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C’è una certezza nello sport azzurro, ovvero aspettarsi di vedere il Settebello o il Setterosa sempre competitivi. O quanto meno provarci fino alla fine delle proprie forze per raggiungere il traguardo finale. Così l’Italia di pallanuoto maschile, allenata da coach Campagna, pur soffrendo nel primo quarto, ha superato l’Ungheria per 12-10. Il che significa avere al collo certamente una medaglia, che mancava dal 2011, e ottenere sicuramente il pass per i Giochi di Tokyo 2020. Ora sabato 27 luglio, la finale per il titolo contro la Spagna che ha superato la Croazia 6-5 (ore 11.30  in diretta tv su Rai Due).

La finale che fa ricordare l’ultimo oro olimpico di Barcellona ’92. O la finale che fa ricordare l’ultimo oro mondiale a Shanghai 2011. O quella che ci porta direttamente all’Olimpiade di Tokyo 2020. Un’altra doppia pesantissima missione compiuta per il Settebello ai Mondiali: battuti i giocolieri ungheresi in semifinale dopo una partita soffertissima gol a gol, gli azzurri vanno fino in fondo e sabato giocheranno contro la Spagna per il titolo iridato. Gli spagnoli hanno eliminato la Croazia campione del mondo e argento a Rio. Nella storia del medagliere azzurro ci sono 3 ori, 2 argenti e un bronzo.

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LA PARTITA

Di Fulvio apre le marcature del match, Pohl e Sedlmayer ribaltano in superiorità (1-2). Di Fulvio riprende i magiari con un’esecuzione balistica: 2-2. Colpo su colpo: Manhercz sfrutta anche l’uomo in più per il 3-2. Idem Vamos: 4-2. Il Settebello soffre. Il secondo parziale si apre con la doppietta di Gonzalo Echenique che riporta in equilibrio la semifinale. Poi è ancora Di Fulvio l’uomo del destino a riportare avanti l’Italia: 5-4. Ed Echenique il mancino sfrutta in diagonale la superiorità: 6-4. Zalanki in superiorità sigla il 5-6. E il var ci dà una mano confermando il pallone oltra la linea nell’appoggio in rete di Bodegas: 7-5. Il secondo parziale di 5-1 è consistente per gli azzurri, che a metà partita possono gestire un doppio vantaggio. Gli ungheresi cambiano portiere. Del Lungo è efficace in alcuni interventi, poi deve arrendersi a Harai di rimbalzo (6-7). Angyal pareggia in superiorità a 1’23” dalla fine del 3° parziale. Il match resta in bilico. Figari a 46” riporta avanti l’Italia in superiorità. Un gol pesantissimo. Un rigore trasformato da Pietro Figlioli vale il 9-7 a un tempo dalla fine. Vamos segna il -1. Di Figari in extra player il 10-8 e di Zalanki il 10-9. Poi Echenique si conferma provvidenziale per l’11-9 a 2 minuti dalla fine. Il var assegna ad Angyal il 10-11, Luongo mette la firma a 1’42” dalla fine sul 12-10. E’ finale!

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TABELLINO

Ungheria-Italia 10-12 (4-2, 1-5, 2-2, 3-3)
UNGHERIA:
Nagy, Angyal 1, Manhercz 1, Zalanki 2, Vamos 2, Mezei, Sedlmayer 1, Jansik, Pohl 1, Den. Varga, Batori, Harai 1, Vogel. All. Marcz.
ITALIA: De Lungo, Di Fulvio 3, Luongo 1, Figlioli 1 rig., Di Somma, Velotto, Renzuto, Echenique 4, Figari1, Bodegas 1, Aicardi, Dolce, Nicosia. All. Campagna.
ARBITRI: Zwart (Ola) e Margeta (Slo).
NOTE: Vsup.num. Ungheria 14 (6 gol); Italia 15 (5 fol), usc. 3 f. Vogel 3° tempo, Velotto e Renzuto nel 4° tempo.

 

Due ori in dieci minuti per una giornata storica e indimenticabile per l’Italia del nuoto. Ai Mondiali di Gwangju, Gregorio Paltrinieri ha vinto gli 800 stile libero e lo fa in maniera trionfale: 7’39”27, nuovo record europeo è il tempo che gli vale la medaglia d’oro. Un successo conquistato davanti al danese Henrik Christiansen (argento in 7’41″28) ed al francese David Aubry (bronzo in 7’42″08). Solo un quinto posto per Gabriele Detti (7’43″89).

Ma le emozioni vivono un nuovo scossone qualche minuto dopo: un’immensa Federica Pellegrini ha vinto ancora una volta la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai Mondiali di nuoto di Gwangju. Per l’azzurra il tempo di 1.54.22.  Medaglia d’argento per l’australiana Ariarne Titmus in 1.54.66, bronzo per la svedese Sarah Sjoestroem in 1.54.78, che poi ha accusato un leggero malore al termine della gara. Per la straordinaria Pellegrini sono otto i podi mondiali in carriera nei 200 stile libero, con 4 titoli,  come nel 2009, nel 2011 e nel 2017, il secondo consecutivo, 3 argenti e un bronzo. A quasi 31 anni.

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Sorridente, quasi incredulo Paltrinieri a fine gara:

E pensare che dopo il Sette Collli non ci credevo neanche io”. Invece è arrivata una gioia enorme. “Sono contentissimo, sono andato forte da subito, ho acquisito presto un buon vantaggio, vedere il distacco che aumentava mi faceva ben sperare. Me la sono giocata tatticamente, era l’unica cosa che potevo fare e così ho fatto, ponendo subito un ritmo abbastanza alto. Erano quattro anni che non facevo bene gli 800 stile, sono molto contento

Lacrime, tante, e di gioia per Federica Pellegrini:

Questo è il mio ultimo Mondiale. Finisce qui. Non ci credo ancora, ho fatto quello che ho voluto sentendomi come volevo. E’ stato incredibile anche il tempo, vuol dire che tutto il lavoro che stiamo facendo paga tanto e forse come non mai. Sono tanto contenta perché è il mio ultimo mondiale. A me piace lavorare, non sempre i risultati sono arrivati ma questa volta è incredibile. Sono felice, Budapest è stato voluto fortemente ma mai avrei immaginato l’oro. Qui sono successe una serie di cose strane, mi sono trovata a giocarmi qualcosa di importante arrivando così di passaggio: è bellissimo

 

FRANCIA-COREA DEL SUD 4-0

9′ Le Sommer, 36′ e 45′ + 2′ Renard, 85′ Henry

FRANCIA (4-5-1): Bouhaddi; Torrent, Mbock-Bathy, Renard, Majri; Cascarino (70′ Gauvin), Henry, Thiney, Bussaglia, Diani; Le Sommer. All. Diacre

COREA DEL SUD (4-3-3): Kim; Kim Hyeri, Hwang, Kim Doyeon, Jang; Lee Young-Ju (69′ Lee Mina), Ji, Cho; Kang Yumi (52′ Chaerim), Jung, Lee Geummin. All. Yoon

Nel teatro di Parigi vince la Francia. Non solo nei 90 minuti. Si apre il sipario sul Mondiale ed è subito elettrico: il Parco dei Principi gremito in un solo respiro, il fiato di un evento che è sotto gli occhi di tutti. E la Francia non sbaglia la prima. Suoni, colori, sorrisi e gol. Tanti. Apre Eugénie Le Sommer e il copione sembra già scritto. Corea del Sud che può poco di fronte allo spettacolo francese e di fronte alla fisicità di Wendie Renard.

La Francia vince. Ma vince prima di tutto il calcio, quello degli stadi pieni, quello delle esultanze provate in spogliatoio, quello del tifo positivo. Vince il movimento del calcio femminile che da tempo si aspettava uno scenario così grandioso. Il sipario è pronto a riaprirsi per un mese davvero Mondiale.

vs

Gruppo A: Francia - Sud Korea (21:00, Parigi)

Gruppo A: Francia – Sud Korea (21:00, Parigi)

Dettagli

DataOraTorneoStagione
7 Giugno 201921:00Coppa del Mondo FIFA Femminile 2019Mondiali di Calcio Femminile 2019

Stadio

Parco dei Principi

Risultati

Club1st Half2nd HalfGoalsEsito
FRA314Win
KOR000Loss

 

Il Mondiale in Russia continua e oggi si torna nuovamente in campo per continaure ad arricchire il quadro delle qualificazioni agli ottavi di finale.

Scendera’ in campo la Corea del Sud che, contro la Germania, si gioca ancora le sue poche speranze di passaggio del turno. La sconfitta contro il Messico ha certamente complicato i piani della squadra asiatica che dal 2002 non riesce piu’ a superare la fase a gruppo.

Sicuramente sara’ piu’ che complicato superare la corazzata tedesca e in piu’ i coreani dovranno attendere il risultato dell’altro match tra Messico – Svezia.

Tra i delusi della nazionale asiatica c’e’ sicuramente la stella, Heung-Min Son, attaccante del Tottenham Hotspur. Una delusione non solo sportiva ma anche personale: l’ala infatti, in caso di mancata qualificazione (cosa al quanto probabile), sara’ costretto a rispondere alla severa chiamata alle armi della sua nazionale per un periodo davvero lungo, ben 21 mesi.

Ha fatto il giro del mondo la commovente immagine di Son nella quale lo si vede piangere in maniera evidente di fronte al Presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in. Quest’ultimo si è intrattenuto a fine partita con i giocatori per ringraziarli, comunque, per l’impegno profuso in campo.

Tra i piu’ malpensanti dietro le lacrime di Son, pero’, c’e’ quella paura di affrontare il servizio militare che, in Sudcorea e’ obbligatorio e deve essere svolto entro il compimento del 28esimo anno di eta’, a 1200 euro l’anno.

Ovviamente se ció dovesse accadere per l’esterno ci potrebbero essere difficolta’ nel continuare la sua avventura in Europa.
In particolare dovra’ prendere parte alla squadra di calcio dell’esercito, lo Sangjue Sangmu, percependo 100 euro al mese di stipendio (una differenza abissale rispetto ai 5 milioni annui che percepisce a Londra).

Il destino peró non e’ ancora del tutto scritto per Son. Diversi giocatori, per meriti sportivi, hanno ricevuto un “sconto” dalla leva.
Per esempio nel 2002, quando Han e compagni riuscirono ad arrivare alla finalina del 3-4 posto, e per loro ci fu un vero e proprio taglio di ben 17 settimane.
Cosa successa anche nel 2014 quando la Corea del Sud ha vinto i giochi asiatici. Peccato che in quella squadra Son non c’era: non essendo un torneo ufficiale FIFA, il Bayer Leverkusen (squadra in cui era tesserato in quel momento il classe ‘92) non concesse il proprio giocatore.

Tuttavia su questo aspetto nulla e’ ancora perduto. In primis se la Corea del Sud dovesse raggiungere la qualificazione e poi perche’ ad agosto in Indonesia ci sono i Giochi asiatici, mentre a gennaio è in calendario la Coppa d’Asia. In caso di vittoria in entrambe queste competizioni, il giocatore (così come tutti i suoi compagni coinvolti) potrà continuare a giocare in virtù dei risultati ottenuti.

Nella lista dei giocatori da tenere d’occhio in vista del Mondiale che inizierà a breve non può mancare il fuoriclasse della Corea del Sud, Son Heung-Min, esterno sinistro offensivo in forza al Tottenham dal 2015 successivamente alla fortunata parentesi con la maglia del Bayer Leverkusen. Dopo l’esperienza non particolarmente brillante di Brasile 2014, la selezione asiatica cercherà di fare il proprio meglio nella rassegna intercontinentale russa: l’urna non è stata affatto benevola riservandogli un posto complicato nel gruppo F, in compagnia di Germania, Messico e Svezia. Shin Tae-Yong, commissario tecnico dei Guerrieri Tae-Guk, sa che le speranze di accedere agli ottavi di finale passano soprattutto dalla stella degli Spurs.

Son
Fonte foto: foxsportsasia.com by Julian Finney/Getty Images

Ai microfoni della Fifa, Son ha parlato in vista di Russia 2018 e dei propri ricordi del Mondiale 2002 disputatosi in Giappone e nel suo paese natale. All’epoca l’esterno sinistro non aveva neanche dieci anni ma le imprese di Park Ji-Sung e compagni (che eliminarono Italia e Spagna, piazzandosi poi al quarto posto) resteranno per sempre impresse nella sua memoria e in quella dei tifosi coreani, i quali si augurano di poter rivivere notti del genere. Nel corso della propria storia le Tigri Asiatiche non hanno mai avuto una rosa di prima fascia ma proprio l’esperienza di inizio millennio ha aumentato sensibilmente il numero di appassionati nei confini nazionali ed il movimento calcistico è sicuramente in crescita.

Ho ottimi ricordi riguardo il mondiale del 2002, c’era Park Ji-Sung, il mio idolo ed il miglior giocatore coreano di tutti i tempi. Vidi le partite in tv: mi ricordo che dopo la vittoria ai calci di rigore con la Spagna (quarti di finale n.d.r.) le persone persero completamente la testa. Ognuno indossava la maglia rossa dei Guerrieri Tae-Guk, compreso me”.
Una storia del genere continua a popolare la mente dei football-fan coreani che vedono in Son il successore naturale di Park: entrambi si sono consacrati definitivamente in Premier League ma il primo attende ancora la possibilità di potersi giocare il tutto e per tutto con la sua nazionale.

La squadra di inizio millennio era composta da grandi giocatori ma io stravedevo per Park. Ho visto tantissime sue partite in Premier League e giocare al suo fianco nella Coppa d’Asia del 2011 è stato emozionante.  Al ritiro ero in stanza con lui ma non riuscivo a parlargli tanta era la mia timidezza: ero positivamente ossessionato da lui e lo spiavo per scoprire tutti i suoi segreti”.  Non sono molti i giocatori coreani ad aver militato nel massimo campionato inglese, anche per questo l’ex Manchester United resterà sempre una leggenda a sud del 38° parallelo.

fonte foto: football-tribe.com

Per Son Heung-Min sarà la seconda partecipazione ai Mondiali dopo la non fortunata edizione del 2014 dove le Tigri Asiatiche abbandonarono la competizione ai gironi. “Nel 2014 avevamo un sacco di giovani giocatori con nessuna esperienza nella Coppa del Mondo: non è come giocare in campionato o alle qualificazioni, è tutto diverso. Dobbiamo essere pronti come squadra: Messico, Svezia ed ovviamente Germania sono più forti di noi ma non verremo a fare la comparsa, scendiamo in campo solo per vincere. Chiaramente vi è una differenza di qualità tra le rose ma a livello mentale faremo di tutto per farci trovare pronti”. Dopo lo scalpo di Italia e Spagna, i Reds vogliono allungare la propria lista battendo i tedeschi, un’impresa che può realizzarsi solo nel segno di Son.

In questo clima di riappacificazione che vede coinvolte la Corea del Nord e la Corea del Sud accade anche l’impensabile, che si ripercuote nello sport con decisioni clamorose che entrano nella storia.

Due squadre che si rifiutano di essere l’una contro l’altra: ecco cos’è successo ai Mondiali femminili di ping pong a Stoccolma, dove per volere del sorteggio le due Coree avrebbero dovuto sfidarsi tra di loro per giocare la partita dei quarti di finale. Ma loro non ci stanno e fanno una richiesta bizzarra direttamente al cospetto della Federazione Internazionale:

Facciamo così: noi questa sfida non la giochiamo. Non ci sono né vinte né vincitrici. Ma ci uniamo in un’unica squadra per la semifinale

Increduli ma compiacenti, i membri del vertice sportivo accolgono la proposta e si congratulano con le giocatrici che hanno messo da parte l’antagonismo per diventare una squadra unica, la nazionale della Corea Unita. 

Il presidente della Ittf, Thomas Weikert, si è detto molto soddisfatto del coraggio avuto dalle due squadre avversarie, che danno un’importante lezione di vita, che va aldilà delle regole e viene appoggiata da tutti all’unanimità:

Sono felice. E’ un po’ rischioso e non è al 100% secondo le regole, ma non crea nessun svantaggio per i team eliminati e abbiamo informato tutti gli altri. Sono d’accordo, se non lo fossero stati non avremmo fatto nulla. Ma tutti hanno capito che è importante per il processo di riunificazione della Corea

Consapevoli del loro gesto, che rappresenta l’ennesimo passo verso l’unione delle due Coree, sono pronte ad affrontare la loro avversaria nella semifinale del Mondiale, con una marcia in più dovuta alla voglia di lottare insieme, senza più alcuna divisione, proprio come avvenne già nel lontano 1991.

Allora la Corea, unita in una sola squadra, vinse la medaglia d’oro ai Mondiali a squadre femminili di tennis da tavolo.

Che vogliano fare il bis di quel successo?

In attesa di conoscere l’esito dei Mondiali di ping pong , le parole di Weikert  vogliono lanciare l’ennesimo messaggio di pace:

Quando il Consiglio direttivo è stato informato dell’intenzione delle nazionali coreane di giocare con una squadra unificata, i delegati hanno risposto con un lungo applauso in segno di apprezzamento per la storica decisione. Questo dimostra che il tennistavolo può essere uno strumento ideale per promuovere la pace attraverso lo sport. Si tratta di una decisione storica per i nostri due paesi

La diplomazia nel ping pong ha già avuto effetti positivi in passato nei rapporti tra Cina e Stati Uniti e ancora una volta si appresta a fare da tramite per una riappacificazione che diventa sempre più concreta.

Un ottimo risultato quello ottenuto dai giocatori della nazionale azzurra di para ice hockey, che si è battuta con la padrona di casa per il terzo posto. 

Italia contro Corea del Sud è stata una sfida difficile dove i nostri rappresentanti alle Paralimpiadi Invernali 2018 hanno dato il massimo e per un soffio hanno sfiorato il podio e la medaglia olimpica.

Il match, che si è concluso per 1-0 a favore della Corea del Sud, è stato combattuto fino all’ultimo. Le due squadre hanno giocato a pari livello e la partita è rimasta a reti inviolate fino agli ultimi tre minuti di gioco. Proprio allora, infatti, è stato messo a segno quel tiro decisivo di Jang Dong-Shin che ha decretato la vittoria della squadra coreana. Ma gli azzurri non hanno nulla da rimpiangere: si sono battuti bene e complice anche un pizzico di sfortuna sono andati veramente molto vicini a quella medaglia che tanto desideravano.

Il loro percorso segna comunque un grande passo in avanti rispetto alle altre edizioni. A Pyeongchang hanno ottenuto infatti un ottimo quarto posto, un risultato che finora la squadra italiana paralimpica non era mai riuscita a raggiungere.

Certo è palpabile la delusione nel team azzurro, che conclude questa esperienza paralimpica proprio ad un passo dal podio. Florian Planker, giocatore della nazionale italiana e portabandiera nella cerimonia d’apertura, così commenta l’esito del match:

Fa male perdere per un gol fortuito. Fa male perchè ce l’abbiamo messa tutta ma andiamo avanti. Ci sono molti giovani che ci fanno ben sperare nel futuro

Ma le parole del Presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli spronano l’intera squadra a vedere l’ottima performance complessiva ottenuta a Pyeongchang e ribadisce il suo orgoglio verso tutta la rappresentanza azzurra alle paralimpiadi del 2018:

Un quarto posto che brucia ma che non toglie nulla a questo grande gruppo. Abbiamo vinto l’oro del cuore, della tenacia, della perseveranza. Dobbiamo continuare su questa strada cercando di trovare nuovi talenti che possano integrare questo straordinario gruppo. Ricordiamoci comunque che siamo la prima squadra in Europa. Siamo comunque di fronte a un grande risultato

Nessuna medaglia di bronzo, quindi, ma un paese fiero dei suoi rappresentati in Corea del Sud che hanno portato in alto la bandiera tricolore con un percorso degno di ammirazione.

Corea del Sud, Golden gol, Byron Moreno e Ahn Jung-hwan. Quattro indizi che fanno una prova, anzi apparecchiano il luogo perfetto dell’omicidio calcistico. Sono passati quindici anni dai Mondiali nippocoreani che videro l’Italia del Trap eliminata sciaguratamente dalla Corea del Sud del perugino Ahn e dall’allenatore globetrotter Guus Hiddink.
Una debacle per una Nazionale sulla carta senza dubbio valida tanto da potersi spingere più in là nel torneo, ma frenata dal ct Trapattoni con le sue maniacali fisse che andavano al di là delle reali insidie delle avversarie. Chi si ricorda del terzino ecuadoregno Ulises de la Cruz!? E dell’acqua santa scaramantica usata in panchina?

Il Mondiale del nuovo millennio, del futuristico pallone Fevernova, della prima volta che due paesi, Giappone e Corea del Sud, uniscono le proprie forze per metter su la più gigantesca manifestazione sportiva dopo le Olimpiadi. E poi c’è l’Italia di Buffon, Nesta, Maldini e Cannavaro, di un centrocampo di rottura con Cristiano Zanetti, Tommasi e Di Biagio e poi la qualità e la forza lì davanti con Totti, Vieri, Inzaghi e Del Piero. Con Roberto Baggio lasciato a casa.

Un’Italia che si fa piccolina piccolina, timorosa, col freno a mano tirato e senza esprimere davvero un calcio dominante se non nel match inaugurale contro l’Ecuador, vinto per 2-0 con doppietta di Vieri. Poi la sconfitta per 2-1 contro la Croazia e il pareggio acciuffato per 1-1 contro il Messico grazie alla rete di Del Piero. Piccola nota a margine: l’Italia si qualifica agli ottavi portandosi un bagaglio di quattro gol annullati in due partite tra presunte strattonate e un dubbioso fuorigioco.

E poi arrivò Byron Moreno. Era il 18 giugno 2002 e l’Italia si spostò dal Giappone in Corea, proprio contro i padroni di casa per un ottavo di finale estremamente infuocato. Nello stadio di Daejon si rievocarono spiacevoli fantasmi: “Again 1966” era il messaggio di benvenuto agli azzurri, chiaro il riferimento alla disfatta del Mondiale del 1996 per mano di un’altra Corea, quella del Nord.
Contro i padroni di casa, contro un clima ostile, all’Italia si aggiunse anche la beffarda esibizione arbitrale di Moreno che iniziò subito dopo quattro minuti, quando decise di rendere omaggio ai coreani con un rigore generoso per una trattenuta di Panucci, ma Buffon parò, facendo rimanere in gola l’urlo di gioia di Ahn e dei tifosi rossi.
E’ poi sempre Vieri a sbloccare il match al 18′, a forzare una partita impari dove l’ago della bilancia vestito di nero pendeva nettamente dalla parte dei coreani: il fallaccio su Zambrotta, la ferita alla testa di Coco, il fallo a limite dell’area su Totti rimasero gesti impuniti.

I padroni di casa erano, così, galvanizzati, gli italiani invece iniziarono a perdere le staffe e la concentrazione. Vieri sbagliò alcune clamorose occasioni con il risultato di dover difendere alla bell’e meglio un misero gol di scarto. Tutto invano perché all’87’ l’Italia, per rimanere in tema mitologico nipponico, si fece harakiri: Panucci s’incartò su un cross dalla destra e Seol incrociò di sinistro sul palo lontano. Stadio in fiamme e azzurri nel panico, costretti in extremis ai supplementari.

Lo spauracchio del Golden gol incuteva quasi meno paura rispetto a Byron Moreno che, durante l’extra-time, sfoggiò il meglio: doppio giallo a Totti per una simulazione che non lo era e gol regolare annullato a Tommasi. Il finale era già tutto scritto e fu Ahn, il perugino, a prendere in mano penna e calamaio per scrivere la parola fine: al 115′, Maldini è in ritardo, Ahn spizzica quel tanto che serve a bucare Buffon.
L’Italia era fuori agli ottavi dal Mondiale, la Corea proseguì il suo cammino facendo fuori la Spagna ai quarti, con annesse polemiche, prima di capitolare in semifinale contro la Germania.

Fu un triste epilogo: Paolo Maldini, bersagliato dalle critiche, decise di smettere con la maglia azzurra (rifacendosi con il Milan con la Champions l’anno successivo giocando pressoché tutte le partite della stagione), di Byron Moreno non se ne sentì più parlare tranne qualche anno dopo quando fu condannato a due anni e mezzo di reclusione per traffico internazionale di stupefacenti.

E Ahn? L’idolo per il proprio paese, antieroe mal riuscito in Italia fu cacciato dal vulcanico patron del Perugia, Luciano Gaucci, che sulle colonne della Gazzetta dello Sport, il 19 giugno, disse:

Non lo voglio più vedere: ha offeso il paese che lo ha accolto

Arrivò in Italia con un’affermazione audace, dicendo di voler essere meglio di Nakata. Lasciò l’Italia dopo due stagioni con 30 presenze sporadiche e cinque gol. Ma con un grande dispiacere: consegnare all’Italia il biglietto di ritorno nel Mondiale del 2002.

La tanto attesa medaglia rincorsa sin dalle scorse Paralimpiadi di Sochi nel 2014 finalmente è arrivata. Durante una delle prime gare della competizione sportiva cominciata proprio ieri con la Cerimonia d’apertura a Pyeongchang, è un azzurro che sale sul podio a conquistare una meritata medaglia di bronzo nelle Paralimpiadi 2018.

Si tratta di Giacomo Bertagnolli, che vince nella discesa libera categoria visually impaired, ipovedenti. Insieme alla sua guida Fabrizio Casal chiude la gara al terzo posto, preceduto dall’oro del canadese Marc Marcoux e dall’argento dello slovacco Jakub Krako.

Grande gioia e soddisfazione per tutto il team azzurro in Corea del Sud, che con questo primo traguardo non soltanto comincia il suo riscatto da Sochi ma carica ciascuno di ottimismo e adrenalina anche per le prossime competizioni.

Luca Pancalli, il presidente del Comitato paralimpico, esulta insieme ai suoi ragazzi, orgoglioso dei talenti che ha voluto con sé a Pyeongchang:

Sono emozionato. Un inizio così lo avevamo solo sognato. Giacomo e Fabrizio hanno dimostrato grande maturità nel gestire la pressione e oggi ci hanno regalato una medaglia che aspettavamo da tanto. Sono certo che il risultato di oggi rappresenti il viatico migliore per affrontare le altre gare, a cominciare dal Super G di domani. Siamo solo all’inizio di questa avventura

Anche i protagonisti di questo incredibile risultato non riescono a contenere l’emozione alla fine della gara e così Giacomo Bertagnolli commenta la medaglia:

Meglio di così non poteva andare. Sapevamo che potevamo fare bene ma non speravamo in un risultato così importante. Ora speriamo di fare ancora meglio e di migliorare questa medaglia: noi daremo il massimo 

L’ultima medaglia azzurra risale al lontano 2010, nell’edizione di Vancouver. È comprensibile dunque l’entusiasmo per questo primo riconoscimento che, date le aspettative, potrebbe non rimanere isolato in queste Paralimpiadi invernali del 2018, per tentare di bissare il successo delle Olimpiadi di Pyeongchang che si sono concluse con 10 medaglia per l’Italia e un’ottima posizione nel medagliere. 

 

Nella giornata di ieri, Pyeongchang ci ha regalato un’altra cerimonia d’apertura degna di essere ricordata per gli effetti speciali, i giochi di luce, le animazioni e l’intero scenario scenografico.

Proprio com’era accaduto circa un mese fa quando si è celebrato l’inizio delle Olimpiadi invernali 2018, anche per l’inizio delle Paralimpiadi la partecipazione e l’interesse sono stati altrettanto vivi e hanno reso la serata memorabile.

In Corea del Sud si è scelto di seguire lo stesso tema delle scorse competizioni olimpiche “la passione che ci fa muovere” e solo un aspetto in tutta la cerimonia è stato completamente diverso.

Durante la sfilata, infatti, le due Coree hanno fatto il loro ingresso separatamente. In questa edizione si è deciso di gareggiare ognuno con la propria fazione, a testimonianza di un regime diplomatico e più amichevole intrapreso da entrambi i capi politici.

La cerimonia d’apertura di queste Paralimpiadi Invernali ha visto sfilare 547 atleti di 48 delegazioni. Ognuno di loro possiede delle disabilità fisiche, come quelle di tipo motorio e neurologico, e si sfideranno in sei discipline sportive: sci alpino, snowboard, para-hockey, curling su sedia a rotelle, cross country e biathlon.

Per l’Italia sono 26 gli atleti che gareggiano in alcuni di questi sport, tra cui la squadra di ice hockey con a capo Florian Planker, che in apertura ha avuto l’onore di essere anche portabandiera azzurro.

Gli italiani, così come gli altri atleti paralimpici provenienti da tutto il mondo, si batteranno per conquistare le 80 medaglie totali previste. Così come nella prima edizione dei Giochi paralimpici, le linee guida della manifestazione restano le stesse e tendono a promuovere lo sport come mezzo per superare determinate problematiche fisiche.

In origine erano i reduci di guerra a gareggiare per fare terapia fisica e al contempo per sentirsi ancora in grado di competere. Poi da quell’idea risalente al periodo della Seconda Guerra Mondiale si è arrivati all’istituzione delle Paralimpiadi Invernali che sono cominciate ufficialmente in Svezia nel 1976. 

Oggi come allora gli atleti sono ancora in grado di regalare momenti di grande sport, resi ancora più spettacolari dall’impegno e dalla determinazione che ognuno di loro mette in ogni gara nonostante le evidenti difficoltà fisiche.