato il suo nome. Lui che in prima squadra non c’era ancora arrivato. La prima convocazione da adulto, da zero a cento, direttamente alla Coppa del Mondo. E le gambe che vacillano.
Nel Liverpool, di Liverpool, il ragazzo “scouser” terzino destro, classe ’98, si è pian piano conquistato la fiducia di Klopp ed è diventato un titolare del Liverpool, specialmente in Champions League, dove ha saltato appena nove minuti nelle doppie sfide contro Manchester City e Roma.

La città di Liverpool sa essere incantevole quando dal suo freddo Albert Dock sputa storie di ragazzi tenaci. Trent è nato nel quartiere West Derby, qui ha frequentato la scuola elementare cattolica di St. Matthews e, quando aveva sei anni, i Reds ospitano un camp estivo in cui viene invitato il suo istituto. Per una storia magica ci vuole un cilindro da mago, ma questa volta dal cappello non esce un coniglio, bensì il suo nome: Alexander-Arnold viene sorteggiato per frequentare il camp dov’è presente il coach dell’accademia, Ian Barrigan, che vedendolo giocare gli offre la possibilità di entrare nell’accademy del club.

Nella favola di Trent, tra sacrifici e sudore, non ci sono al momento antagonisti o falsi-eroi. Il ragazzo ha la stoffa e si mette in mostra nell’Under 16 e poi nell’Under 18. Ma le sue guance devono far davvero male per i tanti pizzicotti che da allora continua a tirarsi: il suo secondo sussulto della vita, tra un pizzino estratto dal cappello al nome pronunciato dal ct inglese, arriva quando gli dicono:

Ehi Trent, Steven Gerrard ha parlato di te. Nel suo libro autobiografico

A pagina 353 di “My Story”, appare il suo nome. Sul libro di Stevie G., colonna leggendaria del Liverpool rosso. Nella sua testa ronza la voce dell’ex capitano, sentito chissà quante volte nelle interviste. Trent plasma la voce di Gerrard mentre pronuncia il suo nome. Lo storico numero 8 lo vede all’accademia, sa che viene da West Derby, lo paragona a John Barnes, è cresciuto con il suo mito tra i parchi e le case a schiera con gli inconfondibili bricks rossi del Merseyside. Nel suo libro, l’ex capitano dei Liverpool arriva a dire:

Trent ha una terrificante possibilità di diventare un professionista

Ecco la benedizione. Ecco l’incoronamento con tanto di rituale tra idolo e pupillo. E quasi un’investitura per Stevie che è stato il capitano dell’Inghilterra in un’era del football dal forte sapore amarognolo, dal grande potenziale smarrito per strada.

Alexander-Arnold non vuole smarrirsi, sa quello che deve fare. La corsia di destra lo facilita: deve sempre andare dritto, a testa alta. Con il numero 66 sulle spalle, lo “scouse Lahm”, quest’anno ha segnato contro Hoffenheim, Maribor e Swansea: più avversari internazionali che inglese. Un biglietto da visita non male per il Mondiale se poi si aggiungono giocate e chiusure come queste:

Nel 2015 era con la Nazionale Under 17 durante la spedizione in Bulgaria per l’Europeo. Estromessi agli ottavi di finale dalla Russia, il torneo assegnava sei posti per la Coppa del Mondo Under 17 che si sarebbe svolta lo stesso anno in Cile, ma per l’Inghilterra il biglietto passava dallo spareggio contro la Spagna. Alla vigilia del match, esattamente tre anni fa, Trent fu intervistato dalla Federazione inglese e disse:

Non riesco davvero a rendermi conto quanto sia grande questa opportunità al momento. Vengo dal West Derby di Liverpool e non conosco nessun altro della mia zona che abbia giocato in una Coppa del Mondo. Semplicemente non succede a ragazzi come me. Ci proverò così tanto per arrivarci, sarebbe un’esperienza indimenticabile. La prima Coppa del Mondo che ricordo è quella del 2006, vinta dall’Italia. Giocare in un torneo come quello a livello giovanile sarebbe fantastico

Ai rigori, l’Inghilterra sconfisse la Spagna e volò al Mondiale. Ecco, Trent “semplicemente” può succedere anche a ragazzi come te. Sognare un torneo giovanile e trovarsi al centro del mondo, profumando di sogno. 

Sarà un derby speciale, il prossimo Milan–Inter, anzi sarà un derby mondiale: le stime parlano di 643.165.764 persone che seguiranno la partita in tv da ogni parte del pianeta. Ma non solo: anche la tribuna stampa di San Siro sarà composita con 250 giornalisti accreditati pronti a scommettere su chi sarà più decisivo tra Donnarumma o Icardi, tra Niang o Handanovic.
E’ il derby, dunque, anche dei giovani, delle possibili sorprese per alcuni o della prova di maturità per altri; di chi, insomma, potrebbe ritagliarsi uno spazio importante durante i prossimi Mondiali del 2018 in Russia. E proviamo a immaginare, pescando dalle rose di Milan e Inter, l’11 migliore in prospettiva. Il modulo è il 3-4-3.

Portiere

Gigio Donnarumma: nel 2018, il giovane talentuoso portiere del Milan avrà 19 anni. Anche se Buffon dimostra ancora di essere una garanzia tra i pali e vero leader nello spogliatoio, il ragazzotto è il futuro della Nazionale italiana e, se diamo per sicura la sua convocazione in Russia, è auspicabile anche un suo impiego;

alessio-romagnoli

Difesa

Jeison Murillo: anche se la sua Colombia ha perso 3-0 nell’ultima sfida contro l’Argentina ed è momentaneamente a due punti dal quarto posto che significa qualificazione matematica per Russia 2018, il difensore dell’Inter, classe 1992, è una certezza nelle retrovie della Nazionale sudamericana;

Alessio Romagnoli: da acquisto troppo costoso per il suo reale valore (il Milan l’ha preso dalla Roma a 25 milioni) a incrociare le dita (e relativi scongiuri dall’altra sponda di Milano) per vederlo in campo nel derby. Ha il numero 13, come quello di Alessandro Nesta, non da poco. In Nazione ha esordito lo scorso 6 ottobre 2016, a 21 anni, giocando titolare nella partita pareggiata 1-1 contro la Spagna. Il Milan e Ventura possono sorridere: il ragazzo si farà;

Miranda: a suo modo, può essere una sorpresa. Il centrale brasiliano dell’Inter non è più tanto giovane (nel 2018 avrà 34 anni), ma è stato in grado di conquistare il posto nella difesa del Brasile, spodestando Thiago Silva e David Luiz. Ma il difensore esploso nel San Paolo e portato in Europa dall’Atletico Madrid, è una garanzia: con lui in campo, la Nazionale carioca, ha perso solo contro il Cile nell’ottobre 2015; poi tre pareggi e otto vittorie;

marcelo-brozovic

Centrocampo

Manuel Locatelli: il The Guardian l’ha inserito nella lista dei migliori cinquanta calciatori nati nel 1998. Le premesse ci sono tutte. Il ragazzo di 18 anni ha segnato il suo primo gol in Serie A con un bel gol da fuori area, nella partita vinta per 4-3 contro il Sassuolo, dopo essere subentrato a Montolivo. Qualche settimana dopo ha castigato anche la Juventus nella vittoria per 1-0. Personalità e piedi buoni per il centrocampista. Al momento è stato convocato dal ct Di Biagio dell’Under-21, ma una coppia Verratti-Locatelli sarebbe affascinante, non trovate?

João Mário: all’Inter, società e tifosi, aspettano di vedere il reale potenziale del portoghese, acquistato quest’estate dallo Sporting Lisbona e tra i protagonisti del trionfo del Portogallo nell’Europeo francese. In patria ha fatto vedere ottime cose in qualità di mediano, in Serie A, complice il disastroso inizio di stagione dei neroazzurri, ha avuto difficoltà a caricarsi sulle spalle le responsabilità del controcampo. A 23 anni c’è tempo ancora per crescere e diventare leader anche della sua Nazionale;

Suso: è maturato nel Genoa, succursale per certi versi del Milan. Da possibile meteora rossonera, da quando Montella siede sulla panchina, il fantasista spagnolo sta diventando sempre più prezioso e pedina insostituibile. Fosforo e piedi buoni per il 23enne di Cadice che in Serie A sta dimostrando personalità. Sarà, però, sufficiente per trovare una maglia nella Spagna dove il tasso tecnico è estremamente elevato? Intanto il ct Lopetegui, nell’ultimo giro di partite l’ha inserito nella lista dei pre-convocati. Anche se nel suo ruolo c’è Isco, Lopetegui conosce molto bene Suso, avendolo già convocato negli anni scorsi con le nazionali giovanili, Under-19 e Under-21. Bisogna crederci;

Marcelo Brozović: la sua Croazia ha un girone di qualificazione molto abbordabile. Il primo posto in classifica e una buona chance di arrivare in Russia è, dunque, abbastanza possibile. La sua è stata un’estate travagliata, tra voci di calciomercato e difficoltà nel trovare continuità tra i vari allenatori, ma il centrocampista 24enne dell’Inter, cresciuto tantissimo dal suo arrivo in Italia nel gennaio 2015, è il giocatore di maggior spessore e tecnica tra le pedine a disposizione di Pioli. E’ stato convocato per i Mondiali 2014 senza aver mai vestito la maglia della Nazionale maggiore in precedenza;

icardi-inter

ATTACCO

Gabriel Barbosa, Gabigol: troppi punti interrogativi aleggiano attorno a lui e alla sua esperienza interista. Il 20enne brasiliano, messosi in luce nell’ultima Olimpiade a Rio, dove ha vinto la medaglia d’oro con la Nazionale brasiliana, è stato l’acquisto di punta della scorsa estate. Quasi 30 milioni di euro, uno spot di presentazione sfarzoso, qualche minuto giocato con il Bologna e nulla più. Con il 2016 ormai al termine, può essere il 2017 il suo anno? Inter e Brasile ci sperano;

Gianluca Lapadula: la sua è una nomina romantica per caparbietà e determinazione che caratterizzano l’attaccante di Torino che ha fatto bene nel Teramo prima di esplodere al Pescara. Nel maggio del 2016 ha rifiutato la proposta della Nazionale peruviana di prendere parte alla Copa América perché, in cuor suo, ha sperato in una convocazione italiana. Arriva, infatti, nello scorso match, dopo il forfait di Manolo Gabbiadini, viene convocato da Ventura per la sfida contro il Liechtenstein e l’amichevole contro la Germania;

Mauro Icardi: tra Higuain, Aguero, Messi, Dybala e Di Maria, gli spazi, in attacco, sembrano serrati. L’Argentina, che sta arrancando nel girone di qualificazione, in avanti può vantare tra i migliori bomber nel panorama calcistico mondiale. L’attaccante dell’Inter che, a 23 anni, stringe al braccio la fascia di capitano, sul campo dimostra di essere predatore d’area, come pochi. I guai, però, sono tutti fuori dal terreno di gioco. Nell’Albiceleste, tra i grandi, non ha ancora debuttato; Maradona e Messi sono contrari: riuscirà a dimostrare tranquillità e maturità per ottenere la fiducia del ct Bauza?

Ecco la formazione al completo: Donnarumma – Miranda, Romagnoli, Murillo – Suso, João Mário, Locatelli, Brozović – Gabigol, Lapadula, Icardi.

Quando si dice gettare il sangue per la propria squadra. Siamo in Argentina, a Rosario, città legata alla leggenda del calcio, Marcelo “El Loco” Bielsa, tanto da intitolargli lo stadio cittadino. Sponda Newell’s Old Boys, però. Qui la grinta, l’entusiasmo e l’appartenenza alla maglia sono talmente viscerali da diffondersi anche tra i più piccoli: la Lepra (La lebbra, soprannome del club) va difesa contro i rivali cittadini del Rosario Central.

C’è un titolo di campioni da conquistare: ai bambini, classe 2003, del Newell’s Old Boys, basta un pareggio per il trionfo, ma si giocano la stagione proprio nel derby contro il Rosario Central. Un match da giocare con il cuore in mano, così, prima del fischio iniziale, il giovane capitano, Maximiliano Pariente, riunisce la squadra in cerchio e, stringendo la “camiseta”, carica così i suoi compagni:

Parole da vero leader. Alla fine il derby è terminato 0-0 e i ragazzi del club rossonero di Rosario hanno potuto alzare le mani al cielo. Nella terra del Loco Bielsa, piccoli “pazzi-coraggiosi” crescono.