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I campioni del mondo portano a casa anche la Confederations Cup. Va alla Germania l’edizione del 2017 del torneo che precede i Mondiali.

Per il Cile il rammarico di non aver concretizzato e il limite di aver reagito solo con il cuore e non con la lucidità che serviva.

Vincono ancora i “panzer”, non quelli che tre anni fa trionfarono in Brasile, quelli di oggi, magari non ancora stelle affermate, ma già sulla strada giusta, quella dei vincenti. Un cammino che la Roja conosce bene come dimostrano le ultime due Coppe America vinte, ma se il “Nino Maravilla”, al secolo Alexis Sanchez, è ingabbiato, allora per il Cile è tutto più complicato. Finisce 1-0, decide il gol di Stindl, ma in realtà è l’errore di Marcelo Diaz a risultare determinante.

Possibile pasticcio della Nazionale boliviana che viene formalmente accusata dalla federazione calcistica cilena per aver schierato irregolarmente un giocatore. A distanza di un mese dal match del sei settembre tra Cile e Bolivia, terminato 0-0 e valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2018, la Roja chiede chiarezza sulla nazionalità di Nelson Cabrera.

Il difensore 33enne, nato a Capiatá, Paraguay, si è trasferito in Bolivia nel gennaio 2013 per difendere la maglia del Club Bolivar che lo ha acquistato dai cinesi del Chongqing Lifan e, se per il Paese sudamericano non ci sono stati intoppi nel rilasciare la cittadinanza nel febbraio 2016, diversi sono i requisiti che pretende la Fifa da chi chiede di rappresentare una Nazionale di calcio diversa dal paese di nascita. Nell’articolo 17 – comma d del regolamento della Federazione internazionale si legge, infatti, che può acquisire una differente nazionalità solo chi “ha vissuto almeno cinque anni continui nel territorio della federazione in questione dopo aver compiuto i 18 anni”.

Come visto, Cabrera vive in Bolivia da tre anni e, secondo le norme Fifa, può essere convocabile solo a partire dal 2018. In realtà il centrale di difesa, già sceso in campo con los Verdes durante il centenario della Copa América, ha collezionato due gettoni nei primi incontri del girone unico di qualificazione sudamericano per Russia 2018: contro i cileni, per l’appunto, nella trasferta a reti bianche a Santiago del Cile e nella vittoria per 2-0 contro il Perù. Se la Fifa dovesse accettare il ricorso, la Bolivia perderebbe i quattro punti conquistati con Cabrera in campo, dando due vittorie a tavolino agli avversari.

Schermaglie nella zona dell’Atiplano che, però, rischiano di non aver nessun proseguo: il reclamo, infatti, per poter essere valido andava presentato entro le 24 ore successive dalla fine del match. Il Cile chiede comunque provvedimenti per un’irregolarità grave ed evidente, mentre Guillermo Ángel Hoyos, commissario tecnico della Nazionale boliviana, per evitare ulteriori rogne non ha convocato l’ex difensore del Colo Colo per le prossime sfide contro il Brasile ed Ecuador.

La Nazionale femminile di hockey su pista ha concluso al settimo posto la sua avventura al Mondiale disputatosi a Iquique, in Cile, che ha visto il trionfo della Spagna vincitrice in finale, grazie al golden gol, per 3-2 sul Portogallo dopo essersi trovata in svantaggio di due reti. Tra le azzurre scese in campo durante la manifestazione c’è anche Maria Teresa Mele, esterno classe ’92 del Sinus Hockey Matera, legata al commissario tecnico Pino Marzella per una curiosità apparsa un paio di anni fa su diversi giornali: la Mele, infatti, è stata la prima giocatrice italiana ad aver disputato un match di Serie A maschile.

Il tutto è successo nell’aprile del 2014, quando Teta, questo il suo soprannome, ha fatto il suo esordio nella Pattinomania Matera, durante l’ultima partita stagionale di A1, contro il Breganze. La scelta fu di Pino Marzella, al tempo allenatore della squadra lucana, oggi coach della Nazionale femminile, che le fece giocare poco più di otto minuti, prima di essere sostituita, nell’incontro terminato 3-3.

Marzella, tra i più vincenti nella storia dell’hockey italiano, intuì la bravura della giovane atleta che dall’inizio della stagione si stava allenando con gli uomini e motivò la convocazione non per semplice “premio” di fine stagione, ma per aver dimostrato una crescita notevole e talento. Anche se il regolamento non lo vieta, nessun’altra società di A1 aveva precedentemente schierato una donna in campo: ci arrivò molto vicino Irene Actis che, nel 2000, andò in panchina con il Vercelli, senza mai esordire. Episodi simili si sono visti in A2, ma mai nella serie maggiore dove la Mele ha esordito non ancora 22enne.

Durante il Mondiale in Cile, la Mele, la più “anziana” delle spedizione dopo Giulia Galeassi del ’91 ed Elena Toffanin del 1989, ha fatto mangiare la mani ai tifosi azzurri per aver sbagliato tre rigori in una stessa partita, nel pareggio per 1-1 contro la Colombia.