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Accadde Oggi: A Selma, il 17 marzo 1972 nasceva Mariel Margaret Hamm detta Mia, ex calciatrice statunitense, di ruolo attaccante, ritenuta la migliore calciatrice della storia

 

Per un breve infinito istante, sembrava che il tempo si fosse fermato nell’estate del 1999. In una calda giornata californiana, uno stadio stracolmo con oltre 90.000 tifosi rimase in silenzioso e immobile, carico di ansia e paure, mentre Brandi Chastain si preparava a prendere la rincorsa per calciare il rigore che avrebbe potuto consegnare la Coppa del Mondo al suo Paese, agli Stati Uniti, padroni di casa.

Era il 10 luglio e il Rose Bowl di Pasadena ribolliva di afa e sudore. Una partita infinita, quella contro la Cina, dopo lo 0-0 dei 90’ minuti e dei supplementari. La terza finale del Mondiale femminile si sarebbe decisa ai calci di rigore. Brandi Chastain, destro naturale, era stata allenata per calciare anche di sinistro ,e anche se non aveva mai tirato dagli 11 metri col suo piede debole, decise di andarci col sinistro. Aveva già alzato al cielo la prima storica Coppa del Mondo, nel 1991, e a lei toccava il quinto e ultimo rigore dopo che la cinese Liu Ailing aveva fallito il suo tentativo. Un’ultima esitazione, poi il tiro e il boato.

Before a packed and jubilant stadium, the U.S team received their gold medals.

Un ruggito travolse  Chastain: tutto il team della Nazionale femminile statunitense corse verso la propria eroina; lei si strappò la maglia, la sventò per aria prima di crollare sulle sue ginocchia. Quella, a sua insaputa, diventerà l’esultanza più iconica nel calcio femminile anche perché quella finale, a suo modo, segnerà il passo decisivo verso la crescita esponenziale di un movimento e di una credibilità agli occhi di tutto il mondo.

Risultati immagini per Brandi Chastain

Fu la finale di fine millennio e mai una folla così festante e voluminosa si era riunita precedentemente per un evento sportivo femminile. Non solo presenti allo stadio e durante tutto il Mondiale, ma per estensione quasi 40milioni americani videro quel match. Certo, lo sport ha corso tantissimo negli ultimi decessi, sono state raggiunte nuove vette e nuovi record, ma dopo 20 anni, l’eredità lasciata dalle “99ers” (come vengono chiamate in America le eroine del 1999) è ancora sotto gli occhi di tutti. Un’eredità che si è espansa oltre i confini patriottici e di cui ne ha beneficiato tutto il calcio e le donne stesse.

Alla fine degli anni ’90, il calcio femminile era nella  sua acerba formazione, stava sbocciando com’era evidente dalla mancanza di risorse economiche e copertura mediatica. Formata nel 1985, la Nazionale americana, partecipò al suo primo torneo in Italia, un quadrangolare che vedeva anche l’Inghilterra e la Danimarca, ma più che essere una squadra, più di sentire addosso il peso della maglia, era un agglomerato di atlete prim’ancora che calciatrici. Michelle Akers, forza del centrocampo di quell’epoca, ricorda che nonostante le strigliate del coach, fu solo quando iniziarono a subire cocenti sconfitte che l’orgoglio venne scalfito e decisero di impegnarsi e radicalizzare il calcio nella loro cultura.

Captain Carla Overbeck (4) raises the World Cup trophy aloft, elevating women's football to another level in the country.

I meriti furono, poi, di Anson Dorrance, che nel 1986, prese le redini della Nazionale femminile e instillò nelle giocatrici la massima filosofia possibile: era un sogno, una visione, vedere gli Stati Uniti arrivare in alto, essere la squadra migliore al mondo. Un seme piantato in ciascuna ragazza che come leggenda o mitologia è stato poi consegnato anche alle generazioni successive.

E proprio lavorando sulla generazione successiva, gli Usa hanno alzato per competenza e professionalità l’approccio al calcio. Così Mia Hamm, Kristine Lilly e Julie Foudy, appena adolescenti, furono invitate a prendere parte a una sessione d’allenamento e furono scelte al posto di colleghe decisamente più esperte. L’intuizione fu determinante e, con gli occhi del presente, ovvia: Kristine Lilly, con 354 presenze e 23 anni di militanza, è ancora la calciatrice con più presenze in Nazionale. E che dire di Mia Hamm? Ha vestito la casacca a stelle e strisce dal 1987 al 2004, segnando 158 in 276 partite, vincendo la Coppa del Mondo nel 1991 e 1999, aggiudicandosi l’alloro alle Olimpiadi di Atlanta 1996 e Atene 2004. Ritenuta la migliore calciatrice della storia, ha vestito per diciassette anni la maglia della Nazionale statunitense, ha vinto due FIFA Women’s World Player of the Year (2001 e 2002) ed è una delle sole due donne incluse nella FIFA 100, la lista dei migliori 125 calciatori di tutti i tempi.

Per far breccia nella cultura popolare e sdoganare pregiudizi, la Mattel, per promuovere e rilanciare il Mondiale del 1999, mise in commercio la Barbie “Soccer Teresa”, ispirandosi alla silhouette della stessa Hamm che, però, in campo giocava per un solo obiettivo: la sua grinta era pari alla sua umiltà e tutto quello che fecero di eroico era per migliorare il loro sport.

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Sia dentro che fuori dal campo, le “99ers” hanno mostrato al mondo di cosa erano capaci le atlete e, di riflesso, di cosa erano capaci le donne. Erano altruiste, autentiche e determinate a fare la differenza. Bill Clinton, al tempo presidente americano, era tra i 90.000 presenti e ospitando le vincitrici alla Casa Bianca, disse: «Il vostro successo avrà un impatto enorme, più di quanto le persone possano rendersene conto oggi e avrà un impatto di vasta portata non solo negli Stati Uniti, ma anche negli altri paesi».

US President Bill Clinton (L), First Lady Hillary Clinton (C) and daughter Chelsea Clinton with members of the U.S. Women's soccer team in the locker room.

Nella roulette dei calci di rigore, gli Stati Uniti trionfarono 5-4 e a determinare l’errore della cinese Liu Ailing fu il portiere Briana Scurry. Oltre a essere una delle primi giocatrici afro-americane professioniste, Scurry è stata anche una delle prime calciatrici apertamente gay e ha promosso campagne per l’uguaglianza di genere. Ha dato voce alla battaglia sulla discriminazione salariale ed è tra le pionieristiche fondatrici della WUSA, l’associazione di calcio femminile statunitense. A distanza di anni, la sua missione è ancora la stessa: «Anche se non giochiamo più, vogliamo fare tutto il possibile per progredire nel gioco e nell’uguaglianza in termini di diritti e di opportunità».

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Fonte: Cnn

E’ il novantesimo, perdiamo 3-2. Punizione per noi, decido di andare nell’ area italiana. Arriva il cross e vedo che il pallone viene verso di me. Lo colpisco proprio bene, al centro della fronte, con forza, verso la porta di Zoff. Per noi è gol, la torcida salta in piedi, è fatta. Ma vedo gli italiani urlare e protestare, poi da terra riemerge Zoff col pallone in mano che strilla “No! No!” , l’ arbitro Klein gli dà ragione. Non era gol, lo ammetto, la palla rimase sulla linea. Cinque centimetri più in là, solo cinque, e avremmo pareggiato e la nostra generazione avrebbe avuto una vita diversa. Invece fu sconfitta: non solo quel giorno, ma per sempre. In Brasile, ancora oggi, siamo quelli che hanno perso. Zoff disse che quella era stata la parata della sua vita. Viceversa, sarebbe stato il gol della mia vita. Cinque centimetri, e tutto sarebbe cambiato

Tutto sarebbe davvero cambiato. A dirlo è Oscar in un’intervista a più di 20 anni da quella memorabile partita. Era il difensore centrale del Brasile edizione Spagna ’82, quello che doveva stravincere i Mondiali, ma allo stadio Sarrià di Barcellona si trovò sulla sua strada Paolo “Pablito” Rossi e la saracinesca di Dino Zoff.
In Brasile i giocatori di quella Nazionale saranno eternamente perdenti, antieroi da rimuovere dai ricordi, sorte beffarda e contraria rispetto al destino dei rivali azzurri che, nell’altro lato del globo, in un piccolo paese a forma di stivale, sono ancora oggi eterni eroi.
In quell’afoso pomeriggio estivo del 5 luglio di Barcellona, tra trombe, coriandoli e cori, abbiamo trattenuto il respiro. L’Italia, bistrattata alla vigilia dallo scandalo scommesse e dopo un primo turno non esaltante, deve battere il Brasile per accedere alla semifinale. Dopo essersi ritrovata in un girone a tre davvero di fuoco, assieme all’Argentina di Maradona, la sfida ai maestri del futbol è davvero ardua, al limite dell’impossibile. Ai verdeoro, con la differenza reti a favore, basta un pareggio.

Italia – Brasile è un turbinio di emozioni: Rossi apre, risponde subito Socrates, ancora Rossi per la doppietta, Falcão rimette in equilibrio il match, ma Pablito non ci sta e firma la tripletta. Il centravanti juventino sbuca e infilza la distratta retroguardia che è inerme, non sa come affrontarlo. Ma in questo susseguirsi di emozioni e patemi si attende la terza rete del Brasile.
E l’occasione arriva al minuto 89 con il colpo di testa di Oscar e la parata felina di Zoff. Dino dirà di aver passato 4-5 secondi terribili perché dopo la parata gli avversari esultavano, lui non vedeva l’arbitro e c’era il rischio che avesse convalidato la rete.

Ma quella parata, quel guizzo istintivo sulla linea, è il suggello di una formidabile carriera per l’estremo difensore nato a Mariano del Friuli il 28 febbraio 1942. A 40 anni, con la fascia da capitano sul braccio, ha vissuto un Mondiale da protagonista: a lui appartiene un record ancora imbattuto, essendo il giocatore più anziano a vincere una coppa del mondo con i suoi 40 anni e 134 giorni.
Un rapporto con la Nazionale vissuto con dignità e professionalità dall’esordio nella vittoria contro la Bulgaria, il 20 aprile 1968, all’alternanza tra i pali con Enrico Albertosi fino al record mondiale di imbattibilità ancora oggi ben saldo, conquistato tra il 1972 e 1974 con 1.143 minuti senza subire gol.

In tutto quattro Mondiali disputati, eterno quello conquistato l’11 luglio 1982, a Madrid, al cospetto di una Germania Ovest spazzata via con un roboante 3-1 firmato da Rossi, Tardelli e Altobelli. Unica macchia, la rete di Breitner al minuto 83.
E poi la coppa portata in trionfo, saldamente tenuta in mano da Zoff, l’esultanza del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, il tre volte “Campioni del mondo” esclamato da Nando Martellini e la memorabile “cartata” sull’aereo di ritorno tra Pertini, Causio, Zoff e il ct Bearzot con pipa in bocca e il luccichio della coppa lì accanto a loro.

Nella titanica impresa di racchiudere un’esistenza in una sola istantanea, beh, forse la carriera di Dino Zoff è tutta lì, in quella parata all’ultimo respiro tra la gioia e la disperazione. Del resto, il suo libro autobiografico pubblicato nel 2014 si intitola così: “Dura un attimo, la gloria”.

Il Sudafrica è campione del mondo di rugby. Gli Springboks hanno conquistato la Rugby World Cup 2019 dopo aver battuto 32-12 l’Inghilterra nella finale di Yokohama. Per il Sudafrica si tratta del terzo titolo mondiale (in altrettante finali) dopo quelli del 1995 (reso famoso da Clint Eastwood nel film ‘Invictus’) e del 2007, arrivato proprio contro il XV di Sua Maestà. Il Sudafrica esulta, con Kolisi che diventa il primo capitano di colore ad alzare la Coppa del mondo. Gli inglesi invece lasciano per strada la terza finale dopo quelle del 1991 e del 2007, con il solo successo che resta quello timbrato dal drop di Wilkinson nel 2003.

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Partita molto spezzettata e che concede poco allo spettacolo, specialmente nel primo tempo, chiuso senza mete e con gli Springboks avanti 12-6 grazie ai quattro piazzati di Pollard. Nella ripresa il copione non cambia, con le difese che prevalgono costantemente sugli attacchi. Al motto “prima non prenderle”, sono ancora i calciatori ad avere oneri e onori, con Pollard (miglior marcatore del match con 22 punti) e Farrell che rispondono colpo su colpo e gli Springboks sempre a portata di meta (12-18 al 60′). La svolta arriva al 66′, quando Mapimbi e Am confezionano una splendida ripartenza, concretizzata con la prima meta del match (la prima anche dei sudafricani nelle tre finali giocate). Pollard non sbaglia dalla piazzola (12-25), l’Inghilterra ci prova ma nel finale viene ancora punita da Kolbe, che chiude i conti per il 32-12 finale.

Marcatori:  Pollard (cp 10′, 26′, 39′, 43′, 46′, 58′, tr 67′, 75′),  Farrell (cp 23′, 35′, 52′, 60′), Mapimbi (m 66′), Kolbe (m 74′)

 

Scott Barrett parte titolare nella Nuova Zelanda che alle 10 di sabato 26 ottobre affronta l’Inghilterra nella semifinale della Coppa del Mondo di rugby. E’ il solo cambio degli All Blacks rispetto al match della scorsa settimana, stravinto (46-14) con l’Irlanda. Un metro e 97 centimetri, 118 chilogrammi: giocherà nel ruolo di openside flanker, terza linea e primo placcatore, molto utile però anche nelle rimesse laterali. Con lui dal primo minuto ci sarà naturalmente Beauden, il fratello più vecchio dei Barrett (28 anni), schierato nel ruolo di estremo, talento e cervello: impossibile farne a meno. Jordie, il terzo della famiglia, il bambino (22), quello che corre veloce, va in panchina: entrerà nel corso del match.

Quella dei Barrett è una famiglia di agricoltori di origine irlandese, una fattoria nel paesino di Pungarehu. Il padre è Kevin detto “Smiley” perché sorride sempre come un’emoticon. Buon giocatore negli avanti di Taranaki e Hurricanes. La mamma, Robyn. Duecento mucche. E 8 figli. In realtà il più vecchio è Kane, 29 anni, seconda-terza linea, già capitano di Taranaki, ritiratosi per problemi di concussion. Poi c’è Beauden, 28, il più “piccolo” fisicamente – 1.88 per 92 kg –: apertura di ruolo, finto estremo nella squadra di Steve Hansen che scommette sul suo fisico ma pure sulle abilità manuali di Mo’unga. Lo hanno soprannominato “Beaudy”. Scott Barrett deve compiere 26 anni tra un mese, lo chiamano Dogroll o Lloyd: Lloyd da Lloys Christmas, personaggio interpretato da Jim Carrey nel film “Scemo e più scemo”. Blake non ha avuto molto successo con la palla ovale. Quindi tocca a Jordie, detto “Udon” perché – parola di Beauden – “è bianco e secco come uno spaghetto cinese”. Tre sorelle: Jenna, Zara, Ella. Zara, 16 anni, affetta da sindrome di down, è la più coccolata dai “fratelloni” che le hanno promesso la prossima Coppa del Mondo.

 

Il programma tv delle semifinali della Rugby World Cup 2019

Sabato 26 ottobre 2019 – Yokohama
All Blacks v Inghilterra, ore 10 – diretta Rai 2 e Rai Play

Domenica 27 ottobre 2019 – Yokohama
Galles v Sudadrica, ore 10 – diretta Rai 2 e Rai Play

Sarà Galles-Sudafrica la prima semifinale dei Mondiali di rugby in corso in Giappone. A Oita la Francia parte fortissimo, il Galles soffre e nonostante i transalpini giochino quasi tutto il secondo tempo in 14 per l’espulsione di Vahaamahina, trova i punti del sorpasso solo in extremis grazie a una meta di Moriarty: 20-19 il finale. A Tokyo partita equilibratissima per un tempo tra Giappone e Sudafrica, poi gli Springboks scardinano il gioco dei padroni di casa, scavano il fosso e conquistano la semifinale (26-3). Due mete per Mapimpi.

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Galles-Francia 20-19

 

Partita che inizia non sotto buoni auspici per i gallesi, che perdono nella fase di riscaldamento Jonathan Davies, gioca Watkin. E i francesi, che quando partono senza il favore dei pronostici diventano davvero pericolosi, trovano dopo 5 minuti una meta meritata con Vahaamahina (Ntamack manda sul palo una conversione molto facile). Ma la Francia non si accontenta e dopo tre minuti si porta sul 12 a 0 con la marcatura pesante di Ollivon. Nel momento più difficile, con una Francia dominante, Wainwright ruba però un pallone a Guirado e si invola verso la meta, riportando i dragoni ma -5.
Al 19′ una punizione di Biggar smuove ancora il tabellone, che ora dice 12 a 10 per i bleus, con questi ultimi che al 29′ si ritrovano con l’uomo in più per il cartellino giallo comminato a Moriarty per un placcaggio alto. E i galletti ne approfittano con Vakatawa che trova la terza meta francese mentre Ntamack colpisce il secondo palo di giornata con un piazzato. Il primo tempo finisce qui, sul 19 a 10 per i transalpini. Seconda frazione che inizia con la pressione francese ma al 48′ Vahaamahina si fa espellere per una gomitata: il Galles accorcia pochi minuti dopo le distanze con una punizione di Biggar ma il XV in maglia blu chiude ogni spazio nonostante l’uomo in meno e tiene gli avversari a distanza dalla propria linea di meta. Gli uomini di Gatland diventano sempre meno lucidi con il passare dei minuti e al contempo cresce la determinazione francese che mette in mostra una difesa feroce in tutto il campo. Il Galles commette una grande quantità di errori, i galletti quasi nessuno ma al 74′ la mischia in maglia rossa strappa la palla agli avversari e trova una meta con Moriarty, Biggar non sbaglia e i dragoni vanno avanti di un punto. Galles che fa sparire il pallone negli ultimi minuti con una serie infinita di raggruppamenti e la partita finisce qui: 20 a 19, uomini in maglia rossa in semifinale.

 

 

Giappone-Sudafrica 3-26

Sudafrica che parte fortissimo, schiaccia gli avversari e trova immediatamente la meta di Mapimpi che va a schiacciare lungo l’out sinistro. Al 9′ cartellino giallo per Mtawarira per uno spear tackle che poteva anche forse meritare una sanzione maggiore. I padroni di casa giocano bene, allargano il gioco e vanno in velocità per superare la difesa avversaria ma quello sudafricano è un vero muro. Giappone che però non molla un metro e al 19′ accorcia le distanze con un piazzato di Tamura. Gara molto equilibrata ed intensa, in cui gli spunti offensivi vengono soffocati dalle difese, primo tempo che si chiude sul 5 a 3 per gli Springboks che si vedono negare una meta di De Allende all’ultimo respiro che era probabilmente valida. Il secondo tempo si apre con i tre punti sudafricani messi in carniere da Pollard con una punizione. Gli springboks aumentano la pressione e i padroni di casa vanno in difficoltà: Pollard al 48′ mette tra i pali un’altra punizione e il XV in maglia verde va per la prima volta oltre il break, apertura sudafricana che poi sbaglia un piazzato al minuto 58, cosa che però non succede 5 minuti dopo: Giappone-Sudafrica 3-14. Ancora un paio di minuti e arriva la parola fine sul match: una maul avanzante devasta le resistenze nipponiche e De Klerk va a chiudere in meta. Pollard trasforma e Sudafrica avanti 21 a 3. Padroni di casa in ginocchio e che al 70′ incassano la seconda meta personali di Mapimpi. Finisce 26 a 3. Tra una settimana le semifinali Inghilterra-Nuova Zelanda e Galles-Sudafrica.

 

Archiviata la fase a gironi, stiamo entrando nel cuore della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone ed è tempo di stillare le prime conclusioni. Si giocheranno sabato 19 e domenica 20 i quarti di finale, che vedrà poi le semifinali sabato 26 e domenica 27; il terzo posto verrà messo in palio venerdì 1 novembre, per giungere poi alla finalissima a Yokohama il 2 novembre. Andiamo a vedere come sta andando la RWC 2019 nel paese del Sol Levante.

Quarti di finale

Sabato 19 ottobre ore 09.15 QF1 Inghilterra vs. Australia (Oita Stadium)

Sabato 19 ottobre ore 12.15 QF2 Nuova Zelanda vs. Irlanda (Tokyo Stadium)

Domenica 20 ottobre ore 09.15 QF3 Galles vs. Francia (Oita Stadium)

Domenica 20 ottobre ore 12.15 QF4 Giappone vs. Sudafrica (Tokyo Stadium)

 

Com’è andata l’Italia

Come previsto, Sudafrica e Nuova Zelanda nello stesso girone in cui era stata inserita l’Italia, hanno fatto la voce grossa rendendo di fatto molto difficile il passaggio ai quarti di finali degli Azzurri. L’Italia ha chiuso con 12 punti e a complicare la situazione c’ha pensato il  tifone Hagibis e la scelta degli organizzatori, per precauzione, di annullare proprio l’ultimo decisivo match contro gli All Blacks. Nonostante ciò, la squadra italiana guadagna due posizioni nel ranking mondiale, grazie alle precedenti prestazioni, e giunge al dodicesimo posto, persino davanti agli USA. Praticamente invariate le altre posizioni, con gli All Blacks e il Galles che si contendono il primo posto.

Anche se non hanno strappato il pass per i quarti, gli Azzurri si sono già guadagnati il biglietto d’ingresso per la prossima edizione della Coppa del Mondo, nel 2023. Purtroppo il match con il Sudafrica, terminato 49-3 e completamente su un altro livello rispetto agli italiani, non ha dato modo alla nostra squadra di raggiungere i tanti sperati quarti di finale, nonostante la partita con il Canada avesse aperto degli spiragli per il passaggio del turno. Purtroppo, il rugby italiano deve ancora migliorare e trovare una propria dimensione internazionale.

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I risultati delle altre Nazionali

Il Giappone, che nel girone A ha battuto sia l’Irlanda che la Scozia con bonus, ha strappato un improbabile biglietto per i quarti di finale. Con il supporto del tifo locale, adesso ci sono le corazzate da affrontare, e i Sakura hanno pescato il Sudafrica. L’Irlanda, classificata seconda nello stesso gruppo, trova invece gli All Blacks: un match difficile da pronosticare, con la Nuova Zelanda favorita, contro un’Irlanda che seppur vincente in passato contro i neozelandesi, ha mostrato molte lacune in questa prima fase dei Mondiali. Stesso discorso per l’Australia, seconda nel gruppo D che troverà l’Inghilterra molto più propositiva e agguerrita rispetto ai Wallabies. La Francia, seconda nel girone C, invece, dovrà vedersela con il Galles, capace di incassare il bonus offensivo con prestazioni poco convincenti.

Guardare le partite

Gli appassionati della palla ovale potranno seguire le partite della Coppa del Mondo di Rugby in streaming. Cresce intanto l’attesa per le fasi finali del campionato e soprattutto per scoprire chi, alla fine dei giochi, riuscirà ad alzare la coppa William Webb Ellis!

No, non è una metafora per sottintendere la forza straripante della Nazionale avversaria, né tanto meno il soprannome di un rugbista: incredibilmente gli organizzatori della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone hanno deciso, in accordo con la federazione mondiale, di cancellare due partite dell’ultimo turno della fase a gironi del torneo, Inghilterra-Francia e Italia-Nuova Zelanda, in programma sabato mattina a Yokohama e Toyota, come precauzione in vista dell’arrivo del tifone Hagibis.

Nessun recupero, nessuna data posticipata, una decisione senza precedenti che estromette ufficialmente l’Italia dalla Coppa del Mondo. Per qualificarsi ai quarti avrebbe dovuto infatti battere gli All Blacks della Nuova Zelanda, sfida di per sé insormontabile, ma ora gli organizzatori considereranno le due partite come pareggiate 0-0 e assegneranno due punti a ciascuna squadra.

  1. 🇳🇿 Nuova Zelanda 16 ✅
  2. 🇿🇦 Sudafrica 15 ✅
  3. 🇮🇹 Italia 12
  4. 🇨🇦 Canada 0*
  5. 🇳🇦 Namibia 0*

* Una partita in meno

In questo modo le due nazionali del gruppo B qualificate ai quarti di finale sono Nuova Zelanda e Sudafrica, mentre Inghilterra e Francia erano già certe del passaggio del turno nel gruppo C. Il tifone Hagibis in arrivo dall’Oceano Pacifico potrebbe costringere gli organizzatori ad annullare anche la partita di domenica tra Giappone e Scozia: in quel caso la Scozia verrebbe eliminata dalla Coppa del Mondo.

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Proiettati come all’interno di un videogioco, con la possibilità di seguire gli atleti da diverse angolazioni e zoomare per vivere le progressioni e le azioni accanto a loro. Una delle novità della Coppa del Mondo di rugby in corso in Giappone è il Free Viewpoint Video di Canon, un sistema di riprese 3D in fase di sperimentazione, testato in sette partite del torneo, le più importanti.

Il sistema installato dall’azienda giapponese consiste in una ventina di telecamere ad alta risoluzione disposte attorno ai campi da gioco. Queste telecamere effettueranno riprese simultanee che poi verranno elaborate da un processore e montate in un unico filmato tridimensionale. Il primo video è stato realizzato durante Nuova Zelanda-Sudafrica di sabato 21 settembre e ricostruisce la meta del neozelandese George Bridge, la prima della partita poi vinta 23-13 dagli All Blacks. Benvenuti nel mondo ir-reale!

L’Italia debutta con un successo nella Rugby World Cup 2019 battendo a Osaka la Namibia per 47-22. E questa è la prima notizia positiva assieme al punto bonus ottenuto piazzando sette mete. In realtà all’Hanazono Stadium, per i ragazzi del ct Conor O’Shea l’avvio è stato choc con la meta namibiana subita dopo appena 5 minuti e il punteggio già cambiato sul 0-7.

Il maggior tasso tecnico e il peso della mischia aiuta però il XV tricolore, che segna tre mete (tecnica, Allan e Tebaldi), andando al riposo sul 21-7. Nella ripresa, l’Italia mette in cassaforte risultato e punto di bonus con altre due mete (Padovani e Canna), prima di sedersi e subisce altre due segnature degli africani. Ci pensano Polledri e Minozzi a chiudere la pratica, al termine di un match che in cui, nonostante la larga vittoria, l’Italia ha probabilmente pagato l’emozione del Mondiale, giocando sottotono e con troppi errori nelle due fasi. Era dal 1991, cioè dalla seconda edizione della Coppa del Mondo di rugby, che l’Italia non vinceva all’esordio, in quel caso on il punteggio di 30-6 contro gli Stati Uniti.

Si torna in campo già giovedì 26 contro il Canada (ore 9.45 al Fukuoka Hakatanomori Stadium), in un altro incontro da vincere obbligatoriamente, prima delle due ‘mission impossible’ contro Sudafrica e All Blacks. Per quello che conta, Italia momentaneamente prima nella Pool B, anche se per sperare in una storica qualificazione ai quarti di finale, servirà molto di più di quanto visto contro la Namibia.

Italia-Namibia, il tabellino

Marcatori: 5′ meta Stevens tr. Loubster (0-7), 10′ meta tecnica Italia (7-7), 26′ meta Allan tr. Allan (14-7), 40′ meta Tebaldi  tr. Allan (21-7), 43′ meta Bellini tr. Allan (28-7), 46′ meta Canna tr. Canna (35-7), 50′ cp. Loubster (35-10), 57′ meta Greyling (35-15), 70′ meta Polledri (40-15), 76′ meta Minozzi tr. Canna (47-15), 79′ meta Plato tr. Loubster (47-22)
Calciatori: 3/3 Tommaso Allan (Italia), 2/3 Carlo Canna (Italia), 3/4 Cliven Loubster (Namibia)

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Girone B: calendario, risultati e classifiche

Nuova Zelanda-Sudafrica 23-13
Italia-Namibia 47-22
26/9: Italia-Canada (Fukuoka)
28/9: Sudafrica-Namibia (Toyota)
2/10: Nuova Zelanda-Canada (Oita)
4/10: Sudafrica-Italia (Shizuoka)
6/10: Nuova Zelanda-Namibia (Tokyo)
8/10: Sudafrica-Canada (Kobe)
12/10: Nuova Zelanda-Italia (Toyota)
13/10: Namibia-Canada (Kamaishi)

Classifica: Italia 5, Nuova Zelanda 4, Sud Africa, Namibia, Canada 0.

Girone A: calendario, risultati e classifiche

Giappone-Russia 30-10
Irlanda-Scozia 27-3
24/9: Russia-Samoa (Kumagaya)
28/9: Giappone-Irlanda (Shizuoka)
30/9: Scozia-Samoa (Kobe)
3/10: Irlanda-Russia (Kobe)
5/10: Giappone-Samoa (Toyota)
9/10: Scozia-Russia (Shizuoka)
12/10: Irlanda-Samoa (Fukuoka)
13/10: Giappone-Scozia (Yokohama)

Classifica: Giappone e Irlanda 5 punti, Scozia, Samoa e Russia 0

Girone C: calendario, risultati e classifiche

Francia-Argentina 23-21
Inghilterra-Tonga 35-3
26/9: Inghilterra-Stati Uniti (Kobe)
28/9: Argentina-Tonga (Higashiosaka)
2/10: Francia-Stati Uniti (Fukuoka)
5/10: Inghilterra-Argentina (Tokyo)
6/10: Francia-Tonga (Kumamoto)
9/10: Argentina-Stati Uniti (Kumagaya)
12/10: Inghilterra-Francia (Yokohama).
13/10: Stati Uniti-Tonga (Higashiosaka)

Classifica: Inghilterra 5, Francia 4, Argentina 1, USA, Tonga 0

Finalmente ci siamo! E’ Tutto pronto in Giappone per la Coppa del Mondo di rugby, che scatta venerdì 20 settembre per concludersi il 2 novembre con la finale di Yokohama. Serviranno 48 gare in 12 diverse città per incoronare la nuova regina della palla ovale mondiale. Gli All Blacks, quest’anno apparsi non proprio irresistibili, arrivano da due successi consecutivi nel 2011 e nel 2015, mentre l’unica europea a sollevare la Coppa è stata l’Inghilterra nel 2003. Si gioca per la prima volta nella storia in Asia, mentre nel 2023 si torna nel Vecchio Continente in Francia. Alla Rugby World Cup partecipa anche l’Italia di Conor O’Shea, che inserita nella Pool B, esordirà con la Namibia il 22 settembre per poi affrontare il Canada il 26, il Sudafrica il 4 ottobre e la Nuova Zelanda il 12.

Le venti partecipanti

Le nazionali partecipanti alla Coppa del Mondo sono venti. La Nuova Zelanda è campione in carica da otto anni e due edizioni, avendo vinto nel 2015 in Inghilterra e nel 2011 in casa. Gli All Blacks sono a capo della rappresentanza proveniente dall’Oceania, composta dall’Australia vice campione del mondo e dalle tre isole pacifiche di Figi, Tonga e Samoa, dove il rugby è sport nazionale. La rappresentanza più folta è quella europea, con Inghilterra, Galles, Scozia, Irlanda, Francia, Italia, Georgia e Russia. Dalle Americhe si sono qualificate Argentina, Uruguay, Stati Uniti e Canada, mentre il continente africano sarà rappresentato da Namibia e Sudafrica. L’unica nazionale asiatica è il paese ospitante, il Giappone.

Le regole della Coppa del Mondo

Le venti partecipanti sono state sorteggiate in quattro gironi. Si qualificheranno alla fase a eliminazione diretta le prime due classificate di ciascun gruppo. Le terze verranno eliminate ma si qualificheranno automaticamente alla Coppa del Mondo del 2023. Il torneo si disputerà per oltre un mese perché fra due partite di rugby è consigliata infatti almeno una settimana di recupero. Nella fase a gironi ciascuna nazionale avrà una pausa di quattro giorni e due di una settimana.

Una vittoria ai gironi vale quattro punti in classifica, un pareggio ne vale due. Alla squadra che segnerà quattro mete in una partita verrà assegnato un punto addizionale in classifica (bonus per competitività), lo stesso che riceverà chi perderà con uno scarto minore di otto punti (bonus per sconfitta di misura). I casi di pari merito al termine dei gironi saranno risolti guardando i risultati negli scontri diretti o la differenza fra punti segnati e subiti.

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Gruppo A

  1. 🇨🇮 Irlanda
  2. 🏴󠁧󠁢󠁳󠁣󠁴󠁿 Scozia
  3. 🇯🇵 Giappone
  4. 🇷🇺 Russia
  5. 🇼🇸 Samoa

Gruppo B

  1. 🇳🇿 Nuova Zelanda
  2. 🇿🇦 Sudafrica
  3. 🇮🇹 Italia
  4. 🇳🇦 Namibia
  5. 🇨🇦 Canada

Gruppo C

  1. 🏴󠁧󠁢󠁥󠁮󠁧󠁿 Inghilterra
  2. 🇫🇷 Francia
  3. 🇦🇷 Argentina
  4. 🇺🇸 Stati Uniti
  5. 🇹🇴 Tonga

Gruppo D

  1. 🇦🇺 Australia
  2. 🏴󠁧󠁢󠁷󠁬󠁳󠁿 Galles
  3. 🇬🇪 Georgia
  4. 🇫🇯 Figi
  5. 🇺🇾 Uruguay

 

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Il calendario completo dei Mondiali di rugby

Ecco il calendario completo delle partite, il girone di riferimento, l’orario italiano e lo stadio in cui si giocherà l’incontro.

Ven 20 Sett: girone A, Giappone vs. Russia 12:45 – Tokyo Stadium
Sab 21 Sett: girone D, Australia vs. Fiji 6:45 – Sapporo Dome
Sab 21 Sett: girone C, Francia vs. Argentina 9:15 – Tokyo Stadium
Sab 21 Sett: girone B, Nuova Zelanda vs. Sudafrica 11:45 – International Stadium Yokohama
Dom 22 Sett: girone B, Italia vs. Namibia 7:15 – Hanazono Rugby Stadium
Dom 22 Sett: girone A, Irlanda vs. Scozia 9:45 – International Stadium Yokohama
Dom 22 Sett: girone C, Inghilterra vs. Tonga 11:15 – Sapporo Dome
Lun 23 Sett: girone D, Galles vs. Georgia 12:15 – City of Toyota Stadium
Mar 24 Sett: girone A, Russia vs. Samoa 12:15 – Kumagaya Rugby Stadium
Merc 25 Sett: girone D, Fiji vs. Uruguay 7:15 – Kamaishi Recovery Memorial Stadium
Gio 26 Sett: girone B, Italia vs. Canada 9:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Gio 26 Sett: girone C, Inghilterra vs. Stati Uniti 12:45 – Kobe Misaki Stadium
Sab 28 Sett: girone C, Argentina vs. Tonga 6:45 – Hanazono Rugby Stadium
Sab 28 Sett: girone A, Giappone vs. Irlanda 9:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab. 28 Sett: girone B, Sudafrica vs. Namibia 11:45 – City of Toyota Stadium
Dom 29 Sett: girone D, Georgia vs. Uruguay 7:15 – Kumagaya Rugby Stadium
Dom 29 Sett: girone D, Australia vs. Galles 9:45 – Tokyo Stadium
Lun 30 Sett: girone A, Scozia vs. Samoa 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Mer 2 Ott: girone C, Francia vs. Stati Uniti 9:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Mer 2 Ott: girone B, Nuova Zelanda vs. Canada 12:15 – Oita Stadium
Gio 3 Ott: girone D, Georgia vs. Fiji 7:15 – Hanazono Rugby Stadium
Gio 3 Ott: girone A, Irlanda vs. Russia 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Ven 4 Ott: girone B, Sudafrica vs. Italia 11:45 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab 5 Ott: girone D, Australia vs. Uruguay 7:15 – Oita Stadium
Sab 5 Ott: girone C, Inghilterra vs. Argentina 10:00 – Tokyo Stadium
Sab 5 Ott: girone A Giappone vs. Samoa 12:30 – City of Toyota Stadium
Dom 6 Ott: girone B Nuova Zelanda vs. Namibia 6:45 – Tokyo Stadium
Dom 6 Ott: girone C, Francia vs. Tonga 9:45 – Kumamoto Stadium
Mar 8 Ott: girone B, Sudafrica vs. Canada 12:15 – Kobe Misaki Stadium
Mer 9 Ott: girone C, Argentina vs. Stati Uniti 6:45 – Kumagaya Rugby Stadium
Mer 9 Ott: girone A, Scozia vs. Russia 9:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Mer 9 Ott: girone D, Galles vs. Fiji 11:45 – Oita Stadium
Ven 11 Ott: girone D, Australia vs. Georgia 12:15 – Shizuoka Stadium Ecopa
Sab 12 Ott: girone B, Nuova Zelanda vs. Italia 6:45 – City of Toyota Stadium
Sab 12 Ott: girone C, Inghilterra vs. Francia 10:15 – International Stadium Yokohama
Sab 12 Ott: girone A, Irlanda vs. Samoa 12:45 – Fukuoka Hakatanomori Stadium
Dom 13 Ott: girone B, Namibia vs. Canada 5:15 – Kamaishi Recovery Memorial Stadium
Dom 13 Ott: girone C, Stati Uniti vs. Tonga 7:45 – Hanazono Rugby Stadium
Dom 13 Ott: girone D, Galles vs. Uruguay 10:15 – Kumamoto Stadium
Dom 13 Ott: girone A, Giappone vs. Scozia 12:45 – International Stadium Yokohama
Sab 19 Ott –  QF1: 1 Pool C vs. 2 Pool D 9:15 – Oita Stadium
Sab 19 Ott: – QF2: 1 Pool B vs. 2 Pool A 12:15 – Tokyo Stadium
Dom 20 Ott: – QF3: 1 Pool D vs. 2 Pool C 9:15 – Oita Stadium
Dom 20 Ott:  – QF4: 1 Pool A vs. 2 Pool B 12:15 – Tokyo Stadium
Sab 26 Ott: – SF1: v. QF1 vs. v. QF2 10:00 – International Stadium Yokohama
Dom 27 Ott – SF2: v. QF3 vs. v. QF4 10:00 – International Stadium Yokohama
Ven 1 Nov – Finale terzo posto 10:00 – Tokyo Stadium
Sab 2 Nov – Finale 10:00 – International Stadium Yokohama