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Mancano oramai pochi giorni all’inizio del Mondiale di ciclismo e il commissario tecnico Davide Cassani sta iniziando a pensare come preparare al meglio la il gruppo che prenderà parte alla fase preparatoria.

Il team azzurro, per ora, è composto da undici convocati, ma in realtà al Mondiale di linea si correrà a Innsbruck in Austria il 30 settembre prossimo solamente in otto saranno in gara.

Tra questi sicuramente uno degli azzurri più in forma del momento, Gianni Moscon. Il ciclista trentino del team Sky si è aggiudicato la novantesima edizione del Giro della Toscana. Il successo è giunto in volata in cui l’azzurro ha battuto allo sprint di Pontedera il francese Romain Bardet (AG2R) e Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida).

La vittoria del Giro della Toscana bissa quella ottenuta sabato scorso nella Coppa Agostoni.

Tra i convocati ci sono i due campioni più importanti delle ultime stagioni ciclistiche: Fabio Aru e Vincenzo Nibali. Entrambi però non sono in forma: il Cavaliere dei quattro mori non è al meglio dopo la brutta caduta rimediata durante la Vuelta; lo Squalo, invece, seppur abbia partecipato alla corsa spagnola non è ancora al 100% dopo il grave incidente capitatogli al Tour de France.

Non sono nelle condizioni di fare la differenza e di poter vincere i Mondiali. Di salute sto meglio, ma la mia condizione l’avete vista, in quest’ultima Vuelta ho raccolto ben poco.

Proprio per questo motivo il ct Cassani, che comunque non si vuole privare dei due campioni, sta cercando altre soluzioni. Tra queste ci sarebbe proprio l’idea di puntare su Moscon, ma anche su Pozzovivo.

Per l’Italia la strada si fa dura ma comunque il gruppo cercherà di tirare fuori tutto il necessario per fare bene. La vittoria di un Mondiale manca da troppo tempo. L’ultimo azzurro ad aggiudicarsi il titolo iridato è stato Alessandro Ballan nel 2008 sulle strade di Varese. Successo che arrivò dopo i due trionfi di Paolo Bettini a Salisburgo (2006) e Stoccarda (2007).  

Come detto, oltre ai due veterani e a Moscon e Pozzovivo, prenderanno parte al gruppo: Gianluca Brambilla, Dario Cataldo, Damiano Caruso, Alessandro De Marchi, Davide Formolo, Franco Pellizzotti e Giovanni Visconti.  

Per quanto riguarda la cronometro il ct si affiderà a Fabio Felline e Alessandro De Marchi.

Tutti i convocati inizieranno la preparazione il prossimo 23 settembre a Torbole, in Trentino, per poi trasferirsi in Austria il 27 settembre.

Il titolo originale del film è “Un mercoledì da leoni” ed è del 1978, narra di un gruppo di amici che aspetta l’onda perfetta sulle coste della California, il film gira tutto attorno alle tavole da surf.
Bassano non è la California, e qui da noi non ci sono le tavole da surf, l’oceano Pacifico non è il Brenta ma le similitudini ci sono tutte, al posto della tavola da surf metteteci la bicicletta.

L’onda perfetta dell’oceano sostituitela con quella delle biciclette, ed il gioco è fatto!
Tutta questa premessa per presentare il VI° Criterium d’altri tempi, la ormai classica rassegna di ciclismo storico che vede, mercoledì 12 settembre, 66 coppie partire da Palazzo Sturm.

Le regole principali sono semplici: bici costruite prima del 1987 e abbigliamento coerente con l’età della bicicletta.
Non si tratta di una gara di velocità, ma di una prova di regolarità! In pratica i ciclisti che compongono ogni coppia devono percorrere i tre giri del percorso in centro storico nello stesso tempo.

Come ad ogni edizione il numero delle coppie ammesse cambia negli anni: nel 2013 le coppie erano 48 per festeggiare il Tour de France vinto nel ’48 di Gino Bartali, nel 2014 erano 85 per ricordare i Campionati del Mondo di ciclismo su pista di Bassano del Grappa, mentre nel 2015 le coppie ammesse sono state 77 per ricordare la vittoria di Francesco Moser al Mondiale di San Cristòbal in Venezuela, vista la luna piena di quel mercoledì del 2016 le coppie era 69 per ricordare l’allunaggio del 1969.
Nel 2017, invece, le coppie ammesse sono state 84 per ricordare la scomparsa a 84 anni di Paolo Villaggio “inventore” della “Coppa Cobram” l’incredibile gara ciclistica di Ugo Fantozzi.

Il 2018 passerà agli annali con 66 coppie, la motivazione ufficiale verrà svelata solamente alla partenza, che ricordiamo avverrà alle 19:30, mercoledì 12 settembre di fronte a Palazzo Sturm.
La manifestazione è patrocinata dal Comune di Bassano del Grappa ed è stata inserita nelle manifestazioni di “Bassano del Grappa Città Europea dello Sport 2018”. E’, inoltre, una tappa di avvicinamento alla “Settimana Europea della Mobilità” che svolgerà dal 16 al 22 settembre.

Sono passati 19 anni, diciannove lunghi anni ma, quello che nel 1999 ha fatto Mario Cipollini è rimasto nella storia del ciclismo internazionale.

Il Re Leone riesce a portare a casa 4 vittorie di tappa consecutive al Tour de France. Evento spettacolare quanto altrettanto difficile da ripetere.

Tutto inizia il 7 luglio, tappa numero quattro della 86esima edizione della Grande Boucle. Centonovantuno chilometri da Laval a Blois (sino ad allora la tappa più lunga della storia del Tour). Cipollini torna protagonista dopo un periodo di crisi che lo affliggeva da qualche mese.

Una giornata perfetta per il velocista azzurro che, insieme al folto gruppo, sono giunti al traguardo con 25 minuti d’anticipo rispetto alle previsioni, polverizzando il precedente primato, con una velocità media di 50,356 km/h.
A guidare il gruppo il campione italiano che, sulla linea del traguardo ha bruciato Zabel, O’Grady e Steels. Una vittoria importantissima per SuperMario del team Saeco, il quale finalmente riesce ad alzare le braccia al cielo, dato che nelle precedenti tappe, per un problema o per un altro, non era riuscito a esprimersi al meglio.

Il giorno dopo la grande vittoria a Blois, il nostro Cipo si ripete e stavolta lo fa da Bonneval ad Amiens. Seconda tappa pianeggiante con i corridori tutti attaccati al gruppone di partenza. Tutto si decide nuovamente all’arrivo e, Mario Cipollini bissa il successo del giorno prima. Decima vittoria della sua carriera alla Grande Boucle.

“Dalla Terra alla Luna, dalla polvere alle Stelle”

Cosi la Gazzetta dello Sport citava la vittoria del velocista toscano, nella città che fu di Jules Verne. Più tranquillo dopo l’impresa della tappa precedente, ha potuto levare le braccia al cielo e guardarsi indietro tagliando il traguardo. Ottimo lavoro di squadra della Saeco.

Il 9 luglio, non c’è due senza tre! Ancora Cipollini. Da Amiens a Maubeuge, SuperMario vince ancora ed eguaglia il record di Gino Bartali del 1948. Prima di Ginetaccio nessun altro italiano era riuscito a tagliare tre volte consecutive il traguardo nella corsa francese.
Stavolta la vittoria è arrivata grazie alla squalifica del belga Steels il quale ha prima spinto Svorada e poi tagliato la strada proprio all’italiano.

Il capolavoro però, il SuperMario nazionale lo fa nella settima tappa. Quarta vittoria seguente al Tour e record personale della storia della corsa francese. Infatti prima di Cipollini mai nessuno era riuscito a vincere 4 tappe consecutive dal 1930, anno della prima edizione della Grande Boucle. Dopo quell’impresa il nostro SuperMario si è trasformato in SuperPoker.

Quello fatto da Cipollini, infatti, è rimasto negli annali del ciclismo italiano per quello che è stato uno dei più forti velocisti degli ultimi 30 anni.

Ci siamo quasi, il Tour de France numero 105 inizierà il 7 luglio e le sorprese non sono certo mancate.

Il campione britannico, Chris Froome ci sarà. Il tribunale antidoping dell’Unione ciclistica internazionale ha annullato la squalifica per il plurivincitore della Grande Boucle (le ultime tre edizioni) e della fresca maglia rosa al Giro d’Italia.

Froome era finito sotto inchiesta per l’uso di salbutamolo, un medicinale per l’asma, utilizzato durante la Vuelta del 2017.

Tuttavia il Tour de France è da sempre la corsa ciclistica più amata da tutti. Dai Pirenei alle Alpi, tantissimi sono stati i campioni che si sono susseguiti nel corso delle 104 edizioni passate.

I duelli tra Coppi e Bartali, le scalate di Marco Pantani, le vittorie di Armstrong (poi annullate), sono solo alcuni dei bei momenti e delle emozioni vissute in Francia.

Anche i manifesti hanno preso parte e hanno scritto la storia del Tour. Colori sgargianti, scritte d’altri tempi e percorsi che andrebbero anche ripresi.

Uno dei primi grandi manifesti è del 1925 quando l’italiano Ottavio Bottecchia bissò la vittoria del ’24. È stata la sua ultima vittoria della maglia gialla, dato che pochi anni dopo, nel giugno del 1927, sarà trovato senza vita sul ciglio della strada in Friuli, in circostanze mai realmente capite.

Nel 1927 c’è stata una piccola “rivoluzione”. Il direttore di quell’epoca, il francese Henri Desgrange, propose l’idea di introdurre un gruppo individuale, perché dal suo punto di vista non era soddisfatto delle squadre tattiche utilizzate nelle lunghe fasi piatte.
Contrariamente da quanto pensato da Desgrange, tale regola fu rimossa nel giro di pochissimo tempo perché non rese la gara più interessante, anzi la rese ancora più noiosa. Per questo motivo fu rimossa dopo il Tour de France del 1929.

Il 1933, invece, segna un altro cambiamento. Tra le maggiori novità c’è l’inserimento di un’altra classifica: quella degli scalatori, con la maglia a pois. Un riconoscimento per i ciclisti scalatori nei gran premi della montagna. Un altro fatto interessante è che il Tour è stato eseguito in senso antiorario dal 1913 e nel 1933 è tornato a girare in senso orario.

I manifesti e il Tour de France nel giro di pochi anni riscuotono sempre più successi. Con l’idea del governo d’introdurre le vacanze estive per i francesi nel 1936, aumentarono di botto le presenze dei tifosi sulle strade transalpine. Lo storico direttore Henri Desgrange, ha guidato la federazione dal primo Tour de France nel 1903, fu sostituito da Jacques Goddet dopo la seconda tappa, a causa di problemi di salute.

Il Tour del ’48 torna a essere in mano a un italiano. A trionfare in maniera del tutta inaspettata è Gino Bartali che con la sua vittoria “aiuterà” anche a colmare gli animi accesi in Italia dopo l’attentato al leader del partito comunista italiano, Palmiro Togliatti. Fu lo stesso presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, a telefonare personalmente a Bartali, invitandolo a decidere di non abbandonare la gara.

Da Bartali a Coppi. L’edizione del 1952 fu stravinta dal campione italiano. Un vero e proprio record (mezz’ora sul secondo) che regge tuttora. Coppi, inoltre, era così dominante nella gara che gli organizzatori decisero di raddoppiare il montepremi per il 2 ° posto, per mantenere la gara interessante.

Per concludere, la locandina del 2013, quella del centenario. Poster che rende omaggio alla prima arte del ciclismo.

Concludere, anche se per ultimi, una gara ciclistica per alcuni è più che un dovere: diventa un obiettivo talmente importante che si sfida il tempo e la stanchezza in una corsa contro tutto e tutti pur di tagliare il traguardo.  Ma c’è chi si spinge anche oltre e decide di non fermarsi nemmeno dinanzi alla fine della competizione, l’allontanamento della giuria e dei corridori e persino davanti ai cancelli chiusi.

Succede alla Parigi-Roubaix, dove dopo la conclusione dell’evento vinto da Peter Sagan, qualcuno invoca l’apertura del cancello del velodromo per finire la sua corsa.

Il protagonista della storia che sta facendo il giro del mondo è Evaldas Siskevicius, un corridore lituano che, nonostante sia stato definito l’ultimo degli ultimi, entra nella storia del ciclismo come uno dei più testardi mai visti in questo sport.

Comincia la sua gara tra varie difficoltà, compresi i disagi dovuti alla bronchite presa nella scorsa tappa, ma niente lo ferma, nonostante sembra che la sfortuna si accanisca contro di lui. Infatti, proprio durante la corsa fora una gomma e il caso vuole che proprio la sua ammiraglia di squadra riscontri un problema e sia costretta a chiedere l’intervento del carro attrezzi. 

Un altro ciclista a quel punto si sarebbe ritirato. Evaldas Siskevicius invece trova un’altra soluzione perché il ritiro non rientra affatto nei suoi programmi. Così decide di fare da sé e cambiare la gomma direttamente sul carro attrezzi! 

Un’operazione che richiede tempo e la Parigi-Roubaix di certo non può aspettarlo. Così, nel frattempo, Sagan raggiunge per primo il traguardo, viene premiato e dopo i convenevoli di rito i cancelli dell’André Pétrieux vengono chiusi. È allora che Evaldas Siskevicius si rimette in gara e si avvia verso il traguardo, ma si scontra contro un velodromo ormai vuoto.

Aprite il cancello, je vous en prie

Questa è l’incredibile quanto bizzarra richiesta che si sentono rivolgere quei pochi addetti ai lavori ancora oltre il cancello, che non possono fare a meno di accontentare il caparbio corridore e permettergli di raggiungere il traguardo come i suoi compagni, anche se con largo ritardo.

Nessuno potrà mai dire che la sua prestazione alla Parigi-Roubaix sia stata eccezionale, ma la voglia di correre a tutti i costi e poter un giorno dire “in quella corsa c’ero anche io” resterà negli annali del ciclismo. Per tutti Evaldas Siskevicius è un eroe sportivo che dimostra quanto sia vero il famoso detto: l’importante è partecipare, non vincere!

È stato uno dei ciclisti più amati e apprezzati da tutto il panorama sportivo, uno sprinter devastante che ha avuto modo di vincere tanto, soprattutto nelle gare importanti.

Mario Cipollini, il Re Leone, ne ha fatti di chilometri in sella a una bicicletta. Uno dei trionfi più belli e significativi della sua carriera è stato sicuramente il Mondiale 2002 a Zolder. Un trionfo iridato che gli ha permesso di esser e davanti a tutti.

Quello di Zolder è un ricordo indelebile non solo per l’ex corridore azzurro ma per tutti i tifosi e gli appassionati del ciclismo.

La vittoria di Cipollini nel 2002 è stato un vero e proprio capolavoro della squadra italiana, che allora poteva contare anche di un altro campione come Alessandro Petacchi.

Quella gara fu studiata a tavolino fino alla volata, potente e decisa di Cipollini, che non ha mai lasciato la testa conferendo una sicurezza estrema ai compagni, i quali hanno esultato.

Quella squadra era fortissima ed era riuscita a tenere a bada le pressioni della vigilia. Super Mario Cipollini, sempre in testa al gruppo, fino allo sprint finale fu l’artefice di quel gran lavoro.

Uno sprint devastante che non lasciò scampo agli avversari, perché Cipollini era un leader.

La Walk of Fame di Roma si arricchisce di nuovi nomi di atleti che hanno reso grande lo sport italiano.

I campioni scelti per aggiungere altri tasselli nella via lastricata più famosa della capitale sono cinque: Luigi Beccali (atletica), Ercole Baldini (ciclismo), Paolo Maldini (calcio), Samuele Papi (pallavolo) e Massimiliano Rosolino (nuoto).

A ciascuno di loro è stata dedicata una mattonella perché nell’arco della loro carriera si sono distinti a livello internazionale.

La strada che prende il nome di Walk of Fame riprende l’idea di Hollywood, dove le più famose star hanno una propria targa lungo l’Hollywood Boulevard e la Vine Street per celebrare la loro fama.

In Italia non è il mondo della televisione e del cinema a dare visibilità nella Walk of fame, ma quello sportivo, con 117 campioni che hanno fatto la storia ognuno nella propria disciplina e hanno una propria targa lungo la strada che porta allo Stadio Olimpico.

Le prime celebrità ad essere inserite a partire dal 2015 sono state 100, tra cui l’indimenticabile Fausto Coppi, eroe del ciclismo, o la campionessa dello sci alpino Debora Compagnoni, la prima ad avere vinto l’oro in tre edizioni olimpiche. Ma sono solo alcuni nomi tra i più famosi sportivi che hanno regalato importanti riconoscimenti al nostro paese.

Dopo i 7 nomi inseriti l’anno scorso, adesso si sono aggiunte altre cinque stelle provenienti dal mondo dell’atletica, del ciclismo, del calcio, della pallavolo e del nuoto.

Il primo è Luigi Beccali, medaglia d’oro nei 1500m alle Olimpiadi di Los Angeles, che viene ricordato con queste parole:

È stato uno dei più grandi della storia, abbiamo cercato di rintracciare la famiglia ma non ci siamo riusciti perché ormai vivono negli Usa, ha rappresentato al meglio l’Italia prima della Guerra, un orgoglio essere qui 

Dal passato si rievoca poi la grandezza di Ercole Baldini, grande ciclista che è l’unico finora ad avere vinto una medaglia d’oro olimpica, un campionato mondiale ed un Grande Giro. Già nel lontano 1956 faceva sognare l’Italia con la medaglia d’oro alle Olimpiadi in Australia. Dalla voce di Renato Rocco, Presidente della Federciclismo, il tributo al campione:

Un mito, ricordo ancora l’oro alle Olimpiadi in Australia nel 1956 dove non avevano l’inno italiano perché non se lo aspettavano e il pubblico lo cantò dal vivo, grande atleta e grande uomo

Poi è la volta di Samuele Papi, giocatore di punta della nazionale di pallavolo, che ha avuto un ruolo decisivo ai Mondiali di Volley del 1998, dove l’Italia vinse il titolo a Tokyo, con il commissario tecnico Bebeto, che ci ha lasciato da poco. Di Papi ecco cosa si racconta:

È stato un grandissimo giocatore, determinante nel mondiale vinto in Giappone. Un giocatore di primo livello che ha dimostrato il suo attaccamento alla nazionale e la misura dell’uomo e dell’atleta, un vero fenomeno

Ma tra queste nuove stelle ci sono anche due atleti che hanno avuto l’onore di poter essere ancora presenti alla celebrazione della loro carriera. Si tratta di Paolo Maldini e Massimiliano Rosolino.

Il primo, visibilmente emozionato, commenta così questa targa in suo onore:

Lo sport mi ha dato tanto e per me è un vero onore ricevere questo tributo

 

Giovanni Malagò, infatti, lo esalta con parole di grande ammirazione:

I suoi numeri fanno rabbrividire: 7 scudetti, 5 Champions, record di 8 finali giocate, un onore e un orgoglio di tutto lo sport italiano

Infine, tocca al campione di nuoto, che assiste alla cerimonia con tutta la sua famiglia e ci tiene a ringraziare per questo riconoscimento ufficiale:

E’ un onore che ripaga di tutti i sacrifici sostenuti per arrivare fin qui. Sinceramente ci speravo; probabilmente il motivo che questo giorno sia giunto solo oggi è che non ho mai dichiarato ufficialmente di terminare l’attività e infatti non ho ancora smesso. Ora mi dedico al triathlon ed è comunque un modo per tenermi in forma e curare il benessere psicofisico. A tutti i ragazzi dico che, al di là dei mezzi a disposizione, serve sempre una grande forza psicologica e fisica per arrivare ai massimi livelli e questo riconoscimento ne è la testimonianza

Ed è con queste sue parole di incoraggiamento per le nuove generazioni che lo sport italiano spera di arricchire anche nei prossimi anni la Walk of Fame nostrana.

 

È iniziato il conto alla rovescia per il grande evento ciclistico che ogni anno viene atteso con trepidazione dal nostro paese: il Giro d’Italia.

La data di partenza è prevista per il 4 maggio a Gerusalemme per giungere in Italia il 27 maggio. Si tratta di un’edizione speciale del celebro giro ciclistico che raggiunge quota 101.

In occasione proprio dei 101 giorni che separano da questa competizione sportiva a due ruote, le città che saranno protagoniste del suo passaggio si colorano di rosa.

È accaduto ieri a Gerusalemme, Tel Aviv, Caltanissetta, Iseo, Prato Nevoso, Abbiategrasso, Roma, Caltagirone a tante altre.

Si comincia dal Medio Oriente, dove si è illuminato il ponte di Gerusalemme e il municipio di Tel-Aviv. Ma di rosa si colorano anche le città italiane, esaltando la bellezza dei monumenti più celebri con un gioco di luci affascinante.

La fontana dei quattro leoni a Roma, la Rocca maggiore di Assisi, Rocca Flea di Gualdo Tadino, la campana dei Caduti di Rovereto e la scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone sono solo alcuni dei luoghi che ieri hanno celebrato i 101 giorni che separano dal giro d’Italia edizione 101.

Ad Imola, invece di colorare di rosa i monumenti si è scelto di proiettare il logo dell’evento dalle finestre del palazzo comunale su Piazza Matteotti. Per tutta la notte l’immagine del Giro d’Italia ha fatto da protagonista in questa città dove i ciclisti approderanno il 17 maggio.

Decisamente suggestiva la visione rosa della pista di sci di Prato Nevosa, che ha illuminato i dintorni piemontesi.

Uno spettacolo unico che ha reso speciale questa data, 23 gennaio, e sarà ricordato come uno dei momenti più significativi di questa edizione numero 101, che in una notte ha unito città lontanissime in onore del Giro d’Italia sotto un unico colore, il rosa, simbolo della competizione.

Ecco tutte le città che ieri si hanno preso parte a questa iniziativa con le rispettive tappe del Giro:

1ª tappa – JERUSALEM – JERUSALEM (ITT): il Bridge of Strings ed il Municipio di Gerusalemme
2ª tappa – HAIFA – TEL AVIV: lo stadio Sammy Ofer di Haifa ed il Municipio di Tel Aviv
3ª tappa – BE’ER SHEVA – EILAT: il Municipio, la Fontana all’ingresso della città, il Museo Negev e l’Anfiteatro di Be’er Sheva e l’illuminazione cittadina della Via Principale di Eilat
4ª tappa – CATANIA – CALTAGIRONE: la Scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone
5ª tappa – AGRIGENTO – SANTA NINFA (Valle del Belice): il Castello di Rampinzeri a Santa Ninfa
6ª tappa – CALTANISSETTA – ETNA: la Fontana del Tritone a Caltanissetta
7ª tappa – PIZZO – PRAIA A MARE: il Castello Murat a Pizzo
8ª tappa – PRAIA A MARE – MONTEVERGINE DI MERCOGLIANO: il Santuario Madonna della Grotta, la Chiesa del Sacro Cuore e l’Isola di Dino a Praia a Mare
9ª tappa – PESCO SANNITA – GRAN SASSO D’ITALIA (Campo Imperatore): Palazzo Orlando a Pesco Sannita ed il Borgo di Santo Stefano di Sessanio
10ª tappa – PENNE – GUALDO TADINO: la Rocca Flea di Gualdo Tadino
11ª tappa – ASSISI – OSIMO: la Rocca Maggiore Albornoziana di Assisi ed il Palazzo Comunale di Osimo
12ª tappa – OSIMO – IMOLA: la Piazza Matteotti di Imola
13ª tappa – FERRARA – NERVESA DELLA BATTAGLIA: Palazzo Volpato Panigai (Municipio) a Nervesa della Battaglia
14ª tappa – SAN VITO AL TAGLIAMENTO – MONTE ZONCOLAN: la Loggia Pubblica in Piazza del Popolo a San Vito al Tagliamento ed una speciale Fiaccolata Rosa sul Monte Zoncolan
15ª tappa – TOLMEZZO – SAPPADA: la Torre Picotta a Tolmezzo ed il Monte Siera a Sappada
16ª tappa – TRENTO – ROVERETO (ITT): la Campana dei Caduti, il Mart (Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto) ed il Castello di Rovereto
17ª tappa – FRANCIACORTA STAGE (Riva del Garda – Iseo): le cantine del Consorzio Franciacorta, il Porto, il Municipio ed il Castello di Iseo
18ª tappa – ABBIATEGRASSO – PRATO NEVOSO: il Castello Visconteo di Abbiategrasso e la Pista della Conca a Prato Nevoso
19ª tappa – VENARIA REALE – BARDONECCHIA: la Piazza dell’Annunziata e la Torre dell’Orologio della Reggia di Venaria Reale e il Palazzo delle Feste di Bardonecchia
20ª tappa – SUSA – CERVINIA: il Campanile della Cattedrale di San Giusto a Susa
21ª tappa – ROMA – ROMA: la Fontana dei Quattro Leoni e l’Obelisco in Piazza del Popolo

Robert Marchand ha detto “basta”…a 106 anni. O meglio, i medici gli hanno proibito di partecipare a una corsa su pista di 4 chilometri. Eppure, di questi tempi, un anno fa il centenario ciclista francese aveva percorso più di 22 chilometri, in bicicletta, in un’ora, per stabilire un nuovo record del mondo.

Un’autentica impresa compiuta da Robert Marchand, nato ad Amiens nel 1911 che al Velodrome di Saint-Quentin-en-Yvelines, in Francia, aveva stabilito il nuovo primato di percorrenza in 60 minuti per la categoria over 105, appositamente creata per lui, con 22.547 chilometri percorsi in sella alla sua bicicletta. L’ultracentenario transalpino è stato un vigile del fuoco a Parigi durante gli anni ‘30. Dopo la seconda guerra mondiale si è trasferito prima in Venezuela e poi in Canada, dove ha lavorato come boscaiolo. Tornato in Francia nel 1960, ha lavorato come giardiniere e venditore di vino fino alla fine degli anni ’80.

Marchand, che gareggia sulla bici da quando ha 14 anni, pur non avendo mai corso come professionista, non è nuovo a record del genere, anzi verrebbe da dire che ha scoperto quant’è bello infrangere record su record dopo aver compiuto un secolo di vita: nel 2012, ad Aigle, ha centrato il primo trionfo con 24.1 chilometri in un’ora; due anni dopo si è migliorato arrivando a 26.927 chilometri.
Ma le sue avventure non si limitano ai tracciati su pista: negli anni passati ha affrontato una salita di circa 10 chilometri, con un dislivello di 450 metri, in appena 56 minuti. Oggi, quella salita, collocata nel Massiccio Centrale, nell’area del dipartimento dell’Ardèche, è stata ribattezzata Col du Marchand.

Ora è arrivato il fatidico stop, ma guai a far scendere Robert dal sellino della bici. Il suo amico Christian Bouchard ha, infatti, detto:

Ma ai 5-10 minuti giornalieri sulla cyclette non rinuncerà di certo

Questo 2018 può essere l’anno buono per il ciclismo azzurro. Dopo i programmi presentati dagli isolani Vincenzo Nibali e Fabio Aru, fa il punto della situazione il campione Olimpico su pista Elia Viviani.

Il ciclista azzurro, dopo due anni con il Team Sky, ha deciso di trasferirsi nella squadra belga della Quick-Step Floors. Per questa stagione infatti, il quasi 30enne velocista, ha deciso di mettere da parte le competizioni su pista per puntare a fare bene anche su strada.


Il nostro Viviani è entrato nel nuovo gruppo della Quick Step anche in seguito all’abbandono di Marcel Kittel, passato alla Katusha. Tuttavia l’idea di Elia è quella di essere un leader del gruppo e non un rimpiazzo del campione tedesco.

Per la prossima stagione che partirà a breve, ci sono in mente una serie di corse a cui prendere parte.
Di sicuro il corridore d’origine veronese scatterà al via del Tour Down Under e agli Emirati. Da decidere, in base al percorso, quale gareggiare fra la Tirreno e la Parigi-Nizza.
Il sogno sarebbe quello di vincere la classica come la Milano-Sanremo per poi puntare al Giro d’Italia, magari prima correndo la Romandia.
Proprio la vittoria della classica delle classiche è uno dei desideri che più vuole realizzare perché

Se il massimo in pista era vincere l’Olimpiade, il massimo su strada sarebbe vincere la Sanremo. È il mio sogno!

Per poter far bene, tuttavia, Elia Viviani deve avere un grande appoggio dalla sua nuova squadra

Se Kittel ha vinto 14 volte nel 2017 e Viviani 9, ora può succedere l’opposto!

Il 2018 potrà essere un anno vincente per l’Italia dopo le delusioni al Mondiale di Bergen, e magari cercare una riscossa a Innsbruck.