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Se parliamo della Storia dei Mondiali USA 1994, ci vengono in mente diversi ricordi, non tutti piacevoli. Si va, infatti, dalla squalifica per doping a Maradona, che sancisce di fatto la fine della sua carriera, all’uccisione di Escobar, al rigore fallito di Baggio; passando per il caldo infernale a cui sono sottoposti i calciatori, per giovane Ronaldo che non esordisce al mondiale e per gli schemi innovativi di Sacchi.

Quest’edizione dei Mondiali è, quindi, ricca di colpi di scena e avvenimenti memorabili. La Selecao vince la sua quarta Coppa del Mondo ai danni di un’Italia molto stanca che si classifica al secondo posto ma regge fino ai calci di rigore; in quest’occasione, il giocatore azzurro più rappresentativo, Roberto Baggio, la manda alta sopra traversa. La scena del divin codino in lacrime segna la fine della rassegna iridata nordamericana, che termina con la vittoria del Brasile.

Storia Mondiali USA 1994 – I Vincitori

Il Brasile non è ricchissimo di talenti come in passato e sembra una selezione di scarti del nostro campionato e, in generale, molto europea. Fa parte di quella squadra anche un giovanissimo Ronaldo, che il commissario tecnico Parreira, contro il parere di tutti, rifiuta categoricamente di far entrare in campo anche per un solo minuto. In attacco c’è il duo delle meraviglie Romario-Bebeto, che fa impaurire qualsiasi difesa e a centrocampo la solidità del mastino Dunga.

La prima partita vede i verdeoro impegnati contro la Russia, che termina con la vittoria dei sudamericani per due a zero, con reti di Romario e Raì. Nella seconda gara dei gruppo B, la Selecao sconfigge il Camerun per tre a zero, grazie ai gol di Romario, Marcio Santos e Bebeto, dimostrando anche una grande solidità difensiva. L’ultima contro la Svezia è una formalità e termina per uno a uno e Romario va ancora a segno.

Gli ottavi di finale mettono gli USA di fronte al Brasile, che soffre molto, anche perché rimane in dieci per l’espulsione di Leonardo, autore di una brutta gomitata ai danni di Ramos. Nella ripresa, però, Romario manda in porta Bebeto, che segna e porta la sua squadra ai Quarti.

La gara successiva è contro una buona Olanda, ricca di giovani talenti e dotata di un grande tasso tecnico, nonostante le assenze di Van Basten e Gullit. Il Brasile va in vantaggio per due a zero con Romario e Bebeto ma viene raggiunto dalle reti di Bergkamp e Winter ma una punizione formidabile di Branco regala la semifinale ai brasiliani.

In semifinale c’è ancora la Svezia, che dà del filo da torcere al Brasile finché, a dieci minuti dalla fine, non la sblocca il solito Romario. Nel video seguente, vediamo il gol del fortissimo attaccante brasiliano.

 

I Convocati

Portieri: Taffarel, Gilmar, Zetti;

Difensori: Aldair, Cafù, Branco, Marcio Santos, Jorginho, Ronaldao, Ricardo Rocha;

Centrocampisti: Dunga, Leonardo, Zinho, Mazinho, Paulo Sergio, Raì, Mauro Silva;

Attaccanti: Romario, Bebeto, Ronaldo, Muller, Viola.

 

Storia Mondiali USA 1994 – I Vinti

L’Italia comincia malissimo e perde la sfida dell’esordio contro l’EIRE, per via di un gol di Houghton da fuori area, che batte un Pagliuca inspiegabilmente molto avanzato. La seconda contro la Norvegia vede l’espulsione di Pagliuca e si complica drasticamente; a seguito di questa decisione dell’arbitro, Sacchi toglie Baggio che gli dà del “pazzo” in mondovisione. Alla fine gli azzurri vincono grazie a Dino Baggio. L’ultima contro il Messico termina per uno a uno, grazie alle reti di Massaro e Bernal e l’Italia passa come ripescata.

Agli ottavi, la nazionale pesca un’ottima Nigeria, che va in vantaggio con Amunike che batte Marchegiani; l’Italia non brilla e un arbitro scandaloso espelle anche Zola. Quando tutto sembra perduto, sale in cattedra un sinora assente Roberto Baggio, che segna allo scadere il gol del pareggio e ai supplementari realizza un calcio di rigore.

Ai quarti di finale, l’Italia trova la Spagna e la batte per due a uno grazie alle reti di Dino e Roberto Baggio, mentre per le “Furie Rosse” Caminero realizza il gol del momentaneo pareggio. La partita è viziata da una scorrettezza di Tassotti che rompe il naso a Luis Enrique in area ma, per fortuna dell’Italia, l’arbitro non vede.

In semifinale, contro la Bulgaria, ci pensa ancora Baggio, che segna una doppietta. La Bulgaria accorcia le distanze con Stoichkov (capocannoniere del torneo assieme a Salenko) ma non riesce a pareggiare. Il divin codino, però, esce dal campo dolorante perché subisce un intervento molto duro e ne risentirà in finale. Di seguito le reti con cui il dieci abbatte la Bulgaria.

 

I Convocati

Portieri: Pagliuca, Marchegiani, Bucci;

Difensori: Maldini, Baresi, Benarrivo, Tassotti, Costacurta, Apolloni, Mussi, Minotti;

Centrocampisti: Albertini, Dino Baggio, Berti, Donadoni, Conte, Evani;

Attaccanti: Casiraghi, Roberto Baggio, Signori, Zola, Massaro.

Storia Mondiali USA 1994 – La Finale

La finale si gioca a Pasadena e, per esigenze televisive, il calcio d’inizio è alle ore 12:30 e i giocatori sono esposti a una temperatura di 36 gradi, con il 70% di umidità. Il risultato di questa follia è una delle finali più brutte della storia dei Mondiali; con ventidue giocatori che giocano sotto un caldo soffocante e puntano più a non farsi male che a segnare.

Nel Brasile non cambia nulla mentre l‘Italia di Sacchi recupera  Franco Baresi, infortunatosi al menisco nella seconda del girone contro la Norvegia. Anche Roberto Baggio è in campo, sebbene abbia un problema al polpaccio destro, rimediato in semifinale contro la Bulgaria. Sacchi non fa turnover e opta per una squadra in cui diversi giocatori non stanno in piedi, tenendo in panchina gente come Conte, Casiraghi, Signori e Zola; deve, inoltre, fare a meno di due pilastri del calibro di Tassotti e Costacurta, squalificati.

Dopo qualche tentativo del Brasile, arriva una grandissima occasione per Massaro al diciottesimo ma il milanista si lascia ipnotizzare da Taffarel. Nella prima frazione di gioco, Perreira perde Jorginho e lo sostituisce con Cafù, sicuramente uno dei migliori in campo; Sacchi, invece, deve far fronte all’infortunio di Mussi e manda in campo Apolloni. La Selecao gioca un po’ meglio ma gli attaccanti si scontrano con il muro difensivo dell’Italia, guidato da Baresi, che non fa letteralmente toccare palla a Romario e Bebeto. Nel video c’è la sintesi della prestazione sontuosa del capitano azzurro, senza dubbio il migliore in campo.

 

I verdeoro si affacciano con maggiore frequenza in area azzurra ma il muro regge e l’occasione più pericolosa è un tiro di Mauro Silva; la palla sfugge dalle mani di Pagliuca, sbatte contro il palo e torna tra le braccia del portiere azzurro. Baggio non gioca male ma si vede che non è nel suo momento di forma migliore; spreca, infatti, un paio di occasioni da rete in modo a lui non abituale. Si va, quindi, ai calci di rigore e sbagliano proprio Baggio e Baresi, i migliori al mondo nei loro ruoli, accompagnati da Massaro. Pertanto, il Brasile diventa campione del mondo per la quarta volta nella sua storia.

Qualche volta la squadra ospitante riesce a vincere davanti al proprio pubblico e questo è il caso della Storia Mondiali Francia 1998, in cui i transalpini salgono sul tetto del mondo. I giocatori, però, devono essere forti e gli uomini di Jacquet sono veramente una corazzata, a cui manca forse solo un attaccante di grande esperienza, vista la giovane età di Henry e Trezeguet.

Avere in squadra Zidane, infatti, fa la differenza e i suoi compagni, nei momenti di difficoltà, sanno cosa fare: dargli la palla e aspettare che si inventi qualcosa per sbrogliare la matassa. Questo squadrone riesce ad avere la meglio sul Brasile di Ronaldo, che perde per tre reti a zero la finale del torneo. Sul fenomeno brasiliano, i compagni di squadra diranno che, poche ore prima della partita al Saint Denis, è vittima di un malore abbastanza serio, tanto da far temere addirittura qualche conseguenza molto grave, che per fortuna non si verifica.

Per quanto riguarda la nazionale italiana, a Francia 98 si parla soprattutto del dualismo tra Roberto Baggio e Alessandro Del Piero, che secondo il ct Cesare Maldini non possono giocare assieme. Il commissario tecnico azzurro preferisce Del Piero e manda quasi sempre in panchina Baggio, andando contro il parere di una gran parte dei tifosi italiani. La nazionale azzurra, comunque, esce ai quarti di finale contro la Francia ai calci di rigore, in cui i sogni dell’Italia si fermano sulla traversa di Di Biagio.

Storia Mondiali Francia 1998 – I Vincitori

La Francia esordisce con una vittoria per tre a zero contro il Sudafrica, in virtù delle reti di Dugarry, Issa (autogol) e Thierry Henry. Nella seconda partita i transalpini battono per quattro a zero l’Arabia Saudita, dopo due reti di Henry, una di Trezeguet e l’ultima di Lizarazu. Zidane è protagonista in negativo perché colpisce un avversario con una testata e rimedia due giornate di squalifica. Nell’ultima del girone, contro la Danimarca, la Francia vince per 2 a 1 e si qualifica come prima.

Agli ottavi di finale, i Blues incontrano il Paraguay senza la sua stella e i sudamericani li fanno soffrire e cercano di portare la gara ai calci di rigore, forti della presenza di Chilavert, portiere para tutto. Quando l’incontro sembra volgere verso gli undici metri, Laurent Blanc segna il golden gol ai supplementari e porta la sua nazionale ai quarti.

Nel turno successivo, i padroni di casa se la vedono con l’Italia, in una partita tiratissima e molto tattica. Cesare Maldini dà a Pessotto il compito di marcare Zidane e lascia Baggio in panchina ma lo fa subentrare a partita in corso. Al termine dei supplementari il divin codino sfiora la rete del golden gol e si va ai rigori. Qui la Francia ha la meglio ed elimina la nazionale azzurra.

In semifinale, i transalpini trovano la Croazia che passa in vantaggio con Suker ma Thuram ribalta la situazione con una doppietta e regala la finale alla sua squadra. Nel video seguente, vediamo il bel gol decisivo del francese.

 

I Convocati

Portieri: Barthez, Lama, Charbonnier;

Difensori: Thuram, Lizarazu, Blanc, Desailly, Candela, Leboeuf;

Centrocampisti: Zidane, Deschamps, Boghossian, Diomède, Karembeu, Djorkaeff, Vieira, Petit, Pires;

Attaccanti: Henry, Trezeguet, Guivarc’h, Dugarry.

Storia Mondiali Francia 1998 – I Vinti

Il Brasile ha in panchina un tecnico esperto come Zagallo e dispone di Ronaldo il fenomeno, il miglior giocatore al mondo, a soli 21 anni. Parte, quindi, come squadra favorita ma nella gara d’esordio non impressiona più di tanto e riesce a vincere contro la Scozia per 2 a 1, grazie a un autogol Boyd, che risulta decisivo. Nella gara successiva, il Brasile travolge il Marocco e nella sfida contro la Norvegia perde per due reti a una ma si qualifica ugualmente agli ottavi.

Gli ottavi di finale mettono il Brasile di fronte al Cile e la Selecao dilaga vincendo per quattro reti a uno, grazie a una doppietta di Ronaldo e una di Cesar Sampaio. Ai quarti, i verdeoro passano contro la Danimarca vincendo per 3 a 2, grazie a un gol di Bebeto e una doppietta di Rivaldo.

In semifinale, il Brasile se la vede con l’Olanda e la partita è abbastanza vivace. I brasiliani vanno in vantaggio con Ronaldo e gli arancioni pareggiano con Kluivert. Si va ai rigori e il portiere Taffarel neutralizza le conclusioni di Coku e Ronald De Boer e riporta il Brasile in finale, come quattro anni prima.

I Convocati

Portieri: Taffarel, Dida, Germano;

Difensori: Cafù, Roberto Carlos, Cruz, Aldair, Goncalves, Ze Carlos, Junior Baiano;

Centrocampisti: Cesar Sampaio, Denilson, Rivaldo, Leonardo, Doriva, Dunga, Emerson, Ze Roberto, Giovanni;

Attaccanti: Ronaldo, Bebeto, Edmundo.

Storia Mondiali Francia 1998 – La Finale

Le formazioni

Francia(4-3-2-1): Bartez; Thuram, Leboeuf, Lizarazu, Desailly; Karembeu, Deschamps, Petit; Djorkaeff, Zidane; Guivarc’h;

Brasile(4-4-2): Taffarel; Junion Baiano, Aldair, Cafù, Roberto Carlos; Dunga, Sampaio, Rivaldo, Leonardo; Ronaldo, Bebeto.

La Partita

La finale è condizionata da quanto accade prima della partita. Ronaldo si sente male, ha le convulsioni e perde conoscenza per diversi minuti; il suo compagno di stanza, Roberto Carlos, chiama il medico e il fenomeno va in ospedale. Quando tutti pensano che giocherà Edmundo, pochi minuti prima del calcio d’inizio il fenomeno arriva negli spogliatoi e Zagallo lo manda in campo. Ronaldo, però, è la controfigura di se stesso, quasi fatica a stare in piedi e i suoi compagni giocano con la paura che possa sentirsi male in campo.

In questo clima, la Francia vince per tre a zero, con due reti di Zidane e un gol di Petit, portando a casa la prima coppa del Mondo della sua storia. Di seguito c’è il primo gol di Zizou, che sblocca la partita.

 

Il Brasile esce sconfitto ma si rifarà quattro anni dopo, in occasione dei Mondiali 2002.

 

E’ il novantesimo, perdiamo 3-2. Punizione per noi, decido di andare nell’ area italiana. Arriva il cross e vedo che il pallone viene verso di me. Lo colpisco proprio bene, al centro della fronte, con forza, verso la porta di Zoff. Per noi è gol, la torcida salta in piedi, è fatta. Ma vedo gli italiani urlare e protestare, poi da terra riemerge Zoff col pallone in mano che strilla “No! No!” , l’ arbitro Klein gli dà ragione. Non era gol, lo ammetto, la palla rimase sulla linea. Cinque centimetri più in là, solo cinque, e avremmo pareggiato e la nostra generazione avrebbe avuto una vita diversa. Invece fu sconfitta: non solo quel giorno, ma per sempre. In Brasile, ancora oggi, siamo quelli che hanno perso. Zoff disse che quella era stata la parata della sua vita. Viceversa, sarebbe stato il gol della mia vita. Cinque centimetri, e tutto sarebbe cambiato

Tutto sarebbe davvero cambiato. A dirlo è Oscar in un’intervista a più di 20 anni da quella memorabile partita. Era il difensore centrale del Brasile edizione Spagna ’82, quello che doveva stravincere i Mondiali, ma allo stadio Sarrià di Barcellona si trovò sulla sua strada Paolo “Pablito” Rossi e la saracinesca di Dino Zoff.
In Brasile i giocatori di quella Nazionale saranno eternamente perdenti, antieroi da rimuovere dai ricordi, sorte beffarda e contraria rispetto al destino dei rivali azzurri che, nell’altro lato del globo, in un piccolo paese a forma di stivale, sono ancora oggi eterni eroi.
In quell’afoso pomeriggio estivo del 5 luglio di Barcellona, tra trombe, coriandoli e cori, abbiamo trattenuto il respiro. L’Italia, bistrattata alla vigilia dallo scandalo scommesse e dopo un primo turno non esaltante, deve battere il Brasile per accedere alla semifinale. Dopo essersi ritrovata in un girone a tre davvero di fuoco, assieme all’Argentina di Maradona, la sfida ai maestri del futbol è davvero ardua, al limite dell’impossibile. Ai verdeoro, con la differenza reti a favore, basta un pareggio.

Italia – Brasile è un turbinio di emozioni: Rossi apre, risponde subito Socrates, ancora Rossi per la doppietta, Falcão rimette in equilibrio il match, ma Pablito non ci sta e firma la tripletta. Il centravanti juventino sbuca e infilza la distratta retroguardia che è inerme, non sa come affrontarlo. Ma in questo susseguirsi di emozioni e patemi si attende la terza rete del Brasile.
E l’occasione arriva al minuto 89 con il colpo di testa di Oscar e la parata felina di Zoff. Dino dirà di aver passato 4-5 secondi terribili perché dopo la parata gli avversari esultavano, lui non vedeva l’arbitro e c’era il rischio che avesse convalidato la rete.

Ma quella parata, quel guizzo istintivo sulla linea, è il suggello di una formidabile carriera per l’estremo difensore nato a Mariano del Friuli il 28 febbraio 1942. A 40 anni, con la fascia da capitano sul braccio, ha vissuto un Mondiale da protagonista: a lui appartiene un record ancora imbattuto, essendo il giocatore più anziano a vincere una coppa del mondo con i suoi 40 anni e 134 giorni.
Un rapporto con la Nazionale vissuto con dignità e professionalità dall’esordio nella vittoria contro la Bulgaria, il 20 aprile 1968, all’alternanza tra i pali con Enrico Albertosi fino al record mondiale di imbattibilità ancora oggi ben saldo, conquistato tra il 1972 e 1974 con 1.143 minuti senza subire gol.

In tutto quattro Mondiali disputati, eterno quello conquistato l’11 luglio 1982, a Madrid, al cospetto di una Germania Ovest spazzata via con un roboante 3-1 firmato da Rossi, Tardelli e Altobelli. Unica macchia, la rete di Breitner al minuto 83.
E poi la coppa portata in trionfo, saldamente tenuta in mano da Zoff, l’esultanza del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, il tre volte “Campioni del mondo” esclamato da Nando Martellini e la memorabile “cartata” sull’aereo di ritorno tra Pertini, Causio, Zoff e il ct Bearzot con pipa in bocca e il luccichio della coppa lì accanto a loro.

Nella titanica impresa di racchiudere un’esistenza in una sola istantanea, beh, forse la carriera di Dino Zoff è tutta lì, in quella parata all’ultimo respiro tra la gioia e la disperazione. Del resto, il suo libro autobiografico pubblicato nel 2014 si intitola così: “Dura un attimo, la gloria”.

Accadde Oggi: A Selma, il 17 marzo 1972 nasceva Mariel Margaret Hamm detta Mia, ex calciatrice statunitense, di ruolo attaccante, ritenuta la migliore calciatrice della storia

 

Per un breve infinito istante, sembrava che il tempo si fosse fermato nell’estate del 1999. In una calda giornata californiana, uno stadio stracolmo con oltre 90.000 tifosi rimase in silenzioso e immobile, carico di ansia e paure, mentre Brandi Chastain si preparava a prendere la rincorsa per calciare il rigore che avrebbe potuto consegnare la Coppa del Mondo al suo Paese, agli Stati Uniti, padroni di casa.

Era il 10 luglio e il Rose Bowl di Pasadena ribolliva di afa e sudore. Una partita infinita, quella contro la Cina, dopo lo 0-0 dei 90’ minuti e dei supplementari. La terza finale del Mondiale femminile si sarebbe decisa ai calci di rigore. Brandi Chastain, destro naturale, era stata allenata per calciare anche di sinistro ,e anche se non aveva mai tirato dagli 11 metri col suo piede debole, decise di andarci col sinistro. Aveva già alzato al cielo la prima storica Coppa del Mondo, nel 1991, e a lei toccava il quinto e ultimo rigore dopo che la cinese Liu Ailing aveva fallito il suo tentativo. Un’ultima esitazione, poi il tiro e il boato.

Before a packed and jubilant stadium, the U.S team received their gold medals.

Un ruggito travolse  Chastain: tutto il team della Nazionale femminile statunitense corse verso la propria eroina; lei si strappò la maglia, la sventò per aria prima di crollare sulle sue ginocchia. Quella, a sua insaputa, diventerà l’esultanza più iconica nel calcio femminile anche perché quella finale, a suo modo, segnerà il passo decisivo verso la crescita esponenziale di un movimento e di una credibilità agli occhi di tutto il mondo.

Risultati immagini per Brandi Chastain

Fu la finale di fine millennio e mai una folla così festante e voluminosa si era riunita precedentemente per un evento sportivo femminile. Non solo presenti allo stadio e durante tutto il Mondiale, ma per estensione quasi 40milioni americani videro quel match. Certo, lo sport ha corso tantissimo negli ultimi decessi, sono state raggiunte nuove vette e nuovi record, ma dopo 20 anni, l’eredità lasciata dalle “99ers” (come vengono chiamate in America le eroine del 1999) è ancora sotto gli occhi di tutti. Un’eredità che si è espansa oltre i confini patriottici e di cui ne ha beneficiato tutto il calcio e le donne stesse.

Alla fine degli anni ’90, il calcio femminile era nella  sua acerba formazione, stava sbocciando com’era evidente dalla mancanza di risorse economiche e copertura mediatica. Formata nel 1985, la Nazionale americana, partecipò al suo primo torneo in Italia, un quadrangolare che vedeva anche l’Inghilterra e la Danimarca, ma più che essere una squadra, più di sentire addosso il peso della maglia, era un agglomerato di atlete prim’ancora che calciatrici. Michelle Akers, forza del centrocampo di quell’epoca, ricorda che nonostante le strigliate del coach, fu solo quando iniziarono a subire cocenti sconfitte che l’orgoglio venne scalfito e decisero di impegnarsi e radicalizzare il calcio nella loro cultura.

Captain Carla Overbeck (4) raises the World Cup trophy aloft, elevating women's football to another level in the country.

I meriti furono, poi, di Anson Dorrance, che nel 1986, prese le redini della Nazionale femminile e instillò nelle giocatrici la massima filosofia possibile: era un sogno, una visione, vedere gli Stati Uniti arrivare in alto, essere la squadra migliore al mondo. Un seme piantato in ciascuna ragazza che come leggenda o mitologia è stato poi consegnato anche alle generazioni successive.

E proprio lavorando sulla generazione successiva, gli Usa hanno alzato per competenza e professionalità l’approccio al calcio. Così Mia Hamm, Kristine Lilly e Julie Foudy, appena adolescenti, furono invitate a prendere parte a una sessione d’allenamento e furono scelte al posto di colleghe decisamente più esperte. L’intuizione fu determinante e, con gli occhi del presente, ovvia: Kristine Lilly, con 354 presenze e 23 anni di militanza, è ancora la calciatrice con più presenze in Nazionale. E che dire di Mia Hamm? Ha vestito la casacca a stelle e strisce dal 1987 al 2004, segnando 158 in 276 partite, vincendo la Coppa del Mondo nel 1991 e 1999, aggiudicandosi l’alloro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e Atene 2004. Ritenuta la migliore calciatrice della storia, ha vestito per diciassette anni la maglia della Nazionale statunitense, ha vinto due FIFA Women’s World Player of the Year (2001 e 2002) ed è una delle sole due donne incluse nella FIFA 100, la lista dei migliori 125 calciatori di tutti i tempi.

Per far breccia nella cultura popolare e sdoganare pregiudizi, la Mattel, per promuovere e rilanciare il Mondiale del 1999, mise in commercio la Barbie “Soccer Teresa”, ispirandosi alla silhouette della stessa Hamm che, però, in campo giocava per un solo obiettivo: la sua grinta era pari alla sua umiltà e tutto quello che fecero di eroico era per migliorare il loro sport.

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Sia dentro che fuori dal campo, le “99ers” hanno mostrato al mondo di cosa erano capaci le atlete e, di riflesso, di cosa erano capaci le donne. Erano altruiste, autentiche e determinate a fare la differenza. Bill Clinton, al tempo presidente americano, era tra i 90.000 presenti e ospitando le vincitrici alla Casa Bianca, disse: «Il vostro successo avrà un impatto enorme, più di quanto le persone possano rendersene conto oggi e avrà un impatto di vasta portata non solo negli Stati Uniti, ma anche negli altri paesi».

US President Bill Clinton (L), First Lady Hillary Clinton (C) and daughter Chelsea Clinton with members of the U.S. Women's soccer team in the locker room.

Nella roulette dei calci di rigore, gli Stati Uniti trionfarono 5-4 e a determinare l’errore della cinese Liu Ailing fu il portiere Briana Scurry. Oltre a essere una delle primi giocatrici afro-americane professioniste, Scurry è stata anche una delle prime calciatrici apertamente gay e ha promosso campagne per l’uguaglianza di genere. Ha dato voce alla battaglia sulla discriminazione salariale ed è tra le pionieristiche fondatrici della WUSA, l’associazione di calcio femminile statunitense. A distanza di anni, la sua missione è ancora la stessa: «Anche se non giochiamo più, vogliamo fare tutto il possibile per progredire nel gioco e nell’uguaglianza in termini di diritti e di opportunità».

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Fonte: Cnn

Il Sudafrica è campione del mondo di rugby. Gli Springboks hanno conquistato la Rugby World Cup 2019 dopo aver battuto 32-12 l’Inghilterra nella finale di Yokohama. Per il Sudafrica si tratta del terzo titolo mondiale (in altrettante finali) dopo quelli del 1995 (reso famoso da Clint Eastwood nel film ‘Invictus’) e del 2007, arrivato proprio contro il XV di Sua Maestà. Il Sudafrica esulta, con Kolisi che diventa il primo capitano di colore ad alzare la Coppa del mondo. Gli inglesi invece lasciano per strada la terza finale dopo quelle del 1991 e del 2007, con il solo successo che resta quello timbrato dal drop di Wilkinson nel 2003.

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Partita molto spezzettata e che concede poco allo spettacolo, specialmente nel primo tempo, chiuso senza mete e con gli Springboks avanti 12-6 grazie ai quattro piazzati di Pollard. Nella ripresa il copione non cambia, con le difese che prevalgono costantemente sugli attacchi. Al motto “prima non prenderle”, sono ancora i calciatori ad avere oneri e onori, con Pollard (miglior marcatore del match con 22 punti) e Farrell che rispondono colpo su colpo e gli Springboks sempre a portata di meta (12-18 al 60′). La svolta arriva al 66′, quando Mapimbi e Am confezionano una splendida ripartenza, concretizzata con la prima meta del match (la prima anche dei sudafricani nelle tre finali giocate). Pollard non sbaglia dalla piazzola (12-25), l’Inghilterra ci prova ma nel finale viene ancora punita da Kolbe, che chiude i conti per il 32-12 finale.

Marcatori:  Pollard (cp 10′, 26′, 39′, 43′, 46′, 58′, tr 67′, 75′),  Farrell (cp 23′, 35′, 52′, 60′), Mapimbi (m 66′), Kolbe (m 74′)

 

Scott Barrett parte titolare nella Nuova Zelanda che alle 10 di sabato 26 ottobre affronta l’Inghilterra nella semifinale della Coppa del Mondo di rugby. E’ il solo cambio degli All Blacks rispetto al match della scorsa settimana, stravinto (46-14) con l’Irlanda. Un metro e 97 centimetri, 118 chilogrammi: giocherà nel ruolo di openside flanker, terza linea e primo placcatore, molto utile però anche nelle rimesse laterali. Con lui dal primo minuto ci sarà naturalmente Beauden, il fratello più vecchio dei Barrett (28 anni), schierato nel ruolo di estremo, talento e cervello: impossibile farne a meno. Jordie, il terzo della famiglia, il bambino (22), quello che corre veloce, va in panchina: entrerà nel corso del match.

Quella dei Barrett è una famiglia di agricoltori di origine irlandese, una fattoria nel paesino di Pungarehu. Il padre è Kevin detto “Smiley” perché sorride sempre come un’emoticon. Buon giocatore negli avanti di Taranaki e Hurricanes. La mamma, Robyn. Duecento mucche. E 8 figli. In realtà il più vecchio è Kane, 29 anni, seconda-terza linea, già capitano di Taranaki, ritiratosi per problemi di concussion. Poi c’è Beauden, 28, il più “piccolo” fisicamente – 1.88 per 92 kg –: apertura di ruolo, finto estremo nella squadra di Steve Hansen che scommette sul suo fisico ma pure sulle abilità manuali di Mo’unga. Lo hanno soprannominato “Beaudy”. Scott Barrett deve compiere 26 anni tra un mese, lo chiamano Dogroll o Lloyd: Lloyd da Lloys Christmas, personaggio interpretato da Jim Carrey nel film “Scemo e più scemo”. Blake non ha avuto molto successo con la palla ovale. Quindi tocca a Jordie, detto “Udon” perché – parola di Beauden – “è bianco e secco come uno spaghetto cinese”. Tre sorelle: Jenna, Zara, Ella. Zara, 16 anni, affetta da sindrome di down, è la più coccolata dai “fratelloni” che le hanno promesso la prossima Coppa del Mondo.

 

Il programma tv delle semifinali della Rugby World Cup 2019

Sabato 26 ottobre 2019 – Yokohama
All Blacks v Inghilterra, ore 10 – diretta Rai 2 e Rai Play

Domenica 27 ottobre 2019 – Yokohama
Galles v Sudadrica, ore 10 – diretta Rai 2 e Rai Play

Sarà Galles-Sudafrica la prima semifinale dei Mondiali di rugby in corso in Giappone. A Oita la Francia parte fortissimo, il Galles soffre e nonostante i transalpini giochino quasi tutto il secondo tempo in 14 per l’espulsione di Vahaamahina, trova i punti del sorpasso solo in extremis grazie a una meta di Moriarty: 20-19 il finale. A Tokyo partita equilibratissima per un tempo tra Giappone e Sudafrica, poi gli Springboks scardinano il gioco dei padroni di casa, scavano il fosso e conquistano la semifinale (26-3). Due mete per Mapimpi.

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Galles-Francia 20-19

 

Partita che inizia non sotto buoni auspici per i gallesi, che perdono nella fase di riscaldamento Jonathan Davies, gioca Watkin. E i francesi, che quando partono senza il favore dei pronostici diventano davvero pericolosi, trovano dopo 5 minuti una meta meritata con Vahaamahina (Ntamack manda sul palo una conversione molto facile). Ma la Francia non si accontenta e dopo tre minuti si porta sul 12 a 0 con la marcatura pesante di Ollivon. Nel momento più difficile, con una Francia dominante, Wainwright ruba però un pallone a Guirado e si invola verso la meta, riportando i dragoni ma -5.
Al 19′ una punizione di Biggar smuove ancora il tabellone, che ora dice 12 a 10 per i bleus, con questi ultimi che al 29′ si ritrovano con l’uomo in più per il cartellino giallo comminato a Moriarty per un placcaggio alto. E i galletti ne approfittano con Vakatawa che trova la terza meta francese mentre Ntamack colpisce il secondo palo di giornata con un piazzato. Il primo tempo finisce qui, sul 19 a 10 per i transalpini. Seconda frazione che inizia con la pressione francese ma al 48′ Vahaamahina si fa espellere per una gomitata: il Galles accorcia pochi minuti dopo le distanze con una punizione di Biggar ma il XV in maglia blu chiude ogni spazio nonostante l’uomo in meno e tiene gli avversari a distanza dalla propria linea di meta. Gli uomini di Gatland diventano sempre meno lucidi con il passare dei minuti e al contempo cresce la determinazione francese che mette in mostra una difesa feroce in tutto il campo. Il Galles commette una grande quantità di errori, i galletti quasi nessuno ma al 74′ la mischia in maglia rossa strappa la palla agli avversari e trova una meta con Moriarty, Biggar non sbaglia e i dragoni vanno avanti di un punto. Galles che fa sparire il pallone negli ultimi minuti con una serie infinita di raggruppamenti e la partita finisce qui: 20 a 19, uomini in maglia rossa in semifinale.

 

 

Giappone-Sudafrica 3-26

Sudafrica che parte fortissimo, schiaccia gli avversari e trova immediatamente la meta di Mapimpi che va a schiacciare lungo l’out sinistro. Al 9′ cartellino giallo per Mtawarira per uno spear tackle che poteva anche forse meritare una sanzione maggiore. I padroni di casa giocano bene, allargano il gioco e vanno in velocità per superare la difesa avversaria ma quello sudafricano è un vero muro. Giappone che però non molla un metro e al 19′ accorcia le distanze con un piazzato di Tamura. Gara molto equilibrata ed intensa, in cui gli spunti offensivi vengono soffocati dalle difese, primo tempo che si chiude sul 5 a 3 per gli Springboks che si vedono negare una meta di De Allende all’ultimo respiro che era probabilmente valida. Il secondo tempo si apre con i tre punti sudafricani messi in carniere da Pollard con una punizione. Gli springboks aumentano la pressione e i padroni di casa vanno in difficoltà: Pollard al 48′ mette tra i pali un’altra punizione e il XV in maglia verde va per la prima volta oltre il break, apertura sudafricana che poi sbaglia un piazzato al minuto 58, cosa che però non succede 5 minuti dopo: Giappone-Sudafrica 3-14. Ancora un paio di minuti e arriva la parola fine sul match: una maul avanzante devasta le resistenze nipponiche e De Klerk va a chiudere in meta. Pollard trasforma e Sudafrica avanti 21 a 3. Padroni di casa in ginocchio e che al 70′ incassano la seconda meta personali di Mapimpi. Finisce 26 a 3. Tra una settimana le semifinali Inghilterra-Nuova Zelanda e Galles-Sudafrica.

 

Archiviata la fase a gironi, stiamo entrando nel cuore della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone ed è tempo di stillare le prime conclusioni. Si giocheranno sabato 19 e domenica 20 i quarti di finale, che vedrà poi le semifinali sabato 26 e domenica 27; il terzo posto verrà messo in palio venerdì 1 novembre, per giungere poi alla finalissima a Yokohama il 2 novembre. Andiamo a vedere come sta andando la RWC 2019 nel paese del Sol Levante.

Quarti di finale

Sabato 19 ottobre ore 09.15 QF1 Inghilterra vs. Australia (Oita Stadium)

Sabato 19 ottobre ore 12.15 QF2 Nuova Zelanda vs. Irlanda (Tokyo Stadium)

Domenica 20 ottobre ore 09.15 QF3 Galles vs. Francia (Oita Stadium)

Domenica 20 ottobre ore 12.15 QF4 Giappone vs. Sudafrica (Tokyo Stadium)

 

Com’è andata l’Italia

Come previsto, Sudafrica e Nuova Zelanda nello stesso girone in cui era stata inserita l’Italia, hanno fatto la voce grossa rendendo di fatto molto difficile il passaggio ai quarti di finali degli Azzurri. L’Italia ha chiuso con 12 punti e a complicare la situazione c’ha pensato il  tifone Hagibis e la scelta degli organizzatori, per precauzione, di annullare proprio l’ultimo decisivo match contro gli All Blacks. Nonostante ciò, la squadra italiana guadagna due posizioni nel ranking mondiale, grazie alle precedenti prestazioni, e giunge al dodicesimo posto, persino davanti agli USA. Praticamente invariate le altre posizioni, con gli All Blacks e il Galles che si contendono il primo posto.

Anche se non hanno strappato il pass per i quarti, gli Azzurri si sono già guadagnati il biglietto d’ingresso per la prossima edizione della Coppa del Mondo, nel 2023. Purtroppo il match con il Sudafrica, terminato 49-3 e completamente su un altro livello rispetto agli italiani, non ha dato modo alla nostra squadra di raggiungere i tanti sperati quarti di finale, nonostante la partita con il Canada avesse aperto degli spiragli per il passaggio del turno. Purtroppo, il rugby italiano deve ancora migliorare e trovare una propria dimensione internazionale.

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I risultati delle altre Nazionali

Il Giappone, che nel girone A ha battuto sia l’Irlanda che la Scozia con bonus, ha strappato un improbabile biglietto per i quarti di finale. Con il supporto del tifo locale, adesso ci sono le corazzate da affrontare, e i Sakura hanno pescato il Sudafrica. L’Irlanda, classificata seconda nello stesso gruppo, trova invece gli All Blacks: un match difficile da pronosticare, con la Nuova Zelanda favorita, contro un’Irlanda che seppur vincente in passato contro i neozelandesi, ha mostrato molte lacune in questa prima fase dei Mondiali. Stesso discorso per l’Australia, seconda nel gruppo D che troverà l’Inghilterra molto più propositiva e agguerrita rispetto ai Wallabies. La Francia, seconda nel girone C, invece, dovrà vedersela con il Galles, capace di incassare il bonus offensivo con prestazioni poco convincenti.

Guardare le partite

Gli appassionati della palla ovale potranno seguire le partite della Coppa del Mondo di Rugby in streaming. Cresce intanto l’attesa per le fasi finali del campionato e soprattutto per scoprire chi, alla fine dei giochi, riuscirà ad alzare la coppa William Webb Ellis!

No, non è una metafora per sottintendere la forza straripante della Nazionale avversaria, né tanto meno il soprannome di un rugbista: incredibilmente gli organizzatori della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone hanno deciso, in accordo con la federazione mondiale, di cancellare due partite dell’ultimo turno della fase a gironi del torneo, Inghilterra-Francia e Italia-Nuova Zelanda, in programma sabato mattina a Yokohama e Toyota, come precauzione in vista dell’arrivo del tifone Hagibis.

Nessun recupero, nessuna data posticipata, una decisione senza precedenti che estromette ufficialmente l’Italia dalla Coppa del Mondo. Per qualificarsi ai quarti avrebbe dovuto infatti battere gli All Blacks della Nuova Zelanda, sfida di per sé insormontabile, ma ora gli organizzatori considereranno le due partite come pareggiate 0-0 e assegneranno due punti a ciascuna squadra.

  1. 🇳🇿 Nuova Zelanda 16 ✅
  2. 🇿🇦 Sudafrica 15 ✅
  3. 🇮🇹 Italia 12
  4. 🇨🇦 Canada 0*
  5. 🇳🇦 Namibia 0*

* Una partita in meno

In questo modo le due nazionali del gruppo B qualificate ai quarti di finale sono Nuova Zelanda e Sudafrica, mentre Inghilterra e Francia erano già certe del passaggio del turno nel gruppo C. Il tifone Hagibis in arrivo dall’Oceano Pacifico potrebbe costringere gli organizzatori ad annullare anche la partita di domenica tra Giappone e Scozia: in quel caso la Scozia verrebbe eliminata dalla Coppa del Mondo.

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Proiettati come all’interno di un videogioco, con la possibilità di seguire gli atleti da diverse angolazioni e zoomare per vivere le progressioni e le azioni accanto a loro. Una delle novità della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone è il Free Viewpoint Video di Canon, un sistema di riprese 3D in fase di sperimentazione, testato in sette partite del torneo, le più importanti.

Il sistema installato dall’azienda giapponese consiste in una ventina di telecamere ad alta risoluzione disposte attorno ai campi da gioco. Queste telecamere effettueranno riprese simultanee che poi verranno elaborate da un processore e montate in un unico filmato tridimensionale. Il primo video è stato realizzato durante Nuova Zelanda-Sudafrica di sabato 21 settembre e ricostruisce la meta del neozelandese George Bridge, la prima della partita poi vinta 23-13 dagli All Blacks. Benvenuti nel mondo ir-reale!