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Greg Van Avermaet (Bmc) ha vinto la 115/a Parigi-Roubaix, la classica del nord disputata su un tracciato lungo 257 chilometri, con partenza da Compiègne e arrivo sulla pista del velodromo André Pétrieux, a Roubaix. Per il belga, olimpionico su strada a Rio, si tratta del primo successo nella classica monumento francese.

Quinto l’Italiano Gianni Moscon (Team Sky). Il belga Van Avermaet ha battuto allo sprint quattro corridori, compreso il trentino Moscon, Alle spalle del vincitore si sono piazzati il ceco Zdenek Stybar (Quickstep-Floors), secondo; l’olandese Sebastian Langeveld (Cannondale-Drapac), terzo; il belga Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), quarto. Poi, l’italiano Gianni Moscon che, a un certo punto, ha pure provato a fare lo sprint, ma è stato superato a tutta dal vincitore, piazzandosi al quinto posto.

Van Avermaet

“Da tempo andavo a caccia della vittoria in questa corsa, pensavo che la ‘Roubaix’ fosse una sfida impossibile da vincere per me. Francamente pensavo peggio, invece sono riuscito a impormi. Non è stato facile solo perché, a un certo punto, nei pressi della foresta di Aremberg, sono stato costretto a scendere dalla bici e a cambiarla. Ho inseguito e, alla fine, sono riuscito a prendere in mano la corsa”.

La gara è entrata nel vivo a un centinaio di km dal traguardo, molto prima della foresta di Arenberg. Van Avermaet ha temuto il peggio, cadendo, e la Quickstep-Floors di Tom Boonen ha provato l’allungo. Il 36enne belga ha provato e riprovato a staccare tutti, ma non c’è stato nulla da fare. Il quattro volte vincitore della classica monumento delle pietre cercava la cinquina, per chiudere proprio ieri una carriera inimitabile.

Parigi – Roubaix: ventinove settori di pavé, per un totale di 55 chilometri. I più lunghi, Quiévy to Saint-Python e Hornaing to Wandignies, di 3,7 chilometri, rispettivamente dopo 100 chilometri dal via e 174, quando ne mancheranno ancora 80 all’arrivo. Duecentocinquantasei chilometri di freddo, fango, vento, polvere… Arenberg, Carrefour de l’Arbre e Mons-en-Pévèle.

Là dove non arriva il clima ancora rigido di questo spicchio di Francia arrivano le pietre, sconnesse, appuntite, irsute e infide. Singoli monumenti che insieme compongono un mosaico più complesso e affascinante: la Parigi Roubaix. Monumento essa stessa alla essenza umana, in bilico tra fatica e fortuna. Non sarà facile, non è mai facile, per nessuno, che si chiami Peter Sagan o Greg Van Avermaet, Tom Boonen o l’ultimo dei gregari.

(AP Photo/Michel Spingler)

Domenica si corre la 115 edizione di una corsa che si ama o si odia. Per Hinault una follia, per il Ballero un paradiso, per i tanti spettatori che ogni anni la seguono in diretta televisiva uno spettacolo da non perdere, per quanti si affollano lungo il percorso un’esperienza indimenticabile.

Una corsa che ha visto un italiano vincitore 13 volte: da Garin, ancora italiano quando la vinse per due anni, agli albori, a Francesco Moser, autore di un fantastico tris. Eppoi i fratelli Coppi, Bevilacqua, Gimondi, i due successi di Ballerini, e Andrea Tafi, ultimo azzurro a conquistarla. Era il 1999, da allora, per noi, poco altro. Qualche podio con Alessandro Ballan, Dario Pieri e Pippo Pozzato, secondo nel 2009 alle spalle di Tom Boonen.

Diretta RAI dalle ore 10,30 su RAISport e dalle ore 15,05 su RAI3.