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Brasile e Messico si prendono le Americhe. La domenica del calcio consegna alla Selecao e alla Tricolor il continente nuovo, al palo restano Perù e Usa. I verdeoro esorcizzano il disastroso mondiale casalingo del 2014 tornando a vincere tra le proprie mura. I messicani impediscono il sogno doppietta agli statunitensi, nel giorno in cui Rapinoe e Morgan si portano a casa la Coppa del Mondo femminile.

Un tabù dal 2007

Erano dodici anni che il Brasile non vinceva la Coppa America. Un lungo digiuno dall’ultima vittoria, il 3-0 in Venezuela contro l’Argentina di Riquelme, Messi e Tevez. Nella finale del 2007 andarono a segno per i carioca Julio Baptista, un’autorete di Ayala e Dani Alves. Proprio l’ex blaugrana, capitano dell’attuale Selecao, ha centrato il suo 40mo trofeo della carriera e ed è stato eletto miglior giocatore del torneo. E pensare che attualmente, il terzino con un passato nella Juventus, è rimasto senza squadra dopo gli anni al Paris Saint Germain. Per il Brasile si tratta del nono sigillo nella competizione, terzo nella classifica dell’albo d’oro dietro Uruguay (15 successi) e Argentina (14, non vince però dal 1993).


Il Perù, invece, è fermo a 2 vittorie (1939-1975) al pari di Paraguay e Cile. Una Coppa a testa, infine, per Colombia e Bolivia.

Niente double Usa

Nella Gold Cup, il torneo del Centro Nord America, la vittoria va al Messico nell’atto finale di Chicago contro gli Usa. La rete di Jonathan Dos Santos al 73’ ha regalato l’undicesima gioia messicana nella competizione, primatisti di vittorie. Gli Stati Uniti restano a quota 6 successi (erano campioni uscenti). Considerando anche il vecchio campionato Concacaf (dal 1963 al 1989), a 3 vittorie troviamo il Costarica, poi Canada (2), Guatemala, Haiti e Honduras a 1.

Alzi la mano chi quel 22 giugno avrebbe previsto una finale di Coppa America tra Brasile e Perù. Quel sabato i padroni di casa verdeoro passeggiarono senza problemi contro la Bicolor per 5-0 nella terza gara del girone A. Due settimane dopo, domenica 7 luglio, Brasile e Perù si incroceranno di nuovo ma in finale, al Maracanà di Rio de Janeiro (diretta Dazn ore 22). L’impresa è tutta della squadra di Ricardo Gareca che nella semifinale di Porto Alegre ha demolito per 3-0 i campioni in carica del Cile. Per i peruviani è la terza finale della loro storia, dopo i trionfi nel 1939 e nel 1975.

La partita

Intensità, ritmo, pressione asfissiante. Le armi di Guerrero e compagni in questa semifinale sono state chiare sin dall’inizio. Vidal e compagni ci hanno capito ben poco e sono andati sotto al 21’ con Flores. Al 38’ il portiere cileno Arias la combina grossa con un’uscita senza senso e, sul prosieguo dell’azione, Yotun lo castiga per il raddoppio peruviano. Nella ripresa gli assalti di Vargas, Sanchez e Pulgar sono vani, neutralizzati dalla super partita del portiere avversario Pedro Gallese. Guerrero al 91’ ha chiuso i giochi, prima che Vargas concludesse la sua serata no con uno sciagurato rigore a cucchiaio a tempo scaduto, parato ancora da Gallese.


Niente tris per i campioni uscenti cileni. Dovranno accontentarsi della finale per il terzo posto contro l’Argentina, replay delle ultime due edizioni di Coppa America vinte dal Cile ai rigori contro l’Albiceleste. Il Perù, invece, ha già migliorato il risultato del 2011 e del 2015, quando si classificò per due volte consecutive al terzo posto. Dopo il Mondiale dello scorso anno (torneo al quale i peruviani mancavano dal 1982), la Bicolor ha la possibilità di tornare sul tetto del Sudamerica dopo 44 anni. L’impresa sarà difficilissima contro il Brasile padrone di casa, ma lo stratega Gareca ha già dimostrato di saper capovolgere pronostici già scritti.

Tredici febbraio 2019, l’Inter ufficializza il passaggio della fascia da capitano da Icardi ad Handanovic e per il numero 9 argentino inizia una discesa ripida che, tuttora, pare non sia finita.

L’ultimo capitolo di questi lunghi mesi difficili per Maurito è la mancata convocazione per la prossima Coppa America. Il commissario tecnico Scaloni, infatti, ha deciso di privarsi della punta nerazzurra per il torneo continentale puntando su altri colleghi come: il compagno di squadra Lautaro, Messi, Aguero, Dybala e Suarez.

Una vera e propria beffa per l’ex capitano interista il quale, fino a qualche mese fa, era il giocatore imprescindibile per la squadra milanese e volto nuovo dell’attacco argentino, dopo l’addio di Higuain.
I mesi bui e burrascosi trascorsi alla Pinetina, le partite saltate a causa di infortuni, le divergenze con club e allenatore, i bisticci social e il poco feeling sotto porta hanno spinto il ct Lionel Scaloni a prendere questa decisione.

In effetti, questi primi cinque mesi del 2019 sono stati i peggiori della carriera di Mauro Icardi, sia dentro che fuori dal rettangolo verde.

Dal suo ritorno in squadra con più costanza ha gonfiato la rete solamente in due occasioni ed entrambe da calcio di rigore, l’ultimo messo a segno contro il Napoli nel 4-1 finale (con tanto di polemica tra la moglie Wanda Nara e il commentatore Daniele Adani).
Se cerchiamo la rete su azione, dobbiamo fare un salto addirittura al 2018 nel match prenatalizio del 18 dicembre nella vittoria contro l’Udinese a san Siro. Al braccio aveva ancora la fascia da capitano.

Da quando è arrivato a Milano questa è la sua seconda peggior stagione realizzativa in campionato. Peggio ha fatto solamente durante la prima annata (2013/14) quando di gol ne ha realizzati 9 ma in 22 match e all’età di 21 anni. Sicuramente l’ambiente e il rapporto soprattutto con mister e alcuni compagni ne hanno influito il rendimento. Mauro Icardi è sempre stato uno dei calciatori meno in discussione della rosa nerazzurra, soprattutto per la costanza nei gol.

Le varie divergenze nel triangolo Icardi – Nara – Inter hanno condizionato in maniera concreta la stagione dell’argentino, chiusasi anche con il forfait con l’Albiceleste. Il tutto collegato anche una grossa svalutazione da 100 (grazie alle reti in Champions League) a 60 milioni di euro, come riporta il Cies.

Il crollo del rendimento di Mauro Icardi da gennaio ad oggi secondo i dati del CIES, Eurosport
Il calo netto della valutazione del 9 argentino

Il futuro della punta è ancora tutto da scoprire: voci di mercato lo spingono altrove lui, attraverso Instagram, ha precisato di volere solo l’Inter.

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Il post di Icardi che spegne le voci di mercato

Con la quasi sicura partenza di Spalletti qualche scenario cambierà e chissà se Maurito sarà ancora l’attaccante chiave dei nerazzurri o ci sarà lo scossone di mercato.

È successo, il Qatar ce l’ha fatta! È campione d’Asia.

La nazionale araba è riuscita a battere i pronostici che davano per certa la vittoria del Giappone. I qatarioti, invece, hanno giocato una grande finale, battendo i nipponici con un secco 3-1.

Un trionfo che segna molto la storia calcistica: perché è il primo trionfo del Qatar; perché dopo due edizioni in cui hanno vinto Australia e Giappone, il trofeo torna in mano a un paese arabo (l’ultimo a vincere è stato l’Iraq nel 2007); perché lo ha fatto in maniera impeccabile con 19 reti fatte e solo una subita (in finale proprio contro i giapponese) e perché è il futuro Paese ospitante del Mondiale 2022 e ora ha un buon motivo per mostrarsi al mondo in maniera migliore.

Il Qatar è un paese che, calcisticamente parlando, è cresciuto tanto negli ultimi anni. Se si pensa che il miglior risultato raccolto prima del successo in Coppa d’Asia 2019 sono stati due quarti di finale (una nel 2000 e una nel 2011) con zero presenze mondiali, ora il Qatar è concretamente un’altra realtà.
Il sogno della nazionale vincitrice proseguirà con la partecipazione non solo del Mondiale 2022 che si giocherà in casa, ma anche della Coppa America. Il prossimo giugno, infatti, in Brasile si terrà la 47esima edizione del torneo sudamericano. Oltre alle dieci nazionali che si sono qualificate durante la fase a gironi, ci saranno anche Qatar e Giappone. Per i Samurai sarà la seconda partecipazione dopo quella del 1999. Lo scopo di questa decisione da parte della Conmebol è quella di contribuire allo sviluppo del calcio a livello mondiale.

Tornando alla vittoria della Coppa d’Asia, il merito va sicuramente alla federazione qatariota che ha saputo investire molto, grazie soprattutto alle floride casse della famiglia reale, su impianti sportivi e uomini. Nonostante gli scandali dovuti all’assegnazione del torno iridato e qualche mugugno legato ai tesseramenti dei calciatori, il calcio dell’emirato comunque è andato avanti.
Tra i calciatori con doppio passaporto c’è l’attaccante, Almoez Ali, assoluto protagonista del torneo, grazie alle nove reti messe a segno in sette presenze totali. Con una rovesciata ha spianato la strada anche in finale.

I regnanti hanno voluto fortemente la nascita di un centro sportivo invidiabile e così è stato. Il capocannoniere del torneo è figlio dell’Aspire Academy, accademia fondata dalla famiglia reale in cui si formano tanti campioni, tra cui Mutaz Barshim, medaglia d’oro di salto in alto.

Le congratulazioni vanno anche al commissario tecnico della nazionale, lo spagnolo Felix Sanchez. Chiamato dal direttore dell’Aspire, Ivan Bravo, ex dirigente del Real Madrid.

Un mix di figure che hanno saputo dare la giusta quadratura al piano sportivo presente e futuro. Ciò che, ad esempio, non è stato realizzato dalla federazione cinese che, nonostante avesse Marcello Lippi in panchina, non è riuscita a essere competitiva nel corso degli anni.

Il calcio arabo è in crescita e forse la presenza del Qatar al prossimo Mondiale non sarà solo un’apparizione.

Un attaccante giramondo che a 42 anni non ha intenzione di fermarsi e ha firmato l’ennesimo contratto da professionista.

Se lo chiamano El Loco un motivo ci sarà, o forse due: in primis perché spesso ha avuto atteggiamenti sopra le righe in campo ma anche per il suo continuo cambiar squadra.

È l’uruguaiano Sebastián Abreu, il quale ha detto sì alla 28esima squadra di calcio. Sì ben 28 club differenti in oltre 24 anni di carriera che gli hanno permesso di entrare addirittura nel libro dei Guinnes World Record già dal 2016, come calciatore ad aver indossato il maggior numero di maglie nella carriera professionistica.

La sua nuova avventura sarà nel Rio Branco, squadra che milita in quarta divisione brasiliana. Proprio in Brasile è già stato protagonista in passato con Gremio (nel 1998), Botafogo e Figueirense (tra il 2010 e il 2012) prima del passaggio al Bangu nel 2017.

La sua lunga carriera è stata ricca di gol e di apparizioni soprattutto in Sudamerica: in Argentina ha giocato con il River Plate, il Rosario Central e il San Lorenzo, oltre alle tante avventure in Uruguay, Paraguay, Messico, Cile, El Salvador ed Ecuador.
Nel gennaio del 1998 si trasferisce in Europa, agli spagnoli del Deportivo La Coruña. L’esperienza non è entusiasmante ed è per questo che poi è iniziato il suo girovagare, affascinato dall’idea di immedesimarsi in nuovi campionati e in diversi Paesi.

Nel 2008 ritorna in Europa, trasferendosi in Israele a Gerusalemme nel Beitar, prima di altre due esperienze nel vecchio continente: ancora in Liga nella Real Sociedad e ai greci dell’Aris Salonicco.

La sua bacheca è ricca di titoli: 5 campionati uruguaiani, 2 argentini, 1 campionato salvadoregno e 1 campionato carioca, oltre a tantissime classifiche di capocannoniere.

Con la Celeste ha giocato ben 70 partite, realizzando 26 reti, tra cui due nella vittoriosa Coppa America del 2011.

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El Loco Abreu durante la trinofante Coppa America 2011

Una sfilza lunghissima di club che forse lo stesso Abreu ha dimenticato. Una cosa è certa: non ha intenzione di fermarsi e il suo obiettivo è quello di dare il massimo per la sua nuova squadra e puntare alla promozione. Chissà poi cosa gli riserverà il futuro.

E’ stato annunciato oggi il nuovo “protocollo” dell’ America’s Cup di vela, edizione numero 36, da parte del detentore del trofeo, Team New Zealand, frutto di “un amichevole periodo di negoziazione tra il Defender e il Challenger of Record (il primo degli sfidanti, Ndr.) Circolo della Vela Sicilia (che è Prada, Ndr.)”. I neozelandesi hanno strappato la prestigiosa coppa agli statunitensi di Oracle tre mesi fa nella serie di regate che si sono disputate alle Bermuda.

Nel Protocollo c’è la conferma del ritorno ai monoscafi, che saranno di classe AC75, lunghi 75 piedi. Le specifiche, in carico ai detentori, saranno diffuse agli sfidanti il 31 marzo 2018. Inoltre, viene confermato che Prada sarà di fatto il main sponsor, con le regate di selezione che sono ora nominate Prada Cup.

luna rossa

Le date delle competizioni, di selezione e della vera e propria Coppa America che si svolge tra 2 avversari, saranno rese note il 31 agosto 2018. Il Match (la sfida a 2) si svolgerà ad Auckland, in Nuova Zelanda, a marzo 2021. Verrà preceduta dalla Prada Cup, a gennaio e febbraio 2021. Mentre una serie di gare preliminari si terranno in diverse località nel mondo nel 2019 e 2020 in cui verranno usate le barche di classe AC75. Tali regate culmineranno nella Cristmas Regatta a dicembre 2020, per tutti i partecipanti.

Tra le regole: non sarà consentito testare 2 barche, tranne che da parte del Defender e nel periodo della Prada Cup, a cui non prenderà parte. Incrementata la regola della nazionalità: il 20% dell’equipaggio dovrà essere della nazionalità dello yacht club sfidante.

Partizio Bertelli, patron di Prada, ha commentato tra le altre cose, con soddisfazione: “Si è tornati ai valori originari della coppa”.

A stretto giro è arrivata anche una nota di Alinghi, ex detentore svizzero dell’America’s Cup, che sta considerando di rientrare nei giochi. Di seguito il comunicato:

“Alinghi ha un posto unico nella storia dell’America’s Cup e continua a partecipare con successo al suo programma sportivo internazionale di alto livello. Il nostro team, non soltanto per le perfette condizioni che offre il lago di Ginevra, ha una naturale predisposizione per i progetti di imbarcazioni veloci e leggere, che recentemente si sono sviluppati fino all’utilizzo dei foil. Per noi anche questo rappresenta il futuro del nostro sport”.

“Sono – prosegue la nota – sicuramente in molti nel mondo della vela coloro che sperano in un ritorno di Alinghi nell’America’s Cup. Da parte nostra abbiamo la certezza che Alinghi abbia contribuito a ispirare una nuova generazione di giovani talenti Svizzeri nella vela, talenti che hanno l’ambizione, l’esperienza e la professionalità necessarie per far parte di un team che sia in grado di sfidare i migliori velisti del mondo. Ora che il Protocollo per la prossima edizione dell’America’s Cup è stato pubblicato, lo studieremo con attenzione e ne verificheremo i pro e i contro”.

Nei prossimi mesi, al termine della stagione agonistica, valuteremo – conclude Alinghi – se il nuovo Protocollo corrisponde al nostro Dna e alle nostre ambizioni future. L’unica certezza che abbiamo ad oggi è rappresentata dalla nostra passione infinita per questo sport, grazie alla quale continueremo a divertirci e a imparare regata dopo regata”.

Luna Rossa è lo sfidante ufficiale della 36/a America’s Cup di vela. A rendere nota la notizia è stato Patrizio Bertelli, il patron del team, direttamente da Bermuda dove, in compagnia del presidente del Circolo della vela Sicilia di Palermo, Agostino Randazzo, ha assistito al trionfo del team neozelandese.

Neanche il tempo di festeggiare la vittoria della 35^ America’s Cup che il Team New Zeland ha annunciato di aver accettato la sfida ricevuta dal consorzio italiano Luna Rossa. La barca che batte bandiera del Circolo della Vela di Palermo ha ricevuto l’ufficialità direttamene da Steve Mair, commodoro del circolo neo zelandese.

Photo: © Carlo Borlenghi

La nuova edizione della Coppa si terrà fra 3 o 4 anni, a seconda della scelta dei ‘kiwi’.

Luna Rossa ha già beneficiato del titolo sportivo e del guidone del sodalizio siciliano nella sfida del 2013, a S.Francisco.