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Al termine dell’allenamento odierno sul ghiacciaio della Val Senales è stato definito il contingente della squadra femminile che prenderà parte al gigante di Soelden apertura della Coppa del mondo in programma sabato 28 ottobre sul Rettenbach.

Sono otto le atlete convocate dal capo allenatore Matteo Guadagnini: si tratta di Marta Bassino, Luisa Bertani, Elena Curtoni, Irene Curtoni, Jole Galli, Sofia Goggia, Manuela Moelgg e Laura Pirovano. Spicca la lunga lista di assenti, fra cui Federica Brignone, Francesca Marsaglia e Nadia Fanchini, tutte e tre sulla via del recupero dopo una serie di infortuni ma non ancora pronte per presentarsi al meglio al via di una gara impegnativa come quella austriaca. Brignone ha ripreso in questi giorni a sciare per la prima volta dal suo ritorno dall’Argentina e, nonostante l’edema osseo all’adduttore sia in via di guarigione, ha preferito in accordo con lo staff tecnico non prendere rischi, per presentarsi al meglio della condizione sin dal prossimo gigante statunitense di Killington, in calendario sabato 25 novembre.

Brignone

“Mi dispiace non essere al via di una gara tanto importante – racconta Federica -. Abbiamo valutato bene ogni possibilità, ma non mi sento ancora pronta per puntare al massimo risultato, continuo a lavorare per tornare in gara al 100%”.

Si tratterà invece di un esordio assoluto fra le porte larghe per Bertani, ventunenne milanese di nascita ma comasca d’adozione, tesserata per lo Sci Club Racing, che ha raccolto i primi piazzamenti nella scorsa stagione in Coppa Europa con un diciottesimo posto a San Candido e il quarto posto ai Campionati Italiani, così come per la ventiduenne livignasca Galli dello Sci Club Livigno, la quale sfiorò con il quarto posto il podio nella combinata dei Mondiali juniores di Sochi nel 2016 e in Coppa Europa vanta una discreta serie di piazzamenti nella top-10, culminati con un quarto posto nel supergigante di Kvitfjell l’anno passato.

I precedenti di Soelden parlano di due vittorie italiane per merito di Denise Karbon nel 2007 (che fu anche terza nel 2009) e Federica Brignone nel 2015, a cui si aggiungono il terzo posto di Manuela Moelgg nel 2010 e il secondo e terzo posto di Deborah Compagnoni nel 1996 e 1998. L’azzurra che vanta il maggior numero di presenze sul Rettenbach è Manuela Moelgg con tredici. La prima manche è prevista alle ore 10, la seconda alle 13 con diretta televisiva su Raisport ed Eurosport1.

Ancora pochi giorni e assisteremo agli inizi della lunga Coppa del Mondo di sci alpino 2018 che ci accompagnerà fino al mese di marzo.

La cinquantaduesima edizione dell’evento, curato dalla Federazione Internazionale Sci (FIS), avrà luogo nel paesaggio innevato austriaco di Sölden per concludersi nella città di Are in Svezia. Dalla fine di ottobre fino a metà marzo in calendario sono previste 38 gare per gli uomini e 39 per le donne. Soltanto nel mese di febbraio la Coppa del Mondo di sci alpino subirà una battuta d’arresto, in occasione dei Giochi Olimpici Invernali 2018 a Pyeongchang in Corea del Sud.

Per la categoria maschile sono previste 9 discese libere, 6 supergiganti, 8 slalom giganti, 10 slalom speciali, 2 combinate, 3 slalom paralleli. Per la categoria femminile, invece, saranno 8 discese libere, 8 supergiganti, 9 slalom giganti, 9 slalom speciali, 2 combinate, 3 slalom paralleli. Inoltre, nel mese conclusivo di questa competizione mondiale avrà luogo anche una gara a squadre miste.

La competizione organizzata dalla FIS si tiene ogni anno sin dal 1966 e tra gli sciatori di fama internazionale c’è una grande partecipazione. Anche l’Italia, nel corso degli anni, ha conseguito diversi trofei e attualmente, tra tutte le nazioni, è collocata al quarto posto con ben 6 coppe conquistate, l’ultima delle quali nel 1994/1995 dal grande Alberto Tomba.

La scorsa edizione della Coppa del Mondo di sci alpino ha visto trionfare da una parte l’austriaco Marcel Hirscher e dall’altra la statunitense Mikaela Shiffrin.

Quest’anno, per scoprire passo dopo passo chi saranno gli sciatori che concorrono al titolo di campione del mondo 2018 è possibile seguire l’evento anche in tv. I canali che trasmettono la diretta sono RaiSport HD sul canale 57 del digitale terrestre ed Eurosport, che trasmette su Sky nel canale 210 e su Mediaset Premium nel canale 372. È possibile anche seguire le gare in streaming su Rai Play, SkyGo ed Eurosport Player.

Calendario Coppa del Mondo di sci alpino 2018 

Il calendario maschile con date e luoghi: 

29 Ottobre: gigante Sölden (AUT).
12 Novembre: slalom speciale Levi (FIN).
25-36 Novembre: discesa e supergigante Lake Louise (CAN).
1-3 Dicembre: discesa, supergigante e gigante Beaver Creek (USA).
9-10 Dicembre: gigante e slalom Val d’Isère (FRA).
15-16 Dicembre: discesa e supergigante Val Gardena (ITA).
17-18 Dicembre: gigante e gigante parallelo Alta Badia (ITA).
22 Dicembre: slalom Madonna di Campiglio (ITA).
29-30 Dicembre: discesa e combinata Bormio (ITA).
1° Gennaio: city event Oslo (NOR).
4 Gennaio: slalom Zagabria (CRO).
6-7 Gennaio: gigante e slalom Adelboden (SUI).
12-14 Gennaio: discesa, combinata e slalom Wengen (SUI).
19-21 Gennaio: discesa, supergigante e slalom Kitzbühel (AUT).
23 Gennaio: slalom Schladming (AUT).
27-28 Gennaio: discesa e gigante Garmisch-Partenkirchen (GER).
30 Gennaio: city event Stoccolma (SWE).
9-25 Febbraio: Giochi Olimpici PyeongChang (KOR).
3-4 Marzo: gigante e slalom Kranjska Gora (SLO).
10-11 Marzo: discesa e supergigante Kvitfjell (NOR).
14-18 Marzo: Finali di Coppa del Mondo Åre (SWE).

Il calendario femminile con date e luoghi:

28 Ottobre: slalom gigante Sölden (AUT).
11 Novembre: slalom speciale Levi (FIN).
25-36 Novembre: gigante e slalom Killington (USA).
1-3 Dicembre: discesa (x2) e supergigante Lake Louise (CAN).
8-10 Dicembre: supergigante, gigante e combinata St. Moritz (SUI).
16-17 Dicembre: discesa e supergigante Val d’Isère (FRA).
19-20 Dicembre: gigante e slalom parallelo Courchevel (FRA).
28-29 Dicembre: gigante e slalom Lienz (AUT).
1° Gennaio: city event Oslo (NOR).
3 Gennaio: slalom Zagabria (CRO).
6-7 Gennaio: gigante e slalom Maribor (SLO).
9 Gennaio: slalom Flachau (AUT).
13-14 Gennaio: discesa e supergigante Bad Kleinkirchheim (AUT).
20-21 Gennaio: discesa e supergigante Cortina d’Ampezzo (ITA).
23 Gennaio: gigante Kronplatz (ITA).
27-28 Gennaio: gigante e slalom Lenzerheide (SUI).
3-4 Febbraio: discesa sprint e discesa Garmisch-Partenkirchen (GER).
9-25 Febbraio: Giochi Olimpici PyeongChang (KOR).
3-4 Marzo: supergigante e combinata Crans Montana (SUI).
9-10 Marzo: gigante e slalom Ofterschwang (GER).
14-18 Marzo: Finali di Coppa del Mondo Åre (SWE).

La “nuova” Italia inizia col piede giusto la nuova stagione. Nella prima gara a squadre della stagione di Coppa del Mondo di spada femminile, sulle pedane di Tallinn, l’Italia sfiora il successo finale grazie ad una prestazione eccellente.

E’ la risposta che il Commissario tecnico, Sandro Cuomo, richiedeva al gruppo azzurro dopo le delusioni giunte agli Europei di Tbilisi ed ai Mondiali di Lipsia2017.
Rispetto a quella formazione, il CT ha infatti confermato Rossella Fiamingo e Giulia Rizzi ed inserito le giovani Roberta Marzani ed Alice Clerici.

Alla “prima” uscita, le azzurre hanno subito mostrato in pedana cuore, voglia, impegno e qualità, superando dapprima il Giappone per 45-31, poi ai quarti la coriacea Russia per 45-38.
In semifinale un vero “capolavoro” contro la Cina, dove arriva la stoccata decisiva del 44-43 per merito di Rossella Fiamingo completando cosi la rimonta azzurra nei confronti delle asiatiche e che, soprattutto, ha aperto le porte della finalissima.

Nell’assalto decisivo per la vittoria contro le cugine della Francia, le azzurre sono riuscite a tenere testa alle più quotate avversarie, rimontando sino al 36-36 con cui l’argento olimpico di Rio2016 si è presentata per l’ultima frazione contro la transalpina Marie-Florence Candassamy.
Al minuto supplementare, è stata la francese a piazzare le prime due stoccate che hanno indotto l’azzurra a provare a rimontare. Un’intenzione che si è però scontrata contro il muro francese che ha allungato sino al definito 43-39.

COPPA DEL MONDO – SPADA FEMMINILE

Finale
Francia b. ITALIA 43-39

Finale 3°-4° posto
Cina b. Germania 32-31

Semifinali
ITALIA b. Cina 44-43
Francia b. Germania 45-43

Quarti
Cina b. Ungheria 45-31
ITALIA b. Russia 45-38
Francia b. Ucraina 45-32
Germania b. Estonia 26-21

Tabellone delle 16
ITALIA b. Giappone 45-31

Classifica (19): 1. Francia, 2. ITALIA, 3. Cina, 4. Germania, 5. Estonia, 6. Russia, 7. Ucraina, 8. Ungheria.

ITALIA: Rossella Fiamingo, Giulia Rizzi, Roberta Marzani, Alice Clerici

Mara Navarria inizia nel migliore dei modi la nuova stagione di Coppa del Mondo di spada femminile. L’azzurra trionfa sulle pedane di Tallinn dove è andata in scena la prima stagionale. Straordinario il percorso di gara dell’atleta friulana dell’Esercito, che ha anche entusiasmato per la qualità tecnica mostrata in pedana nei vari assalti. Navarria è stata infatti capace di dominare ogni assalto, non solo sul piano del punteggio.

In finale, contro la campionessa del Mondo 2017, la russa Tatiana Gudkova, la spadista azzurra ha liberato il suo sorriso saltellando di gioia in pedana alla stoccata del 15-12 che l’ha proiettata sul gradino più alto del podio ed al quarto successo in Coppa del Mondo della sua carriera. L’atleta 32enne, da due anni trasferitasi da Roma a Rapallo, era approdata in finale dopo la stoccata del 15-13 in semifinale contro la campionessa olimpica di Rio2016, l’ungherese Emese Szasz, che aveva fatto seguito al successo ottenuto ai quarti di finale contro la svizzera Laura Staehli, sconfitta col punteggio di 15-7.

“Non potevo sperare in un inizio migliore – ha detto immediatamente dopo la vittoria – Sono stata costretta ad iniziare ieri dalla fase a gironi. Dopo aver vinto tutti gli assalti del girone ed essere approdata direttamente al main draw, sono uscita dal palazzetto e prima di rientrare in hotel sono andata sul mar Baltico. Lì ho ricercato la concentrazione ed un pò di ispirazione che oggi mi sono state utilissime. Ho avuto buone sensazioni sin dal primo match. Ho provato a cambiare spesso la mia scherma nel corso degli assalti e questo ha creato difficoltà alle mie avversarie. Sono davvero felicissima, perché è un successo che avevo inseguito a lungo e di cui ne avevamo tutti bisogno”.

Il cammino di Mara Navarria era iniziato già nella prima giornata con la fase a gironi dove l’azzurra aveva vinto tutti gli assalti, approdando cosi al tabellone principale senza attraversare le forche caudine del tabellone preliminare. Nel primo turno del main draw, Mara Navarria si è imposta per 15-6 nel derby azzurro contro Nicol Foietta, proseguendo poi con il successo per 15-7 contro la statunitense Katharine Holmes e poi con la vittoria contro la polacca e campionessa europea Ewa Nelip per 15-8.

E’ ufficialmente iniziato il count down per l’ultimo appuntamento della stagione agonistica internazionale di Tiro a Volo, la Finale di Coppa del Mondo in programma a New Delhi (IND) dal 23 al 29 ottobre 2017. I primi a partire alla volta dell’India saranno gli specialisti di Trap del Direttore Tecnico Albano Pera, che lasceranno l’Italia venerdì 20 ottobre.

Per preparare al meglio i sei qualificati il Tecnico toscano li ha radunati al Tav Montecatini Terme fino a domani, mercoledì 18 ottobre. A capitanare il gruppo sarà Giovanni Pellielo, quattro volte Campione del Mondo e quattro volte medagliato olimpico. Il vercellese delle Fiamme Azzurre è alla sua ventunesima presenza nella gara che assegna la prestigiosa Coppa di Cristallo ed in bacheca ne ha già sette, oltre a sei argenti e due bronzi. In pratica sono solo sei le edizioni in cui il fuoriclasse azzurro non ha centrato il podio.

tiro a volo

Con lui in gara nella classifica maschile ci saranno anche Daniele Resca (Carabinieri) di Pieve di Cento (BO), qualificato alla sua terza Finale grazie al Titolo Iridato conquistato a settembre a Mosca (RUS), ed il debuttante Simone D’Ambrosio (Fiamme Oro), ventenne di Crispano (NA), che ha meritato il diritto di partecipazione vincendo la 1ª Prova di Coppa del Mondo di quest’anno proprio nella capitale indiana.

Al femminile la nostra coppia d’assalto sarà formata da Jessica Rossi e Alessia Iezzi. Per la poliziotta di Crevalcore (BO), Campionessa Olimpica a Londra 2012 e tre volte Campionessa del Mondo, il 2017 ha segnato il ritorno sul podio dopo un periodo di assenza e la vittoria al Mondiale di Mosca le è valsa il pass per la sua sesta partecipazione ad una Finale. Per ora nel suo palma res ci sono già una Coppa di Cristallo, conquistata nel 2011 ad Al Ain (UAE) e due argenti. Per la Iezzi, carabiniera di Manoppello (PE), qualificata grazie al quarto posto centrato nella 3ª Prova di Coppa di Acapulco (MEX), questa sarà le seconda partecipazione consecutiva (la prima nel 2016 a Roma, ndr).

Sesto azzurro in gara sarà Valerio Grazini (Carabinieri) di Viterbo, qualificato alla prima Finale di Coppa del Mondo del Mixed Team insieme ad Alessia Iezzi. Con loro nella gara a squadre anche il Team formato da Giovanni Pellielo e Jessica Rossi. Proprio alle Coppie Miste spetterà l’onere dell’apertura. La loro gara ci sarà martedì 24 ottobre e la finale è prevista per le 11.30 italiane, mentre quelle individuali ci saranno sabato 28 e domenica 29 ottobre.

“Ho deciso di preparare la squadra con un raduno pre partenza per aiutare i miei ragazzi e le mie ragazze a mantenere alta la tensione – ci ha spiegato Pera – Veniamo da una stagione molto impegnativa. Soprattutto il Mondiale, da cui siamo tornati con un bel bottino di medaglie, ha rappresentato un grande sforzo, sia fisico sia mentale. La Finale di Coppa del Mondo è una gara atipica e raggruppa tutti i migliori tiratori della stagione, quindi è di per se ma gara complicata. Quella in India lo sarà in maniera particolare per il calendario che ci vedrà protagonisti nel primo giorno con le due squadre del Mixed Team e negli ultimi due con le gare individuali. Per quelli che spareranno in entrambe le gara sarà impegnativo mantenere la concentrazione per tutto il periodo. Noi ce la metteremo tutta e, come di consueto, partiamo con la ferma intenzione di fare del nostro meglio e di vincere. Il 29 sera tireremo le somme e vedremo cosa saremo riusciti a fare”.

Nell’Under 23 Men,le speranze azzurre nella tappa di Coppa del Mondo della Val di Sole non sono rimaste deluse. Infatti il friulano Nadir Colledani è sempre rimasto in testa, guadagnando secondi giro dopo giro dopo il forcing iniziale dove ha staccato decisamente il suo grande rivale Martin Blums. Non c’è stata storia dopo le prime due velocissime tornate del friulano del team Torpado Gabogas, che ha continuato a spingere nei quattro giri seguenti – sei in totale più quello di lancio – sino a tagliare primo il traguardo con un ragguardevole vantaggio di un minuto e quattro secondi sul lettone e di 1:50 sul terzo classificato, il norvegese Petter Fagerhaug.

L’altro nostro portacolori, il lombardo Gioele Bertolini, è partito nelle retrovie (41° alla fine della prima tornata) ma ha recuperato gradualmente, con l’ingresso nella top ten concretizzatasi tra il quarto e il quinto giro. Da qui in poi ha continuato spingere riuscendo a precedere allo sprint il tedesco Maximilian Brandl per una prestigiosa sesta piazza finale a 2:27 dalla vetta.

La Coppa di specialità va al lettone Blums davanti al nostro Colledani e al norvegese Fagerhaug, Bertolini chiude una soddisfacente stagione – dove si è laureato Campione Italiano ed Europeo XCO U23 – in ottava piazza.

La giornata per i più giovani interpreti del Cross country è iniziata con la gara delle ragazze, in cui 42 atlete di 13 nazioni si sono sfidate sui cinque giri – più quello di lancio – dell’anello lungo 4 km e con 160 m di dislivello.

Non c’è stato scampo per le rivali di Kate Courtney, che si è presentata in Val di Sole come leader della massima serie dedicata alla specialità, forte di tre vittorie e due secondi posti nei cinque round finora disputati. È sempre stata in testa, guadagnando giro dopo giro, sino ad accumulare un massimo vantaggio di 35” alla fine della quarta tornata sull’elvetica Sina Frei. La statunitense si è rilassata nel giro conclusivo, chiudendo comunque con 32” sull’immediata inseguitrice e principale rivale nella UCI MTB World Cup XCO Under 23 Women. Il podio è completato dalla britannica Evie Richards (+1:02) confermando la sua terza posizione in Coppa.

In quarta e quinta posizione troviamo più staccate la connazionale Isla Short (+4:18) e la nostra portacolori, la valdostana Martina Berta (+5:00). Con l’ottimo risultato della Val di Sole – il terzo 5° posto stagionale – la valdostana riesce ad agguantare la quinta piazza anche in UCI MTB World Cup di categoria, confermando la sua classe anche considerando che questo è il suo primo anno tra le Under 23. L’altra nostra atleta Chiara Teocchi chiude più attardata in 19^ posizione (+9:08) tra le connazionali Giorgia Marchet (+8:14) e Eleonore Barmaverain (+9:41).

 

Il calcio, si sa, è uno sport ricco di storie avvincenti, appassionanti, di riscatto e di sconfitta, uno sport che regala emozioni in qualsiasi forma. Ma questa storia le supera tutte, è magica, in bilico tra realtà e leggenda, come i racconti di un tempo lontano sanno essere.

È una storia che narra di un uomo che, per difendere il frutto della vittoria della propria squadra, della propria Nazione, si è opposto ad un potere forte, difficile da fermare che, all’epoca, pareva quasi inarrestabile. È la storia di Ottorino Barassi e del suo smacco ai nazisti per la Coppa Rimet.

LA COPPA RIMET

La Coppa Rimet era la coppa che veniva consegnata alla squadra vincitrice dei Mondiali di calcio dal 1930 al 1970 prima dell’avvento, da Germania Ovest ’74, della Coppa del Mondo. La coppa portava quel nome dal suo ideatore, l’avvocato Jules Rimet, avvocato francese con il vizio del pallone, presidente della FIFA, che l’aveva fatta realizzare da un abile orafo parigino nel 1929, in vista del primo mondiale che si sarebbe tenuto in Uruguay. Non era una coppa imponente, la Coppa Rimet: misurava solo trenta centimetri, a forma di vittoria alata che regge una Coppa decagonale, piedistallo di marmo e pesava solo 3.800 grammi, con 1.800 grammi di oro.

Tante sono le storie che si sono susseguite con riferimento a questo trofeo, come quella raccontata da Fulvio Paglialunga in un articolo per l’Ultimo Uomo con riferimento al suo viaggio in nave su un piroscafo italiano, il Conte Verde, verso il primo Campionato Mondiale della storia, in Uruguay nel 1930.

Storie di un tempo passato che, sentite oggi, non possono che coinvolgere: le squadre partecipanti che salivano ai vari attracchi della nave – Italia e Romania dalla partenza da Genova, poi la Francia, il Belgio a Barcellona e il Brasile a Rio dopo una lunga traversata di 15 giorni. O ancora, i giocatori che si allenavano sui ponti di bordo, con il pallone che finiva in mare con evidente fastidio degli altri, disinteressati, passeggeri.

Arrivata in Uruguay, la Coppa Rimet vi rimase per 4 anni dopo il mitico Maracanazo. Ma nel 1934 il trofeo prese la strada dell’Italia e a Roma rimase dopo la grande vittoria degli Azzurri nel mondiale di casa, replicata quattro anni dopo nel mondiale francese grazie ai colpi di Colaussi e Piola che annientarono la temibile Ungheria.

IL DOPPIO PASSO AD HITLER

Ed è proprio in questo periodo che si incastra la nostra storia. Dopo il trionfale mondiale francese, l’Italia si presentava come potenza da battere anche per il successivo mondiale del 1942 ma il secondo conflitto mondiale non permise che l’evento avesse luogo.

E la Coppa Rimet? Il trofeo doveva rimanere in Italia, ultima detentrice del titolo e in Italia, per l’appunto, si trovava, custodito nella cassaforte di una Banca. Ma qualcuno riteneva che quel posto non fosse poi così sicuro in tempi di guerra e pensò bene di prelevarlo per portarlo a casa sua: Ottorino Barassi.

Scelta rischiosa, non c’è che dire. Sì perché, forse per il valore simbolico del cimelio che, nel delirio hitleriano, avrebbe reso la Germania invincibile, il Fuhrer ordinò alla Gestapo di recuperare il trofeo e i soldati si presentarono agguerriti a casa Barassi per prenderselo con la forza.

Ma i soldati nazisti non avevano fatto i conti con la furbizia di Barassi: lui nega, dice che di questa Coppa non s niente, che ne ha sentito parlare ma non l’ha mai avuta tra le mani.

La perquisizione non porta a nulla e il pericolo è scampato. I tedeschi, infatti, non controllano nel posto più classico dove nascondere qualcosa di prezioso: sotto il letto. Lì c’è un’innocua scatola di scarpe, niente di sospetto, ma dentro riposa proprio la preziosissima Coppa Rimet.

E fu così che Ottorino Barassi “salvò” la Coppa Rimet dall’assalto nazista, prendendosi gioco dell’esercito più violento e temuto dell’epoca con una simulazione degna di un rapace da area di rigore, una finta geniale, da fantasista di razza.

 Sarà anche per questo che dal 2011 vanta un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano? Non lo sappiamo, ma di certo questa storia merita di essere raccontata perché ha il sapore del mito, della leggenda e narra di un “eroe” tutto particolare: Ottorino Barassi, che fece un doppio passo ad Hitler per vincere la Coppa Rimet.

Michele De Martin

Domenica 4 giugno l’elite del triathlon mondiale fa tappa da Cagliari. La seconda edizione della Coppa del Mondo nel capoluogo sardo, vedrà al via 135 atleti provenienti da 34 nazioni di 5 continenti: 70 per la gara maschile, 65 per quella femminile.

Gli azzurri selezionati dall’ Olympic Performance Director Joel Filliol al via sono: Alice Betto (G.S.Fiamme Oro), Annamaria Mazzetti (G.S.Fiamme Oro), Giorgia Priarone (T.D. Rimini), Verena Steinhauser (The Hurricane); Davide Uccellari (G.S. Fiamme Azzurre), reduce dalle World Series di Abu Dhabi, Gold Coast e Yokohama, che aveva programmato di essere al via a Cagliari, non sarà purtroppo in gara a causa di un infortunio.

Parteciperanno inoltre alla World Cup, Massimo De Ponti (C.S. Carabinieri), Andrea Secchiero (G.S. Fiamme Oro), Alessia Orla (DDS) e Sara Papais (T.D. Rimini). Gianluca Pozzatti (707), presente nella start list, non potrà essere in gara a Cagliari a causa di un infortunio, comunicazione giunta nel corso della giornata di lunedì 29 maggio.

Decisamente prestigioso il parterre della gara maschile: tra i cinque britannici che compaiono in start list, spicca il nome di Jonathan Brownlee, argento olimpico a Rio 2016, che dovrà vedersela col sudafricano Henri Schoeman, bronzo olimpico in carica; tra gli outsider figurano Steffen Justus (GER), Florin Salvisberg (SUI), il canadese Tyler Mislawchuc, già sul podio in World Cup quest’anno, David Castro Fajardo, già presente lo scorso anno (6°), così come l’israeliano Shachar Sagiv (10° nel 2016). N

Non sarà meno accattivante la competizione delle donne: occhi puntati sull’americana Kristen Kasper, terza in WTS a Yokohama, Lisa Norden (SWE), argento a Londra 2012, già al via lo scorso anno, le australiane capitanate dall’esperta Erin Densham, Lisa Perterer (AUT), terza lo scorso anno, Vendula Frindova (CZE) e l’elvetica Jolanda Annen.

La gara su distanza sprint prevede un anello di nuoto da 750 metri da percorrere in senso antiorario, cinque giri da 4 km per la frazione ciclistica (20 km) che precede un’ascesa da 600 metri e una successiva discesa di lunghezza analoga ad ogni tornata, e 3 giri da 1.67 km per il segmento di corsa (5 km).

Tornano le regate della Coppa del Mondo di Vela con l’appuntamento di Hyeres, dove da oggi a domenica, i migliori equipaggi delle Classi Olimpiche – Singoli Laser Standard, Laser Radial e Finn, Doppi 470 uomini e donne, Doppi acrobatici 49er e 49er FX, Catamarano per equipaggi misti Nacra 17 e Tavola a vela RS:X – si sfideranno nell’evento più spettacolare della stagione, seconda tappa del circuito cominciato a gennaio a Miami e che si concluderà in giugno a Santander.

In acqua anche una rappresentanza italiana di 30 equipaggi supportati dal ct della Nazionale Michele Marchesini e dal suo staff. Un movimento, quello della vela azzurra, reduce dalle prestazioni al Trofeo Sofia di Palma, archiviato con la vittoria di Francesco Marrai nel Laser Standard e altri sei equipaggi in top ten.

Da seguire a Hyeres le prestazioni dello stesso Marrai, Mattia Camboni e Daniele Benedetti nella tavola maschile, e di Marta Maggetti e Veronica Fanciulli nella femminile. Poi anche Elena Berta-Sveva Carraro nel 470.

Il programma prevede la classica serie di regate con le flotte al completo da martedì a venerdì per 49er, 49er FX, Nacra 17, RS:X M ed RS:X F (12 prove, con Medal Races – le prove finali a punteggio doppio riservate ai top ten – in programma sabato) e da martedì a sabato per Laser Standard, Radial, 470 M, 470 F e Finn (10 prove, Medal domenica). Gli atleti della Formula Kite disputeranno invece un massimo di 24 prove, con Medal Series sabato, e i 2.4 mR Norlin OD dieci regate di flotta (sabato le ultime).

E’ passato già un anno da quando ci ha lasciati a soli 68 anni uno dei grandi del calcio, secondo alcuni il più grande, spazzato via prematuramente da una maledetta malattia che lo ha logorato in soli sei mesi senza lasciargli scampo. Stiamo parlando di Johan Cruyff.

 Johan Cruyff era il calcio. Era un calciatore universale, uno che poteva vantarsi di condividere lo spazio nell’immaginario collettivo con l’elite del pallone e di essere richiamato nei discorsi degli appassionati al fianco di nomi che hanno segnato le loro epoche e che fanno paura solo a pronunciarli, come Pelè e Maradona, Di Stefano e Puskas e, venendo ai giorni nostri, Messi e Cristiano Ronaldo.

UNA CARRIERA DI SUCCESSI

La sua carriera è stata costellata di successi, in patria, con 9 campionati olandesi vinti tra Ajax e Feyenoord e all’estero, con la vittoria del campionato spagnolo nel 73-74 con la maglia del Barcellona ed ha avuto anche la benedizione delle competizioni europee, grazie alle 3 Coppe dei Campioni vinte con i “lancieri” insieme a una Supercoppa UEFA e ad una Coppa Intercontinentale.

Ma la sua grandezza è stata certificata anche dai successi a livello individuale se è vero, come è vero, che, fino all’arrivo dei “cannibali” Messi e Cristiano Ronaldo, deteneva, insieme con due poeti del calibro di Michel Platini e Marco van Basten, il record di Palloni d’oro assegnati da France Football: ben 3 (nel 1971, 1973 e 1974), venendo anche eletto secondo miglior calciatore del XX secolo, (dietro Pelé ma davanti a Maradona!), nella speciale classifica stilata dall’IFFHS.

La sua leadership lo portò a grandi risultati anche da allenatore, dove, negli 11 anni di carriere alla guida di Ajax e Barcellona, fu in grado di vincere ben 4 campionati spagnoli, 1 Coppa di Spagna e 2 Supercoppe di Spagna, 2 Coppe d’Olanda, 2 volte la Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa UEFA e 1 Coppa dei Campioni. Si, perché Cruijff è uno dei sette allenatori ad aver vinto la Coppa dei Campioni dopo averla conquistata da giocatore: in compagnia di Miguel Muñoz, Giovanni Trapattoni, Josep Guardiola, Frank Rijkaard, Carlo Ancelotti e Zinedine Zidane. Non c’è molto da aggiungere.

IL MONDIALE DEL 1974

Ma è con la Nazionale che la grandezza del “Pelè bianco” è deflagrata nel modo più evidente e chiaro, anche senza alzare alcun trofeo. Cruyff fu infatti l’anima della nazionale dei Paesi Bassi che ai Mondiali del 1974 in Germania Ovest fu in grado di inventare un nuovo modo di giocare a calcio, un modello che si fondava sul continuo movimento senza palla e sull’applicazione sistematica del pressing e del fuorigioco. Il totaalvoetbal, il calcio totale. Potremmo definirlo un embrione del moderno tiki-taka.

Quella Nazionale del 1974, guidata da uno dei teorici di questo calcio dispendioso e spettacolare Rinus Michels, era una macchina meravigliosa che, oggi diremmo, sembrava uscita da un videogioco. E Johan Cruijff ne era l’emblema, un mattatore che riduceva a meri comprimari campioni del calibro di Rep, Rensenbrink e Neskeens, che seguivano come adepti il continuo movimento del loro leader, come in una danza fluida e allo stesso tempo aggressiva.

La grandezza delle imprese di quella squadra in quel Mondiale è ancora più clamorosa se si pensa che era sfibrata internamente da mille frizioni ed invidie, dovute anche alle scelte estreme di Michels che l’aveva formata creando due blocchi inconciliabili che vedevano contrapporsi alle due estremità i giocatori dell’Ajax e quelli del Feyenoord.

Nonostante fratture insanabili, in campo i Tulipani erano una cosa sola, un’orchestra perfettamente in sintonia e con un unico direttore, che, dopo un facile girone di qualificazione, con vittorie su Uruguay e Bulgaria e pareggio con la Svezia, fu capace di schiantare, tra gli altri, l’Argentina con un sonoro 4-0 e il Brasile con un secco 2-0 arrivando in finale con i padroni di casa della Germania Ovest.

E anche la finale dell’Olympiastadion sembrò iniziare sotto i migliori auspici. Pronti-via e la palla è dei Tulipani che, con una serie incredibile di passaggi rapidi portano la palla in area di rigore, Cruijff punta la porta e viene steso da Berti Vogts, è rigore, che Neskeens realizza. Al primo giro di lancette siamo già 0-1 per l’Olanda e la Germania deve ancora toccare il pallone.

Ma si sa, i tedeschi non muoiono mai e, grazie alla grinta di Vogts, alla classe di Beckenbauer e alle reti di Breitner e del solito, mortifero, Gerd Muller riuscirono a ribaltare il risultato e vincere la partita con il punteggio di 2-1. Un finale amaro, ad un passo dal sogno, che i Tulipani di certo non meritavano.

Questo fu senza dubbio il punto più alto di Cruijff con la Nazionale. Dopo quell’esperienza, ci furono un terzo posto all’Europeo del 1976 e la mancata partecipazione ai Mondiali in Argentina del 1978, ma le prestazioni di quel Mondiale tedesco rimarranno per sempre impresse nella memoria di tutti gli appassionati, non solo di chi ebbe la fortuna di viverle in prima persona. E c’è da crederci, diedero al movimento calcistico olandese la spinta per giungere a quello che, ad oggi, rimane l’unico trionfo calcistico: La vittoria all’Europeo ’88 dove Van Basten (con il gol più bello della storia) e Gullit ebbero la meglio sulla Russia, nella sfida tra Palloni d’Oro con Belanov. Guarda caso ancora in Germania Ovest, ancora all’Olympiastadion, ancora con Rinus Michels alla guida: quasi una rivincita della sconfitta del 1974.

Cruijff era un leader nato e questo fece di lui un personaggio scomodo all’intero dello spogliatoio. Non si contano i litigi e le diatribe con i compagni di squadra che ne hanno forse limitato l’impiego in Nazionale. Ma, sotto la sua corazza di uomo deciso, batteva il cuore di un uomo vero, attento al sociale, tanto da dar vita a una fondazione benefica, la Johan Cruijff Foundation e che divenire testimonial di una celebre campagna antifumo.

Non ci resta che ricordarlo nel giorno del primo anniversario della morte. Un giorno buio, quel 24 marzo 2016, che ha tolto al mondo un grande campione e un grande uomo, il Profeta del Gol.

Michele De Martin