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Sospeso tra il futuro e il passato. Tra un progetto su cui sta lavorando da un po’ e che non vuole svelare e quel rigore sbagliato nella finale del Mondiale del 1994. Tra le prime 50 candeline spente e il nome di un giocatore che segue con interesse. Ma attenzione a parlare di erede perché di Roberto Baggio ne esisterà sempre e solo uno. Il Corriere della Sera, in occasione della presentazione di una nuova linea Diadora completamente dedicata al numero 10, ha intervistato il Divin Codino, da poco 50enne.

Ha fatto il nome dell’argentino Ricardo Centurión, da appassionato di calcio sudamericano lo stima molto anche se deve mettere la testa a posto; poi un tuffo nel passato: ricorda l’evoluzione del calcio degli anni ’90 ordita da Sacchi e del rifiuto di Ancelotti di volerlo al Parma perché non idoneo al 4-4-2.

Spazia tra quello che verrà e quello che è stato, non c’è nostalgia, ma la mente ritorna sempre a quegli anni, a quel tiro dagli 11 metri calciato nel cielo di Pasadena. Una riflessione anche su Pep Guardiola, compagno ai tempi del Brescia, ma già lungimirante e l’intramontabile domanda: che numero ti daresti in campo? E la risposta è sempre quella, come disse Platini: un 9,5, a metà tra la fantasia del 10 e l’istinto da cannoniere del 9.

A proposito di campioni: chi è il difensore più difficile contro cui ha giocato?
«Paolo Maldini. Quando te lo trovavi davanti sapevi che non passavi. Era grosso. Ed era forte di testa, di destro, di sinistro… Dovevi mettere insieme 15 giocatori per fare uno come lui».
E il giocatore con cui scambiava più volentieri la maglia?
«Marco van Basten. E mi sarebbe anche piaciuto giocarci insieme». 
Ha visto l’addio al calcio di Totti?
«No, ero via».
Ma avrà saputo del suo tormento. Per lei fu diverso. Lei disse: «Finalmente». 
«Sì, per me fu una liberazione purtroppo. Purtroppo perché, senza tutti quei problemi, non avrei smesso».

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