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Lo sport italiano è in lutto. A 76 anni è morto Felice Gimondi, campionissimo del ciclismo mondiale. In vacanza insieme alla famiglia, era ospite di una struttura alberghiera di Giardini Naxos, la località turistica del messinese nei pressi di Taormina. Quando si è sentito male stava facendo il bagno. Nello specchio d’acqua è intervenuta anche una motovedetta della Guardia Costiera, ma tutti i tentativi di rianimarlo da parte dei medici sono stati inutili. L’ex campione italiano, che era sofferente di cuore, secondo i soccorritori sarebbe morto per un infarto.

Gimondi era uno dei sette corridori ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri: il Giro d’Italia (per tre volte, nel 1967, 1969 e 1976), il Tour de France (nel 1965) e la Vuelta a España (nel 1968). Ha vinto anche un Campionato del Mondo nel 1973.

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Altro che “eterno secondo”, come qualcuno l’aveva definito per quella lunga e durissima sfida con Eddy Merckx ed i tanti piazzamenti alle spalle del belga. Originario di Sedrina, in Val Brembana, classe 1942, avrebbe compiuto 77 anni il 29 settembre. Invece fu l’unico a resistere alla vena vorace del ‘Cannibale’ Merckx, secondo in assoluto – dopo Anquetil – a completare la Tripla Corona nei Grandi Giri, campione del Mondo nel 1973 a Barcellona, padrone del pavé di Roubaix e delle insidie della Sanremo.
Gianni Brera, che ne descrisse le imprese, per lui aveva coniato i soprannomi Felix de Mondi e Nuvola Rossa. La sua carriera cominciò nel decennio dopo la fine di quella di Magni. Si presentò al Tour de France del 1965, vinse a sorpresa e solo l’indomani si dimise da postino, «perché al posto di lavoro ci tenevo» spiegò. Quel Tour, per l’esuberanza fisica e il modo spericolato di correre, è uno dei tre momenti fondamentali della sua carriera. «Poi c’e’ il Giro del 1976 (il terzo vinto dopo quelli del ’67 e del ’69, ndr), quando in gruppo ero considerato un vecchietto, per la tattica e la gestione della corsa – raccontò lui stesso anni dopo – E il Campionato del Mondo (del 1971, ndr), per averci creduto fino in fondo anche sapendo di essere battuto», ancora una volta dal ‘Cannibale’. Quello era un po’ il motto di Gimondi, costretto ad arrendersi solo contro Merckx. Rimase a lungo la sua «delusione più grande» essere battuto dal belga a cronometro per la prima volta, al Giro di Catalogna: «Ho impiegato due anni a capirlo: Merckx era piu’ forte di me».

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«Dietro alla sua ruota ci sarò» recita anche un verso della canzone che gli dedicò Enrico Ruggeri, “Gimondi e il Cannibale”, L’ultimo giro d’Italia cui partecipò fu quello del 1978: si piazzo’ undicesimo, ma contribuì in maniera decisiva al successo finale di Johan De Muynck, che aveva battuto due anni prima, ora diventato suo compagno di squadra. Concluse la carriera su strada nell’ottobre 1978 partecipando al Giro dell’Emilia. Sotto contratto da professionista con la Bianchi-Faema anche nel 1979, ottenne come ultimo piazzamento, nel febbraio di quell’anno, il terzo posto nel campionato italiano di omnium indoor. Nelle quindici stagioni da pro vinse in totale 141 corse. Dopo il ritiro Gimondi fu direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988, e successivamente, nel 2000, presidente della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani.

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Dopo aver trionfato a Londra, Elia Viviani si prende anche il titolo di campione europeo su strada. L’olimpionico dell’Omnium di Rio 2016 ha vinto infatti allo sprint la prova in linea individuale su strada degli Europei di ciclismo ad Alkmaar, in Olanda. Argento al belga Yves Lampaert, bronzo al tedesco Pascal Ackermann. Ieri la fidanzata di Viviani, Elena Cecchini, aveva conquistato l’argento nella prova femminile. Nell’albo d’oro degli Europei il veneto succede ad un altro azzurro, Matteo Trentin.

 

L’Italia si conferma dunque sul tetto continentale garzie al velocista veronese, che ha conquisatato l’oro al termine di una corsa tutta all’attacco conclusa da un epilogo a due col compagno di club Yves Lampaert. Una gara condotta in modo perfetto dalla squadra italiana, che conclude alla grande una settimana ricca di soddisfazioni: 4 ori, 1 argento e 4 bronzi nell’intera rassegna.

A tutti gli amanti di Netflix e delle serie tv, sicuramente Stranger Things è una delle più seguite e apprezzate.
Da qualche giorno è stata inserita sulla piattaforma streaming la terza stagione e qualche curiosità è saltata fuori.

Tra una ricerca e un’altra per trovare l’ospite del Mind Flayer e per trovare il modo per sconfiggerlo, l’occhio è caduto su uno dei personaggi chiave: Lucas Sinclair (interpretato da Caleb McLaughlin).

Nella quarta puntata, infatti, il ragazzino indossa un cappellino da ciclista del team Ariostea.

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Lucas che sfoggia il cappellino dell’Ariostea, accanto alla fidanzatina Max

La squadra è stata una grande protagonista delle due ruote tra la seconda metà degli anni ’80 e gli anni ’90. Attiva nel professionismo dal 1984, la squadra prende nome dallo sponsor Ariostea Ceramiche con sede a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia e fondata nel 1961 da Oriello Pederzoli.

Un dettaglio che ha fatto sorgere molte domande agli appassionati. L’azienda sin dagli anni ottanta ha avuto modo di mettere radici anche negli States, certo fa strano vederlo sfoggiare da un adolescente dell’Indiana.
In nove anni di attività il team ha partecipato a dieci edizioni del Giro d’Italia e quattro Tour de France. Nella corsa rosa del ’91, Massimiliano Lelli vinse la classifica dei giovani.

Nel team, inoltre, ha anche gareggiato l’attuale ct della nazionale italiana, Davide Cassani. L’ex ciclista ha corso tra 1990 e il 1993.

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La divisa della Ceramiche Ariostea nel 1992

All’uscita della puntata, dai profili social della Ariostea Ceramiche qalceh simpatico post:

 

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Strange things happen… #StrangerThings #StrangerThings3 #StrangerThingsSeason3

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Da Reggio Emilia ad Hawkins, un cimelio italiano è dentro Stranger Things.

Non era mai successo, ed è per questo che la vittoria di Marta Bastianelli e Alberto Bettiol è ancora più emozionante e prestigiosa per il ciclismo italiano al Giro delle Fiandre.

Tra le strade belga, in una delle più grandi classiche delle due ruote, il Tricolore ha fatto la voce grossa sia in campo maschile che femminile, con la prima grande vittoria in carriera del 25enne toscano della EF – Education First e l’affermazione della 31enne campionessa europea della Virtu Cycling.

Ad accumunare i due tronfi è stato il muro del Vecchio Kwaremont, a 18 km dal traguardo di Oudenaarde, in cui entrambi hanno sfoderato l’attacco decisivo per l’arrivo.

ALBERTO BETTIOL

Con un po’ di incredulità e dopo sei ore e 19 minuti, ha chiuso davanti a tutti con un vantaggio di 14” sul secondo (il danese Asgreen). Il classe ’93 ha disputato la miglior gara della sua carriera sfruttando al massimo le proprie doti, soprattutto quelle di cronoman che gli hanno permesso di sferrare l’attacco decisivo.

Professionista dal 2014, Bettiol non ha mai ottenuto importanti vittorie. Nel 2016 si è classificato terzo al Tour de Pologne e secondo alla Bretagne Classic Ouest-France; all’ultima Tirreno – Adriatica è giunto secondo nella cronometro finale.

Il prestigiosissimo Giro delle Fiandre rappresenta un grande successo per il ciclismo maschile italiano dato che l’ultimo trionfo azzurro risaliva al lontano 2007 (undicesimo successo azzurro). Dodici anni fa a salire sul podio più alto è stato Alessando Ballan, quest’anno addirittura c’è stata la doppietta con Bettiol e Marta Bastianelli tra le donne.

MARTA BASTIANELLI

A quasi 32 anni, li compirà il 30 aprile, la campionessa europea ha ruggito ancora e ha tenuto a bada l’olandese Van Vleuten e la danese Ludwig. Era dal 2015 che un’italiana non vinceva questa classicissima, allora a vincere è stata Elisa Longo Borghini.

 

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Cosa c’è dietro ad una vittoria epica come questa?… tanto; sacrificio, determinazione, costanza, squadra, passione, persone che credono in te … e potrei scrivere ancora tanto ma penso che queste parole raccolgono molto! Intanto penso a cosa “è successo” oggi, poi magari ci risentiamo 😆 … Grazie di cuore a tutti per l affetto e grazie ai Bos in ammiraglia #BjiarneRis @smallscoaching @rondevanvlaanderenofficial 👊🏻😎 📸 @barthazen . . . What is behind an epic victory like this? much; sacrifice, determination, perseverance, team, passion, people who believe in you, and I could still write a lot but I believe that these words gather a lot! Now I think a little about “what happened today”, then maybe we hear from friends again 😆 … Thank you very much for the affection 🥰🥰 Thanks Sponsor,Team,Staff and also a two big Boss in the car to day #BjiarneRis @smallscoaching @rondevanvlaanderenofficial 😎👊🏻 . . . @teamvirtucyclingwomen @fiammeazzurreciclismo @waoo.dk @kansasworkwear @sportful @cashback.world @munkebjerghotel @srmpower @boyumit @wurthindustridanmark @multiform @morganbluesportscare @ceramicspeed @storck.world @secrettrainingcc @hedwheels @kask_cycling @prologo.official @cycloposition @schwalbetires @tacxperience @beosilkeborg.dk @sportspharma @boerkopcykler @brdr.plagborg @autocentralen @kedgebike @bontcycling @pinotoni @robertodepatre

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Una carriera non semplice per la laziale di Velletri che, dopo esser diventata campionessa mondiale a Stoccarda 2007 a soli 20 anni, aveva smarrito un po’ di sicurezza fino al controverso episodio di doping in cui è stata trovata positiva.

Squalificata per due anni ha seriamente pensato di lasciare il ciclismo fino alla nascita di sua figlia Clarissa nel 2014, la quale è riuscita a dare una spinta notevole anche a livello sportivo. Nel 2015 ha conquistato il Gp della Liberazione, poi la Gand-Wevelgem, la Freccia del Brabante, il titolo di Campionessa d’Europa la scorsa stagione fino al trionfo nelle Fiandre.

La strada è sempre stata il suo ossigeno, quella di cui si nutriva per emettere il suo respiro da fenomeno. Quell’asfalto presto porterà il suo nome perché via, anzi piazza Marco Pantani sarà presto realtà. Nella sua Cesenatico, dove tutto è iniziato e dove tutto non potrà mai finire, lo sanno anche i muri, le statue e le strade. L’annuncio è arrivato direttamente dal sindaco della città romagnola, Marco Gozzoli, nel giorno in cui il Pirata avrebbe compiuto 49 anni, lo scorso 13 gennaio.

Il percorso burocratico è iniziato lo scorso settembre per iniziativa del consigliere Pd Daniele Grassi. Per una volta le forze politiche sono state unanimi nella condivisione della proposta. Ora la palla passa al prefetto che dovrà completare l’iter previsto in questi casi. La piazza in questione è intitolata a Guglielmo Marconi, il sindaco ha già promesso che sarà trovata un luogo alternativo all’inventore del telegrafo. Nella zona è già presente un monumento che Cesenatico aveva dedicato al campione in bicicletta. Via dei Mille, storica residenza dei Pantani, si trova proprio da quelle parti.

La statua dedicata a Marco Pantani a Cesenatico

 

Marco Pantani è scomparso quasi 15 anni fa, il 14 febbraio 2004. E’ stato uno dei campioni che più ha fatto innamorare gli appassionati sportivi delle sue gesta. Ha infiammato il popolo delle due ruote e non con le sue scalate, le sue bandane, le sue imprese leggendarie, i suoi scatti, i suoi successi e le sue cadute. E da buon eroe maledetto è andato via per alimentare ancor di più la leggenda. Marco Pantani, il fenomeno, il pirata, la piazza.

La targa in ricordo di Pantani nei pressi della statua

 

Sarà un 2019 tutto da vivere per gli appassionati di ciclismo e per i tifosi dello Squalo, Vincenzo Nibali.

Il corridore siciliano ha sciolto ogni dubbio ribadendo che prenderà parte ai due più importanti grandi giri del mondo delle due ruote: il Giro d’Italia e il Tour de France.

Il capitano della Bahrain Merida, a 34 anni, ha voglia di riprovarci, sente il bisogno di credere che possa essere ancora protagonista e di fare la voce grossa in due delle competizioni più importanti della stagione ciclistica.

L’anno scorso ha pesato tanto dire di no alla corsa rosa, per partecipare alla Grande Boucle e al Mondiale di Innsbruck. Per quest’anno, l’idea è quella di fare doppietta: solamente in due occasioni il messinese ha optato alla partecipazione in Italia e in Francia. La prima volta dieci anni fa, quando era molto giovane, e nel 2016, quando ha detto sì al Tour con la maglia Rosa addosso.

Nibali ha ponderato bene la sua scelta e sa di aver raggiunto una maturità tale da poter pianificare il tutto in maniera adeguata.
Prima dell’inizio del Giro, in programma il prossimo 11 maggio, lo Squalo parteciperà anche ad alcune classiche come la Milano – Sanremo, che ha vinto lo scorso anno, e la Liegi – Bastogne – Liegi.

Meno corse nella prima parte, più lavoro in allenamento e in altura per fare il “fondo”. Il debutto stagionale dovrebbe avvenire il 24 febbraio ad Abu Dhabi per l’Uae Tour. Un altro importante test sarà anche la Tirreno – Adriatica programmata dal 13 al 19 marzo, minitour che Nibali ha già vinto in due occasioni.

La vittoria di Nibali al Giro d’Italia 2016

Il siciliano, già entrato nella stretta cerchia dei grandi corridori italiani ad aver vinto in tutti i Grandi Giri, vuole diventare un vero mito. Vincendo la sua terza corsa rosa dopo i trionfi del 2013 e del 2016, affiancherebbe tra gli altri Bartali, Gimondi, Magni e Hinault. Se, invece, dovesse centrare il secondo Tour, appaierebbe Bottecchia, lo stesso Bartali e Coppi.

Tante certezze dunque per il messinese per il 2019. C’è solamente un dubbio ancora da cancellare e riguarda il suo futuro: il contratto con la Bahrain è in scadenza e si devono valutare tanti punti di vista.

Di sicuro a livello finanziario e strutturale in casa Merida stanno cambiando tanti aspetti. La casa automobilistica della McLaren ha acquistato il 50% delle azioni. Non è una semplice sponsorizzazione economica ma un vero e proprio progetto a lungo termine che prenderà il via con il World Tour.

La squadra che, invece, parteciperà per l’ultima volta alla stagione ciclistica è Sky, quella dei campioni Chris Froome e Geraint Thomas.
Sky ha debuttato nel ciclismo professionistico nel 2008, attraverso una collaborazione con la federazione ciclistica britannica e con la dichiarata ambizione di diventare la prima squadra a vincere il Tour de France con un ciclista britannico. Ci è riuscita nel 2012 con Bradley Wiggins. Nei suoi dieci anni di attività, inoltre, ha vinto più di 300 corse, compresi otto Grandi Giri e sei degli ultimi sette Tour de France, con Chris Froome protagonista.

Il vecchietto delle due ruote si è preso l’oro. Alejandro Valverde ha vinto il Mondiale di ciclismo su strada in programma in Austria a Innsbruck. Il 38enne corridore spagnolo ha battuto in volata, al termine di 259 chilometri, il francese Romain Bardet, il canadese Michael Woods e l’olandese Tom Dumoulin, partiti insieme in fuga. Il primo degli italiani è stato Gianni Moscon, che ha chiuso al quinto posto.

Il tabù iridato è stato violato. “El Himbatido” ha finalmente coronato il sogno della sua vita, sfuggito per ben sei volte in passato. Valverde aveva infatti centrato due secondi posti (2003-2005) e quattro medaglie di bronzo (2006-2012-2013-2014) nei Mondiali. La maledizione è stata infranta a 38 anni e 5 mesi, per soli tre mesi non è il campione più vecchio di sempre. Il primato resta nelle mani dell’olandese Joop Zoetemelk, che nel 1985 diventa numero uno al mondo a 38 anni, 8 mesi e 28 giorni nella prova di Giavera del Montello.

Valverde in volata ha battuto Bardet, Woods e Dumoulin

Dopo la partenza da Kufstein, Valverde ha superato le Alpi tirolesi con l’infernale salita di Höttinger Höll a 30 km dal traguardo (3 km di ascesa con pendenza media dell’11,5% e massima del 28%) prima dell’arrivo in volata a Innsbruck. Lo spagnolo corona così una carriera da urlo. Una Vuelta nel 2009, un terzo posto al Giro d’Italia nel 2016, bronzo anche al Tour del 2015, 5 Freccia Vallone (record), 4 Liegi Bastogne Liegi e 16 tappe nei tre grandi giri.

Con un palmares così, Valverde non poteva che ricevere una premiazione speciale. A consegnagli lo scettro è stato lo slovacco Peter Sagan, campione uscente e vincitore degli ultimi tre Mondiali consecutivi. Una staffetta iridata inedita che suggella il trionfo del ciclista spagnolo.

Il campione uscente Peter Sagan premia Valverde sul podio

L’Italia si lecca le ferite dopo l’ennesimo appuntamento deludente. Gli Azzurri del ct Cassani  non vincono la medaglia d’oro dal 2008 con Alessandro Ballan, esattamente dieci anni fa. Deluso il commento di Moscon, piazzatosi al quinto posto, come riporta Gazzetta.it

Ho fatto il possibile. Ho disputato una bella corsa. All’ultimo giro avevo azzeccato le azioni giuste. Peccato per la scarsa collaborazione. Ho provato a gestirmi, anche quando abbiamo preso la corsa in testa. Sull’ultimo muro ho stretto i denti. Nel finale non avevo gambe

Gianni Moscon

Oramai ci siamo, il Mondiale di ciclismo di linea a Innsbruck sta per iniziare e la nazionale azzurra si sta preparando al meglio per questa sfida.

Dopo il forfait di Fabio Aru, l’Italia ha concluso gli allenamenti sul Monte Velo ed è partita per l’Austria dove tra due giorni si terrà la gara iridata. Tra gli azzurri l’incognita resta ancora Vincenzo Nibali. Lo Squalo si è allenato con i compagni di nazionale e con il ct Cassani per cercare la giusta condizione dopo la caduta al Tour de France. Con la Vuelta ha iniziato a testare di più la sua condizione e il Mondiale sarà un altro banco di prova. Si sa che il siciliano proprio nei momenti di difficoltà riesce a tirar fuori il meglio.

Intanto con Cassani gli allenamenti sono duri

 

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Un modo per sfidare Nibali l’ho trovato

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Ad aiutarlo o comunque proveranno sicuramente a fare bene, ci sono Gianni Moscon e Domenico Pozzovivo. Il percorso è adatto per lo Squalo, il quale sin dall’inizio della stagione sapeva che questo Mondiale sarebbe stato alla sua portata.

Domenica i campioni scenderanno in strada e, dopo anni di percorsi per velocisti, vedi le tre vittorie consecutive di Peter Sagan, finalmente un tracciato per scalatori.
Partenza a Kufstein, arrivo ad Innsbruck dopo 258,5 km tremendi e un dislivello di 4670 metri.

Tra gli avversari temibili sicuramente la Francia che è una nazione che potrà contare su diverse carte da medaglia come Julian Alaphilippe,Thibaut Pinot e Romain Bardet. Un altro corridore che andrà tenuto in seria considerazione è lo spagnolo Enric Mas. Altri scalatori che hanno ben figurato in Vuelta sono il colombiano Rigoberto Uran, il polacco Rafal Majka e l’olandese Steven Kruijswijk.

Intanto a livello Juniores benissimo ha fatto il belga Evenepoel il quale dopo la vittoria in crono ha anche vinto l’oro di linea. In quest’ultima gara un buon Alessandro Fancellu ha chiuso terzo ottenendo un gran bel bronzo.

Prima che i grandi del ciclismo scendano in pista per aggiudicarsi la maglia arcobaleno sulle strade di Innsbruck, è la categoria Juniores ad aprire le danze in Austria.

E a sorridere c’è già un’azzurra. È la padovana Camilla Alessio che, nella prova a cronometro, è riuscita ad aggiudicarsi la medaglia d’argento alle spalle della sola olandese Rozemarijn Ammerlaan.

Una prova sensazionale per l’italiana classe 2000 che dimostra quanto di buono si fa a livello giovanile nel mondo del ciclismo visti anche i tanti buoni precedenti, e Camilla ne è un risultato.

Il percorso austriaco di 19,8 chilometri ha messo a dura prove le atlete, complice anche l’asfalto leggermente bagnato a causa della pioggia. In effetti, soprattutto nella fase iniziale del tracciato, tutte le ragazze sono state costrette a pedalare e ad affrontare le curve con particolare attenzione.

Attenta e veloce è stata la nostra Camilla Alessio che ha chiuso a soli 6”80 dalla Ammerlaan (27’02”95). Per la padovana è stata una gara sempre ad alto livello restando per lunga parte della crono al comando, perdendo qualcosa soltanto nella parte finale in cui l’olandese ha tirato fuori una progressione potente.

A chiudere il podio la britannica Elynor Backstedt (+ 17”94), mentre c’è un po’ di rammarico per l’altra azzurra: Vittoria Guazzini considerata alla vigilia come una delle favorite ma che invece non è riuscita a trovare l’affondo giusto nella seconda parte di gara.

Oggi si continua con la Cronometro individuale uomini Juniores e la crono donne individuale élite e domani c’è la crono uomini.

Fabio Aru non ce la fa fisicamente ed è per questo che si trova costretto a dire di no al Mondiale di Innsbruck il prossimo 30 settembre.

Il Cavaliere dei Quattro Mori con tanta amarezza ma anche con tanta professionalità ha deciso di non aggregarsi al team azzurro per la rassegna iridata, a causa della scarsa condizione fisica dopo la brutta caduta rimediata nella 17esima tappa della Vuelta di Spagna.

 

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Nelle ultime settimane e nelle recenti gare ho cercato di fare del mio meglio per dare segnali significativi, in vista del Mondiale. Purtroppo, la mia condizione non è quella che vorrei e, con ogni probabilità, non mi consentirebbe di onorare al meglio la convocazione in Azzurro. A malincuore, dopo essermi consultato con il commissario tecnico Davide Cassani, ho preso la decisione di rinunciare alla convocazione della Nazionale Italiana per i Campionati del Mondo di Innsbruck. È una scelta sofferta ma basata sul mio amore e rispetto verso la Maglia Azzurra. Credo sia giusto lasciare spazio a chi, in questo momento, può contare su una condizione migliore. Auguro il meglio ai miei colleghi che cercheranno di tenere in alto i colori dell’Italia sul tracciato di Innsbruck. Fabio Aru -ENG- In recent weeks and in recent races I have tried to do my best to give meaningful signals, in view of the Worlds. Unfortunately, my condition is not the one I would like to have and it would not allow me to best honor the convocation in the National Representative. Reluctantly, after consulting with Davide Cassani, I made the decision to renounce the call of the Italian National Team for the World Championships in Innsbruck. It is a painful choice but based on my love and respect for the Italian Jersey. I think it is right to leave room for those who, at this moment, can count on a better condition. I wish the best to my colleagues who will try to keep the colors of the Italian flag high on the Innsbruck race route. Fabio Aru

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Una scelta sofferta quella del 28enne ciclista sardo il quale questa stagione ha dovuto vivere una delle annate più sfortunate da quando è professionista.
Ritiro al Giro d’Italia all’inizio della 19a tappa e ventitreesimo posto alla Vuelta di Spagna. Numeri decisamente diversi da quelli ottenuti nelle stagioni precedenti in cui Fabio Aru è stato protagonista in tutte le grandi competizioni. Da ricordare che è uno dei pochi corridori ad aver indossato la maglia di leader in tutti e tre i Grandi Giri.

Per questa stagione ha dovuto issare bandiera bianca e per quanto riguarda il Mondiale lui stesso si è chiamato fuori per dare spazio a chi è più in forma. Tale scelta potrebbe contribuire in maniera più importante alla conquista della maglia arcobaleno che all’Italia manca dal lontano 2008 con Alessandro Ballan.

Il commissario tecnico ha accettato la scelta del sardo e al raduno premondiale di Torbole ci sono solamente gli otto che prenderanno parte alla gara.

Per la tappa di 258,5 chilometri da Kufstein a Innsbruck, Cassani ha convocato: Gianluca Brambilla, Damiano Caruso, Dario Cataldo, Alessandro De Marchi, Gianni Moscon, Vincenzo Nibali, Franco Pellizzotti, Domenico Pozzovivo.

In gara dunque il ct si affiderà a questi uomini ma ovviamente i due leader saranno Vincenzo Nibali, che si sta riprendendo al meglio dopo la caduta al Tour de France, e Gianni Moscon che tanto bene ha fatto in questa stagione.

L’ultima uscita dello Squalo è stata buona. Al Memorial Pantani, infatti, il messinese ha percorso su un tracciato particolarmente impegnativo di 200 km e ha potuto continuare la sua preparazione in vista del Mondiale.

Il fondo ce l’ho dopo essere uscito dalla Vuelta, ma mi manca quella “fucilata” che fa davvero la differenza. Magari la troverò nei giorni che mancano al Mondiale, oppure dopo, a fine stagione. Non sono al cento per cento. Credo al 90%, o all’89%.